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   monte Ponta, 03/12/2018
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Onicer  oscarrampica   
Gita  monte Ponta
Regione  Veneto
Partenza  Costa  (1400 m)
Quota arrivo  1950 m
Dislivello  550 m
Difficoltà  E
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  scarponcini
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Mio cugino giordano m’invita a lavorare con lui in un giardino a Pecol fra Civetta e Pelmo e grazie alla combinazione dei turni miei e ad un cambio riesco a liberarmi dagli impegni familiari ed è così che la mattina del 13/11 partiamo per la val di zoldo.
Quando arriviamo abbraccio Lodovico e siccome stiamo aspettando un bilico in ritardo per la consegna delle piante, Gio mi dice di andare a fare un giro. Avevo già studiato la situazione da casa e mi dirigo veloce vs le frazioni di Col Brusadaz e Costa da dove partono i sentieri per il Monte Ponta. La giornata è fantastica : il blu del cielo scende a lambire le dorate chiome dei larici e le sempreverdi fronde degli abeti; la neve, presente sulle crode alte rende tutto incantato.
Già lungo la striscia d’asfalto che si srotola su e giù fra i piccoli paesini gli scorci sono impagabili su pelmo soprattutto e Civetta. Poi salutati i tabiè storici di Costa alle 13 prendo la forestale a sx che mi conduce, abbastanza monotona, dopo mezz’ora al bel spiazzo del passo o forcella Tamai. Da lì svolta a dx in uno stupendo bosco di abeti e larici col sentiero che sul crinale scorre fra alberi giganteschi. Comincio a notare sempre più numerosi tronchi abbattuti dalla tempesta di vento della settimana scorsa che mi costringono a zig zag laterali o sopra e sotto i tronchi in orizzontale.
Poco dopo le 14 il bosco si dirada lasciando spazio agli ultimi ripidi gialli prati colonizzati solo da larici che si diradano salendo, lasciando immacolata e libera la sommità onde lo sguardo possa libero spaziare nell’infinito abbraccio celeste.
La realtà supera l’immaginazione e nonostante avessi letto del bel panorama che avrei osservato rimango comunque a bocca aperta perché la vastita’ e il silenzio che mi circondano sono inferiori solo alla bellezza di ciò che posso contemplare. Allora mi fermo e respiro l’infinito, assorbo le energie dell’universo che m’abbraccia e rendo grazie. Scatto foto e solo il pensiero di scendere per dare una mano al cugino, rompe la magia. Ho impiegato un ora e mezza a salire a passo fotografico e quindi penso che ci vorrà un attimo a scendere di corsa, ma appena scendo nel bosco sul versante opposto a quello di salita la visione è impressionante perché qua la furia degli elementi ha fatto scempio di alberi creando grovigli e tratti di bosco impercorribili. La discesa si trasforma quindi in un’ odissea fra arrampicata su rami e sottopassaggi frondosi. A volte devo cercare il sentiero che scompare per decine di metri e dopo un poco di tempo la cosa diventa snervante. Il grosso abete sul quale era posto il cartello del bivio è a terra e nonostante sospetti di dover abbandonare la traccia principale, non scorgo alternativa e allora continuo a scendere. La lotta contro il bosco divelto e alcune colate franose continua e quando mi rendo conto di aver sbagliato sono ormai troppo in basso per pensar di guadagnar tempo ritornando su col dubbio poi di non rinvenire nuovamente il sentiero giusto. E allora continuo a scendere a valle col sentiero che scende scende scende e finalmente (dopo aver tentato vanamente di raggiungere Astragal perché il sentiero si smarriva in nuovi smottamenti del bosco) arrivo a Casal e 3 km dopo finalmente alla statale di fondovalle. Ora mi attendono 10 km di autostop che risolverò così: 1 km con signora gentile, 4 km con coppia di fricchettoni anni 70 armati di birra e musica psichedelica, ultimi 4 km col vicino del signore da cui stiamo lavorando. Alle 16 sono finalmente in cantiere e posso terminare la giornata a piantumare mentre lo sguardo sognante rifugge a guardar le ultime luci colorare pelmo e civetta fino al magico momento in cui i rumori della valle s’acquietano, le luci si smorzano e a parlar rimangon solo le stelle.
foto 1 cole civetta foto 2 pelmo dalla cima foto 3 abeti divelti
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