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   Cime di Val Conchetta Nord m.2349, 07/01/2019
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Onicer  mario-bi      
Gita  Cime di Val Conchetta Nord m.2349
Regione  Lombardia
Partenza  Seggiovia intermedia di Polzone  (1570 m)
Quota arrivo  2349 m
Dislivello  1050 m
Difficoltà  BSA
Esposizione in salita  Est
Esposizione in discesa  Est
Itinerari collegati  nessuno
Neve prevalente  Trasformata
Altra neve  Trasformata
Rischio valanghe  1 - Debole
Condizioni  Discrete
Valutazione itinerario  Buono
Commento Esercizio spirituale n.2. La ripetizione
(con Aldo M.)

Dopo la visita con Ginevra, del primo di Gennaio, conclusasi al Passo di Fontanamora, sei giorni dopo, ritorno nello stesso vallone. Da sempre allergico alle ripetizioni, stavolta divento giunco e flessibilità. E' possibile che sia stato il Simone e i ricordi di quel giorno ad ispirarmi nel rientro dalla Bocca di Trona: 8 ore e 15 min., metà con gli sci in spalla ma eccezionalmente gratificante anche se impervia, desertica e sassosa. E' lui a parlarmi di ripetizioni: del gesto, della concentrazione, del perfezionamento, del pensiero che le sorregge e di molto altro ancora, ed è possibile che il Mario (il mio Mario, l'inconscio) ci abbia lavorato un po'. Programmo la ripetizione con difficoltà, la “vecchia squadra” pronta a tutto è in disarmo ed oggi sono pochi quelli che, descritto “l'altipiano delle terrazze”, potrebbero seguirmi. Mi resta l'Aldo M., è da trent'anni che andiamo insieme. Mi conosce, lo conosco. E, ovvio , lo convinco, ma credetemi, non è stato difficile. Più difficile è stato convincerlo a fare il primo tratto in seggiovia sino a Polzone . Purista come il sottoscritto (vade retro Satana e gli impianti) strada facendo gliela incarto come si deve, usando gli argomenti che più preferisce. Ad esempio “Se in valle si entra un'ora prima è facile assicurarsi la salita al Fontanamora aggirando le ombre sin quasi al passo” e … ciò basta. Il sole ce lo prenderemo di là e se le lingue di neve in Val Sedornia ci tireranno giù, non saremo di certo noi a farci pregare. Tutto il resto, 18 km. circa l'andata e il ritorno, e la possibilità di salire le vette senza nome della zona, al momento non lo attizzano ma via via ne vedremo di belle sino a che “lassù sulle alte cime ” si ricrederà. Le solitudini poi e i canti del silenzio, irresistibili quanto quelli delle sirene faranno il resto.
E' un attimo: fuori la tovaglia ed eccoci pronti per un pane e salame nostrano roba che, se vi fosse un bicchiere di rosso, raddoppierebbe il gusto e la performance. Mentre stiamo in questa scena a bruciapelo gli dico: “Sai che queste due cime non hanno nemmeno un nome? Anzi sulla Bolis vi è solo una quota di 2354 m. e l'altra manco c'è. Diamogli un nome, proponiamolo. Poi chi vorrà o potrà, se è il caso, “cartograferà”. Niente di speciale, tutto nella tradizione: direi, Cime di Val Conchetta, Nord e Sud, che te ne pare?
Chi qui vi ha lavorato, curato il pascolo e passato una vita con pecore e capre mai ha pensato di nominarle; alpinistiche non mi è dato di sapere, ma se non sali dal canalone, dal Grande Canalone nord-est (?)... Ma le hai viste da sotto? Sono imponenti, dolomitiche, per chi vuol vedere. Vado al Cai, consulto le carte e poi vediamo. Prese con gli sci sono persino da sciare, non lontano e a portata di mano vi è un ingresso in Val Scura e 500 m. di volo, e dalla Valzurio è possibile risalire all'Aquila e vivere felici e contenti.
Niente vento e sole caldo, ce la prendiamo comoda e restiamo a lungo a chiacchierottare e a contare i panorami. Esposte in bella mostra vi sono tutte la Orobie. Roba da non credere e ...vi capisco. Sceso il torrione (PD-; con neve forse qualcosa di più. Vedi anche “La piu' grande avventura... a pag. 265, il torrione è il punto più alto al centro della foto. Magnifico.). Ora via con gli sci, veloci. La neve è dura, con qualche tratto al sole e persino molle. E rieccoci alle “terrazze” ed all'esercizio n.2. La neve oggi è dura, per niente cedevole e l'esercizio consiste “nel tenere alla corda” l'Aldo M.. Ad attraversarle ci im pieghiamo metà tempo , ma strada facendo lui pronuncia l'affermazione che, da un amico, non vorrei mai sentire: “Hai voluto tornare qui, sei proprio matto!” Pazientemente, e sono nuovamente nell'esercizio, gli ricordo il report precedente, soprattutto là quando affermo che “...talvolta praticare la montagna, e per scelta la montagna avversa, è necessario, forma l'uomo non solo l'alpinista e frequentarla può diventare, se non cerchi solo parchi gioco, un vero e proprio esercizio spirituale. Il disagio, la fatica, mai visti come un prezzo da pagare ma bensì come un mezzo per andare oltre, sono necessari. Sono loro a metterci a nudo, a permetterci di scoprire chi siamo, oltre i limiti fisici, oltre le performance e i grandi risultati. Ci si salva da soli, ama ripetere il Greco. E' vero abbiamo sciato tra i sassi, ma non sopra, almeno sino alle terrazze e poi, superato quel tratto (straordinario l'ambiente), si trovano mille e più metri di dislivello, ripidi, non battuti e straordinariamente godibili. Infine a pochi metri dalla macchina, al “Nevada”(evocativo), anche una bionda artigianale...cosa volete di più?
foto 1: verso il mare aperto...
foto 2: le Cime di Val Conchetta Nord e Sud
foto 3: il Torrione della cima Nord
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