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      <title>On-Ice Report roccia</title>
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      <link>http://www.on-ice.it/onice_reports.php?type=3&amp;format=rss</link>
      <item>
         <title>01/05/2026 - TRE DENTI CUMIANA - LA PRUA via FAR WEST EXPERIENCE [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7217</link>
         <description>Bella arrampicata su roccia ottima.
Protezioni perfette , non serve integrare. 
Anche se corta salita di soddisfazione con alcuni tratti non banali.
Avvicinamento che scalda il motore.
Con l'amico Max , super come sempre. 
Tornati dopo qualche anno in zona, posto bello come lo ricodavo. 
Relazione ottima su Gulliver. </description>
      </item>
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         <title>01/05/2026 - Settore Trapezio / Via Pinamonti e Cappuccio del fungo [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7216</link>
         <description>Chiodatura sufficente, quialche cordone un poco usurato da integrare.
Se si sale tutta senza alternare i tiri prevedere almento 15 rinvii.
Prima arrampicata della stagione, via divertente con un tiro non banale.</description>
      </item>
      <item>
         <title>28/04/2026 - Sass del Mel [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7215</link>
         <description>Luca mi contatta tramite wapp per via del Viaz dei Camorz e dei Camorzieri che gli piacerebbe fare. Facciamo un poco di amicizia telefonica, gli do la mia disponibilità e poi cominciamo a cercare d’incontrarci per un’uscita esplorativa. Lui può solo di sabato e allora passa un poco di tempo prima che ne abbia io uno libero. Lui mi parla del Sass de Mel e io gli parlo del Pulpito della Pala Bassa. Alla fine m’intriga il Sass de Mel così repulsivo, così poco frequentato, così fuori moda, così misterioso e poco relazionato e definito un poco per folli dalle poche relazioni trovate su pochi libri. Vietato sbagliare è la sintesi condivisa. E così terminata attorno alle 20 una consultazione familiare con P&amp;C, e cenato velocemente, saluto casa e amici e alle 21 m’infilo in macchina direzione Belluno, park di Case Bortot (q.700) dove arrivo poco dopo mezzanotte. Non ho voglia di cercare un posto nel bosco per così poche ore di sonno e mi stendo nel posteriore della Punto con sacco a pelo, cuscino e cell. puntato alle 5. Mi svegli poco prima del timer un’auto che parcheggia a fianco della mia. Mi alzo, arriva Luca mentre sto completando la preparazione che interrompo per la presentazione e alle 5.30 del 25 04 2026 muoviamo i primi passi alla luce delle frontali in direzione del Rif. VII° Alpini. Rischiara rapidamente e la prima immagine che il giorno ci regala, sono le Pale del balcon e lo schiara, che si tingon di rosa. Il dito della Gusela, come suo solito, indica il cielo. Passiamo da un rudere e poco dopo Luca mi propone il taglio nel bosco per evitare di passare dal rifugio e guadagnar tempo. Cambio di pendenza importante, un vero e proprio sentiero da trail che zigzaga ripido e rapido nel bosco. Mi accorgo allora della grande preparazione e forza di Luca che inizia inesorabilmente a staccarmi nonostante si sia accollato lui il peso della corda da 60 metri: ma si sapeva! Lui in piena forma, io solo in ripresa e con vent’anni di più! Salgo del mio passo vedendolo sempre avanti me fermo ad aspettarmi e poi ripartire. Alle 7 in una radura del bosco, vediamo appollaiata sotto un masso Casera Medassa,  fianchi in pietra e tetto in lamiera. Un cartello indica Forcella Pis Pilon e poco sopra da Est un raggio di luce si fa spazio fra le ombre che coprono ancora il Serva. Rientriamo in un bel bosco di larici per essere poi anche noi inondati a tratti di luce solare che ci dà il buongiorno filtrando a sprazzi fra i rami. Continuiamo a salire fra bei prati sotto belle formazioni rocciose che mi ricordano la vicina Torre di Pescors che sta dall’altra parte della Forcella Caneva fin quando appare la nostra montagna; severa, in ombra solo lambita nei suoi fianchi est da scie luminose. Alle nostre spalle invece il Terne e la sua cresta nord che mi piacerebbe percorrere al ritorno. Per bei prati dalle tinte ancora giallastre dell’autunno passiamo sotto una bella torre e continuiamo a traversare per begli avvallamenti in direzione del sass de Mel, ormai padrone completo e magnetico della scena. Passiamo sotto e facciamo due passi in più per affacciarci da F.lla Pis Pilon vs il VII°                 ( q.1730, h 7.50). Gusela di inaudita bellezza e sole che spunta oltre Cima Tanzon proprio a fianco del Sass ci regalano momenti di magia alpina. Riprendiamo a traversare e poi a salire in direzione di F.lla Caneva. Mentre stiamo attaversando una zona in ombra chiazzata di neve, siamo attirati da una fuga dirompente di camosci lungo una cengia erbosa del Sass de mel. E’ incredibile vedere la loro folle corsa orizzontale su pareti che sembrano quantomeno verticali: un branco enorme di almeno venti esemplari che si danno alla pazza fuga o gioia. Traversiamo in diagonale un tratto nevoso e duro e poi guadagniamo l’ultimo strappo in direzione dell’agognata forcella dove con curiosità attendiamo di scoprire cosa ci attende. La nostra montagna ha assunto l’aspetto sinistro e scuro di una prua e si staglia contro il cielo azzurroblu del mattino. Alle nostre spalle come fiamme al cielo le punte di Tiron Sabioi e Pinei, ricordano i fasti passati del Viaz e forse quelli a venire. Alle 8.30 raggiungiamo Forcella Caneva, q.ta 1850 e gettiamo lo sguardo oltre vs i monti del friuli con il Col Nudo a farla da padrone, ma si notano anche il celeberrimo Monte Toc e le cime di Vieres di Veraniana memoria. Mi siedo a riposare e cercare nel cibo un poco di ricarica mentre l’instancabile Luca muove passi vs la paretina di attacco. Lo vedo risalire lo zoccolo e poi iniziare a traversare l’esposta cengia con passo sicuro, rassicurandomi che c’è spazio. Si ferma solo sotto il muretto di attacco dicendomi che non gli sembra così ostico…poi ritorna alla base anche lui per rimpinzarsi di cioccolata. Alle 9 attacchiamo la paretina ormai ben studiata e mi trovo davanti. Non abbiamo calzato i ramponcini e neanche brandiamo le picche. Lo zoccolo è semplice: una decina di metri di prato che s’inclina per diventare di zolle e roccette e che portano alla decina di metri di cengia orizzontale dello stesso terreno, vale a dire un misto di zolle erbose e roccette. Il passo è sempre sicuro e riparato, solo che spostandosi verso destra ci si espone al salto di una decina di metri sottostante.                                                          Anche il muretto lo trovo più semplice di quanto temevo e in pochi passi decisi lo supero. Sono circa 5 metri, abbastanza appoggiati ma bisogna controllare bene la tenuta delle zolle o degli appoggi erbosi/terrosi o quello delle rocce su cui ci si traziona. Il punto è che volare qua non garantirebbe di riuscire ad evitare di precipitare nel baratro che si apre circa un paio di metri dietro. Insomma è abbastanza facile, mas si sale un poco con la strizza al culo. Psicologico, non tecnico. Comunque è fatta, siamo fuori entrambi e pochi metri dopo sulla paretina di destra noto un cordino con anello di calata. Inizia un canalone erboso ripido, delimitato da una costola rocciosa a destra e che comunque sale a gradoni erbosi. Metto il turbo per essere il più dinamico possibile e non perdere energia da un passo in spinta all’altro e mi fermo solo quasi al suo termine quando noto una grossa clessidra che decido di armare per la calata in doppia quando scenderemo. Scatto una bella foto a Luca che sale e sorride, visto che è la prima volta nella giornata in cui me lo trovo dietro. Ci fermiamo alla clessidra e dato che la corda sfrega, perdiamo un poco di tempo ma decidiamo di metterci cordino e moschettone e lasciarli per le future ripetizioni. Il canalone ora devia vs sx abbandonando la costola rocciosa e sale ancora per circa una decina di metri. Dal suo culmine alle 9.45 fotografo la corda rossa da 60 metri che scende e che ci servirà anche da riferimento. Ora un pendio erboso si apre davanti a noi e iniziamo a salirlo in diagonale vs sinistra, poi chiamo luca per sapere se ha idea di quale fra le due punte sia quella giusta e mi risponde che è quella di destra dopo aver consultato l’app. Spinge Luca e io lo seguo su questi prati ripidi che richiedono attenzione sulle parti erbose e passaggi di placca su quelli rocciosi. Ma sono difficoltà che sappiamo gestire bene e saliamo rapidi e decisi. Siamo in cima alle 10 (q.2075) e ci abbracciamo felici. Dopo la tensione del salire e le paure che le avevano precedute, ora ci rilassiamo in questo sereno angolo paradisiaco. Anche la cresta affilata, non è tale, permette invece agio e tranquillità anche se sul versante opposto a quello di salita, in effetti precipita verticale. Il mondo ruota attorno a noi ne siamo il centro immobile. Terne, le creste del Viaz e dietro Pizzocco, il lontano Pavione e poi la triade Sass de Mura, Piz de Mez e Sagron, per poi passare ai vicini Burel, Pale del Balcon, Schiara e Pelf che ci copre proprio le spalle con la sua mole immensa. Alla sua sinistra il gruppo del Bosconero, i vicini Zimon de Cajada e Cima dell’Albero che anticipano il gruppo del Duranno e il Col Nudo. E poi la Torre di percors cge svetta solitaria sotto di noi e il Serva dietro al quale si apre la Val Belluna. Chiacchieriamo e poi guardo e sogno di avere la forza di scendere e risalire fino a F.lla Mompiana per fare il Tiron e magari poi tornare a Case Bortot attraverso la cresta nord del Terne che abbiamo proprio davanti al naso. Vedremo poi. Alle 10.30 iniziamo a scendere e alle 11.15 dopo qualche incertezza di percorso (prestare attenzione perché non c’è nessun ometto o segno e dall’alto sembra tutto uguale) siamo alla clessidra attrezzata. Più esperto di manovre di corda, facciamo un veloce ripasso e dopo aver predisposto Luca per la calata in doppia, inizio a calarmi agevolmente e allegramente cercando di no pesare troppo sulla corda vista la clessidra dall’apparenza solida ma certo non indistruttibile. La corda finisce e non sono arrivato a fine canalone. Comunico a Luca di calarsi e poi vedremo il da farsi. Mi raggiunge e lo assicuro ad un cordino messo attorno ad uno spuntone e dal quale mi calo alla sosta che dovrebbe essere sotto di una decina di metri con l’intenzione poi una volta raggiuntala di recuperarlo con la corda. Mi calo ma quando arrivo sopra al saltino, non lo riconosco perché non vedo più la sosta e non capisco il perché. Mi distraggono le voci di alcuni alpinisti che arrivano dalla mia destra…come mai salgono di la? ..sto sbagliando io?...sono dietro una costola rocciosa e non riesco a parlarci. Non so cosa fare e decido di aspettare che arrivino. Sbucano alla mia altezza, il primo di loro mi dice che stanno salendo da relazione e che non devo scendere per dove sto andando io. Non capisco più niente e luca mi invita a scendere da dove son saliti loro (ma mi han detto che ci vorrebbe un cordone grande per attrezzare una doppia sopra uno spuntone!). Non mi va di lasciare la mia fettuccia e poi noi non siam saliti di la! Decido di traversare fino ad un alberello per fare una sosta come si deve e poi da la in tutta sicurezza provare a capire la situazione che trovo inspiegabile. Cioè sono certo di essere giusto..ma non capisco dove possa essere sparita la sosta che ho visto salendo. Mentre vado all’alberello, vedo la sosta, più laterale e piccola di come la ricordavo…e decido di raggiungerla. Col senno di poi avrei dovuto calarmi fino alla base del muretto e lì aspettare la discesa di Luca. Invece mi assicuro, recupero Luca e lo daccio scendere alla base del muretto e poi a mia volta mi calo in doppia da lui.   
Alla base del muretto c’è abbastanza spazio (anche se la vista dall’alto del vuoto alle spalle fa parecchia impressione…) e quindi ci sleghiamo, riponiamo la corda nello zaino di Luca e tranquilli e sicuri ripercorriamo l’esposta ma sufficientemente ampia cengia che conduce allo zoccolo e poi scivolo erboso che ci deposita al porto sicuro di F.lla Caneva (h 12.30). Fotografo dall’alto lo scivolo erboso, veramente felice di essere fra poco con i piedi su terreno orizzontale! Ci abbracciamo nuovamente, ora è veramente fatta. Abbiamo perso un po' di tempo ma l’importante è stato aver fatto tutto in sicurezza. Facciamo pranzo e studiamo la nostra e la via di salita dell’altro gruppo che sono saliti per una costola rocciosa più marcata a sinistra e poi hanno traversato per cengia più semplice fino a sopra il nostro muretto. Due linee simili credo come difficoltà. Forse più esposta la nostra e più tecnica la loro ma su roccia più solida. Alle 13 salutiamo il Sass che ora levigato di sole sembra più mansueto  e ci caliamo vs F.lla Pis Pilon dove decidiamo per cambiar giro di calarci nel versante del Rif. VII° Alpini, nonostante il canalone sia a nord. Ma vista l’ora tarda la neve ha smollato e con divertentui sciate, perdiamo rapidamente quota fino ad arrivare ad un bel sentierino aereo che a tornanti e con fantastiche visioni sui Pinei che ci stanno proprio di fronte, ci conduce al Rifugio (h 13.45, q. 1550). Fiori, gente stesa sui prati a prendere il sole…che contrasto rispetto alle durezze alpine e alla solitudine che abbiamo vissuto fino a pochi minuti fa. Poi entriamo nella valle dell’Ardo, raggiungendone il greto e le forre, in una sequenza bellissima e incredibile di polle smeraldine dalle tonalità più chiare a quelle più intense del verde. Che spettacolo…mi viene alla mente quando passando di qua da giovane sognai di scendere lungo il corso dell’acqua per visitare tutte le piscine naturali incontaminate. Poi inizia a farmi male lo scarpone destro, inizio ad aver caldo e sonno e a sentirmi uno straccio. Per questa è provvidenziale la sosta con bagno ai piedi e grandi bevute al Ponte Mariano ( h 14.30, q.ta 690). Ripartiamo come nuovi ma so che è uno specchietto per le allodole e cmq dico lo stesso a Luca di consutare l’app per vedere se troviamo il sentiero che risale a Casera dei Pez e poi al Col Foruncol e poi eventualmente decidere di proseguire per Forcella Mompiana. La deviazione (h 15.15) è evidente e parte un vero sentiero (forse ci siam passati al buio per non averlo visto stamattina…). Non faccio in tempo a pensare se ho voglia e forze per risalire ancora che Luca è già alto…e allora via dietro alla sua motoretta che imperterrita sale sgasando nonostante il peso della corda sulle spalle. Bel boschetto, salita leggera che riconcilia con il mondo della montagna, fino a quando lo strappetto finale fa urlare di protesta tutti i miei muscoli non ancora allenati a sufficienza dopo un inverno in letargo. Venti minuto dopo il bivio siamo nella bella radura verdeggiante dove è stata costruita con legno e pietre la bella casera e un quarto d’ora dopo premiati i nostri ultimi sforzi nel raggiungere l’ameno Col Forongol (q.1040). Qualche minuto prima si sarebbe potuto al bivio svoltare a destra vs la Forcella lui non aveva tempo e io le forze. Decidiamo allora di salire sul piccolo crinale e di fare una piccola pausa prima dell’ultimo tratto di discesa. L’idea è di Luca e lo prendo in giro perché mi ci vorra’ un quarto d’ora per fare quei 5 metri di dislivello: dall’altra parte si apre un inaspettato dirupo e la vista spazia libera su tutte le montagne di buona parte della nostra giornata: che regalo inaspettato e magnifico, che pulpito incredibilmente panoramico. E così mentre mangiamo e beviamo con gli occhi che si riempiono di Schaira Pelf e Sass de Mel passiamo un quarto d’ora di assoluto relax e benessere. Alle 16.30 siamo nuovamente al Park di Case Bortot, dove ci salutiamo. Sono cotto e dopo essermi cambiato, capisco che per riuscire a tornare a casa devo ricaricare le batterie e allora decido per un mega gelato e poi bottiglione di coca contro il sonno. Passo da Bolzano Bellunese e resisto alla tentazione di passare a salutare il Mot (il mio testimone di nozze) perché ci son appena passato 15 giorni fa. Scendo vs Belluno e alla prima gelateria mi fermo: incredibile, vedo Miriam su una panchina con il figlio a cui mi avvicino per chiedere i soldi per un gelato proprio mentre esce il Mot che mi apostrofa dicendomi: glielo do io il gelato. Ci facciamo quattro risate e poi passiamo un poco di tempo insieme a chiaccherare, prima di andare chissà perché alla sera che passai a casa sua con Nicola in procinto di partire per il Viaz.                La sera festeggiammo con Marta e un’altra ragazza di cui non ricordavo il nome e che mi dice essere morta per problemi con l’alcool, bruciandosi accidentalmente viva. Che storie, ciao Gigia..peccato!                                                 Foto1 in salita vs il Sass de Mel  Foto2  Luca sulla cengia dopo la calata                                                                                    Foto 3  la parete d’attacco con la nostra linea in rosso e in viola quella dell’altro gruppo
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      </item>
      <item>
         <title>24/04/2026 - Forzo Ahperian via Allegro con brio [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7214</link>
         <description>Bellissima via su placche granitiche fessurate, qualche raro passo di aderenza e una bella lunghezza in diedro più verticale, il tutto ottimamente attrezzato a fix, soste con catena di calata per un veloce rientro in doppia. Il tutto inserito in un bucolico paesaggio alpestre, non ancora contaminato dal turismo di massa. Meteo fotonico per questa bellissima escursione con Roby.</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/04/2026 - MACHABY via FISELLA D'ARNA' [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7213</link>
         <description>Facile e divertente arrampicata quasi interamente su placca.
I tratti più impegnativi sono facilitati da staffe e corde fisse. ( chiaramente è possibile non usarle)
Protezioni buone ma non vicine quindi serve un minimo di esperienza.
Qualche tratto un poco terroso ma visto la morfologia del posto è inevitabile. 
Ottima per accompagnare chi inizia ad arrampicare.
A fine via saliti al Forte di Machaby e scesi per comoda strada. 
Con l'amico Teo. 
Varie relazioni in rete.</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/04/2026 - Arco, San Paolo vie Nereidi + Ammoniti [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7212</link>
         <description>Partiti verso le 12 per ripetere la via La Bellezza di Venere , dobbiamo desistere per via dell'Overtourism presente in parete. Ripieghiamo poco fiduciosi in direzione di San Paolo, ed inspiegabilmente qui pochissima gente. Saliamo in successione Nereidi e la via delle Ammoniti, due simpatiche e divertentissime viette, purtroppo rovinate dalla massiva frequentazione che ormai ha lasciato evidenti segni sulla roccia.
Bellissima giornata in compagnia di Helene.
Foto 1 Primo tiro di Nereidi
Foto 2 Terzo Tiro di Nereidi
Foto 3 secondo tiro di Amminiti</description>
      </item>
      <item>
         <title>02/04/2026 - MONTE CIMO PARETE del BOOMERANG - PILASTRO BIANCO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7211</link>
         <description>Note:
Bella via aperta con poche protezioni e dal basso dal prematuramente scomparso accademico veronese Silvio Campagnola (Ciba).
Il sapore classico della linea si intuisce dalla ricerca della linea naturale di minor resistenza, tuttavia le varianti sportive su L4 ed L5 , aperte (giustamente) per evitare i tratti appoggiati che inesorabilmente si inerbiscono qui a basse quote, snaturano un poco la via originale.

Avvicinamento:
Accesso: dal parcheggio bordo strada in località Turan, (appena prima di Preabocco) si prende la traccia con sbarra sulla destra prima della fabbrica. Seguire il sentiero lungamente fino a superare il traliccio e in corrispondenza di un grosso ometto si sale per lecceto a sinistra. Dopo vari tornanti e alcuni tratti di corde fisse si giunge al bivio con il sentiero Tomelleri (targa). Costeggiare le pareti verso sud (sx) per qualche centinaio di metri (fisse) fino all'attacco in corrispondenza della targhetta n°4 e scritta nome via alla partenza.

Descrizione:
L1 Partenza su muretto verticale che poi si abbatte proseguendo su terreno un poco friabile e vegetale, tenere la linea di spit a destra. Sosta su comoda cengia. 20m 6a.
L2 Partenza difficile data in A0 con poco per mani e piedi, poi diviene più facile fino alla bella traversata che conduce sotto al diedro bianco. 30 m 6b A0 passi, poi 4c
L3 Bellissimo diedro fessura aereo con tratti atletici, 25 m 6a+.
L4 Non seguire l’originale dismessa verso destra (cordone e tasselli senza piastrine) ma la linea di spit sulla sinistra. Bella placca con partenza non banale. 20 m 6a e 5c
L5 La linea originale è quella di destra: partenza di equilibrio, sezione più facile e poi muro strapiombante fisico dato in A0 fino alla catena. 20 m 6a e 6b A0.
 
Discesa: consigliata in doppia.
Per i più avventurieri è possibile scendere a piedi non sostando sull’ultima catena ma su alcune clessidre 5 metri sopra al ciglio della parete. Si prosegue poi verso destra fino ad un passaggio tra le rocce a sinistra. Da qui in verticale e poi verso sinistra andando ad intercettare la forestale. Seguirla verso sud (sx) fino ad un ometto sulla sinistra: inizio Sentiero Tomelleri. Inizialmente il sentiero è invaso dall’erba ma man mano che ci si avvicina al ciglio migliora. In prossimità di una radura in vista del Cordespino il sentiero scende ripido a sx (ometto e fissa appena sotto), dopodichè costeggia tutte le spettacolari pareti strapiombanti verso nord con qualche tratto esposto (fisse) fino a giungere alla targa Tomelleri. Da qui a ritroso fino al park.
Storico
Campagnola e Marchesini 1995


Giudizio personale:
Arrampicata esigente sul grado indicato.
Roccia ottima , tranne seconda parte del primo tiro.
Tutti i tiri sono meritevoli ma L3 vale da solo la via.
i 6b indicati in relazione …..sono strettini.
Salita che merita una ripetizione.
Con l’amico Max , una garanzia!
Avventura completa se si scende a piedi &amp;#128521;&amp;#128521;&amp;#128521;
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      </item>
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         <title>22/03/2026 - MONTE PIZZOCOLO CRESTA SE [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7210</link>
         <description>Divertente e facile arrampicata di cresta su roccia calcarea strepitosa.
Divertimento assicurato.
Panorama TOP.
Con gli amici Teo, Stefano e Gigi.
Consigliata.
Molte relazioni in rete.</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/03/2026 - Monte Cimo Parete di Preabocco via CHIARI DI LUNA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7209</link>
         <description>Note:
Bella via alpinistica con fix nei passaggi improteggibili.
Tratti un poco sporchi e con arbusti per le scarse ripetizioni.

Avvicinamento:
L’attacco si raggiunge in pochi minuti dal parcheggio nel centro dell’abitato di Preabocco, si prende una stradina nel bosco che sale in direzione delle pareti e di li a poco, nei pressi di una cabina, la si lascia per traccia quasi impercettibile che supera le due reti paramassi. Arrivati alla base nei pressi di un ometto si sale per una cengia ascendente verso destra e si sale così sullo zoccolo, per traccia con percorso a S di nuovo verso la parete, chiodo rosso a circa 5 m. da terra.

Descrizione:
Il primo tiro di V+ sale verticale fin sotto ai tetti colorati, ben protetto a chiodi e fix, un poco sporco.  30m.

Il secondo tiro VI/VI+ si traversa sotto a  tetti lavorati a canne e buchi, da integrare ma presenti comunque spit di passaggio. Dopo la traversata non lasciarsi ingannare dalla sosta di calata a sinistra ma salire in verticale superando uno strapiombino fino alla sosta nei pressi di un alberello, questo tratto è un poco disturbato da arbusti e terriccio. 28m.

A questo punto si erge davanti a noi la stupenda placca gialla verticale del terzo tiro, da proteggere e con spit nei punti delicati. 
Segue un traverso piccante su placca verso sx servito da spit, si supera un pilastrino con difficoltà leggermente minori (pianta che ostacola il passaggio) fino a sotto la verticale del diedro, da qui risalire per 5-6 m fino alla sosta. VI+ e VII   32m.

Il quarto tiro risale il diedro strapiombante e fessurato (fessura da proteggere e 2 spit dove improteggibile), superato il tratto aggettante il diedro si abbatte leggermente ma la roccia si fa via via più delicata fino all’uscita nel bosco pensile, VI.  35m.

Storico
Gaspari e Vedovelli 2009

Giudizio Personale:
Arrampicata alpinistica di grande soddisfazione.
Purtroppo un poco sporca per le scarse ripetizioni.
Tiri continui sul grado indicato, dove serve sapersi proteggere in modo adeguato.
Roccia molto buona , prestare un poco di attenzione ultima parte di L4 roccia delicata.
Noi scesi a piedi salendo alla Scoglio dei Ciclopi e scendendo poi dal sentiero attrezzato con corde fisse; se avete corde da 60 meglio discesa con 2 doppie alla base.
Con il grande amico Max , che è veramente troppo forte.
La via merita più frequentazione.
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      </item>
      <item>
         <title>12/03/2026 - TORRIONI del BIOLLE' via DEL CAMINO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7208</link>
         <description>Note:
Ambiente bellissimo.
Siamo nella zona che vide nascere il Nuovo Mattino di Gian Piero Motti, nelle vicinanze il Bec di Mea (10 min), il Bec di Roci Ruta, il Roc du Crot, Pera Lungi e Reggia di Asgard.
Roccia: Gneiss granitoide molto rugoso.
Buona chiodatura a spit.

Avvicinamento:
Da Pialpetta imboccare a destra la strada che sale con rapida ascesa agli Alboni (1380 mt). Posteggiare l'auto e prendere il sentiero che nei pressi del lavatoio conduce all'alpe di Mea (25 min), di quì verso Est si vedono i torrioni; si prosegue sul sentiero in discesa, si attraversa un ponte di legno sul torrente che scende dai laghi di Unghiasse e ci si addentra in un bellissimo bosco dove in pochi minuti si giunge alla base della parete ovest, si prosegue e si giunge alla base dell'attacco delle vie dove si trova una bacheca in legno. (45 min. da Alboni).

Descrizione:
L1: Partenza in comune con la via dei diedri, si piega subito a sinistra e con un pò di prudenza si giunge al primo spit.
Proseguendo in traverso a sinistra lungo la fessura suborizzontale che taglia la parete si giunge alla cengia e alla sosta S1 in comune con “Arrivederci e grazie”.(4c).
L2: Salire dritti sopra la sosta (2 spit), poi proseguire in diagonale a sinistra lungo la fessura puntando alla cengia soprastante con bella arrampicata di placca. La sosta S2 è nella parte sinistra della cengia, a 3 metri dallo spigolo. (5b)
L3: Traversare a sinistra, girare lo spigolo e salire la bella placca soprastante fino alla sosta S3 (5a)
L4: Si continua su placca fino ad arrivare nel diedro che si inerpica sulla destra. Superare un passaggio abbastanza tecnico e raggiungere in breve la sosta S4 (5c)
L5: Due metri a destra della sosta si entra nel camino, inizialmente stretto e scomodo, e lo si supera in opposizione: il passaggio è veramente molto bello. A destra dello spit si può notare il vecchio chiodo ad anello utilizzato da G.P. Motti e compagni nella prima salita. Al termine si esce leggermente a sinistra e in pochi metri si perviene alla sosta S5 (5b+).

Se si vuole scendere a piedi:  si può attaccare un breve muretto con spit ben visibile, poi superare dei blocchi accatastati 4b (sosta su 1 spit). Continuare pochi metri camminando nel prato con arbusti e attaccare lo speroncino di placche successivo. superare una placca, 5a, poi una serie di fessure e gradini divertenti 4a fino alla sosta sotto la cima.

DISCESA:
In doppia lungo la via con corde da 60 metri si scende da S5 e da S3 oppure si procede per facili roccette (max II) fino in cima e da qui si imbocca il canale sulla sinistra seguendo rare tracce di sentiero in mezzo al bosco e in 5 min si arriva alla base della parete Ovest.

Storico:
La via è stata aperta nel lontano novembre 1969 da G.C.Grassi, G.P. Motti, V.Pasquali, E. Pilotti, S. Vittone.

GIUDIZIO PERSONALE:
Bella via classica su roccia ottima.
Arrampicata di soddisfazione, con bei passaggi di incastro e fessura.
Contesto bellissimo ed avvicinamento da Alboni con panorama superlativo sulla Val Grande.
Primo tiro un po’ sporco , gli altri in condizioni perfette.
Saliti fino in “cima” come da descrizione e scesi a piedi per canale a sx ,in pochi minuti si incrocia il sentiero di avvicinamento ai torrioni.
Prima volta per noi al Biollè , posto veramente suggestivo.
Consigliato.
Con il grande amico Max.

</description>
      </item>
      <item>
         <title>10/03/2026 - Via degli amici - bastionata del Lago [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7207</link>
         <description>Sono tornato con Simo dopo 3 anni a ripetere questa via che è stata appena ripulita e riattrezzata laddove necessario.
L'altra volta ci siamo calati mettendo un cordino nero su clessidra (che abbiamo ritrovato ancora al suo posto!) pochi metri dopo il 4° tiro perché non si intravedevano più i chiodi mangiati dalla vegetazione, invece oggi abbiamo proseguito fino al termine scalando anche il 7° tiro che sulla relazione redatta dal Panzeri su Larioclimb viene sconsigliato a ragione perché pur essendo stata rivista la chiodatura non è stato ripulito dalla polvere, alberi, rovi e terra; tra l'altro questo tiro è poco continuo rispetto ai precedenti per morfologia e grado (occhio al primo chiodo dopo la sosta da ribattere e ai cordini vecchi sui passi chiave).
Via consigliatissima a chi si vuol divertire sul sesto grado, resa ancora migliore dalle due varianti che faranno cadere in disuso i tratti originali sempre invasi dalla vegetazione.
Doppie in via ben filanti.
Un grosso ringraziamento agli scalatori che hanno fatto il restyling di questa piccola gemma!

Foto1 - 3° tiro
Foto2 - 5° tiro variante
Foto3 - 6° tiro variante</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/03/2026 - Vallone di Rospart via ATTENTI AL LUPO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7206</link>
         <description>Note:
La via percorre lo sperone SO di un evidente torrione roccioso q. 1425m posto in sx orografica del selvaggio vallone del Rospart, sulle pendici sud-occidentali del Monte Vandalino. Il profilo della via è già visibile dal fondovalle.
Sono 480m di sviluppo, di cui 210m di trasferimenti vari.
Materiale: corda da 30m, 6 rinvii, cordini per collegare alcune soste. La via è attrezzata con fix e cordoni su albero/clessidre per alcune soste. Non è necessario integrare. Considerato il carattere alpinistico della via, le difficoltà contenute e la presenza di trasferimenti su terreno erboso e arbustivo si consiglia di ripeterla in scarponi o scarpe da approach.
Avvicinamento:
Risalire la Val Pellice fino al benzinaio sulla sx della provinciale, poco prima di Villar Pellice, dove si parcheggia. Proseguire a piedi di fronte alla stazione fino alla vicina borgata Ciarmis (no posti auto). È anche possibile raggiungere Ciarmis dalla borgata Basana (deviazione sulla dx proseguendo ancora per 300m verso Villar P. dopo il benzinaio), trovando qualche posto auto a bordo strada fra Basana e Ciarmis (occhio a non intralciare). Da Ciarmis prendere la pista (divieto di transito) per l’Alpe Gardetta e dopo circa 1,5 km, poco prima di Ciarbounil, prendere a sx una pista, inizialmente in leggera discesa, e seguirla per circa 1km fino a terzo tornante, dopo i ruderi delle case di Preidam. Al tornante (il secondo verso destra) imboccare il sentiero (bolli rossi) che attraversa subito un rigagnolo (catena) e si inerpica nel vallone di Rospart. Attraversato un secondo rigagnolo, sulla sx affiora una rupe ricca di coppelle a sbalzo sulla valle. Da lì in breve si raggiunge l’attacco della via, sulla sx del sentiero (targhetta). 20min dal tornante, 1h30 da Ciarmis.

Descrizione:
L1: salire uno speroncino marcato da un breve diedro e una breve placca verticale (3c), quindi uscire a sx e sostare. 20m, fettuccia su betulla.
Trasferimento di 85m (bolli) su placche appoggiate (passi di II) in diagonale verso dx, fino alla base di uno speroncino appoggiato.
L2: risalire lo speroncino (3a), quindi uscire a sx (bolli) e doppiare lo spigolo. 20m, sosta su cordone appena doppiato lo spigolo
L3: un traverso facile ma un po’ esposto (fix e cordone su albero a metà) porta alla base di una bella placca. Salire dei gradini facili e quindi la placca verticale (4b). 30m, sosta con cordone su clessidra
Trasferimento lungo lo sperone su facili risalti (40m, bolli).
L4: salire lungo un bello spigolo affilato, sfruttando la sua faccia sx (4b/c), quindi più facilmente si raggiunge la sosta a cordone su clessidra. 15m
Trasferimento su terreno facile fino ad un breve traversino a sx (fix di protezione) fino a raggiungere un boschetto, da lì proseguire dritti (bolli) fino alla parete successiva (45m).
L5: salire con bella arrampicata la placca appoggiata (3c), sosta in una nicchia (fettuccia su massi). 20m
L6: superare un breve camino e quindi proseguire leggermente a sx del filo fin quasi in cima ad un torrione (3a). Sosta su 2 golfari. 30m
Spostarsi a dx lungo una cengia facile e raggiunto un colletto, proseguire lungo una evidente cengia alla base del salto terminale (45m).
L7: salire un breve muretto ripido (passo di 4b), quindi proseguire prima a dx e poi su uno speroncino poco definito, fin contro un muretto verticale (passo di 4b), delimitato a dx da un camino. Sosta su cordone su masso. 25m
L8: attraversare un canalino e proseguire con bella arrampicata sulla placca di fronte (4b), uscendo su un terrazzo. Proseguire più facilmente fino ad un muretto più ripido. 25m, sosta a golfari da collegare.
L9: proseguire leggermente verso sx, salendo un muretto più ripido (3b) e quindi una facile crestina, fino ad un terrazzino sul filo. 30m, sosta su golfari da collegare.
L10: salire facilmente lungo la cresta, senza un vero percorso obbligato, puntando in alto ad un breve muretto più ripido costituito da blocchi incastrati (3b). 30m, sosta su fix con cordone.
L11: salire il muretto ripido sulla sx (passo di 4b) e quindi su terreno via via più facile si raggiunge la cima del torrione e la fine della via. La sosta si trova dopo 25m, sulla sx si una paretina strapiombante (fettuccia su clessidra, ometto e diario di vetta poco oltre sulla sx presso il punto culminante).

Discesa: 
scendere brevemente al colletto a monte del torrione e seguire i bolli rossi che riportano sulla prosecuzione del sentiero percorso per l’avvicinamento: si attraversa inizialmente un bosco rado sotto della paretine fino a raggiungere una dorsale sotto un grande torrione biancastro. Si scende lungo la dorsale seguendo i bolli, nella parte bassa si costeggia una pietraia e quindi si attraversa una comba, sbucando nei pressi dell’attacco della via.
Storico:
Salita nel settembre e chiodata nell’ottobre 2025 da A. Corno e M. Giovo. 

GIUDIZIO PERSONALE:
Divertente salita alpinistica di bassa quota , con la sicurezza del fix dove serve.
Prima parte roccia più solida , seconda parte da maneggiare con cura.
Da percorrere in periodi asciutti.
Cosa dire degli scopritori ed apritori di questa linea?
Ragazzi avete fatto un lavoro ” pazzesco” !
Non ci si può perdere ne sbagliare linea, neanche se arrivasse la nebbia lombarda degli anni ’70 &amp;#129315;&amp;#129315;&amp;#129315;
Grazie di &amp;#128154; , divertimento assicurato.
Con gli amici Teo , Gigi , Fabry e Andrea.

</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/03/2026 - via Spirito Baldense  [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7204</link>
         <description>Il 3° e 4° tiro da soli valgono la salita..
Il 1° tiro e il 6° abbassano un po' il gradimento per l'arrampicata fra piante e toppe d'erba.
Avvicinamento 1h dal parcheggio sulla strada 
Via fatta in 2h,30
Discesa dal canale in 1h,20 (canale ripido da stare attenti)
Nel complesso una via corta ma piacevole sia per la scalata che per l'ambiente in cui si svolge.
Una volta vale sicuramente il giro di giostra

Fatta con il fidato Raffa che ha tirato la via</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/03/2026 - ROCCA DI LITIES via COSI' MI DISTRAGGO UN PO' [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7205</link>
         <description>La via è un po’ discontinua : sì
(ma non disturba più di tanto)
La via è un po’ sporca : sì
(pensavamo molto peggio……… siamo però di bocca buona)
In totale la via è risultata divertente , con un primo tiro che scalda bene ed un ultimo tiro bellissimo e tosto.
Gli altri tiri sul grado indicato, per nulla banali e con una arrampicata ” alpinistica ” di soddisfazione , il tutto con la sicurezza di una spittatura da falesia.
Seguire sempre fix color (ex rosso&amp;#128514;) ora arancio.
Chiaramente questa linea va affrontata in tardo autunno o fine inverno ed in periodi asciutti.
Con super Max , una garanzia.
Relazioni in rete.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>26/02/2026 - MONTE PLU CRESTA DELLA SCUOLA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7203</link>
         <description>Note:
La Cresta della Scuola è un crestone molto ben definito che staccandosi dalla cresta Est del Monte Plu termina nel vallone di Crosiasse, a poca distanza dai casolari Fugias 1131m. L'esplorazione alpinistica della cresta è dovuta essenzialmente agli istruttori della Scuola Gervasutti, che la scelsero come campo d'attività didattica; di quì appunto il nome &quot;Cresta della Scuola&quot;.
La cresta è attrezzata parzialmente con qualche chiodo e qualche fix nei punti più difficili, portare quindi friends e nuts.
In caso di nebbia può essere problematico il rientro, pertanto è consigliabile studiare bene sulla carta il percorso.

Giudizio personale:
Divertente ” alpinata ” per gli amanti del genere.
Cresta storica in un vallone bellissimo, ricorda molto il vallone degli Invincibili.
Lo sviluppo della cresta è di quasi 400 m. con una prima parte con percorso logico ed una seconda un poco più da ricercare.
Qualche fix e qualche chiodo d’epoca ma la via è quasi sempre da proteggere.
Astenersi climber duri e puri &amp;#129495;&amp;#8205;&amp;#9792;&amp;#65039;
Perfetta per MONTAGNARD che amano il classico.
Bella giornata con il grande amico Max.
Ottima relazione sul nuovo libro di
Blatto, Giustetto e Grassi ” ROSSO SERPENTINO “

</description>
      </item>
      <item>
         <title>21/12/2025 - SENTIERO ALPINISTICO MASSIMILIANO TORTI O DEI CONTRABBANDIERI [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7202</link>
         <description>Come si potrebbe definire questo “sentiero” ?
probabilmente è un mix di ferrata particolare, sgambata difficile, arrampicata orizzontale e percorso alpinistico facile.
Sicuramente è un itinerario di una bellezza esagerata, con panorami indimenticabili; un percorso da non perdere sospeso tra il blu del Lago di Garda e le verticali pareti del Ponale.
Le difficoltà tecniche risultano facili per chi arrampica ma potrebbero essere impegnative per l’escursionista/ferratista.
E’ comunque Indispensabile passo fermo e una certa abitudine all’esposizione ed anche una minima dimestichezza con le manovre base di corda e progressione in conserva.
Sono presenti tantissimi spit, vecchi chiodi in ferro e nei tratti più impegnativi, il cavo metallico.
TANTE RELAZIONI IN RETE.
NB
l’avvicinamento all’attacco da Pregasina ha un corto tratto sulla crestina che è franato, ma si passa bene per una traccia evidente a sx che lo baipassa.
UNA GITA CHE CONSIGLIO ASSOLUTAMENTE.
Con gli amici Teo, Stefano e Gigi.

</description>
      </item>
      <item>
         <title>14/12/2025 - Tessari Monte Cordespino.  Via pace senza confini.  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7201</link>
         <description>Primi tiri un poco sporchi. Poi migliora specialmente dal settimo al decimo. Alcuni spit in posizioni a volte non troppo comode.

Con Andrea Oleari</description>
      </item>
      <item>
         <title>27/11/2025 - Monte Cordespino-Spalti di Tessari VIA DEL CAPITANO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7200</link>
         <description>Note:
Arrampicata alpinistica , abbastanza continua sui gradi indicati.
Relazione degli apritori con gradi UIAA.
Protezioni miste fix / chiodi e qualche cordone - RS2.
&quot; amici &quot; medio-piccoli necessari.
Avvicinamento:
Dal parcheggio di Tessari, prendere il sentiero che scende dal Trapezio, una volta arrivati sopra ad esso si stacca una traccia con ometti (grande masso con bollo) che porta rapidamente alla base delle bastionate . L'attacco si trova a circa 30m. a destra della via Il Leone di Nemea. Nome alla partenza. (circa 20 min.)
Descrizione:
•	L1: 35m. IV
•	L2: 30m. VI+
•	L3: 30m. VI
•	L4: 30m. IV+
•	L5: 30m. VI+
•	L6: 25m. V+
•	L7: 25m. VII
15 m. trasferimento
•	L8: 25m. IV+
•	L9: 35m. V+
corto trasferimento
•	L10: 20m. VI
•	L11: 20m. VI+ (passo boulder)
Discesa:
Scendere per sentiero in direzione Forte S. Marco fino alla forcelletta tra la Bastionata del Talian e il Cordespino, qui per lieve traccia e ometti si scende evitando tutte le deviazioni che conducono verso destra (Falesia Talian) e verso sinistra (Falesia Lo Specchio). Rimanere sempre in centro canale fino ad una breve corda fissa, giunti all’ampio bosco scenderlo fino al ghiaione, scendere tutto il ghiaione nuovamente fino al bosco fino a incrociare il sentiero CAI n°71 che proviene dalla Roda del Canal e ricondurrà verso sinistra -nord al parcheggio. (40 min)
Storico:
Aperta primavera 2025 da : L. Gelmetti, G. Aversani e D. Righetti

GIUDIZIO PERSONALE:
Bella nuova intuizione che trova spazio fra le vie già esistenti sulla parete.
Arrampicata in alcuni tiri di grande soddisfazione.
Protezioni molto buone ma serve integrare.
Via ” alpinistica ” sia per arrampicata, sia per tratti con roccia da prestare la dovuta attenzione. (L5 ed L6)
A nostro giudizio , L2 – L3 – L7 – L10 sono veramente molto belli !
Bella giornata con meteo TOP.
Con l’amico Max sempre una certezza.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>20/11/2025 - ALBARD- MONTE COUDREY via MARGHERITA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7199</link>
         <description>Note:
Via su roccia molto buona, con passaggi tecnici di grande soddisfazione nella seconda parte.

Avvicinamento:
Dalla SS 26 a Donnas (Aosta) prendere la strada per Albard di Bard. Dal parcheggio di Albard seguire per 100 mt la strada sterrata, al bivio andare a sinistra, dopo un ponte il sentiero sale verso i settori alti.
Giunti ad un belvedere prendere a destra, oltrepassare una baita diruta e proseguire fino ad arrivare ai piedi del pilier del forte.
Proseguire e reperire il sentiero che sale in mezzo al bosco che con altri 10 minuti porta alla base della parete, seguirla per circa 30mt verso destra e si arriva alla partenza della via ( evidente castagno secolare ) targhetta con scritta.

Descrizione:
L1 : partire su blocchi e uscire su placca 20 m 5a.
L2 : salire su placca con roccia lavoratissima 25 m 4b.
L3 : salire il corto strapiombino con buone tacche 10 m sosta su albero 10 m 5b.
L4 : partenza di movimento verso destra per poi uscire su bellissima placca verticale ( delicata ) 20 m 5b/c.
L5 : salire la facile placca che porta alla grande cengia ( sosta su albero ) 20 m III.
Dalla cengia faccia a monte spostarsi verso destra per 40 m (scritta).
L6 : partenza su placca 25 m 4b.
L7 : qui la parete si fa più verticale, stupendo tiro su tacchette piccole ma nette, buon uso dei piedi con movimenti bellissimi! (chiodatura ottima e rassicurante) 20 m 6a+.
L8 : dalla sosta salire in direzione di un corto strapiombino verso destra (passaggio fisico e ben protetto) 20 m 6a/+.
L9 : entrare nel corto ma delicato diedrino (chiodatura rassicurante ) poi in verticale più facile 20 mt passo di 6a poi 5°.
L10 : salire diritti sulla placca verticale a tacche con bellissimi movimenti tecnici fino sotto ad un piccolo strapiombino che si supera più facilmente verso destra che pochi metri sopra porta sulla sommità del pilastro e che determina la fine della via 15 m 6a /+.

Discesa : dalla cima del pilastro con doppie si arriva alla cengia, da qui reperire il sentiero (dx viso a monte) che scende in mezzo al bosco (bolli gialli e ometti ) dopo 10 minuti si passa sotto la targhetta di partenza della via. Poi a ritroso si ripercorre il sentiero ripassando da prima sotto al Pilier del forte e poi fino al parcheggio.

Storico:
Aperta nel 2025, completamente dal basso da Amabile Ramella Cravaro,Fulvio Chilò e Fabrizio Bazzocchi.

GIUDIZIO PERSONALE:
Primi sei tiri per raggiungere la parte verticale finale, con solo la parte iniziale di L4 un po’ più interessante.
L7 bellissimo e roccia super.
L8 Fisico e un poco ricercato
L9 ed L10 belli e divertenti
Spittatura di questi 4 tiri …….no stress!
Avvicinamento dopo il Pilier del Forte con bolli, freccine e freccione ” giallo fluo” dove è veramente impossibile perdersi.
Discesa dopo le doppie seguendo vecchi bolli e ometti vari un poco più da ricercare, ma no problem.
Previsioni meteo buone ad Albard e così torno con l’amico Max in zona per vedere questa nuova via.
Un grazie agli apritori.


</description>
      </item>
      <item>
         <title>06/11/2025 - LE SCALANCIE via SU-PER SCALANCIA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7198</link>
         <description>Note:
Via in ambiente grandioso e solitario, che si sviluppa su cinque contrafforti e alterna tratti sportivi a tratti dal carattere alpinistico. Utili friend da micro a 2 BD e vari rinvii allungabili.

Avvicinamento:
Da Condove, superare Mocchie e proseguire lungo la strada per Frassinere; subito dopo il ponte sul rio Puta svoltare a destra e prendere la ripida strada comunale Colle dell'Alpe per il Colombardo. Superare la borgata Prato del Rio e al bivio per il Sacrario Vaccherezza restare sulla strada principale che sale verso destra. Seguire la sterrata (in condizioni discrete, al momento percorribile anche con un'auto bassa) sino alla curva dell'Alpe Gighé (m. 1670 s.l.m., cartello indicatore), dove si lascia l'auto. (dal 15 ottobre a tarda primavera, sterrata chiusa da sbarra, calcolare circa 15 minuti in più di avvicinamento).
Attraversare il torrente e salire la breve rampa che porta all'alpeggio. Superarlo, risalire il costone di alcuni metri, quindi seguire verso destra una traccia che transita sotto un casolare e continua a mezza costa per qualche centinaio di metri. Superare le cuspidi di due torrioni ben visibili sul margine destro del sentiero e dopo un ulteriore breve tratto in leggera salita affacciarsi nella bellissima conca delle Scalancie, caratterizzata da un susseguirsi di torrioni inframmezzati a terreni prativi, canali erbosi e pietraie. Seguire la traccia che attraversa la conca da ovest a est in lieve discesa, fino a raggiungere la base del primo torrione, da cui attacca la via (circa 20 minuti dall'auto; numerosi bolli rossi e qualche ometto lungo il percorso, 35/40 minuti se la sbarra è chiusa).
Descrizione
L1: salire il magnifico muro tecnico a microtacche fino a sostare subito dopo un tettino (15 m, 6a+).
L2: salire in senso ascendente verso destra la splendida placca lavorata, quindi risalire il muro verticale fessurato, superare un breve risalto e sostare all’apice del torrione (35 m, 6a+).Superare la selletta e scendere per una ventina di metri fino alla base di una breve placca (bolli rossi, cordino su clessidra alla base).
L3: risalire la bellissima placca lavorata, ribaltarsi su cengia erbosa e sostare contro il risalto prospiciente (20 m, 5a). Risalire verso sinistra per quasi sessanta metri il ripido prato (bolli rossi), fino a raggiungere la base del torrione sovrastante e reperire l’attacco all’altezza di una placca nerastra.
L4: salire il difficile muro solcato da fessure orizzontali, superare una breve rampa abbattuta e sostare alla base di uno strapiombo (20 m, 6b).
L5: traversare leggermente verso sinistra e vincere lo strapiombino con difficile passo di ristabilimento, quindi proseguire su bella placca lavorata, superare un tettino e una stretta cengia erbosa e sostare (25 m, 6a+).
L6: salire la bella placca fessurata, quindi superare un delicato ribaltamento e un breve muretto, attraversare la stretta cengia e sostare (25 m, 6a).
L7: alzarsi con passo sbilanciante sulla rampa, quindi superare bei risalti di roccia molto lavorata, traversare verso destra tenendosi bassi sulla placca abbattuta e sostare (20 m, 5c).
L8: proseguire verso destra e attaccare la bellissima placca fessurata fino a sosta in una nicchia (20 m, 5b).Scendere il canalino erboso per una ventina di metri fino al punto più basso del torrione (bolli rossi).
L9: risalire una serie di risalti di roccia molto lavorata, quindi traversare verso destra su tratto più facile con chiodatura distanziata, fino a sosta (30 m, 5c).
L10: alzarsi su facili risalti sprotetti, aggirare uno spigolo e salire la breve placca finale fino alla cresta (20 m, 5b; far saltare la corda prima della placca per evitare attriti).Seguire la crestina rocciosa per una decina di metri (spit), poi scendere nel canale erboso per una ventina di metri, fino a reperire l’attacco della via, alla base di un sistema di diedri (freccia e bolli rossi).
L11: alzarsi su un pilastrino e attaccare il primo diedro dopo difficile passo di ristabilimento; al termine del diedro traversare brevemente a sinistra, ribaltarsi su placca delicata e salire il successivo impegnativo diedro leggermente strapiombante, fino a uscirne sulla destra con passo delicato e raggiungere la sosta aerea (15 m, 6b continuo, tiro chiave della via).
L12: seguire l’esposto traverso verso destra restando bassi, quindi salire una serie di risalti verticali con passo molto delicato in placca, alzarsi su facile rampa lichenata e sostare alla base di una nicchia (25 m, 5c, un passo 6a+).
L13: portarsi sotto il punto debole dello strapiombo e superarlo con passo atletico, alzandosi su uno spuntone di roccia; seguire brevemente la bellissima lama e proseguire verso destra su due magnifici muri verticali lavorati a fessure orizzontali, fino a sosta (40 m, 6a+).
L14: superare dei facili risalti, poi salire un bel muro lavorato, uscirne proseguendo sul filo abbattuto della cresta, superare un primo risalto a grosse prese, quindi un secondo risalto con passo difficile di ristabilimento su placca, fino a sosta (40 m, 5c, un passo 6a)
L15: passare sotto il filo di cresta in costante esposizione, fino a sosta finale su spit singolo (30 m, II, bollo rosso alla sosta).

Per la discesa, il modo più veloce (in assenza di nebbia) è risalire il pendio prospiciente seguendo i bolli rossi fino ad arrivare all’altopiano; da lì seguire le cuspidi di uscita dei vari torrioni e scendere nel canale erboso che delimita l’ultima cuspide, fino a intercettare un sentiero ben tracciato che porta direttamente all’alpeggio Gighé. (che già si vede dall'ultima cuspide)

Storico
Via aperta dal basso da Mauro Pettigiani e Antonio Migheli fra giugno e luglio 2025. Relazione sopra fatta da loro.

GIUDIZIO PERSONALE:
Arrampicata che si svolge in un contesto veramente molto bello.
Avvicinamento e discesa ben segnati ,comodi e veloci
Roccia nei primi tiri bellissima, poi rimane sempre bella ma con tratti un poco sporchi e con lichene, ma si sale bene.
(visto l’ambiente , la tipologia del posto e la recente apertura non potrebbe essere diverso).
Salita di discreto impegno visto lo sviluppo e la continuità del grado indicato su quasi tutta la lunghezza dei tiri.
Alcuni tiri sono veramente super, c’è tutto il repertorio dell’arrampicata.
Spittatura buona ma ” devi scalare ” ingaggio assicurato.
Il grado indicato in alcuni tiri, per i NON Top Climber, è un filo stretto. (provare per credere &amp;#129397;)
I trasferimenti fanno parte del gioco……ci sono e si fanno.
Quindi astenersi climber schizzinosi.
Evitare la salita con forte umidità e peggio con bagnato.
Complimenti agli apritori per la scoperta del posto.
Grazie per la bella via.
Con il grande amico Max , troppo ma troppo forte.


</description>
      </item>
      <item>
         <title>31/10/2025 - ROCCA PAREY - VIA LE DITA DALLO SPIGOLO + LO SPIGOLO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7197</link>
         <description>Avvicinamento:
Giunti a Giaveno seguire per Coazze al bivio svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per Aquila dove vi è una stazione sciistica. Si segue la strada,che sale ripida e con numerosi tornanti, per circa 8 km.; 400 m. prima dell'Alpe Colombino (piazzale degli impianti sciistici) in corrispondenza di uno stretto tornante verso destra e di un gruppo di villette si parcheggia l'auto. (cartello Rocca Parey del Cai di Giaveno in corrispondenza del tornante).

Seguire il sentiero che passa tra le villette e poi scende a destra per un ripido prato;in seguito diviene pianeggiante ed in breve si giunge alla &quot;Pietra Bucata&quot; il primo contrafforte del settore. Qui è stata allestita una piccola area attrezzata con panche e tavoli. Seguire in leggera salita la pietraia (bolli rossi) verso la base del Torrione Anna (il settore più alto ed imponente della parete) ben visibile già da subito. (circa 30 minuti) targhetta con nome alla base.

Raggiunto l’attacco salendo il Torrione Anna per i primi 2 tiri di Fedeli alla Linea ed il terzo tiro della variante dx della Bonino – Rolando.

DESCRIZIONE:
Torrione Anna via Fedeli alla Linea
L1 5c/6a
L2 6a 
L3 5c variante dx via Bonino Rolando
doppia 25m. 
Via le dita dal naso:
L1 5c/6a
L2 5c/6a
Via dello Spigolo:
L1 6a 
L2 6a 
L3 6b 

GIUDIZIO PERSONALE:
Bella combinazione e bella arrampicata con discreto sviluppo.
Con i 3 tiri sul Torrione Anna lo sviluppo supera i 200 m. 
Da non sottovalutare, gradi non regalati.
Trovato qualche tratto bagnato sul Torrione Anna, il resto ok.
Bella mattinata con il grande amico Max.
Consigliata.
Varie relazioni in rete, alcune sottogradate.



</description>
      </item>
      <item>
         <title>24/10/2025 - BRIC PIANARELLA via L’Impari Lotta del Conte di Montesordo e del Drago Sanguineo [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7196</link>
         <description>Arrampicata di soddisfazione su roccia strepitosa; la via segue i punti deboli della parte sx del paretone.
Uscita con ultimo tiro di Fivy, bellissimo.
I trasferimenti non disturbano più di tanto.
Bella mattinata con ” super ” Max.
Varie relazioni in rete . Ottima quella di www.vielunghefinale.com

</description>
      </item>
      <item>
         <title>21/10/2025 - TORRE del 50° VAL CAIRASCA  via ELVIO  [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7195</link>
         <description>Accesso stradale: occorre raggiungere il paese di San Domenico (1420m), in Val d’Ossola, conosciuto perché base di partenza per le escursioni all’Alpe Veglia e per gli impianti per lo sci invernale. Parcheggiare nel piccolo centro del paese, in prossimità di un parco giochi.

Avvicinamento: partendo dal paese di San Domenico (1420m), individuare una strada a lato del parco giochi, che sale verso l’Alpe Ciamporino (a destra, rispetto alla direzione di arrivo in auto). Seguire la strada, evitare una indicazione di sentiero per Alpe Ciamporino (possibile salire anche da qui, ma più scomodo e molto ripido), e continuare sulla strada, che diventa presto sterrata. Seguirla, evitando alcune svolte secondarie. La strada sale continua e abbastanza ripida, con molti tornanti, fino ad arrivare al piano dell’Alpe Ciamporino, dove arriva anche la nuova funivia (1935m).
Qui, passato un ponte, salire verso destra su sterrata, e poi andare a sinistra, per sentierino, in prossimità di un pilone della funivia. Si arriva nei pressi di una baita, e si traversa un piccolo torrente in corrispondenza di un ponticello in legno (ma percorso comunque non obbligato). La Torre del 50° è ben visibile, più in alto a sinistra. Salire puntando ad una traccia orizzontale che traversa un centinaio di metri sotto la Torre e permette di passare facilmente un canale dirupato che occorre superare. Arrivati sotto la direzione della torre, salire per pendio ripido di vegetazione bassa.
Quota alla base dello zoccolo della Torre circa 2077m.
Tempo: circa 2h.

Altra possibilità, più comoda, è quella di utilizzare la nuova funivia, arrivando direttamente all’Alpe Ciamporino. Verificare la data di apertura e chiusura degli impianti e se funzionanti al di fuori dei weekend. L’orario di servizio, a luglio 2025, è dalle 8,00 alle 17,00.
Dall’arrivo della funivia proseguire come al punto precedente.
Tempo: circa 30’.

Descrizione:
L1 di Penna Bianca (evitabile salendo la cengia erbosa): salire sullo spigolino di sinistra dello zoccolo e continuare per muretti di roccia compatta (1 chiodo), fino ad arrivare ad una zona erbosa ripida. Salire fino ad arrivare ad una buona cengia, dove si trova la sosta su fix + chiodo (35m, IV, II);
Via Elvio:
L1: salire nel diedro a sinistra della sosta, poi spostarsi su gradino a sinistra, evitando di continuare nel diedro (dove sale Penna Bianca). Salire un muretto con vegetazione, quindi su verso sinistra, alla base di una placconata, fino alla sosta su due fix (25m, V);
L2: salire sopra la sosta, spostarsi a destra e salire quindi un muretto, puntando ad arrivare alla base di una evidente lama. Salire la bella lama rugosa, e poi la successiva fessura. Al suo termine, traversare poco a sinistra, salire un breve tratto compatto e tornare a destra, alla sosta su due fix, che si trova a destra della direttiva della fessura successiva (20m, V+);
L3: salire la bellissima fessura. Quando si allarga e arriva ad una zona erbosa-strapiombante, traversare a sinistra e salire un tratto erboso verticale (chiodo alla base), per raggiungere una lama con fessura. Seguirla e in un tratto difficile stare alla sua destra, per poi tornare a sinistra. Si sale e dopo un tratto erboso si raggiunge un diedro (chiodo). Si sale per esso e si esce, prima del suo termine, a destra verso dei cespugli di ginepro (cordone).  Qui si trova la sosta su due fix (30m, VI, passo VI+);
L4: salire uno speroncino sopra la sosta. Poco dopo, sulla parete successiva, si trova un chiodo. Traversare a destra, per salire una placconata. Si raggiunge un vago diedro verticale a sinistra (poco più avanti si nota una paretina con 1 chiodo dalla via Penna Bianca). Salire il bellissimo diedro con passi di forza (1 chiodo). Seguendo i punti più logici, leggermente a destra, si sale fino alla piatta cima, sosta su albero (35m, VI, passi VI+).

Discesa:
si effettua sul lato opposto a quello di salita, per pendio vegetato ripido. (Indicazioni in direzione di marcia.)
Dalla cima della torre, spostarsi a sinistra verso un gruppo di alberi leggermente più in basso. Passarci in mezzo e continuare per breve crestina rocciosa piatta, per poi scendere a destra e raggiungere una debole traccia. Seguirla, scendendo in obliquo verso sinistra su pendio vegetato, contornando delle paretine. Si scende poi su un pendio ripido, puntando in diagonale verso sinistra. Senza via obbligata, scendere il pendio, e tenere poi la destra, per tornare alla base della torre (circa 15’). Se non si è lasciato materiale alla base, si può puntare direttamente ad arrivare alla traccia orizzontale che porta al punto debole del canale da superare, evitando di tornare all’attacco. Passare di nuovo il canale, e proseguire a ritroso lungo l’itinerario di avvicinamento.
Attenzione nel caso i pendii erbosi siano bagnati.

Storico:
Primi salitori: Max Garavaglia, Walter Polidori, Francesco Turri, il 06/08/25.
Via dedicata a Elvio Boreatti, uno dei fondatori della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo Guido della Torre del CAI, di cui è stato per molti anni Istruttore.

GIUDIZIO PERSONALE:
Arrampicata ALPINISTICA quasi tutta da proteggere.
Indispensabile il buon uso di friend, da non sottovalutare anche se breve.
Bellissima la lama di L2 , la fessura di L3 ed il diedro fisico di L4.
Via nuovissima e quindi ancora in qualche tratto un poco sporca, nonostante il grosso lavoro di pulizia fatto dagli apritori.
Sulla Torre ci sono altre 3 vie nuovissime,
relazioni e schemi sul sito www.scuolaguidodellatorre.it

Prima ripetizione della via fatta il 13-09-25
con il grande amico Max (uno degli apritori).

Complimenti ai ” CLIMBER ” della Scuola Guido della Torre per la scoperta e valorizzazione alpinistica di questo torrione sconosciuto.
Posto bellissimo.

</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/10/2025 - Arco via La ritrovata voglia ... [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7194</link>
         <description>5° volta che ripeto la via...
La prima volta nel 2012 inconsapevolmente ne facemmo la 1° ripetizione..
La via si deduce dal nome è davvero piacevole e a parte un paio di passaggi anche totalmente scalabile in libera..
Il 2° tiro presenta in uscita un passaggio strano di VI+ proteggibile a Friends
La logica del facile nel difficile porta nella parte centrale a serpeggiare su placche compatte ed alla fine si può uscire a sx su spit o a destra per uscita alpinistica con un passo in uscita da una fessura larga .
Nel complesso una bella via una delle più semplici di Grill al pian della paia.
Giornata super sia per compagnia (Raffa) che per meteo.
Adesso ad Arco ci sono le condizioni migliori per scalare!!
Avvicinamento in 30 Min dal parcheggio vicino al Crossdromo
Via fatta in 4 ore
Discesa 1 ora ben segnalata</description>
      </item>
      <item>
         <title>16/10/2025 - BRIC PIANARELLA via LUNGA con uscita a dx [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7193</link>
         <description>Via storica che cerca i punti deboli della parete con uno sviluppo di circa 330 m.
Varie varianti si sono susseguite negli anni.
Ambiente super.
Prima parte un filo sporca e poi un crescendo di roccia spettacolare con arrampicata, anche se non continua, di grande soddisfazione.
Varie relazioni in rete. Ottima quella di www.vielunghe.com
Con il grande amico Max.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/10/2025 - MONTE SAN MARTINO  TORRIONE dei NONNI [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7191</link>
         <description>Note:
Salita che percorre lo sperone sul lato destro orografico del canale dell'Antimedale, fino in cima al San Martino. 
Il toponimo non è sicuro, è anche conosciuta informalmente come &quot;via dei bolli rossi&quot;. 
Difficoltà (I-II con passaggi di III) ma nessuna protezione in loco (solo una vecchia fettuccia) 
Materiale: eventualmente un 20-30m di corda e protezioni veloci per fare sicurezza per i meno esperti.

Avvicinamento:
Da Rancio portarsi per sentiero a piacere fino al bosco alla base dell'Antimedale. Prima di uscire dal bosco verso l'attacco delle vie, si segue una traccia sulla sinistra , freccia rossa e scritta SM; che sarebbe il collegamento tra Antimedale e Placchette di destra del San Martino. Quando il sentiero , dopo circa 3 minuti, raggiunge un enorme roccione proprio a filo sentiero , prendere una leggera traccia che sale a dx e lo costeggia a sx, salire fino a vedere il primo segno rosso.

Descrizione:
Salire inizialmente senza percorso obbligato tra il bosco e le rocce. Tenendo poi il filo di cresta (o leggermente a sinistra) seguire sempre le tacche rosse.
La prima parte è più obbligata e alterna tratti di camminata a passaggi su roccia anche molto belli, compreso un paio di tratti sul III grado, in cima al secondo si trova anche una fettuccia logora dal tempo. Si esce sul sentiero che collega il Medale alla cappelletta del San Martino.
Salire sempre dritto per la seconda parte che è meno rocciosa e con roccia più delicata ma sempre divertente. Si sale progressivamente sempre seguendo le tacche rosse, fino all’uscita diretta nei pressi della balaustra sommitale e al Crocione.

GIUDIZIO PERSONALE:
Divertente percorso di facile alpinismo per raggiungere il San Martino.
Vari passaggi di I e II grado un paio sul III.
Nb. I segni rossi non sono vicinissimi occhio a non perderli, in alcuni tratti non sono di immediata visione.
Come da relazione, più da arrampicare la prima parte ma anche la seconda fa usare le mani in vari tratti.
Sceso per sentiero Silvia.
Bella scoperta, nonostante frequenti la zona da moltissimi anni, non conoscevo questo itinerario.
Mattinata grigia ed umida a discapito del panorama in vetta.

</description>
      </item>
      <item>
         <title>11/10/2025 - New age - bastionata di Tessari [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7192</link>
         <description>Corta ma bella via sulla bastionata di Tessari. I tiri sono tutti molto belli e su roccia ottima. Via ben protetta a spit, che obbliga cmq a fare tutti i passi. Sosta ottime.
Dal parcheggio sterrato a sinistra dell abitato di Tessari, si sale a piedi seguendo la sterrata all ingresso del parcheggio. Dopo alcuni tornanti bisogna prendere una traccia che sale a sinistra ripida nel bosco, e che porta alla bastionata. Ci sono diverse tracce che arrivano alla parete della bastionata. Una volta arrivati alla parete, leggendo i nomi delle vie alla base, bisogna capire dove ci si trova di preciso, per capire se seguirla verso destra o verso sinistra. Il nome alla base c e ma è molto scolorito. Si vede comunque uno spit in alto dopo una piccola cengetta erbosa (20 min).

L1: Salire qualche metro, superare la piccola cengetta erbosa, e salire la successiva parete verticale. Superare sulla destra un piccolo tettino sporgente. Salire la successiva placchetta a tacche, e poi continuare fino alla parete rossa successiva dove si sosta (35m, 5c)
L2: salire vicino al diedro di sinistra (spit non visibili) su roccia aggettante ma ben appigliata. Superare la placchetta successiva verso destra, fino a sostare sullo spogolo (40m, 6a)
L3: Salire in verticale fino allo spit piu alto. Da qui traversare a sinistra facendo un passo in discesa. Continuare a traversare su bella placca a gocce, e poi salire 3 metri fino alla sosta (30m, 5c)
L4: Traversare a sinistra per 3 metri, e poi salire in verticale per placca fessurata. Arrivare ad un albero, e poi continiare su bel muretto tecnico. Ad un certo punto quando non si vedono piu spit bisogna traversare un paio di metri a destra, e poi salire in verticale fino alla sosta. Possibile anche continuare dritto ma senza spit per qualche metro fino alla sosta (40m, 6a+)
L5: salire nel diedro, e poi traversare qualche metro a destra per raggiungere la bella parete lavorata. Salire in verticale, e poi piu in alto spostarsi verso destra per raggiungere la sosta (30m, 5c).
Da qui con un ultimo lungo e facile tiro di II si arriva ad un grosso omino.
DISCESA: seguire la traccia verso sinistra fino ad arrivare ad un muro liscio e spittato. Salendo a destra di questo muro, c e un canalino erboso che va seguito in salita, e che porta a raggiungere il sentiero per il forte. Lo si segue nella direzione del forte (sinistra). Fino ad una grossa sella prima che il sentiero ritorni a salire. Qui se segue una traccia ripida verso sinistra con bolli rossi che riporta al sentiero fatto all'andata.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/10/2025 - ROCCHE ROSSE via TAJA CUN L'APIOT  [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7190</link>
         <description>Note:
Le Rocche Rosse (Roche Ruse) sono un piccolo complesso di torrioni di gneiss, molto panoramici, a Est del Colle della Vaccera (in val Chisone, vicino allo spartiacque con la val Pellice). 
Ottima da fare in autunno e in primavera.

Avvicinamento:
Accesso stradale
1- dalla val Chisone: da Pinerolo raggiungere S. Germano Chisone e proseguire per Pramollo. Oltrepassato l'abitato di Ruà prendere il ponte a sx per il Colle Vaccera (cartelli). La strada prosegue asfaltata (ripida ma ben tenuta) fino a poco prima di Sangle (fontana e punto panoramico), quindi prosegue sterrata ma con buon fondo e poco ripida. Seguire la sterrata ignorando due bivi a sx e tenere sempre la dx, raggiunta un'area pic-nic la strada diventa leggermente più ripida e con qualche canalina profonda. Proseguire fino al tornante verso dx a q. 1380m (circa 20km da Pinerolo, di cui 4.2km sterrati).

2 - dalla val Pellice: raggiungere Luserna S.G. e alla rotonda di Pralafera (prima di Torre) svoltare a dx per il Colle Vaccera (14.3km da Luserna, tutto asfalto). Dal Colle imboccare la strada sterrata che scende nel vallone di Pramollo e seguirla per circa 1km su sterrato fino al tornante q. 1380m (strada più lunga ma più corto il tratto sterrato).

Accesso a piedi:
dal tornante 1380m prendere la traccia (bollo e scritta TcA) in leggera in discesa che attraversa una zona di bosco fitto lungo una strada abbandonata, si raggiunge una traccia proveniente da sx (ometti) e si prosegue nel bosco di faggi (bolli) in leggera salita fino a raggiungere una radura. Prendere il sentiero in discesa a sx (freccia e scritta TcA) e proseguire fino a raggiungere il bellissimo balcone panoramico delle Rocche Rosse della Vaccera, dove termina la via (5 min dal tornante).
Per raggiungere l'attacco ci si cala lungo la via con 5 doppie (bolli di vernice e frecce danno la direzione e suggeriscono dove far passare la corda per evitare spigoli e attriti).

In alternativa, è possibile evitare la 1° e la 4° calata sfruttando una ripida traccia sulla dx: subito prima di raggiungere il punto panoramico (2 bolli su faggio) prendere a dx e scendere fino ad un altro faggio (scritta &quot;discesa a piedi&quot; e bolli). Si scende nel bosco e poi si traversa in orizzontale a sx (bolli) fino all'albero della 2° calata, si effettua sia questa che la 3° calata. Quindi si traversa di nuovo a dx (freccia) e si scende nel bosco passando alla base di L2. Reperita la sosta della 5° calata ci si doppia fino all'attacco della via. (targhetta)

Descrizione:
L1: bella placca compatta verso dx e quindi passo atletico per uscire a sx. 5a, 20m
L2: muro strapiombante a buone prese ma movimenti distanti ed atletici, prima da dx verso sx e quindi dritto (cordone per agevolare un passaggio), breve ripiano e ultimo muretto aggettante ma su ottime prese. 6b, 30m
L3: placchetta iniziale sulla sx e breve tettino facile (poco più di trasferimento). Passi di 4a, 20m
L4: salire facilmente sotto lo spigolo, quindi vincere un primo tetto a sx, traversare a dx e doppiare lo spigolo (sfalsare bene le corde e allungare i rinvii). Seguire un vago diedro più facile fino al tetto finale verso dx (cordone per agevolare il passaggio chiave). 5c e passo di 6b/+ o 5c/A0, 30m
L5: spostarsi a sx, salire un placca-diedro con movimento iniziale delicato, quindi salire in obliquo da dx a sx fino a raggiungere lo spigolo, risalirlo con arrampicata esposta, strapiombante ma su buone prese. 6b, 20m
L6: salire un gradino sopra la sosta da sx a dx per passare un tettino e quindi proseguire su facile placca fino alla panoramica terrazza di vetta. 4c, 15m (diario di “vetta” sulla dx sotto un tettuccio).
Ritorno all’auto in 5min lungo l’itinerario fatto all’andata: occhio all’ultimo bivio con ometti, ricordarsi di andare a sx (freccia).
Storico:
Chiodata dall'alto da A. Corno nel luglio 2025.
Prima salita A. Corno e D. Vianello, 29/07/2025

GIUDIZIO PERSONALE:
Alla scoperta di queste Rocche a noi nuove.
Alla base con opzione 2 : a piedi ed in doppia.
Arrampicata su buona roccia dove i 3 tiri duri , per i ” normali “, sono duri veri.
Sul tetto di L4, senza fettuccia, sarebbe dura anche da azzerare.&amp;#129397;
L5 non di facile lettura.
(sempre per arrampicatori &quot;normali &quot;&amp;#128517; )
Ambiente ameno, soprattutto con i primi colori autunnali.
Un grazie all'apritore per l'intuizione ed il gran lavoro svolto.
Bel posto , merita il giro.
Con super Max , troppo forte!


</description>
      </item>
      <item>
         <title>02/10/2025 - GRAN DUBBIONE GRAN TORRE via LA VOLPE di ESTHER [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7189</link>
         <description>Note:
Via con corto avvicinamento, attrezzata a fix artigianali che a volte si confondono con la roccia, soste collegate con cordoni. Attenzione a qualche scaglia su L2 e L6.
Sufficiente una mezza corda da 60m usata doppia, 10 rinvii, 
Avvicinamento:
Itinerario a 5 minuti dalla strada.
Da Pinasca salire verso il Gran Dubbione. Superare il colle di Serre Marchetto e proseguire in discesa. Superare il bivio sulla dx per Serdivola (cartello), e dopo circa 150m. parcheggiare al termine della discesa, nei pressi di un evidente canalone sovrastato da pareti rocciose (circa 1.7km dal Colle, coordinate 44°58'15.9&quot;N 7°14'54.7&quot;E). Risalire il canalone (grande X e scritta a pennarello nero su palo dove inizia la traccia). Arrivati alle prime rocce che fiancheggiano il canalone non andare a destra (dove c'è una via vecchia) ma continuare lungo il canalone (bollo rosso poco sopra) per una cinquantina di metri, fino a dove si stacca sulla destra un canale secondario. La via attacca sulle belle placche a sx di questo canale (freccia rossa, ometto e scritta alla base).
Descrizione:
L1: 5a con passo singolo di 6b+ o A0, 20m         L1bis: in alternativa è possibile, all’altezza del secondo fix, traversare a sx (fix arancione), seguire delle lame, scavalcare un gradino (fix) e quindi traversare di nuovo a dx a riprendere i fix (allungare le protezioni), 20m, 5a/b
L2: placca e tettino strapiombante, 6a+, 20m
L3: placca e muretto, 5b, 25m
L4: gradoni e placca, 5a, 20m
L5: gradoni e placca, 5a, 25m
L6: placca, tettino e crestina facile, 6a+, 25m

Discesa: in doppia (max 30m) oppure a piedi, in questo caso dalla sosta 6 (freccia blu e poi freccia rossa) tagliare a dx (salendo) su una cengia (bolli rossi) sino ad aggirare uno spigolo. Continuare a scendere verso sx tra due pareti. Quando il pendio diventa ripido attraversare orizzontalmente a dx (bolli e ometti) lungo un canale che porta alla base della via.
Storico
P. Maritano e W. Pons, settembre 2001
Ripulita e risistemata nell'estate 2024

GIUDIZIO PERSONALE:
Arrampicata bella e ben protetta a spit artigianali, ancora più che buoni.
Non sarà un capolavoro ma riempie con soddisfazione una mezza giornata.
Qualche tratto da prestare attenzione con lame che suonano ” vuoto” ma tengono bene e sinceramente abbiamo visto di molto peggio , basta avere mano e piedi leggeri.
Visto la poca frequentazione pensavamo di trovarla molto più sporca.
Roccia con ottimo grip, L2, L3 ed L6 veramente molto belli.
Discesa a piedi ben bollata di rosso, un poco vertical e da prestare attenzione , ma anche questo è il bello della montagna.
Bella mattina con l’amico Max.
Come si dice in questi casi ……peccato sia corta.


</description>
      </item>
      <item>
         <title>21/09/2025 - PRESOLANA ORIENTALE FERRATA DELLA PORTA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7186</link>
         <description>Bella salita lunga ed appagante; soprattutto, se come noi, la effettuate anche in discesa.
Più che una ferrata, è una salita di facile alpinismo facilitata da catene e cavi e nei posti più verticali da vecchie scale.
(ecco perchè l'ho inserita nella sezione roccia)
L’ambiente dolomitico della Presolana fa il resto. Fantastico.
Da non sottovalutare sia per lunghezza che tipo di terreno, anche per alcuni tratti facili ma non protetti da catena.
Bellissima giornata con gli amici Teo, Stefano, Gigi e Fabry.
Consigliata.
Varie relazioni in rete.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>21/09/2025 - Torre del Camp  via diedro Denardin  [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7184</link>
         <description>Ritorno a scrivere dopo un po' di tempo oggi in compagnia dell'ormai mitico Raffaele .. Via come direbbe Grill scorputosa dove in questa parola mix italiano tedesco viene raccontato bene l'andazzo della via..
Sempre abbastanza logica richiede impegno nel mettere le protezioni (5 chiodi in tutta la via) specialmente nei tiri considerati facili. I 2 tiri nel diedro sicuramente valgono la salita e la bella notizia è che hanno messo uno spit di sosta fra i 2 che altrimenti sarebbe su un chiodo e friend del 4.
Il penultimo tiro di VI+ ha un singolo passaggio bulderoso in partenza dalla cengia dove un provvidenziale chiodo in loco può agevolare l'azzeramento.
Via consigliata ad alpinisti navigati che non hanno difficoltà a dover mettere protezioni mobili sul VI grado...
Grazie al Raffa che si è fatto tutti i tiri complicati..
Via 3 stelle su cinque di gradimento 
Accesso fatto da malga Framont in 1h
Discesa segnata abbastanza bene con ometto e bolli rossi (attenzione in caso di nebbia) 1h,45 dalla vetta alla malga
Fatta con Raffa in 7 h ( via non banale)</description>
      </item>
      <item>
         <title>20/09/2025 - Cima di Valbona- Spigolo Gervasutti [ issà ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7188</link>
         <description>partiamo che è ancora buio, percorrendo il sentiero che porta al rifugio Camerini. A circa 2200 mt di altitudine lo abbandoniamo percorrendo il sentiero diretto che ti porta alla base dello spigolo (ometti lungo il tragitto) .
L’attacco avviene per un diedro/canale (II) facilmente individuabile lungo l’avvicinamento (tra i due che si vedono è il più vicino alla base dello spigolo);
il primo tiro sullo spigolo attacca con una paretina verticale di 6-7 mt. che si può risalire o nel diedro a sin. (chiodo in uscita) o lungo la fessura al centro (in entrambi V e buone possibilita’ di proteggersi con friends);

i tiri seguenti portano sulla sommita’ di un primo torrione che poi occorre ridiscendere, disarrampicando con molta attenzione per una decina di mt. (III) sino ad un intaglio, qui e’ possibile anche fare una doppia gia’ attrezzata con 2 chiodi vecchi uniti da cordino un po’nascosti sulla sinistra appena sotto la sommita’,

dall’ intaglio si ricomincia a salire, dapprima su delle placche piu’ facili sulla sin. dello spigolo per poi riportarci  sul filo.

Si prosegue per alcuni tiri divertenti mantenendosi sempre sul filo o appoggiando leggermente sul versante sud, sino alla sommita’ di un altro torrione, da cui bisogna scendere con la doppia nel vuoto.

A questo punto siamo circa a meta’ via e, dopo alcuni tiri piu’ semplici (III) si giunge a quello che e’ sicuramente il tratto piu’ difficile: un traverso di 4-5 mt. ad aggirare sulla sin. un torrione, su una placca liscia proteggibile all’inizio con una fettuccia e al termine con un friend in una fessura verticale, che occorre risalire  sino alla sommita’ (V+); in questo tratto deve fare molta attenzione anche il secondo!.

Dopo un altro tratto di trasferimento si giunge al penultimo tiro che inizia con passo atletico leggermente strapiombante, prosegue su alcune placche liscie ma piuttosto appoggiate e ben proteggibili con friends in fessura (un chiodo inizio placca), e termina con un diedro verticale (IV+ un cordino vecchissimo incastrato in un masso rinviabile nel diedro).

Un ultimo tiro su gradoni ci porta alla sommità dell'anticima meridionale.

Da qui quasi tutto in conserva  seguiamo prima il filo, dapprima dal versante nord poi anche con qualche sbaglio in uscita sullo spigolo che aumenta le difficoltà, su belle cenge su versante sud dello spigolo arrivando alla vera cima di Valbona.
Dopo il cambio di scarpe scendiamo il sentiero, attrezzato di catene nella prima parte, fino al passo di Vazzeda  per poi scendere lungo le facili placche fino al laghetto e da li prendere il sentiero diretto che ci riporta a Chiareggio

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      </item>
      <item>
         <title>20/09/2025 - Cima Viola, dalla cresta SW, per il Passo Dosdé [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7185</link>
         <description>Cima già salita con gli sci anni fa, ma questo è stato un viaggio, un'avventura solitaria con Lidia, stavolta col mix bike&amp;hike, anche se con parecchio peso sulla schiena. A q. 2400m leghiamo le bici, in ca. 1h arriviamo alla Capanna Dosdé e poi in mezz'ora all'attacco della cresta. La roccia è buona, addirittura ottima in tanti tratti della cresta. Prima parte facile e divertente, max III°, fino al caratteristico &quot;buco&quot;, dove togliamo la corda. Lo zaino con la picca e i bastoncini crea qualche disagio, ma passiamo bene. Questo e il passaggio che troveremo poco dopo (IV-) saranno i punti più impegnativi. Troviamo sempre i passaggi giusti, a dx... a sx... o sul filo della cresta, con percorso direi intuitivo anche se ovviamente sempre da cercare non essendoci NESSUN riferimento. Sul torrione dell'anticima, vediamo subito il cordino azzurro per la doppia, ma disarrampichiamo 5 m sulla sx e poi, leggermente a dx, troviamo la catena per la calata, più sicura. Alla selletta lasciamo tutto il materiale e in 20' arriviamo in cima, piene di gioia e soddisfazione! Tornate alla selletta, troviamo subito i cordini rosso e giallo per la calata sul ghiacciaio e calziamo i ramponi: i 30m di corda non sono sufficienti per mettere piede sulla neve, ne mancano ancora un paio, visto il periodo. Tribulo non poco, ma i 2m finali di canaletto un po' sfasciumoso appena a dx mi aiutano ad arrivare giù. Con la picca e faccia a monte, scendiamo dal ghiacciaio tenendo infine la dx, fin sulla pietraia. Poco dopo troviamo gli ometti, ma dopo un po' non sono così ben visibili... cercare bene! Finalmente siamo alla capanna; in mezz'ora arriviamo alle e-bike che in meno di 1h ci riportano alla macchina, dopo 10h di tour (chissà senza le bici...), stanchissime ma a dir poco felici!
Partecipanti: Fedora e Lidia.

FOTO 1: Poco dopo l'attacco della cresta.
FOTO 2: Il facile tratto finale, visto dalla selletta dopo la calata di 15m dall'anticima.
FOTO 3: Ultimi metri per Lidia, con in basso, a dx, l'anticima dalla quale siamo scese in doppia. Ben visibile il bel Lago Negro, alla sua sx, mentre, cerchiata in giallo, la Capanna Dosdé.</description>
      </item>
      <item>
         <title>20/09/2025 - Pizzo del Salto - Via del Gran diedro [ vale_cividini ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7183</link>
         <description>Un pochino bagnata in questi giorni di zero termico alto era l'ideale. Via che concentra le difficoltà nella parte bassa poi in alto molla un pò con arrampicata più divertente ma sempre Alpinistica.
Altre foto nel mio blog.</description>
      </item>
      <item>
         <title>20/09/2025 - Cima d'Asta Via Giorgio Asnicar  [ vale_cividini ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7182</link>
         <description>In una giornata gelida di Luglio salgo questa bellissima via di Granito rosso ben lavorato insieme a Marco. Spittata si può integrare.
Altre foto nel mio blog</description>
      </item>
      <item>
         <title>18/09/2025 - JODERHORN via ASPETTA.....ASPETTA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7181</link>
         <description>Note:
La via è stata aperta nel 2024 da F. Iacchini e F. De Carlo.

Avvicinamento:
Tra sali e scendi e sali.....sono circa 200 m. dislivello (30/40 minuti)
Dall'arrivo della Funivia del Monte Moro , breve discesa verso rifugio Oberto e poi salire a dx in direzione dello skilift &quot;San Pietro&quot; , quindi scendere per tracce (ometti) la pietraia verso sx a costeggiare brevemente la parete sud.
(stesso itinerario per lo spigolo sud-est)
Risalire poi brevemente dopo aver superato una placconata con spit nuovi ed una grossa lama staccata, sino ad individuare un grosso ometto addossato alla parete da cui parte l'itinerario.

Descrizione:
L1: 5b+ placca di 30m. circa; salire la placca di alcuni metri (eventualmente integrabile) sino ad un chiodo poco visibile e uno spit subito dopo; di qui piegare a dx seguendo gli spit sino in sosta.
L2: 5b 25m. breve risalto a sx per poi piegare verso dx sino in sosta.
L3: 5b+ 30m. traverso a dx su breve tratto erboso (si individua spit con cordone bianco) di qui placche a dx (molto bello) per poi rientrare a sx sino in sosta.
L4 :6a+ 25m. diritti sino ad un tetto ben chiodato, da affrontare da sx a dx e quindi placca sino in sosta.
L5: 5a 30m. prima a dx e quindi aggirare verso sx sino ad un muretto vinto il quale si raggiunge dopo un breve tratto erboso la sosta.
L6:1-2 50m. per cengia erbosa verso dx (nessuna protezione intermedia).
L7: 5c 42m. salire a dx su placca sino a raggiungere una bellissima fessura che si impenna (spittata ma eventualmente integrabile).
L8:  2-3 50m. traverso facile verso dx con qualche “passetto”.
L9:  1-2 50m. come sopra un pò più facile.
L10:  5a 20m. collegamento allo spigolo e di qui con altri 30 mt più semplici sino in vetta.

Discesa dalla via normale dalla parte opposta per pietraia (ometti) e sentiero.

Giudizio Personale:
Bella salita su roccia super.
Arrampicata sempre divertente in un contesto panoramico con pochi eguali.
L4 sicuramente il più sostenuto ma per noi, la fessura di di L7, è arrampicata tecnica allo stato puro, Bellissima!
Relazione perfetta, abbiamo trovato un chiodo nuovo in L6.
nb.
Alla partenza di L7 , sulla dx circa 15 m. , si vedono su placca, un paio di spit nuovi che non so dire di che via siano.
Meteo top, giornatona col grande amico Max.

</description>
      </item>
      <item>
         <title>14/09/2025 - Pizzo della Presolana Centrale, via Hemmental strasse  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7180</link>
         <description>Torniamo ancora in Presolana per ripetere una classica, Hemmental Strasse, che né io né Francesco abbiamo ancora fatto.
All' ultimo si aggiunge anche il Pelo che invece l' ha già fatta poi volte.
Di notte ha piovuto e abbiamo qualche dubbio che asciughi, ma le previsioni danno sereno, quindi vale la pena tentare. 
La roccia è asciutta e c è una sola nuvola in cielo che guarda caso staziona attorno alla Presolana ! Quindi giornata fredda tra le nuvole (chiaramente quando attrezziamo le calate il sole inizia a splendere !)

Anche se la via può sembrare disturbata dall'erba in realtà non lo è: si arrampica su bellissime placche a buchi e conchette fino alla sezione gialla strapiombante che viene aggirata su percorso logico a sinistra .
Nonostante sia una via breve l'arrampicata è fantastica soprattutto su L3 e L4.
L1 ha una partenza difficile; su questa lunghezza c e una sosta intermedia un po' appesa che, avendo abbastanza rinvii o avendo saltato qualche cordone (15 protezioni in totale), consiglio di saltare, fermandosi invece a ulla successiva comoda sosta su cengia .

L'attrezzatura a chiodi e cordoni su clessidre conferma la logicità della via che talvolta si perde nelle vie a spit.
In tutta la sua lunghezza abbiamo contato 4 spit concentrati sull'ultimo tiro, probabilmente a seguito di una riattrezzatura.

Al termine della via siamo saliti per la variante finale dello spigolo longo aggiungendo così una lunghezza: dalla sosta salire il pilastrino a sinistra, rinviare la sosta dello spigolo longo e salire il bellissimo strapiombino a buchi sopra di essa (V+). Poi obliquare a sinistra fino alla sosta a spit e prendere le calate dello spigolo. Da questa sosta noi siamo invece andati a destra per evitare l intasamento e abbiamo fatto una prima calata su clessidrone con cordoni e anello, sulla verticale della gianmauri. Con tre calate da 50 si arriva alla base , la seconda è appesa sul verticale .

Con Fra e Pelo</description>
      </item>
      <item>
         <title>14/09/2025 - Parete Zebrate via del 46 parallelo  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7178</link>
         <description>Via divertente ma un poco unta dai numerosi passaggi. Utili molte fettucce e cordini per collegare le soste. Personalmente usati anche un paio di friends in apposite fessure.
Uscita un poco laboriosa per evitare di scaricare pietre.</description>
      </item>
      <item>
         <title>13/09/2025 - Giorno2 dal Pizzo Biorco al Pizzo Porola lungo la grande cresta [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7177</link>
         <description>Sveglia al Rifugio Donati alle alle 6 del 29/08/2025: il letto di nuvole abbondanti è sotto di noi colorato dai riflessi arancioni dell’alba che pennella i batuffoli bianchi: temiamo possano alzarsi e immergerci visto che le previsioni lasciano spazio a questo dubbio. Gli occhi sono attratti dallo spettacolo a sinistra e dall’osservare l’inizio della via: il Biorco, la tonda anticima da raggiungere e il Pizzo degli Uomini che spunta dietro. Lago calmo, in pace con se stesso, e come noi del resto, in questo angolo di Paradiso dove la montagna ci custodisce col suo lato materno. Facciamo colazione, pulizia e bruciamo quattro rifiuti, poi alle 7 ci prepariamo a partire nella luce che scalda. Riscaldamento su pietrame, aggiriamo il lago e cominciamo a salire verso la tonda anticima lasciandoci discosto a destra il vicinissimo Biorco. Zeno mi chiede se ci andiamo ma io mi sento ormai lanciato sul binario che vira a sx ed evitiamo la veloce digressione. Ora si vedono le Punte Gemelle prime cime da affrontare nella nostra traversata mentre volgendoci salutiamo la conca dove oltre al laghetto di reguzzo, è adagiato il Rifugio col suo figlio bivacco, custoditi alle loro spalle dalle vedette Rodes e Santo Stefano. Alle 7.30 Zeno accanto al cumulo di sassi della tonda anticima decide d’imbragarsi mentre io preferisco attendere. Ora si vede bene la cresta di collegamento che segna l’inizio del selvaggio e delle difficoltà tecniche. Terre di nessuno, o meglio, di pochissimi. Sul lato destro salutano i due laghetti del Biorco ingentiliti nel pietrame da qualche residua macchia nevosa. Mi avvio sulla cresta che inizia ad essere irta ed esposta, sfasciumata come da Orobica genesi. La tensione inizia a salire. Da settentrione luce e nebbie in risalita rapida. Seguiamo il filo dove possibile oppure tagliamo appena sotto se è consentito. Non sono i gradi a spaventare ma l’esposizione e la friabilità di appoggi e appigli che vanno sempre testati e tastati. Con sollievo guadagniamo la prima Punta Gemella e la sua comoda sommità (q.2800, h 8). Nella nebbia che sta salendo il profilo a bomba della seconda punta. La solita esile crestina fa da unione e arrampichiamo su roccia migliore( II°) la paretina che raggiunge l’ometto di cima, un quarto d’ora dopo. Zeno mi fa notare il germoglio di lampone che cresce ad altezza insolita, certamente il seme l’ha portato quassù qualche volatile, dice. Penso a come le temperature si stiano alzando anche alle alte quote se un lampone può crescere a quasi tremila metri. Ormai siamo nella nebbia completa e non si vede quasi più nulla: Zeno è avanti 30 metro e scorgo appena la sua sagoma indistinta davanti a quella del pizzo degli Uomini verso il quale ci stiamo dirigendo. Nebbia negli occhi e nella testa. Dubbi. Ora siamo sotto la bellissima e articolata placconata che sale verso la cima…sembra fattibile ma mi sposto sullo spigolo a sinistra che sale elegante con passi continui di II° grado. Salgo sicuro perché il passaggio alla roccia dura e sicura fa ritrovare certezze alpinistiche. Zeno scatta foto bellissime al mio profilo che sale controcielo. Raggiungiamo velocemente la cresta superiore che non si vedeva e la percorriamo senza patemi fino all’ometto di cima dove curiosamente sono state lasciate statuette simil egiziane. Risate e selfie( Pizzo degli Uomini q. 2895, h 9). Da quanto tempo volevo salire quassù..ci avevo provato tanti anni fa anche col piccolo Armin ma un pomeriggio temporalesco aveva frenato i nostri ardori. Facciamo una piccola colazione, davanti a noi torri minacciose e dirupate emergono tenebrose dalle nebbie. Non ho voglia di trovarmi là. Confidiamo in una schiarita. Zeno come al solito imperturbabilmente Zereno. Venti minuti dopo ripartiamo, rocce marce esposte ma gradualmente pare che ci si abitui: i passi non sono mai tecnici ma sempre infidi e pericolosi perché scivolare o restare con an appiglio in mano o un appoggio che prende la via della valle, sono opzioni sconsigliabili. Entri in una bolla e guardi solo il metro che ti circonda per scegliere la strada migliore e meno pericolosa. Zeno raggiunge la prima gobba e poi per altre creste sfasciumate che poi si allargano un poco fino a lasciar intravedere una sorta di anticma.                             La raggiungo, bisogna scendere e traverso delicatamente un tratto marcescente, fotografo Zeno impegnato dopo di me apparire e scomparire nelle pieghe della montagna. Sempre nebbia. Arriviamo al colletto della Bocchetta di Scotes raggiunto dalle catene seminuove che attrezzano la salita da nord. Procura un insolito piacere trovare tracce umane in questo ambiente solitario e il colore delle bandierine che macchia il bianco avvolgente e minaccioso. Regna il silenzio e anche noi parliamo poco presi dalla concentrazione. Ora una bella placca solida sale e percorrendola mi giro a guardare la cresta che abbiamo appena traversato: da brividi! Zeno sale vs la cresta mentre io mi abbasso leggermente per traversare da sotto ma non taglio affatto finendo in una zona molto detritica. Risalgo detritici canaloni e alle 10.30 gli faccio compagnia di fianco alla piccola croce di slavato legno infilata in un cumulo di sassi (Pizzo Scotes, q. 2980). Anche questa cima era nell’elenco dei desiderata orobici e finalmente ci siamo. Fin qua a parte l’esposizione e i tratti marci non abbiamo avuto grossi problemi. Ora inizia il tratto forse più tecnico con la traversata della cresta Sudest dello Scotes e la risalita e calata della Torre omonima. Vedremo….speriamo perché le nuvole tendono a concedere rade e piccole aperture. Dalla nebbia emergono altre torri ma ormai siamo in modalità..via l’una l’altra. Il cielo si apre un poco e intravediamo tratti della cresta Corti e della sottostante e crepacciata Vedretta di Porola. Davanti a noi un dedalo di torri…quale sarà quella di Scotes? Facciamo tante foto di quel poco che si vede e che non regala mai una visione d’assieme. Ripartiamo venti minuti dopo, la cresta è molto sfasciumata ma larga, il Bivacco Corti appare giù in basso nell’orrido e attendo Zeno che completi la scalata dell’ennessima torretta. Scatto foto bellissime e altamente sceniche. Solo lui e il cielo. Gli urlo se ha voglia di ridiscendere e regalarle anche a me. Scendo dall’altra parte della torretta dove nel frattempo Zeno è già arrivato, conclusa la sessione fotografica. Ora si vede a dx quasi bene tutta l’immensa e affascinante Cresta Corti allo Scais che entranbi abbiamo percorso ( lui addirittura in invernale!) e più in basso il verdeggiante bacino di Scais col tetto rosso della Capanna Mambretti. Davanti a noi la placconata della Torre di Scotes e poi un intrigo di punte in successione Cime di Caronno, Lupo e Porola. Alè. Ora si vede e comprendiamo appieno la complessità orografica nella quale siamo immersi. A dx la vedretta del Lupo e il Passo di Coca. Traversiamo e siamo sotto la bella e abbastanza verticale placconata che Zeno affronta direttamente(II°+/III°) mentre io aggiro un poco (II°). Siamo in cima alla Torre di Scotes (q. 2900, h 12.30) felici e un poco intimoriti dalla visione dantesca dell’intrigo di creste, punte, torri e torrette che ci attendono. Foto istruttive del cuore roccioso orobico dove pungono il cielo le Due Cime di Caronno, quella del Lupo, di Porola e un poco distante a sx quella di Scais. Per contorno un’altra sequela infinita e innominata di spuntoni. Bello e incredibile essere qua, sembra di stare in volo su un drone. Iniziamo a scendere, raggiungiamo una zona sfasciumata che precede un salto che proviamo ad evitare vs dx. Zeno si ferma, dice che non è difficile ma molto esposto e friabile. Si in effetti ci sono un paio di metri piuttosto pericolosi e allora torniamo agli sfasciumi dove Zeno inizia a preparare la doppia di calata con le nostre cordine da 30 metri rimaste finora negli zaini. Appronta anche un sistema di sicurezza oltre al cordino attorno al masso e poi mi dà l’ok per calarmi. Quante ne sa, è proprio un alpinista completo. Mi raggiunge alla base del salto, recupera la corda che si è incastrata. Riponiamo le corde e alle 13.20 superato l’ostacolo più duro del nostro cammino, lasciamo la bocchetta alla base della Torre e prendiamo ad avanzare verso la Cima di Caronno dalla cui base ci divide una cresta irta di pinnacoli e di saliscendi fra le varie guglie. Scendiamo abbastanza verticalmente a raggiungerla e arriviamo al secondo dei tre intagli di questo tratto(il primo era quello alla base della Torre di Scotes), serviti sul lato nord da tre distinti e sfasciumati canaloni: il Passaggio di Caronno. Zeno fa una pausa su un lastrone perché è appena caduto pesantemente sulla gamba e ha dolore al muscolo, niente di grave ( Mola mia Leù). Ci confessiamo le reciproche stanchezze: sono 5/6 ore che viaggiamo tesi e sempre concentrati sul percorso che non concede pause riposanti dal punto di vista psicologico. Siamo stanchi di creste…ma ne abbiamo ancora tante davanti! Iniziamo a scalare e disarrampicare le varie torrette di roccia migliore rispetto alle aspettative con le Cime di Caronno che si avvicinano e scrutano curiose i movimenti delle due formichine alle loro pendici. Su e giù su e giù raggiungiamo infine anche l’intaglio più comodo da raggiungere partendo dal Corti, vale a dire la Bocchetta di Caronno (q. 2840, h 14.15). Ora si deve scendere vs sud per aggirare l’imponente parete della Cima Principale di Caronno su quasi traccia e sfasciumi. Zeno mi mostra entusiasta rocce sulle quali sono rimasti incise le ondulazioni sabbiose di antichi mari geologici e troviamo poi un lastrone di parecchi metri quadri. Zeno fa parlare le rocce, essendo geologo. Penso alla sua vocazione, a quando sarà chiamato a trasformare in bellezza i cuori di pietra delle persone che incontrerà. Ne sarà capace senza dubbi. Fotografo incredulo la cresta aerea che abbiamo appena percorso: è così intricata che sembra impossibile esserci passati. Molte volte le visioni piatte e frontali accentuano parecchio le difficoltà immaginabili. Ci godiamo questa traversata in falsopiano finalmente su terreno morbido e senza dover badare con apprensione a dove poggiamo il piede o mettiamo la mano guadagniamo il versante meridionale con le due cime bene in vista e il colletto che le divide. Davanti ai nostri occhi una grande pietraia da risalire per arrivarci. Ma lo spazio azzurro che divide i due blocchi rocciosi è un invito all’azione e riprendiamo la marcia. Il terreno è di grandi pietre e la risalita più agevole e veloce del previsto e diventa addirittura piacevole quando raggiungo una grande e solida placconata che con semplici passi di I° grado in aderenza ci porta quasi al colletto magico. Uno stambecchino dalla cresta ci dà il benvenuto. Lasciamo gli zaini che qui dovremo tornare e affrontiamo gli sfasciumi verso la cima secondaria di Caronno ( h 14.45) con sublime scorcio sullo scotes e la cresta percorsa. Maestosa vista sullo Scais e la Cresta Corti che domina la Vedretta di Porola. Un quarto d’ora dopo siamo nuovamente all’intaglio per attaccare la Cima Principale di Caronno che mostra i denti ela sua verticale ma per fortuna crepata parete d’accesso. Per belle placche fessurate( (II°/II°+) salgo deciso seguito da Zeno e alle 15.15 (q. 2945) ci sediamo a contemplare il panorama e la nostra gioia interiore. Siamo felici e seduti avvolti nel calore delle montagne che ci abbracciano, ci godiamo la pace e il silenzio del momento. Davanti a noi restano solo un anticima, la Cima del lupo e Porola: ce la faremo! Ridiscendiamo sul filo di cresta e un quarto d’ora dopo siamo sull’anticima. Ridiscendiamo di nuovo e davanti a noi si para una sottile cresta di collegamento che poi sale impennandosi verso la Cima del Lupo. Zeno parla di corda e mi fa salire l’ansia: non ho più voglia di difficoltà solo di sedermi a gioire della giornata trascorsa! Raggiungiamo la cresta, la roccia migliore della giornata. L’esposizione resta notevole ma la qualità della roccia è fantastica e le paure si vaporizzano. Momenti sublimi…vedremo poi quando la cresta si raddrizza. Step by step, del resto è tutto il giorno che viaggiamo accompagnati dal ripeterci..lenti ma sicuri. Zeno si mette in posa seduto sulla cresta solida ma affilata poco prima del tratto chiave. Il riposo del guerriero prima della battaglia decisiva. Sembra felice, stanco ma ciò che più conta felice. Alle sue spalle si alza la cresta che punta verso il cielo della Cima del lupo, l’ultimo ostacolo della nostra cavalcata. Ora siam sotto la prua, la Cima del Lupo a meridione sembra una grande vela e noi dovremo risalirne il bordo. A guardar da dove siam arrivati sembra peggio. La roccia, ma si vedeva, rimane fantastica e le placconate sono generose di soluzioni per cui le difficoltà non superano il II° grado. Sublime arrampicare, la tensione svanisce e diventa piacere. Alle 16 siamo in cima (q. 2930) alla cima che più di tutte ambivo, per il suo nome per il suo isolamento, per il suo essere fuori e antisocial, dimenticata. Sono felicissimo, vicino all’emozione …un sogno che diventa realtà aver inanellato insieme ad un ragazzo che adoro e in cui vedo la bellezza delle persone che non raccolgono un fiore per non turbare la bellezza dell’universo. Ci abbracciamo. La grande corsa è finita, ora dovremo solo scender da qua e raggiungere la fine della cresta ma per tracce già percorse e percorsi segnati perfino sulle carte. Scendiamo velocemente alla Bocchetta Settentrionale di Porola da cui la visione sull’arroccata Cima del lupo, è sublime. Siamo tornati sulla carta geografica dopo aver veleggiato tutto il giorno in acque sconosciute, una macchia bianca nel cuore delle Orobie. Piccole esplorazioni del millennio terzo. Nuova linfa nei quadricipiti e ad occhio risaliamo i lastroni verso la campana sommitale che raggiungiamo alle 16.30. Cima Porola q. 2980. Fine. Si sciolgono in silenzio le tensioni accumulate durante la giornata che scorre in un film raccontato non dalle immagini ma dalle emozioni. L’eco del tintinnio della campana risuona nel vuoto e riempie il nulla della nostra mente trasportandoci in dimensioni sconosciute. Ci guardiamo ma nessuno vuol sporcare di parole il momento. Lo sguardo velato plana sull’orizzonte infinito, magneticamente attratto dallo sperone dello Scais. Che potenza, che forza emana..ritorno primitivo si accende il fuoco dentro e senti la voce della Natura. Lo Scotes copre il resto della nostra cresta e solo il Rodes non è nascosto dalla sua mole. Gli occhi cercano nuovi futuri e cerco di vedere la linea per scendere direttamente sulla Vedretta di Porola e poi risalire allo Scais tramite la Cresta nord non ancora percorsa per la via dello spigolo. Vedremo…sembra fattibile…si arriva sopra un salto roccioso e poi tocca deviare a destra per scendere sulla neve…ci sono passato mesi fa ma ero attratto solo dalla Bocchetta meridionale di Porola. Esco dal futuro e ritorno in me..ringrazio Zeno che scrive e fotografiamo il nostro entusiasmo. Continuo ad ammirare la cresta Nord di scais che vorrei salire e a cercar di capire dove siam scesi con Robi al tempo della prima conquista dello Scais..gioventù che non ritorna..entusiasmo che rimane. Ringrazio. Mi confida che ad un certo punto gli si è rotto in mano un appiglio e prima di riequilibrarsi ha avuto paura di precipitare..io gli ricordo quando sotto i suoi occhi ho perso entrambi i piedi scivolati per il cedimento del terreno sul quale erano appoggiati e solo per il fatto di avere le mani ben salde non son svivolato nell’abisso con le pietre rotolanti. Rolling Stones.. e ridiamo. Sono ambienti decisamente pericolosi..non ne esci se non ci sai ridere sopra. Mezz’ora dopo abbandoniamo il nido d’aquila e contrariamente a quanto ci aspettassimo non riusciamo a decifrare la via normale di discesa…direi che anche questa montagna versa in stato di semiabbandono…ometti e tracce un po' ovunque…confusione. Zeno si affida al suo istinto e decide di tagliare direttamente verso il ghiacciaio sottostante. Come al solito anche se con qualche peripezia finale complicata dalle nuvole che son tornate a coprire tutto, atterriamo sulla vedretta alle 18.30. E’ molto sporca e coperta di detrito e abbiamo lasciato a casa apposta i ramponi. Con attenzione la percorriamo in traverso cercando di evitare zone ripide e più scoperte. Vedo Zeno ribaltarsi spesso..va veloce, è meno prudente di me. Forse sono solo più vecchio. Alle 19 arriviamo al Bivacco Corti (q. 2500) dopo che tuoni e qualche goccia d’acqua ci avevano convinto a desistere dal pensiero di scendere fino al Resnati. Decisione saggia e azzeccata perché pochi minuti dopo siamo al riparo sotto una pioggia torrenziale. Siamo stanchi, la temperatura è parecchio scesa e dico a Zeno “ pensa ad esser ora sotto l’acqua fradici” …brrrr al solo pensiero! Le nubi sono scese come una cappa e noi possiamo felicemente pensare a prepararci la cena calda visto che anche qua c’è il gas. Fuori piove forte, il ticchettio dolce e costante come un mantra sul tetto ci ricorda della fortuna che abbiamo nell’essere al riparo. Dopo cena e tisana ci infiliamo sotto il mucchio di coperte. Dopo i canti di Zeno cala il silenzio. Le palpebre cadono pesanti e Morfeo ci accoglie nelle sue braccia. 
Foto1 zeno s’imbraga sulla tonda anticima    Foto 2 torri e torrette dalle parti dello Scotes                                            Foto3 la parte finale della nostra cavalcata da una vecchia pagina del Vangelo di Zeno

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      </item>
      <item>
         <title>07/09/2025 - Cornone di Blumone/Pilastro del lago, Via Sogno di Elena [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7179</link>
         <description>Itinerario che non impone difficoltà su roccia estreme ma  dal considerevole impegno complessivo.
La nostra è stata di sicuro la prima ripetizione della stagione o forse anche da diverse stagioni considerato che abbiamo dovuto ribattere parecchi chiodi e riattrezzare alcune soste (impressione confermata poi dal rifugista).
Possibile sfruttare alcune soste a fix della vicina via piovra.

Essendo una parete articolata l'esposizione è sempre contenuta. Abbiamo trovato asciutto nonostante le forti piogge dei giorni scorsi .

La via è poco protetta ma qualche chiodo c'è, sicuramente è necessario integrare e portare chiodi e martello vista la scarsa frequentazione.
Il tiro chiave, ossia la fessura alla L4, è il tiro meglio protetto della via e ulteriormente proteggibile.

Descrizione dettagliata dei tiri all'itinerario associato.

Foto al fotoreport.

Con Mirco
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      </item>
      <item>
         <title>07/09/2025 - cresta Segantini [ giasti03 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7174</link>
         <description>Gerry non l'aveva ancora fatta e quindi andiamo a fare(ri-fare) la seg.
sempre ottimo tempo spese bene
con teo e gerry</description>
      </item>
      <item>
         <title>07/09/2025 - Via Giordano al Trapezio del piccolo Lagazuoi  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7172</link>
         <description>Roccia ottima e divertente. Molte più clessidre attrezzate con cordini questa volta. 
Con Michele </description>
      </item>
      <item>
         <title>06/09/2025 - Piz dal Teo, cresta Est (via normale) [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7173</link>
         <description>Scegliamo la meravigliosa, selvaggia e solitaria Val Grosina (occidentale), per salire questa montagna sicuramente poco frequentata. Io e Lidia eravamo state in questa valle 2 anni fa per lo spigolo W del Dosso Sabbione, e ci era piaciuta da matti. Doveva essere una facile escursione con un tratto finale su roccette, con diff. max di II+/III-. E in effetti sarebbe stato così se non fosse per quei 3-4 cm di neve (non preventivati) che ci hanno fatto tribulare parecchio nei tratti di seppur facili placchette rocciose. Altre cime, pur a quote simili, non erano imbiancate. Ma in quelle più sul confine con la Svizzera evidentemente la quota neve è stata più bassa... Quindi impiegheremo quasi 1h in più rispetto al tempo calcolato, ma non molliamo e raggiungiamo la nostra meta, soddisfatti e contenti, anche se la discesa richiederà ancora più attenzione. Poco sotto il bivacco Strambini, abbandoniamo il sentiero e da qui in poi sarà tutto un camminare su gande, massi, pietre spesso instabili, lisce placchette rocciose... Gli ultimi 70m sono sul bello spigolo finale, dove la roccia è decisamente migliore e la salita più divertente. Peccato siano solo 70m... I 25m di corda e qualche protezione veloce che avevamo con noi sono stati provvidenziali, per assicurarci nei punti più critici a causa della neve. Le difficoltà, cmq, non superano il II+/III- sullo spigolo. Al ritorno, dopo aver sceso quelle gande indimenticabili, il rientro tanto atteso sul comodo sentiero sotto il bivacco, fino alla macchina! Giornata splendida e gita sicuramente per appassionati, ma in un ambiente strepitoso e selvaggio!
Partecipanti: Fedora, Lidia e Zamma.

FOTO 1: Alla selletta di q. 2850m, passiamo sul versante opposto. Anche qui la neve ci fa tribulare non poco visto il tipo di terreno.
FOTO 2: Sul bello spigolo Est, finalmente!
FOTO 3: Si vede la croce di vetta.</description>
      </item>
      <item>
         <title>31/08/2025 - Pizzo Cengalo, Spigolo Vinci (integrale) [ Zeno ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7187</link>
         <description>Posso dedicare un fine settimana all’arrampicata insieme a Bruno e, dopo aver considerato varie vie, decidiamo per il celeberrimo Spigolo Vinci al Pizzo Cengalo.
Partiamo sabato mattina presto da Bergamo sotto la pioggia con l’idea, visto il meteo in miglioramento, di far la via in giornata e bivaccare poi nei pressi dell’attacco.
Dopo la prima ora di cammino verso il rif. Gianetti usciamo dal bosco e vediamo tutte le vette smaltate di neve. È una visione magnifica ma ci fa anche capire che il nostro programma non è fattibile. Continuiamo così a camminare con più calma e scaliamo nel pomeriggio la via “Mary Poppins” alla Punta Enrichetta. Proprio alla base di questa parete alziamo due piccoli muriccioli in pietra e ci sistemiamo per la notte. Prima di dormire leggiamo una bella intervista degli anni ’80 ad Alfonso Vinci riportata sulla guida: ci sorprende lo spirito ardito di quest’uomo.
La mattina ci svegliamo all’alba e ci dirigiamo verso la base dello spigolo seguendo alcune cordate davanti a noi. Girovaghiamo nei pressi dell’attacco fino a notare una linea di fix che salgono proprio sul filo dello spigolo (la via originale attacca più a sinistra). Decidiamo di seguire questa bella variante ignota: il terzo tiro è una fessura fuori misura difficile e non proteggibile se non con friend grandi che non avevamo. Io l’attacco senza timore ma a metà mi trovo in seria difficoltà con grande paura di cadere: con uno sforzo di volontà riesco ad arrivare alla fine del tiro anche se mi sento molto provato. Il resto dei tiri duri della via li lascio infatti tirare a Bruno che si prende volentieri “sulle spalle” la nostra cordata. La via è magnifica e grandiosa anche se lo spavento iniziale e lo scarso allenamento me la fanno vivere con un po’ di apprensione. Nella parte centrale siamo avvolti dalle nebbie che si diradano solo all’ultimo tiro regalandoci un tramonto indimenticabile al cospetto del Pizzo Badile e la sua ripida parete est. Vista l’ora tarda non raggiungiamo la vetta del Cengalo ma scendiamo lungo una linea spettacolare di doppie lungo la parete sud. Tocchiamo terra alle ultime luci del giorno ed iniziamo il lungo e faticoso ritorno verso casa, prima a piedi e poi in auto. Il giorno dopo scrivo un messaggio a Bruno: “Non so sei stato più bravo nel portarci fino alla fine della via o nel riportarci senza incidenti a casa in auto”. “Probabilmente la seconda”, mi risponde lui umilmente.

Mòla mia, leù!

P.s.
un grazie ai rifugisti del Giannetti che ci han fatto gentilmente chiamare a casa per avvisare che stessimo bene.</description>
      </item>
      <item>
         <title>31/08/2025 - Tessari Settore Trapezio.  Via Marmitta Gentile e  Cenerentolina  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7168</link>
         <description>Roccia ottima. Utili alcuni friends. Almeno 10 rinvii e parecchi kevlar. Molte soste da attrezzare
Belle vie. Personalmente percorse con scarpe da avvicinamento tranne una placca liscia su cenerentolina.</description>
      </item>
      <item>
         <title>31/08/2025 - Presolana Occidentale, Via Un pensiero per Amos [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7175</link>
         <description>Quest' anno ho sempre cercato di evitare l' ingaggio preferendo gite lunghe, su difficoltà classiche e, perché no, dal sapore alpinistico. Sicuramente ne han risentito gli avambracci, più scarichi che mai.
Con questa gita provo a cambiare direzione e le bastonate non sono certo mancate !
Itinerario davvero degno di nota, credo una delle più belle vie che ho fatto in Presolana, seppur corta. Anche al netto del basso allenamento l' ho trovata una via dura, e il socio concorda con me.

In settimana ha fatto parecchia acqua (grossi cumuli di grandine toppanp ancora i canali) e questo ha disturbato un po' il primo tiro, dove abbiamo fatto il traverso di 5c bello fradicio. Il resto della via era a posto.
Consiglio di portare una serie di friend, che potrebbe tornare utile in qualche tratto.

Giornata fredda e nuvolosa solo qui, mentre il sole splende in valle e in pianura, la solita fortuna presolanica.

Con il Pelo
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      </item>
      <item>
         <title>29/08/2025 - MONTE CIVETTA [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7167</link>
         <description>Da anni si cercava l’occasione giusta per andare finalmente sul Civetta con Giona ma c’era sempre qualche impedimento. Finalmente la sua voglia quest’estate ha avuto il sopravvento e siamo partiti in anticipo programmando l’ascensione per i giorni prima di Ferragosto. David e Mich non possono essere della partita e alla fine si unisce solo Filippo che il giorno prima è stato sul Gran Pilastro sulle Alpi dello Zillertall e ci raggiunge a Caprile la sera del 13 08. Siamo arrivati da poco anche noi, gli ultimi 60 km li ha guidati Giona che è prossimo all’esame di guida. Ceniamo con Walter, Francesca Ester e Luca che ci assaltano finchè walter li spedisce a letto e allora lo facciamo anche noi. Dormo un buon sonno in cucina e alle 3 la sveglia mi trova abbastanza riposato. Colazione in cucina e poi fuori nel buio non più freddo com’era una volta. Alle 4.30 muoviamo i prima passi dal parcheggio di Palafavera in direzione del Rif. Coldai. Alla luce delle frontali seguiamo l’ampia carrareccia e alle 5.20 ancora al buio raggiungiamo Malga Pioda. Mi viene in mente un giorno di quasi 40 anni fa quando con Gregorio dopo una giornata passata sulla neve e salendo da Alleghe ci mettemmo a prendere il sole sul tetto. Mi si gonfiò la faccia come ad una scimmia con ustioni e vesciche ovunque! Saliamo oltre, il pelmo alle nostre spalle esce dal buio notturno e la sua inconfondibile sagoma si staglia nel cielo appena più chiaro. Venere brilla sopra la sua cima. Intanto l’alba porta la sua luce arancione a fare da sfondo ai monti rivolti all’Est, dal Cernera, al Formin, alla Croda da Lago. Alle 5.30 spegniamo le frontali e un quarto d’ora dopo appare il Civetta con la sua punta lanciata dolcemente nel cielo ormai azzurro ad annunciarci che fra poco saremo al Rif. Coldai( h 7.00, q. 2130). Non c’è più la fontanella esterna( abitudine che ormai hanno dismesso molti rigugi, non è chiaro se per incentivare i consumi da bar o per reale carenze idriche…) tant’è che un poco alla chetichella mescolandomi con la gente che si alza, raggiungo il piano superiore ed il bagno dove riempio il mio camel bag. Svuotando lo zaino, lascio o perdo la mia longe gialla del decathlon che non troverò più al ritorno. Imbocchiamo il sentiero del periplo del Civetta che mantenendo un andamento in falsopiano si avvia verso il retro o sud della montagna. Superiamo escursionisti e alle 6.30 i colossi del Civetta della Torre di valgrande e quella di Coldai ci si paran davanti tinti di un incredibile arancione: la montagna sembra incendiata e quanta meraviglia per chi come noi ha il dono di poter osservare un simile spettacolo! Affrontiamo un primo tratto un poco verticale ed attrezzato dove superiamo altri ferratisti mentre il sole fa capolino oltre il profilo destro del pelmo regalandoci un immagine veramente suggestiva. Ormai si vede lo spallone che dovremo risalire e raggiungere, segnare la via verso il punto più alto della montagna. Un colosso di pietra immenso. Avanziamo verso di lui fra luce ed ombra a seconda delle torri che ci sovrastano o meno frapponendosi fra noi e l’astro. L’enorme taglio piatto della Torre di Valgrande diventa sempre più imponente ed attraente come il Cardo che mi trovo a fotografare nel suo vestito di punte viola che colora la gialla ed arida pietra sulla quale è riuscito a crescere. Il sentiero ora sale un poco verso la montagna e in breve ci troviamo davanti al cosidetto muro del Tivan dove parte la Ferrata degli Alleghesi ( h 7.15, q.ta 2350). Ci imbraghiamo, parto davanti non sento il bisogno di assicurarmi e non lo faccio se non quando mi “ distraggo” per fare le foto a Gio e Fil che salgono. Questo è il punto più “difficile” ed esposto di questa via che poi prosegue più raramente in verticale e spesso per camini o placche appoggiate o articolate. Si può fare bene senza mai usare il cavo se si è avvezzi ai gradi bassi della scala alpinistica. I ragazzi si assicurano e la cosa mi rende più tranquillo. Poi nei tratti più semplici vedo che Gio tende ad indulgere all’assicurazione e lo invito a rilassarsi, a prendere confidenza con la roccia e cercare nel contatto la sicurezza. Ma è insicuro, è tanto che non arrampica e viene da un periodo critico a livello fisico perché ha dovuto affrontare pochi giorni fa una colonscopia dovuta ad un infiammazione virale che gli ha causato una colite. Tanto che avevamo anche paura che l’appuntamento col Civetta potesse saltare anche stavolta. Continuiamo a salire tra camini e cenge o tratti appoggiati dove il cavo si può non utilizzare e salire con facilità le rocce articolate e solo in certi tratti un poco più obbligati diventano lisce per l’usura. Ma la montagna è sempre immensa e si alza sempre enorme sopra le nostre teste che si sollevano a guardare negli occhi il cielo sempre più scuro e blu dell’alta quota. Sono il Pan di Zucchero che ora appare alla nostra destra e la sempresente Torre di Valgrande a certificare il nostro salire verso l’alto diventando piano piano della nostra altezza. Giona tende a rimanere indietro un poco per la stanchezza ma soprattutto perché rispetto a me e a Fil si protegge quasi sempre e allora ogni tanto ci fermiamo a fare due chiacchere e ad attendere il suo arrivo. Ma non molla  e questo è importante. Diesel. Una nuova scaletta ci lancia verso l’alto e ancora cavi che corrono verticali ferendo il dorso della montagna che ora lascia apparire la cresta sommitale che come un arco si piega poi verso il culmine centrale. Un altro caminone verticale servito da una scaletta e siamo più alti della Torre di Valgrande con le Dolomiti che sfilano alle sue spalle tra Tofane Cristallo e Sorapiss. Una cengia ci porta sotto un’altra parete appoggiata che appena superata apre la vista su un‘enorme placconata grigia che ricurva, ricorda la Sud della Marmolada. Poi sfasciumi e risalita sotto una torretta mentre alle spalle merletti di pietra sembran usciti dalla bottega di uno scultore. Traversiamo per cresta sotto il grande profilo della cresta principale e poi di nuovo verso l’alto a raggiungere la grande spalla che è interamente ricoperta dai massi e dai detriti di una grande frana che ha devastato un tratto abbondante della cresta superiore. Patisco un poco la risalita di questa pietraia un poco fuori luogo e un poco segno del disfacimento climatico a cui sono sottoposte le Dolomiti e le sue fragili strutture rocciose. Fil va avanti imperterrito e io mi fermo ad attendere Gio per fare il tratto finale assieme a lui. Raggiunto il costone franato ancora imbrattato e colorato di polvere si affronta un nuovo muro verticale che ci alza verso la meta: appare l’occhio verde del Coldai e quello del lago di Alleghe!. Ora siamo proprio sulla cresta sommitale e la parete Nordovest lascia intravedere i suoi burroni. La cresta è incredibilmente martoriata, forse rotta anche dalla continua esposizione ai fulmini e sono frequenti le viste sugli abissi che terminano sui ghiaioni basali e sui prati che senza pendenza da questa prospettiva, risalgono verso l’ameno Rifugio Tissi mille metri più in basso, vero guardiano della Parete delle Pareti. Emozionante lo scorcio improvviso su un tratto del Cristallo che quest’estate mantiene comunque e nonostante tutto la sua storica copertura bianca e nevosa e non tristemente grigia e glaciale come in altri caldi momenti. La vista plana fino alla punta ricurva della Cima de Gasperi. Siamo vicini e riprendiamo a salire il filo per facile cresta sulla quale lascio progredire Gio che cammina verso un suo sogno ormai quasi realizzato. La pendenza diventa meno accentuata, un omino segnala un’anticima e poi appare la croce pochi metri prima di essere raggiunta. Giona cammina spedito verso il culmine, sono le 10.45 e i 3220 metri della Cima del Civetta stanno tutti sotto le nostre suole. Gio è felice, si siede davanti alla croce e mostra oltre al grande sorriso i suoi bicipiti un poco sgonfiati dall’ultimo periodo in cui non ha frequentato la palestra. Sono felice della sua felicità.  Scriviamo a Dani per tranquillizzarla che è andato tuuto bene. Fil è seduto poco oltre e pare godersi la solitudine beata che si respira e conosce solo chi è abituato ad abitare in cielo. Osservo la vetta massacrata di sassi e macerie. Pare bombardata e forse lo è stata veramente dai fulmini; non me la ricordavo così sfasciumata. Perfino la croce pare riposizionata e incastrata alla bellemeglio fra dei massi: non me la ricordavo così e la fotografo per confrontarla con la foto di 15 anni fa (è stata effettivamente ricollocata!). Procediamo ad immortalare il momento e la vallata con Alleghe e Caprile così lontani ed insoliti visti da quassù. Ribaltamento di prospettive. Poi un flash improvviso: il ricordo di una foto scattata 15 anni fa in cui tenevo in braccio Armin e dimostravo una forma strepitosa. Ribaltare significa accettare i segni dei tempi ed ironizzare facendosi prendere in braccio da Giona che spossato fatica a farlo ed esplode in una risata fragorosa che rende magico e indelebile lo scatto. Bello comparare le due foto unite da quel filo sottile magico che si riesce a coglier quando il tempo esce dalla dimensione fisica ed entra nella magia della poesia e dell’amore dove la scia che unisce i momenti è il sentimento che li lega. Il panorama è un poco falsato dala calura e dalle nubi e bene bene si vedono solo le terrose Moiazze che ricordavo più belle. Mi attira la dirimpetta larga cima della Piccola Civetta dove salirò un giorno per completare un percorso iniziato tanti anni fa e la dorsale che scende fino a risalire a Cima De Gasperi. Alle 11.30 iniziamo a scendere passando dal Torrani dove facciamo quattro chiacchere col poco disponibile gestore Venturino De Bona di cui conquisto subito l’antipatia manifestando il poco entusiasmo per l’odore di pesce che mi tocca sentire a 3000 m di quota. Sta preparando il baccalà e mi dice secco che piace a tutti e mi dice che è fresco perché lo pesca nel torrente poco sotto. Rido della sua antipatica ma pur bella battuta. Gli raccontiamo della simpatia e cortesia con cui ci hanno rifocillati alla sua baita in Cornia i suoi amici qualche settimana fa e abbozza un vago sorriso. Ci alziamo dalle panche e salutiamo che è ancora lunga la discesa. Fotografo e invio un incredibilmente bello papavero, dai petali imponenti e che non sembra per nulla patire la quota a cui è cresciuto. Sotto il Torrani nella pietraia i segni sono mescolati e per errore punto al sentiero che in realtà punta alla Casera della Grava, servita dalla teleferica. Corretta la traiettoria con taglio a sinistra ritroviamo i segnavia e poi le corde metalliche che scendono. Giona si assicura, è stanco ed è giusto fare così. Perdiamo quota e incontriamo un giovane che sale con le torce a vento e le dispone di tanto in tanto nelle rocce: ci spiega che (come tanti altri che successivamente incontreremo) fa parte di un gruppo di volontari della Val Zoldana che percorrono la via Normale al civetta fino in cima e la cospargono di torce che poi a sera saranno illuminate per regalare una suggestione incredibile. Ecco spiegato il mistero delle chiazze nere che trovavamo talvolta sulle rocce che parevano affumicate! Racconto ai ragazzi del Passo del Tenente il passaggio chiave della Via Normale ma non lo incontriamo e penso sia una distorsione della memoria come altre cose che ho raccontato a loro e che sono differenti da come le ricordavo. Incrociamo un altro gruppo di una decina di volontari quando siamo ormai poco sopra i ghiaioni basali e poi finalmente arriviamo al Passo che stavolta è prorio come lo ricordavo: un passaggio esposto su una placca spiovente e che termina su un’ulteriore placca d’argento ancora più precipite. Fortunatamente è ben servito dal cavo attrezzato per cui nn resta che assicurarsi e rapidamente arriviamo alla fine del cavo e del sentiero Tivan ( h 13.45 q.ta 2300). E’ fatta! Ci togliamo gli imbraghi e il casco e iniziamo a scendere verso il sentiero sottostante che circumnaviga tutto il Civetta: guardo giù più che dove andare e finisce che perdiamo la traccia fra il pietrame e dobbiamo ravanare un poco sugli scoscesi pendii prima di toccare terra sulla bella via che riconduce vs il Coldai. Fa molto caldo, ho una ste incredibile, l’acqua è finita e i piedi mi dolgono e bollono nello scarpone (devo ritrovare l’assetto giusto tra calza e soletta perché il piede balla e la pianta mi dà fastidio!). i tratti in lieve salita ci fanno sognare l’acqua ma le montagne ultimamente, stanno diventando dei deserti d’alta quota. Un’aridità impressionante sta seccando le molte sorgenti che la montagna teneva in serbo per l’estate quando nevai o permafrost interni regalavano numerosi rivoli. In rapida sequenza due bellissimi papaveri e un grandioso Doronico scacciano la malinconia e la bellezza torna prepotente nei pensieri. La Natura troverà sempre la maniera di reagire ai nostri ridicoli tentativi di danneggiarla o violentarla. Oltre una quinta rocciosa riappare lo spallone della ferrata a segnare la nostra direzione. Sete. Arsura. Sogni d’acque e ruscelli. Riappare l’onnipotente Torre di Valgrande e la macchinetta fotografica nn ha pace. Poi il miraggio sonoro e chiedo a pippo se sente anche lui…cosa mi dice? e subito dopo siiii..gorgoglio sommesso poi sempre più distinto. Una chiazza di neve residua e alta ci fa ben sperare che non sia solo un’allucinazione sonora. Poco dopo gettiamo gli zaini accanto ad uno splendido ruscelletto. Non ce la facevo più! Mi bagno la testa e bevo come se non ci fosse un domani con la faccia immersa nell’acqua benedetta. Mamma mia che bello, che dono inaspettato. Mi rinfresco braccia e petto e poi levo gli scarponi e immergo i piedi. Il gelo sale lungo il corpo a portare refrigerio. Che momento oncredibile. Ne approfittiamo per fare una pausa pranzo come fossimo in un’oasi e continuiamo a bere. Ripartiamo a malincuore ma rigenerati alle 15 incontrando il masso con scritto F.ta Alleghesi che vanamente avevo cercato all’andata, nei pressi dello Schenal del Bech. Sassolungo di Cibiana, Bosconero con l’intrusione del retrostante splendido Duranno, Sfornioi Spiz e tamer salutano opalescenti nella canicola e calura del meriggio. Arriviamo allo Spiz Gallina cimetta laterale su cui sarebbe possibile salire in 10 minuti ma a differenza di quanto feci 15 anni fa con Armin, non ne propongo la salita (segno dei tempi!) ma semplicemente scatto una foto che lo ritrae nel Pelmo immenso che giganteggia dietro. Belle visioni su Cernera Formin, croda da lago Bec de Mezdì e Rochete dietro le quali si nasconde il Cristallo che splendono chiare sulle nuvole nere minacciose che fanno da sfondo e alle 16 siamo nuovamente al Coldai dve cerco brevemente la longe smarrita al mattino e poi giù nell’affollamento insolito da queste parti dell’overtourism. Istruttiva la vista su Spiz, Pramper e Tamer. Divalliamo vs Malga pioda velocemente, Giona in discesa va veloce e dopo tanti sguardi al Pelmo mutevole e al versante Sud del gruppo del Civetta di cui emerge possente la punta principale dove siamo appena saliti, raggiungiamo alle 17 il parcheggio di palafavera. Giona vuole una foto della sua faccia stravolta..se la merita!. Ci cambiamo e attraverso il Pass. o Staulanza, rientriamo a Caprile. A sera Giona nel giocare con Ester e Luca è più brillante di me. Mi crollano letteralmente le palpebre e appena la casa diventa silenziosa crollo come un sasso sul materasso steso sul pavimento della cucina. La soddisfazione sorgerà domani con l’alba e la forza di un nuovo giorno. Ora bisogna lasciare spazio al sonno e ai nuovi sogni. Intanto questo di portare Gio sul Civetta è diventato realtà.                Foto 1 Gio e fil all’attacco  Foto 2  tris di vetta Foto 3  io in braccio a Giona</description>
      </item>
      <item>
         <title>27/08/2025 - CRESTA CARISEY INTEGRALE AL M. MARS [ CLACRE ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7165</link>
         <description>Partiti da Coumarial h. 8.15, arrivo al colle Sella alle 10.25 e all'attacco alle 10.30.
La prima parte della salita fino all'anticima del dado senza problemi , passaggi protetti, poi successivamente doppia da 25 m lato prato ( ritengo scelta errata perché poi la corda obbliga ad un pendolo verso sin) quindi salita al dado senza particolari problemi anche se l'uscita risulta sempre dura con scarsità di appigli per issarsi sul ripiano .
A questo punto avevamo con cordata da due impiegato c.a. 4 h quindi abbiamo proseguito per percorre la cresta integrale fine al col Gaudin sottovalutando la notevole complessità di questo tratto con continui sali/ scendi , pochi spit e in particolare l'ultimo passaggio ( almeno un III+) da farsi in spaccata e scavalcamento atletico verso dx. Per questo tratto abbiamo impiegato ben 2 ore. Discesa dal colle prima agevole poi il sentiero si perde verso dx (pochissimi segnali) fino all'alpe Gaudin. Rientro al parcheggio alle 19.45 quindi dopo 11h 30'
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      </item>
      <item>
         <title>25/08/2025 - Lis del Pesgunfi, via Scoubidoo [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7171</link>
         <description>Via interessante per la lunghezza più che per la bellezza dell'itinerario .
La roccia è ottima e non l' ho trovata per niente sporca o muschiosa, probabilmente complici le ripetizioni degli ultimi anni .
Anche se la via sale una parete molto vegetata si arrampica sempre su belle placche senza che l' erba e le piante diano davvero fastidio . Ci sono due boschetti da attraversare ma nulla di che.
 L arrampicata è quasi esclusivamente su placca con qualche muretto più verticale. La spittatura è buona ma non da falesia.
La parete prende il sole praticamente tutto il giorno, quindi evitare giornate calde (oggi c erano 17/18 gradi, anomalo per agosto, ma faceva comunque molto caldo). Purtroppo ci siamo dovuti fermare alla L10 per crampi devastanti che hanno colpito il socio.

NB: in rete si trovano molte relazioni che indicano un avvicinamento molto difficoltoso che partirebbe 150m dopo la falesia, la via migliore è un comodo sentiero che partein realtà subito dopo il sasso remenno (palina rossa). 
Salire per buona traccia, fino a quando si iniziano ad incontrare dei bolli rossi che vanno sempre seguiti stando sulla destra idrografica. Salendo, si nota sulla sinistra un sasso con una fessura chiodata, si passa poi per dei bivacchi incastonati nella roccia superati i quali si attraversa il fiume (ometti). Procedere poi verso destra per traccia in leggera discesa. Infine salire verso la parete ignorando un primo cartello di legno verso destra. In breve si arriva ad uno spigolone spittato. Qui si sale ancora verso sinistra, superando altre vie a spit fino al cartello di legno ‘Scoubidou’ da dove parte la via (45 min).

Con Max
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      </item>
      <item>
         <title>24/08/2025 - Bec de Raty, Via dei diedri [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7169</link>
         <description>Bella via di stampo alpinistico sempre ben protetta o proteggibile.
Roccia da buona a ottima, anche se a tratti scivolosa.
I tiri non sono molto lunghi e l arrampicata è sempre piacevole alla ricerca della linea più logica.
Non concordo con alcune relazioni che si trovano in rete nelle quali viene gradata addirittura 6a+/6b : queste persone o hanno sbagliato linea di salita o non hanno mai fatto una via classica.

Con Pelo, Marco e Gabri</description>
      </item>
      <item>
         <title>24/08/2025 - Pizzo Biela/Wandfluhhorn [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7164</link>
         <description>Saliti da Fender località sopra Bosco Gurin. Alpeggio di Bann e poi sentiero per la bocchetta di Formazzoo. Verso quota 2500 salito una faticosa pietraia fino ad intercettare tre canali di salita alla cresta. Percorso l'ultimo a dx salendo fino a sbucare su un pulpito precipite sul versante formazione. Passaggio un poco esposto per salire in cresta e per la medesima in vetta.

Occorre sapersi destreggiare su numerose pietraie e cercarsi 8 passaggi migliori
La cresta è abbastanza facile e divertente con un unico momento di relativa difficoltà. Passaggio di III molto esposto.
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      </item>
      <item>
         <title>22/08/2025 - Le tre cime del Sorapiss [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7163</link>
         <description>Improvvisamente come al solito papà mi conferma dell’intenzione di salire a Caprile per circa una settimana. D’accordo con mio fratello di non lasciarlo più salire da solo in treno dopo l’episodio dello svenimento scorso, mi offro per accompagnarlo. E come al solito cerco di unire l’utile al dilettevole sfruttando il tempo (2 gg fra un turno e l’altro) per una gita alpina. Tanti progetti da concludere da quelle parti come la triade Mont Alt (interrotta per neve a marzo), l’altra triade a completamento dei monti di Zoldo (spigolo Palon, Prampèr e Prampèret), oppure obiettivi nuovi già preparati come la Cengia della Caccia sul Lastron dei Tre Scarperi o quella Alta di Cima Bagni da unire con Cima Ambata. Sempre più idee che occasioni per realizzarle. Non so cosa decidere e improvvisamente nasce l’idea del Sorapiss, dopo aver verificato la possibilità di farcela in solitaria confrontandomi con Nico e  Diego (pensavo fosse necessario un compagno per il camino di III° grado!). Questo il motivo per cui era rimasto l’unico gigante dolomitico non ancora scalato. E Sorapiss sia. Riesco ad uscire dall’ospedale alle 20 e ringraziati i colleghi schizzo verso Pandino a recuperare Papà. Saluti a mamma e sono quasi le 21 che puntiamo a Nord cercando di fare più autostrade possibili per assecondare i desideri paterni. Arriviamo tutto d’un fiato a caprile per le 1.15 e sono quasi le 2 quando vado a dormire nella mia privata e lignea cameretta. Penso di aprire gli scuri per svegliarmi col chiaro e dormire poche ore ma poi me ne dimentico e la prima volta che apro gli occhi vedendo scuro sono tranquillo. Guardo l’orologio e azz.. sono le 7.10. Comincia a rimbalzare in testa la parola RITARDO, visto che la giornata sarà molto lunga. Parto al volo senza preparare niente e semplicemente buttando in auto quanto mi son portato a dietro. Lascio il paesello vs le 7.30 del 05 08 2025 dopo velocissima colazione e salendo al passo Giau nn posso esimirmi dal far qualche foto all’Averau, alla Ra Gusela, alle Tofane che in questa giornata fantastica splendon di bellezza da tutte le loro rocce scaldate di luce e sole. Discesa a Cortina imballata dai preparativi per l’Olimpiade invernale ( sorrido al pensiero di esser stato scelto per essere fra i tedofori che porteranno la fiaccola..) e arrivo al Parcheggio di San Vito di Cadore. Non c’è la seggiovia (solo inverno) raccontata da 3000 dolomiti e che avrei valutato se usare per risparmiare il tempo perduto. Meglio così…duri e puri! Riempio lo zainetto piccolo e faccio l’elenco delle cose dimenticate: lasciata la 24 ore nello spogliatoio con macchina fotografica (..sopperirò col mio telefonone..) e frontale  (..sopperirò eventualmente con la torcia del mio telefonone..). Per fortuna trovo le relazioni nello zainetto da lavoro..e parto dalla località Brisolas  (q.ta 1130 ) alle 8.30 del 05 08 2025. Davanti ai miei occhi l’immensa frana che ha violentato la parete nord della Croda Marcora: dalla cima alla base una poolvere residua e rosastra copre le rocce. Molti ne parlano  ed è stata resa la ferrata Berti che per conseguenza è stata chiusa. Video incredibili hanno ripreso il “fiume di sassi” che ha invaso e ostruito la Statale proveniente da Cortina. Un turista mi avverte che non potrò salire ..ma dubito possa avere ragione perché io salirò l’altro versante. Ma dire qualcosa oggi…fa sempre sentire importanti. Salgo alla partenza della seggiovia e poi per carreggiata con belle viste su Pelmo e Croda da Lago fino ad infilarmi nel bosco seguendo un cartello che mi spinge a dx. Riprendo la carreggiata e la seguo fino al bivio che precede il Rif. Scoter( h 9.45, q.1580) credo chiuso per lavori. Alzandomi noto l’incredibile e poco estetico muro di protezione alto 4/5 metri e lungo un centinaio che dovrebbe proteggerlo dalle frane. Supero un canalone molto profondo scavato dalle piogge e dalle frane ( dove troverò al ritorno la ragazza inglese col ginocchio operato che voleva avere lumi sulle sue possibilità) e poi via nel bosco con l’Antelao che spesso fa l’occhiolino fra le fronde bionde di sole degli abeti.                                          Alle 10.10 salutano dal bosco le finestrelle biancoazzurre del Rif. San Marco (q.1820). Sul bel prato dietro al rifugio trovo due giovani ragazze a cui chiedo se il posto è interdetto ai maschi visto che ho incontrato salendo solo altre cinque muliebre presenze. Ridono dicendomi che le donne ci arrivano prima. Una di loro si preoccupa quando gli dico dell’intenzione di salire sul Sorapiss a quest’ora. C’è stata l’anno scorso e gli chiedo se c’è acqua sul percorso visto che non l’ho ancora presa. Mi dice poco più avanti e allora le saluto contento di poter salire leggero ancora per un poco. Salgo gli scalini ed entro di nuovo al riparo del bosco. Poco dopo trovo l’acqua promessa, incanalata, freschissima e buonissima. Ne approfitto per fare colazione. Le due ragazze mi risuperano, saliranno fino a Forcella Grande. Riparto con la grande pala dell’Antelao conficcata davanti a me e poco dopo spuntano dalla faretra gli spuntano le frecce del Bosconero, Sasso di Toanella e Rocchetta Alta, dove son appena passato. Prendo quota e vado ora ad affrontare il pendio che s’appoggia cielo credo nei pressi della Forcella da cui devo transitare. Le ragazze sono già alte e piano piano le avvicino, il pendio prosegue oltre, prima invisibile verso Forcella Grande annunciata dalla Torre dei Sabbioni che esce nel cielo a salutare. Raggiungo le due ragazze e facciamo due chiacchere su Greg e l’afffido quando scopro che una di loro si chiama Rebecca. Alle 11.20 mi accoglie la forcella(q.2550) ma soprattutto una vista fantastica su tutta la grande parete del Sorapiss dei Monti della Caccia Grande e delle Tre Sorelle. Che spettacolo: sembra un deserto d’alta quota! Non c’è una nube in cielo e le pareti bianche riflettono il calore dal quale sono avvolte. Chiedo a Rebecca dove si dirige il sentiero e la saluto ringraziandola. Solo. L’immensità del luogo mi accoglie eed entro nel regno dell’alta quota e della solitudine dove i pensieri si elevano e diventano più percettibili e sottili, dove il dialogo interiore si accende e tiene compagnia col suo silenzio orante. Dove non si comunica più a parole. La traccia taglia in costa il pendio di sinistra e traverso lungamente in falsopiano. Si intuisce la direzione verso il costone roccioso che nasconde l’anfiteatro della montagna. Venti minuti dopo arrivo al bivio di Pont de Ru Seco (q.2450) e proseguo in direzione del Bivacco Slataper. Comincio a sentire caldo e fatica. Mi alzo ancora e lo spettacolo alle mie spalle diventa meravigliosa con la Torre dei Sabbioni che ora sembra piccola in questo universo montano in espansione, dominata dalla Cima e Cresta di Bel Prà e dall’onnipresente Antelao. Ora il livello di percezione della fatica è a tratti preoccupante. Del resto so di non essere in formissima per via dell’infezione Zoster che ha provocato una piccola eruzione di Fuoco di S.Antonio sulla mia spalla dx e la conseguente massiccia assunzione di antivirali (avevo avuto diversi riscontri nelle mie solite corse di allenamento, quando improvvisamente dopo pochi km le energie finivano improvvisamente..). Vado avanti con la politica dei piccoli passi dicendomi di arrivare al bivacco e poi decidere là cosa fare. Grandi lastronate rocciose alla mia sx precedono il passaggio sotto la rampa che porta al bivacco nascosto dietro. Sono le 12.20, non ho voglia di salirci, non ho voglia di consumare energie, non ho voglia. Ma vado avanti. Aggiro e risalgo la costa rocciosa dal cui culmine come la vista sulla terra promessa si apre alla mia vista l’immane catino ghiaioso abbracciato dall’infinito anfiteatro pressochè orizzontale della catena del Sorapiss. Sole fatica sudore e una testa che ronza leggermente…ma che non mi par che giri. Finalmente qualche passo in discesa e poi in traverso e sono sotto il ripido ghiaione che devo risalire per arrivare all’inizio della parete dove parte l’attacco della via vs la vetta. Ok, mi dico, l’ultimo sforzo…magari dopo cambia. Arranco, mi appoggio ai bastoncini ansimante e concludo che c’è qualcosa che non va. Adoro spingermi al limite, soffrire e vincere la fatica..ma ora non ho energie. Pochi passi e ansimo come fossi su un 8000. Negli occhi solo il muro di roccia che si avvicina, nella testa senza pensieri..compare ogni tanto solo la scritta..dai che nn manca più molto. Un passo vs l’alto e la discesa vs il basso nel ghiaino inconsistente, senza forze per opporsi e senza la forza per arrabbiarsene. In teoria avrei dovuto impiegarci mezz’ora e invece ci ho messo il doppio. Però ci sono: ora metterò le mani sulla roccia! Fiducioso e colpevole come al solito di inguaribile ottimismo. Ma che bello però crederci sempre, pensare costantemente che il dopo possa essere meglio del prima.                           Siedo con le spalle poggiate alla parete e m’infilo il caschetto cercando la pace e la tregua col fisico, meno fiducioso della testa. Mi rialzo per dovere e accarezzo con i polpastrelli la roccia cercando nei ricordi del passato la forza per stabilire quel contatto energetico con la pietra che tanto amo. Salgo e i primi passi sono leggeri, invitanti. Come da una donna sono sedotto e tutto sembra tornato bello. Salgo la cengia, un passaggio sul vuoto che normalmente non calcolerei m’induce l’allarme di controllare che la testa nn mi giri. Non gira…non ha energie per farlo. Sono solo vuoto. Arrivo quasi d’impeto al punto chiave della salita, il tratto più difficile, il famigerato camino che aveva sempre impedito il pensiero di salir fin qui da solo.                      Lo fisso e non mi fa paura. Salgo con un enorme fatica fisica i gradoni di secondo grato e sono alla base del masso strozzato. Un cordino penzola..non invitante. Incredibile come anche in queste condizioni l’orgoglio di un alpinista , non si pieghi alle comode soluzioni. Decido di provarci e impostati bene i piedi in opposizione, raggiungo col sinistro il grande appoggio proprio sotto il masso incastrato verso cui allungo subito la mano sinistra che trova grandi prese per le sue dita desiderose. Bon mi basta un appoggio per il piede destro che trovo subito in uno svaso solo un poco alto…ma alzando bene il ginocchio riesco ad arrivarci e con doppia spinta del braccio che tira e del piede che spinge sono oltre l’ostacolo. Bon è fatta…ora mi riposo un poco e poi vediamo. Mi siedo con le spalle alla roccia e la testa sullo zaino cadendo in un sopore senza sonno. Mi accorgo di avere anche un lieve mal di testa e le pastiglie in auto..non proprio comode da raggiungere. Sorrido della battuta e provo ad addormentarmi. Potrebbero mancare un paio di ore alla cima..e le altre due? Ma poi non mi stò divertendo…sono troooooppo stanco…..zzzzzzzz. E poi rischierei forse troppo a salire in queste condizioni…deciso di approffittare del bivacco. Scenderò là a passare la notte e se domattina mi sentirò meglio scalerò. L’unico problema è avvisare papà e moglie che non rientro come previsto. Qui non c’è campo da tempo e penso che chiamerò il Soccorso Alpino per chiedere il favore di avvisare che sto bene (!?!) ma non rientro. E’ passata mezz’ora da quando mi sono issato oltre il camino e alle 14.20 lo disarrampico ancora in bello stile. Ripercorro la cengia bassa col suo facile ma esposto passo e disarrampicate le rocce basali sono di nuovo sul grande ghiaione che ora scorre leggero sui miei passi accompagnati verso il basso. Che fatica immane risalire verso il bivacco…che la discesa mi aveva quasi illuso di aver preso una decisione sconsiderata, rinunciando. Lo vedo finalmente, oltre la placca rocciosa, così vicinio e così lontano. Sono tanto stanco e ho paura che sia occupato. Sembra chiuso e tiro un sospiro di sollievo quando alle 15.15 apro la porta metallica che mi consegna il vuoto e il desolante abbandono in cui versa l’interno. Ma è tutto per me. All’esterno per contemplare la bellezza del posto. Mi sento come un aquila nel suo nido e le ali stanche non devon più esser costrette al volo. Posson riposare e solo lo sguardo planare sull’orizzonte. Davanti a me l’incredibile cresta di Nel Prà che culmina nell’appicco dell’omonima cima. Dietro a destra l’ancor più slanciata punta dell’antelao mentre all’estrema sinistra Pala di Meduce e Coma del Froppa chiudono lo scenario. Me ne sto attendendo un improbabile ritorno energetico che mi convinca a proseguire in salita oltre il bivacco dove la roccia finisce e forse ci sarà il segnale telefonico agognato. Lo raggiungo…e come speravo il segnale riappare e riesco a contattare sia Dani che poi Lorella cui affido il compito di dire a Luigi di andare da mio padre ( che chiaramente non risponde al sio cellulare perennemente spento) a dirgli che tornerò domani sera. Non sono ancora le 16 e devo arrivare a domattina. Ho acqua a sufficienza perché in una pozza ne ho recuperata ma ho solo una ventina di mandorle e una decina di castagna, ma soprattutto ho la testa un poco pesante e nn ho voglia di fare nulla. Tergiverso su wapp. Chiamo più volte Dani, fotografo le incredibili strutture verticali della Croda Marcora puntate vs il cielo, lo strapiombo che precipita sulla valle del Cadore e percorro superando il divieto qualche breve tratto dell’ardita e impressionante Ferrata Berti. Ma non è la giornata migliore per farlo e me ne ritorno al posto sicuro della mia forcelletta. A guardare la mia casetta rossa dispersa in questo mondo di pietra. Dura ma accogliente se se ne sanno intendere i silenzi che parlano ai sensi.                                                         Di pace mistero e potenza. Da quest’angolo di paradiso osservo le punte dell’Antelao e di Cima Bel prà quasi sormontarsi. Sembran non capire cosa ci faccia lì fermo a quest’ora della sera che avviene.                     Dall’altra parte singolari sono invece le sorelle punte del Pelmo e della Civetta che discorrono col mio cuore innamorato. Dietro, lontane vs il piano Pelf, Schiara, Talvena e i Tamer. Le nebbie giocano lungo il vallone e coprono e scoprono la pietra. Viene freddo, mi copro e quando nn vedo più nulla..neppure la mia casetta di metallo..decido di tornare. Sono ormai le 19.30..posso pensare di prepararmi per la nanna. Un camoscio passeggia davanti al bivacco e comincio a fotografare rimpiangendo di non avere la macchina fotografica…ma si lascia avvicinare. Scende solo poco sotto al pianoro del bivacco e mi guarda incuriosito…incuriosita perché poco dopo appare il cucciolo. Fissa me e poi gira lo sguardo verso la sua creatura e io sono felice di trovarmi spettatore del loro amore. Mi avvicino e scatto belle immagini..poi spariscono nel mondo minerale cui appartengono e resto solo, a regnare fra le montagne che si mettono in abito da sera… scintillanti quando il velo di nebbia scopre le loro grazie illuminate di sole morente. Foto. Poi tutto sparisce e mi rintano. Fortunatamente non ho fame e recuperati due o tre materassini in pessime condizioni igieniche li dispongo l’uno sopra l’altro in terra e mi preparo il giaciglio coprendomi di coperte di lanaccia e usando la più morbida come cuscino. Mi saluto che non sono ancora le 20, c’è ancora luce e non ho fame. Meglio domani avrò bisogno di tutto il cibo che mi è rimasto. Provo a dormire. Spero di recuperare. Non riesco a prender sonno e ogni tanto apro gli occhi sperando nel buio che mi aiuti. Che finalmente arriva ma non con il sonno. Mi risveglio sempre e sempre con quel filo di mal di testa che è tutto il giorno che mi si è incollato addosso. Alle 2 controllo l’ora, buio e mal di testa. Se faccio la notte senza crollare…domani mi tocca scendere...penso. Crollo. Apro gli occhi alle 5.10..la prima cosa di cui mi rendo conto è che non ho mal di testa. Bene…ora veloce che pensavo di partire prima. Guardo fuori…nn si vede a 5 metri…nebbia come in Padania!!. Riassetto il locale, piego tutto ciò che ho usato e nascondo sotto una coperta corda imbrago e materiale per le doppie che ho deciso di non portare per salire leggero. Non faccio colazione ma non ne ho neanche voglia. Meglio così che non ho granchè. ESCO. Sono le 5.45, non si vede nulla e penso immediatamente che nn sono propriamente le condizioni migliori per affrontare una salita del genere su terreno poco frequentato e segnalato. Ma tantè..siamo qua.. cammafa? Comunque peggio di così non si può, per cui non potrà che migliorare. Nel fresco del mattino muovo quasi leggero i primi passi in discesa e poi in traverso fino ad arrivare alla penosa risalita del ripido e devastante ghiaione. Riesco comunque a seguire la traccia e ora verrà la prova del nove sulle mie reali condizioni fisiche. Inizio a salire in un paesaggio lattiginoso, nel silenzio totale rotto solo dal rotolio dei sassi che smuovo. Non mi sembra di andar male e vedo già come un miraggio oltre le nebbie la base delle rocce che devo raggiungere. Sale la stanchezza e anche la preoccupazione perché ho paura di finire come ieri. Sono molto stanco ma del resto nn potrebbe essere altrimenti, penso. Poi guardo l’orologio e constato di essere ormai arrivato e sono partito solo da mezz’ora. Grandeeee! Tocco la roccia dopo 35 minuti…felice per averci messo un tempo in linea con quanto scritto nella guida. Dai che oggi andiamo bene…posso anche permettermi di rallentare. Lascio i bastoncini e comincio la mia salita, salendo la prima rampa di roccette ( I/II° grado) e ripercorrendo la cengia basale col suo passaggio un poco esposto verso sx fino ad arrivare alla base del camino chiave, che trovo bagnato dalle piogge notturne ma che supero agevolmente avendo ormai appreso i movimenti per superarlo. Supero le roccette oltre il camino e inizio a percorrere l’ampia e ben visibile cengia mediana che va percorsa fino alle rocce gialle che ne sbarrano la continuità e che si raggiungono superando un breve un muretto di rocce articolate che portano al piano di sopra e all’inizio della cengia superiore che come dopo un tornante mi riporta in direzione dell’inizio della scalata. La visibilità è un poco migliorata anche se si vede sempre abbastanza poco..mi sembra di essere veloce di essere ormai in prossimità delle rocce finali e la cengia diventa meno evidente anche se sempre segnalata. In un apertura di cielo, girandomi, vedo la croce della Croda Marcora e ora prendo a salire per altre facili rocce articolate..sono solo le 7.30 e mi sembra di essere a buon punto. Aggiro una torre e credo proprio che l’ultima torre che vedo possa essere quella finale. Sono sotto il torrione dell’anticima che nasconde sul suo lato dx l’ultima piccola insidia, il camino dato di II° e molto semplice anch’esso. Salgo ancora poco e improvvisa appare la croceeeeee..nn me l’aspettavo così improvvisa e così presto..mi scappa un urlo di gioia. Pochi istanti dopo alle 7.50 sono al suo fianco sulla cima di Punta Sorapiss (q.3205). Ci ho messo solo due ore a salire dal bivacco, ne sono contento soprattutto perché allora vuol dire che sto bene fisicamente. Sono guarito! Un lattiginoso sole buca le nebbie e non ha forze per scaldare od esultare. Io si e mi siedo felice sulla piatta pietra di vetta a pensare a come stavo male ieri e invece come sto bene oggi. Sono veramente felice, sereno soddisfatto grato e una piccola commozione s’impossessa di me perché una volta ancora la montagna mi regala la sua bellezza. Scatto 4 foto anche se non si vede nulla..sono immerso nel batuffolo delle nubi ..nessuno mi può vedere..c’è spazio solo per il sentire. Me ne sto, in pace! Poi afferro il contenitore del libretto di cima e mi metto a ridere quando vedo chi è salito ieri: Simone! E nn solo…anche per la Via Muller ..che è quella che sognavamo di fare con Nicola. Ci sarebbe da ridere. Vedremo! Intanto faccio una foto della pagina che gli spedirò appena possibile. Cinque minuti dopo inizio a scendere..con questo tempo non si sa mai e poi devo ancora cercare di raggiungere le altre due cime, visto che mi sembra di stare bene! Ripasso il semplice camino, fotografo uno stupendo ma avvizzito tulipano cresciuto oltre i 3000 mt di quota, scendo la cengia superiore fino al suo termine senza notare evidenti segni di salita verso le altre due cime e allora riguardo la relazione che indica di seguire la cengia superiore dal suo inizio fino ad un facile camino detritico dopo una cascatella. Gironzolo un poco avanti indietro finchè imbocco abbastanza casualmente  quello giusto, o almeno credo, visto che trovo poco sopra degli ometti che mi portano ad una vasta conca ghiaiosa ancora coperta di neve residua. Sono le 9 e dalle nebbie che non mi abbandonano, emerge lungo la cresta, la cupola della Fopa del Mattia. Ora io viro a sx vs l’invisibile Croda Marcora e trovato una traccia la seguo iniziando a salire e solo dieci minuti dopo emerge dalle nebbie la croce di vetta di Croda marcora q. 3154m. Riesco a scattarmi un selfie con il segnale di batteria residua del telefonino quasi ormai scarico e mi dirigo per vaghe tracce sul filo di cresta. Con qualche saliscendi venti minuti dopo riesco a fare la penultima foto di giornata all’ometto di cima della Fopa del Mattia (q.3155) e l’ultima allo sperone del Sorapiss che emerge scuro e appena visibile dal biancore che mi circonda. Il telefono si spegne e resto solo nel nulla odierno dei 3000 dolomitici, senza contatti e senza la possibilità di far foto visto che la macchina fotografica l’ho  lasciata a casa. Nonostante la scarsa visibilità scelgo di scendere abbastanza direttamente e infatti mi ritrovo nel catino ghiaioso-nevoso (dovrebbe essere il Giaron Alto) da cui disarrampico fino a recuperare la cengia superiore e poi quella mediana fino al camino iniziale che non riesco a disarrampicare perché è molto bagnato e gli scarponi scivolano via sulla roccia. Afferro allora il cordino e per gli opportuni nodi successivi, mi calo fino a terra. Via per la cengia bassa e disarrampicata la paretina iniziale mi butto a saltoni giù per il ghiaione seguendo la tarccia verso il basso. Al suo termine uno sguardo verso l’alto e le nubi che stanno sopra mi permettono di vedere stambecchi tagliare alti le giaie. Mi chiedo cosa cerchino o cosa stanno facendo… forse leccano il sale da pietre che loro sanno rilasciarlo? Alle 11 risalgo al bivacco a recuperare la corda l’imbrago e i due ferri da discesa e inizio la mia lunga discesa. Un’ora dopo doppio il capo di Forcella Granda e scendendo incrocio due sessantenni che salgono spingendo un casino…li ammiro, chiedo se sono atleti ma mi spiegano che lo fanno solo per smaltire le birre che bevono. Passo dal Rif. San marco e mentre scendo verso lo Scoter incontro la ragazza col ginocchio rotto che mi chiede se ce la farà per via delle condizioni del terreno..gli dico di si, di provarci e la lascio con un “trust in you” a cui risponde con un grande sorriso. Alle 14 sono all’auto e me ne torno a Caprile da mio padre. Felice.
Foto 1 le tre cime del Sorapiss foto 2  il gruppo del Sorapiss     foto 3   il camino di III° grado
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      </item>
      <item>
         <title>17/08/2025 - TOUR DES FOUS Sperone nord via TOUS FOUS [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7162</link>
         <description>Note:
Una via con protezioni a spit nei tratti più difficili, nella quale è indispensabile integrare con protezioni veloci, ma al contempo è facile e intuitivo farlo. 
Essa rimane una via di montagna con roccia non sempre perfetta, anche se quasi sempre buona, per cui un minimo di attenzione è richiesta. La variante di destra, aperta dopo l'itinerario originale, rende la via più omogenea, permettendo di evitare il passo più ostico, presente sul primo tiro.

Avvicinamento:
Dall'alpeggio Baou seguire la traccia di sentiero immediatamente sotto all'alpeggio, traversare il ruscello e risalire in diagonale i prati in direzione della Tour des Fous. Giunti alla pietraia costeggiarla fino al punto in cui essa è quasi pianeggiante. Attraversarla e risalire brevemente fino all'attacco (ometti, circa 15').

Descrizione:
L1: superare uno speroncino lungo fessure oblique fino alla base di una zona verticale che si supera lungo una fessura che presenta un passo difficile. Sosta a destra su un pulpito. 30 m, 6a, 6 spit.
L2: superare una placca a sinistra di un diedro strapiombante e il successivo sperone. Sosta su comoda terrazza. 30 m, 5a, 3 spit.
L3: superare una zona ripida con un passo delicato, poi più facilmente per fessure a una zona abbattuta con erba e detriti. Sosta alla base di uno speroncino. 20 m, 5b, 2 spit.
L4: facile sperone a gradoni, 25 m, 3c, nulla in posto.
L5: verso sinistra facilmente alla base di un muro che si supera lungo un diedrino e successive più facili placche. Sosta alla base di un gradino che precede la cresta finale. 25 m, 4b, 3 spit.
L6: seguire la cresta, aerea ma facile, fino a un intaglio. Sosta su uno spit (integrabile con friend #.4). 20 m, 4a, 1 spit.
L7: partenza ripida su placca, passaggio esposto e un pochino delicato sul filo di cresta, poi più facile fino in vetta. 35 m, 4c, 2 spit.

Variante di destra:
L1: superate uno speroncino a risalti e fessure, poi traversare facilmente a sinistra fino alla base della placca di L2 dell’itinerario originale. Sosta su comoda terrazza. 25 m, 4b, 2 spit.
L2: collegarsi all’itinerario originale sulla placca a sinistra del diedro strapiombante e proseguire lungo di esso. 25 m, 5a, 2 spit.

Discesa: dalla vetta una doppia di 20 m deposita sulla pietraia sottostante. Da qui percorrere assicurandosi una evidente cengia erbosa in direzione N, facile, ma esposta (vari spit in posto x assicurarsi) poi proseguire fino alla S5 della via. Da qui con 5 calate si è alla base (S4 fuori via).

GIUDIZIO PERSONALE:
Bella salita alpinistica, con la sicurezza delle soste a spit ed alcuni spit nei passaggi più impegnativi.
Serve comunque , visto la tipologia della roccia, mano leggera ed il sapersi muovere in ambiente.
L1 con uscita impegnativa. ( la difficoltà massima sta in questi 5 m.)
nb.
dalla cima la prima doppia si esegue esattamente dalla porta opposta di salita ( 2 spit con cordone )
La via non è per fini ” grimpeur ” ma per gli amanti del genere.
Bella giornata con Fabry e Fabio, a noi la via è piaciuta.
Un venticello fresco ci ha fatto compagnia per tutta la salita.
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      </item>
      <item>
         <title>15/08/2025 - PUNTA ALBIGNA via STEIGER [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7161</link>
         <description>Bella via alpinistica attrezzata a spit , non sempre vicini.
Si arrampica nell’ambiente spettacolare dell’Albigna, su granito ottimo.
Molto belli i tiri centrali e l’ultima parte a fil di cresta.
Bellissima giornata con l’amico Max.
Salita perfetta per queste giornate super calde!
Merita il giro.
Varie relazioni in rete.</description>
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         <title>09/08/2025 - Pizzo Rachele, dal Passo Ventina, per la cresta NNE [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7160</link>
         <description>Era da un po' che volevamo fare questo Pizzo Rachele, e così oggi puntiamo a questa cima della Valmalenco. Partiamo al fresco (ore 6,30) e dopo poco più di 1h raggiungiamo i rifugi Porro e Ventina. Seguendo i bolli gialli raggiungiamo il Passo Ventina, con gli ultimi 500m su faticosissimi sfasciumi alternati a pietroni, molto ripidi nel finale. Da qui alla cima sono 300m di dislivello, tra belle placche rocciose, tratti di &quot;sentiero&quot; sfasciumoso, fessure, diedrini, saliscendi... C'è è di tutto insomma. Il passaggio più impegnativo è sicuramente il breve tratto di III+ dopo un intaglio: 10cm in più di statura mi avrebbero fatto comodo! All'uscita c'è il cordino per la doppia al ritorno. Proseguiamo su terreno vario, la roccia è quasi sempre bella. I segni rossi e gli ometti aiutano, solo nel finale questi ultimi si fanno più rari. Dall'anticima mancano solo un paio di saliscendi e poi si tocca la croce di vetta. La discesa sarà abbastanza veloce, con 2 brevi doppie (presenti cordini per calarsi). Tornate al rif. Porro, ci gustiamo una super fetta di torta, poi scendiamo alla macchina con un caldo pazzesco, dopo circa 8h e 30' di tour in una giornata splendida. La credevamo una gita più &quot;soft&quot;... e invece si è rivelata bella faticosa e neanche troppo banale nell'insieme!
Partecipanti: Fedora e Lidia.

FOTO 1: Roccia generalmente molto bella.
FOTO 2: Una bella placca rocciosa.
FOTO 3: Lidia in vetta, con dietro, sulla dx, il Pizzo Cassandra.</description>
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         <title>09/08/2025 - Presolana del Prato - Via L'Ira di Milio [ Stefano81 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7159</link>
         <description>Che dire, arrampicare sulle pareti sud della Presolana è sempre una goduria. Roccia stupenda anche per questa bella via, che pure segue una linea non sempre logica e ha la piccola pecca di attraversare due terrazze erbose perdendo continuità. Inezie in confronto alla qualità complessiva. Il vero difetto è che finisce troppo presto..
Tutti i tiri molto belli, il secondo e il terzo presentano due passi non banali sul grado proposto, comunque ben protetti.
Comode calate sfruttando a piacere le varie soste presenti in parete e godendo della vista delle numerose bellissime stelle alpine.</description>
      </item>
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         <title>09/08/2025 - Monte Matto [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7157</link>
         <description>Purtroppo l'aumento vertiginoso delle temperature, i miei bronchi ancora abbastanza intasati e la stanchezza dei giorni precedenti, hanno portato a ridimensionare i nostri progetti.
Siamo quindi arrivati al passo della Valletta per poi sostare al cospetto del Lago soprano della  Sella.
Comunque alla fine abbiamo fatto quasi 1600 D+con uno sviluppo di oltre 23 km in un caldo veramente infernale. </description>
      </item>
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         <title>07/08/2025 - BOURCET PARETE DELTAPLANO via ROCK &amp; ROLL [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7156</link>
         <description>Avvicinamento:
Risalire il vallone, prima delle placche con monotiri, prendere il pendio a destra (cartelli e segni blu) dopo 5 minuti si arriva ad un bivio (segnalato) prendere a sinistra.
Risalire il sentiero e per ultimo la pietraia. Arrivati, in faccia alla parete, traversare tutto a sinistra sino al margine della parete (targhetta con nome)

Descrizione: tutti i tiri sotto i 30 m. 
L1 5c passo di 6a
L2 6b
L3 5c
L4 6b 
L5 5c
Discesa: se con corde da 50 sono 3 doppie (S5 - S4 - S2- base)

Giudizio personale:
Bella ed esigente arrampicata su tutti i tiri.
Protezioni e soste ancora ottime.
Arrampicata che spazia dalla placca , ai diedri e a tetti fisici sempre su roccia super.
Bella salita con “super” Max.
Merita il giro.

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         <title>07/08/2025 - Becco alto di Ischiator  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7155</link>
         <description>Bella ascensione abbastanza faticosa ma molto appagante. 
Difficoltà contenute e notevole panorama </description>
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         <title>05/08/2025 - Mont Gelas [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7154</link>
         <description>Tentativo al Mont Gelas/ Valle Gesso della Barra (CN) St. Martin Vesube 06 Alpes Maritimes F.
Purtroppo una  notte problematica con una forte costipazione alle vie respiratorie ha reso questa ascensione abbastanza faticosa. Inoltre, dopo essere scesi dal canalino Roccati sui nevai, abbiamo perso almeno un ora e mezzo alla ricerca del giusto itinerario. Una volta individuato, consultate forze residue ed orario, abbiamo preferito tornare indietro. 
Sviluppo 15 km D+900 negativo 1500 difficolta sul PD.
Impegno di oltre 7 ore e 30.
Giornata con colori meravigliosi e temperatura gradevole. Solo noi sul percorso. 
La montagna che preferisco. 
Con Massimo Terzi ,oggi 5 agosto 2025.</description>
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