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      <title>On-Ice Report roccia</title>
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      <link>http://www.on-ice.it/onice_reports.php?type=3&amp;format=rss</link>
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         <title>01/08/2026 - Giro Torre Fungo Lancia [ giasti03 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7261</link>
         <description>lascio la descrizione nel dettaglio alle varie relazioni molto fedeli che si trovano in rete.
ieri torno su questa classica dopo più di sette anni, roccia sempre buonissima, scalata divertente e meno caldo di quello che mi aspettavo.
Per Gerry prima volta su questo giro, mentre per il Dome è una abitudine come per me la cresta del soldato.
bella giornatina di spensieratezza.
foto 1 Dome sul secondo della Corti
foto 2 doppie dal fungo
foto 3 alla fine</description>
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         <title>31/07/2026 - Tiarfin Ovest ed est [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7260</link>
         <description> Difficoltà F+ con prevalenza di passaggi di I ed uno di II sullo Ovest. Difficoltà contenute, ma occorre, come la cima di ieri d altronde, sapersi muovere in ambiente molto selvaggio e quasi sempre in totale isolamento. Ambiente molto sfasciumoso , occorre saggiare appigli ed appoggi ad ogni passaggio.</description>
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         <title>30/07/2026 - Terza grande [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7259</link>
         <description> Dopo aver dormito in auto appena sotto Casera Razzo, sono sceso in val Pesarina, Park sul tornante q. 1465 poi per forestale, indi attraversamento di due passi con affaccio sulla val Frison. Sentiero ripido e faticoso poi roccette con passaggi di II ed uno di II +.
Scarsa documentazione fotografica causa poca batteria nel telefono
Non incontrato un anima in tutta la ascensione..volendo si può evitare l overtourism.
Panorama stupendo sul tutta la Carnia ed il Cadore

Caldo torrido..mette veramente a dura prova.</description>
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         <title>30/07/2026 - Monviso 3841 m , cresta E integrale [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7258</link>
         <description>Quarto abbraccio del Rè di Pietra, salito per la bellissima e divertentissima cresta E nella sua versione integrale che comprende il superamento diretto del Torrione di Saint Robert. Mi aspettavo roccia marcia, invece è per gran parte da buona ad ottima, ripulita dagli innumerevoli passaggi. Fatta slegati sino alla base del Torrione, poi in conserva lunga con qualche breve lunghezza. Salita e discesa totalmente prive di neve se si esclude il brevissimo  (15 m ) nevaio da attraversare prima dell'attacco. Salita effettuata in scarpe da trekking basse. Sempre un'emozione raggiungere la vetta di questo gigante, oggi buona visibilità, ma inferiore a 2 anni fa quando si vide il mare e la costa ligure. Il dislivello indicato si riferisce all'intera 2 gg, la sola cresta è di 1100 m di dislivello.
Bellissima escursione con Greta
Foto 2 Poco sotto la vetta del Saint Robert
Foto 3 il tiro di 4 sopra il passaggio detto della lepre</description>
      </item>
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         <title>25/07/2026 - via Pisco Souer  - Pizzo del Becco Spalla NE [ mirco89 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7256</link>
         <description>via spettacolare, aperta 26 anni fa da Ruffinoni e Carletti, pochissime relazioni in rete il che la rende particolarmente immune all'affollamento.
roccia entusiasmante e arrampicata prevalentemente su placca con passaggi di equilibrio delicati. 
spit presenti per proteggere i passaggi chiave ma non per azzerare.
avvicinamento: 
da carona percorrere il sentiero per il lago Sardegnana e costeggiarlo sulla sinistra. successivamente salire verso la parete nord del becco tramite traccia con bolli. una volta giunti all'avancorpo traversare verso est seguendo una vaga traccia tra le pietraie e scendere alla valle Sardegnana per poi risalire seguendo gli ometti verso il passo. 
poco prima di esso virare decisamente verso l'evidente parete e risalire per pratoni fino alla cengia erbosa nei pressi dell'attacco. 
l'attacco si trova sul lato destro della parete piu larga circa 30 metri a sinistra del canale. spit visibile in alto in placca.

1 tiro 50m 6b+
risalire le balze fino alla placca con spit, affrontare il passaggio delicato sfruttando le sottili fessure di destra per poi risalire a buone prese in alto. proseguire per placche entusiasmanti di equilibrio fino alla sosta. 

2 tiro 50m 6a 
seguire la linea di spit anche se poco visibili e lontani, ma tenere conto che la via sale molto dritta, sfruttare le fessure per integrare fino alla sosta su placca appoggiata.

3 tiro 30m 6a
salire per placca appoggiata fino a una larga spaccatura, rimontare la placca con passo faticoso e proseguire per placche fino alla sosta.

4 tiro 30m 6b+
placca bellissima per 15 metri fino a sotto il tetto, tramite lame rimontare il tetto e traversare a sinistra, proseguire per fessure e lame su roccia un pochino muschiata e scivolosa fino alla sosta.

5 tiro 15m 6b
tiro molto scivoloso per la presenza di muschio e licheni, salire sopra la sosta con passo delicato traversare a destra tramite piccole fessure per le mani, e superare lo strapiombo con lama bomba. proseguire per balze fino alla sosta sommitale.

Discesa in doppia dalla via.
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         <title>25/07/2026 - Monte Valrossa ( Cabianca ), Via Valrossa Dream [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7255</link>
         <description>Piacevole itinerario su difficoltà classiche, in ambiente aperto e solare. Roccia ottima ( verrucano ) e molto rugosa, chiodatura ben curata, soste a fix con anello, mentre lungo i tiri è essenziale a chiodi normali e richiede assolutamente l'integrazione con protezioni veloci, direi un valore aggiunto. Gli unici difetti, sono un avvicinamento lungo ( 3h ), che può trasformarsi in un pregio lasciando lontane le folle e la discontinuità dell'itinerario, su 7 lunghezze 4 sono molto belle, 1 è di raccordo dove si cammina e le ultime 2 poco significative su roccia che richiede maggiore attenzione. Bellissima escursione con Marco</description>
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         <title>23/07/2026 - le banche le cime e la traversata del Sass de Mura [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7254</link>
         <description>Un giorno di Marzo del 2025 ero con i piedi gelati nell’acqua del Cordevole e maledicevo l’idea che avevo appena avuto di traversarlo. Il mio supplizio stava ormai finendo, il greto sassoso a pochi passi. Sento voci nel sentiero al riparo del boschetto che passa poco sopra. DEVO vedere chi è: gente che passa da queste parti a quest’ora del mattino, bisogna conoscerla. Salto fuori dal fiume, m’infilo gli scarponcini e comincio a correre all’impazzata per raggiungere gli ignoti. Ho intuito che avessero un gran passo e quindi non smetto di correre finchè li raggiungo alla svolta verso l’alto del sentiero. Che culo ( a tal proposito, mi spiegheranno che s’erano fermati per un bisogno…). Di quella giornata passata insieme a tratti, ci scambiamo le foto, poi qualche telefonata e qualche progetto. Non facciamo insieme ma ognuno per conto proprio la Spirlonga e poi dopo la mia avventura sulle Stornade, decidiamo di fare qualcosa insieme sui Monti del Sole, nostro comune amore. Un giorno invece ritrovo i miei appunti sul Sass de Mura e Thomas raccoglie entusiasta l’invito. Thomas ha tempo, io ce l ho sempre un poco contato e gli dico che la prossima occasione che può coincidere con un weekwnd è quella del 12 luglio. Qualche giorno prima, mi dice che vorrebbe venire anche Gabriele. Saremo un poco più lenti ad arrampicare, ma così potremo dividere meglio i pesi, gli rispondo. Il meteo promette un brutto sabato ma bella la domenica e così diamo il via ai preparativi. Una collega mi chiede un cambio, mi libero della notte del Venerdì e il tempo guadagnato mi spinge a Caprile in anticipo. Non so bene cosa fare e quando il meteo sembra migliorare per il sabato, rompo gli indugi e decido di salire al Ciadin di Neve a dormire con la tendina e aspettare in quel luogo che sembra essere meraviglioso, l’arrivo dei due compagni. Così il sabato mattina preparo l’attrezzatura e mi avvio in discesa verso Cesiomaggiore e la Val Canzoi dove parcheggierò l’auto nei pressi del Lago della Stua. La strada finisce poco prima nei pressi dell’Albergo Boz (q.650m.) e il simpatico e gentile gestore mi dice che posso lasciare il mio enorme Scudo parcheggiato nel praticello anche se lo lascio fino a domani, e mi dice dov’è il bagno per riempire il bag dell’acqua. Estraggo dallo zaino i miei due panini alla pancetta acquistati in valle poco prima e mi metto a mangiarli su una panca al riparo delle fronde di un alberello. Che bello e che pace. Alle 13.15 rimetto in spalla il mio pesante zaino della Decathlon appena acquistato e a cui c’è appeso di tutto. Dieci minuti dopo sono al Lago della Stua dove chiacchero con dei ragazzi che hanno dormito al Bivacco Feltre. Punta del Comedon e Sass de Mura sono avvolti nelle nubi e io prendo il largo sentiero verso il Rif. Boz che è indicato a 3h e 40m!. C’è un calore e un afa incredibile e quasi spero che piova. Passo alla Casa Faibon dove un numeroso gruppo di festanti, si gode la vita all’ombra di un pergolato, mentre  io grondo fatica e sudore. Mi infilo nel bosco e salgo tranquillo per il comodo sentiero ricoperto di foglie. Appare la frastagliata cresta del Tre Pietre, l’occhio verde e allungato del lago ormai in basso e poi avvolto in mantelli di nebbia Lui, il Sass de Mura, sovrano incontrastato del Gruppo del Cimonega e delle Vette Feltrine. E’ bagnato fradicio e non è di buon umore. Poi alle 15 la pioggia che era iniziata lieve da qualche minuto cresce d’intensità mi costringe a fermarni sotto grosse piante che mi forniscono riparo. Dura poco e qualche passo più avanti trovo un piccolo sasso sotto al quale mi acquatto proteggendomi per metà. Mi raffreddo e dopo un’oretta mi sposto più avanti sotto un sasso sporgente che mi ripara del tutto, ma non ho spazio per muovermi e vado avanti ancora finchè trovo un grande masso che strapiomba e sotto il quale posso sedermi o camminare perfettamente al riparo. Sono le 16.16 e fino alle 18 non mi sposterò più essendo investito da poderosi rovesci che mi divertirò anche a filmare per il gran frastuono che provocano. E’ un incanto ma non ho sonno e vago con la mente cullato dalla melodia delle gocce con variazioni dalla classica al metallo pesante.  Mi fisso come tempo massimo per partire le 18.30 ma mezz’ora prima la pioggia cala e allora esco dal buco e riprendo a salire. Saluto con affetto il mio bivacco.Ho mangiato, bevuto, digerito il peso dei due panini alla pancetta e mi sento in ottima forma: Passo Alvis, sarai mio. Monti nuovi si affacciano al mio orizzonte e che riconoscerò poi a casa nelle Pale del Ciso, Pizzocco e Colsent. Un quarto d’ora dopo, sbuco nell’incantevole radura erbosa che ospita la bellissima ed elegante costruzione in pietra di Malga Alvis(q.1570), circondata da erbe e prati in fiore che attraverso toccandoli con le mani allargate come ho visto fare a ragazze felici in qualche film. La Madonnina nella sua teca sorride al mio passaggio e contraccambio la gentilezza. Una fontana offre il suo nettare guardando la bellezza delle pareti gocciolanti del Sass de Mura. Poi sono di nuovo inghiottito nel folto del bosco dove la latifoglia comincia a cedere il passo alla conifera. Tutto risplende e luccica in questo nuovo mondo dorato creato dalla tempesta e i riflessi portano luce ovunque fino al cuore nascosto che ne beve il nettare di gioia. Sono felice e danzo fra le erbe bagnandomi completamente i pantaloni che bevono avidamente dagli steli fradici. Mi giro di tanto in tanto a riguardare la radura appena traversata che diventa più bella man mano che si allontana col suo aspetto di mare verde e pacifico nella foresta tumultuosa di abeti che ancora ondeggiano spinti dalle folate di Eolo. Sorveglia austero, il Colle del Demonio. Un richiamo d’irresistibile bellezza. Salgo ora più rapido per i ripidi tornanti erbosi che solcano la parete verso il suo culmine. Bei margheritoni attirano le mie attenzioni fotografiche e l’acuto promontorio del Colsent mi accompagna verso il valico. Poco prima una lunaca mi strappa una risata pensando ad una barzelletta e mi fermo a fissare il panorama che spazia su cime per me inedite e che vanno dal Tre Pietre, alla Pala del Ciso, passando per Pizzocco, Colsent, Cirmia, Col Dorin, Brandol e la Punta del Comedon che emerge rocciosa dal verde che ne ricopre l’intera vista. Arrivo così al al buchetto nella cresta che segna il passaggio dall’altro versante della cresta, presidiato da un paletto e una caverna poco discosta. Passo Alvis, q.ta 1880, h 19. Scendo oltre e prati verdissimi fanno da base alla catena del Sass de Mura che si svela in tutta la sua lunghezza e bellezza: si vede la Finestra, il Birillo, le Cime Est ed Ovest, la Costa Divisoria e la catena delle Torri e Cima di Neva che custodiscono come in un abbraccio il Cadin che vorrei raggiungere. A sinistra fra dolci e sinuose colline le costruzioni del Rif. Boz e appena oltre quelle della Malga Neva di Mezzo. Una vera meraviglia, custodita in alto dalla bella catena montuosa in cui spicca il Sasso di Scarnia e che prosegue poi col Monte Ramezza, la Cima del Diavolo e infine la Cima Dodici e il Pavione. Scendo velocemente fra le erbe apprezzando l’ambiente bucolico e rilassandomi dopo tanto spingere sui quadricipiti, raggiungendo in 10 min. il Rif. Boz dove entro per chiedere info sulla malga e sul Cadin alla simpatica e bella gestrice del rifugio e scusandomi per il disturbo all’ora di cena. Seguo le istruzioni, risalgo e supero il Bivacco invernale e poi scendo dall’altra parte sempre per prati fino a guadare un piccolo torrentello e risalire il colle oltre. Incontro una tomba in mezzo al prato e poi una striscia di sole colora un lembo della collina verso la quale sto salendo. Che bello penso quando sarò salutato anche io da quell’onda di colore e calore arancione. Vedo prima la grande stalla con il sole che fa appena capolino oltre il colmo del lungo tetto e poi arrivo nel grande prato che sta davanti alla Malga e al grande abbeveratoio.              E’ un posto fantastico e mi chiedo chi me lo faccia fare di salire ancora: sono nel posto più bello del mondo e decido senza ripensamenti di fermarmi. Oltretutto dovesse far brutto, potrò anche ripararmi. Fotografo nella luce radente e calante questo luogo da favola, dove però purtroppo il telefono non ha campo. Provo allora a salire il piccolo colletto prospiciente e come mi diceva la rifugista, il telefono torna ad avere segnale. Avverto quindi subito Thomas che dormirò qua e attenderò il loro arrivo l’indomani. Salgo fino in cima al colletto dove c’è una bellissima roccia piantata a ricordo di un altro giovane e più avanti una grossa croce lignea ma senza riferimenti. Il sole sta andando a nascondersi dietro profili rotondi: c’è una luce e una pace commoventi. Felicità allo stato puro. Guardo dall’alto il piccolo paradiso che accoglierà il mio sonno e poi con dispiacere scendo perché devo ancora preparare la tenda e cenare. Il sole scompare, arriva la sera col suo manto e l’ultima scintilla di luce abbandona anche la Cima Ovest del Sass de Mura. Sono ormai quasi le 20.30 ed è meglio che mi affretti, prima di dover fare le cose al buio. Spacchetto la mia tendina e dopo affannose ricerche e controlli, mi devo arrendere alla certezza che nella sacca c’è solo l’involucro e non i paletti necessari a darle una forma. Non mi arrendo e penso ad una soluzione mettendomi a cercare in giro: trovo delle canne dell’acqua che provo in vari tentativi ad infilare nelle guide passanti della tendina che poi tendo verso l’alto con dei cordini che lego alla staccionata. Fa un po’ schifo la tendina che perde molto del suo esiguo spazio, ma mi accontenterò. Gonfio materassino e cuscino, li infilo nella tenda eci srotolo sopra il sacco a pelo. Poi mi siedo sulle scale che salgono al piano superiore (chiuso) della Malga Neva di Mezzo. Io ero convinto fosse Malga Prima che in realtà sta più in basso ed è presidiata da pastori, gregge e cani maremmani. Ceno al riparo ( sacchetto di farro già precotto) con vista magnifica sulla sera che scende e sul sasso di Scarnia. Invio uno stato con la mia vecchia frase coniata decenni fa e che stasera torna clamorosamente di moda: per letto i fiori di un prato, per letto il cielo stellato. Alle 21.45 è buio e fotografo il mio riparo nel quale devo contorcermi per riuscire ad entrare. Una volta steso sto sufficientemente comodo e cerco di addormentarmi anche se devo aprire un poco la cerniera perché mi sembri manchi l’aria. Quando guardo fuori il cielo nero brilla di stelle e mi spiace dover richiudere la cerniera per cercare riposo nel sonno invece che nella contemplazione. Mi addormento anche se talvolta sento la pioggerellina picchiettare ma poi mi sembra smetta. Attorno all’1 invece il ticchettio si fa più intenso e il telo che non ben sorretto si appoggia al mio sacco a pelo, fa sentire il suo essere bagnato. Per un poco mi chiedo cosa fare, poi realizzo che mi alzerò domattina completamente fradicio e per evitare l’inconveniente, decido di alzarmi. Prendo materassino e sacco e mi metto nel ripiano fra le due rampe di scale della malga e ricreata la zona notte, mi addormento sereno cullato dl lontano belare, dai latrati dei cani e dal rumore dell’acqua che cade nella fontana. Mancano solo le stelle! Ma ormai le vedo stampate indelebilmente sulle mie palpebre tenermi compagnia negli ultimi pensieri del giorno. Dormo bene l’aria fresca che entra dall’esterno e vedo il sole dell’alba ma poi mi riaddormento e riapro gli occhi che son quasi le 7. Ho paura di far tardi rispetto all’appuntamento che abbiamo previsto verso le 8 perché io nel frattempo vorrei scendere al rifugio per lasciarvi ciò che non mi servirà per la scalata. Esco. La luce s’impossessa di me, l’erba brilla bevendola come fosse acqua e se ne ammanta vestendosi di splendore. Tutto luccica e rifulge di bellezza. Ma come si fa a non amare follemente la vita in mattine come questa? Felicità diventa semplicemente esistere e condividere con l’Universo il momento. Impacchetto tenda, materassino e sacco a pelo e poi salgo al colle per il contatto del mattino. Dall’alto rimiro il luogo paradisiaco dove ho dormito e vorrei restarmene in contemplazione ma l’alpinista ha sempre una meta che gli sfugge e non può indulgere su quella appena raggiunta e allora scendo a preparare il mio addio a questo posto magico. Raccolgo in un sacco tutto quello che non mi servirà e vado incontro agli amici, che trovo alle 8 poco prima di infilarmi nel rifugio per chiedere dove posso lasciare il mio materiale. Li saluto e dopo esser uscito dal rifugio li guido verso la malga e poi dopo aver fatto scorte d’acqua seguiamo l’ampio sentiero prativo indicato dal cartello Cadin di Neva. Saliamo nel bosco fino alla località Acquedotto Neva (q.1825, h 8.30) dove deviamo a sx e 10 min. dopo siamo sotto le dorate Torri di Neva ai cui piedi sta la bellissima cascata che rifornisce d’acqua le prese che abbiamo appena oltrepassato. Salito il gradino roccioso alle 9 facciamo il nostro ingresso trionfale nel verde e a tratti ghiaioso bacino del Cadin di Neva, un luogo veramente bellissimo e che emana pace. Certo anche qua non sarebbe stato male passare la notte, penso, mentre traversiamo un praticello dall’erba che sembra manotenuta tanto è bella. C’è perfino una sorta di menhir fatto da due grandi massi appoggiati l’uno sull’altro che crea un ottimo riparo in caso di mal tempo, abbellito da un larice cresciuto proprio in cima. Il catino è chiuso da forcella Neva e dalla parete nord del sass de Mura che sale verso la Cima Ovest ed è traversata dalla Banca Posterna che fra poco percorreremo. Raggiungiamo la forcella( q. 2150) mezz’ora dopo e la vista si apre sulla sfilata delle Pale di san Martino che ammiriamo stupiti, dal missile del Sass Maor alla Fradusta. Riprendiamo a salire vs la Banca, dietro di noi si alza il primo dei Torrioni di Neva mentre a sinistra fa capolino la piramide conica del Piz de Mez. Superiamo un intaglio con passo di II° e cordini e ci alziamo verso le pareti finali del Sass con bellissima vista sul sottostante e ormai lontano Ciadin, macchia di verde in questo altipiano per lo più pietroso. Raggiungiamo e traversiamo sulla Banca Posterna per circa una ventina di minuti arrivando poco prima delle 10 ad un colletto (Costa Divisoria) che difatto sancisce la fine della Banca Nord e l’inizio di quella Est. Seguiamo il bellissimo sentiero di  cresta in direzione della montagna che si eleva come la prua di una nave e quando l’abbiamo raggiunta non sappiamo se andare sulla traccia di destra o quella di sinistra. Thomas va a sinistra e trovo la freccia sbiadita che segnala una via di salita, io vado a sinistra ma non è la direzione giusta. Consulto l’altimetro e quando vedo la quota…2400, mi viene qualche dubbio, essendo l’intaglio della Finestra, che dobbiamo raggiungere, a quota 2350. In una schiarita delle nubi che si stanno accumulando alla base della montagna, vedo in lontananza il foro che stiamo cercando e anche il curioso pinnacolo del Birillo dal quale dobbiamo passare. Dico allora che dobbiamo scendere dall’altro lato del colletto e infatti ritrovo subito la via maestra che ci conduce a traversare prima e scendere poi in un colatoio ghiaioso dove la traccia è inghiottita dal terreno instabile. Ma la direzione è obbligata e non ci si può perdere e poco dopo siamo nuovamente sulla banca a procedere orizzontalmente verso la Finestra che appare e scompare come un faro nella notte inghiottita non dalle tenebre ma dalle nebbie. La banca procede larga e innocua con viste sulla Finestra sempre più belle perché ora appare incastonata sopra a giallo grigie ed enormi pareti precipite. La prospettiva fa sembrare arduo il raggiungerla, ma sappiamo che così non sarà. Bellissimo questo tratto in cui la banca si restringe un poco a guisa di cengia e corre su lati opposti della montagna traversandola in modo aereo. Ci ritroviamo sotto grandiose pareti a precipizio giallo e nere che fotografo da sotto e poi la Finestra appare moto vicina tanto che alle 10.30 le siamo proprio sotto. Provo qualche passo per salire ma faccio fatica e Thomas che si è portato sull’altro lato mi dice che è meglio. Cambio versante e un solo passo un poco complesso mi permette di salire ed esser pronto per lo shooting fotografico. Foto veramente spettacolari, iconiche. Poi scendo con fatica e i miei compagni desistono dal tentativo di imitarmi. Ora dobbiamo salire sopra l’arco che per fortuna è abbastanza largo da non creare problemi nel suo attraversamento e prima di arrivare a ridosso della parete decidiamo di imbragarci, essendo comoda la posizione. Sembra a logica di dover salire lo spigolo articolato che si alza davanti a noi, ma in realtà dovremo traversare per cengia a destra. Scesi da un masso ci troviamo di fronte alla partenza, molto esposta, e che non appare neanche banale perché un poco aggettante. Sono le 11.30, le foto alla Finestra, ci hanno portato via un poco di tempo ma ora siamo pronti ad attaccare.A Thomas e Gabriele non convince, io trovo solo strano che non sia segnalato un passaggio che sembra essere abbastanza tecnico. Non mi convince l’idea di Thomas di salire e dopo esserci legati, parto stando basso dove una cengetta per i piedi permette di superare agevolmente i primi metri molto esposti e delicati. Thomas ha messo delle scarpette morbide e abbiamo deciso di legarci in tre alla corda che poi recupererò una volta arrivato in sosta. Dopo i primi passi, mi alzo sulla cengia vera e propria e passato un rinvio in una clessidra armo la sosta. Sono sparito dietro l’angolo e fatico a sentire le loro voci che invito a partire. Torno allora indietro con un poco di apprensione e chiedo come mai non partano. Thomas mi dice che non aveva corda sufficiente per legare anche Gabri e allora rifaccio la sosta un poco prima e gli dico di tirare la corda che è elastica. Finalmente partono e li vedo arrivare, Gabri è poco convinto e patisce l’esposizione del luogo. Ora davanti a noi il Camino cesaletti, il punto chiave della via dato dalle relazioni tra il III+ e il IV° grado. Non è un vero camino, o meglio ci assomiglia. La partenza è in camino ma bisogna spostarsi subito a sinistra su una placca i cui appigli buoni sono un poco alti. Tengo gli scarponi, Thomas mi fa sicura, sono ben protetto dal rinvio messo in vita nel cordone lasciato alla clessidra sulla destra…ma non riesco ad alzarmi perché tendo ad andare a d incastrarmi a destra quando invece dovrei spostarmi a sinistra, ma non ci riesco. Thomas mi dice di sfruttare una nicchietta a destra e puntandoci lo scarpone mi alzo quel tanto da mettere un friend un poco più in alto. Mi ci appendo, vedo che tiene ma non riesco ad alzarmi ulteriormente per spostarmi poi a sinistra ed uscire dal passaggio. Devo riprendere fiato, è troppo che non arrampico su passaggi leggermente strapiombanti e chiedo a Thomas se vuole provarci. Lo aiuto da dietro, piazza un friend ancora più in alto e insisto perché si sposti a sinistra che ormai è fuori. Fa fatica, io penso che poi ci riproverò con le scarpette ma alla fine trova il coraggio per spostarsi ed uscire dalla chiusura del camino e facilmente approdare al piccolo ballatoio superiore. Gli chiedo com’è sopra e se se la sente di andare fino all’uscita. Fatta la sosta ci chiama e parto: ho ancora gli scarponi, fatico come prima perché non riesco ad usare il piede sinistro sulla placca avara di appoggi e poi devo ritardare l’uscita verso sinistra per andare a togliere il secondo friend. Alla fine ansimante arrivo al ballatoio (una volta alzati, gli appigli diventano veramente buoni) e faccio fatica anche a raggiungere Thomas in sosta su buoni passaggi di III° grado. Lo raggiungo, mi complimento e in men che non si dica vedo arrivare Gabriele che teso, preoccupato, incline a tornare, in realtà è stato velocissimo ad arrampicare. Lo vedo felice, perché ora la montagna è più accogliente e meno esposta: ci ha accolto nel suo grembo. Questi due tiri ci hanno richiesto più tempo del previsto e sono già le 13.15 ma abbiamo ormai alle spalle il passaggio più duro. Gabri chiede se ci saranno ancora passaggi esposti e non riesco a nascondergli che la traversata probabilmente lo sarà. Saliamo per roccette e un quarto d’ora dopo ritraggo i miei soci nei pressi del Caratteristico masso appoggiato, chiamato il Birillo: bello! Ancora su per terreno più facile con qualche saltino o paretina con passi di II° fino a quando non notando un ometto alla base di una paretina, io e Thomas ci spostiamo troppo a sinistra. Quando torniamo sulla retta via Gabri, sentendo del nostro errore è già alto sulla paretina con passi di III° che ci porta alti verso la cresta d’uscita. Gli faccio i complimenti per come ha arrampicato e mi risponde che è il vuoto non l’arrampicare a creargli problemi. E’ tornato di buon umore e ci regala la battuta sugli occhiali in modalità ometto perché lui l’ha visto e noi no. Ora rocce articolate ci conducono facilmente verso il cielo e gabri ci precede ormai in versione Turbo. Thomas mi regala un sequel fotografico..che non ne ho mai!...e sbuchiamo all’ometto di cima dove ci congratuliamo per avercela fatta. Le nubi avvolgono tutto e non si vede nulla. Pochi attimi dopo un parziale sollevamento ci permette di vedere la cima vera e la cresta di collegamento che la raggiunge. Ci eravamo dimenticati dell’anticima! Rimettiamo gli zaini in spalla e brevemente raggiungiamo la Cima Est del Sass de Mura, la principale (q. 2547, h14). Ora possiamo festeggiare e fare le foto di vetta accanto all’ometto con targa. Non si vede proprio nulla e fatichiamo ad orientarci tanto che non sappiamo proprio dove dirigerci per iniziare la nostra traversata verso l’altra cima. Mangiucchiamo qualcosa e un quarto d’ora dopo rompo gli indugi scendendoo in direzione dubbia per sincerarmi che in effetti la cresta scende troppo e allora optiamo per l’altra direzione trovando ben presto qualche ometto che ci conforta nella decisione presa. Camminiamo con visibilità pressochè nulla ma una dissolvenza momentanea ci permette di scorgere l’apparentemente non lontana Cima Ovest proprio davanti a noi. Bene, almeno siam giusti! Raggiungo un pulpito che dà sul vuoto e scorgo la traccia parecchio più sotto su un’esile cengetta. Esito un poco, studio il passaggio dall’alto: bisogna disarrampicare un esposto caminetto/canale con passi di II°. Sono già sceso quando mi arrivano le proteste di Thomas che preferirebbe usare la corda. Gli rispondo che si può ma siamo più veloci se riusciamo a farne a meno, e che comunque ci sono buoni appoggi. Alla fine di buon grado, si accoda a Gabri e mi raggiungono nei pressi di una cengia che va restringendosi fino ad uno spigolo nel vuoto dove un ometto segna la via. Sono i passaggi che i miei due compagni soffrono di più e m’invitano ad andare a dare un’occhiata. Esposto ma non difficile aggiro lo spigolo restando in piedi e li informo che poi migliora decisamente. Li aspetto oltre la volta e sorrido quando vedo arrivare Gabri carponi e poco dopo Thomas che addirittura come un marines, arriva strisciando. Che tipi questi fortissimi atleti che si sono convertiti all’alpinismo, nonostante soffrano molto il vuoto. Da ammirare. Ci ricompattiamo, la cengia prosegue un poco più ampia e faccio un incredibile foto dopo essere passati che mette in risalto la notevole esposizione. Arriviamo così all’ultimo ostacolo della traversata: una torretta da risalire su un lato (II°+) oltre un masso incastrato e disarrampicare dall’altro (II°). Mi porto sulla facile rampa del proseguio e li fotografo nelle nebbie mentre completano il passaggio. Pochi passi e raggiungiamo il grande masso di vetta con targa e l’ometto sopra costruito. Cima Est, q. 2522, h 15). Altre foto e congratulazioni e velocemente ci lanciamo verso la discesa. Troviamo subito un muretto con cengetta esposta e camino da disarrampicare(II/II+) che rinfocola le proteste inascoltate di Thomas che anche questa volta rassegnato si accoda al buon Gabriele che ormai non batte più ciglio. E subito dopo nei pressi di un salto, mi sporgo e capisco che stavolta è il momento di usare la corda per davvero. Sono dieci metri e con un passaggio in camino alto ed esposto che sarebbe un poco da provare. I soci guardano e sono d’accordo per cui passiamo la nostra corda da 30 metri nell’ottima sosta su due chiodi e cordone verde e scendiamo in doppia senza prusik. Alle 15.30 siamo tutti alla base del risalto e subito dopo c’è l’altra calata simile come lunghezza e che scende una placca più appoggiata e lavorata. Usiamo ancora la corda e alla sua base un quarto d’ora dopo riponiamo la corda nello zaino e iniziamo a scendere comodamente lungo la traccia che serpeggia verso l’ormai visibile Ciadin della Neva. Un’ora dopo mi volto a salutare questo luogo di una bellezza struggente e malinconica avvolto come in un abbraccio che lo custodisce dalle fiancate del Sass de Mura e dalle Torri di Neva. Continuiamo a scendere verso le più dolci amenità dei pascoli del Boz e di Passo Alvis, passando ancora dalla bellissima cascata, dall’idilio di Malga Neva dove ci fermiamo brevemente a rinfrescarci e dissetarci al grande abbeveratoio ( h17 ). Poi venti minuti dopo recupero al Rif. Boz il mio saccone del bivacco notturno che gentilmente i miei soci si offrono di aiutarmi a trasportare. Grande ritmo in discesa e alle 18. 10 passiamo da Malga Alvis e alle 19.30 dopo aver salutato gli amici che hanno fretta e non hanno tempo per bersi una birra in compagnia, mi fotografo stravolto sulla panca sotto l’albero dell’Albergo Boz. Grazie Thomas, grazie Gabri per questa prima gita condivisa e benedetto sia il giorno in cui sul bordo del Cordevole, corsi per incontrarvi. E’ stata una giornata fantastica in ottima compagnia…speriamo possano essercene altre. Un abbraccio infinito.                                                                               Foto1 le cime del Sass de Mura dal Passo Alvis Foto 2  il passo duro del camino Cesaletti  Foto 3 trio di vetta</description>
      </item>
      <item>
         <title>18/07/2026 - Piramide Casati 1940m, via Franco Dolzini + Grignetta 2177m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7252</link>
         <description>Angolo abbastanza remoto della Grignetta, accesso per il sentiero della Direttissima, lungo con molti saliscendi importanti, ma spettacolare ( il mondo ce lo può invidiare un posto così ). Via nel mirino da anni, vuoi per le valutazioni non eccezionali delle guide ( cartacee ), vuoi per i casi della vita , rimasta nel cassetto. Oggi giornata con poco tempo a disposizione , decidiamo per questa via il cui solo difetto è la brevità. A mio giudizio salita bellissima e sottostimata nei giudizi, roccia impeccabile come la chiodatura ( non banalizzata ) tiri tutti interessanti tecnicamente e panorama garantito. Per fare dislivello corsa in Grignetta dal colle Valsecchi, via Scarrettone , Giardinetta e Federazione.
Bellissima escursione con Marck White
N.B. Come al solito nel dislivello via ho inserito quello complessivo dell'intera giornata , il reale via è di 140 m.</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/07/2026 - Poncione di Cassina Baggio , Via Tanti auguri - Fotoreport  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7253</link>
         <description>Anni fa avevo ripetuto Piccadilly e nonostante la spittatura la via mi era piaciuta. Quindi decido di tornare su questa parete e provare un altro itinerario.

La roccia si conferma ottima e l arrampicata divertente anche se
La parete sembra essere discontinua in quanto la parte bassa è composta da un insieme di gradoni e rocce articolate. Maggiore verticalita nella seconda metà.
Non è una via di falesia, bisogna padroneggiare bene almeno un 5b su placca perche non tutti i passi sono azzerabili o integrabili con friend.

Anche questa volta sono sceso a piedi ed è una soluzione da consigliare: una cordata stava iniziando le calate quando a noi mancava ancora un tiro piu la cresta finale, ma siamo arrivati alla macchina 5 min prima di loro.

Al link sotto foto, descrizione dettagliata dei tiri all' itinerario on ice.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/07/2026 - Cima della Croce, Alben 1978m , via Gigante buono [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7251</link>
         <description>Alla ricerca del fresco, incappiamo in questa inaspettata sorpresa, la parete da sotto non dice gran che, ma la via smentisce ampiamente la prima impressione. Roccia ottima e molto lavorata su tutto il percorso, chiodatura ottima ma non banalizzata, tutti i tiri divertenti ed interessanti tecnicamente, con menzione particolare per i 2 chiave, il primo e il sesto.  Bellissima escursione con Marck White
Foto 2 L1 
Foto 3 L6 </description>
      </item>
      <item>
         <title>09/07/2026 - Furka, Hannibalturn 2886, via Conquest of paradise + Kammeljoch 2900 [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7250</link>
         <description>Saliti al Furka con ben altre ambizioni, vuoi per via del caldo e dell'ora un po' tarda , scatta il piano B . Percorriamo questa splendida via che ha un solo aspetto negativo, la brevità. Itinerario veramente godurioso, ben chiodato a fix ma non banalizzato, granito super e panorama circostante altrettanto. Sviluppo della via 170m . Sono poi salito al Kammeljoch 2900 dal rifugio per visionare la parete che era in programma oggi con il piano A. Il dislivello inserito si riferisce a quello dell'intera giornata.
Bellissima escursione con Katia
Foto 2 Katia su L 3
Foto 3 Katia all'ultima sosta, burloni questi svizzeri.</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/07/2026 - Piramide Casati 1940, via Solaris + vetta Grignatta 2178  [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7249</link>
         <description>Bel giro Grignesco, percorsa questa recente creazione, forse la via singola più lunga come sviluppo ( 10 tiri per circa 320 m ) della Grignetta ? Molto ben curata nella chiodatura , tutta a chiodi normali con 2 fix alle soste, è stato compiuto un evidente gran lavoro di disgaggio, ma malgrado ciò alcune lunghezze richiedono grande cautela, in particolare su L8 , dove a noi è partito un bel pilastrello da sotto i piedi. Da considerare assolutamente come via di carattere alpinistico, molto belle le lunghezze 2 e 6 , la prima su roccia magnifica la seconda un bel diedro dolomitico, per il resto una scalata su roccia da discreta a buona piacevole. Non paghi abbiamo raggiunto la vetta percorrendo il sentiero della Val Scarrettone e il Canalini Federazione. Poi ottima cena ai Resinello da 2177. Bellissima giornata ed escursione in compagnia di Katia &quot; Picci &quot;
Foto 1 e 2 Katia sul bel diedro di L 6
Foto Katia su L8 quella del disgaggio, la roccia sembra all'apparenza sana .... !!!</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/07/2026 - Triangolo di venere , Via Paspartout  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7248</link>
         <description>Descrizione dettagliata dei tiri all'itinerario onice.

Aggiungo solo che la via si è rivelata largamente al di sotto delle aspettative rispetto a quanto riportato in rete.
Infatti i gradi che ho riportato sull itinerario sono piu bassi rispetto ai gradi originali.
La roccia è buona e brevi passaggi impegnativi sono divertenti, ma la via nel suo complesso mi è sembrata un po banale (per i meno critici, sicuramente la definirei plasir).

I friend non sono necessari se si padroneggia il V perche la chiudatura è sempre buona (che non significa da falesia). Utile averne un paio piccoli/medi in caso di necessità.

Con Francesco</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/07/2026 - Cima Bassa d'Ambiez, per la vedretta d'Agola e la cresta SW [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7247</link>
         <description>La valutazione sulle condizioni e sull'itinerario è solamente per il fatto che la vedretta ormai è in rapido ritiro e che per almeno 300m il terreno è insidioso e detritico, che richiede costantemente massima attenzione. Fortunatamente da poco sotto la bocchetta e fino in cima ci sono degli ometti ometti, attenzione a non perderli! L'ambiente è a dir poco superlativo!
Pensavamo una gita facile infatti, con solo roccette di II-, trovando al massimo il ghiacciaio messo un po’ male… Volevamo addirittura salire 2 cime... Invece ne è uscita una gita molto molto faticosa e delicata, ma non sul ghiacciaio (anche a detta del rifugista doveva essere l’unico punto critico), bensì nel tratto finale per raggiungere la bocca d’Agola e soprattutto nei 150m successivi per raggiungere la cima. Arriviamo in auto a Malga Movlina (pedaggio di 7 euro, macchinetta all’albergo Brenta). Dalla piana di Nardis risaliamo poi la Scala Santa. Dopo un caffè al rifugio XII Apostoli, risaliamo la vedretta d’Agola stando a dx, traversando poi verso sx su un breve tratto di neve. Poi su roccette e pendii detritici, con non poca fatica arriviamo alla bocchetta (col senno di poi era meglio salirla a sx e traversare a dx su neve poco sotto la bocchetta, in discesa infatti faremo così). Da qui in poi che tutto si fa più impegnativo per via, appunto, del tipo di terreno molto impegnativo, con qualche tratto di roccette “buone”, ma soprattutto con tantissimi punti detritici e franosi, con sassi mobili che, soprattutto in discesa, hanno richiesto massima attenzione. Viene data come difficoltà I°, ma a nostro parere almeno due punti sono di II-° e cmq l’impegno generale per via del tipo di terreno è sicuramente superiore. In un punto abbiamo effettuato una doppia di 7-8 metri (cordino in loco). Non era certo un I° da disarrampicare...! Itinerario sicuramente più consigliabile a inizio stagione con più neve sulla vedretta; ma poi la salita alla cima rimane comunque su un terreno molto insidioso. Gita che sicuramente non dimenticheremo, contentissimi!!
Partecipanti: Fedora, Fabio V., Federico e Dario.

FOTO 1: In rosso la nostra salita, in giallo la discesa, che sicuramente sarebbe stata migliore anche come salita. Al centro della foto, la bocca d'Agola.
FOTO 2: Il breve tratto di II-, dove in discesa faremo una breve calata.
FOTO 3: Insidiosi traversini poco sotto la cresta.</description>
      </item>
      <item>
         <title>03/07/2026 - Grignetta torrione del Cinquantenario via UNICEF [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7245</link>
         <description>Seguire le indicazioni presenti sulla relazione di Scuola Guido Della Torre, secondo me le più vicine alla realtà. Attenzione alle protezioni perchè è necessario integrare se si vuole evitare di rischiare di fare voli con conseguenze importanti...il secondo tiro è sicuramente il più duro, con 2 strapiombini non banali (VI+) anche azzerando (chi fa sicura non vede il primo di cordata). Bisogna fare attenzione a non sbagliare via perchè è facile finire su Gufo Triste al terzo tiro; per non sbagliare bisogna tenere sempre la destra una volta saliti dritti dalla seconda sosta (su fittoni resinati), anche se non si vedono (non ci sono) protezioni (integrare). Si sosta a questo punto su 2 spit. Si prosegue sul quarto e ultimo tiro invece ben protetto (protezioni miste) nell'uscita di VI sbucando in vetta. </description>
      </item>
      <item>
         <title>02/07/2026 - Denti della Vecchia 2125 m, via delle Guide + traversata integrale del Filun [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7246</link>
         <description>Trasferta in val Gerola per scoprire questi tanto decantati Denti della Vecchia. Devo dire che mi hanno sorpreso oltre ogni aspettativa. Roccia superba, verrucano estremamente lavorato, chiodatura ottima a resinati sulla via , molto interessante con alcuni tiri superbi. Ma la traversata dei Filun rende il tutto veramente indimenticabile, qui la solfa cambia, sono presenti solo le soste a fix con anello, per il resto ci si deve arrangiare, ma la roccia rimane di ottima qualità ed il percorso estremamente divertente e didattico con numerose doppie mozzafiato, per esposizione. In poche parole un piccolo capolavoro, il tutto condito con un colpo d'occhio ineguagliabile sulle Retiche. 
Bellissima escursione con Bob &quot; Fido &quot; Bottarga
Foto 1 il tracciato
Foto 2 Bob in calata dal 4° dente
Foto 3 Bob nel diedro del 5° Dente con dietro il 4°</description>
      </item>
      <item>
         <title>28/06/2026 - Lagazuoi piccolo. Via Giordano  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7239</link>
         <description>Terza volta su questa bella via. Temporale alla fine del 
ultimo tiro. 
Con Andrea </description>
      </item>
      <item>
         <title>25/06/2026 -  Sfornioi Sud [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7238</link>
         <description>Ieri sera di ritorno dalla mia triade in val Prampèr, ho avuto una violenta discussione con mio padre che mi aspettava al varco con un assurdo foglietto su cui si era appuntato tutte le cose che non andavano nella casa o che a suo dire mancavano. Elenco che definirei abbastanza farneticante per usare un eufemismo. So solo che ad un certo punto non ho retto e gliene ho dette di tutti i colori. Lui se n’è andato a letto e io ho cervato di recuperare fra le poche energie mentali che mi erano rimaste dopo la lunga giornata di 12 ore e 2500 m. di dislivello. Non ne avevo perché le avevo bruciate col nervosismo e allora ho lasciato lì di concentrarmi sul cosa fare l’indomani con Marco, rimandando la decisione all’indomani. Quando ci sentiamo alle 7 del mattino del 12 06 2026, è in ritardo e allora cerco di riprendere a dormire aspettando la sua chiamata in cui mi annuncerà che è partito dandomi il via. Son quasi le 9 quando improvvisamente mi viene in mente che mio padre, solitamente mattutino, non si è ancora svegliato. Mi preoccupo e mi alzo temendo che possa essergli successo qualcosa dopo la rabbia di ieri sera. Mi sente entrare nella sua stanza, è sereno e mi dice che ha dormito bene e come un sasso ( ieri sera mi aveva accusato che quando c’ero io lui non riusciva a riposare…). E’ la sua maniera di chiedere scusa e allora lo abbraccio e gli dico scusa. Bene! Mi son tolto un peso e ora pianifico velocemente l’escursione decidendo di andare sullo Sfornioi Sud, l’unico dei tre che mi manca. Marco mi telefona e ci diamo appuntamento a Pontesiei, dove parte il sentiero che sale al Rif. Bosconero. Lasciamo la sua auto dove arriva il sentiero che scende dal Viaz de le Ponte, da cui vorremmo tornare (loc. I Casoni) e con la mia andiamo in Loc. Pontesiei (q. 825, h 11.45). Sopra di noi sfilano il gruppo del Bosconero e le Rocchette della Serra con la Cima Alta di Nisia e il Van che la fanno da padroni. Poco dopo passiamo dai cartelli del Pian del Mugon (q. 1000) e ad una deviazione assecondo l’intenzione di marco di deviare verso una fonte d’acqua (Aiva del Roka) dove incredibilmente troviamo una targhetta metallica che la segnala come Fonte dell’Eterna Giovinezza. Beviamo e facciamo scorta…che non si sa mai che sia vero. Passiamo poi da bellissime fioriture di maggiociondolo e poco dopo al Fos de Bosc Negre, bellissimo laghetto dalle acque verdi in cui non ci gettiamo immediatamente solo perché abbondantemente in ritardo sulla tabella di marcia. Dal Bosco sopra di noi, emergono la cuspide del Bosconero e la massiccia Rocchetta Alta, guadiamo un torrentello e passiamo dalla bella Casera Zot, sorta di ricovero nel bosco. Marco mi alleggerisce lo zaino dai pesi del materiale di arrampicata visto che il suo passo è decisamente più brillante del mio che sudo copiosamente, anche credo, per lo sforzo di ieri. Entriamo in un grande bosco di faggi, mi discosto un attimo per fare una foto ad una bella cascata e poi lungamente continuiamo a salire nel bosco che diventa di conifere fino a sbucare alle 13.15 nella bellissima radura che ospita l’ex casera ora Rif. Bosconero a q.ta 1450. Saluto cordialmente Riccardo con cui avevo fatto amicizia l’annoscorso quando qua mi ero fermato con giamba e poi comincia una lunga trattativa per sapere cosa fare perché le nostre intenzioni erano di dormire nel dormitorio pensando che il Rifugio fosse chiuso, mentre in realtà apriva proprio oggi. Anche loro non sanno cosa dirci, intanto lasciamo in deposito tutto il materiale da bivacco e alleggeriamo lo zaino lasciando solo l’indispensabile per la scalata allo Sfornioi. Poi avviene il fattaccio. Un signore dice di essere sceso da Forcella dei Matt e dall’interno una voce femminile chiede com’è il sentiero. Mi intrometto e dico (avendolo percorso lo scorso anno) ” Signora…quello non è un sentiero”  con l’intenzione di sottolinearne l’imposssibilità ad essere mantenuto visto il terreno franoso su cui si snoda. Apriti cielo: esce la gestrice del rifugio che mi apostrofa per il mio intervento e molto arrabbiata non vuole accettare le mie scuse, dicendomi anche che secondo me sarebbe meglio se se ne restasse in cucina. E’ molto arrabbiata e non vuol sentir ragioni. Alla fine neanche Riccardo riporta la pace e concordiamo che stasera pagheremo il pernotto nel dormitorio. Alle 14 abbandoniamo la magica radura e la sua quiete (screzio con raffaella a parte..) e iniziamo a salire vs Forcella de i Matt. Passiamo sotto l’incredibile e triangolare parete della Rocchetta Alta alle cui spalle cerca di farsi largo il Sasso di Toanella. Superiamo il canalone che sale a Forcella Toanella e traversando verso sx andiamo a prendere il nostro. Con il Bosconero che ora sta alla nostra sinistra. Salendo Rocchetta Alta, sasso di Toanella e Rocchetta Bassa si delineano meglio e sembrano Tre Re Magi. Sculture spettacolari. Il canale franoso sale fra le pareti e lambiamo un residuo nevoso, passiamo vicino ad una roccia che getta acqua da cui mi abbevero e finalmente dopo l’erta finale scabrosa alle 15.15 approdiamo in forcella (q.ta 2065). Mi viene subito in mente quando l’anno scorso con Giamba ci approdammo dall’altro versante provenienti dal Viaz del Fonch e lui si stese a dormire sul praticello dove ora Marco si è seduto a mangiucchiare.  Guardo dall’altra parte vs il friuli e il duranno, notando una bella torretta che non ricordavo dall’anno scorso e poi non del tutto sicuro guardo vs la salita che inizia con un traverso che non son sicuro passi alla base o sopra il fianco roccioso. Opto, giustamente per fiancheggiare il costone e mezzora dopo riprendiamo a salire. Nascondo subito il mio zaino col materiale che nn ci serve e mettiamo tutto il necessario in quello di Marco. Dopo il traverso si sale un fianco ghiaioso per accedere poi a dei praticelli di cresta, e deviare a destra per poi andare a raggiungere il basamento che sorregge il castello sommitale( h 16). Ricordo bene l’incertezza che mi prese l’anno scorso quando arrivato sotto il muro roccioso di 20 metri non riuscivo a raccapezzarmi con la relazione che parlava di percorso alternativo in cengia e con il fatto che non scorgevo nessun segno. Non mi sembrava impossibile forzare il passaggio ma non ero sicuro di essere nel posto giusto e alla fine aveva prevalso la prudenza ed ero tornato da giamba che aspettava giù in forcella. Ora invece c’è un ometto a certificare l’attacco e noto allora anche uno sbiadito bollino rosso. Marco è convinto di poterci provare e allora parto con lo zaino e la corda dentro. E’ il primo passo il più difficile e poi si arriva su una cengetta dove esulto perché vedo un cordino nuovo con chiodo parimenti. Bene se hanno messo un chiodo qua non ci ferma nessuno. Do indicazioni a Marco che mi raggiunge e poi affronto la rampa che ci porta fuori dall tratto di arrampicata che definirei con iniziale breve passo di III° e poi II+/II. Esulto felice, abbiamo superato l’ostacolo e ora davanti a noi un facile e largo pendio di massi disordinati che però pare terminare verso un ulteriore castello sommitale. Saliamo, dobbiamo scartare a sx, vivere un piccolo dubbio perché la prospettiva ci inganna e non cogliamo subito il traversino di collegamento in discesa che va a prendere con continuità la rampa successiva con cui ci riportiamo nuovamente sottoroccia. Continuiamo a piegare vs sx, superando un breve passaggino in camino (II°) con seguente cordone appeso ad uno spuntone e poi arriviamo sui precipizi del lato nord.              Qui si scarta a Nord risalendo una facile ma aerea crestina che porta al passaggio finale costituito da un camino con masso incastrato dal quale penzola un cordino che vieto a Marco di utilizzare (ma non prima di essermi fermato un poco sospeso a fotografare sei primuline cresciute in un anfratto). Marco sale brillantemente e in pochi passi ci appare l’ometto di vetta. Cima di Sfornioi Sud, q.ta 2410, h 17. L’immagine principale è subito quella degli altri due Sfornioi:                  il Nord e il Mezzo che felici salutano. E alle nostre spalle i fantastici quattro in parata: dal Bosconero che sembra una vela spiegata dal vento, alla Rocchetta Alta e al Sasso di Toanella che sembrano due gemelli siamesi, e infine la Rocchetta Bassa che sta un poco in disparte perché timida e non all’altezza. Ruotiamo su noi stessi rivedendo insieme le montagne di questi giorni. Di nuovo spicca la cuspide vicina e possente del Sassolungo di Cibiana e soprattutto la grande vista che ricostruisco in seguito con Peakfinder di tutti quei monti dell’OltrePiave con cui grazie ai racconti di Luca e Diego sto cominciando a familiarizzare e che stanno entrando nei miei desiderata. Brillano di un sole pallido e lontano il Crissin, il Peralba, Pupera, Brentoni e Terza Grande. Poi più a destra le forme ardite del cridola, del Crodon di Giaf e del Monfalcon di Montanaia. Per ora solo nomi, conoscenze di vista. E poi oltre la spalla dello Sfornioi di Mezzo, le Marmarole: Pala di Meduce, cima di Vallonga, il Cimon del Froppa unito alla Croda Bianca dalla Cresta degli Invalidi, e dietro illuminata dal sole basso della sera, la Cima d’Ambata. E dietro il Cimon, in lontananza e diafana luce, Cima Undici e la Croda dei Toni. Indugio su queste cime nuove che aprono inediti orizzonti futuri. Nuovi cammini, nuovi sogni. Zoomo infine sul Bosconero e la sua parte sommitale alla ricerca vana di tracce della mitica cengia che vorrei percorrere domani. Poi ci facciamo un paio di selfie felici e come sempre viene il momento di scendere dalle spalle del sogno.                      Venti minuti dopo torniamo sui nostri passi, disarrampicando il caminetto finale e la crestina esposta e poi traversiamo fino al piccolo caminetto, al dorso del monte dove Marco ritrova la bandana che aveva smarrito e alle 18.10 ci fermiamo davanti allo spuntone dove è fissato un fettuccione con anello per calarsi alla base della montagna oltre il passo chiave. Si può scendere senza corda anche pervia della piazzola che divide il passaggio, ma preferisco usare la corda per dare un senso alla sua presenza e per evitare che possa succedere qualcosa proprio ora. E poi è un po’ un ripasso per me che ultimamente non arrampico molto e per Marco che ne ha fatte pochissime. Ci imbraghiamo allora; mostro a Marco come fare e mezz’ora dopo sono alla base della montagna a fare una foto del tratto chiave che corre a destra della corda ancora tesa. Intanto che Marco scende con tecnica un poco arrugginita, faccio delle foto al passo chiave e alla rampa d’accesso. Il Bosconero ci osserva silente nella quiete della sera con la sua grande vela al vento. Scendiamo a recuperare zaino e banca d’accesso e alle 19.15 siamo nuovamente in forcella. Verso oriente, Cima Laste dei preti e il Duranno, brillano del sole pallido serale e quest’ultimo frena un banco di nuvole che si spingono contro la sua parete senza avere la forza di superarla. Scena curiosa che mi ricorda quella volta all’Eiger e di cui racconto al mio compagno. Iniziamo a scendere il sentiero della discordia con le pareti del Bosconero a picco sopra di noi e poi all’uscita del canalone ci attende lo spettacolo della Rocchetta Alta che gonfia la sua parete di arancione mentre il Sasso di Toanella e la Rocchetta Bassa la guardano un poco invidiose, ormai condannate all’ombra serale. Un meraviglioso ed enorme triangolo d’oro sopra il quale non può non venire la tentazione di mettere le mani. Sarà per un’altravita…                      Esattamente un’ora dopo atterriamo nella radura assolata del Rifugio ed entro per cercare Riccardo che ci aveva dato info sulla salta. Trovo Raffaella tornata sorridente e scherziamo un poco. Quando poi arriva Marco, gli dico di non preoccuparsi che ormai siamo amici. Affamato Marco le chiede se si può mangiare una pastasciutta..e lei risponde “certo te la preparo”. Scherzando sul fatto che possa essere ancora arrabbiata con me le dico “hai usato il singolare tela preparo e non il plurale ve la preparo…perché chiaramente la fai solo per lui no? Dalla risata franca capisco che la diatriba della mattina è ormai acqua passata e poco dopo davanti ad una birra media e alla pastasciutta più buona che io abbia mai mangiato, siamo gli uomini più felici del mondo. Ci facciamo portare altro pane per non lasciare tracce di sugo sul piatto e poi prendiamo, belli sazi, la via del dormitorio. Ah che piacere stendersi e lasciarsi inebriare dalle lenzuola profumate. Fa molto caldo e sotto il piumino nn si riesce a stare. Mando una foto a casa a Dani e poi scivolo in un sonno a tratti interrotto fino alla luce del mattino. Anche oggi 1700m di dislivello, 15 km e 10 ore!                                                               Foto1  il muro   Foto2  all’attacco della crestina e camino finale  Foto3   calata al passo chiave</description>
      </item>
      <item>
         <title>20/06/2026 - Via Andreino + via Raffaella - Pilone centrale Grignetta [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7241</link>
         <description>Concatenamento di due belle vie in grignetta.
Vie protette a resinati distanziati. Soste ottime. Utile una serie di friends per ridurre i run-out.
Per la via Andreino visitare il link
http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=6262
Dall' ultima sosta salire fino alla cresta. Seguirla per qualche metro fino a vedere sulla sinistra un profondo canale poco invitante. Sulla destra, un po' esposta si trova la prima sosta di calata. Calarsi nel canale. Arrivati alla prima cengia proseguire con la calata nell'infido canale sfasciumoso. Poco oltre sulla destra (faccia a monte) c'è una cengetta erbosa dove si trova la seconda sosta di calata (40m).
Con una seconda calata più breve si arriva ad una grande cengia dietritica dove si trova l'attacco della via con la scritta 'Raffaella'

L1: Superare il muretto fessurato non facile,tornando poi a sinistra verso la fine del camino. Continuare per placchetta puntando ad un diedrino fessurato al termine del quale si sosta sulla destra (2 fittoni) (40m, V+, 4 fittoni, 2 chiodi)
L2: Alzarsi circa 5-6 Mt. ed obliquare a destra sotto al verticale di uno strapiombino. Raggiungerlo aiutandosi con delle lamette e superarlo sulla destra. Portarsi sotto lo srapiombino successivo, superarlo direttamente e poi obliquare leggermente a sinistra fino alla sosta in una nicchia appena accennata (2 fittoni) (30m, VI, 2 fittoni, 2 ch)
L3: Uscire a destra e salire abbastanza in verticale su parete molto ripida (attenzione ad alcuni massi instabili). Un breve canalino permette di guadagnare la cresta dove si sosta (2 fittoni) (20m, V+, 2 fittoni, 1 chiodo)

Da qui seguire l'aerea cresta fino a raggiungere la cresta segantini superando con un balzo un profondo intaglio.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>20/06/2026 - Vie Andreino+Raffaella, Grignetta/Pilone centrale  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7237</link>
         <description>Anche se la grigna è forse il posto che meno apprezzo in assoluto i forti temporali pomeridiani previsti un po ovunque nell arco alpino ci portano ancora qui .

Quando mi propongono questo concatenamento penso perché in fondo queste vie non le ho mai fatte...tiro dopo tiro in realta mi si schiarisce la memoria: ci ero gia stato!
Poco male perche la roccia su queste vie è molto bella per gli standard grigneschi.

Inutile dare una descrizione dettagliata dei tiri, sono gia ben relazionati ma soprattutto sono logici e spittati.

Con Mattia e Mirco </description>
      </item>
      <item>
         <title>18/06/2026 - 3° Magnaghi - via L'etica del Birillo [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7236</link>
         <description>2 tiri su roccia ottima con protezioni su clessidre e volendo integrabile a friends. Una sosta su clessidra su cordone verde rinforzabile con altra clessidra vicina, la seconda sosta in cima al 3° Magnaghi. Per raggiungere l'attacco bisogna scendere dalla cima del 3° Magnaghi in direzione del Canalone Porta (sinistra faccia a valle), ben segnalato dalla striscia bianca-rossa, e portarsi brevemente alla base del pilastro. (3 minuti dalla cima). L'attacco è all'altezza di un cordone verde in clessidra, e la linea di salita è individuabile da un paio di cordoni più sopra.
Aperta nel 2019 in solitaria da Simone Bianchini.</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/06/2026 - Torrione Marcella via la bella epoque [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7244</link>
         <description>Via discontinua su roccia da buona a ottima
Itinerario sportivo spittato in alcuni tiri S2/S3
Aperto dal Moro Dibona fino al traverso la via è omogenea nelle difficoltà poi gli ultimi 2 tiri sono molto più duri rispetto al grado riportato sulle relazioni e a mio avviso anche un po' forzati.
Il grado massimo e obbligatorio che ho dato sono una mia gradazione personale sarei curioso di sentire diversi pareri.
Il Moro da 6b+ al penultimo e noi mettiamo 7a
E l'ultimo dà 6a+ e noi 6c
Ripeto negli ultimi 2 tiri arrampicata fisica e non banale per divertirsi bisogna arrampicare tranquilli sul 6c onsight
Non è una via che ripeterei
Fatta con matteo in 4h
Avvicinamento in 1h,20
Discesa 1h,30
Ambiente molto bello 
In internet si trovano relazioni più dettagliate 
</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/06/2026 - Torrione Marcella via la bella epoque [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7243</link>
         <description>Via discontinua su roccia da buona a ottima
Itinerario sportivo spittato in alcuni tiri S2/S3
Aperto dal Moro Dibona fino al traverso la via è omogenea nelle difficoltà poi gli ultimi 2 tiri sono molto più duri rispetto al grado riportato sulle relazioni e a mio avviso anche un po' forzati.
Il grado massimo e obbligatorio che ho dato sono una mia gradazione personale sarei curioso di sentire diversi pareri.
Il Moro da 6b+ al penultimo e noi mettiamo 7a
E l'ultimo dà 6a+ e noi 6c
Non è una via che ripeterei
Fatta con matteo in 4h
Avvicinamento in 1h,20
Discesa 1h,30
Ambiente molto bello 
In internet si trovano relazioni più dettagliate 
</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/06/2026 - Torrione Scandella, vie Vecchia Quercia + A sud di nessun nord [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7235</link>
         <description>Saliti in Presolana per percorrere questi due itinerari che mancavano all'appello. Abbiamo percorso come riscaldo la variante d'attacco di sn di Vecchia Quercia, ci siamo calati ed abbiamo ripreso l'itinerario originale, molto bello e godibile. Raggiunta la vetta siamo scesi nel canale retrostante con breve doppia al finale. Itinerario molto bello e godibile sulla solita e fantastica roccia, ben attrezzato. Abbiamo quindi percorso A sud di nessun nord, che dire ? primo tiro superbo, ma il secondo non qualificabile, scusate l'affermazione un poco blasfema, &quot;sembra dipinto dalla mano di Dio &quot;, terzo bello ma cortino. Discesa con sosta da Claudio per concludere degnamente questa bellissima giornata, con un bel piatto del rifugio ( Polenta taragna, salsiccia ai ferri e formaggio alla piastra, dolce torta pere e cioccolato , di livello sempre altissimo ). Bellissima escursione con il Fellone .
Foto 1 i tracciati a sn. Vecchia quercia, a ds. A sud di nessun nord
Foto 2 In alto mare 
Foto 3 Il Fellone su L2 di Vecchia quercia</description>
      </item>
      <item>
         <title>16/06/2026 - Casone Formin via Alvera' [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7242</link>
         <description>Relazioni dei sassi baloss noi abbiamo  utilizzato anche lo schizzo sulla guida di Bernardi molto precisa.
Via molto bella e continua su difficoltà intorno al V/V+
Roccia sempre ottima con poche protezioni in loco ma ben proteggibile con protezioni veloci.
Noi siamo arrivati in vetta e abbiamo fatto una doppia di 25 m per scendere
Ambiente spettacolare uno dei più belli in dolomiti.
Unico neo il canale di discesa dove bisogna prestare attenzione per terreno instabile.
Via fatta con Matteo in 5h,30
Avvicinamento in 1h,30
Discesa in 1h,30</description>
      </item>
      <item>
         <title>14/06/2026 - Spigolo Maffei - Cornone di Blumone [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7240</link>
         <description>Via alpinistica su difficoltà contenute, in ambiente selvaggio.
La via segue lo spigolo destro del canale Maffei. In via si trova qualche spit e qualche chiodo. Utile avere qualche friend.
Si parcheggia a malga Cadino, e si segue il lungo sentiero che porta fino al rifugio Tita Secchi. Da qui si sale fino all'evidente spigolo su ripido ghiaione (2 h). L'attacco originale è proprio sullo spigolo, da cui parte una sorta di diedro erboso obliquo verso sinistra. Possibilità di attaccare anche sulla parete a sinistra dello spigolo risalendo il canale Maffei  per una trentina di metri fino alla scritta SM.

L1: Salire il diedro canale erboso e poi salire sullo spigolo a destra. Superare una placchetta e proseguire sullo spigolo fino alla sosta su  bel terrazzo (40m, III+).
L2: Continuare sul facile spigolo con qualche passo più verticale e sostare su singolo spit (40m, III)
L3: Tenersi inizialmente a sinistra e poi tornare a destra sullo spigolo fino allo spit di sosta (55m, III+)
L4: Salire lo spigolo e poi seguire la crestina erbosa che rimane a sinistra di un grosso torrione. Superare un primo spit e poi portarsi sotto la parete successiva dove si trova uno spit per sostare (80m, II)
L5: Traversare a destra verso lo spigolo e poi salire in verticale in una sorta di diedro; continuare sullo spigolo fino ad un terrazzino dove si sosta (30m, IV)
L6: Salire in verticale sullo spigolo a destra con bei passi d'arrampicata fino alla sosta sullo spigolo in massima esposizione (40m, IV+)
L7: Spostarsi qualche metro a sinistra e poi salire in verticale. Continuare poi verso lo spigolo e risalirlo fino ad una sosta su due chiodi (45m, IV)
L8: Traversare a sinistra dello spigolo (spit) e poi salire fino a ritornare sulla cresta. scendere a sinistra in un intaglio e poi per cengia erbosa arrivare alla parete successiva. Seguirla fino al chiodo di sosta (45m, III)
L9: Salire in verticale con passo iniziale atletico e poi continuare in verticale fino alla sosta con cordone sullo spigolo a destra (25m, IV)
L10: Salire leggermente a sinistra delle sosta: Continuare su terreno via via più semplice fino alla cresta sommitale.

Da qui anche slegati si segue la facile cresta verso sinistra puntando all'evidente selletta. Poco prima di questa, traversare a sinistra seguendo gli ometti, fino a raggiungere una cima. Da qui si segue il sentiero bollato della normale che con ampio giro riporta al Tita Secchi.


</description>
      </item>
      <item>
         <title>10/06/2026 - Bec Raty, via Ex art. 18 + Bacon Damon 2790m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7234</link>
         <description>Su proposta di Roby andiamo a ficcare il naso in questo angolo solitario ,ma splendido della valle d'Aosta. La via è godibile , tiri tutti interessanti, la chiodatura ottima a fix comprese le soste, sulle difficoltà oltre il 5c la chiodatura è da artificiale, cosa che riduce notevolmente l'ingaggio. Comunque un bell'itinerario. Arrivati in cima al Bec Raty 2386 m , visto che ci era rimasta un po' di gamba siamo saliti al Bacon Damon 2790 , scelta rivelatasi assolutamente azzeccata, panorama di primordine su Rosa e Cervino. Bellissima escursione con Roby Solidissimo.
Foto 1 Ex art. 18
Foto 2 Roby su L7
Foto 3 Panorama dalla cima del Bacon Damon </description>
      </item>
      <item>
         <title>04/06/2026 - TORRE DI AIMONIN via PESCE D'APRILE  [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7233</link>
         <description>Una via che non ha bisogno di presentazioni. 
L' inizio del Nuovo Mattino. 
Arrampicata spettacolare su roccia bellissima, tutta da proteggere. 
Salita in una mattina rubata a questo inizio di giugno con meteo altalenante. 
Ad ogni tiro , la mente correva al lontano 1973 .......
dove un fuoriclasse Scozzese ha rivoluzionato l'arrampicata in Valle e non solo. Grazie Mike!
Con l'amico Max , sempre super. 
</description>
      </item>
      <item>
         <title>01/06/2026 - Bric Pianarella , via Lunga uscita di sinistra [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7232</link>
         <description>Oggi si cambia radicalmente assetto, dalle alpi al mare in un batter d'occhio . Sinceramente vista la verdura presente in parete non mi aspettavo una via cosi divertente, roccia sempre di qualità finalese chiodatura ottima, passaggi interessanti in ogni tiro, poi il gran finale con le ultime due lunghezze della variante di sinistra, che dire , superlative. Noi abbiamo seguito tutte le varianti di ds nella parte bassa della via, compresa quella d'attacco, che sulle guide viene da 6a+ , ma a nostro avviso 5c max ottimamente chiodata e anche questa molto bella.
Bellissima escursione in compagnia di Matilde, Arianna, Francesca e Marco.
Foto 1 il percorso
Foto 2 il bel diedro di L7 
Foto 3 Matilde sulla fotonica ultima lunghezza</description>
      </item>
      <item>
         <title>31/05/2026 - Via del buco al piccolo Lagazuoi  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7231</link>
         <description>Via del buco al Lagazuoi. D IV+ con partenza dal passo del Falzarego.  Avevamo la spada di Damocle concernente le avverse previsioni meteo per il primo pomeriggio. Inoltre avevamo davanti una altra cordata. Li abbiamo raggiunti quasi subito, ma visto che non si conosceva bene la via e la lentezza della progressione, alla sosta del secondo tiro abbiamo pensato di  calare le doppie  e scendere.
Poi ci siamo diretti verso ip Trapezio per fare la Giordani..che, mea culpa avevo erroneamente ricordato come via del buco. 
Alla fine, la scelta di  ritirarsi, si è rivelata corretta..la cordata davanti a noi era ancora impegnata in parete e si stava scaricando il temporale..
Oggi 31 maggio 2026. Con Andrea Oleari</description>
      </item>
      <item>
         <title>30/05/2026 - Piramide Col De Bos / spigolo alpini  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7230</link>
         <description>Terza volta su questa bella cima. Terzo e nono tiro su roccia ottima. Con Andrea Oleari </description>
      </item>
      <item>
         <title>27/05/2026 - Presolana Occ. via Per Diego+ Ballico/Botta [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7229</link>
         <description>Bellissima combinazione che permette di raggiungere la vetta della &quot; Regina &quot; con difficoltà contenute, ma su bellissima roccia e percorso logico. Sulla via Per Piero, non abbiamo trovato la prima sosta con 2 chiodi, quindi l'abbiamo concatenata con L2, bella lunghezza da 60 m. L2 (L3) bel passaggio iniziale poi crestina facile ma con roccia delicata e zolle erbose, tiro poco significativo, ma lungo 60m. L'ultimo tiro, per noi, parte con una placca di 30 m di roccia lunare a buchi, poi purtroppo altri 30 metri di crestina esposta e sfasciumosa ( attrito inenarrabile ). Noi non abbiamo trovato la sosta a chiodi descritta nella relazione dopo la placca, in compenso è presente un fix con anello sulla cengia della normale che si raggiunge con questo tiro. La via è protetta esclusivamente con clessidre cordonate, molto vetuste e penso poco affidabili. Comunque si tratta di una validissima alternativa per raggiungere l'attacco della Ballico. Spostarsi sulla cengia verso sn e dopo una trentina di metri si trova l'attacco della Ballico/Botta. Via su roccia molto bella , logica ed interessante nei passaggi, soste con 2 fix.
Bellissima escursione infrasettimanale con la &quot;Regina &quot; tutta per noi in compagnia di Roby Valsecchi</description>
      </item>
      <item>
         <title>23/05/2026 - Monte Charvatton - Via Tommy [ Stefano81 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7227</link>
         <description>Bella via di placca in un luogo abbastanza isolato e tranquillo. 
Roccia da buona a ottima, scalata piacevole (soprattutto per amanti del genere) e difficoltà omogenee per tutta la via. 
Si arrampica su placche appoggiate con occasionali passi tecnici, anche se quasi mai in pura aderenza.
Il 6C è concentrato in tre metri del terzo tiro ma non è 6C, un minimo di convinzione comunque serve. Per il resto si viaggia intorno al 6A+ come difficoltà massime. 
La spittatura è da falesia, in alcuni passaggi ascellare. Si allunga invece di diversi metri dove è molto facile.
Di fatto sono tredici tiri, gli ultimi tre sono placche spianate per uscire sul sentiero. Sentiero tra l'altro molto bello fino a Courtil, dove volendo c'è un bar. Rientro all'auto lunghetto se non trovate un passaggio.</description>
      </item>
      <item>
         <title>23/05/2026 - Presolana Centrale 2512m cresta Saglio + traversata Orientale - Visolo [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7226</link>
         <description>La valutazione sull'itinerario si riferisce all'intero percorso compreso della traversata per cresta, per quanto riguarda la sola cresta Saglio la definirei scherzosamente &quot; bellissima salita su zolle erbose, con qualche raro passaggio roccioso &quot; , va considerato che è un'itinerario esplorativo aperto negli anni trenta, ma tecnicamente non mi ha soddisfatto, mi aspettavo di meglio. La via è chiodata alle soste con fix ed anelli di calata, lungo l'itinerario rari chiodi e clessidre cordonate, che impongono di mantenere la concentrazione anche perchè in più punti la roccia non è eccelsa. In compenso la traversata sulla cresta di rientro si svolge in ambiente superlativo. La Regina in fin dei conti non delude mai e regala sempre grandi emozioni. Bellissima escursione con Bob &quot; Fido &quot; Bottarga. 
P.s. Ho indicato il dislivello complessivo dell'intera giornata
Foto 1 sulle prime lunghezze 
Foto 2 Il passaggio chiave
Foto 3 &quot;Pericoloso sporgersi&quot; uno sguardo a tuffo sulla Nord</description>
      </item>
      <item>
         <title>23/05/2026 - Tessari Via Giocando fra i diedri e Via Cip di Sinistra [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7225</link>
         <description>Molto bella la prima via, specialmente i due diedri.
Cip di sinistra abbastanza ricca di vegetazione con ottima ultima lunghezza.
Con Andrea</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/05/2026 - Tessari. Vie Bella Gioia e Roccolo in fiore [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7223</link>
         <description>Bella gioia, a mio parere, migliore si aper qualità della roccia e senso estetico.
Boccolo in fiore, primo tiro veramente sporco con vegetazione, poi migliora salendo. Traverso molto esposto ma ben appoggiato. Gli ultimi tre tiri sono i migliori, specie il diedro.</description>
      </item>
      <item>
         <title>16/05/2026 - Monte San Martino, via GGG + Attraverso il passato [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7224</link>
         <description>Concatenamento pomeridiano di queste due belle viette, sulla solita roccia super di queste parti. Un plauso particolare alla seconda lunghezza di GGG, veramente superba, per il minerale e per la logicità del tracciato.
Bella escursione con Helene

Foto 1 Helene su L 2 di GGG
Foto 2 L1 di AP
Foto 3 L2 di AP</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/05/2026 - Vai Dino Sottovia - Cima alle Coste [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7222</link>
         <description>Via molto ingaggiosa per via della chiodatura distanziata, della delicatezza della roccia e dell'erba che disturba parecchio la progressione, non solo nei tratti appoggiati, ma anche nel tiro chiave.
Le soste sono su chiodi, ma sono più che buone. Lungo i tiri pochi chiodi, e comunque l'obbligato rimane il sesto (severo).
Si parcheggia al campo sportivo di Dro, e si prende la sterrata verso destra in direzione di pietramurata. Si sale fino ad un piccolo colletto con grossi massi. Appena la carreggiata inizia a scendere, prendere il sentiero a sinistra che sale nel bosco, in direzione delle placche (ometto)
Arrivati in prossimità di alcune placche sulla destra, prendere la traccia in leggero obliquo verso sinistra, che supera una paretina con una corda fissa. Andare poi verso destra fino ad arrivare alla famosa prua indicata in alcune relazioni (due tettini consecutivi che vanno da sinistra verso destra). La sosta di L1 si trova proprio sopra questi tetti (40 min)

L1: Salire in verticale su roccia friabile, stando a destra di un alberello. Appena oltre a questo, piegare decisamente a sinistra seguendo una facile rampa che permette poi, ritornando a destra di arrivare sopra i tetti della prua (60m, III).
L2: Salire il delicato muretto verticale sopra alla sosta (primo chiodo molto alto). Oltre il chiodo uscire verso destra su erba, e poi riportarsi verso sinistra salendo su una placchetta. Proseguire fino ad un albero con vecchi cordoni dove si sosta (30m, V+, 4 ch)
L3: Traversare per una trentina di metri verso destra su roccia ed erba, saltando una sosta intermedia (30m, III+, 3 ch)
L4: Tornare indietro per 5 metri fino ad un vecchio chiodo. Sopra di esso si vede una bella placca incisa da una fessura erbosa. Salire in verticale e seguire la fessura, obliqua verso sinistra, con passi obbligati difficili e scivolosi. Arrivare così ad una sosta. Saltarla, e proseguire sulla liscia placca (passi in A0). Con un ultimo passo di decisione si esce sulla cengetta dove si trova la sosta (40m, VI+ e AO, 8 ch)
L5: Salire il diedro a sinistra della sosta. Uscire su una cengetta e traversare una decina di metri verso destra su erba, fino a sostare su una piccola ma solida pianta (35m, V, 1 ch)
L6: traversare nell'erba qualche metro verso destra, e poi salire in una vago diedro con roccia poco invitante. Lo si sale lungamente su roccia più solida di quello che sembra, per una ventina di metri fino alla sosta (poche possibilità di proteggersi) (35m, IV+, 1 ch)
L7: Salire sopra la sosta per placca delicata (chiodo un paio di metri a destra) e improteggibile per diversi metri fino ad una fessura dove si trova un altro chiodo. Con passo difficile si supera la fessura e si continua stando a sinistra dell'evidente tetto. Poco prima del tetto si affronta un altro passo difficile su placca. Usciti da questo si sale verso verso destra, e si sosta sopra al tetto (40m, VI+, 4 ch)
L8:Superare verso destra il naso roccioso, sfruttando la fessura sotto di esso. Salire poi il successivo diedro-rampa, fino alla sosta (30m, V+, 3 ch)
L9: Salire nel diedro erboso per qualche metro, e poi salire sulla placchetta di sinistra. Continuare in verticale su roccia friabile fino alla sosta (40m, V-, 2 ch)
L10: Salire in verticale su balze con roccia delicata fino al bosco sommitale. Sostare su piccola pianta (60m, II-III)
L11: traversare verso destra su erba fino a raggiungere il bosco (60m, I-II)

DISCESA: traversare lungamente nel bosco verso destra su esile traccia. S'incontra una sosta con cordone e moschettone su albero. Da qui si prosegue ancora per una trentina di metri fino ad una sosta a spit. Da qui ci si cala lungo la parete seguendo la via a spit sottostante fino alla base della parete (soste a spit collegate da cordoni neri). Arrivati alla base si segue la traccia che scende obliquando verso destra (faccia a valle), e che attraversa delle lisce placche. Con un ultimo cavo metallico si scende dalle placche, e si riprende il sentiero nel bosco fatto all'andata.

Foto1: L4
Foto2: L7
Foto3: L8


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      </item>
      <item>
         <title>09/05/2026 - Placchette del San Martino [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7221</link>
         <description>Sono molto legato a questo luogo avendolo frequentato parecchio in gioventù, e gli aggettivi utilizzati sono forse influenzati dei sentimenti più che dalla realtà. Ogni tanto ci torno ed ogni volta è un gran piacere, sarà per la roccia di qualità commovente, per il luogo assolutamente bucolico anche se alle porte di una città, il panorama che si gode dalla cima della falesia, è sempre comunque amore e godimento, anche nella sua semplicità. Abbiamo percorso :
Vai col liscio 35m max 4+
Via delle clessidre max 5 35m
Evidenza solare max 6- 35m
Rampa + Soigolo interno max 4
Cuore di Pietra max 5+ 35m 
In Totale 175m con annesse esercitazioni di calata in corda doppia, direi non male per un pomeriggio. 
Partiti in treno da Milano Centrale alle 12,35 ritornati in Centrale alle 21,40 , a dimostrazione che spesso con un po' di buona volontà ci si può muovere in maniera meno impattante. Tra le altre cose alle 14,00 la falesia va in ombra regalando un clima superlativo, il tutto circondati da camosci che scorrazzavano indisturbati nelle vicinanze. Se non volete salire a piedi direttamente dalla stazione di Lecco, risparmiando circa 20 min potete prendere il bus n°8 che passa proprio fuori dal piazzale della stazione e raggiunge la chiesa di Rancio, con una frequenza di 20 min al sabato. Bellissima escursione in compagnia di Helene e Marco.</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/05/2026 - Tessari Via Ali di Farfalla e Pinamonti [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7219</link>
         <description>Via ali di Farfalla :Primo tiro un poco sporco, poi dal secondo, la qualità migliora nettamente.
Serie di muretti con roccia molto ruvida e lavorata.
Molto divertente.
Via Pinamonti:
Primo tiro abbastanza ingaggioso con strapiombo da superare in velocità.
Terzo e quarto tiro da integrare i pochi spits con friends medi/piccoli.
Abbiamo seguito la variante, che si chiama Davide Pinamonti e corre parallela fino ad intersecarsi all'ultimo tiro.
Leggermente più ingaggiosa della Pinamonti originale.</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/05/2026 - Bastionata di Tessari, via Il leone di Nemea [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7220</link>
         <description>Torniamo a Tessari ad un'anno di distanza per proseguire la collezione di vie su questa bella e comoda bastionata. La via in questione se devo essere sincero non mi ha entusiasmato particolarmente, molto discontinua, con una sola lunghezza veramente entusiasmante, quella del diedro. Per il resto passaggi molto brevi seguiti da sezioni banali e spesso con roccia da verificare. Questo per quanto riguarda il mio personale giudizio estetico, poi un plauso agli apritori per il gran lavoro svolto, che ci hanno comunque regalato un percorso piacevole. Un altro appunto lo devo fare sulla valutazione dei gradi presente sulla guida Adige plasir, a mio avviso assolutamente sopravalutati, ed incoerenti con quelli del tiro chiave, che mi pare l'unico corretto. Bellissima escursione con il Feletti</description>
      </item>
      <item>
         <title>02/05/2026 - Castel Presina Parete Rossa - Via Senza Chiedere il Permesso [ Stefano81 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7228</link>
         <description>Andiamo a vedere questa recente via sulla bellissima Parete Rossa.
L'attacco è all'estrema destra, si percorre praticamente tutta la cengia.
La roccia è quella tipica delle vie verticali della parete, bella ma non solidissima.
I tiri sono tutti belli, peccato siano pochi.
La chiodatura è artigianale ma abbondante tranne, chissà perché, all'inizio della via: primo spit a dieci metri da terra.
All'uscita ci si trova alla base della falesia, vale la pena fare qualche tiro per riempire la giornata.</description>
      </item>
      <item>
         <title>01/05/2026 - TRE DENTI CUMIANA - LA PRUA via FAR WEST EXPERIENCE [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7217</link>
         <description>Bella arrampicata su roccia ottima.
Protezioni perfette , non serve integrare. 
Anche se corta salita di soddisfazione con alcuni tratti non banali.
Avvicinamento che scalda il motore.
Con l'amico Max , super come sempre. 
Tornati dopo qualche anno in zona, posto bello come lo ricodavo. 
Relazione ottima su Gulliver. </description>
      </item>
      <item>
         <title>01/05/2026 - Settore Trapezio / Via Pinamonti e Cappuccio del fungo [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7216</link>
         <description>Chiodatura sufficente, quialche cordone un poco usurato da integrare.
Se si sale tutta senza alternare i tiri prevedere almento 15 rinvii.
Prima arrampicata della stagione, via divertente con un tiro non banale.</description>
      </item>
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         <title>28/04/2026 - Sass del Mel [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7215</link>
         <description>Luca mi contatta tramite wapp per via del Viaz dei Camorz e dei Camorzieri che gli piacerebbe fare. Facciamo un poco di amicizia telefonica, gli do la mia disponibilità e poi cominciamo a cercare d’incontrarci per un’uscita esplorativa. Lui può solo di sabato e allora passa un poco di tempo prima che ne abbia io uno libero. Lui mi parla del Sass de Mel e io gli parlo del Pulpito della Pala Bassa. Alla fine m’intriga il Sass de Mel così repulsivo, così poco frequentato, così fuori moda, così misterioso e poco relazionato e definito un poco per folli dalle poche relazioni trovate su pochi libri. Vietato sbagliare è la sintesi condivisa. E così terminata attorno alle 20 una consultazione familiare con P&amp;C, e cenato velocemente, saluto casa e amici e alle 21 m’infilo in macchina direzione Belluno, park di Case Bortot (q.700) dove arrivo poco dopo mezzanotte. Non ho voglia di cercare un posto nel bosco per così poche ore di sonno e mi stendo nel posteriore della Punto con sacco a pelo, cuscino e cell. puntato alle 5. Mi svegli poco prima del timer un’auto che parcheggia a fianco della mia. Mi alzo, arriva Luca mentre sto completando la preparazione che interrompo per la presentazione e alle 5.30 del 25 04 2026 muoviamo i primi passi alla luce delle frontali in direzione del Rif. VII° Alpini. Rischiara rapidamente e la prima immagine che il giorno ci regala, sono le Pale del balcon e lo schiara, che si tingon di rosa. Il dito della Gusela, come suo solito, indica il cielo. Passiamo da un rudere e poco dopo Luca mi propone il taglio nel bosco per evitare di passare dal rifugio e guadagnar tempo. Cambio di pendenza importante, un vero e proprio sentiero da trail che zigzaga ripido e rapido nel bosco. Mi accorgo allora della grande preparazione e forza di Luca che inizia inesorabilmente a staccarmi nonostante si sia accollato lui il peso della corda da 60 metri: ma si sapeva! Lui in piena forma, io solo in ripresa e con vent’anni di più! Salgo del mio passo vedendolo sempre avanti me fermo ad aspettarmi e poi ripartire. Alle 7 in una radura del bosco, vediamo appollaiata sotto un masso Casera Medassa,  fianchi in pietra e tetto in lamiera. Un cartello indica Forcella Pis Pilon e poco sopra da Est un raggio di luce si fa spazio fra le ombre che coprono ancora il Serva. Rientriamo in un bel bosco di larici per essere poi anche noi inondati a tratti di luce solare che ci dà il buongiorno filtrando a sprazzi fra i rami. Continuiamo a salire fra bei prati sotto belle formazioni rocciose che mi ricordano la vicina Torre di Pescors che sta dall’altra parte della Forcella Caneva fin quando appare la nostra montagna; severa, in ombra solo lambita nei suoi fianchi est da scie luminose. Alle nostre spalle invece il Terne e la sua cresta nord che mi piacerebbe percorrere al ritorno. Per bei prati dalle tinte ancora giallastre dell’autunno passiamo sotto una bella torre e continuiamo a traversare per begli avvallamenti in direzione del sass de Mel, ormai padrone completo e magnetico della scena. Passiamo sotto e facciamo due passi in più per affacciarci da F.lla Pis Pilon vs il VII°                 ( q.1730, h 7.50). Gusela di inaudita bellezza e sole che spunta oltre Cima Tanzon proprio a fianco del Sass ci regalano momenti di magia alpina. Riprendiamo a traversare e poi a salire in direzione di F.lla Caneva. Mentre stiamo attaversando una zona in ombra chiazzata di neve, siamo attirati da una fuga dirompente di camosci lungo una cengia erbosa del Sass de mel. E’ incredibile vedere la loro folle corsa orizzontale su pareti che sembrano quantomeno verticali: un branco enorme di almeno venti esemplari che si danno alla pazza fuga o gioia. Traversiamo in diagonale un tratto nevoso e duro e poi guadagniamo l’ultimo strappo in direzione dell’agognata forcella dove con curiosità attendiamo di scoprire cosa ci attende. La nostra montagna ha assunto l’aspetto sinistro e scuro di una prua e si staglia contro il cielo azzurroblu del mattino. Alle nostre spalle come fiamme al cielo le punte di Tiron Sabioi e Pinei, ricordano i fasti passati del Viaz e forse quelli a venire. Alle 8.30 raggiungiamo Forcella Caneva, q.ta 1850 e gettiamo lo sguardo oltre vs i monti del friuli con il Col Nudo a farla da padrone, ma si notano anche il celeberrimo Monte Toc e le cime di Vieres di Veraniana memoria. Mi siedo a riposare e cercare nel cibo un poco di ricarica mentre l’instancabile Luca muove passi vs la paretina di attacco. Lo vedo risalire lo zoccolo e poi iniziare a traversare l’esposta cengia con passo sicuro, rassicurandomi che c’è spazio. Si ferma solo sotto il muretto di attacco dicendomi che non gli sembra così ostico…poi ritorna alla base anche lui per rimpinzarsi di cioccolata. Alle 9 attacchiamo la paretina ormai ben studiata e mi trovo davanti. Non abbiamo calzato i ramponcini e neanche brandiamo le picche. Lo zoccolo è semplice: una decina di metri di prato che s’inclina per diventare di zolle e roccette e che portano alla decina di metri di cengia orizzontale dello stesso terreno, vale a dire un misto di zolle erbose e roccette. Il passo è sempre sicuro e riparato, solo che spostandosi verso destra ci si espone al salto di una decina di metri sottostante.                                                          Anche il muretto lo trovo più semplice di quanto temevo e in pochi passi decisi lo supero. Sono circa 5 metri, abbastanza appoggiati ma bisogna controllare bene la tenuta delle zolle o degli appoggi erbosi/terrosi o quello delle rocce su cui ci si traziona. Il punto è che volare qua non garantirebbe di riuscire ad evitare di precipitare nel baratro che si apre circa un paio di metri dietro. Insomma è abbastanza facile, mas si sale un poco con la strizza al culo. Psicologico, non tecnico. Comunque è fatta, siamo fuori entrambi e pochi metri dopo sulla paretina di destra noto un cordino con anello di calata. Inizia un canalone erboso ripido, delimitato da una costola rocciosa a destra e che comunque sale a gradoni erbosi. Metto il turbo per essere il più dinamico possibile e non perdere energia da un passo in spinta all’altro e mi fermo solo quasi al suo termine quando noto una grossa clessidra che decido di armare per la calata in doppia quando scenderemo. Scatto una bella foto a Luca che sale e sorride, visto che è la prima volta nella giornata in cui me lo trovo dietro. Ci fermiamo alla clessidra e dato che la corda sfrega, perdiamo un poco di tempo ma decidiamo di metterci cordino e moschettone e lasciarli per le future ripetizioni. Il canalone ora devia vs sx abbandonando la costola rocciosa e sale ancora per circa una decina di metri. Dal suo culmine alle 9.45 fotografo la corda rossa da 60 metri che scende e che ci servirà anche da riferimento. Ora un pendio erboso si apre davanti a noi e iniziamo a salirlo in diagonale vs sinistra, poi chiamo luca per sapere se ha idea di quale fra le due punte sia quella giusta e mi risponde che è quella di destra dopo aver consultato l’app. Spinge Luca e io lo seguo su questi prati ripidi che richiedono attenzione sulle parti erbose e passaggi di placca su quelli rocciosi. Ma sono difficoltà che sappiamo gestire bene e saliamo rapidi e decisi. Siamo in cima alle 10 (q.2075) e ci abbracciamo felici. Dopo la tensione del salire e le paure che le avevano precedute, ora ci rilassiamo in questo sereno angolo paradisiaco. Anche la cresta affilata, non è tale, permette invece agio e tranquillità anche se sul versante opposto a quello di salita, in effetti precipita verticale. Il mondo ruota attorno a noi ne siamo il centro immobile. Terne, le creste del Viaz e dietro Pizzocco, il lontano Pavione e poi la triade Sass de Mura, Piz de Mez e Sagron, per poi passare ai vicini Burel, Pale del Balcon, Schiara e Pelf che ci copre proprio le spalle con la sua mole immensa. Alla sua sinistra il gruppo del Bosconero, i vicini Zimon de Cajada e Cima dell’Albero che anticipano il gruppo del Duranno e il Col Nudo. E poi la Torre di percors cge svetta solitaria sotto di noi e il Serva dietro al quale si apre la Val Belluna. Chiacchieriamo e poi guardo e sogno di avere la forza di scendere e risalire fino a F.lla Mompiana per fare il Tiron e magari poi tornare a Case Bortot attraverso la cresta nord del Terne che abbiamo proprio davanti al naso. Vedremo poi. Alle 10.30 iniziamo a scendere e alle 11.15 dopo qualche incertezza di percorso (prestare attenzione perché non c’è nessun ometto o segno e dall’alto sembra tutto uguale) siamo alla clessidra attrezzata. Più esperto di manovre di corda, facciamo un veloce ripasso e dopo aver predisposto Luca per la calata in doppia, inizio a calarmi agevolmente e allegramente cercando di no pesare troppo sulla corda vista la clessidra dall’apparenza solida ma certo non indistruttibile. La corda finisce e non sono arrivato a fine canalone. Comunico a Luca di calarsi e poi vedremo il da farsi. Mi raggiunge e lo assicuro ad un cordino messo attorno ad uno spuntone e dal quale mi calo alla sosta che dovrebbe essere sotto di una decina di metri con l’intenzione poi una volta raggiuntala di recuperarlo con la corda. Mi calo ma quando arrivo sopra al saltino, non lo riconosco perché non vedo più la sosta e non capisco il perché. Mi distraggono le voci di alcuni alpinisti che arrivano dalla mia destra…come mai salgono di la? ..sto sbagliando io?...sono dietro una costola rocciosa e non riesco a parlarci. Non so cosa fare e decido di aspettare che arrivino. Sbucano alla mia altezza, il primo di loro mi dice che stanno salendo da relazione e che non devo scendere per dove sto andando io. Non capisco più niente e luca mi invita a scendere da dove son saliti loro (ma mi han detto che ci vorrebbe un cordone grande per attrezzare una doppia sopra uno spuntone!). Non mi va di lasciare la mia fettuccia e poi noi non siam saliti di la! Decido di traversare fino ad un alberello per fare una sosta come si deve e poi da la in tutta sicurezza provare a capire la situazione che trovo inspiegabile. Cioè sono certo di essere giusto..ma non capisco dove possa essere sparita la sosta che ho visto salendo. Mentre vado all’alberello, vedo la sosta, più laterale e piccola di come la ricordavo…e decido di raggiungerla. Col senno di poi avrei dovuto calarmi fino alla base del muretto e lì aspettare la discesa di Luca. Invece mi assicuro, recupero Luca e lo daccio scendere alla base del muretto e poi a mia volta mi calo in doppia da lui.   
Alla base del muretto c’è abbastanza spazio (anche se la vista dall’alto del vuoto alle spalle fa parecchia impressione…) e quindi ci sleghiamo, riponiamo la corda nello zaino di Luca e tranquilli e sicuri ripercorriamo l’esposta ma sufficientemente ampia cengia che conduce allo zoccolo e poi scivolo erboso che ci deposita al porto sicuro di F.lla Caneva (h 12.30). Fotografo dall’alto lo scivolo erboso, veramente felice di essere fra poco con i piedi su terreno orizzontale! Ci abbracciamo nuovamente, ora è veramente fatta. Abbiamo perso un po' di tempo ma l’importante è stato aver fatto tutto in sicurezza. Facciamo pranzo e studiamo la nostra e la via di salita dell’altro gruppo che sono saliti per una costola rocciosa più marcata a sinistra e poi hanno traversato per cengia più semplice fino a sopra il nostro muretto. Due linee simili credo come difficoltà. Forse più esposta la nostra e più tecnica la loro ma su roccia più solida. Alle 13 salutiamo il Sass che ora levigato di sole sembra più mansueto  e ci caliamo vs F.lla Pis Pilon dove decidiamo per cambiar giro di calarci nel versante del Rif. VII° Alpini, nonostante il canalone sia a nord. Ma vista l’ora tarda la neve ha smollato e con divertentui sciate, perdiamo rapidamente quota fino ad arrivare ad un bel sentierino aereo che a tornanti e con fantastiche visioni sui Pinei che ci stanno proprio di fronte, ci conduce al Rifugio (h 13.45, q. 1550). Fiori, gente stesa sui prati a prendere il sole…che contrasto rispetto alle durezze alpine e alla solitudine che abbiamo vissuto fino a pochi minuti fa. Poi entriamo nella valle dell’Ardo, raggiungendone il greto e le forre, in una sequenza bellissima e incredibile di polle smeraldine dalle tonalità più chiare a quelle più intense del verde. Che spettacolo…mi viene alla mente quando passando di qua da giovane sognai di scendere lungo il corso dell’acqua per visitare tutte le piscine naturali incontaminate. Poi inizia a farmi male lo scarpone destro, inizio ad aver caldo e sonno e a sentirmi uno straccio. Per questa è provvidenziale la sosta con bagno ai piedi e grandi bevute al Ponte Mariano ( h 14.30, q.ta 690). Ripartiamo come nuovi ma so che è uno specchietto per le allodole e cmq dico lo stesso a Luca di consutare l’app per vedere se troviamo il sentiero che risale a Casera dei Pez e poi al Col Foruncol e poi eventualmente decidere di proseguire per Forcella Mompiana. La deviazione (h 15.15) è evidente e parte un vero sentiero (forse ci siam passati al buio per non averlo visto stamattina…). Non faccio in tempo a pensare se ho voglia e forze per risalire ancora che Luca è già alto…e allora via dietro alla sua motoretta che imperterrita sale sgasando nonostante il peso della corda sulle spalle. Bel boschetto, salita leggera che riconcilia con il mondo della montagna, fino a quando lo strappetto finale fa urlare di protesta tutti i miei muscoli non ancora allenati a sufficienza dopo un inverno in letargo. Venti minuto dopo il bivio siamo nella bella radura verdeggiante dove è stata costruita con legno e pietre la bella casera e un quarto d’ora dopo premiati i nostri ultimi sforzi nel raggiungere l’ameno Col Forongol (q.1040). Qualche minuto prima si sarebbe potuto al bivio svoltare a destra vs la Forcella lui non aveva tempo e io le forze. Decidiamo allora di salire sul piccolo crinale e di fare una piccola pausa prima dell’ultimo tratto di discesa. L’idea è di Luca e lo prendo in giro perché mi ci vorra’ un quarto d’ora per fare quei 5 metri di dislivello: dall’altra parte si apre un inaspettato dirupo e la vista spazia libera su tutte le montagne di buona parte della nostra giornata: che regalo inaspettato e magnifico, che pulpito incredibilmente panoramico. E così mentre mangiamo e beviamo con gli occhi che si riempiono di Schaira Pelf e Sass de Mel passiamo un quarto d’ora di assoluto relax e benessere. Alle 16.30 siamo nuovamente al Park di Case Bortot, dove ci salutiamo. Sono cotto e dopo essermi cambiato, capisco che per riuscire a tornare a casa devo ricaricare le batterie e allora decido per un mega gelato e poi bottiglione di coca contro il sonno. Passo da Bolzano Bellunese e resisto alla tentazione di passare a salutare il Mot (il mio testimone di nozze) perché ci son appena passato 15 giorni fa. Scendo vs Belluno e alla prima gelateria mi fermo: incredibile, vedo Miriam su una panchina con il figlio a cui mi avvicino per chiedere i soldi per un gelato proprio mentre esce il Mot che mi apostrofa dicendomi: glielo do io il gelato. Ci facciamo quattro risate e poi passiamo un poco di tempo insieme a chiaccherare, prima di andare chissà perché alla sera che passai a casa sua con Nicola in procinto di partire per il Viaz.                La sera festeggiammo con Marta e un’altra ragazza di cui non ricordavo il nome e che mi dice essere morta per problemi con l’alcool, bruciandosi accidentalmente viva. Che storie, ciao Gigia..peccato!                                                 Foto1 in salita vs il Sass de Mel  Foto2  Luca sulla cengia dopo la calata                                                                                    Foto 3  la parete d’attacco con la nostra linea in rosso e in viola quella dell’altro gruppo
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      </item>
      <item>
         <title>24/04/2026 - Forzo Ahperian via Allegro con brio [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7214</link>
         <description>Bellissima via su placche granitiche fessurate, qualche raro passo di aderenza e una bella lunghezza in diedro più verticale, il tutto ottimamente attrezzato a fix, soste con catena di calata per un veloce rientro in doppia. Il tutto inserito in un bucolico paesaggio alpestre, non ancora contaminato dal turismo di massa. Meteo fotonico per questa bellissima escursione con Roby.</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/04/2026 - Monte San Martino 1090 cresta del Geppo o bolli rossi [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7218</link>
         <description>Partiti per salire la Chiappa all'Antimedale, veniamo accolti da ripetute scariche di sassi ( temporale nella notte ), decidiamo che l'avvertimento va accolto anche se con un po di rammarico. Scatta il piano B e decidiamo di salire questo simpatico itinerario che si trova proprio li nelle vicinanze. Salita al confine tra l'escursionismo e la facile arrampicata, ma comunque divertente e da ricercare, una valida alternativa per salire sul San Martino, con bellissime vedute su Lecco la Brianza ed il lago, facendo un po di fiato. Bella escursione con Helene</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/04/2026 - MACHABY via FISELLA D'ARNA' [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7213</link>
         <description>Facile e divertente arrampicata quasi interamente su placca.
I tratti più impegnativi sono facilitati da staffe e corde fisse. ( chiaramente è possibile non usarle)
Protezioni buone ma non vicine quindi serve un minimo di esperienza.
Qualche tratto un poco terroso ma visto la morfologia del posto è inevitabile. 
Ottima per accompagnare chi inizia ad arrampicare.
A fine via saliti al Forte di Machaby e scesi per comoda strada. 
Con l'amico Teo. 
Varie relazioni in rete.</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/04/2026 - Arco, San Paolo vie Nereidi + Ammoniti [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7212</link>
         <description>Partiti verso le 12 per ripetere la via La Bellezza di Venere , dobbiamo desistere per via dell'Overtourism presente in parete. Ripieghiamo poco fiduciosi in direzione di San Paolo, ed inspiegabilmente qui pochissima gente. Saliamo in successione Nereidi e la via delle Ammoniti, due simpatiche e divertentissime viette, purtroppo rovinate dalla massiva frequentazione che ormai ha lasciato evidenti segni sulla roccia.
Bellissima giornata in compagnia di Helene.
Foto 1 Primo tiro di Nereidi
Foto 2 Terzo Tiro di Nereidi
Foto 3 secondo tiro di Amminiti</description>
      </item>
      <item>
         <title>02/04/2026 - MONTE CIMO PARETE del BOOMERANG - PILASTRO BIANCO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7211</link>
         <description>Note:
Bella via aperta con poche protezioni e dal basso dal prematuramente scomparso accademico veronese Silvio Campagnola (Ciba).
Il sapore classico della linea si intuisce dalla ricerca della linea naturale di minor resistenza, tuttavia le varianti sportive su L4 ed L5 , aperte (giustamente) per evitare i tratti appoggiati che inesorabilmente si inerbiscono qui a basse quote, snaturano un poco la via originale.

Avvicinamento:
Accesso: dal parcheggio bordo strada in località Turan, (appena prima di Preabocco) si prende la traccia con sbarra sulla destra prima della fabbrica. Seguire il sentiero lungamente fino a superare il traliccio e in corrispondenza di un grosso ometto si sale per lecceto a sinistra. Dopo vari tornanti e alcuni tratti di corde fisse si giunge al bivio con il sentiero Tomelleri (targa). Costeggiare le pareti verso sud (sx) per qualche centinaio di metri (fisse) fino all'attacco in corrispondenza della targhetta n°4 e scritta nome via alla partenza.

Descrizione:
L1 Partenza su muretto verticale che poi si abbatte proseguendo su terreno un poco friabile e vegetale, tenere la linea di spit a destra. Sosta su comoda cengia. 20m 6a.
L2 Partenza difficile data in A0 con poco per mani e piedi, poi diviene più facile fino alla bella traversata che conduce sotto al diedro bianco. 30 m 6b A0 passi, poi 4c
L3 Bellissimo diedro fessura aereo con tratti atletici, 25 m 6a+.
L4 Non seguire l’originale dismessa verso destra (cordone e tasselli senza piastrine) ma la linea di spit sulla sinistra. Bella placca con partenza non banale. 20 m 6a e 5c
L5 La linea originale è quella di destra: partenza di equilibrio, sezione più facile e poi muro strapiombante fisico dato in A0 fino alla catena. 20 m 6a e 6b A0.
 
Discesa: consigliata in doppia.
Per i più avventurieri è possibile scendere a piedi non sostando sull’ultima catena ma su alcune clessidre 5 metri sopra al ciglio della parete. Si prosegue poi verso destra fino ad un passaggio tra le rocce a sinistra. Da qui in verticale e poi verso sinistra andando ad intercettare la forestale. Seguirla verso sud (sx) fino ad un ometto sulla sinistra: inizio Sentiero Tomelleri. Inizialmente il sentiero è invaso dall’erba ma man mano che ci si avvicina al ciglio migliora. In prossimità di una radura in vista del Cordespino il sentiero scende ripido a sx (ometto e fissa appena sotto), dopodichè costeggia tutte le spettacolari pareti strapiombanti verso nord con qualche tratto esposto (fisse) fino a giungere alla targa Tomelleri. Da qui a ritroso fino al park.
Storico
Campagnola e Marchesini 1995


Giudizio personale:
Arrampicata esigente sul grado indicato.
Roccia ottima , tranne seconda parte del primo tiro.
Tutti i tiri sono meritevoli ma L3 vale da solo la via.
i 6b indicati in relazione …..sono strettini.
Salita che merita una ripetizione.
Con l’amico Max , una garanzia!
Avventura completa se si scende a piedi &amp;#128521;&amp;#128521;&amp;#128521;
</description>
      </item>
      <item>
         <title>22/03/2026 - MONTE PIZZOCOLO CRESTA SE [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7210</link>
         <description>Divertente e facile arrampicata di cresta su roccia calcarea strepitosa.
Divertimento assicurato.
Panorama TOP.
Con gli amici Teo, Stefano e Gigi.
Consigliata.
Molte relazioni in rete.</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/03/2026 - Monte Cimo Parete di Preabocco via CHIARI DI LUNA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7209</link>
         <description>Note:
Bella via alpinistica con fix nei passaggi improteggibili.
Tratti un poco sporchi e con arbusti per le scarse ripetizioni.

Avvicinamento:
L’attacco si raggiunge in pochi minuti dal parcheggio nel centro dell’abitato di Preabocco, si prende una stradina nel bosco che sale in direzione delle pareti e di li a poco, nei pressi di una cabina, la si lascia per traccia quasi impercettibile che supera le due reti paramassi. Arrivati alla base nei pressi di un ometto si sale per una cengia ascendente verso destra e si sale così sullo zoccolo, per traccia con percorso a S di nuovo verso la parete, chiodo rosso a circa 5 m. da terra.

Descrizione:
Il primo tiro di V+ sale verticale fin sotto ai tetti colorati, ben protetto a chiodi e fix, un poco sporco.  30m.

Il secondo tiro VI/VI+ si traversa sotto a  tetti lavorati a canne e buchi, da integrare ma presenti comunque spit di passaggio. Dopo la traversata non lasciarsi ingannare dalla sosta di calata a sinistra ma salire in verticale superando uno strapiombino fino alla sosta nei pressi di un alberello, questo tratto è un poco disturbato da arbusti e terriccio. 28m.

A questo punto si erge davanti a noi la stupenda placca gialla verticale del terzo tiro, da proteggere e con spit nei punti delicati. 
Segue un traverso piccante su placca verso sx servito da spit, si supera un pilastrino con difficoltà leggermente minori (pianta che ostacola il passaggio) fino a sotto la verticale del diedro, da qui risalire per 5-6 m fino alla sosta. VI+ e VII   32m.

Il quarto tiro risale il diedro strapiombante e fessurato (fessura da proteggere e 2 spit dove improteggibile), superato il tratto aggettante il diedro si abbatte leggermente ma la roccia si fa via via più delicata fino all’uscita nel bosco pensile, VI.  35m.

Storico
Gaspari e Vedovelli 2009

Giudizio Personale:
Arrampicata alpinistica di grande soddisfazione.
Purtroppo un poco sporca per le scarse ripetizioni.
Tiri continui sul grado indicato, dove serve sapersi proteggere in modo adeguato.
Roccia molto buona , prestare un poco di attenzione ultima parte di L4 roccia delicata.
Noi scesi a piedi salendo alla Scoglio dei Ciclopi e scendendo poi dal sentiero attrezzato con corde fisse; se avete corde da 60 meglio discesa con 2 doppie alla base.
Con il grande amico Max , che è veramente troppo forte.
La via merita più frequentazione.
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      </item>
      <item>
         <title>12/03/2026 - TORRIONI del BIOLLE' via DEL CAMINO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7208</link>
         <description>Note:
Ambiente bellissimo.
Siamo nella zona che vide nascere il Nuovo Mattino di Gian Piero Motti, nelle vicinanze il Bec di Mea (10 min), il Bec di Roci Ruta, il Roc du Crot, Pera Lungi e Reggia di Asgard.
Roccia: Gneiss granitoide molto rugoso.
Buona chiodatura a spit.

Avvicinamento:
Da Pialpetta imboccare a destra la strada che sale con rapida ascesa agli Alboni (1380 mt). Posteggiare l'auto e prendere il sentiero che nei pressi del lavatoio conduce all'alpe di Mea (25 min), di quì verso Est si vedono i torrioni; si prosegue sul sentiero in discesa, si attraversa un ponte di legno sul torrente che scende dai laghi di Unghiasse e ci si addentra in un bellissimo bosco dove in pochi minuti si giunge alla base della parete ovest, si prosegue e si giunge alla base dell'attacco delle vie dove si trova una bacheca in legno. (45 min. da Alboni).

Descrizione:
L1: Partenza in comune con la via dei diedri, si piega subito a sinistra e con un pò di prudenza si giunge al primo spit.
Proseguendo in traverso a sinistra lungo la fessura suborizzontale che taglia la parete si giunge alla cengia e alla sosta S1 in comune con “Arrivederci e grazie”.(4c).
L2: Salire dritti sopra la sosta (2 spit), poi proseguire in diagonale a sinistra lungo la fessura puntando alla cengia soprastante con bella arrampicata di placca. La sosta S2 è nella parte sinistra della cengia, a 3 metri dallo spigolo. (5b)
L3: Traversare a sinistra, girare lo spigolo e salire la bella placca soprastante fino alla sosta S3 (5a)
L4: Si continua su placca fino ad arrivare nel diedro che si inerpica sulla destra. Superare un passaggio abbastanza tecnico e raggiungere in breve la sosta S4 (5c)
L5: Due metri a destra della sosta si entra nel camino, inizialmente stretto e scomodo, e lo si supera in opposizione: il passaggio è veramente molto bello. A destra dello spit si può notare il vecchio chiodo ad anello utilizzato da G.P. Motti e compagni nella prima salita. Al termine si esce leggermente a sinistra e in pochi metri si perviene alla sosta S5 (5b+).

Se si vuole scendere a piedi:  si può attaccare un breve muretto con spit ben visibile, poi superare dei blocchi accatastati 4b (sosta su 1 spit). Continuare pochi metri camminando nel prato con arbusti e attaccare lo speroncino di placche successivo. superare una placca, 5a, poi una serie di fessure e gradini divertenti 4a fino alla sosta sotto la cima.

DISCESA:
In doppia lungo la via con corde da 60 metri si scende da S5 e da S3 oppure si procede per facili roccette (max II) fino in cima e da qui si imbocca il canale sulla sinistra seguendo rare tracce di sentiero in mezzo al bosco e in 5 min si arriva alla base della parete Ovest.

Storico:
La via è stata aperta nel lontano novembre 1969 da G.C.Grassi, G.P. Motti, V.Pasquali, E. Pilotti, S. Vittone.

GIUDIZIO PERSONALE:
Bella via classica su roccia ottima.
Arrampicata di soddisfazione, con bei passaggi di incastro e fessura.
Contesto bellissimo ed avvicinamento da Alboni con panorama superlativo sulla Val Grande.
Primo tiro un po’ sporco , gli altri in condizioni perfette.
Saliti fino in “cima” come da descrizione e scesi a piedi per canale a sx ,in pochi minuti si incrocia il sentiero di avvicinamento ai torrioni.
Prima volta per noi al Biollè , posto veramente suggestivo.
Consigliato.
Con il grande amico Max.

</description>
      </item>
      <item>
         <title>10/03/2026 - Via degli amici - bastionata del Lago [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7207</link>
         <description>Sono tornato con Simo dopo 3 anni a ripetere questa via che è stata appena ripulita e riattrezzata laddove necessario.
L'altra volta ci siamo calati mettendo un cordino nero su clessidra (che abbiamo ritrovato ancora al suo posto!) pochi metri dopo il 4° tiro perché non si intravedevano più i chiodi mangiati dalla vegetazione, invece oggi abbiamo proseguito fino al termine scalando anche il 7° tiro che sulla relazione redatta dal Panzeri su Larioclimb viene sconsigliato a ragione perché pur essendo stata rivista la chiodatura non è stato ripulito dalla polvere, alberi, rovi e terra; tra l'altro questo tiro è poco continuo rispetto ai precedenti per morfologia e grado (occhio al primo chiodo dopo la sosta da ribattere e ai cordini vecchi sui passi chiave).
Via consigliatissima a chi si vuol divertire sul sesto grado, resa ancora migliore dalle due varianti che faranno cadere in disuso i tratti originali sempre invasi dalla vegetazione.
Doppie in via ben filanti.
Un grosso ringraziamento agli scalatori che hanno fatto il restyling di questa piccola gemma!

Foto1 - 3° tiro
Foto2 - 5° tiro variante
Foto3 - 6° tiro variante</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/03/2026 - Vallone di Rospart via ATTENTI AL LUPO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7206</link>
         <description>Note:
La via percorre lo sperone SO di un evidente torrione roccioso q. 1425m posto in sx orografica del selvaggio vallone del Rospart, sulle pendici sud-occidentali del Monte Vandalino. Il profilo della via è già visibile dal fondovalle.
Sono 480m di sviluppo, di cui 210m di trasferimenti vari.
Materiale: corda da 30m, 6 rinvii, cordini per collegare alcune soste. La via è attrezzata con fix e cordoni su albero/clessidre per alcune soste. Non è necessario integrare. Considerato il carattere alpinistico della via, le difficoltà contenute e la presenza di trasferimenti su terreno erboso e arbustivo si consiglia di ripeterla in scarponi o scarpe da approach.
Avvicinamento:
Risalire la Val Pellice fino al benzinaio sulla sx della provinciale, poco prima di Villar Pellice, dove si parcheggia. Proseguire a piedi di fronte alla stazione fino alla vicina borgata Ciarmis (no posti auto). È anche possibile raggiungere Ciarmis dalla borgata Basana (deviazione sulla dx proseguendo ancora per 300m verso Villar P. dopo il benzinaio), trovando qualche posto auto a bordo strada fra Basana e Ciarmis (occhio a non intralciare). Da Ciarmis prendere la pista (divieto di transito) per l’Alpe Gardetta e dopo circa 1,5 km, poco prima di Ciarbounil, prendere a sx una pista, inizialmente in leggera discesa, e seguirla per circa 1km fino a terzo tornante, dopo i ruderi delle case di Preidam. Al tornante (il secondo verso destra) imboccare il sentiero (bolli rossi) che attraversa subito un rigagnolo (catena) e si inerpica nel vallone di Rospart. Attraversato un secondo rigagnolo, sulla sx affiora una rupe ricca di coppelle a sbalzo sulla valle. Da lì in breve si raggiunge l’attacco della via, sulla sx del sentiero (targhetta). 20min dal tornante, 1h30 da Ciarmis.

Descrizione:
L1: salire uno speroncino marcato da un breve diedro e una breve placca verticale (3c), quindi uscire a sx e sostare. 20m, fettuccia su betulla.
Trasferimento di 85m (bolli) su placche appoggiate (passi di II) in diagonale verso dx, fino alla base di uno speroncino appoggiato.
L2: risalire lo speroncino (3a), quindi uscire a sx (bolli) e doppiare lo spigolo. 20m, sosta su cordone appena doppiato lo spigolo
L3: un traverso facile ma un po’ esposto (fix e cordone su albero a metà) porta alla base di una bella placca. Salire dei gradini facili e quindi la placca verticale (4b). 30m, sosta con cordone su clessidra
Trasferimento lungo lo sperone su facili risalti (40m, bolli).
L4: salire lungo un bello spigolo affilato, sfruttando la sua faccia sx (4b/c), quindi più facilmente si raggiunge la sosta a cordone su clessidra. 15m
Trasferimento su terreno facile fino ad un breve traversino a sx (fix di protezione) fino a raggiungere un boschetto, da lì proseguire dritti (bolli) fino alla parete successiva (45m).
L5: salire con bella arrampicata la placca appoggiata (3c), sosta in una nicchia (fettuccia su massi). 20m
L6: superare un breve camino e quindi proseguire leggermente a sx del filo fin quasi in cima ad un torrione (3a). Sosta su 2 golfari. 30m
Spostarsi a dx lungo una cengia facile e raggiunto un colletto, proseguire lungo una evidente cengia alla base del salto terminale (45m).
L7: salire un breve muretto ripido (passo di 4b), quindi proseguire prima a dx e poi su uno speroncino poco definito, fin contro un muretto verticale (passo di 4b), delimitato a dx da un camino. Sosta su cordone su masso. 25m
L8: attraversare un canalino e proseguire con bella arrampicata sulla placca di fronte (4b), uscendo su un terrazzo. Proseguire più facilmente fino ad un muretto più ripido. 25m, sosta a golfari da collegare.
L9: proseguire leggermente verso sx, salendo un muretto più ripido (3b) e quindi una facile crestina, fino ad un terrazzino sul filo. 30m, sosta su golfari da collegare.
L10: salire facilmente lungo la cresta, senza un vero percorso obbligato, puntando in alto ad un breve muretto più ripido costituito da blocchi incastrati (3b). 30m, sosta su fix con cordone.
L11: salire il muretto ripido sulla sx (passo di 4b) e quindi su terreno via via più facile si raggiunge la cima del torrione e la fine della via. La sosta si trova dopo 25m, sulla sx si una paretina strapiombante (fettuccia su clessidra, ometto e diario di vetta poco oltre sulla sx presso il punto culminante).

Discesa: 
scendere brevemente al colletto a monte del torrione e seguire i bolli rossi che riportano sulla prosecuzione del sentiero percorso per l’avvicinamento: si attraversa inizialmente un bosco rado sotto della paretine fino a raggiungere una dorsale sotto un grande torrione biancastro. Si scende lungo la dorsale seguendo i bolli, nella parte bassa si costeggia una pietraia e quindi si attraversa una comba, sbucando nei pressi dell’attacco della via.
Storico:
Salita nel settembre e chiodata nell’ottobre 2025 da A. Corno e M. Giovo. 

GIUDIZIO PERSONALE:
Divertente salita alpinistica di bassa quota , con la sicurezza del fix dove serve.
Prima parte roccia più solida , seconda parte da maneggiare con cura.
Da percorrere in periodi asciutti.
Cosa dire degli scopritori ed apritori di questa linea?
Ragazzi avete fatto un lavoro ” pazzesco” !
Non ci si può perdere ne sbagliare linea, neanche se arrivasse la nebbia lombarda degli anni ’70 &amp;#129315;&amp;#129315;&amp;#129315;
Grazie di &amp;#128154; , divertimento assicurato.
Con gli amici Teo , Gigi , Fabry e Andrea.

</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/03/2026 - via Spirito Baldense  [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7204</link>
         <description>Il 3° e 4° tiro da soli valgono la salita..
Il 1° tiro e il 6° abbassano un po' il gradimento per l'arrampicata fra piante e toppe d'erba.
Avvicinamento 1h dal parcheggio sulla strada 
Via fatta in 2h,30
Discesa dal canale in 1h,20 (canale ripido da stare attenti)
Nel complesso una via corta ma piacevole sia per la scalata che per l'ambiente in cui si svolge.
Una volta vale sicuramente il giro di giostra

Fatta con il fidato Raffa che ha tirato la via</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/03/2026 - ROCCA DI LITIES via COSI' MI DISTRAGGO UN PO' [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7205</link>
         <description>La via è un po’ discontinua : sì
(ma non disturba più di tanto)
La via è un po’ sporca : sì
(pensavamo molto peggio……… siamo però di bocca buona)
In totale la via è risultata divertente , con un primo tiro che scalda bene ed un ultimo tiro bellissimo e tosto.
Gli altri tiri sul grado indicato, per nulla banali e con una arrampicata ” alpinistica ” di soddisfazione , il tutto con la sicurezza di una spittatura da falesia.
Seguire sempre fix color (ex rosso&amp;#128514;) ora arancio.
Chiaramente questa linea va affrontata in tardo autunno o fine inverno ed in periodi asciutti.
Con super Max , una garanzia.
Relazioni in rete.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>26/02/2026 - MONTE PLU CRESTA DELLA SCUOLA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7203</link>
         <description>Note:
La Cresta della Scuola è un crestone molto ben definito che staccandosi dalla cresta Est del Monte Plu termina nel vallone di Crosiasse, a poca distanza dai casolari Fugias 1131m. L'esplorazione alpinistica della cresta è dovuta essenzialmente agli istruttori della Scuola Gervasutti, che la scelsero come campo d'attività didattica; di quì appunto il nome &quot;Cresta della Scuola&quot;.
La cresta è attrezzata parzialmente con qualche chiodo e qualche fix nei punti più difficili, portare quindi friends e nuts.
In caso di nebbia può essere problematico il rientro, pertanto è consigliabile studiare bene sulla carta il percorso.

Giudizio personale:
Divertente ” alpinata ” per gli amanti del genere.
Cresta storica in un vallone bellissimo, ricorda molto il vallone degli Invincibili.
Lo sviluppo della cresta è di quasi 400 m. con una prima parte con percorso logico ed una seconda un poco più da ricercare.
Qualche fix e qualche chiodo d’epoca ma la via è quasi sempre da proteggere.
Astenersi climber duri e puri &amp;#129495;&amp;#8205;&amp;#9792;&amp;#65039;
Perfetta per MONTAGNARD che amano il classico.
Bella giornata con il grande amico Max.
Ottima relazione sul nuovo libro di
Blatto, Giustetto e Grassi ” ROSSO SERPENTINO “

</description>
      </item>
      <item>
         <title>15/02/2026 - Moregallo 1275 m , Cresta OSA  [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7257</link>
         <description>Percorrere questa divertentissima cresta, mi procura sempre un piacere assoluto. Bellissima giornata di metà Febbraio e ottima compagnia fanno il resto. Bellissima escursione con Helene </description>
      </item>
      <item>
         <title>21/12/2025 - SENTIERO ALPINISTICO MASSIMILIANO TORTI O DEI CONTRABBANDIERI [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7202</link>
         <description>Come si potrebbe definire questo “sentiero” ?
probabilmente è un mix di ferrata particolare, sgambata difficile, arrampicata orizzontale e percorso alpinistico facile.
Sicuramente è un itinerario di una bellezza esagerata, con panorami indimenticabili; un percorso da non perdere sospeso tra il blu del Lago di Garda e le verticali pareti del Ponale.
Le difficoltà tecniche risultano facili per chi arrampica ma potrebbero essere impegnative per l’escursionista/ferratista.
E’ comunque Indispensabile passo fermo e una certa abitudine all’esposizione ed anche una minima dimestichezza con le manovre base di corda e progressione in conserva.
Sono presenti tantissimi spit, vecchi chiodi in ferro e nei tratti più impegnativi, il cavo metallico.
TANTE RELAZIONI IN RETE.
NB
l’avvicinamento all’attacco da Pregasina ha un corto tratto sulla crestina che è franato, ma si passa bene per una traccia evidente a sx che lo baipassa.
UNA GITA CHE CONSIGLIO ASSOLUTAMENTE.
Con gli amici Teo, Stefano e Gigi.

</description>
      </item>
   </channel>
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