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   Cima dei Siltri e Baita Nuova, 29/12/2018
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Onicer  mario-bi      
Gita  Cima dei Siltri e Baita Nuova
Regione  Lombardia
Partenza  Piazzale San Simone ski  (1670 m)
Quota arrivo  2175 m
Dislivello  805 m
Difficoltà  BS
Esposizione in salita  Est
Esposizione in discesa  Varia
Itinerari collegati  nessuno
Neve prevalente  Variabile
Altra neve  Variabile
Rischio valanghe  1 - Debole
Condizioni  Discrete
Valutazione itinerario  Buono
Commento
Il racconto delle piccole cose

L'abbiamo fatto tutti.
Abbiamo cominciato gattonando poi, da soli o aiutati, sono venuti i primi passi e poi i primi contatti con la realtà. E' noto a tutti come l'esperienza e quello che puoi fare, venga dal mettersi alla prova, ma quando si è ancora cuccioli, non lo si sa e si continua, chi più chi meno, a provare. Così il magazzino delle cose che si sanno fare, aumenta, e in quell'età, soprattutto mettendoci del nostro, impariamo velocemente, ma istintivamente, “le cose della vita e del mondo”. Con gli anni poi si faranno avanti i pensieri e i ragionamenti, sino a che la consapevolezza, là in fondo e lontanissima, non comincerà a mostrarsi. Intravistala, cominceremo a pensarla, considerarla, desiderarla, tentando, in qualche modo, di acchiapparla. Questo ultimo verbo, devo dirlo, è un regalo del Mario ( vi ricordo che è il nome del mio inconscio) e nell'accettare in questo ragionamento la sua intromissione, lo affronto. Anche se molti di voi non sanno che “acchiappare” più che da giardiniere è un termine da pasticcere, ciò che si capisce, è che spiega alla grande le difficoltà. Ad esempio acchiappare lo si usa per le farfalle ma tutti sappiamo come sia difficile acciuffarle ( più facile è mostrarne la collezione) e talvolta lo si fa anche per le mosche, ma nel pugno del proverbio, è sottesa, insita, la sconfitta, sino a che, canuti e stanchi, come vedremo e vedrete, resterà per sempre un'impresa ardua. Così, credendo di essere stato chiaro, con poche certezze e zero consapevolezze (appunto), con la psiche che va lenta e talvolta ostinata, saliamo la Val Brembana con l'idea di salire “quei prati là”, visti l'altro ieri dalla sommità del Vescovo e che messi a Nord del Pegherolo, ci avevano intrigato ed ammaliato. Se non sciabili, almeno salibili, ci permetterebbero, partendo da Cambrembo, un dislivello adeguato misto alla novità. Avvicinatili, sui prati, di neve, ne resta poca, perciò li evitiamo e risoluti, miriamo alle piste di San Simone per scoprirle abbandonate a se stesse e deserte. Lo scenario, finestre aperte, case abbandonate, porte divelte, strutture di risalita decadenti e postmoderne, sotto un grigio che tutto ottunde, fa sì che il luogo riporti ai miei occhi l'immagine desolante e apocalittica di un mondo ormai inabitabile, da Codice Genesi. Roba da Day After che registriamo (non siamo i soli) e che meriterebbe una ribellione, ma al momento, distratti (tutti), continuiamo a non crederla possibile e a far finta di niente.
Soli, saliamo per dune le piste, sino a che superato agevolmente il passo di San Simone, nell'apprestarci a salire il tratto ripido (Est) che porta al colle e poi in vetta, ecco che, venuto dal nulla, sfreccia e vola via “l'Himalayano”, forse ottantenne, dice Ginevra, piccolo, leggero, svelto di gamba e di “Veronica” (giravolta da torero), ci sorpassa e si volatilizza dopo un solo “buongiorno”, lasciandoci di stucco sulla Ovest. Tornati a Passo San Simone, come possiamo, tirando persino, qui e là qualche curva, anziché demordere, raddoppiamo. In cerca di duro e di farina, scendiamo speranzosi in Val Terzera, ma più si va giù, i ricordi, la polvere e gli amici di un tempo, tornano alla mente, ma non riescono a trasformare lo status quo. Giunti a Baita Nuova (mt. 1732), ci arrendiamo e, comodamente seduti sul davanti, facciamo “pranzo e dessert”. Se qualcuno ci guardasse da fuori, dico a Ginevra, svaccati come siamo, direbbe “ ecco finalmente una coppia felice ma lei, per seguirlo, con quella neve qui, deve essere proprio innamorata”...Ripresici, torniamo su come due palle di moschetto che si rincorrono e così sarà sino al piazzale. Negli ultimi cento metri di dislivello (non pochi), faremo più curve di quanto ce ne siano dal fondovalle a qui: felici e contenti. Se vorrete saperne di più, sapete anche come trovarci. E l'avventura continua...
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