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   anello Caprile Ciamp caprile, 05/04/2006
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Onicer  oscarrampica   
Gita  anello Caprile Ciamp caprile
Regione  Veneto
Partenza  caprile  (1000 m)
Quota arrivo  1900 m
Dislivello  1000 m
Difficoltà  E
Rifugio di appoggio  Rif. Sasso Bianco
Attrezzatura consigliata  nde
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Con dani ci siamo fidanzati il 30 aprile 1998 e nell’agosto successivo saliamo per la prima volta a Caprile e inizia il tour delle meraviglie partendo con un giro sopra Caprile e notte a Ciamp.
Partiamo alle 14 dal paesino in Val Cordevole e traversato il ponte sul fiume ci infiliamo nella pineta fino al ponte che porta a Saviner, dove inbocchiamo il ripidissimo sentiero che a sx sale nel bosco. Dopo un’oretta di fatica (Dani è stremata e medita di interrompere il fidanzamento..) arriviamo nel grazioso villaggio di Caracoi Cimai a quota 1364m,dove si prende il sentiero 682. La mulattiera procede nel bosco incrociando numerosi graziosi tabià fino ad arrivare un’altra ora dopo al bellissimo pianoro dove sorgono le baite del minuscolo villaggio ormai abbandonato di Giardogn. Luogo idilliaco e fatato, dove credo la sera possano ritrovarsi a ballare streghe e folletti…ma io non li ho mai visti. Si prosegue oltre attraverso il bosco e poi tra la vegetazione più fitta fino alla sella erbosa a quota 1900 da cui si scende al villaggio alpino dei Tabiè di Ciamp con le casette di legni vecchi che come margherite ricoprono il piano verde. Arriviamo alle 18 e cominciamo i preparativi per la cena sul fuoco mettendo l’acqua nella vecchia pentola e scogliendoci poi il riso delle buste. Poi dopo cena pulizia della pentola e delle posate e attizzare il fuoco per addormentarsi al caldo mentre sistemiamo il fieno per dormire e sotto le pesanti coperte in dotazione alla baita di cui avevo le chiavi. Al mattino il sole splende e facciamo colazione con latte e biscotti all’aperto e riassettato letto e baita ci prepariamo alla seconda tappa. Iniziamo a camminare alle 10.30 e con il Civetta che troneggia sempre davanti ai nostri occhi ci dirigiamo verso la spaventosa frana del Piz, ovvero il versante del Monte Piz che, collassando a valle nel gennaio e nel maggio del 1771, generò il Lago di Alleghe come lo conosciamo oggi. Durante l’avvicinamento notiamo che il sentiero si fa via via più definito e largo e che è dotato di corrimano in legno, risultato di recentissimi lavori di sistemazione; quando poi raggiungiamo il punto dal quale osservare la Frana del Piz, notiamo anche un pannello informativo, purtroppo ancora vuoto, e un tavolino da picnic; una splendida area di osservazione, forse sconosciuta ai più ma decisamente molto bella ed interessante dal punto di vista storico e geologico. Osservando il versante crollato del Monte Piz, è facile anche ad occhio nudo comprendere l’enormità della frana che si abbattè su Alleghe oltre due secoli e mezzo or sono, uccidendo all’istante 49 persone e seppellendo per sempre diversi abitanti di Alleghe. Dopo aver lasciato la zona di osservazione della Frana del Piz scendiamo utilizzando il ripidissimo sentiero che scende verso Casera Bur, che incontriamo dopo poco; durante la discesa scorgiamo in basso Bramezza, la nostra prossima meta. A Casera Bur prosegiamo nel bosco per qualche chilometro fino a raggiungere la frazione semi-abbandonata di Bramezza, adagiata su uno splendido colle con vista sul Lago di Alleghe e sul Civetta. Stando a quanto si racconta (tesi non avvalorata da dati storici), Bramezza sarebbe stato uno dei luoghi di detenzione in cui la Serenissima avrebbe insediato i prigionieri turchi a partire dalla Battaglia di Lepanto; sempre secondo queste voci, a questo fatto si dovrebbero le stranissime scelte architettoniche visibili su alcuni rustici ed abitazioni originali della frazione(tetti ed edifici circolari) e le caratteristiche somatiche dei vecchi abitanti di Bramezza, di carnagione leggermente olivastra e di capelli scuri (anche questa voce non è supportata da dati scientifici). Ad ulteriore sostegno di questa tesi, viene spesso citata la strana somiglianza tra il toponimo “Caracoi” e “kara köy”, ovvero “Villaggio Nero” in lingua turca. Sono le 13 e in questo piccolo dominio ottomano dolomitico ci fermiamo a mangiare sognando di saraceni. Poi in mezz’oretta scendiamo a S. Maria delle Grazie e da lì per il bosco in sponda orografica dx ritorniamo a Caprile per le 15. Foto 1 i Tabiè di Ciamp e il Civetta Foto 2 io notturno
Foto 3 la frana del monte Piz

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