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   Bocca di Trona (traversata), 04/01/2019
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Onicer  mario-bi      
Gita  Bocca di Trona (traversata)
Regione  Lombardia
Partenza  al tornante del Scioc Piani dell'Avaro  (1620 m)
Quota arrivo  2224 m
Dislivello  620 m
Difficoltà  BSA
Esposizione in salita  Sud
Esposizione in discesa  Est
Itinerari collegati  nessuno
Neve prevalente  Variabile
Altra neve  Trasformata
Rischio valanghe  1 - Debole
Condizioni  Accettabili
Valutazione itinerario  Buono
Commento Magellano... e le sue navi

Stavolta il racconto comincia dalla fine.
la Grignetta molto in forma e al tramonto, si prende tutto il gran finale, e non può che essere così. Per queste cose, dico a Simone (il nome per via dell'anonimato è lui a volerlo cosi), bisognerebbe partire tardi e lui che di partenze e bioritmi pomeridiani se ne intende, annuisce. La Grignetta è prima arancione e poi rossa, poi rosso intenso ed infine rosso fuoco, tutto furiosamente rimescolato e infiammato dal calore della stella che ci illumina e poco importa che siano goccioline, acque, rifrazioni, vapori o chissà che altro ancora ma sono dal vivo e non si possono perdere. Dovremmo sederci, guardare, lasciar scorrere l'evento dentro di noi, pensare, finché la notte ed il buio che tutto cela, non cali sul giorno ma “l'esercizio spirituale”, perché troppo presi dal rientro, riusciamo solo a pensarlo. Sì, lo confesso, abbiamo le pile ma senza sapere il perché, tutti noi molto vaccinati contro la fretta, con Ginevra là davanti che tira la ritirata, senza scusanti, andiamo veloci. Capita, le contraddizioni sono anche così, per troppa superficialità e leggerezza, capitano, ed è in queste occasioni che anche i non credenti parlano di peccato. Di più. Poco prima vi era stata un'avvisaglia che io non potei cogliere e sarà Ginevra, una volta a casa, vista la foto, a svelarla. Troppo bella in fondo al Bosco Chiaro (così il suo nome), troppo preso dalle parole con Simone, ritrassi fugacemente una straordinaria Ginevra evocando, senza saperlo, una famosa fotografia di William Eugene Smith dal titolo “Walk to Paradise Garden” (per i non inglesi “Camminare nel Giardino del Paradiso”) che, troppo facile scriverlo ora, era ciò che si era fatto da viandanti, in tutto il giorno. Troppo bello il giorno, troppa luce, troppo blu là sopra, troppo cielo, troppo paradiso appunto, ma incapaci di vederlo. Questa la maledizione; quindi, senza infierire, peccatori e ciechi. Eccoli i limiti...
Simone, primo on-icer a farsi vivo ed a scrivere, già conosceva mario-bi e l'Oscar Beletti di Tracce su Bianco perciò, pragmatico ed inevitabile, ho voluto conoscerlo di persona (inusuale perciò molto curioso) e sperimentare nell'incontro quali sarebbero state e cosa avrebbero scatenato le mie e le sue parole e il come saremmo riusciti, insieme, ad organizzare questo viaggio. Ne verrà fuori una traversata fitta di parole, di cose belle che stavolta, in accordo con lui e Ginevra, ci teniamo per noi. Troppo, veramente troppo anche per noi e pur coinvolti, non per superbia, ma per memoria caduca e quantità. Per gli amanti del dove e del quando, possiamo invece scrivere che arrivati alla Casera del Valletto (m.1784- ore 0,45) per entrare in Val Pianella viriamo verso Sud-Ovest. Fu lei infatti “carica di neve” ed indifferente, strada facendo, ad indicarci la via, ma ciononostante gli sci resteranno spallati sino ad una quota di circa 1900 mt.. Poi, seguendo logica, entreremo nell'evidente Canalone con neve dura e nel centro un breve salto di roccia o a scelta anche misto (PD). 250 m. circa e saremo fuori nella “Conca delle Tre Bocche” (circa 2332 m.). Presa quella di destra scenderemo ramponando il primo tratto, che ne “La più grande avventura...è conoscere se stessi”, descrivo come un Cimitero Mussulmano per poi, poco sotto, infilare gli sci. Da qui in poi e nella conca sottostante, Simone e Ginevra se la godranno come matti, mentre a chi scrive, quell'altro cimitero di punte acuminate laggiù, che una volta scivolato lo farebbero a pezzi, anche un po' meno. Superatele con comodo, il Canalone di San Giacomo sarà una canna sino all'uscita (circa 350 m. di dislivello). Così sarà anche la piana a seguire, in leggera discesa, sino a che, stando a sinistra della grande forra del Salmurano, prenderemo il sentiero che ci porterà, calzati (troppi i lastroni e troppo il rischio) per sicurezza i ramponi, di nuovo alla Casera e via andando al “Giardino del Paradiso”, al coche (per i non Spagnoli, all'auto) con il buio.

Una volta a casa nel labirinto indecifrabile del me stesso e con l'aiuto, per lasciare traccia, della ormai precaria “memoria breve”, tento comunque di rias sumere la giornata e come si potrà capire “l'inriassumibile” e per ora una prima sintesi sicuramente imperfetta, mi viene così. Forse con le parole e nel dialogo abbiamo tentato per l'ennesima volta di capire il senso della vita e ciò che facciamo e ancora ci siamo chiesti cosa resti del patto tra generazioni nella trasmissione del desiderio e della conoscenza nonché ed infine, data come certezza la difficoltà del vivere, perché continui a succedere che le persone si amino, si tradiscano e poi si perdano , il più delle volte con molte maschere e senza alcuna verità, e chi questo può impedirlo.
Tempo impiegato: ore 8,15

foto 1: Canalone di San Giacomo
foto 2: foto evocativa del Giardino del Paradiso
foto 3: la Grignetta
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