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      <title>On-Ice Report roccia</title>
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      <link>http://www.on-ice.it/onice_reports.php?type=3&amp;format=rss</link>
      <item>
         <title>14/09/2026 - Catinaccio/parete sudest, Via Diretta Steger [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7293</link>
         <description>Via davvero eccezionale, soprattutto pensando al periodo storico in cui è stata aperta.

Noi abbiamo seguito la relazione di orme verticali, davvero ottima salvo che non abbiamo trovato una sosta, quindi propongo il percorso da noi seguito, nell' itinerario associato trovate la descrizione dettagliata dei tiri.

I gradi originali non riflettono le difficoltà effettive, il tiro chiave di VI- è piu vicino a un 6a+ (senza contare che se non si aggira la prima sezione si fanno almeno 6/7m sopra alla sosta semza proteggersi).

Non siamo stati velocissimi perche abbiamo avuto dubbi sul percorso un paio di volte, l'abbiamo portata a casa in 9 ore totali dall attacco alla cima.
Comunque gran soddisfazione!!!

Bravo Mirco che essendo piu in pompa si è fatto i passaggi piu duri.</description>
      </item>
      <item>
         <title>13/09/2026 - Torri del Vajolet/Torre Stabler , Via diedro Fermhan [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7295</link>
         <description>Bella via dall'avvicinamento piuttosto lungo se fatta in giornata.
Noi abbiamo fatto solo questa via perche siamo arrivati tardi all attacco essendo partiti da casa, in più abbiamo trovato un po di traffico sia in strada che in via.

La roccia è generalmente buona.

Sapevamo anche che l indomani ci avrebbe atteso una giornata lunga, quindi fopo le calate siamo scesi al rifugio, abbiamo montato la nostra tendina e ci diamo goduti una birra prima di cena.</description>
      </item>
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         <title>12/09/2026 - Tofana di Rozes, Sperone SO 2900 m, via Tridentina ( Bonatti ) [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7292</link>
         <description>Non so se è più la passione o la follia, che ci spinge a fare un'altra vasca in Dolomiti, l'unica cosa certa è che entrambe non ci fanno difetto, quindi via per un altro giro di giostra !
Sicuramente la meno percorsa delle classiche di questo immenso versante, se resisterete a i primi tre tiri, veramente bruttini, per la qualità della roccia, il seguito lo abbiamo trovato veramente meritevole, su roccia buona a tratti ottima, chiodatura non abbondante ma sicura comprese le soste (Protezioni mobili assolutamente indispensabili), sempre in grande esposizione, alcune lunghezze entusiasmanti, come in particolare il diedro finale, che abbiamo percorso in un'unica grande lunghezza ( 55m ) , soluzione sicuramente preferibile a quelle relazionate, che impongono una scomodissima sosta appesa. Molto bella anche la discesa che segue un' esposta cengia ad anello che percorre tutto il versante O e N della montagna,  non offre reali difficoltà tecniche, ma richiede sempre una certa concentrazione, con colpi d'occhio veramente ragguardevoli. Bellissima escursione con Ivana in un week end da incorniciare</description>
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         <title>08/09/2026 - Bosconero per la Via della cengia [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7288</link>
         <description>Nell’estate del 2025 con Giamba fecimo un magnifico giro per i Viaz de l’Ors e del Fonch e tornando da forcella Toanella per il primo ci perdemmo momentaneamente ma a lungo seguendo una cengia così bella che prima ci ingannò e poi mi sedusse con le sue svolte sinuose lungo i fianchi del Bosconero. La seguii più a lungo del dovuto (era ormai evidente fossimo fuori traccia) ma non tanto da arrivarne alla conclusione. E così il pensiero di dove andasse mai a finire una cengia così lunga ed evidente mi rimase dentro come un tarlo tanto che una volta a casa, mi misi a cercare sulle mitiche guide del Berti. E probabilmente la trovai! Si narra infatti di una grande cengia che termina poi nei pressi di una gola che conduce senza difficoltà alla cima. Pare sia stata la seconda salita alpinistica al Bosconero, realizzata nel 1882! Storia!                  Ci tornai allora ad inizio luglio dell’estate successiva con Marco, conosciuto e con cui condivisi, l’avventura della traversata de Le Stornade solo che, trovata la parete di risalita dopo molte cenge errate, lui non se la sentì di affrontarla alla cieca essendo anche pomeriggio un poco inoltrato e rimandai ancora la sfida.                                                                                               Un mese e mezzo dopo (17 08 2026) sono con mio figlio Giona pronto all’assalto decisivo. Marco, cui avevo promesso che ci sarei tornato con lui, non ha voluto esser della partita. Ho uno spezzone di corda e un poco di materiale d’assicurazione, che non si sa mai. Siamo arrivati ieri sera dalla folle calura padana di questa torrida estate e dopo poche ore di sonno ci alziamo nel cuore della notte a Caprile per arrivare, valicato il Passo Staulanza, a Pontesei (q. 800) dove alle 4.15 imbocchiamo la stradina che nel bosco sale in direzione del Rif. Bosconero. Il buio del bosco ci inghiotte ma il sentiero è ampio e salgo veloce senza problemi. Perdo subito Giona e penso che si sia fermato, ci sono molti cartelli e mezz’oretta dopo siamo al Pian de Mugon e subito dopo ad un raccordo con la rotabile che lasciamo subito per rientrare nel folto degli abeti. Attendo Gio finchè vedo riapparire la luce tremula della sua frontale. Sale lento, non si è fermato. Alle 5.45 le sagome scure delle Rocchette occupano il cielo che si è liberato sopra la foresta e poco dopo l’ultimo tratto di bel bosco lascia spazio alla fantastica radura dove fu costruita la ex Baita Bosconero ora trasformata in rifugio                            (h 6, q.ta 1455). Aspetto per un quarto d’ora Gio che mi ha detto di non stare bene, che sente la testa strana e che avendomi già chiesto le chiavi dell’auto, mi urla dal bosco di salire pure. Lui tornerà al parcheggio. Mi spiace, prima gli ho restituito il poco materiale che avevo nello zaino. Ma sono anche sollevato perché non avrò il pensiero e la preoccupazione di gestire la sua scarsa preparazione. Nelle situazioni pericolose, un figlio mette ansia. Riparto di slancio cercando di accelerare che finora mi è sembrato di salire col freno a mano tirato. Ma non ho chissà quale margine e sento immediatamente il cuore accelerare. Ma è anche il bello di poter spingere, anche se come quasi sempre nelle mie uscite, si tratta di resistere più che esprimere potenza. Il chiaro mi aspettava fuori dal bosco e oltre le finestre fiorite del rifugio, Bosconero, Rocchetta Alta e Bassa attendono contemplative il mio avvicinarsi. Giro attorno alle mura e alla cucina per vedere se incontro Raffaella o suo figlio Riccardo che gestiscono questo luogo bucolico ma c’è silenzio e il meritato riposo. Inizio a salire e poi traversare verso il canalone che sale alla Forcella del Matt e attira la mia attenzione quello a destra fra le due Rocchette e che dovrò percorrere un’altra volta per salire alla Bassa. Poi incrocio e vedo da sotto la lunga scia franosa che sale fra Bosconero e Rocchetta Alta e che porta al valico di Forcella Toanella. Alzando gli occhi al cielo per il ringraziamento del mattino, lo vedo nuvoloso e occupato dalle meravigliose punte delle montagne che mi sovrastano: come missili salgono la Rocchetta Alta e il Sasso di Toanella. E’ passata mezz’ora dal passaggio al rifugio, ho terminato la traversata fra i mughi e sopra di me si apre il grande canalone franoso e sassoso che porta al mio valico. Inizio a salire ripidamente circondato dalla bellezza di tante torri che mi guardano dalle loro altezze. Il sentierino sfugge fra i massi o si nasconde nel terreno franoso a sx ma è decentemente indicato e sopravvive alla precarietà di questo terreno assolutamente instabile. Osservo a destra le grandi fessure o canaloni che tagliano la parete del Bosconero e che dalla base delle rocce s’alzano alla sommità, come fossero pieghe di un’enorme vela. So che forse una la incrocerò al momento giusto e mi indicherà la via della cima. Raggiungo e mi siedo nel piccolo praticello di Forcella del Matt (q.2060) alle 7.15, tre ore esatte dopo la partenza. Bene, ora viene il bello. Mi sento a casa, adoro questo luogo ameno chiuso fra le montagne e sospeso in bilico fra due versanti: quello di Bosconero e quello di Campestrin. Si fa fatica ad arrivarci da entrambi i lati ma poi una chiazza di verde sembra dirti: siediti, riprenditi, rilassati, benvenuto a te! E poi poco sotto dall’altra parte (già si vede…) dal sentiero si stacca la traccia del Viaz de l’Ors che corre lieve ed orizzontale per sparire in un poggio verde protetto dalle rocce e dove sogno un giorno di poter dormire: so che succederà. Dalla parte opposta del poggio sta una bellissima torre gialla che non mi sembrava di aver notato fino all’anno scorso quando per la prima volta la fotografai. Del resto lo sguardo tende a perdersi nell’infinito delle creste furlane dove la parte del leone, la ruggisce l’appuntito Duranno e la dirimpetta enorme Cima Preti, alle prese con le luci dorate dell’alba che le carezzano la cresta. Dieci minuti dopo muovo passi nuovi, addirittura una piccola freccia rossa indica il momento di lasciare la via nota ed entrare nell’ambiente più impervio e selvaggio del Viaz. Respiro l’aria pura della solitudine e sono felice di quella carezza lieve della tensione che immediatamente sale perché devi iniziare a concentrarti sul percorso da seguire e sul terreno accidentato. Calco l’erba tenera e morbida del poggiolo e faccio sogni di sonno. La torre gialla è inclusa nella parete del Sassolungo di Cibiana, li ammiro entrambi riconoscente. Rocce e guglie nuove incantano la vista: questo Viaz è veramente spettacolare. Risalgo la prima paretina da arrampicchiare e poi evito la prima bancata verde che corre verso le due cime a cielo degli Sfornioi Sud e di Mezzo. Mi innervosisco un poco perché smarrisco per due volte la traccia e volevo avere un’idea precisa del tempo da Forcella Matt alla pietra magica. Continuo a traversare per lieve traccia dove in realtà pallidi segni rossi ormai quasi invisibili guidano a destra su una paretina proprio all’altezza della bancata verde prima vista da sotto. Svolto a sinistra mentre l’Antelao sbuca oltre la Torre di Campestrin racchiusi nell’abbraccio fra gli Sfornioi a sx e il Sassolungo di Cibiana a dx. Poi un falso ometto mi porta in orizzontale e perdo la rampa che poi risalirò. Imbocco poi la svolta a sx che mi porta dritto verso la pietra magica che segna il mio orientamento e dove devo abbandonare il Viaz che scarta vs l’alto e verso sx. Ci arrivo con un quarto d’ora di ritardo rispetto all’oretta che ci vorrebbe senza commettere errori di percorso. La vedo da lontano, mi accorgo che rispetto ad un mese fa con Marco, non ho visto la seconda cengia errata, ma poco m’importa. Il terreno non concede sconti alla difficoltà di orientamento! Cammino andando incontro agli Sfornioi e alle 8.50 sono alla q.2140 della pietra magica cui batto una mano sulla spalla come fossimo vecchi amici. La supero rifaccio gli ometti, che questo è un tratto chiave. Saluto un poco commosso il Viaz de l’Ors che sale nel suo mondo spettacolare e selvaggio fatto di paretine e serpentine e cammino sereno verso la mia cengia che ora bancata, si trasformerà dietro le prime quinte rocciose.                       Non faccio ometti e continuo a percorrerla sempre sufficientemente larga, sempre decisamente esposta, ma mai difficile. Arrivo alla caratteristica torretta che sta sopra un ammasso di massi ( sassi in tutte le salse…Marco dixit..) che si para proprio davanti al gigantesco Sfornioi Sud, venti minuti dopo e qui la cengia diventa veramente spettacolare perché traversa la parete inclinata ma affacciata sul vuoto della sottostante Forcella Matt. Comincio a veder paretine che mi sembran tutte buone da risalire e non ho memoria precisa di quella che iniziai a scalare un mese fa con Marco. Dopo mezz’ora sono alla base di quella che mi sembra giusta e per averne ulteriore conferma proseguo come l’altra volta fino alla fine della cengia superando la partenza in diedro di una via alpinistica dove recuperai un moschettino lasciato nei due chiodi Cassin martellati nella roccia ad imperitura memoria di tempi antichi. La cengia muore pochi passi dopo e ti devi sporgere quasi pericolosamente per riuscire a fotografare sopra lo strapiombo le pareti vertiginose del Sasso di Toanella e della Rocchetta Alta che provano a nascondersi dietro la quinta della montagna. Ritorno rassicurato verso la paretina che avevo ritenuto fosse quella giusta e non posso non notare l’incredibile ultimo tratto di cengia percorso per arrivarci. La volta precedente scattai un incredibile foto a Marco la cui presenza minuscola dava un pazzesco senso di esposizione allo scatto. Ma anche solitaria è uno spettacolo da vedere: un’incisione in discesa, una ferita aperta sulla parete del monte. Alla paretina faccio foto ovunque per memorizzare il punto d’attacco e mi metto a sorridere quando così facendo rivedo i due ometti che avevo costruito la volta prima e di cui mi ero chiaramente dimenticato. Bene, non mi resta che mangiucchiare qualcosa, mettere il casco ed iniziare a scalare sperando in bene. Alle 10 sono pronto a partire. Salgo a lato della gola con dei massi incastrati, a sinistra tenendo come riferimento una forcella leggermente a sinistra più in alto. Cerco la via più semplice fra le piccole paretine e le cenge di collegamento. Faccio zig-zag su difficoltà contenute nell’ordine del secondo grado ma continue. La parete è appoggiata ma non spiana e comincio a pensare che se dovessi scenderla, non sarebbe il massimo. Arrivo alla forcellina in una ventina di minuti e mi sposto leggermente a sinistra: faccio qualche passetto più complicato, sale un po' d’incertezza, non vorrei trovarmi in un vicolo cieco e l’ambiente è molto severo. Poi capisco che arriverò senza problemi sotto le placche terminali che di bella roccia solida fessurata mi sembrano opporre difficoltà troppo elevate per tentarne la salita in libera e allora devo decidere se puntare alla cresta verso sinistra o traversare vs destra. Sembra più semplice traversare ma poi vado a sx che ormai ci sono già e raggiungo un curioso pinnacolo e subito dopo la facile cresta sfasciumata che in pochi minuti fra gli enormi massi, percorro fino al suo punto più alto costellato di ometti. Mi rilasso felice fra i massi (Cima Bosconero q. 2470, h 10.40) e mi abbandono alla vista del panorama che improvvisamente si è aperto davanti agli occhi che per mezz’ora abbondante han visto solo la roccia davanti a sé. Seguo a sx la processione di ometti fino a quello leggermente più im alto dove mi siedo a contemplare. Oltre le grandi pietre del Sasso di Toanella e della Rocchetta Alta che ho di fronte alla stessa quota, si estendono il Serva, le Cime della Serra, Pelf e Schiara, e poi Talvena, e l’incredibile accrocchio di cime dei gruppi del Prampèr, del Moschesin e degli Spiz di Mezzodì. Poi l’Agner, il Civetta e il Pelmo fino alle Tofane. Altrove oltre il proscenio degli Sfornioi e delle loro tre torrette, s’alzano verso il cielo, il Sorapiss, l’Antelao che fa da chioccia alle Marmarole e la piana di Cortina . Più lontani il Sass de Mura e le Pale di San Martino. Poi a Est il Friuli si fa rappresentare dal sempre presente dente del Duranno ma anche dalle frastagliate creste del Cridola, del Crodon del Giaf e del Monfalcon di Montanaia. Più vicini i monti di Mauro: Crep e Col Nudo e poi Citta, Borgà, Palazza. Mi fermo in cima tranquillo ad osservare il cielo che non minaccia il previsto temporale, pranzo, mi faccio na foto e alle 11.30 due bei bolli rossi segnano il mio ritorno alla civiltà dei sentieri Cai. Davanti a me il sasso di Toanella e la Rocchetta Alta cambiano continuamente posa come modelle davanti al fotografo e io assecondo la loro esibizione. Una pernice distoglie l’attenzione dalle loro cime e scatto bellissime pose. Bellissima la linea di trucco rossa sopra gli occhi grandi. Torri e torrette ovunque riempiono di meraviglia l’osservare e a mezzogiorno atterro a Forcella Toanella. Osservo estasiato il missile roccioso che si alza sopra di me torcendo il collo all’indietro e poi a salti mi butto sulle ghiaie che come un fiume scorrono verso il basso. Mi fermo a guardare il canale che sutura la base del Sasso di Toanella alla Rocchetta Alta, la via d’accesso per salire quest’ultima e poi riprendo a saltare verso il basso, quasi sciando. Saluto e osservo anche il canale che alla stessa maniera unisce La Rocchetta Alta alla Rocchetta Bassa, anche questo punto d’accesso per la cima minore. Poi saluto Riccardo del Rif. Bosconero cui racconto della mia via e scendo distratto trovandomi su un sentiero diverso da quello percorso in salita e che mi porta a visitare la pozza del Laghetto delle Streghe che raccoglie l’acqua cristallina di una bella e limpida cascatella. Non fa così caldo da pensare ad un bagno rinfrescante e quindi mi limito a dei begli scatti. Riprendo a scendere con altri bei scorci d’acque e alle 14 arrivo puntuale da Giona che è tornato a prendermi in auto.  Che dire? Una salita storica abbandonata non certo per le elevate difficoltà ma probabilmente oper l’esposizione eccessiva che la rende poco in linea con l’evoluzione dell’alpinismo. Ma quanta soddisfazione ambientale!                                Foto1 l’inizio della cengia              Foto2 ultimo tratto della cengia                  Foto3 l’attacco della parete
 
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      </item>
      <item>
         <title>06/09/2026 - Pizzo dei Nibbi, via CAI vedrano e Mary [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7296</link>
         <description>Breve parete su cui corrono diverse vie dal carattere sportivo. La roccia è senpre eccezionale, calcare bianco dall' ottimo grip.
Purtroppo la via cai vedrano è stata sovra chiodata, forse peggio che in falesia. Mi chiedo quale sia il senso di avere spit a 1m e mezzo, pur su una via sportiva.
Bello il passaggio di 6a du questa via .

Piu interessante la via Mary, non solo per le difficoltà più continue ma anche per la spittatura piu ragionevole seppur plasir.</description>
      </item>
      <item>
         <title>06/09/2026 - Via Cai Vedano + via Mary-Pizzo dei Nibbi (Grigna) [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7294</link>
         <description>Bella paretina di ottimo calcare, che ospita diverse vie divertenti. La via Cai vedano è ottimamente protetta a fix, mentre la Mary ha protezioni miste. Qualche friends può essere utile per integrare le protezioni. Soste ottime su entrambe le vie.
Da Cainallo si sale, e si seguono le indicazioni per il rifugio Bietti, fino al famoso arco della bocca di Prada. La si sorpassa, e poco dopo si arriva ad un selletta erbosa. La parete è sulla sinistra poco oltre la selletta (40 min)
Via CAI VEDANO
E' la prima a destra sulla parete con targhetta metallica.
L1: Salire le placchette erbose fino ad una fessura verticale. La si risale, e poi per placche inizialmente lisce, si arriva alla catena di sosta (30m, 5a)
L2: Lungo traverso verso destra in orizzontale, con passi delicati, fino alla sosta poco visibile, oltre lo spigolo (20m, 5c)
L3: Salire in verticale e con passo non facile si sale sul compatto pilastrino. Si supera poi un piccolo strapiombino, e poi placca a buchi via via più semplice verso sinistra fino alla sosta (30m, 6a)
L4:Salire in verticale seguendo un canalino fino alla sosta (20m, 4c)
L5: Superare un pilastrino, e poi proseguire sul filo fino ad uscire su una placca inclinata sul versante opposto che porta alla sosta.

DISCESA: Dalla sosta sulla placca inclinata fare una calata sul versante opposto che porta ai prati sottostanti. Da qui si scende fino a raggiungere il sentiero sottostante che riporta alla parete.
Possibile scendere in doppia anche lungo la parete usando le soste della via libertà. La prima sosta di calata è ben visibile sulla sinistra mentre si percorre la cresta finale dell'ultimo tiro della via

Via MARY:
la via attacca a sinistra della via Cai Vedano (targhetta) e della via libertà (fettuccia scolorita alla basea)
All'attacco si vede il primo spit abbastanza alto. Più sotto c' è un chiodo molto nascosto
L1:Salire le placche, andando verso destra nella parte alta fino alla sosta (40m, 6a se si sfruttano i buchi, più duro se si sta solo in placca
L2: Salire la placca nera (primo chiodo con anello fuoriesce a mano, necessario martello per ribatterlo. Possibilità di cordino su piccola clessidra più a sinistra). Superare il tettino fessurato sulla destra e poi placca a lame da testare, fino alla sosta verso destra (30m, 6a)
L3: Salire sulla placca lavorata fino al tetto con cordino. Con passo duro verso sinistra si supera, (più facile evitando il tettino sulla sinistra) e si prosegue per placche fino alla sosta su cengetta (40m, 6a)
L4: Superare lo strapiombino sulla sinistra e poi il successivo pilastrino fino alla sosta finale (25m, 5c)

DISCESA: in doppia lungo la via sfruttando le soste collegate con cordino e maglia rapida

Foto1: L2 cai vedano
Foto2: L2 Mary
Foto3: L3 Mary
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      <item>
         <title>06/09/2026 - Piramide M. Armani 2420m, via Saturno [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7287</link>
         <description>Su proposta di Michele ci buttiamo in quella che per noi è una vera avventura piena di incognite, che alla fine ci riserverà una giornata indimenticabile . Itinerario superbo collocato in un ambiente superlativo, roccia calcarea a buchi di ottima qualità, una chiodatura ingaggiosa ( chiodi normali e cordoni in clessidre ) , ma non pericolosa ( comunque R3 ), soste sicure rinforzate con 1 fix ed anello, tutti gli ingredienti riuniti in solo splendido Cocktail. Arrampicata molto tecnica e mai scontata, dove occorre anche avere occhio per individuare il percorso. Ancora un doveroso grazie alla banda Grill e ad Ivo Rabanser per questa chicca. Bellissima escursione con Michele.</description>
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         <title>05/09/2026 - TRAVERSATA DIAVOLINO- DIAVOLO [ CLACRE ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7291</link>
         <description>Premessa: Si tratta di gista sociale del G.A.M. Milano con n. 14 partecipanti + n.1 capogita ( lo scrivente).
Partiti da Carona e con l'ausilio dei fuoristrada abbiamo raggiunto la base della diga di Fragalbolgia e da li raggiunto il rifugio Calvi in 20 minuti.
Quindi seguendon il sentiero n.225 in 2h c.a. abbiamo raggiunto il colle Valsecca alla base della cresta SE del Diavolino.
Indossato il casco e imbragati abbiamo risalito prima la ripida dorsale erbosaa quindi abbiamo iniziato ad affrontare la parte alpinistica ( bel camino iniziale di 30 m. II ) e dopo alcuni passaggi interessanti con roccia ben appigliata abbiamo raggiunto la cima del Diavolino in 1h. dal colle.
Dalla cima del Diavolino la discesa è risultata per i primi 50 m abbastanza delicata per le cenge con qualche sasso sbriciolato poi dopo il tratto orizzaontale si deve disarrampicare una placca abbastanza liscia di c.a. 10 m dove un paio di partecipanti hanno mostrato una certa titubanza. Montata una corda fissa tramite moschettone e marchand sono prudentemente scesi fino alla forcella con il Diavolo.
La salita successiva è risultataa più agevole e alle h. 14:15 eravamo tutti in vetta. Dalla diga in totale 5h 15 '. Discesa lungo la via normale ( passaggi di I e II) fino alla bocchetta di Podavit e da li discesa tramite sentiero segnato al Calvi e al punto di ritrovo dove co aspettavano i fuoristrada.
In totale  lungo giro di 9 h.
Un grazie sentito per la collaborazione fornita da Mattia e da Piero.
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         <title>05/09/2026 - Sassolungo di Cibiana  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7286</link>
         <description>Itinerario lungo ed abbastanza faticoso. La roccia è abbastanza buona e si arrampica bene. In discesa abbiamo preferito fare la variante che, sebbene tecnicamente priva di difficoltà, è risultata molto più infida e faticosa, terreno instabile e molto sfasciumoso. 
Con Michele. </description>
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         <title>01/09/2026 - pizzo Coca Cresta Nord [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7285</link>
         <description>Sono anni che con Ste non andiamo più in montagna: è vero che lui ha sempre prediletto l’arrampicata sportiva però si uscuva comunque spesso in ambiente. L’ultima nostra grande avventura risale ormai a qualche anno fa quando insieme alle mogli volammo in Sardegna e mentre loro si godevano le bellezze delle spiagge e del mare, noi sudavamo a cercare le vie infinite e misteriose del Selvaggio Blu. Un giorno che ci sentiamo, mi butta lì l’idea di fare insieme la Cresta Est del Coca e accende immediatamente il mio entusiasmo. Quasi subito lo metto in difficoltà perché pochi giorni dopo gli propongo di salire invece dalla cresta Nord, un poco più difficile e scendere dalla Est un poco più facile. Tenta di resistere ma alla fine arriviamo al compromesso di salire da Nord e vedere poi arrivati in cima da dove scendere. I nostri impegni di lavoro, ci portano a concordare in anticipo per il 6 agosto la data del tentativo. Per puro caso essendo billy in preparazione atletica per il trofeo kima (ultimamente anche lui si è un po' disaffezionato all’alpinismo…) gli propongo la sgambata come allenamento. Accetta quasi subito solo che salirà in giornata, mentre noi secondo desiderio di Ste, spezzeremo la salita con il pernotto al Curò. Nel pomeriggio del 05 08 2026, parcheggio la mia Punto sotto gli alberi di Casnigo e attendo l’arrivo di ste che scenderà dal paese dove abita più sopra. Che bello ritrovarsi, caricare gli zaini e cominciare a sparar cazzate come se avessimo ancora vent’anni. Ma forse lo spirito di un alpinista e i suoi sogni, non invecchiano mai. Ripartiamo direzione Valbondione dove ci procuriamo il Pass x il parcheggio (cambiano i tempi…) e sotto il bel sole troppo caldo di questa torrida estate, alle 17.25 siamo pronti a partire. Mentre scherziamo un poco eccitati, mi scatta una foto al quadricipite che ci farà ridere per giorni. Partiamo di buona lena dal parcheggio superiore di Grumetti  sudando copiosamente, attendendo i ruscelli per rinfrescarci e chiaccherando con tutte le persone che conosce e che incontra. Ste sceglie il panoramico e accelera sensibilmente, io fotografo il Coca che mostra le sue creste scendere dal cielo verso la Valmorta. Si vede la Est che nasconde però la Nord. Alle 19 arriviamo nel bacino del Barbellino ed entrambi siamo colpiti dal livello molto basso del lago artificiale. Preludi di crisi idriche che il futuro regalerà agli abitanti di questo pianeta incapaci di vedere oltre il loro naso e intenti consapevolmente a brutalizzare questo meraviglioso mondo che ci è stato donato per l’affitto di una vita e che invece consideriamo proprietà come potessimo esserne gli eterni padroni. Entriamo, ci registriamo, saliamo in camera e scendiamo veloci per la cena che è già servita. Pastasciutta al ragù e bresaola di carne equina con cipolla: ormai i rifugi trasformati in alberghi d’alta quota! Non più in punti di partenza per spiriti liberi che puntano le vette ma in punti d’arrivo per persone oppresse che cercano nel riempirsi lo stomaco insoddisfazioni più facili da realizzare. Segni dei tempi. Comunque passiamo un bel momento a scherzare e ridere con Ste che manifesta come al solito le sue preoccupazioni e tensioni mentre io son tranquillo come al solito anche perché ben preparato dalle mie ultime uscite piuttosto ingaggiose. Il gestore plaude e apprezza la mia idea di scendere dalla Est, e ci dà la sua benedizione. Saliamo nella stanza da 8, arriverano altri ragazzi ci dicono. Tentiamo di dormire dopo una veloce capatina in bagno ma la gente parla e fa festa: nessuno più deve alzarsi al mattino presto per iniziare la rincorsa verso l’alto. l’alpinista una specie rara ormai in via d’estinzione e il rifugio il suo zoo chiassoso dove il pubblico ti guarda come una scimmia quando tintinna la tua attrezzatura. Ho sempre preferito evitare i rifugi per una questione economica e perché amante delle notti sotto il cielo ma anche perché la cena pagata è sempre abbondante e buona e poi al mattino salti la colazione che sarebbe importante per iniziare la giornata con lo sprint giusto. Ma il sonno sereno arriva e nessuno entra in stanza a disturbare per cui la sveglia delle 4.00 non ci coglie impreparati. Ci prepariamo e scendiamo a vedere la colazione preparata per tutti: abbiamo a disposizione ogni ben di dio e cominciamo a rimpinzarci aspettando Billy che dovrebbe arrivare. Ci ha detto che sarà da un amico, salirà in auto, dormirà un’oretta e poi sparerà su al rifugio. E’ un poco in ritardo e gli scendo incontro: ci ha detto che sta arrivando! La sua luce serpeggia nel buio e presto ci abbracciamo: lo invitiamo al banchetto e poi usciamo per partire. Una foto suggella alle 5 il momento in cui partiamo sul sentiero che costeggia il lago e ci porta all’altezza della diga. Scavalco il cancello di protezione ma Billy non riesce e preferisce desistere: Ste lo segue e mi ritrovo già solo nel buio. Loro scenderanno alla base della diga per poi dover risalire. Mi vien da ridere a pensar che ho quasi sessantanni e non ho ancor smesso di scavalcar cancelli! Ora traverso fra le pietre in orizzontale sopra le loro luci che danzan a valle. Dietro, il profilo scuro del Recastello impresso sul cielo un poco più chiaro. Proseguo tranquillo, mi raggiungeranno più su. Ormai albeggia e spengo la frontale affrontando i piccoli passaggi attrezzati con la cresta est che mostra la sua linea elegante mentre alle spalle, Strinato Costone e Trobio provano, facendosi vedere, ad attirare la mia attenzione. Alto sul torrente che scorre un centinaio di metri più sotto e danza le preghiere del mattino salgo verso la linea di montagna che vorrei poi scendere. Improvvisamente scompare il muro di rocce davanti, e appare la grande piana di Valmorta dove ha scelto di annidarsi il Lago inferiore (q.2150, h6) colorando con il suo specchio blu i verdi prati che accolgono festosi e quieti chi qui si affaccia. Inizio a traversare il morbido tappeto d’erba con gli occhi che ammirano la grande cresta di Valmorta che anni fa percorsi interamente toccando tutte le 7 cime che la compongono: Cantolongo, Druet, Cima del Vag, Cagamei, creste di Valmorta, Diavolo di Malgina, e poi Cavrel e Cappuccello. Arrivo al grande masso centrale sfregiato in bianco dalle indicazioni per il Diavolo. Assecondo la direzione mancina: a sx il Passo, a dx il Pizzo. Lontani e piccoli i miei amici sbucano all’ingresso della grande prateria ma sono ancora troppo distanti per fermarmi ad aspettarli, penso, mentre guardo con tenerezza il riparo in pietra dove passai una notte insonne frustato dal vento gelido in un estivo tentativo alle creste prima citate. La cima e la parete Est, come da posizione geografica iniziano a colorarsi di rosa tenue mentre la cresta Nord, dietro ancora in ombra, appare. Dalla vetta l’onda arancione cola verso il basso e accentua la carica del suo colore e quasi inciampo nella carcassa ormai priva di protezione di un camoscio che ha scelto questi spazi infiniti per dire addio alla sua vita. Al termine del grande piano inizio a salire verso sinistra seguendo la scarpata e il corso d’acqua che scorre allegro. Radi ometti segnalano la via a conforto di quel senso di smarrimento che opprime talvolta nei grandi spazi selvaggi dove si entra in simbiosi con l’ambiente ma allo stesso tempo lo si teme. Cascatelle allietano la salita che s’interrompe nel secondo grande ripiano dove ti accoglie impassibile il freddo Lago di Mezzo (q. 2350, h7) che concede comunque al pizzo Coca di riflettersi nelle sue acque immote. Oltre la linea d’ombra della montagna l’acqua regala uno spicchio d’azzurro e la parete arancione galleggia placida. Riflessi di quella felicità così vicina ma a volte irraggiungibile. Un lembo di neve rimasto sul lato opposto mette tristezza per questi ambienti alpini che non hanno più la forza per trattenere il freddo loro necessario per custodire e proteggere i fiocchi caduti. Un grande pietrame conduce verso l’alto e l’ormai visibile Cima di Valsena che divide il passo omonimo a destra dal nostro obiettivo: il Passo del Diavolo. Nell’ombra sbuca Ste e nello stesso istante il primo fascio di luce scende dalla cresta del Diavolo di Malgina e come una carezza ci scioglie dal buio della notte. Pochi attimi e la luce esplode come qualcuno avesse pigiato sull’interruttore e siamo abbracciati dal calore dei raggi del sole che ci medicano dall’isolamento notturno. Insieme raggiungiamo l’ultimo spiazzo ghiaioso preceduto da una bella e grande roccia errante su cui scritte bianche segnano Diavolo a sinistra e Valsena a destra. Tranquillo, venti minuti dopo ci accoglie l’ultimo e più piccolo dei laghetti (q.2450) che ci mostra in bella evidenza il Passo, l’inizio della cresta e l’imponenza della q.ta 2827, la prima che dovremo salire che come una piramide s’arrampica nel cielo azzurro di una giornata magnifica e ruba la scena tuffandosi fra le acque. Oltre l’altra sponda che abbiamo raggiunto, il sole emerge deciso dalle creste del Diavolo di Malgina che l’avevano nuovamente nascosto e ci regala incredibili giochi di luce e fotografie che è bello scattare per rendere eterni alcuni momenti di estasi. Ste ci segnala un’incredibile intrusione di roccia bianca che sale solida come una trincea fra il pietrame alla destra del passo. La attraversiamo e con dispiacere lasciamo, puntando la depressione della cresta dove terminerà la nostra escursione ed inizierà la scalata della cresta Nord. La raggiungiamo (Passo del Diavolo, q.ta 2600) alle 7.45 e la vista sul versante valtellinese è impressionante: l’enorme cuneo roccioso del dente di Coca troneggia sulla lunga e tormentata cresta che dall’invisibile punta di Scais scende verso la quiete della Valle Tellina, passando per la Cima del Lupo, le cime di Caronno, il Pizzo Scotes e degli Uccelli fino agli ultimi presidi di Rodes e S. Stefano. Mi luccicano gli occhi pensando a Zeno con cui l’ho percorsa integralmente. 
Sto bene, ho voglia di muovermi e scoprire, e inizio a salire mentre  Billy si isola per privacy fisiologiche e Ste s’imbraga. Salgo solo e felice lanciando occhiatacce ai miei soci che si son scelti la parte migliore e chiaccherano tranquilli al Passo. Nuoto sulle facili rocce che oppongono scarsa resistenza cercando qualche passo di primo grado mentre l’enorme cresta di Valmorta si dispiega oltre il vuoto che ci separa. I miei soci son partiti e li fotografo minuscoli nell’immensità rocciosa del crestone che li avvolge. Oltre la quinta rocciosa appaiono le dentellate creste di Arigna e poco dopo la lontana cima Nord del Coca a segnare quasi il termine delle nostre aspirazioni. Mi fermo ad osservare e studiare la linea migliore sotto la torre finale: lieto d’ essere in montagna con due fra i miei migliori amici. Raggiungo la cresta di sinistra e prendo facilmente a seguirla in direzione del suo punto più alto. Mi sorprende la presenza di una bellissima Margherita Alpina che solitaria come me, sottolinea l’aspetto materno della montagna in mezzo a tanta severità ambientale.                               Alle 8.15 raggiungo l’ometto di cima della quota 2827 primo punto orografico di questa lunga cresta e ne osservo il proseguio in tutte le sue punte: tante! Non vedo gli amici e poi eccoli emergere tra gli spuntoni e inizio a fotografarli. Li aspetto in cima e poi via a scendere dall’altra parte in versante Valmorta con i primi due laghi che fanno capolino nel deserto roccioso.                     Sono davanti e scelgo una linea intermedia fra la cresta che mi sembra particolarmente accidentata e l’attenzione a non perdere troppo quota. Diciamo che tento di seguire la linea più facile in mezzo agli sfasciumi che traversiamo cercando i raccordi erbosi dove lo scarpone poggia un poco meno instabile. Sono i miei  terreni, dove il camoscio che mi ha partorito in forma umana esprime il meglio delle sue doti alpine. Ste e billy restano indietro e li immagino lamentarsi del percorso che scelgo. Raggiungo la cresta e poi disarrampichiamo fino ad un intaglio dove fotografo e seguo con un poco di apprensione la loro discesa. Ancora studio la situazione e ancora scelgo una linea mediana, toccando una sorta di passetto ai piedi di un torrione. Il terreno è facile ma sgarruppato e un poco esposto e Billy manifesta disappunto perché non rispettiamo la linea di cresta. Davanti a noi la breccia che dobbiamo raggiungere e la Punta Centrale che dovremo risalire attraverso il primo punto chiave dell’ascesa. Visualizzo la linea di raccordo ma conscio delle lamentele di chi mi segue la abbandono perché l’attraversamento delle placche un poco troppo insidiose che ci attendono solleverebbero troppe rimostranze. Retrocedo, recupero un piccolo poggio erboso dal quale mi ero abbassato e salgo più facilmente fino a raggiungere nuovamente la linea di cresta. Siamo esposti su entrambi i versanti e mettiamo mano alle diverse relazioni: come sempre su questo tipo di terreno linee diverse complicano la scelta anziché suggerirla in modo univoco. Un passo esposto sul crinale e una difficile risalita alla torre che ci si para innanzi è la linea più diretta e scendere ai ghiaioni basali per poi risalire alla breccia l’opzione ormai tardiva. Scegliamo di scendere la parete abbastanza precipite a sinistra del rotto canalino che con seguente breve traverso a destra, va poi ad imboccare il canalino franoso che risale infine facilmente al punto che dobbiamo raggiungere. Disarrampichiamo con attenzione la roccia di pessima qualità che ci regala il mondo Orobico e che ormai ho imparato ad amare dopo averla tanto accarezzata. Si scala con dolcezza, come nel fare l’amore, evitando movimenti. troppo bruschi o violenti. Fotografo gli amici da sotto: non cè che dire, è bello verticale ma per fortuna generosamente appigliato con passaggi abbastanza costanti attorno al II° grado. Atterrano sani e salvi e ci portiamo risalendo scomodi sfasciumi  alla base della bella placca liscia che dobbiamo affrontare: il lasciapassare obbligatorio per accedere alle sommità della montagna. Sono le 9.30 e tutto va bene. E’ un posto fantastico, porto di mare tranquillo tra cime tempestose che come onde di burrasca s’alzano pietrificate ovunque, sopra e attorno a noi. Scatto foto a memoria: la scura placca sopra di noi, il dirupo accidentato che scende fino alle ghiaie sottostanti, la cresta di Valmorta che si stende nel cielo con la sua suadente e irresistibile orizzontalità, la torre dalla parte opposta e su cui saremmo potuti salire, servita a metà da un cordone arancione attorno ad un sasso e dal quale ci saremmo calati dove siamo ora.                           I miei amici mi investono dell’onore di provare la placca e decido di provarci senza stare a calzare le scarpette che per precauzione ho messo nello zaino. Il primo passo per alzarsi, protetto, è duro e per non perder tempo mi isso tirando il rinvio posizionato nel chiodo; mi alzo puntando lo scarpone su un piccolo intaglio e sono al passo decisivo per uscire dalla placca. Studio il passaggio per alzarmi direttamente ma manco di decisione e propulsione ritornando al piccolo intaglio.                          Ste mi suggerisce di spostarmi a destra ma l’esposizione mi frena, poi vedo un chiodo e la certezza della scelta rende tutto più facile e dopo essermi assicurato esco velocemnte salendo su terreno più semplice fino alla descritta cengia da dove, attrezzata la sosta su spuntone, recupero fra i complimenti i soci che mi raggiungono. Seguiamo la cengia verso destra e siamo alla base di una bella parete che sale decisa verso l’alto. Supero un masso sul quale è avvolto un cordone del color del cielo e che può servire per superare la placca in discesa o come sosta per assicurare la scalata. Ste da sotto mi scatta un paio di foto bellissime dove il mio corpicino sparisce nell’immensità della montagna. Salgo libero su difficoltà di II°, la roccia  ottima e mi sposto vs la cresta a sinistra ma le difficoltà arrivano al terzo: placche bellissime ma che non concederebbero errori. Ste è dietro di me, concordiamo per traversare a destra e con qualche passetto un pochino più teso recuperiamo la frattura nella roccia che sale più facilmente verso la fine delle difficoltà. Billy rimasto un poco indietro si trova pericolosamente a sinistra  e dopo averlo invitato a correggere la rotta, riprendo a salire per non guardare. Alle 10.30 con sollievo, li vedo sbucare entrambi sulla cresta sommitale che aerea ma facile sale discontinua oltre la Cima della Torre Centrale (q.2885). Li riprendo avvicinarsi e cimentarsi nei continui spostamenti lungo il filo che la cresta richiede per mantenere il fragile equilibrio sopra l’abisso. Mi attende una verticale discesa ma vedo appigli e disarrampico su terreno quasi verticale ma per fortuna generoso di appoggi. Qualche minuto più tardi un nuovo torrione sale davanti ai miei occhi e lo raggiungo 15 minuti dopo. Vedo dall’altimetro che siamo già a quota 3000 ed esulto inconsapevolmente perché credo che siamo già in cima ma poi Redorta Scais e tutta la loro immensa muraglia rapiscono la mia attenzione con il Dente di Coca che esce dall’allineamento e converge verso di noi attraverso le creste di Arigna. Davanti torrioni indefiniti lasciano scorgere comunque la non lontana Cima Nord di Coca. Improvvisamente mi giro e vedo emergere Ste in cima alla torre che ho poco fa disarrampicato. Prospettiva meravigliosa, sembra stare in cielo con le rocce che precipitano ai suoi fianchi e gli ordino di fermarsi proprio sulla cresta superiore per aumentare l’effetto aereo. Poi arriva Billy e li fotografo insieme stagliati contro il cielo. Gli urlo che gli appigli ci sono e li guido nell’impegnativa discesa di cui fisso i passaggi più spettacolari. Scatto foto spettacolari della loro impegnativa disarrampicata e dieci minuti dopo (superato anche aggirandolo a sinistra un grande masso sulla cresta) mi raggiungono sul poggio che scende leggermente verso un’anello di calata. Oltre appare un vuoto che sembrava non ci fosse.Se ne vede uno anche poco più sotto su un’altra vicina torretta e un’altro ancora laterale sulla cima di una torre a sinistra. Cordini ovunque per una situazione difficile da decifrare. Comunque sono pronto e alle 11.15 inizio a calarmi dalla torretta che precipita decisa ad un intaglio di cresta dal quale poi un quarto d’ora dopo, recuperata la corda,risaliamo insieme e velocemente al secondo e molto ingegnoso sistema di calata, realizzato con due cordini uniti e che lavorano insieme, una volta caricati, per mettere in sicurezza la calata. Mi viene in mente Zeno e verifichiamo come fossimo esperti il funzionamento sincrono del sistema. Entrambi i cordini si possono sfilare dalle pietre attorno alle quali sono fatti girare. Guardo oltre e non riesco a capire perché ci si debba calare e poi apparentemente risalire la torretta sulla quale sta il terzo cordino. Le relazioni non sono chiarissime e ci lasciano i nostri interrogativi. Perdo sicurezza anche perché non vedo dove arriva la seconda calata e non capisco perché non possa arrivare direttamente a terra. Chiedo a Ste più esperto nelle manovre di corda se se la sente di scendere lui per primo e mi risponde affermativamente deciso. Lo guardo curioso calarsi nell’anfratto di cui non vediamo il punto di arrivo. Poco dopo ci rassicura gridando terra e che ha davanti una fessurina che coincide con quanto affermava la relazione.   Lo raggiungo poco dopo e tutto diventa lampante. Siamo in una sorta di canalino fra le due torrette e scendere direttamente da qui non si può perché la scarpata sottostante scende molto decisamente e un lastrone roccioso cosparso di detrito e molto inclinato, creerebbe molti problemi per la sua risalita e oltretutto servirebbe una corda più lunga per la calata. Arrampicare la torretta successiva invece permette di spostarsi verso sinistra e potersi calare più brevemente e vicini alla breccia che dobbiamo raggiungere e soprattutto su terreno più semplice. Cercare di tenersi in questa calata un poco a destra per non atterrare troppo bassi nel canalone detritico, eventualmente facendosi aiutare dal compagno già arrivato. Ste nel frattempo sta davanti alla fessurina descritta di 4° nella relazione, e ha già deciso che l’affronterà e sta provando a piazzare un friend. Ste è tornato e ne sono contento!  A mezzogiorno l’amico è ben assestato nella fessura e come un gatto Ste la risale avvisandoci immediatamente dopo che possiamo seguirlo entrambi legati alla stessa cordina. Fotografo Billy risalire svelto la fessura e poi mi cimento a mia volta: più semplice del previsto, non oppone difficolta che secondo me stanno sul III°+. Bel movimento tecnico con le dita saldamente nella fessura e i piedi che fanno aderenza e appoggio sulla placca circostante. Dall’ultima calata, si lancia Billy con la corda che arriva sugli sfasciumi sottostanti. Dice di aver rischiato la vita dopo essersi liberato dalla corda e scendo un poco preoccupato: forse la tensione  e l’impervietà del terreno, gli han giocato un brutto scherzo e lo raggiungo facilmente risalendo alla breccia dove sta consultando la relazione. Alle 12.30 parto di slancio su per il canalone sfasciumato che punta verso il cielo e la cima. Ho ancora forze ed entusiasmo e salgo velocemente affrontando gli ennesimi su e giù della cresta ora soltanto scomodi ma non più difficili od esposti. Sulla soglia della cima attendo i miei amici e insieme facciamo gli ultimi passi verso quella croce (q.3052, Pizzo Coca, h 12.45) raggiunta tante altre volte ma mai da questa direzione. Uno sguardo ammirato e una sommessa preghiera alla scogliera di Scais vera cattedrale per noi devoti e praticanti il culto della montagna e poi gli occhi prendono a seguire l’infinita cresta che abbiamo percorso e che ora si staglia contro il cielo come un’arabesco sapientemente realizzato e che si snoda fra le innumerevoli torre e torrette che abbiamo dovuto salire e scendere. Grazie. Dopo gli abbracci e i complimenti, riparte immediata la discussione mai accantonata sul versante da cui scendere: io in fissa con la cresta Est, loro che ne hanno abbastanza, propensi a scendere dalla normale. Sono sereno e chiedo loro se non hanno problemi a che io scenda da solo con la corda. Facci pure, mi rspondono. Il concitato confronto, è rotto da uno strano crepitio di cui non capiamo l’origine: quando poi ci troviamo tutti e tre a fissare la croce, l’arcano è svelato. C’è un forte campo elettrico e il metallo della croce “canta”: sembra stia friggendo. Ci spostiamo un poco per mangiare qualche dolciume e intanto io scendo a vedere la partenza della cresta Est rinvenendo subito entusiasta un grosso ometto. I peli del braccio però mi si rizzano e quando mi appoggio alle rocce con le mani, percepisco uno strano sfrigolio. Torno dagli amici e anche loro mi raccontano delle stese sensazioni. Il pensiero vola veloce attraverso il tempo e lo spazio e mi ritrovo sul ghiacciaio del Castore nel bel mezzo del bombardamento sonoro e luminoso cui fui e fummo sottoposti in quel giorno di paura. Mi sembra un poco di andare a cercarmela pensando di fare una cresta esposta con queste condizioni climatiche e allora decido di desistere dal mio progetto. Ci fermiamo in vetta solo un quarto d’ora ed iniziamo fra i camosci che appaiono un poco ovunque a scendere verso la Bocchetta che non a caso porta il loro nome. Disarrampichiamo i saltelli della via normale e poi giro un sequel ad una mamma camoscio che indisturbata bruca l’erba allungando il collo proprio sotto di me e che mostra nascosto dietro due rocce solo il capo con cui ogni tanto si nutre e talvolta mi fissa con uno sguardo tipo: “mai viso un camoscio mangiare”?          I suoi occhi color ambra fissano i miei. Sguardi. Incontri. Ci si riconosce. Senza parole. Accanto, il suo cucciolino pare essersi incrodato e non saper più cosa fare...sembra chiedermi aiuto mentre mi avvicino a fissare il suo sguardo smarrito, poi con un balzo verticale scende il metro verticale e si riassesta tranquillo poco più sotto come avesse solo respirato. Alla bocchetta (q.2720, h 14) altri camosci, oltre ai due appena osservati, giocano fra loro e litigano incuranti del nostro arrivo. Incontriamp più sotto un grande vecchio maschio dalle corna lunghe e poi sotto di noi la macchia verde del laghetto di Coca che raggiungiamo poco dopo le 15 sotto un acquazzone che si è scatenato insieme ai tuoni che rombano lontani oltre il muro di Scais. Scherzo con due ragazze incontrate a salire sotto la pioggia, con la prima che sbianca quando le chiedo se sta andando al lago a meditare e mi risponde “ ma tu come fai a saperlo”? Entrambe in ora d’aria dal lavoro al Rifugio sottostante dove bagnati come pulcini entriamo mezz’ora dopo soffermandoci per quasi n’ora a scherzare con altre due ragazze. Quando ci invitano al tavolo per giocare a carte, è il momento per cortesemente rifiutare e prendere sotto un aleggera pioggerellina la via della valle. Sale il calore e la pausa nella pozza del Serio da miraggio diventa realtà alle 17.30 quando in mutande mi immergo completamente nelle acque fredde e rigeneranti. Successive immersioni abbassano la temperatura salita pericolosamente a livelli di guardia. Che pace, che bellezza, anche se le temperature elevate hanno trasformato questo luogo da sempre idilliaco e isolato in un lido quasi affollato. Segno dei tempi e del termometro.                                                                                          Foto1 elevazioni della cresta nord Foto 2  ste e billy sulla torre  Foto 3 trio di vetta
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         <title>31/08/2026 - Traversata dal Passo Pila al Gleno [ Federico ]</title>
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         <description>Tratto dal Libro delle MONTAGNE PROLETARI di Giacomo Rovida
INTRODUZIONE
Superba traversata su alcune delle montagne che fanno da corona alla conca del Barbellino. L’ambiente è selvaggio e impervio e, tolto il Monte Gleno, pressoché poco o per nulla frequentato, soprattutto dal versante Valtellinese. Un itinerario imperdibile dove muoversi per ore e ore su creste esposte e dove stare attenti con un panorama di prim’ordine sui “giganti” delle Orobie.
PUNTO DI PARTENZA
Dal Passo dell’Aprica scendere in Valtellina e  seguire la strada che scende e porta in località Ponte Ganda 915 mt, dove una strada si inoltra in Val Belviso e raggiunge il parcheggio di Ponte Frera 1373 mt passando per diverse località.
AVVICINAMENTO
Dal parcheggio si segue la strada che in breve porta ai bordi del lago di Belviso e lo si circonda tutto fino a reperire il sentiero verso l’omonimo passo che parte proprio in fondo alla valle. Fino a qui è possibile giungere in MTB dimezzando i tempi di percorrenza. Superato il primo balzo roccioso della valle ci troviamo a Malga Pila 2010 mt dove abbandoniamo il sentiero principale e continuiamo per sentiero più rado verso destra fino a trovare una traccia che si inerpica su un ripido pendio erboso e che conduce, con percorso faticoso e poco tracciato, al Passo di Pila 2513 mt

DESCRIZIONE DELL’ITINERARIO
Dal passo si sale per un ripido pendio erboso portandosi sulla cresta Est del Pizzo Strinato. Nonostante le difficoltà siano contenute la cresta è sempre esposta e necessita una certa dimestichezza per essere percorsa in tranquillità. Una paretina di III+ è il tratto più impegnativo, poi si continua cavalcando la dorsale un po’ versante Belviso, un po’ versante Barbellino.
Raggiunta la cima del Pizzo Strinato 2833 mt, si scende facilmente e si punta al Monte Costone che si raggiunge per cresta rotta e sfasciumi senza particolari difficoltà 2834 mt. Riprende il viaggio e scendiamo per la normale (segnalata) del Monte Costone fino a portarci al colletto col Monte Trobio dove riprendiamo a salire per cresta rocciosa e lunghe placche di roccia adagiata divertentissime.
Siamo in cima al Trobio 2865 mt e ci aspetta uno dei punti più delicati della traversata. Dobbiamo scendere l’impegnativa cresta Sud, molto esposta, cercando i passaggi più semplici e tenendoci sempre lungo il versante valtellinese. Man mano che si scende la cresta si fa più facile fino a diventare elementare incrociando la normale che sale al Monte Gleno 2883 mt, la cui cima si raggiunge senza nessuna difficoltà.
Tornati a ritroso verso la selletta tra Gleno e Glenino (volendo raggiungibile in maniera elementare) ci portiamo lungo la cresta Sud Est che degrada verso il Passo di Belviso e la Valle del Gleno. Questa cresta è molto panoramica e divertente, offre passaggi di disarrampicata e tanti tratti camminabili, tutte le difficoltà si superano sul versante valtellinese fino a giungere al Passo di Belviso 2578 mt.
DISCESA
Dal passo ci abbassiamo seguendo le indicazioni per la diga di Belviso lungo tracce di sentiero su ghiaioni e, in breve, ci colleghiamo al sentiero che dal Rifugio Taglieferri porta verso Malga Pila. Non ci resta altro da fare che ripercorrere il sentiero a ritroso fino al parcheggio. ( dal passo Belviso)

IN PIU AGGIUNGO: - AVVICINAMENTO CON BICI (12 KM TRA ANDATA E RITORNO
-	 ABBIAMO LASCIATO CORDONE PER DOPPIA (15 M) IN DISCESA DAL TROBIO.
Partecipanti: Stefano ed io
Sviluppo: 25 Km (di cui 12 con bici) 
 Foto 1. L’itinerario da Google Earth
Foto 2. La cresta percorsa
Foto 3. Il tratto di cresta più difficile affrontato in discesa dal Monte Trobio
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         <title>30/08/2026 - Punta Ellen via spigolo Brunet [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7280</link>
         <description>Ambiente spettacolare intorno al Bivacco Minazio 
Noi siamo saliti bei carichi con acqua e cibo. arrivare al bivacco presto perché è molto frequentato 
La vista spazia tra Cima Lastei Cima del Coro e cima del Conte e proprio dietro al bivacco si vede punta Ellen raggiungibile in 40 Min.
Salita di stampo alpinistico zero chiodi sui tiri e si integra bene con clessidre e Friends. Le difficoltà sono sempre costanti e la roccia quasi sempre buona.
In internet si trova molto poco forse non è  spesso ripetuta per il poco materiale in loco . Allego tra le foto la relazione di versante sud.
Gli ultimi 3 tiri li abbiamo evitati uscendo sulla via Franceschini mantenendo il grado della parte inferiore uscendo girando lo spigolo verso destra andando alla base di un diedro nero .Bella avventura ottima per chi vuole fare allenamento nel piazzare protezioni mobili.
Accesso dal bivacco in 40 Min
Via fatta con il Raffa (che mi ha traghettato) in 7 h
Discesa in 2 ore al bivacco seguendo dalla cima gli evidenti ometti che portano sul versante opposto alla salita a reperire una calata di 50 metri che deposita nel canale da seguire facendo altre 2/3 doppie da 30 metri

più altre 2 ore alla macchina
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         <title>30/08/2026 - Traversata Pizzo del Becco 2507 - Corno di Sardegnana 2450 - Monte Torretta 2543 [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7282</link>
         <description>Itinerario difficilmente classificabile tra escursionismo &quot;estremo&quot; e alpinismo facile, percorrendo integralmente il filo di cresta e la ferrata del Becco senza utilizzo di catene, vi sono bei tratti di arrampicata di 2° grado e qua e la qualche passagino di 3°, sempre su roccia ottima. Il Corno di Sardegnana l'ho salito per la placca e disceso per il buco ( molto suggestivo ), delicato il canalino che riporta sulla cresta del Torretta. Quest'ultima attenendosi scrupolosamente al filo di cresta presenta ancora dei tratti di arrampicata interessanti. Bellissimo giro ad anello.</description>
      </item>
      <item>
         <title>29/08/2026 - Pizzo Diavolo di Tenda 2912 m , cresta Baroni [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7281</link>
         <description>L'obbiettivo della giornata era la Punta Osvaldo Esposito, ma i nubifragi della notte ci spingono al piano B. Giornata bella intensa , avvicinamento dal Calvi, salita della cresta Baroni, ancora bella umida e rientro dal rifugio Longo, 2100 m di dislivello complessivo e non meno di 25 km di sviluppo. La cresta è discontinua ma divertente su roccia che richiede un minimo di attenzione , difficoltà costanti di 2° grado qualche passaggio di 3° e un bel camino di 4° con 2 ch. ( purtroppo oltre le difficoltà ). Una classica orobica. Bellissima escursione con Marco </description>
      </item>
      <item>
         <title>26/08/2026 - Aiguille Pierre André ( Alta valle Ubaye ) via Les marmottes Givrée  [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7283</link>
         <description>Bellissimo e solare ( quando resta ) itinerario, su ottima quarzite, molto verticale , ma ottimamente appigliata. Difficoltà omogenee, ma con un tiro chiave non banale anche per la conformazione della roccia. Chiodatura ottima ed abbastanza ravvicinata. Grandissima classica della regione, che si trova in un vallone paesaggisticamente stupendo. Bellissima escursione con Ivana.</description>
      </item>
      <item>
         <title>25/08/2026 - Lauze Roberte, via Les rides à Roberte [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7279</link>
         <description>Struttura di placche non particolarmente imponente vista da sotto, l'interesse principale dell'escursione è la qualità eccezionale della roccia ( calcare iper compatto a rigole ) e l'ambiente in cui è incastonata. La via è molto facile ma estremamente divertente ideale per l'iniziazione alle vie lunghe. La vegetazione presente in parete non disturba affatto la progressione. Altra bellissima escursione, con Ivana dopo una notte non del tutto riposante ( Temporale che ha inondato la tenda, costringendoci a rifugiarci in macchina ). La via ha uno sviluppo di circa 350 m x 8 Lunghezze.</description>
      </item>
      <item>
         <title>23/08/2026 - Triangolo della Caprera 2743m , via Angelo Gaido [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7278</link>
         <description>Trasferta agli antipodi, nella sempre bellissima Val Varaita. Scegliamo la via classica per antonomasia del Triangolo della Caprera, una delle strutture rocciose più significative della zona Monviso. L'itinerari si svolge seguendo una sottile linea di fessure che incide questo spettacolare scudo di placche. Roccia ottima, lunghezze sempre interessanti e chiodatura abbondante sono gli ingredienti del suo successo ( meritato per altro ), soste a fix predisposte per le calate ed un veloce rientro. Sviluppo della via 11L x 400 m.  Avvicinamento non breve, ma estremamente bucolico nel vallone di Vallanta. 
bellissima escursione con Ivana.</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/08/2026 - Punta die Larsei 2900 m, via Leviti/Nemela [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7277</link>
         <description>Vista la bella giornata e l'affollamento imperversante, optiamo per questa meta più appartata. Bellissimo itinerario di stampo prettamente alpinistico, con percorso abbastanza contorto ( molti traversi esposti, penso che Ivana confermi ), ma tutto sommato molto logico, che si insinua a cercare i punti deboli della parete. Chiodatura buona alle soste, dove è quasi sempre presente almeno uno spit. Sui tiri a volte corretta altre più rarefatta. La roccia l'abbiamo trovata in generale buona con alcuni brevi tratti ottima, che richiede comunque di essere sempre verificata, un po' di detriti sulle cenge a cui bisogna prestare attenzione. Come accennavamo un'itinerario dal sapore assolutamente alpinistico, molto consigliabile e da non sottovalutare. In compagnia di Ivana, oggi in grande spolvero, che ha tirato fuori la grinta, sui numerosi e non facili traversi. </description>
      </item>
      <item>
         <title>19/08/2026 - Punta Clarì - via Supercalcaire [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7272</link>
         <description>Bellissima via del Michelin del 1996, attrezzata con piastrine artigianali (nel buco non ci stanno 2 moschettoni) ma con tasselli ancora in ottimo stato. La distanza tra le protezioni richiede un buon ingaggio, ma è (personalmente) quasi sempre corretta e sempre sicura. Sono presenti delle frecce blu che aiutano a trovare facilmente la via sia per l'avvicinamento che lungo lo svolgimento dell'arrampicata. La roccia è magnifica, ma fare sempre attenzione nei punti in cui risulta essere meno compatta. Fare attenzione a non smuovere sassolini dalle cenge su cui quasi sempre si fa sosta.

Parcheggiare allo spiazzo del Ponte Piccola Dora.

Opzione d'avvicinamento 1) Da qui seguire la strada sterrata che diventa sentiero da cui si raggiunge in una decina di minuti l'attacco della ferrata. Salire l'estetica e divertente ferrata e proseguire lungo il sentiero di raccordo che porta alla seconda parte, fino a raggiungere un canale ghiaioso che si risale sulla destra (freccetta blu) giungendo alla targhetta con l'attacco della via. (50 min.)

Opzione 2) Seguire la strada sterrata che diventa sentiero e prendere un bivio a sinistra segnalato da una freccia blu su un sasso, evitando la ferrata. Questo sentiero si ricongiunge a quello che raccorda la fine della prima parte di ferrata alla seconda. Da qui, come prima, proseguire fino ad un canale ghiaioso che si risale sulla destra (freccetta blu) giungendo alla targhetta con l'attacco della via. (50 min.)

La via è sempre ben indicata, impossibile sbagliarsi. Sui passaggi più duri bisogna essere decisi, non si può azzerare, ma a parte lo strapiombino del terzo tiro dove serve un po' di forza, il resto della via richiede una buona tecnica di movimento senza bisogno di forzare di braccia e c'è sempre tutto quel che serve per risolvere i passaggi. Il carattere della via lo si capisce sin dal primo tiro, Michelin è una garanzia!
Tempo di salita della via 5-6 ore

Discesa
(consigliata) La via porta agevolmente in cima alla Punta Clarì dove termina anche la ferrata che segue costantemente sulla sinistra il percorso d'arrampicata (gli ultimi 20 metri in uscita si fanno sulla ferrata). Dalla cima seguire un sentierino che porta a breve ad un cartello che indica la direzione di discesa, risalendo verso i ruderi della trincea di guerra e scendendo verso il pratone con gli impianti di risalita da sci. Da qui si segue la carrozzabile a sinistra del laghetto artificiale che sale dal paese fino a prendere una traccia che scende per il pratone finale a destra del quale, in fondo, si giunge al sentiero scalinato che scende nella stupenda gola di S.Gervasio con il ponte tibetano più lungo d'europa. Dal fondo del Canyon si segue il bel percorso lungo il fiume che riporta alla maccchina (50 min. dall'uscita della via alla macchina).
Possibilità di calarsi in doppia dalla via (in caso di necessità), facendo molta attenzione a non smuovere sassi.


Consiglio di consultare il sito Altox.it per l'ottima relazione grafica, e Gulliver.it per le tante relazioni presenti e per eventuali ultime novità.</description>
      </item>
      <item>
         <title>18/08/2026 - Sasso Pordoi 2952 m, via Gross [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7276</link>
         <description>Si parte per la campagna dolomitica, che purtroppo sarà di breve durata. Percorriamo questa bella super classica ( segni del tempo ben presenti ) sul Sasso Pordoi, che regala un arrampicata molto divertente varia e su roccia da buona ad ottima, chiodatura a grossi fittoni alle soste, ben più rarefatta sui tiri, dove è d'obbligo sapersi proteggere con friends e dadi.
Unico neo, se vogliamo definirlo tale è la presenza della funivia , ci si sente molto in vetrina ed il grande affollamento sui sentieri di discesa. Giornata freddina a dispetto del periodo, praticamente sempre coperto con una discreta brezzolina.
Comunque una bellissima escursione in compagnia di Ivana.</description>
      </item>
      <item>
         <title>18/08/2026 - Punta Clarì - via a 2 pieds d'Ibarus [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7273</link>
         <description>Via di buono sviluppo, un po' discontinua, ottimamente chiodata a fix con distanza quasi da falesia, con tre lunghezze davvero meritevoli (6-7-8) su rocia fantastica, e altre meno interessanti e su roccia non sempre solida (attenzione in particolare al 10° tiro), ma comunque in ambiente sempre severo, nonostante lo scarso avvicinamento, e spesso su cresta aerea. Una perfetta introduzione alla Punta Clarì, nell'insieme decisamente più abbordabile della più gettonata (e più bella) Supercalcaire. 

Parcheggiare allo spiazzo del Ponte Piccola Dora.
Da qui prendere il sentiero che fiancheggia il fiume e dopo circa 25 metri dall'ultimo tavolo in legno da picnic prendere una traccia sulla sinistra che sale lungo il bosco segnalata da un ometto, cercando di puntare sempre leggermente a destra faccia a monte. In qualche minuto si perviene ad un largo canale ghiaioso da attraversare poco sopra in un punto accessibile. Rimontare faticosamene il versante fiancheggiando il canale fino a pervenire alla parete. Da qui, poco più sotto, si nota una traccia che costeggia in orizzontale sulla destra la parete e in pochi minuti, superando altre vie, si giunge all'attacco segnalato da una placchetta sulla roccia. 40 minuti circa dalla macchina.

La relazione dei singoli tiri si può consultare su Gulliver.it.
Mi riservo di dare qualche dritta alla relazione:
1) riguarda la sosta al termine di L5 da fare su albero (non sono presenti cordoni), che si potrebbe invece attrezzare andando direttamente alla base del diedro della lunghezza successiva che si trova costeggiando a sinistra la roccia, ove c'è un solo fix ma che è facilmente integrabile facendo una clessidra nella fessura con sasso incastrato alla sua destra. 
2) occhio che L6 finisce al termine della rampa/diedro, dove c'è un albero su cui bisogna attrezzare la sosta (sarebbe stato a mio parere più corretto aggiungere un secondo fix all'inizio della parete successiva che è a 3 metri dall'albero)
3) il boulder su L9 con cordone è bello secco (6a+)
4) L10 è molto estetico ma su roccia a scaglioni molto delicata...dopo i primi 2/3 fix della linea originale (che sta a sinistra) si vede un tassello senza piastrina: non preoccuparsi perchè salendo alla sua altezza, se si guarda a sinistra un po' nascosto dietro la roccia c'è uno spit! Non ho seguito la linea alternativa di destra che comunque si ricongiunge dopo qualche metro a quella di sinistra, ma probabilmente è su roccia migliore. 

Sulle soste non ci sono anelli di calata per le doppie, quindi una volta che si decide di intraprendere la via è necessario salirla fino al suo termine.

Tempo di salita della via 5-6 ore

Discesa.
Dalla cima seguire un sentierino che porta a breve ad un cartello che indica la direzione di discesa, risalendo verso i ruderi della trincea di guerra e scendendo verso il pratone con gli impianti di risalita da sci. Da qui si segue la carrozzabile a sinistra del laghetto artificiale che sale dal paese fino a prendere una traccia che scende per il pratone finale a destra del quale, in fondo, si giunge al sentiero scalinato che scende nella stupenda gola di S.Gervasio con il ponte tibetano più lungo d'europa. Dal fondo del Canyon si segue il bel percorso lungo il fiume che riporta alla maccchina (50 min. dall'uscita della via alla macchina). </description>
      </item>
      <item>
         <title>14/08/2026 - Undertalerstock 2800 m, parete Est [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7271</link>
         <description>Piccola ma slanciata struttura che si trova sopra la strada per il Sustenpass ( salendo versante bernese ). La via molto carina è purtroppo assai breve ( 5 tiri ), ma il contesto circostante, di una bellezza impagabile la rende un'escursione da non perdere. Si sale con un'avvicinamento di circa 1ora e 30 e si arrampica al cospetto dei ghiacciai del Sustenhorn, una volta arrivati in cime la vista si apre improvvisamente sui giganti calcarei della catena Wenden - Titilis , un contrasto forte tra due mondi opposti. Al solito il dislivello indicato si riferisce all'intera gita, la via ha uno sviluppo di circa 200 m. Roccia ottima e tiri tutti interessanti , chiodatura a fix distanziata, soste con anello di calata. Discesa facile sulla cresta O e tre corde doppie da 25 m sul versante di salita. Bellissima escursione con Bob &quot; Fido &quot; Bottarga</description>
      </item>
      <item>
         <title>14/08/2026 - Monte Miaron [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7269</link>
         <description>analone veramente in pessime condizioni. Viene giù tutto.Cresta bella esposta ma divertente.Paretina finale abbastanza delicata da disarrampicare.Panorama superbo. Incontrata una coppia locale in vetta.</description>
      </item>
      <item>
         <title>13/08/2026 - Falesie di Avostanis [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7268</link>
         <description>Salite le vie Pocahontas 5a,Jojo 4c, e Zeno Putrello 5a.
Si perviene alla Falesia tramite strada sterrata che conduce al lago di Avostanis appena di fianco del passo del Pramosio che scende in Austria.
Nonostante il caldo , l a brezza proveniente da lago aiuta molto.
Ovviamente dopo le 14.00 diventa abbastanza problematica.
Il conseguente bagno nel lago corrobora la discesa alla malga dove una ottima Augustiner sancisce la perfetta riuscita di una bella giornata in montagna, lontano dalle mete classiche.</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/08/2026 - Ricci-Tagliabue [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7290</link>
         <description>Via dalle difficoltà e chiodatura classica. Ambiente solitario e selvaggio. Necessari dadi e friends ed eventualmente martello e chiodi. In via poche protezioni, ma la roccia è ben proteggibile (a parte la placca dell'ultimo tiro)
Da Pont del guat raggiungere il rifugio Miller. Proseguire lungo il sentiero oltre il rifugio e poco oltre il lago prendere il sentiero verso sinistra che attraversa la piana e porta a salire in direzione del ben visibile passo del Miller (1.45h). La cresta attacca a sinistra dal passo (viso a monte)
L1: Salire per facili roccette e poi superare una fessura verticale sulla sinistra che porta in cresta. Sostare sopra su spuntone (IV+)
L2: Traversare a sinistra e poi scendere la placca fessurato fino alla forcella dove si sosta(cordino per eventuale moulinette) (IV)
L3: Superare un muretto a scaglie e poi la successiva placchetta fino a sostare sulla sommità del gendarme (III+)
L4: Disarrampicare fino alla sottostante depressione (III)
L5: Traversare alcuni metri e salire il successivo salto (IV) fino alla sommità della cresta, traversare in Dülfer a destra e sempre in traverso su roccia rossastra a blocchi (III+) raggiungere la sommità del gendarme. La sosta si trova sul lato opposto del gendarme, per la calata successiva
L6: Calarsi una decina di metri fino alla forcella sottostante
L7: Salire sopra la sosta e poi obliquare leggermente verso destra per vincere la placca. Continuare su blaze più semplici fino ad un grosso tetto sulla sinistra della cresta dove si sosta comodamente su frinds (V-)
L8: Traversare a destra e poi salire stando almeno una decina di metri sotto il filo della cresta su balze un po' erbose ad un grosso canale. Scendere la placca fino ad arrivare dentro il canale, dove si trova una sosta su masso (che si utilizzerà per calarsi al rientro nel canale). Se si sta sul filo di cresta si arriva ad un cordino blu dal quale è possibile fare una calata ed arrivare alla sosta dentro al canale (IV)
L9: Salire la placca successiva (improteggibile se non con chiodi), fino al suo termine. Da qui a sinistra per erba si arriva ad una sosta su pilastrino che segna il termine della via (IV)

Da qui per cresta si può arrivare fino alla vetta della cima Prudenzini (soluzione non verificata)

DISCESA: dalla sosta calarsi nuovamente nel canale fino alla sosta su cordoni e maglia rapida. Da qui calarsi direttamente nel canale fino ai pendii erbosi della val Salarno (60m - possibile sosta intermedia)
Da qui in 10 minuti verso destra (faccia a valle) si risale al Passo Miller

Foto1: la cresta
Foto2: la calata di L6
Foto3: L7
 
</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/08/2026 - Gross Diamantstock 3162 m , cresta Est [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7270</link>
         <description>Una grande classica di cresta dell'Oberland, non smentisce la sua fama malgrado una certa discontinuità, presenta alcune lunghezze molto belle e dei tratti molto esposti in cresta, non mancano alcune discese non banali. La roccia è generalmente buona a tratti ottima. Discesa da non sottovalutare ed abbastanza esposta consiglio corda da 60m singola per le doppie, per rimanere più sereni. Salita effettuata in 2 gg pernottando al rifugio. Bella anche la valle che si risale per arrivare al rifugio. Panorama stupendo dalla cima sui giganti dell'Oberland Bernese.
Bellissima escursione con Bob &quot; Fido &quot; Bottarga
Il dislivello indicato si riferisce alla somma dei 2 gg, la via ha un dislivello di 400 m , ma uno sviluppo ben maggiore.</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/08/2026 - Cima di Terrarossa [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7267</link>
         <description>Discreta ascensione, giornata molto calda.</description>
      </item>
      <item>
         <title>11/08/2026 - Monte Canin [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7266</link>
         <description>Buone condizioni mediamente. Terreno abbastanza sdrucciolevole .passaggi di II</description>
      </item>
      <item>
         <title>10/08/2026 - Falesie passo monte Croce Carnico [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7265</link>
         <description>Fatte vie Bergdohlen Wenn die mule Wolgen Schneesturm tutte di 25 m. E difficoltà 4c 5a</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/08/2026 - Cresta Segantini + Traversata Alta Grignone 2409 m A/R [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7264</link>
         <description>Partenza Resinelli ( Soldanella 1340m ) in successione colle Valsecchi , Cresta Segantini , Grignetta 2184 m , Traversata Alta  (A/R , acronimo dai molteplici significati ) Grignone 2409 . 
Per un totale di 2000 m D+ tondi tondi. Bellissima escursione con me stesso.</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/08/2026 - Il sale della terra - Monte Freghera [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7289</link>
         <description>Vietta breve ma su ottimo granito in ambiente appartato. La via è protetta, ma qualche friend può risultare utile. Ottime le soste.
Si arriva all'albergo sopra la cascata del Toce, e si parcheggia nel grande parcheggio. Il sentiero parte sul tornate verso destra, appena passata la cascata. Seguire le indicazioni per la bocchetta del gallo.
Salire per ripida traccia su pendio erboso, fino a raggiungere una vecchia strada. Seguire la strada verso sinistra fino a dei ruderi, dove si rirende a salire verso destra. Si supera sulla sinistra un grosso cratere, e da qui il sentiero fa un lungo taglio a mezzacosta verso sinistra, che porta all'alpe freghera di sopra. Si arriva così ad una grande piana erbosa. Qui si deve subito andare a sinistra, e risalire la costola erbosa sulla sinistra (seguendo qualche ometto). Ora si sale seguendo la costola in direzione della parete, ora ben visibile. Per raggiungerla si scende a sinistra, fino al ripido prato sottostante, che porta alla base della parete. La via si trova all'estreme destra (cordino bianco sbiadito alla bese e fix ad una decina di metri 1.30 h)
L1: Salire con passo deciso sulla placca soprastante. Arrivati al primo spit piegare verso destra su placca lavorata fino alla sosta (20m, 5a)
L2: Salire sopra la sosta sfruttando lo spigolo di destra per vincere la placca. Si prosegue sempre su placca delicata fino ad un tettino, dove si traversa per qualche metro verso sinistra. Si sale poi ancora in verticale su terreno via via più facile, fino alla sosta (30m, 6a)
L3:Proseguire sullo spigolo, e poi belle placca verso sinistra (30m, 5c)
L4:Fessura verso destra. Si prosegue su placca e poi arriva a sostare su una cengetta verso sinistra (30m, 5c)
L5:Salire in verticale, superando la parete aggettante su buone prese, fino alla sosta finale poco prima della vetta (50m, 5b)

Discesa: in doppia sulla via

Foto1: L2



</description>
      </item>
      <item>
         <title>06/08/2026 - Presolana Occ. 2521 m , via Bosio [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7263</link>
         <description>Uno dei grandi classici della parete N della Presolana Occ. arrampicata rude e faticosa per diedri e fessure di roccia spesso molto compatta e lisciata, se si escludono i due tiri di arrampicata mista, su roccia gialla bellissima e molto lavorata. La difficoltà massima è intesa in libera, noi siamo passati in parte in artificiale sui gialli. Chiodatura mista abbondante ma spesso da verificare e ormai molto datata, fortunatamente qualche anima illuminata ha rinforzato le soste con 1 fix ed anello e posizionato qualche raro fix sui 2 tiri dei gialli. Nel complesso una via impegnativa e di carattere alpinistico, Discesa per il cengione Bendotti, molto esposta e delicata, fortunatamente anche qui sono stati aggiunti delle soste con anello e dei chiodi che consentono una progressione più sicura, senza banalizzare il tutto. Bellissima escursione con Michele. </description>
      </item>
      <item>
         <title>04/08/2026 - Grignetta, Giro del Fungo insolito [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7262</link>
         <description>Nuova versione, perlomeno per noi del classico giro del Fungo. Nella fattispecie via Corti alla Torre, con 2 calate da 35 m dalla cima, verso la Boga al Fungo si raggiunge l'attacco della via Pilloni, dirimpettaio allo spigolo Boga. Con tre lunghezze si raggiunge nuovamente la cima della Torre. Da qui con 2 doppie da 25m versante N ( come indicato in foto ) si arriva all'attacco della normale al Fungo, con una lunghezza di 30 m si raggiunge la forcella Fungo-Lancia, ove presente la sosta di partenza della via Accademici. Da li ci si cala versante N con una doppia da 60 m, badando bene di fare oltrepassare al nodo di calata in bordo della cengetta, in caso contrario con tutta probabilità si pagherà pegno, come successo a noi ( ossia una bella risalita di 60 m in parte nel vuoto, sui Prusik ).
Risalita del Fungo per la via Erika, doppia da 30 m alla forcella Lancia-Fungo, indi via degli Accademici per raggiungere la Lancia. Poi 2 doppie finali da 20m ci depositano al sentiero alla forcella Lancia-Campalinetto. Giro magnifico, su vie bellissime e roccia superlativa ben chiodate e sempre in costante esposizione. Bellissima escursione e cena finale al 2188 dei Resinelli con Ivana. Vedi meno</description>
      </item>
      <item>
         <title>01/08/2026 - Giro Torre Fungo Lancia [ giasti03 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7261</link>
         <description>lascio la descrizione nel dettaglio alle varie relazioni molto fedeli che si trovano in rete.
ieri torno su questa classica dopo più di sette anni, roccia sempre buonissima, scalata divertente e meno caldo di quello che mi aspettavo.
Per Gerry prima volta su questo giro, mentre per il Dome è una abitudine come per me la cresta del soldato.
bella giornatina di spensieratezza.
foto 1 Dome sul secondo della Corti
foto 2 doppie dal fungo
foto 3 alla fine</description>
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         <title>31/07/2026 - Tiarfin Ovest ed est [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7260</link>
         <description> Difficoltà F+ con prevalenza di passaggi di I ed uno di II sullo Ovest. Difficoltà contenute, ma occorre, come la cima di ieri d altronde, sapersi muovere in ambiente molto selvaggio e quasi sempre in totale isolamento. Ambiente molto sfasciumoso , occorre saggiare appigli ed appoggi ad ogni passaggio.</description>
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         <title>30/07/2026 - Terza grande [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7259</link>
         <description> Dopo aver dormito in auto appena sotto Casera Razzo, sono sceso in val Pesarina, Park sul tornante q. 1465 poi per forestale, indi attraversamento di due passi con affaccio sulla val Frison. Sentiero ripido e faticoso poi roccette con passaggi di II ed uno di II +.
Scarsa documentazione fotografica causa poca batteria nel telefono
Non incontrato un anima in tutta la ascensione..volendo si può evitare l overtourism.
Panorama stupendo sul tutta la Carnia ed il Cadore

Caldo torrido..mette veramente a dura prova.</description>
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         <title>30/07/2026 - Monviso 3841 m , cresta E integrale [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7258</link>
         <description>Quarto abbraccio del Rè di Pietra, salito per la bellissima e divertentissima cresta E nella sua versione integrale che comprende il superamento diretto del Torrione di Saint Robert. Mi aspettavo roccia marcia, invece è per gran parte da buona ad ottima, ripulita dagli innumerevoli passaggi. Fatta slegati sino alla base del Torrione, poi in conserva lunga con qualche breve lunghezza. Salita e discesa totalmente prive di neve se si esclude il brevissimo  (15 m ) nevaio da attraversare prima dell'attacco. Salita effettuata in scarpe da trekking basse. Sempre un'emozione raggiungere la vetta di questo gigante, oggi buona visibilità, ma inferiore a 2 anni fa quando si vide il mare e la costa ligure. Il dislivello indicato si riferisce all'intera 2 gg, la sola cresta è di 1100 m di dislivello.
Bellissima escursione con Greta
Foto 2 Poco sotto la vetta del Saint Robert
Foto 3 il tiro di 4 sopra il passaggio detto della lepre</description>
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         <title>27/07/2026 - Via Cassin al Cimon della Bagozza [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7275</link>
         <description>Salita decisamente alpinistica, bella nella sua interezza, non eccezionale per la qualità dei tiri, ma avventurosa in un ambiente da favola, e di sicura soddisfazione...un gran bel viaggio, anche nella storia (è stata aperta in 15 ore nel 1934!), che ti resta dentro! Grazie Cassin!!

Per la relazione tecnica si prenda a riferimento i siti di gulliver.it (nostro riferimento), guidodellatorre.it, sassbaloss.com.

Mi permetto di aggiungere le seguenti indicazioni:
1) il primo tiro della Bramani si può salire stando slegati, facendo attenzione (III).
2) legarsi dove c'è il masso incastrato con clessidra, e salire le cengette detritiche diritti puntando alla parete e poi verso sinistra, nel camino.
3) L9 supera dapprima un camino, con uscita (prima dello strapiombo che lo chiude) a destra su placca con risalti, poi costeggia la parete sulla destra (chiodo con grosso anello da sotto non visibile) e si arriva qualche metro dopo ad un altro chiodo  rosso dove noi abbiamo integrato (preferibilmente con chiodi e martello) per poter attrezzare una sosta che sembrerebbe essere mancante, a meno che si prosegua ancora fino a doppiare lo spigolo e si prova ad attrezzarne una lì, posizione forse migliore per far sicura sul tiro non banale successivo ed evitare gli attriti delle corde. (da verificare)
4) L10 è meno protetto del tiro chiave e comunque bello pepato...al termine delle difficoltà puntare a sinistra, non a destra dove si vede in lontananza un chiodo sviante!
5) L12 altra lunghezza poco protetta ma continua e impegnativa!

Io consiglio di portarsi un solo zainetto in via da condividere e di lasciare gli zaini alla base del pilastro nel canale ghiaioso, facilmente recuperabili poi facendo una deviazione scendendo dal sentiero normale.

Calcolare 6-7 ore di salita considerando le protezioni presenti da integrare e le soste da attrezzare in modo che siano sicure, il terreno spesso delicato su cui passa la via (non ci puoi correre), la ricerca del percorso corretto, anche se praticamente sempre molto logico, e il grado (un VI del 1934 non è paragonabile a quello di altre vie aperte in anni recenti)

Grazie immenso a Simo per la grandiosa giornata!! Hai fatto sì che si avverasse un Sogno!!!


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         <title>25/07/2026 - via Pisco Souer  - Pizzo del Becco Spalla NE [ mirco89 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7256</link>
         <description>via spettacolare, aperta 26 anni fa da Ruffinoni e Carletti, pochissime relazioni in rete il che la rende particolarmente immune all'affollamento.
roccia entusiasmante e arrampicata prevalentemente su placca con passaggi di equilibrio delicati. 
spit presenti per proteggere i passaggi chiave ma non per azzerare.
avvicinamento: 
da carona percorrere il sentiero per il lago Sardegnana e costeggiarlo sulla sinistra. successivamente salire verso la parete nord del becco tramite traccia con bolli. una volta giunti all'avancorpo traversare verso est seguendo una vaga traccia tra le pietraie e scendere alla valle Sardegnana per poi risalire seguendo gli ometti verso il passo. 
poco prima di esso virare decisamente verso l'evidente parete e risalire per pratoni fino alla cengia erbosa nei pressi dell'attacco. 
l'attacco si trova sul lato destro della parete piu larga circa 30 metri a sinistra del canale. spit visibile in alto in placca.

1 tiro 50m 6b+
risalire le balze fino alla placca con spit, affrontare il passaggio delicato sfruttando le sottili fessure di destra per poi risalire a buone prese in alto. proseguire per placche entusiasmanti di equilibrio fino alla sosta. 

2 tiro 50m 6a 
seguire la linea di spit anche se poco visibili e lontani, ma tenere conto che la via sale molto dritta, sfruttare le fessure per integrare fino alla sosta su placca appoggiata.

3 tiro 30m 6a
salire per placca appoggiata fino a una larga spaccatura, rimontare la placca con passo faticoso e proseguire per placche fino alla sosta.

4 tiro 30m 6b+
placca bellissima per 15 metri fino a sotto il tetto, tramite lame rimontare il tetto e traversare a sinistra, proseguire per fessure e lame su roccia un pochino muschiata e scivolosa fino alla sosta.

5 tiro 15m 6b
tiro molto scivoloso per la presenza di muschio e licheni, salire sopra la sosta con passo delicato traversare a destra tramite piccole fessure per le mani, e superare lo strapiombo con lama bomba. proseguire per balze fino alla sosta sommitale.

Discesa in doppia dalla via.
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         <title>25/07/2026 - Monte Valrossa ( Cabianca ), Via Valrossa Dream [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7255</link>
         <description>Piacevole itinerario su difficoltà classiche, in ambiente aperto e solare. Roccia ottima ( verrucano ) e molto rugosa, chiodatura ben curata, soste a fix con anello, mentre lungo i tiri è essenziale a chiodi normali e richiede assolutamente l'integrazione con protezioni veloci, direi un valore aggiunto. Gli unici difetti, sono un avvicinamento lungo ( 3h ), che può trasformarsi in un pregio lasciando lontane le folle e la discontinuità dell'itinerario, su 7 lunghezze 4 sono molto belle, 1 è di raccordo dove si cammina e le ultime 2 poco significative su roccia che richiede maggiore attenzione. Bellissima escursione con Marco</description>
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         <title>23/07/2026 - le banche le cime e la traversata del Sass de Mura [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7254</link>
         <description>Un giorno di Marzo del 2025 ero con i piedi gelati nell’acqua del Cordevole e maledicevo l’idea che avevo appena avuto di traversarlo. Il mio supplizio stava ormai finendo, il greto sassoso a pochi passi. Sento voci nel sentiero al riparo del boschetto che passa poco sopra. DEVO vedere chi è: gente che passa da queste parti a quest’ora del mattino, bisogna conoscerla. Salto fuori dal fiume, m’infilo gli scarponcini e comincio a correre all’impazzata per raggiungere gli ignoti. Ho intuito che avessero un gran passo e quindi non smetto di correre finchè li raggiungo alla svolta verso l’alto del sentiero. Che culo ( a tal proposito, mi spiegheranno che s’erano fermati per un bisogno…). Di quella giornata passata insieme a tratti, ci scambiamo le foto, poi qualche telefonata e qualche progetto. Non facciamo insieme ma ognuno per conto proprio la Spirlonga e poi dopo la mia avventura sulle Stornade, decidiamo di fare qualcosa insieme sui Monti del Sole, nostro comune amore. Un giorno invece ritrovo i miei appunti sul Sass de Mura e Thomas raccoglie entusiasta l’invito. Thomas ha tempo, io ce l ho sempre un poco contato e gli dico che la prossima occasione che può coincidere con un weekwnd è quella del 12 luglio. Qualche giorno prima, mi dice che vorrebbe venire anche Gabriele. Saremo un poco più lenti ad arrampicare, ma così potremo dividere meglio i pesi, gli rispondo. Il meteo promette un brutto sabato ma bella la domenica e così diamo il via ai preparativi. Una collega mi chiede un cambio, mi libero della notte del Venerdì e il tempo guadagnato mi spinge a Caprile in anticipo. Non so bene cosa fare e quando il meteo sembra migliorare per il sabato, rompo gli indugi e decido di salire al Ciadin di Neve a dormire con la tendina e aspettare in quel luogo che sembra essere meraviglioso, l’arrivo dei due compagni. Così il sabato mattina preparo l’attrezzatura e mi avvio in discesa verso Cesiomaggiore e la Val Canzoi dove parcheggierò l’auto nei pressi del Lago della Stua. La strada finisce poco prima nei pressi dell’Albergo Boz (q.650m.) e il simpatico e gentile gestore mi dice che posso lasciare il mio enorme Scudo parcheggiato nel praticello anche se lo lascio fino a domani, e mi dice dov’è il bagno per riempire il bag dell’acqua. Estraggo dallo zaino i miei due panini alla pancetta acquistati in valle poco prima e mi metto a mangiarli su una panca al riparo delle fronde di un alberello. Che bello e che pace. Alle 13.15 rimetto in spalla il mio pesante zaino della Decathlon appena acquistato e a cui c’è appeso di tutto. Dieci minuti dopo sono al Lago della Stua dove chiacchero con dei ragazzi che hanno dormito al Bivacco Feltre. Punta del Comedon e Sass de Mura sono avvolti nelle nubi e io prendo il largo sentiero verso il Rif. Boz che è indicato a 3h e 40m!. C’è un calore e un afa incredibile e quasi spero che piova. Passo alla Casa Faibon dove un numeroso gruppo di festanti, si gode la vita all’ombra di un pergolato, mentre  io grondo fatica e sudore. Mi infilo nel bosco e salgo tranquillo per il comodo sentiero ricoperto di foglie. Appare la frastagliata cresta del Tre Pietre, l’occhio verde e allungato del lago ormai in basso e poi avvolto in mantelli di nebbia Lui, il Sass de Mura, sovrano incontrastato del Gruppo del Cimonega e delle Vette Feltrine. E’ bagnato fradicio e non è di buon umore. Poi alle 15 la pioggia che era iniziata lieve da qualche minuto cresce d’intensità mi costringe a fermarni sotto grosse piante che mi forniscono riparo. Dura poco e qualche passo più avanti trovo un piccolo sasso sotto al quale mi acquatto proteggendomi per metà. Mi raffreddo e dopo un’oretta mi sposto più avanti sotto un sasso sporgente che mi ripara del tutto, ma non ho spazio per muovermi e vado avanti ancora finchè trovo un grande masso che strapiomba e sotto il quale posso sedermi o camminare perfettamente al riparo. Sono le 16.16 e fino alle 18 non mi sposterò più essendo investito da poderosi rovesci che mi divertirò anche a filmare per il gran frastuono che provocano. E’ un incanto ma non ho sonno e vago con la mente cullato dalla melodia delle gocce con variazioni dalla classica al metallo pesante.  Mi fisso come tempo massimo per partire le 18.30 ma mezz’ora prima la pioggia cala e allora esco dal buco e riprendo a salire. Saluto con affetto il mio bivacco.Ho mangiato, bevuto, digerito il peso dei due panini alla pancetta e mi sento in ottima forma: Passo Alvis, sarai mio. Monti nuovi si affacciano al mio orizzonte e che riconoscerò poi a casa nelle Pale del Ciso, Pizzocco e Colsent. Un quarto d’ora dopo, sbuco nell’incantevole radura erbosa che ospita la bellissima ed elegante costruzione in pietra di Malga Alvis(q.1570), circondata da erbe e prati in fiore che attraverso toccandoli con le mani allargate come ho visto fare a ragazze felici in qualche film. La Madonnina nella sua teca sorride al mio passaggio e contraccambio la gentilezza. Una fontana offre il suo nettare guardando la bellezza delle pareti gocciolanti del Sass de Mura. Poi sono di nuovo inghiottito nel folto del bosco dove la latifoglia comincia a cedere il passo alla conifera. Tutto risplende e luccica in questo nuovo mondo dorato creato dalla tempesta e i riflessi portano luce ovunque fino al cuore nascosto che ne beve il nettare di gioia. Sono felice e danzo fra le erbe bagnandomi completamente i pantaloni che bevono avidamente dagli steli fradici. Mi giro di tanto in tanto a riguardare la radura appena traversata che diventa più bella man mano che si allontana col suo aspetto di mare verde e pacifico nella foresta tumultuosa di abeti che ancora ondeggiano spinti dalle folate di Eolo. Sorveglia austero, il Colle del Demonio. Un richiamo d’irresistibile bellezza. Salgo ora più rapido per i ripidi tornanti erbosi che solcano la parete verso il suo culmine. Bei margheritoni attirano le mie attenzioni fotografiche e l’acuto promontorio del Colsent mi accompagna verso il valico. Poco prima una lunaca mi strappa una risata pensando ad una barzelletta e mi fermo a fissare il panorama che spazia su cime per me inedite e che vanno dal Tre Pietre, alla Pala del Ciso, passando per Pizzocco, Colsent, Cirmia, Col Dorin, Brandol e la Punta del Comedon che emerge rocciosa dal verde che ne ricopre l’intera vista. Arrivo così al al buchetto nella cresta che segna il passaggio dall’altro versante della cresta, presidiato da un paletto e una caverna poco discosta. Passo Alvis, q.ta 1880, h 19. Scendo oltre e prati verdissimi fanno da base alla catena del Sass de Mura che si svela in tutta la sua lunghezza e bellezza: si vede la Finestra, il Birillo, le Cime Est ed Ovest, la Costa Divisoria e la catena delle Torri e Cima di Neva che custodiscono come in un abbraccio il Cadin che vorrei raggiungere. A sinistra fra dolci e sinuose colline le costruzioni del Rif. Boz e appena oltre quelle della Malga Neva di Mezzo. Una vera meraviglia, custodita in alto dalla bella catena montuosa in cui spicca il Sasso di Scarnia e che prosegue poi col Monte Ramezza, la Cima del Diavolo e infine la Cima Dodici e il Pavione. Scendo velocemente fra le erbe apprezzando l’ambiente bucolico e rilassandomi dopo tanto spingere sui quadricipiti, raggiungendo in 10 min. il Rif. Boz dove entro per chiedere info sulla malga e sul Cadin alla simpatica e bella gestrice del rifugio e scusandomi per il disturbo all’ora di cena. Seguo le istruzioni, risalgo e supero il Bivacco invernale e poi scendo dall’altra parte sempre per prati fino a guadare un piccolo torrentello e risalire il colle oltre. Incontro una tomba in mezzo al prato e poi una striscia di sole colora un lembo della collina verso la quale sto salendo. Che bello penso quando sarò salutato anche io da quell’onda di colore e calore arancione. Vedo prima la grande stalla con il sole che fa appena capolino oltre il colmo del lungo tetto e poi arrivo nel grande prato che sta davanti alla Malga e al grande abbeveratoio.              E’ un posto fantastico e mi chiedo chi me lo faccia fare di salire ancora: sono nel posto più bello del mondo e decido senza ripensamenti di fermarmi. Oltretutto dovesse far brutto, potrò anche ripararmi. Fotografo nella luce radente e calante questo luogo da favola, dove però purtroppo il telefono non ha campo. Provo allora a salire il piccolo colletto prospiciente e come mi diceva la rifugista, il telefono torna ad avere segnale. Avverto quindi subito Thomas che dormirò qua e attenderò il loro arrivo l’indomani. Salgo fino in cima al colletto dove c’è una bellissima roccia piantata a ricordo di un altro giovane e più avanti una grossa croce lignea ma senza riferimenti. Il sole sta andando a nascondersi dietro profili rotondi: c’è una luce e una pace commoventi. Felicità allo stato puro. Guardo dall’alto il piccolo paradiso che accoglierà il mio sonno e poi con dispiacere scendo perché devo ancora preparare la tenda e cenare. Il sole scompare, arriva la sera col suo manto e l’ultima scintilla di luce abbandona anche la Cima Ovest del Sass de Mura. Sono ormai quasi le 20.30 ed è meglio che mi affretti, prima di dover fare le cose al buio. Spacchetto la mia tendina e dopo affannose ricerche e controlli, mi devo arrendere alla certezza che nella sacca c’è solo l’involucro e non i paletti necessari a darle una forma. Non mi arrendo e penso ad una soluzione mettendomi a cercare in giro: trovo delle canne dell’acqua che provo in vari tentativi ad infilare nelle guide passanti della tendina che poi tendo verso l’alto con dei cordini che lego alla staccionata. Fa un po’ schifo la tendina che perde molto del suo esiguo spazio, ma mi accontenterò. Gonfio materassino e cuscino, li infilo nella tenda eci srotolo sopra il sacco a pelo. Poi mi siedo sulle scale che salgono al piano superiore (chiuso) della Malga Neva di Mezzo. Io ero convinto fosse Malga Prima che in realtà sta più in basso ed è presidiata da pastori, gregge e cani maremmani. Ceno al riparo ( sacchetto di farro già precotto) con vista magnifica sulla sera che scende e sul sasso di Scarnia. Invio uno stato con la mia vecchia frase coniata decenni fa e che stasera torna clamorosamente di moda: per letto i fiori di un prato, per letto il cielo stellato. Alle 21.45 è buio e fotografo il mio riparo nel quale devo contorcermi per riuscire ad entrare. Una volta steso sto sufficientemente comodo e cerco di addormentarmi anche se devo aprire un poco la cerniera perché mi sembri manchi l’aria. Quando guardo fuori il cielo nero brilla di stelle e mi spiace dover richiudere la cerniera per cercare riposo nel sonno invece che nella contemplazione. Mi addormento anche se talvolta sento la pioggerellina picchiettare ma poi mi sembra smetta. Attorno all’1 invece il ticchettio si fa più intenso e il telo che non ben sorretto si appoggia al mio sacco a pelo, fa sentire il suo essere bagnato. Per un poco mi chiedo cosa fare, poi realizzo che mi alzerò domattina completamente fradicio e per evitare l’inconveniente, decido di alzarmi. Prendo materassino e sacco e mi metto nel ripiano fra le due rampe di scale della malga e ricreata la zona notte, mi addormento sereno cullato dl lontano belare, dai latrati dei cani e dal rumore dell’acqua che cade nella fontana. Mancano solo le stelle! Ma ormai le vedo stampate indelebilmente sulle mie palpebre tenermi compagnia negli ultimi pensieri del giorno. Dormo bene l’aria fresca che entra dall’esterno e vedo il sole dell’alba ma poi mi riaddormento e riapro gli occhi che son quasi le 7. Ho paura di far tardi rispetto all’appuntamento che abbiamo previsto verso le 8 perché io nel frattempo vorrei scendere al rifugio per lasciarvi ciò che non mi servirà per la scalata. Esco. La luce s’impossessa di me, l’erba brilla bevendola come fosse acqua e se ne ammanta vestendosi di splendore. Tutto luccica e rifulge di bellezza. Ma come si fa a non amare follemente la vita in mattine come questa? Felicità diventa semplicemente esistere e condividere con l’Universo il momento. Impacchetto tenda, materassino e sacco a pelo e poi salgo al colle per il contatto del mattino. Dall’alto rimiro il luogo paradisiaco dove ho dormito e vorrei restarmene in contemplazione ma l’alpinista ha sempre una meta che gli sfugge e non può indulgere su quella appena raggiunta e allora scendo a preparare il mio addio a questo posto magico. Raccolgo in un sacco tutto quello che non mi servirà e vado incontro agli amici, che trovo alle 8 poco prima di infilarmi nel rifugio per chiedere dove posso lasciare il mio materiale. Li saluto e dopo esser uscito dal rifugio li guido verso la malga e poi dopo aver fatto scorte d’acqua seguiamo l’ampio sentiero prativo indicato dal cartello Cadin di Neva. Saliamo nel bosco fino alla località Acquedotto Neva (q.1825, h 8.30) dove deviamo a sx e 10 min. dopo siamo sotto le dorate Torri di Neva ai cui piedi sta la bellissima cascata che rifornisce d’acqua le prese che abbiamo appena oltrepassato. Salito il gradino roccioso alle 9 facciamo il nostro ingresso trionfale nel verde e a tratti ghiaioso bacino del Cadin di Neva, un luogo veramente bellissimo e che emana pace. Certo anche qua non sarebbe stato male passare la notte, penso, mentre traversiamo un praticello dall’erba che sembra manotenuta tanto è bella. C’è perfino una sorta di menhir fatto da due grandi massi appoggiati l’uno sull’altro che crea un ottimo riparo in caso di mal tempo, abbellito da un larice cresciuto proprio in cima. Il catino è chiuso da forcella Neva e dalla parete nord del sass de Mura che sale verso la Cima Ovest ed è traversata dalla Banca Posterna che fra poco percorreremo. Raggiungiamo la forcella( q. 2150) mezz’ora dopo e la vista si apre sulla sfilata delle Pale di san Martino che ammiriamo stupiti, dal missile del Sass Maor alla Fradusta. Riprendiamo a salire vs la Banca, dietro di noi si alza il primo dei Torrioni di Neva mentre a sinistra fa capolino la piramide conica del Piz de Mez. Superiamo un intaglio con passo di II° e cordini e ci alziamo verso le pareti finali del Sass con bellissima vista sul sottostante e ormai lontano Ciadin, macchia di verde in questo altipiano per lo più pietroso. Raggiungiamo e traversiamo sulla Banca Posterna per circa una ventina di minuti arrivando poco prima delle 10 ad un colletto (Costa Divisoria) che difatto sancisce la fine della Banca Nord e l’inizio di quella Est. Seguiamo il bellissimo sentiero di  cresta in direzione della montagna che si eleva come la prua di una nave e quando l’abbiamo raggiunta non sappiamo se andare sulla traccia di destra o quella di sinistra. Thomas va a sinistra e trovo la freccia sbiadita che segnala una via di salita, io vado a sinistra ma non è la direzione giusta. Consulto l’altimetro e quando vedo la quota…2400, mi viene qualche dubbio, essendo l’intaglio della Finestra, che dobbiamo raggiungere, a quota 2350. In una schiarita delle nubi che si stanno accumulando alla base della montagna, vedo in lontananza il foro che stiamo cercando e anche il curioso pinnacolo del Birillo dal quale dobbiamo passare. Dico allora che dobbiamo scendere dall’altro lato del colletto e infatti ritrovo subito la via maestra che ci conduce a traversare prima e scendere poi in un colatoio ghiaioso dove la traccia è inghiottita dal terreno instabile. Ma la direzione è obbligata e non ci si può perdere e poco dopo siamo nuovamente sulla banca a procedere orizzontalmente verso la Finestra che appare e scompare come un faro nella notte inghiottita non dalle tenebre ma dalle nebbie. La banca procede larga e innocua con viste sulla Finestra sempre più belle perché ora appare incastonata sopra a giallo grigie ed enormi pareti precipite. La prospettiva fa sembrare arduo il raggiungerla, ma sappiamo che così non sarà. Bellissimo questo tratto in cui la banca si restringe un poco a guisa di cengia e corre su lati opposti della montagna traversandola in modo aereo. Ci ritroviamo sotto grandiose pareti a precipizio giallo e nere che fotografo da sotto e poi la Finestra appare moto vicina tanto che alle 10.30 le siamo proprio sotto. Provo qualche passo per salire ma faccio fatica e Thomas che si è portato sull’altro lato mi dice che è meglio. Cambio versante e un solo passo un poco complesso mi permette di salire ed esser pronto per lo shooting fotografico. Foto veramente spettacolari, iconiche. Poi scendo con fatica e i miei compagni desistono dal tentativo di imitarmi. Ora dobbiamo salire sopra l’arco che per fortuna è abbastanza largo da non creare problemi nel suo attraversamento e prima di arrivare a ridosso della parete decidiamo di imbragarci, essendo comoda la posizione. Sembra a logica di dover salire lo spigolo articolato che si alza davanti a noi, ma in realtà dovremo traversare per cengia a destra. Scesi da un masso ci troviamo di fronte alla partenza, molto esposta, e che non appare neanche banale perché un poco aggettante. Sono le 11.30, le foto alla Finestra, ci hanno portato via un poco di tempo ma ora siamo pronti ad attaccare.A Thomas e Gabriele non convince, io trovo solo strano che non sia segnalato un passaggio che sembra essere abbastanza tecnico. Non mi convince l’idea di Thomas di salire e dopo esserci legati, parto stando basso dove una cengetta per i piedi permette di superare agevolmente i primi metri molto esposti e delicati. Thomas ha messo delle scarpette morbide e abbiamo deciso di legarci in tre alla corda che poi recupererò una volta arrivato in sosta. Dopo i primi passi, mi alzo sulla cengia vera e propria e passato un rinvio in una clessidra armo la sosta. Sono sparito dietro l’angolo e fatico a sentire le loro voci che invito a partire. Torno allora indietro con un poco di apprensione e chiedo come mai non partano. Thomas mi dice che non aveva corda sufficiente per legare anche Gabri e allora rifaccio la sosta un poco prima e gli dico di tirare la corda che è elastica. Finalmente partono e li vedo arrivare, Gabri è poco convinto e patisce l’esposizione del luogo. Ora davanti a noi il Camino cesaletti, il punto chiave della via dato dalle relazioni tra il III+ e il IV° grado. Non è un vero camino, o meglio ci assomiglia. La partenza è in camino ma bisogna spostarsi subito a sinistra su una placca i cui appigli buoni sono un poco alti. Tengo gli scarponi, Thomas mi fa sicura, sono ben protetto dal rinvio messo in vita nel cordone lasciato alla clessidra sulla destra…ma non riesco ad alzarmi perché tendo ad andare a d incastrarmi a destra quando invece dovrei spostarmi a sinistra, ma non ci riesco. Thomas mi dice di sfruttare una nicchietta a destra e puntandoci lo scarpone mi alzo quel tanto da mettere un friend un poco più in alto. Mi ci appendo, vedo che tiene ma non riesco ad alzarmi ulteriormente per spostarmi poi a sinistra ed uscire dal passaggio. Devo riprendere fiato, è troppo che non arrampico su passaggi leggermente strapiombanti e chiedo a Thomas se vuole provarci. Lo aiuto da dietro, piazza un friend ancora più in alto e insisto perché si sposti a sinistra che ormai è fuori. Fa fatica, io penso che poi ci riproverò con le scarpette ma alla fine trova il coraggio per spostarsi ed uscire dalla chiusura del camino e facilmente approdare al piccolo ballatoio superiore. Gli chiedo com’è sopra e se se la sente di andare fino all’uscita. Fatta la sosta ci chiama e parto: ho ancora gli scarponi, fatico come prima perché non riesco ad usare il piede sinistro sulla placca avara di appoggi e poi devo ritardare l’uscita verso sinistra per andare a togliere il secondo friend. Alla fine ansimante arrivo al ballatoio (una volta alzati, gli appigli diventano veramente buoni) e faccio fatica anche a raggiungere Thomas in sosta su buoni passaggi di III° grado. Lo raggiungo, mi complimento e in men che non si dica vedo arrivare Gabriele che teso, preoccupato, incline a tornare, in realtà è stato velocissimo ad arrampicare. Lo vedo felice, perché ora la montagna è più accogliente e meno esposta: ci ha accolto nel suo grembo. Questi due tiri ci hanno richiesto più tempo del previsto e sono già le 13.15 ma abbiamo ormai alle spalle il passaggio più duro. Gabri chiede se ci saranno ancora passaggi esposti e non riesco a nascondergli che la traversata probabilmente lo sarà. Saliamo per roccette e un quarto d’ora dopo ritraggo i miei soci nei pressi del Caratteristico masso appoggiato, chiamato il Birillo: bello! Ancora su per terreno più facile con qualche saltino o paretina con passi di II° fino a quando non notando un ometto alla base di una paretina, io e Thomas ci spostiamo troppo a sinistra. Quando torniamo sulla retta via Gabri, sentendo del nostro errore è già alto sulla paretina con passi di III° che ci porta alti verso la cresta d’uscita. Gli faccio i complimenti per come ha arrampicato e mi risponde che è il vuoto non l’arrampicare a creargli problemi. E’ tornato di buon umore e ci regala la battuta sugli occhiali in modalità ometto perché lui l’ha visto e noi no. Ora rocce articolate ci conducono facilmente verso il cielo e gabri ci precede ormai in versione Turbo. Thomas mi regala un sequel fotografico..che non ne ho mai!...e sbuchiamo all’ometto di cima dove ci congratuliamo per avercela fatta. Le nubi avvolgono tutto e non si vede nulla. Pochi attimi dopo un parziale sollevamento ci permette di vedere la cima vera e la cresta di collegamento che la raggiunge. Ci eravamo dimenticati dell’anticima! Rimettiamo gli zaini in spalla e brevemente raggiungiamo la Cima Est del Sass de Mura, la principale (q. 2547, h14). Ora possiamo festeggiare e fare le foto di vetta accanto all’ometto con targa. Non si vede proprio nulla e fatichiamo ad orientarci tanto che non sappiamo proprio dove dirigerci per iniziare la nostra traversata verso l’altra cima. Mangiucchiamo qualcosa e un quarto d’ora dopo rompo gli indugi scendendoo in direzione dubbia per sincerarmi che in effetti la cresta scende troppo e allora optiamo per l’altra direzione trovando ben presto qualche ometto che ci conforta nella decisione presa. Camminiamo con visibilità pressochè nulla ma una dissolvenza momentanea ci permette di scorgere l’apparentemente non lontana Cima Ovest proprio davanti a noi. Bene, almeno siam giusti! Raggiungo un pulpito che dà sul vuoto e scorgo la traccia parecchio più sotto su un’esile cengetta. Esito un poco, studio il passaggio dall’alto: bisogna disarrampicare un esposto caminetto/canale con passi di II°. Sono già sceso quando mi arrivano le proteste di Thomas che preferirebbe usare la corda. Gli rispondo che si può ma siamo più veloci se riusciamo a farne a meno, e che comunque ci sono buoni appoggi. Alla fine di buon grado, si accoda a Gabri e mi raggiungono nei pressi di una cengia che va restringendosi fino ad uno spigolo nel vuoto dove un ometto segna la via. Sono i passaggi che i miei due compagni soffrono di più e m’invitano ad andare a dare un’occhiata. Esposto ma non difficile aggiro lo spigolo restando in piedi e li informo che poi migliora decisamente. Li aspetto oltre la volta e sorrido quando vedo arrivare Gabri carponi e poco dopo Thomas che addirittura come un marines, arriva strisciando. Che tipi questi fortissimi atleti che si sono convertiti all’alpinismo, nonostante soffrano molto il vuoto. Da ammirare. Ci ricompattiamo, la cengia prosegue un poco più ampia e faccio un incredibile foto dopo essere passati che mette in risalto la notevole esposizione. Arriviamo così all’ultimo ostacolo della traversata: una torretta da risalire su un lato (II°+) oltre un masso incastrato e disarrampicare dall’altro (II°). Mi porto sulla facile rampa del proseguio e li fotografo nelle nebbie mentre completano il passaggio. Pochi passi e raggiungiamo il grande masso di vetta con targa e l’ometto sopra costruito. Cima Est, q. 2522, h 15). Altre foto e congratulazioni e velocemente ci lanciamo verso la discesa. Troviamo subito un muretto con cengetta esposta e camino da disarrampicare(II/II+) che rinfocola le proteste inascoltate di Thomas che anche questa volta rassegnato si accoda al buon Gabriele che ormai non batte più ciglio. E subito dopo nei pressi di un salto, mi sporgo e capisco che stavolta è il momento di usare la corda per davvero. Sono dieci metri e con un passaggio in camino alto ed esposto che sarebbe un poco da provare. I soci guardano e sono d’accordo per cui passiamo la nostra corda da 30 metri nell’ottima sosta su due chiodi e cordone verde e scendiamo in doppia senza prusik. Alle 15.30 siamo tutti alla base del risalto e subito dopo c’è l’altra calata simile come lunghezza e che scende una placca più appoggiata e lavorata. Usiamo ancora la corda e alla sua base un quarto d’ora dopo riponiamo la corda nello zaino e iniziamo a scendere comodamente lungo la traccia che serpeggia verso l’ormai visibile Ciadin della Neva. Un’ora dopo mi volto a salutare questo luogo di una bellezza struggente e malinconica avvolto come in un abbraccio che lo custodisce dalle fiancate del Sass de Mura e dalle Torri di Neva. Continuiamo a scendere verso le più dolci amenità dei pascoli del Boz e di Passo Alvis, passando ancora dalla bellissima cascata, dall’idilio di Malga Neva dove ci fermiamo brevemente a rinfrescarci e dissetarci al grande abbeveratoio ( h17 ). Poi venti minuti dopo recupero al Rif. Boz il mio saccone del bivacco notturno che gentilmente i miei soci si offrono di aiutarmi a trasportare. Grande ritmo in discesa e alle 18. 10 passiamo da Malga Alvis e alle 19.30 dopo aver salutato gli amici che hanno fretta e non hanno tempo per bersi una birra in compagnia, mi fotografo stravolto sulla panca sotto l’albero dell’Albergo Boz. Grazie Thomas, grazie Gabri per questa prima gita condivisa e benedetto sia il giorno in cui sul bordo del Cordevole, corsi per incontrarvi. E’ stata una giornata fantastica in ottima compagnia…speriamo possano essercene altre. Un abbraccio infinito.                                                                               Foto1 le cime del Sass de Mura dal Passo Alvis Foto 2  il passo duro del camino Cesaletti  Foto 3 trio di vetta</description>
      </item>
      <item>
         <title>18/07/2026 - Piramide Casati 1940m, via Franco Dolzini + Grignetta 2177m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7252</link>
         <description>Angolo abbastanza remoto della Grignetta, accesso per il sentiero della Direttissima, lungo con molti saliscendi importanti, ma spettacolare ( il mondo ce lo può invidiare un posto così ). Via nel mirino da anni, vuoi per le valutazioni non eccezionali delle guide ( cartacee ), vuoi per i casi della vita , rimasta nel cassetto. Oggi giornata con poco tempo a disposizione , decidiamo per questa via il cui solo difetto è la brevità. A mio giudizio salita bellissima e sottostimata nei giudizi, roccia impeccabile come la chiodatura ( non banalizzata ) tiri tutti interessanti tecnicamente e panorama garantito. Per fare dislivello corsa in Grignetta dal colle Valsecchi, via Scarrettone , Giardinetta e Federazione.
Bellissima escursione con Marck White
N.B. Come al solito nel dislivello via ho inserito quello complessivo dell'intera giornata , il reale via è di 140 m.</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/07/2026 - Poncione di Cassina Baggio , Via Tanti auguri - Fotoreport  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7253</link>
         <description>Anni fa avevo ripetuto Piccadilly e nonostante la spittatura la via mi era piaciuta. Quindi decido di tornare su questa parete e provare un altro itinerario.

La roccia si conferma ottima e l arrampicata divertente anche se
La parete sembra essere discontinua in quanto la parte bassa è composta da un insieme di gradoni e rocce articolate. Maggiore verticalita nella seconda metà.
Non è una via di falesia, bisogna padroneggiare bene almeno un 5b su placca perche non tutti i passi sono azzerabili o integrabili con friend.

Anche questa volta sono sceso a piedi ed è una soluzione da consigliare: una cordata stava iniziando le calate quando a noi mancava ancora un tiro piu la cresta finale, ma siamo arrivati alla macchina 5 min prima di loro.

Al link sotto foto, descrizione dettagliata dei tiri all' itinerario on ice.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/07/2026 - Cima della Croce, Alben 1978m , via Gigante buono [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7251</link>
         <description>Alla ricerca del fresco, incappiamo in questa inaspettata sorpresa, la parete da sotto non dice gran che, ma la via smentisce ampiamente la prima impressione. Roccia ottima e molto lavorata su tutto il percorso, chiodatura ottima ma non banalizzata, tutti i tiri divertenti ed interessanti tecnicamente, con menzione particolare per i 2 chiave, il primo e il sesto.  Bellissima escursione con Marck White
Foto 2 L1 
Foto 3 L6 </description>
      </item>
      <item>
         <title>09/07/2026 - Furka, Hannibalturn 2886, via Conquest of paradise + Kammeljoch 2900 [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7250</link>
         <description>Saliti al Furka con ben altre ambizioni, vuoi per via del caldo e dell'ora un po' tarda , scatta il piano B . Percorriamo questa splendida via che ha un solo aspetto negativo, la brevità. Itinerario veramente godurioso, ben chiodato a fix ma non banalizzato, granito super e panorama circostante altrettanto. Sviluppo della via 170m . Sono poi salito al Kammeljoch 2900 dal rifugio per visionare la parete che era in programma oggi con il piano A. Il dislivello inserito si riferisce a quello dell'intera giornata.
Bellissima escursione con Katia
Foto 2 Katia su L 3
Foto 3 Katia all'ultima sosta, burloni questi svizzeri.</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/07/2026 - Piramide Casati 1940, via Solaris + vetta Grignatta 2178  [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7249</link>
         <description>Bel giro Grignesco, percorsa questa recente creazione, forse la via singola più lunga come sviluppo ( 10 tiri per circa 320 m ) della Grignetta ? Molto ben curata nella chiodatura , tutta a chiodi normali con 2 fix alle soste, è stato compiuto un evidente gran lavoro di disgaggio, ma malgrado ciò alcune lunghezze richiedono grande cautela, in particolare su L8 , dove a noi è partito un bel pilastrello da sotto i piedi. Da considerare assolutamente come via di carattere alpinistico, molto belle le lunghezze 2 e 6 , la prima su roccia magnifica la seconda un bel diedro dolomitico, per il resto una scalata su roccia da discreta a buona piacevole. Non paghi abbiamo raggiunto la vetta percorrendo il sentiero della Val Scarrettone e il Canalini Federazione. Poi ottima cena ai Resinello da 2177. Bellissima giornata ed escursione in compagnia di Katia &quot; Picci &quot;
Foto 1 e 2 Katia sul bel diedro di L 6
Foto Katia su L8 quella del disgaggio, la roccia sembra all'apparenza sana .... !!!</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/07/2026 - Triangolo di venere , Via Paspartout  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7248</link>
         <description>Descrizione dettagliata dei tiri all'itinerario onice.

Aggiungo solo che la via si è rivelata largamente al di sotto delle aspettative rispetto a quanto riportato in rete.
Infatti i gradi che ho riportato sull itinerario sono piu bassi rispetto ai gradi originali.
La roccia è buona e brevi passaggi impegnativi sono divertenti, ma la via nel suo complesso mi è sembrata un po banale (per i meno critici, sicuramente la definirei plasir).

I friend non sono necessari se si padroneggia il V perche la chiudatura è sempre buona (che non significa da falesia). Utile averne un paio piccoli/medi in caso di necessità.

Con Francesco</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/07/2026 - Cima Bassa d'Ambiez, per la vedretta d'Agola e la cresta SW [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7247</link>
         <description>La valutazione sulle condizioni e sull'itinerario è solamente per il fatto che la vedretta ormai è in rapido ritiro e che per almeno 300m il terreno è insidioso e detritico, che richiede costantemente massima attenzione. Fortunatamente da poco sotto la bocchetta e fino in cima ci sono degli ometti ometti, attenzione a non perderli! L'ambiente è a dir poco superlativo!
Pensavamo una gita facile infatti, con solo roccette di II-, trovando al massimo il ghiacciaio messo un po’ male… Volevamo addirittura salire 2 cime... Invece ne è uscita una gita molto molto faticosa e delicata, ma non sul ghiacciaio (anche a detta del rifugista doveva essere l’unico punto critico), bensì nel tratto finale per raggiungere la bocca d’Agola e soprattutto nei 150m successivi per raggiungere la cima. Arriviamo in auto a Malga Movlina (pedaggio di 7 euro, macchinetta all’albergo Brenta). Dalla piana di Nardis risaliamo poi la Scala Santa. Dopo un caffè al rifugio XII Apostoli, risaliamo la vedretta d’Agola stando a dx, traversando poi verso sx su un breve tratto di neve. Poi su roccette e pendii detritici, con non poca fatica arriviamo alla bocchetta (col senno di poi era meglio salirla a sx e traversare a dx su neve poco sotto la bocchetta, in discesa infatti faremo così). Da qui in poi che tutto si fa più impegnativo per via, appunto, del tipo di terreno molto impegnativo, con qualche tratto di roccette “buone”, ma soprattutto con tantissimi punti detritici e franosi, con sassi mobili che, soprattutto in discesa, hanno richiesto massima attenzione. Viene data come difficoltà I°, ma a nostro parere almeno due punti sono di II-° e cmq l’impegno generale per via del tipo di terreno è sicuramente superiore. In un punto abbiamo effettuato una doppia di 7-8 metri (cordino in loco). Non era certo un I° da disarrampicare...! Itinerario sicuramente più consigliabile a inizio stagione con più neve sulla vedretta; ma poi la salita alla cima rimane comunque su un terreno molto insidioso. Gita che sicuramente non dimenticheremo, contentissimi!!
Partecipanti: Fedora, Fabio V., Federico e Dario.

FOTO 1: In rosso la nostra salita, in giallo la discesa, che sicuramente sarebbe stata migliore anche come salita. Al centro della foto, la bocca d'Agola.
FOTO 2: Il breve tratto di II-, dove in discesa faremo una breve calata.
FOTO 3: Insidiosi traversini poco sotto la cresta.</description>
      </item>
      <item>
         <title>03/07/2026 - Grignetta torrione del Cinquantenario via UNICEF [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7245</link>
         <description>Seguire le indicazioni presenti sulla relazione di Scuola Guido Della Torre, secondo me le più vicine alla realtà. Attenzione alle protezioni perchè è necessario integrare se si vuole evitare di rischiare di fare voli con conseguenze importanti...il secondo tiro è sicuramente il più duro, con 2 strapiombini non banali (VI+) anche azzerando (chi fa sicura non vede il primo di cordata). Bisogna fare attenzione a non sbagliare via perchè è facile finire su Gufo Triste al terzo tiro; per non sbagliare bisogna tenere sempre la destra una volta saliti dritti dalla seconda sosta (su fittoni resinati), anche se non si vedono (non ci sono) protezioni (integrare). Si sosta a questo punto su 2 spit. Si prosegue sul quarto e ultimo tiro invece ben protetto (protezioni miste) nell'uscita di VI sbucando in vetta. </description>
      </item>
      <item>
         <title>02/07/2026 - Denti della Vecchia 2125 m, via delle Guide + traversata integrale del Filun [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7246</link>
         <description>Trasferta in val Gerola per scoprire questi tanto decantati Denti della Vecchia. Devo dire che mi hanno sorpreso oltre ogni aspettativa. Roccia superba, verrucano estremamente lavorato, chiodatura ottima a resinati sulla via , molto interessante con alcuni tiri superbi. Ma la traversata dei Filun rende il tutto veramente indimenticabile, qui la solfa cambia, sono presenti solo le soste a fix con anello, per il resto ci si deve arrangiare, ma la roccia rimane di ottima qualità ed il percorso estremamente divertente e didattico con numerose doppie mozzafiato, per esposizione. In poche parole un piccolo capolavoro, il tutto condito con un colpo d'occhio ineguagliabile sulle Retiche. 
Bellissima escursione con Bob &quot; Fido &quot; Bottarga
Foto 1 il tracciato
Foto 2 Bob in calata dal 4° dente
Foto 3 Bob nel diedro del 5° Dente con dietro il 4°</description>
      </item>
      <item>
         <title>28/06/2026 - Lagazuoi piccolo. Via Giordano  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7239</link>
         <description>Terza volta su questa bella via. Temporale alla fine del 
ultimo tiro. 
Con Andrea </description>
      </item>
      <item>
         <title>25/06/2026 -  Sfornioi Sud [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7238</link>
         <description>Ieri sera di ritorno dalla mia triade in val Prampèr, ho avuto una violenta discussione con mio padre che mi aspettava al varco con un assurdo foglietto su cui si era appuntato tutte le cose che non andavano nella casa o che a suo dire mancavano. Elenco che definirei abbastanza farneticante per usare un eufemismo. So solo che ad un certo punto non ho retto e gliene ho dette di tutti i colori. Lui se n’è andato a letto e io ho cervato di recuperare fra le poche energie mentali che mi erano rimaste dopo la lunga giornata di 12 ore e 2500 m. di dislivello. Non ne avevo perché le avevo bruciate col nervosismo e allora ho lasciato lì di concentrarmi sul cosa fare l’indomani con Marco, rimandando la decisione all’indomani. Quando ci sentiamo alle 7 del mattino del 12 06 2026, è in ritardo e allora cerco di riprendere a dormire aspettando la sua chiamata in cui mi annuncerà che è partito dandomi il via. Son quasi le 9 quando improvvisamente mi viene in mente che mio padre, solitamente mattutino, non si è ancora svegliato. Mi preoccupo e mi alzo temendo che possa essergli successo qualcosa dopo la rabbia di ieri sera. Mi sente entrare nella sua stanza, è sereno e mi dice che ha dormito bene e come un sasso ( ieri sera mi aveva accusato che quando c’ero io lui non riusciva a riposare…). E’ la sua maniera di chiedere scusa e allora lo abbraccio e gli dico scusa. Bene! Mi son tolto un peso e ora pianifico velocemente l’escursione decidendo di andare sullo Sfornioi Sud, l’unico dei tre che mi manca. Marco mi telefona e ci diamo appuntamento a Pontesiei, dove parte il sentiero che sale al Rif. Bosconero. Lasciamo la sua auto dove arriva il sentiero che scende dal Viaz de le Ponte, da cui vorremmo tornare (loc. I Casoni) e con la mia andiamo in Loc. Pontesiei (q. 825, h 11.45). Sopra di noi sfilano il gruppo del Bosconero e le Rocchette della Serra con la Cima Alta di Nisia e il Van che la fanno da padroni. Poco dopo passiamo dai cartelli del Pian del Mugon (q. 1000) e ad una deviazione assecondo l’intenzione di marco di deviare verso una fonte d’acqua (Aiva del Roka) dove incredibilmente troviamo una targhetta metallica che la segnala come Fonte dell’Eterna Giovinezza. Beviamo e facciamo scorta…che non si sa mai che sia vero. Passiamo poi da bellissime fioriture di maggiociondolo e poco dopo al Fos de Bosc Negre, bellissimo laghetto dalle acque verdi in cui non ci gettiamo immediatamente solo perché abbondantemente in ritardo sulla tabella di marcia. Dal Bosco sopra di noi, emergono la cuspide del Bosconero e la massiccia Rocchetta Alta, guadiamo un torrentello e passiamo dalla bella Casera Zot, sorta di ricovero nel bosco. Marco mi alleggerisce lo zaino dai pesi del materiale di arrampicata visto che il suo passo è decisamente più brillante del mio che sudo copiosamente, anche credo, per lo sforzo di ieri. Entriamo in un grande bosco di faggi, mi discosto un attimo per fare una foto ad una bella cascata e poi lungamente continuiamo a salire nel bosco che diventa di conifere fino a sbucare alle 13.15 nella bellissima radura che ospita l’ex casera ora Rif. Bosconero a q.ta 1450. Saluto cordialmente Riccardo con cui avevo fatto amicizia l’annoscorso quando qua mi ero fermato con giamba e poi comincia una lunga trattativa per sapere cosa fare perché le nostre intenzioni erano di dormire nel dormitorio pensando che il Rifugio fosse chiuso, mentre in realtà apriva proprio oggi. Anche loro non sanno cosa dirci, intanto lasciamo in deposito tutto il materiale da bivacco e alleggeriamo lo zaino lasciando solo l’indispensabile per la scalata allo Sfornioi. Poi avviene il fattaccio. Un signore dice di essere sceso da Forcella dei Matt e dall’interno una voce femminile chiede com’è il sentiero. Mi intrometto e dico (avendolo percorso lo scorso anno) ” Signora…quello non è un sentiero”  con l’intenzione di sottolinearne l’imposssibilità ad essere mantenuto visto il terreno franoso su cui si snoda. Apriti cielo: esce la gestrice del rifugio che mi apostrofa per il mio intervento e molto arrabbiata non vuole accettare le mie scuse, dicendomi anche che secondo me sarebbe meglio se se ne restasse in cucina. E’ molto arrabbiata e non vuol sentir ragioni. Alla fine neanche Riccardo riporta la pace e concordiamo che stasera pagheremo il pernotto nel dormitorio. Alle 14 abbandoniamo la magica radura e la sua quiete (screzio con raffaella a parte..) e iniziamo a salire vs Forcella de i Matt. Passiamo sotto l’incredibile e triangolare parete della Rocchetta Alta alle cui spalle cerca di farsi largo il Sasso di Toanella. Superiamo il canalone che sale a Forcella Toanella e traversando verso sx andiamo a prendere il nostro. Con il Bosconero che ora sta alla nostra sinistra. Salendo Rocchetta Alta, sasso di Toanella e Rocchetta Bassa si delineano meglio e sembrano Tre Re Magi. Sculture spettacolari. Il canale franoso sale fra le pareti e lambiamo un residuo nevoso, passiamo vicino ad una roccia che getta acqua da cui mi abbevero e finalmente dopo l’erta finale scabrosa alle 15.15 approdiamo in forcella (q.ta 2065). Mi viene subito in mente quando l’anno scorso con Giamba ci approdammo dall’altro versante provenienti dal Viaz del Fonch e lui si stese a dormire sul praticello dove ora Marco si è seduto a mangiucchiare.  Guardo dall’altra parte vs il friuli e il duranno, notando una bella torretta che non ricordavo dall’anno scorso e poi non del tutto sicuro guardo vs la salita che inizia con un traverso che non son sicuro passi alla base o sopra il fianco roccioso. Opto, giustamente per fiancheggiare il costone e mezzora dopo riprendiamo a salire. Nascondo subito il mio zaino col materiale che nn ci serve e mettiamo tutto il necessario in quello di Marco. Dopo il traverso si sale un fianco ghiaioso per accedere poi a dei praticelli di cresta, e deviare a destra per poi andare a raggiungere il basamento che sorregge il castello sommitale( h 16). Ricordo bene l’incertezza che mi prese l’anno scorso quando arrivato sotto il muro roccioso di 20 metri non riuscivo a raccapezzarmi con la relazione che parlava di percorso alternativo in cengia e con il fatto che non scorgevo nessun segno. Non mi sembrava impossibile forzare il passaggio ma non ero sicuro di essere nel posto giusto e alla fine aveva prevalso la prudenza ed ero tornato da giamba che aspettava giù in forcella. Ora invece c’è un ometto a certificare l’attacco e noto allora anche uno sbiadito bollino rosso. Marco è convinto di poterci provare e allora parto con lo zaino e la corda dentro. E’ il primo passo il più difficile e poi si arriva su una cengetta dove esulto perché vedo un cordino nuovo con chiodo parimenti. Bene se hanno messo un chiodo qua non ci ferma nessuno. Do indicazioni a Marco che mi raggiunge e poi affronto la rampa che ci porta fuori dall tratto di arrampicata che definirei con iniziale breve passo di III° e poi II+/II. Esulto felice, abbiamo superato l’ostacolo e ora davanti a noi un facile e largo pendio di massi disordinati che però pare terminare verso un ulteriore castello sommitale. Saliamo, dobbiamo scartare a sx, vivere un piccolo dubbio perché la prospettiva ci inganna e non cogliamo subito il traversino di collegamento in discesa che va a prendere con continuità la rampa successiva con cui ci riportiamo nuovamente sottoroccia. Continuiamo a piegare vs sx, superando un breve passaggino in camino (II°) con seguente cordone appeso ad uno spuntone e poi arriviamo sui precipizi del lato nord.              Qui si scarta a Nord risalendo una facile ma aerea crestina che porta al passaggio finale costituito da un camino con masso incastrato dal quale penzola un cordino che vieto a Marco di utilizzare (ma non prima di essermi fermato un poco sospeso a fotografare sei primuline cresciute in un anfratto). Marco sale brillantemente e in pochi passi ci appare l’ometto di vetta. Cima di Sfornioi Sud, q.ta 2410, h 17. L’immagine principale è subito quella degli altri due Sfornioi:                  il Nord e il Mezzo che felici salutano. E alle nostre spalle i fantastici quattro in parata: dal Bosconero che sembra una vela spiegata dal vento, alla Rocchetta Alta e al Sasso di Toanella che sembrano due gemelli siamesi, e infine la Rocchetta Bassa che sta un poco in disparte perché timida e non all’altezza. Ruotiamo su noi stessi rivedendo insieme le montagne di questi giorni. Di nuovo spicca la cuspide vicina e possente del Sassolungo di Cibiana e soprattutto la grande vista che ricostruisco in seguito con Peakfinder di tutti quei monti dell’OltrePiave con cui grazie ai racconti di Luca e Diego sto cominciando a familiarizzare e che stanno entrando nei miei desiderata. Brillano di un sole pallido e lontano il Crissin, il Peralba, Pupera, Brentoni e Terza Grande. Poi più a destra le forme ardite del cridola, del Crodon di Giaf e del Monfalcon di Montanaia. Per ora solo nomi, conoscenze di vista. E poi oltre la spalla dello Sfornioi di Mezzo, le Marmarole: Pala di Meduce, cima di Vallonga, il Cimon del Froppa unito alla Croda Bianca dalla Cresta degli Invalidi, e dietro illuminata dal sole basso della sera, la Cima d’Ambata. E dietro il Cimon, in lontananza e diafana luce, Cima Undici e la Croda dei Toni. Indugio su queste cime nuove che aprono inediti orizzonti futuri. Nuovi cammini, nuovi sogni. Zoomo infine sul Bosconero e la sua parte sommitale alla ricerca vana di tracce della mitica cengia che vorrei percorrere domani. Poi ci facciamo un paio di selfie felici e come sempre viene il momento di scendere dalle spalle del sogno.                      Venti minuti dopo torniamo sui nostri passi, disarrampicando il caminetto finale e la crestina esposta e poi traversiamo fino al piccolo caminetto, al dorso del monte dove Marco ritrova la bandana che aveva smarrito e alle 18.10 ci fermiamo davanti allo spuntone dove è fissato un fettuccione con anello per calarsi alla base della montagna oltre il passo chiave. Si può scendere senza corda anche pervia della piazzola che divide il passaggio, ma preferisco usare la corda per dare un senso alla sua presenza e per evitare che possa succedere qualcosa proprio ora. E poi è un po’ un ripasso per me che ultimamente non arrampico molto e per Marco che ne ha fatte pochissime. Ci imbraghiamo allora; mostro a Marco come fare e mezz’ora dopo sono alla base della montagna a fare una foto del tratto chiave che corre a destra della corda ancora tesa. Intanto che Marco scende con tecnica un poco arrugginita, faccio delle foto al passo chiave e alla rampa d’accesso. Il Bosconero ci osserva silente nella quiete della sera con la sua grande vela al vento. Scendiamo a recuperare zaino e banca d’accesso e alle 19.15 siamo nuovamente in forcella. Verso oriente, Cima Laste dei preti e il Duranno, brillano del sole pallido serale e quest’ultimo frena un banco di nuvole che si spingono contro la sua parete senza avere la forza di superarla. Scena curiosa che mi ricorda quella volta all’Eiger e di cui racconto al mio compagno. Iniziamo a scendere il sentiero della discordia con le pareti del Bosconero a picco sopra di noi e poi all’uscita del canalone ci attende lo spettacolo della Rocchetta Alta che gonfia la sua parete di arancione mentre il Sasso di Toanella e la Rocchetta Bassa la guardano un poco invidiose, ormai condannate all’ombra serale. Un meraviglioso ed enorme triangolo d’oro sopra il quale non può non venire la tentazione di mettere le mani. Sarà per un’altravita…                      Esattamente un’ora dopo atterriamo nella radura assolata del Rifugio ed entro per cercare Riccardo che ci aveva dato info sulla salta. Trovo Raffaella tornata sorridente e scherziamo un poco. Quando poi arriva Marco, gli dico di non preoccuparsi che ormai siamo amici. Affamato Marco le chiede se si può mangiare una pastasciutta..e lei risponde “certo te la preparo”. Scherzando sul fatto che possa essere ancora arrabbiata con me le dico “hai usato il singolare tela preparo e non il plurale ve la preparo…perché chiaramente la fai solo per lui no? Dalla risata franca capisco che la diatriba della mattina è ormai acqua passata e poco dopo davanti ad una birra media e alla pastasciutta più buona che io abbia mai mangiato, siamo gli uomini più felici del mondo. Ci facciamo portare altro pane per non lasciare tracce di sugo sul piatto e poi prendiamo, belli sazi, la via del dormitorio. Ah che piacere stendersi e lasciarsi inebriare dalle lenzuola profumate. Fa molto caldo e sotto il piumino nn si riesce a stare. Mando una foto a casa a Dani e poi scivolo in un sonno a tratti interrotto fino alla luce del mattino. Anche oggi 1700m di dislivello, 15 km e 10 ore!                                                               Foto1  il muro   Foto2  all’attacco della crestina e camino finale  Foto3   calata al passo chiave</description>
      </item>
      <item>
         <title>20/06/2026 - Via Andreino + via Raffaella - Pilone centrale Grignetta [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7241</link>
         <description>Concatenamento di due belle vie in grignetta.
Vie protette a resinati distanziati. Soste ottime. Utile una serie di friends per ridurre i run-out.
Per la via Andreino visitare il link
http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=6262
Dall' ultima sosta salire fino alla cresta. Seguirla per qualche metro fino a vedere sulla sinistra un profondo canale poco invitante. Sulla destra, un po' esposta si trova la prima sosta di calata. Calarsi nel canale. Arrivati alla prima cengia proseguire con la calata nell'infido canale sfasciumoso. Poco oltre sulla destra (faccia a monte) c'è una cengetta erbosa dove si trova la seconda sosta di calata (40m).
Con una seconda calata più breve si arriva ad una grande cengia dietritica dove si trova l'attacco della via con la scritta 'Raffaella'

L1: Superare il muretto fessurato non facile,tornando poi a sinistra verso la fine del camino. Continuare per placchetta puntando ad un diedrino fessurato al termine del quale si sosta sulla destra (2 fittoni) (40m, V+, 4 fittoni, 2 chiodi)
L2: Alzarsi circa 5-6 Mt. ed obliquare a destra sotto al verticale di uno strapiombino. Raggiungerlo aiutandosi con delle lamette e superarlo sulla destra. Portarsi sotto lo srapiombino successivo, superarlo direttamente e poi obliquare leggermente a sinistra fino alla sosta in una nicchia appena accennata (2 fittoni) (30m, VI, 2 fittoni, 2 ch)
L3: Uscire a destra e salire abbastanza in verticale su parete molto ripida (attenzione ad alcuni massi instabili). Un breve canalino permette di guadagnare la cresta dove si sosta (2 fittoni) (20m, V+, 2 fittoni, 1 chiodo)

Da qui seguire l'aerea cresta fino a raggiungere la cresta segantini superando con un balzo un profondo intaglio.
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      </item>
      <item>
         <title>20/06/2026 - Vie Andreino+Raffaella, Grignetta/Pilone centrale  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7237</link>
         <description>Anche se la grigna è forse il posto che meno apprezzo in assoluto i forti temporali pomeridiani previsti un po ovunque nell arco alpino ci portano ancora qui .

Quando mi propongono questo concatenamento penso perché in fondo queste vie non le ho mai fatte...tiro dopo tiro in realta mi si schiarisce la memoria: ci ero gia stato!
Poco male perche la roccia su queste vie è molto bella per gli standard grigneschi.

Inutile dare una descrizione dettagliata dei tiri, sono gia ben relazionati ma soprattutto sono logici e spittati.

Con Mattia e Mirco </description>
      </item>
      <item>
         <title>18/06/2026 - 3° Magnaghi - via L'etica del Birillo [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7236</link>
         <description>2 tiri su roccia ottima con protezioni su clessidre e volendo integrabile a friends. Una sosta su clessidra su cordone verde rinforzabile con altra clessidra vicina, la seconda sosta in cima al 3° Magnaghi. Per raggiungere l'attacco bisogna scendere dalla cima del 3° Magnaghi in direzione del Canalone Porta (sinistra faccia a valle), ben segnalato dalla striscia bianca-rossa, e portarsi brevemente alla base del pilastro. (3 minuti dalla cima). L'attacco è all'altezza di un cordone verde in clessidra, e la linea di salita è individuabile da un paio di cordoni più sopra.
Aperta nel 2019 in solitaria da Simone Bianchini.</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/06/2026 - Torrione Marcella via la bella epoque [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7244</link>
         <description>Via discontinua su roccia da buona a ottima
Itinerario sportivo spittato in alcuni tiri S2/S3
Aperto dal Moro Dibona fino al traverso la via è omogenea nelle difficoltà poi gli ultimi 2 tiri sono molto più duri rispetto al grado riportato sulle relazioni e a mio avviso anche un po' forzati.
Il grado massimo e obbligatorio che ho dato sono una mia gradazione personale sarei curioso di sentire diversi pareri.
Il Moro da 6b+ al penultimo e noi mettiamo 7a
E l'ultimo dà 6a+ e noi 6c
Ripeto negli ultimi 2 tiri arrampicata fisica e non banale per divertirsi bisogna arrampicare tranquilli sul 6c onsight
Non è una via che ripeterei
Fatta con matteo in 4h
Avvicinamento in 1h,20
Discesa 1h,30
Ambiente molto bello 
In internet si trovano relazioni più dettagliate 
</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/06/2026 - Torrione Marcella via la bella epoque [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7243</link>
         <description>Via discontinua su roccia da buona a ottima
Itinerario sportivo spittato in alcuni tiri S2/S3
Aperto dal Moro Dibona fino al traverso la via è omogenea nelle difficoltà poi gli ultimi 2 tiri sono molto più duri rispetto al grado riportato sulle relazioni e a mio avviso anche un po' forzati.
Il grado massimo e obbligatorio che ho dato sono una mia gradazione personale sarei curioso di sentire diversi pareri.
Il Moro da 6b+ al penultimo e noi mettiamo 7a
E l'ultimo dà 6a+ e noi 6c
Non è una via che ripeterei
Fatta con matteo in 4h
Avvicinamento in 1h,20
Discesa 1h,30
Ambiente molto bello 
In internet si trovano relazioni più dettagliate 
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      </item>
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         <title>17/06/2026 - Torrione Scandella, vie Vecchia Quercia + A sud di nessun nord [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7235</link>
         <description>Saliti in Presolana per percorrere questi due itinerari che mancavano all'appello. Abbiamo percorso come riscaldo la variante d'attacco di sn di Vecchia Quercia, ci siamo calati ed abbiamo ripreso l'itinerario originale, molto bello e godibile. Raggiunta la vetta siamo scesi nel canale retrostante con breve doppia al finale. Itinerario molto bello e godibile sulla solita e fantastica roccia, ben attrezzato. Abbiamo quindi percorso A sud di nessun nord, che dire ? primo tiro superbo, ma il secondo non qualificabile, scusate l'affermazione un poco blasfema, &quot;sembra dipinto dalla mano di Dio &quot;, terzo bello ma cortino. Discesa con sosta da Claudio per concludere degnamente questa bellissima giornata, con un bel piatto del rifugio ( Polenta taragna, salsiccia ai ferri e formaggio alla piastra, dolce torta pere e cioccolato , di livello sempre altissimo ). Bellissima escursione con il Fellone .
Foto 1 i tracciati a sn. Vecchia quercia, a ds. A sud di nessun nord
Foto 2 In alto mare 
Foto 3 Il Fellone su L2 di Vecchia quercia</description>
      </item>
      <item>
         <title>16/06/2026 - Casone Formin via Alvera' [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7242</link>
         <description>Relazioni dei sassi baloss noi abbiamo  utilizzato anche lo schizzo sulla guida di Bernardi molto precisa.
Via molto bella e continua su difficoltà intorno al V/V+
Roccia sempre ottima con poche protezioni in loco ma ben proteggibile con protezioni veloci.
Noi siamo arrivati in vetta e abbiamo fatto una doppia di 25 m per scendere
Ambiente spettacolare uno dei più belli in dolomiti.
Unico neo il canale di discesa dove bisogna prestare attenzione per terreno instabile.
Via fatta con Matteo in 5h,30
Avvicinamento in 1h,30
Discesa in 1h,30</description>
      </item>
      <item>
         <title>14/06/2026 - Spigolo Maffei - Cornone di Blumone [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7240</link>
         <description>Via alpinistica su difficoltà contenute, in ambiente selvaggio.
La via segue lo spigolo destro del canale Maffei. In via si trova qualche spit e qualche chiodo. Utile avere qualche friend.
Si parcheggia a malga Cadino, e si segue il lungo sentiero che porta fino al rifugio Tita Secchi. Da qui si sale fino all'evidente spigolo su ripido ghiaione (2 h). L'attacco originale è proprio sullo spigolo, da cui parte una sorta di diedro erboso obliquo verso sinistra. Possibilità di attaccare anche sulla parete a sinistra dello spigolo risalendo il canale Maffei  per una trentina di metri fino alla scritta SM.

L1: Salire il diedro canale erboso e poi salire sullo spigolo a destra. Superare una placchetta e proseguire sullo spigolo fino alla sosta su  bel terrazzo (40m, III+).
L2: Continuare sul facile spigolo con qualche passo più verticale e sostare su singolo spit (40m, III)
L3: Tenersi inizialmente a sinistra e poi tornare a destra sullo spigolo fino allo spit di sosta (55m, III+)
L4: Salire lo spigolo e poi seguire la crestina erbosa che rimane a sinistra di un grosso torrione. Superare un primo spit e poi portarsi sotto la parete successiva dove si trova uno spit per sostare (80m, II)
L5: Traversare a destra verso lo spigolo e poi salire in verticale in una sorta di diedro; continuare sullo spigolo fino ad un terrazzino dove si sosta (30m, IV)
L6: Salire in verticale sullo spigolo a destra con bei passi d'arrampicata fino alla sosta sullo spigolo in massima esposizione (40m, IV+)
L7: Spostarsi qualche metro a sinistra e poi salire in verticale. Continuare poi verso lo spigolo e risalirlo fino ad una sosta su due chiodi (45m, IV)
L8: Traversare a sinistra dello spigolo (spit) e poi salire fino a ritornare sulla cresta. scendere a sinistra in un intaglio e poi per cengia erbosa arrivare alla parete successiva. Seguirla fino al chiodo di sosta (45m, III)
L9: Salire in verticale con passo iniziale atletico e poi continuare in verticale fino alla sosta con cordone sullo spigolo a destra (25m, IV)
L10: Salire leggermente a sinistra delle sosta: Continuare su terreno via via più semplice fino alla cresta sommitale.

Da qui anche slegati si segue la facile cresta verso sinistra puntando all'evidente selletta. Poco prima di questa, traversare a sinistra seguendo gli ometti, fino a raggiungere una cima. Da qui si segue il sentiero bollato della normale che con ampio giro riporta al Tita Secchi.


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