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   Corno Stella, da Foppolo per il Lago Moro, 12/04/2015
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Onicer  Pierpaolo      
Gita  Corno Stella, da Foppolo per il Lago Moro
Regione  Lombardia
Partenza  Foppolo  (1600 m)
Quota arrivo  2621 m
Dislivello  1020 m
Difficoltà  BSA
Esposizione in salita  Ovest
Esposizione in discesa  Ovest
Itinerari collegati  Corno Stella (2621m), da Foppolo per il Lago Moro
Neve prevalente  Trasformata
Altra neve  Marcia
Rischio valanghe  2 - Moderato
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Che giornata! Mettiamo in cantiere la salita al Corno Stella con speranze labili di portare a compimento per intero l'opera. Eppure, pur con qualche difficoltà, riusciamo nell'intento di fare tutto ciò che era nei nostri piani. Partiamo attorno alle 8 dal piazzale di Foppolo, la temperatura non è freddissima, sebbene una moderata brezza ci tenga belli pimpanti fin dai preparativi. Mettiamo piede sulle piste ancora chiuse e decisamente gelate, accompagnati da altri scialpinisti che come noi salgono verso la nostra e altre mete della zona. All'arrivo della seggiovia IV Baita scartiamo a destra per dirigerci verso il Passo della Croce ed evitare la rampa ghiacciata della pista Montebello, percorrendo la stradina ancora innevata ma non battuta. Sotto un sole che piano piano inizia a scaldare saliamo fino alla Terrazza Salomon in zona Montebello, abbandonando le piste e inoltrandoci sulla stradina di collegamento al Lago Moro. Nei primi due terzi di questo tratto ciò che rimane è una striscia di neve addossata al pendio, il minimo sindacale per riuscire a proseguire con gli sci, sebbene nel tratto intermedio è necessaria una brevissima divagazione sul terreno. Più avanti, dove il percorso si allarga, l'innevamento è più che sufficiente da non creare patemi. Giunti al Lago Moro ci si pone l'interrogativo se salire subito direttamente a destra su ripida traccia, oppure andare qualche metro più avanti, aggirare la propaggine della spalla del Corno Stella e immettersi nell'ampio vallone. Optiamo per questa seconda scelta, considerato che ci pare meno problematica, quantomeno per noi. A scopo precauzionale montiamo i rampanti prima di proseguire e facciamo bene, visto che la progressione in questo modo ci risulta agevole. Guadagniamo così abbastanza velocemente la cresta che porta all'anticima, ma da qui in avanti le cose per noi si complicano un po'. In base a quanto avevo infatti studiato nelle relazioni, non avevo avuto l'impressione che la pala di salita fosse così ripida. Invece, fa proprio... impressione! Non ci era mai capitato, nella nostra limitata esperienza scialpinistica, di mettere gli sci su pendio così ripido e al contempo ghiacciato, nonché parzialmente esposto ai suoi bordi. La nostra progressione su questo tratto è dunque lenta, mentre altri scialpinisti decisamente più avvezzi di noi a questo genere di difficoltà ci sverniciano senza pietà. Nel bel mezzo delle difficoltà ci corre in aiuto una gentile coppia e, grazie alle loro dritte su come effettuare al meglio le inversioni, riusciamo ad accelerare un pochino. All'anticima, insomma, ci arriviamo anche noi. Qui si pone un altro e diverso problema, nel senso che la cresta di collegamento alla vetta vera e propria è in condizioni semi invernali, anche se non siamo sorpresi perché ce lo aspettavamo. E per questo siamo anche armati di ramponi e piccozza, ma ad ogni modo titubanti. Andiamo o non andiamo, ci chiediamo? Ci accontentiamo così? Ci pensiamo a lungo, ma poi la presenza di altre persone che vanno e vengono dalla cresta, più la consigliabile sosta da fare per attendere che la neve sulla pala smolli un pochino e diventi più facilmente sciabile ci induce ad andare. Bisogna fin da subito affrontare una crestina di neve che nel suo tratto terminale, seppure solo per qualche metro, è super affilata. Vietato farsi intimorire! Più avanti è tutto un concerto di misto, tra salti rocciosi e tratti ancora innevati ed esposti. A volte la piccozza e i ramponi sono di grande aiuto, subito dopo un impiccio. Si va avanti così, studiando di volta in volta il passaggio migliore, fino a giungere nell'ultimissimo pezzo che conduce alla croce, più abbordabile. E così anche noi siamo in cima. Ci sembra quasi incredibile di avercela fatta! L'ambiente attorno è assolutamente grandioso, severo e selvaggio. Ne valeva la pena, eccome, anche se per pochi istanti. La neve in cresta comincia infatti a cedere sotto il sole ed è meglio non indugiare. Lungo la via di ritorno le difficoltà sono le stesse, scendiamo dunque lentamente e con prudenza. Tornati al deposito sci incontriamo Andrea, uno degli ultimi escursionisti di giornata a salire quassù, intento ai preparativi di discesa. Condividiamo quindi con lui la sciata che, grazie al remollo, nella parte alta dell'itinerario è ottima. La pala in queste condizioni non ci intimorisce più e filiamo via abbastanza lisci fino al Lago Moro. Da qui in giù la neve ha già mollato del tutto, ma ci permette di sciare ancora agevolmente. Affrontiamo la striscia di neve del traverso che porta al Montebello ancora sci ai piedi, fino a dove c'è l'interruzione che ci costringe a toglierli. Ci concediamo una sosta alla Terrazza Salomon e poi giù per le piste ormai agonizzanti sotto il sole di aprile. Chiudiamo così una escursione che per noi ha connotati quasi trionfali, iper contenti per essere riusciti a fare tutto quanto nelle modalità che erano previste e per noi solo sperate, ma anche per avere vissuto un'altra esperienza intensissima e appagante sotto ogni profilo.

Foto 1: visione di quasi tutta la parte alta dell'itinerario
Foto 2: sull'esposta cresta
Foto 3: in vetta!
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