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   Monte Nembra, 21/10/2018
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Onicer  Pierpaolo   
Gita  Monte Nembra
Regione  Lombardia
Partenza  Diga di Frera (SO)  (1392 m)
Quota arrivo  2678 m
Dislivello  1300 m
Difficoltà  EE
Rifugio di appoggio  Nessuno
Attrezzatura consigliata  Normale da escursionismo
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Mediocri
Valutazione itinerario  Mediocre
Commento Partiti con l’idea di salire sul Monte Telenek, alla fine non siamo riusciti ad arrivarci perché il giro ad anello che ci eravamo prefissati di fare si è rivelato più complicato del previsto. Ma andiamo con ordine.
Lasciata l’auto nel parcheggio dell’area pic nic, poco distante dalla Diga di Frera, ci incamminiamo prendendo il sentiero 331 che con ripetuti zig zag sale ripidamente nel bosco.
Nell’ultima parte del sopraccitato sentiero si sbuca in spazi più aperti, e proseguendo la salita si giunge all’incrocio della Gran Via delle Orobie.
A questo punto dobbiamo decidere il da farsi: seguire la Gran Via per salire sul Telenek attraverso la via normale, oppure abbandonare le tracce segnalate e tentare la salita da una via alternativa, tramite la cresta ovest, e rientrare dalla normale. Dopo qualche attimo di esitazione optiamo per il tentativo di giro ad anello, sebbene un po’ dubbiosi.
Continuiamo perciò dritti, inoltrandoci nella selvaggia Valle del Latte, seguendo una labile traccia di sentiero che si snoda alla sinistra di alcuni pini mughi e che porta a una sorta di scenografico anfiteatro naturale.
Il nostro sguardo volge ora verso destra, in direzione di un lungo pendio detritico che ci tocca salire, allo scopo di raggiungere una sella posta a moderata distanza dalla cima del Monte Nembra.
In effetti, la salita di tale pendio è piuttosto lunga e sfiancante, complice il terreno molto ripido e costellato di sfasciumi.
Con fatica arriviamo così alla sella, ma una volta presa la cresta che porta al Nembra l’esposizione eccessiva ci fa tornare sui nostri passi, e memori del fatto che le relazioni lette parlavano di una via alternativa di salita a questa prima vetta che si svolge sui pendii sotto la cresta, torniamo sui nostri passi e dopo avere individuato con una certa fatica una labile traccia che in effetti corre proprio dove dovrebbe trovarsi, la seguiamo fino a portarci a pochi metri dalla vetta del Nembra, riprendendo di fatto la cresta abbandonata precedentemente nel suo tratto conclusivo.
Facendo una certa attenzione, camminiamo sul filo e in breve tempo raggiungiamo la vetta.
I nostri entusiasmi si affievoliscono però immediatamente, alla vista di ciò che resta per raggiungere il Telenek. Ancora una volta, purtroppo, le difficoltà e i pericoli che vediamo nella realtà risultano superiori a quelli che si percepivano nelle relazioni. La cresta che scende dal Nembra e conduce a una sella posta tra le due cime non è solo ripida, ma anche esposta e perciò pericolosa. Inoltre, anche il prosieguo appare più severo di quanto potessimo immaginare. Le soluzioni, superata la sella, sono due: arrampicare su uno sperone roccioso, oppure aggirarlo sulla sinistra e imboccare un canalino, idea che avevamo fin dalla partenza. Ma anche questa soluzione non appare sicura, perché il tutto è da compiersi su pendenze molto sostenute e su un terreno infido, ghiaioso e zeppo di sfasciumi. Inoltre, il fatto che tutto attorno siano assenti segni di passaggi umani fa ben intendere che questa via non sia battuta quasi da nessuno, con una certa ragione direi.
Di fronte a tutte queste difficoltà e ai pericoli che comportano, dopo qualche titubanza iniziale decidiamo di gettare da principio la spugna.
Ora la nostra idea è quella di evitare di scendere dal lungo e sfiancante pendio precedentemente salito. Tornati alla sella, ci guardiamo a sinistra con lo scopo di scendere dall’assolato pendio opposto, senza seguire un percorso che qui in effetti pare non esserci. Siamo consapevoli dell’idea che potremmo trovarci di fronte a salti rocciosi insuperabili, così, scendendo, siamo sempre attenti nel valutare se ogni passaggio possa portarci in un “vicolo cieco”.
La sorte è dalla nostra parte e dopo una lunga discesa effettuata a occhio, riusciamo a incrociare nuovamente la Gran Via delle Orobie.
Iniziamo a seguirla con lo scopo di raggiungere l’incrocio mattutino e chiudere così questo bizzarro e personale anello, ma durante il cammino, a un certo punto, alcuni cartelli indicano il Lago di Belviso a sinistra. La possibilità di compiere un giro quanto più inedito possibile ci stuzzica, quindi decidiamo di seguirlo.
Questo sentiero scende deciso verso il lago dapprima in spazi abbastanza aperti e nella seconda parte attraverso il bosco. Nella parte alta bolli bianco rossi e indicazioni latitano un po’ e più volte ci troviamo smarriti senza sapere dove prosegua la discesa. Con calma, a ogni smarrimento riusciamo però a ritrovare la via e così ci ritroviamo sulla strada sterrata che corre sul fianco del Lago Belviso.
La seguiamo fino a tornare finalmente al punto di partenza, chiudendo questa sorta di avventura personale. Ci resta il rammarico per non essere riusciti a raggiungere la nostra vera meta iniziale, il Monte Telenek, che molto probabilmente avremmo raggiunto dalla via normale. La salita dalla cresta ovest a mio avviso è sconsigliabile, non solo per i pericoli che comporta, ma per via della salita al colle posto sotto al Nembra che è un autentico muro del pianto e della non intuitività della via per raggiungere il Nembra stesso. L’ambiente in cui si è immersi è suggestivo, ma il percorso è troppo rognoso e non piacevole.

Foto 1: la cresta esposta che dalla sella porta al Monte Nembra
Foto 2: a pochi passi dalla cima. Sullo sfondo il Lago di Pisa
Foto 3: dalla vetta del Nembra, l'impegnativo ed esposto percorso che conduce al Telenek
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