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      <title>On-Ice Report roccia</title>
      <description></description>
      <link>http://www.on-ice.it/onice_reports.php?type=3&amp;format=rss</link>
      <item>
         <title>20/06/2026 - Vie Andreino+Raffaella, Grignetta/Pilone centrale  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7237</link>
         <description>Anche se la grigna è forse il posto che meno apprezzo in assoluto i forti temporali pomeridiani previsti un po ovunque nell arco alpino ci portano ancora qui .

Quando mi propongono questo concatenamento penso perché in fondo queste vie non le ho mai fatte...tiro dopo tiro in realta mi si schiarisce la memoria: ci ero gia stato!
Poco male perche la roccia su queste vie è molto bella per gli standard grigneschi.

Inutile dare una descrizione dettagliata dei tiri, sono gia ben relazionati ma soprattutto sono logici e spittati.

Con Mattia e Mirco </description>
      </item>
      <item>
         <title>18/06/2026 - 3° Magnaghi - via L'etica del Birillo [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7236</link>
         <description>2 tiri su roccia ottima con protezioni su clessidre e volendo integrabile a friends. Una sosta su clessidra su cordone verde rinforzabile con altra clessidra vicina, la seconda sosta in cima al 3° Magnaghi. Per raggiungere l'attacco bisogna scendere dalla cima del 3° Magnaghi in direzione del Canalone Porta (sinistra faccia a valle), ben segnalato dalla striscia bianca-rossa, e portarsi brevemente alla base del pilastro. (3 minuti dalla cima). L'attacco è all'altezza di un cordone verde in clessidra, e la linea di salita è individuabile da un paio di cordoni più sopra.
Aperta nel 2019 in solitaria da Simone Bianchini.</description>
      </item>
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         <title>17/06/2026 - Torrione Scandella, vie Vecchia Quercia + A sud di nessun nord [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7235</link>
         <description>Saliti in Presolana per percorrere questi due itinerari che mancavano all'appello. Abbiamo percorso come riscaldo la variante d'attacco di sn di Vecchia Quercia, ci siamo calati ed abbiamo ripreso l'itinerario originale, molto bello e godibile. Raggiunta la vetta siamo scesi nel canale retrostante con breve doppia al finale. Itinerario molto bello e godibile sulla solita e fantastica roccia, ben attrezzato. Abbiamo quindi percorso A sud di nessun nord, che dire ? primo tiro superbo, ma il secondo non qualificabile, scusate l'affermazione un poco blasfema, &quot;sembra dipinto dalla mano di Dio &quot;, terzo bello ma cortino. Discesa con sosta da Claudio per concludere degnamente questa bellissima giornata, con un bel piatto del rifugio ( Polenta taragna, salsiccia ai ferri e formaggio alla piastra, dolce torta pere e cioccolato , di livello sempre altissimo ). Bellissima escursione con il Fellone .
Foto 1 i tracciati a sn. Vecchia quercia, a ds. A sud di nessun nord
Foto 2 In alto mare 
Foto 3 Il Fellone su L2 di Vecchia quercia</description>
      </item>
      <item>
         <title>10/06/2026 - Bec Raty, via Ex art. 18 + Bacon Damon 2790m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7234</link>
         <description>Su proposta di Roby andiamo a ficcare il naso in questo angolo solitario ,ma splendido della valle d'Aosta. La via è godibile , tiri tutti interessanti, la chiodatura ottima a fix comprese le soste, sulle difficoltà oltre il 5c la chiodatura è da artificiale, cosa che riduce notevolmente l'ingaggio. Comunque un bell'itinerario. Arrivati in cima al Bec Raty 2386 m , visto che ci era rimasta un po' di gamba siamo saliti al Bacon Damon 2790 , scelta rivelatasi assolutamente azzeccata, panorama di primordine su Rosa e Cervino. Bellissima escursione con Roby Solidissimo.
Foto 1 Ex art. 18
Foto 2 Roby su L7
Foto 3 Panorama dalla cima del Bacon Damon </description>
      </item>
      <item>
         <title>04/06/2026 - TORRE DI AIMONIN via PESCE D'APRILE  [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7233</link>
         <description>Una via che non ha bisogno di presentazioni. 
L' inizio del Nuovo Mattino. 
Arrampicata spettacolare su roccia bellissima, tutta da proteggere. 
Salita in una mattina rubata a questo inizio di giugno con meteo altalenante. 
Ad ogni tiro , la mente correva al lontano 1973 .......
dove un fuoriclasse Scozzese ha rivoluzionato l'arrampicata in Valle e non solo. Grazie Mike!
Con l'amico Max , sempre super. 
</description>
      </item>
      <item>
         <title>01/06/2026 - Bric Pianarella , via Lunga uscita di sinistra [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7232</link>
         <description>Oggi si cambia radicalmente assetto, dalle alpi al mare in un batter d'occhio . Sinceramente vista la verdura presente in parete non mi aspettavo una via cosi divertente, roccia sempre di qualità finalese chiodatura ottima, passaggi interessanti in ogni tiro, poi il gran finale con le ultime due lunghezze della variante di sinistra, che dire , superlative. Noi abbiamo seguito tutte le varianti di ds nella parte bassa della via, compresa quella d'attacco, che sulle guide viene da 6a+ , ma a nostro avviso 5c max ottimamente chiodata e anche questa molto bella.
Bellissima escursione in compagnia di Matilde, Arianna, Francesca e Marco.
Foto 1 il percorso
Foto 2 il bel diedro di L7 
Foto 3 Matilde sulla fotonica ultima lunghezza</description>
      </item>
      <item>
         <title>31/05/2026 - Via del buco al piccolo Lagazuoi  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7231</link>
         <description>Via del buco al Lagazuoi. D IV+ con partenza dal passo del Falzarego.  Avevamo la spada di Damocle concernente le avverse previsioni meteo per il primo pomeriggio. Inoltre avevamo davanti una altra cordata. Li abbiamo raggiunti quasi subito, ma visto che non si conosceva bene la via e la lentezza della progressione, alla sosta del secondo tiro abbiamo pensato di  calare le doppie  e scendere.
Poi ci siamo diretti verso ip Trapezio per fare la Giordani..che, mea culpa avevo erroneamente ricordato come via del buco. 
Alla fine, la scelta di  ritirarsi, si è rivelata corretta..la cordata davanti a noi era ancora impegnata in parete e si stava scaricando il temporale..
Oggi 31 maggio 2026. Con Andrea Oleari</description>
      </item>
      <item>
         <title>30/05/2026 - Piramide Col De Bos / spigolo alpini  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7230</link>
         <description>Terza volta su questa bella cima. Terzo e nono tiro su roccia ottima. Con Andrea Oleari </description>
      </item>
      <item>
         <title>27/05/2026 - Presolana Occ. via Per Diego+ Ballico/Botta [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7229</link>
         <description>Bellissima combinazione che permette di raggiungere la vetta della &quot; Regina &quot; con difficoltà contenute, ma su bellissima roccia e percorso logico. Sulla via Per Piero, non abbiamo trovato la prima sosta con 2 chiodi, quindi l'abbiamo concatenata con L2, bella lunghezza da 60 m. L2 (L3) bel passaggio iniziale poi crestina facile ma con roccia delicata e zolle erbose, tiro poco significativo, ma lungo 60m. L'ultimo tiro, per noi, parte con una placca di 30 m di roccia lunare a buchi, poi purtroppo altri 30 metri di crestina esposta e sfasciumosa ( attrito inenarrabile ). Noi non abbiamo trovato la sosta a chiodi descritta nella relazione dopo la placca, in compenso è presente un fix con anello sulla cengia della normale che si raggiunge con questo tiro. La via è protetta esclusivamente con clessidre cordonate, molto vetuste e penso poco affidabili. Comunque si tratta di una validissima alternativa per raggiungere l'attacco della Ballico. Spostarsi sulla cengia verso sn e dopo una trentina di metri si trova l'attacco della Ballico/Botta. Via su roccia molto bella , logica ed interessante nei passaggi, soste con 2 fix.
Bellissima escursione infrasettimanale con la &quot;Regina &quot; tutta per noi in compagnia di Roby Valsecchi</description>
      </item>
      <item>
         <title>23/05/2026 - Monte Charvatton - Via Tommy [ Stefano81 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7227</link>
         <description>Bella via di placca in un luogo abbastanza isolato e tranquillo. 
Roccia da buona a ottima, scalata piacevole (soprattutto per amanti del genere) e difficoltà omogenee per tutta la via. 
Si arrampica su placche appoggiate con occasionali passi tecnici, anche se quasi mai in pura aderenza.
Il 6C è concentrato in tre metri del terzo tiro ma non è 6C, un minimo di convinzione comunque serve. Per il resto si viaggia intorno al 6A+ come difficoltà massime. 
La spittatura è da falesia, in alcuni passaggi ascellare. Si allunga invece di diversi metri dove è molto facile.
Di fatto sono tredici tiri, gli ultimi tre sono placche spianate per uscire sul sentiero. Sentiero tra l'altro molto bello fino a Courtil, dove volendo c'è un bar. Rientro all'auto lunghetto se non trovate un passaggio.</description>
      </item>
      <item>
         <title>23/05/2026 - Presolana Centrale 2512m cresta Saglio + traversata Orientale - Visolo [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7226</link>
         <description>La valutazione sull'itinerario si riferisce all'intero percorso compreso della traversata per cresta, per quanto riguarda la sola cresta Saglio la definirei scherzosamente &quot; bellissima salita su zolle erbose, con qualche raro passaggio roccioso &quot; , va considerato che è un'itinerario esplorativo aperto negli anni trenta, ma tecnicamente non mi ha soddisfatto, mi aspettavo di meglio. La via è chiodata alle soste con fix ed anelli di calata, lungo l'itinerario rari chiodi e clessidre cordonate, che impongono di mantenere la concentrazione anche perchè in più punti la roccia non è eccelsa. In compenso la traversata sulla cresta di rientro si svolge in ambiente superlativo. La Regina in fin dei conti non delude mai e regala sempre grandi emozioni. Bellissima escursione con Bob &quot; Fido &quot; Bottarga. 
P.s. Ho indicato il dislivello complessivo dell'intera giornata
Foto 1 sulle prime lunghezze 
Foto 2 Il passaggio chiave
Foto 3 &quot;Pericoloso sporgersi&quot; uno sguardo a tuffo sulla Nord</description>
      </item>
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         <title>23/05/2026 - Tessari Via Giocando fra i diedri e Via Cip di Sinistra [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7225</link>
         <description>Molto bella la prima via, specialmente i due diedri.
Cip di sinistra abbastanza ricca di vegetazione con ottima ultima lunghezza.
Con Andrea</description>
      </item>
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         <title>17/05/2026 - Tessari. Vie Bella Gioia e Roccolo in fiore [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7223</link>
         <description>Bella gioia, a mio parere, migliore si aper qualità della roccia e senso estetico.
Boccolo in fiore, primo tiro veramente sporco con vegetazione, poi migliora salendo. Traverso molto esposto ma ben appoggiato. Gli ultimi tre tiri sono i migliori, specie il diedro.</description>
      </item>
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         <title>16/05/2026 - Monte San Martino, via GGG + Attraverso il passato [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7224</link>
         <description>Concatenamento pomeridiano di queste due belle viette, sulla solita roccia super di queste parti. Un plauso particolare alla seconda lunghezza di GGG, veramente superba, per il minerale e per la logicità del tracciato.
Bella escursione con Helene

Foto 1 Helene su L 2 di GGG
Foto 2 L1 di AP
Foto 3 L2 di AP</description>
      </item>
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         <title>09/05/2026 - Vai Dino Sottovia - Cima alle Coste [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7222</link>
         <description>Via molto ingaggiosa per via della chiodatura distanziata, della delicatezza della roccia e dell'erba che disturba parecchio la progressione, non solo nei tratti appoggiati, ma anche nel tiro chiave.
Le soste sono su chiodi, ma sono più che buone. Lungo i tiri pochi chiodi, e comunque l'obbligato rimane il sesto (severo).
Si parcheggia al campo sportivo di Dro, e si prende la sterrata verso destra in direzione di pietramurata. Si sale fino ad un piccolo colletto con grossi massi. Appena la carreggiata inizia a scendere, prendere il sentiero a sinistra che sale nel bosco, in direzione delle placche (ometto)
Arrivati in prossimità di alcune placche sulla destra, prendere la traccia in leggero obliquo verso sinistra, che supera una paretina con una corda fissa. Andare poi verso destra fino ad arrivare alla famosa prua indicata in alcune relazioni (due tettini consecutivi che vanno da sinistra verso destra). La sosta di L1 si trova proprio sopra questi tetti (40 min)

L1: Salire in verticale su roccia friabile, stando a destra di un alberello. Appena oltre a questo, piegare decisamente a sinistra seguendo una facile rampa che permette poi, ritornando a destra di arrivare sopra i tetti della prua (60m, III).
L2: Salire il delicato muretto verticale sopra alla sosta (primo chiodo molto alto). Oltre il chiodo uscire verso destra su erba, e poi riportarsi verso sinistra salendo su una placchetta. Proseguire fino ad un albero con vecchi cordoni dove si sosta (30m, V+, 4 ch)
L3: Traversare per una trentina di metri verso destra su roccia ed erba, saltando una sosta intermedia (30m, III+, 3 ch)
L4: Tornare indietro per 5 metri fino ad un vecchio chiodo. Sopra di esso si vede una bella placca incisa da una fessura erbosa. Salire in verticale e seguire la fessura, obliqua verso sinistra, con passi obbligati difficili e scivolosi. Arrivare così ad una sosta. Saltarla, e proseguire sulla liscia placca (passi in A0). Con un ultimo passo di decisione si esce sulla cengetta dove si trova la sosta (40m, VI+ e AO, 8 ch)
L5: Salire il diedro a sinistra della sosta. Uscire su una cengetta e traversare una decina di metri verso destra su erba, fino a sostare su una piccola ma solida pianta (35m, V, 1 ch)
L6: traversare nell'erba qualche metro verso destra, e poi salire in una vago diedro con roccia poco invitante. Lo si sale lungamente su roccia più solida di quello che sembra, per una ventina di metri fino alla sosta (poche possibilità di proteggersi) (35m, IV+, 1 ch)
L7: Salire sopra la sosta per placca delicata (chiodo un paio di metri a destra) e improteggibile per diversi metri fino ad una fessura dove si trova un altro chiodo. Con passo difficile si supera la fessura e si continua stando a sinistra dell'evidente tetto. Poco prima del tetto si affronta un altro passo difficile su placca. Usciti da questo si sale verso verso destra, e si sosta sopra al tetto (40m, VI+, 4 ch)
L8:Superare verso destra il naso roccioso, sfruttando la fessura sotto di esso. Salire poi il successivo diedro-rampa, fino alla sosta (30m, V+, 3 ch)
L9: Salire nel diedro erboso per qualche metro, e poi salire sulla placchetta di sinistra. Continuare in verticale su roccia friabile fino alla sosta (40m, V-, 2 ch)
L10: Salire in verticale su balze con roccia delicata fino al bosco sommitale. Sostare su piccola pianta (60m, II-III)
L11: traversare verso destra su erba fino a raggiungere il bosco (60m, I-II)

DISCESA: traversare lungamente nel bosco verso destra su esile traccia. S'incontra una sosta con cordone e moschettone su albero. Da qui si prosegue ancora per una trentina di metri fino ad una sosta a spit. Da qui ci si cala lungo la parete seguendo la via a spit sottostante fino alla base della parete (soste a spit collegate da cordoni neri). Arrivati alla base si segue la traccia che scende obliquando verso destra (faccia a valle), e che attraversa delle lisce placche. Con un ultimo cavo metallico si scende dalle placche, e si riprende il sentiero nel bosco fatto all'andata.

Foto1: L4
Foto2: L7
Foto3: L8


</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/05/2026 - Placchette del San Martino [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7221</link>
         <description>Sono molto legato a questo luogo avendolo frequentato parecchio in gioventù, e gli aggettivi utilizzati sono forse influenzati dei sentimenti più che dalla realtà. Ogni tanto ci torno ed ogni volta è un gran piacere, sarà per la roccia di qualità commovente, per il luogo assolutamente bucolico anche se alle porte di una città, il panorama che si gode dalla cima della falesia, è sempre comunque amore e godimento, anche nella sua semplicità. Abbiamo percorso :
Vai col liscio 35m max 4+
Via delle clessidre max 5 35m
Evidenza solare max 6- 35m
Rampa + Soigolo interno max 4
Cuore di Pietra max 5+ 35m 
In Totale 175m con annesse esercitazioni di calata in corda doppia, direi non male per un pomeriggio. 
Partiti in treno da Milano Centrale alle 12,35 ritornati in Centrale alle 21,40 , a dimostrazione che spesso con un po' di buona volontà ci si può muovere in maniera meno impattante. Tra le altre cose alle 14,00 la falesia va in ombra regalando un clima superlativo, il tutto circondati da camosci che scorrazzavano indisturbati nelle vicinanze. Se non volete salire a piedi direttamente dalla stazione di Lecco, risparmiando circa 20 min potete prendere il bus n°8 che passa proprio fuori dal piazzale della stazione e raggiunge la chiesa di Rancio, con una frequenza di 20 min al sabato. Bellissima escursione in compagnia di Helene e Marco.</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/05/2026 - Tessari Via Ali di Farfalla e Pinamonti [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7219</link>
         <description>Via ali di Farfalla :Primo tiro un poco sporco, poi dal secondo, la qualità migliora nettamente.
Serie di muretti con roccia molto ruvida e lavorata.
Molto divertente.
Via Pinamonti:
Primo tiro abbastanza ingaggioso con strapiombo da superare in velocità.
Terzo e quarto tiro da integrare i pochi spits con friends medi/piccoli.
Abbiamo seguito la variante, che si chiama Davide Pinamonti e corre parallela fino ad intersecarsi all'ultimo tiro.
Leggermente più ingaggiosa della Pinamonti originale.</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/05/2026 - Bastionata di Tessari, via Il leone di Nemea [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7220</link>
         <description>Torniamo a Tessari ad un'anno di distanza per proseguire la collezione di vie su questa bella e comoda bastionata. La via in questione se devo essere sincero non mi ha entusiasmato particolarmente, molto discontinua, con una sola lunghezza veramente entusiasmante, quella del diedro. Per il resto passaggi molto brevi seguiti da sezioni banali e spesso con roccia da verificare. Questo per quanto riguarda il mio personale giudizio estetico, poi un plauso agli apritori per il gran lavoro svolto, che ci hanno comunque regalato un percorso piacevole. Un altro appunto lo devo fare sulla valutazione dei gradi presente sulla guida Adige plasir, a mio avviso assolutamente sopravalutati, ed incoerenti con quelli del tiro chiave, che mi pare l'unico corretto. Bellissima escursione con il Feletti</description>
      </item>
      <item>
         <title>02/05/2026 - Castel Presina Parete Rossa - Via Senza Chiedere il Permesso [ Stefano81 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7228</link>
         <description>Andiamo a vedere questa recente via sulla bellissima Parete Rossa.
L'attacco è all'estrema destra, si percorre praticamente tutta la cengia.
La roccia è quella tipica delle vie verticali della parete, bella ma non solidissima.
I tiri sono tutti belli, peccato siano pochi.
La chiodatura è artigianale ma abbondante tranne, chissà perché, all'inizio della via: primo spit a dieci metri da terra.
All'uscita ci si trova alla base della falesia, vale la pena fare qualche tiro per riempire la giornata.</description>
      </item>
      <item>
         <title>01/05/2026 - TRE DENTI CUMIANA - LA PRUA via FAR WEST EXPERIENCE [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7217</link>
         <description>Bella arrampicata su roccia ottima.
Protezioni perfette , non serve integrare. 
Anche se corta salita di soddisfazione con alcuni tratti non banali.
Avvicinamento che scalda il motore.
Con l'amico Max , super come sempre. 
Tornati dopo qualche anno in zona, posto bello come lo ricodavo. 
Relazione ottima su Gulliver. </description>
      </item>
      <item>
         <title>01/05/2026 - Settore Trapezio / Via Pinamonti e Cappuccio del fungo [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7216</link>
         <description>Chiodatura sufficente, quialche cordone un poco usurato da integrare.
Se si sale tutta senza alternare i tiri prevedere almento 15 rinvii.
Prima arrampicata della stagione, via divertente con un tiro non banale.</description>
      </item>
      <item>
         <title>28/04/2026 - Sass del Mel [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7215</link>
         <description>Luca mi contatta tramite wapp per via del Viaz dei Camorz e dei Camorzieri che gli piacerebbe fare. Facciamo un poco di amicizia telefonica, gli do la mia disponibilità e poi cominciamo a cercare d’incontrarci per un’uscita esplorativa. Lui può solo di sabato e allora passa un poco di tempo prima che ne abbia io uno libero. Lui mi parla del Sass de Mel e io gli parlo del Pulpito della Pala Bassa. Alla fine m’intriga il Sass de Mel così repulsivo, così poco frequentato, così fuori moda, così misterioso e poco relazionato e definito un poco per folli dalle poche relazioni trovate su pochi libri. Vietato sbagliare è la sintesi condivisa. E così terminata attorno alle 20 una consultazione familiare con P&amp;C, e cenato velocemente, saluto casa e amici e alle 21 m’infilo in macchina direzione Belluno, park di Case Bortot (q.700) dove arrivo poco dopo mezzanotte. Non ho voglia di cercare un posto nel bosco per così poche ore di sonno e mi stendo nel posteriore della Punto con sacco a pelo, cuscino e cell. puntato alle 5. Mi svegli poco prima del timer un’auto che parcheggia a fianco della mia. Mi alzo, arriva Luca mentre sto completando la preparazione che interrompo per la presentazione e alle 5.30 del 25 04 2026 muoviamo i primi passi alla luce delle frontali in direzione del Rif. VII° Alpini. Rischiara rapidamente e la prima immagine che il giorno ci regala, sono le Pale del balcon e lo schiara, che si tingon di rosa. Il dito della Gusela, come suo solito, indica il cielo. Passiamo da un rudere e poco dopo Luca mi propone il taglio nel bosco per evitare di passare dal rifugio e guadagnar tempo. Cambio di pendenza importante, un vero e proprio sentiero da trail che zigzaga ripido e rapido nel bosco. Mi accorgo allora della grande preparazione e forza di Luca che inizia inesorabilmente a staccarmi nonostante si sia accollato lui il peso della corda da 60 metri: ma si sapeva! Lui in piena forma, io solo in ripresa e con vent’anni di più! Salgo del mio passo vedendolo sempre avanti me fermo ad aspettarmi e poi ripartire. Alle 7 in una radura del bosco, vediamo appollaiata sotto un masso Casera Medassa,  fianchi in pietra e tetto in lamiera. Un cartello indica Forcella Pis Pilon e poco sopra da Est un raggio di luce si fa spazio fra le ombre che coprono ancora il Serva. Rientriamo in un bel bosco di larici per essere poi anche noi inondati a tratti di luce solare che ci dà il buongiorno filtrando a sprazzi fra i rami. Continuiamo a salire fra bei prati sotto belle formazioni rocciose che mi ricordano la vicina Torre di Pescors che sta dall’altra parte della Forcella Caneva fin quando appare la nostra montagna; severa, in ombra solo lambita nei suoi fianchi est da scie luminose. Alle nostre spalle invece il Terne e la sua cresta nord che mi piacerebbe percorrere al ritorno. Per bei prati dalle tinte ancora giallastre dell’autunno passiamo sotto una bella torre e continuiamo a traversare per begli avvallamenti in direzione del sass de Mel, ormai padrone completo e magnetico della scena. Passiamo sotto e facciamo due passi in più per affacciarci da F.lla Pis Pilon vs il VII°                 ( q.1730, h 7.50). Gusela di inaudita bellezza e sole che spunta oltre Cima Tanzon proprio a fianco del Sass ci regalano momenti di magia alpina. Riprendiamo a traversare e poi a salire in direzione di F.lla Caneva. Mentre stiamo attaversando una zona in ombra chiazzata di neve, siamo attirati da una fuga dirompente di camosci lungo una cengia erbosa del Sass de mel. E’ incredibile vedere la loro folle corsa orizzontale su pareti che sembrano quantomeno verticali: un branco enorme di almeno venti esemplari che si danno alla pazza fuga o gioia. Traversiamo in diagonale un tratto nevoso e duro e poi guadagniamo l’ultimo strappo in direzione dell’agognata forcella dove con curiosità attendiamo di scoprire cosa ci attende. La nostra montagna ha assunto l’aspetto sinistro e scuro di una prua e si staglia contro il cielo azzurroblu del mattino. Alle nostre spalle come fiamme al cielo le punte di Tiron Sabioi e Pinei, ricordano i fasti passati del Viaz e forse quelli a venire. Alle 8.30 raggiungiamo Forcella Caneva, q.ta 1850 e gettiamo lo sguardo oltre vs i monti del friuli con il Col Nudo a farla da padrone, ma si notano anche il celeberrimo Monte Toc e le cime di Vieres di Veraniana memoria. Mi siedo a riposare e cercare nel cibo un poco di ricarica mentre l’instancabile Luca muove passi vs la paretina di attacco. Lo vedo risalire lo zoccolo e poi iniziare a traversare l’esposta cengia con passo sicuro, rassicurandomi che c’è spazio. Si ferma solo sotto il muretto di attacco dicendomi che non gli sembra così ostico…poi ritorna alla base anche lui per rimpinzarsi di cioccolata. Alle 9 attacchiamo la paretina ormai ben studiata e mi trovo davanti. Non abbiamo calzato i ramponcini e neanche brandiamo le picche. Lo zoccolo è semplice: una decina di metri di prato che s’inclina per diventare di zolle e roccette e che portano alla decina di metri di cengia orizzontale dello stesso terreno, vale a dire un misto di zolle erbose e roccette. Il passo è sempre sicuro e riparato, solo che spostandosi verso destra ci si espone al salto di una decina di metri sottostante.                                                          Anche il muretto lo trovo più semplice di quanto temevo e in pochi passi decisi lo supero. Sono circa 5 metri, abbastanza appoggiati ma bisogna controllare bene la tenuta delle zolle o degli appoggi erbosi/terrosi o quello delle rocce su cui ci si traziona. Il punto è che volare qua non garantirebbe di riuscire ad evitare di precipitare nel baratro che si apre circa un paio di metri dietro. Insomma è abbastanza facile, mas si sale un poco con la strizza al culo. Psicologico, non tecnico. Comunque è fatta, siamo fuori entrambi e pochi metri dopo sulla paretina di destra noto un cordino con anello di calata. Inizia un canalone erboso ripido, delimitato da una costola rocciosa a destra e che comunque sale a gradoni erbosi. Metto il turbo per essere il più dinamico possibile e non perdere energia da un passo in spinta all’altro e mi fermo solo quasi al suo termine quando noto una grossa clessidra che decido di armare per la calata in doppia quando scenderemo. Scatto una bella foto a Luca che sale e sorride, visto che è la prima volta nella giornata in cui me lo trovo dietro. Ci fermiamo alla clessidra e dato che la corda sfrega, perdiamo un poco di tempo ma decidiamo di metterci cordino e moschettone e lasciarli per le future ripetizioni. Il canalone ora devia vs sx abbandonando la costola rocciosa e sale ancora per circa una decina di metri. Dal suo culmine alle 9.45 fotografo la corda rossa da 60 metri che scende e che ci servirà anche da riferimento. Ora un pendio erboso si apre davanti a noi e iniziamo a salirlo in diagonale vs sinistra, poi chiamo luca per sapere se ha idea di quale fra le due punte sia quella giusta e mi risponde che è quella di destra dopo aver consultato l’app. Spinge Luca e io lo seguo su questi prati ripidi che richiedono attenzione sulle parti erbose e passaggi di placca su quelli rocciosi. Ma sono difficoltà che sappiamo gestire bene e saliamo rapidi e decisi. Siamo in cima alle 10 (q.2075) e ci abbracciamo felici. Dopo la tensione del salire e le paure che le avevano precedute, ora ci rilassiamo in questo sereno angolo paradisiaco. Anche la cresta affilata, non è tale, permette invece agio e tranquillità anche se sul versante opposto a quello di salita, in effetti precipita verticale. Il mondo ruota attorno a noi ne siamo il centro immobile. Terne, le creste del Viaz e dietro Pizzocco, il lontano Pavione e poi la triade Sass de Mura, Piz de Mez e Sagron, per poi passare ai vicini Burel, Pale del Balcon, Schiara e Pelf che ci copre proprio le spalle con la sua mole immensa. Alla sua sinistra il gruppo del Bosconero, i vicini Zimon de Cajada e Cima dell’Albero che anticipano il gruppo del Duranno e il Col Nudo. E poi la Torre di percors cge svetta solitaria sotto di noi e il Serva dietro al quale si apre la Val Belluna. Chiacchieriamo e poi guardo e sogno di avere la forza di scendere e risalire fino a F.lla Mompiana per fare il Tiron e magari poi tornare a Case Bortot attraverso la cresta nord del Terne che abbiamo proprio davanti al naso. Vedremo poi. Alle 10.30 iniziamo a scendere e alle 11.15 dopo qualche incertezza di percorso (prestare attenzione perché non c’è nessun ometto o segno e dall’alto sembra tutto uguale) siamo alla clessidra attrezzata. Più esperto di manovre di corda, facciamo un veloce ripasso e dopo aver predisposto Luca per la calata in doppia, inizio a calarmi agevolmente e allegramente cercando di no pesare troppo sulla corda vista la clessidra dall’apparenza solida ma certo non indistruttibile. La corda finisce e non sono arrivato a fine canalone. Comunico a Luca di calarsi e poi vedremo il da farsi. Mi raggiunge e lo assicuro ad un cordino messo attorno ad uno spuntone e dal quale mi calo alla sosta che dovrebbe essere sotto di una decina di metri con l’intenzione poi una volta raggiuntala di recuperarlo con la corda. Mi calo ma quando arrivo sopra al saltino, non lo riconosco perché non vedo più la sosta e non capisco il perché. Mi distraggono le voci di alcuni alpinisti che arrivano dalla mia destra…come mai salgono di la? ..sto sbagliando io?...sono dietro una costola rocciosa e non riesco a parlarci. Non so cosa fare e decido di aspettare che arrivino. Sbucano alla mia altezza, il primo di loro mi dice che stanno salendo da relazione e che non devo scendere per dove sto andando io. Non capisco più niente e luca mi invita a scendere da dove son saliti loro (ma mi han detto che ci vorrebbe un cordone grande per attrezzare una doppia sopra uno spuntone!). Non mi va di lasciare la mia fettuccia e poi noi non siam saliti di la! Decido di traversare fino ad un alberello per fare una sosta come si deve e poi da la in tutta sicurezza provare a capire la situazione che trovo inspiegabile. Cioè sono certo di essere giusto..ma non capisco dove possa essere sparita la sosta che ho visto salendo. Mentre vado all’alberello, vedo la sosta, più laterale e piccola di come la ricordavo…e decido di raggiungerla. Col senno di poi avrei dovuto calarmi fino alla base del muretto e lì aspettare la discesa di Luca. Invece mi assicuro, recupero Luca e lo daccio scendere alla base del muretto e poi a mia volta mi calo in doppia da lui.   
Alla base del muretto c’è abbastanza spazio (anche se la vista dall’alto del vuoto alle spalle fa parecchia impressione…) e quindi ci sleghiamo, riponiamo la corda nello zaino di Luca e tranquilli e sicuri ripercorriamo l’esposta ma sufficientemente ampia cengia che conduce allo zoccolo e poi scivolo erboso che ci deposita al porto sicuro di F.lla Caneva (h 12.30). Fotografo dall’alto lo scivolo erboso, veramente felice di essere fra poco con i piedi su terreno orizzontale! Ci abbracciamo nuovamente, ora è veramente fatta. Abbiamo perso un po' di tempo ma l’importante è stato aver fatto tutto in sicurezza. Facciamo pranzo e studiamo la nostra e la via di salita dell’altro gruppo che sono saliti per una costola rocciosa più marcata a sinistra e poi hanno traversato per cengia più semplice fino a sopra il nostro muretto. Due linee simili credo come difficoltà. Forse più esposta la nostra e più tecnica la loro ma su roccia più solida. Alle 13 salutiamo il Sass che ora levigato di sole sembra più mansueto  e ci caliamo vs F.lla Pis Pilon dove decidiamo per cambiar giro di calarci nel versante del Rif. VII° Alpini, nonostante il canalone sia a nord. Ma vista l’ora tarda la neve ha smollato e con divertentui sciate, perdiamo rapidamente quota fino ad arrivare ad un bel sentierino aereo che a tornanti e con fantastiche visioni sui Pinei che ci stanno proprio di fronte, ci conduce al Rifugio (h 13.45, q. 1550). Fiori, gente stesa sui prati a prendere il sole…che contrasto rispetto alle durezze alpine e alla solitudine che abbiamo vissuto fino a pochi minuti fa. Poi entriamo nella valle dell’Ardo, raggiungendone il greto e le forre, in una sequenza bellissima e incredibile di polle smeraldine dalle tonalità più chiare a quelle più intense del verde. Che spettacolo…mi viene alla mente quando passando di qua da giovane sognai di scendere lungo il corso dell’acqua per visitare tutte le piscine naturali incontaminate. Poi inizia a farmi male lo scarpone destro, inizio ad aver caldo e sonno e a sentirmi uno straccio. Per questa è provvidenziale la sosta con bagno ai piedi e grandi bevute al Ponte Mariano ( h 14.30, q.ta 690). Ripartiamo come nuovi ma so che è uno specchietto per le allodole e cmq dico lo stesso a Luca di consutare l’app per vedere se troviamo il sentiero che risale a Casera dei Pez e poi al Col Foruncol e poi eventualmente decidere di proseguire per Forcella Mompiana. La deviazione (h 15.15) è evidente e parte un vero sentiero (forse ci siam passati al buio per non averlo visto stamattina…). Non faccio in tempo a pensare se ho voglia e forze per risalire ancora che Luca è già alto…e allora via dietro alla sua motoretta che imperterrita sale sgasando nonostante il peso della corda sulle spalle. Bel boschetto, salita leggera che riconcilia con il mondo della montagna, fino a quando lo strappetto finale fa urlare di protesta tutti i miei muscoli non ancora allenati a sufficienza dopo un inverno in letargo. Venti minuto dopo il bivio siamo nella bella radura verdeggiante dove è stata costruita con legno e pietre la bella casera e un quarto d’ora dopo premiati i nostri ultimi sforzi nel raggiungere l’ameno Col Forongol (q.1040). Qualche minuto prima si sarebbe potuto al bivio svoltare a destra vs la Forcella lui non aveva tempo e io le forze. Decidiamo allora di salire sul piccolo crinale e di fare una piccola pausa prima dell’ultimo tratto di discesa. L’idea è di Luca e lo prendo in giro perché mi ci vorra’ un quarto d’ora per fare quei 5 metri di dislivello: dall’altra parte si apre un inaspettato dirupo e la vista spazia libera su tutte le montagne di buona parte della nostra giornata: che regalo inaspettato e magnifico, che pulpito incredibilmente panoramico. E così mentre mangiamo e beviamo con gli occhi che si riempiono di Schaira Pelf e Sass de Mel passiamo un quarto d’ora di assoluto relax e benessere. Alle 16.30 siamo nuovamente al Park di Case Bortot, dove ci salutiamo. Sono cotto e dopo essermi cambiato, capisco che per riuscire a tornare a casa devo ricaricare le batterie e allora decido per un mega gelato e poi bottiglione di coca contro il sonno. Passo da Bolzano Bellunese e resisto alla tentazione di passare a salutare il Mot (il mio testimone di nozze) perché ci son appena passato 15 giorni fa. Scendo vs Belluno e alla prima gelateria mi fermo: incredibile, vedo Miriam su una panchina con il figlio a cui mi avvicino per chiedere i soldi per un gelato proprio mentre esce il Mot che mi apostrofa dicendomi: glielo do io il gelato. Ci facciamo quattro risate e poi passiamo un poco di tempo insieme a chiaccherare, prima di andare chissà perché alla sera che passai a casa sua con Nicola in procinto di partire per il Viaz.                La sera festeggiammo con Marta e un’altra ragazza di cui non ricordavo il nome e che mi dice essere morta per problemi con l’alcool, bruciandosi accidentalmente viva. Che storie, ciao Gigia..peccato!                                                 Foto1 in salita vs il Sass de Mel  Foto2  Luca sulla cengia dopo la calata                                                                                    Foto 3  la parete d’attacco con la nostra linea in rosso e in viola quella dell’altro gruppo
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      </item>
      <item>
         <title>24/04/2026 - Forzo Ahperian via Allegro con brio [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7214</link>
         <description>Bellissima via su placche granitiche fessurate, qualche raro passo di aderenza e una bella lunghezza in diedro più verticale, il tutto ottimamente attrezzato a fix, soste con catena di calata per un veloce rientro in doppia. Il tutto inserito in un bucolico paesaggio alpestre, non ancora contaminato dal turismo di massa. Meteo fotonico per questa bellissima escursione con Roby.</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/04/2026 - Monte San Martino 1090 cresta del Geppo o bolli rossi [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7218</link>
         <description>Partiti per salire la Chiappa all'Antimedale, veniamo accolti da ripetute scariche di sassi ( temporale nella notte ), decidiamo che l'avvertimento va accolto anche se con un po di rammarico. Scatta il piano B e decidiamo di salire questo simpatico itinerario che si trova proprio li nelle vicinanze. Salita al confine tra l'escursionismo e la facile arrampicata, ma comunque divertente e da ricercare, una valida alternativa per salire sul San Martino, con bellissime vedute su Lecco la Brianza ed il lago, facendo un po di fiato. Bella escursione con Helene</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/04/2026 - MACHABY via FISELLA D'ARNA' [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7213</link>
         <description>Facile e divertente arrampicata quasi interamente su placca.
I tratti più impegnativi sono facilitati da staffe e corde fisse. ( chiaramente è possibile non usarle)
Protezioni buone ma non vicine quindi serve un minimo di esperienza.
Qualche tratto un poco terroso ma visto la morfologia del posto è inevitabile. 
Ottima per accompagnare chi inizia ad arrampicare.
A fine via saliti al Forte di Machaby e scesi per comoda strada. 
Con l'amico Teo. 
Varie relazioni in rete.</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/04/2026 - Arco, San Paolo vie Nereidi + Ammoniti [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7212</link>
         <description>Partiti verso le 12 per ripetere la via La Bellezza di Venere , dobbiamo desistere per via dell'Overtourism presente in parete. Ripieghiamo poco fiduciosi in direzione di San Paolo, ed inspiegabilmente qui pochissima gente. Saliamo in successione Nereidi e la via delle Ammoniti, due simpatiche e divertentissime viette, purtroppo rovinate dalla massiva frequentazione che ormai ha lasciato evidenti segni sulla roccia.
Bellissima giornata in compagnia di Helene.
Foto 1 Primo tiro di Nereidi
Foto 2 Terzo Tiro di Nereidi
Foto 3 secondo tiro di Amminiti</description>
      </item>
      <item>
         <title>02/04/2026 - MONTE CIMO PARETE del BOOMERANG - PILASTRO BIANCO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7211</link>
         <description>Note:
Bella via aperta con poche protezioni e dal basso dal prematuramente scomparso accademico veronese Silvio Campagnola (Ciba).
Il sapore classico della linea si intuisce dalla ricerca della linea naturale di minor resistenza, tuttavia le varianti sportive su L4 ed L5 , aperte (giustamente) per evitare i tratti appoggiati che inesorabilmente si inerbiscono qui a basse quote, snaturano un poco la via originale.

Avvicinamento:
Accesso: dal parcheggio bordo strada in località Turan, (appena prima di Preabocco) si prende la traccia con sbarra sulla destra prima della fabbrica. Seguire il sentiero lungamente fino a superare il traliccio e in corrispondenza di un grosso ometto si sale per lecceto a sinistra. Dopo vari tornanti e alcuni tratti di corde fisse si giunge al bivio con il sentiero Tomelleri (targa). Costeggiare le pareti verso sud (sx) per qualche centinaio di metri (fisse) fino all'attacco in corrispondenza della targhetta n°4 e scritta nome via alla partenza.

Descrizione:
L1 Partenza su muretto verticale che poi si abbatte proseguendo su terreno un poco friabile e vegetale, tenere la linea di spit a destra. Sosta su comoda cengia. 20m 6a.
L2 Partenza difficile data in A0 con poco per mani e piedi, poi diviene più facile fino alla bella traversata che conduce sotto al diedro bianco. 30 m 6b A0 passi, poi 4c
L3 Bellissimo diedro fessura aereo con tratti atletici, 25 m 6a+.
L4 Non seguire l’originale dismessa verso destra (cordone e tasselli senza piastrine) ma la linea di spit sulla sinistra. Bella placca con partenza non banale. 20 m 6a e 5c
L5 La linea originale è quella di destra: partenza di equilibrio, sezione più facile e poi muro strapiombante fisico dato in A0 fino alla catena. 20 m 6a e 6b A0.
 
Discesa: consigliata in doppia.
Per i più avventurieri è possibile scendere a piedi non sostando sull’ultima catena ma su alcune clessidre 5 metri sopra al ciglio della parete. Si prosegue poi verso destra fino ad un passaggio tra le rocce a sinistra. Da qui in verticale e poi verso sinistra andando ad intercettare la forestale. Seguirla verso sud (sx) fino ad un ometto sulla sinistra: inizio Sentiero Tomelleri. Inizialmente il sentiero è invaso dall’erba ma man mano che ci si avvicina al ciglio migliora. In prossimità di una radura in vista del Cordespino il sentiero scende ripido a sx (ometto e fissa appena sotto), dopodichè costeggia tutte le spettacolari pareti strapiombanti verso nord con qualche tratto esposto (fisse) fino a giungere alla targa Tomelleri. Da qui a ritroso fino al park.
Storico
Campagnola e Marchesini 1995


Giudizio personale:
Arrampicata esigente sul grado indicato.
Roccia ottima , tranne seconda parte del primo tiro.
Tutti i tiri sono meritevoli ma L3 vale da solo la via.
i 6b indicati in relazione …..sono strettini.
Salita che merita una ripetizione.
Con l’amico Max , una garanzia!
Avventura completa se si scende a piedi &amp;#128521;&amp;#128521;&amp;#128521;
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      </item>
      <item>
         <title>22/03/2026 - MONTE PIZZOCOLO CRESTA SE [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7210</link>
         <description>Divertente e facile arrampicata di cresta su roccia calcarea strepitosa.
Divertimento assicurato.
Panorama TOP.
Con gli amici Teo, Stefano e Gigi.
Consigliata.
Molte relazioni in rete.</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/03/2026 - Monte Cimo Parete di Preabocco via CHIARI DI LUNA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7209</link>
         <description>Note:
Bella via alpinistica con fix nei passaggi improteggibili.
Tratti un poco sporchi e con arbusti per le scarse ripetizioni.

Avvicinamento:
L’attacco si raggiunge in pochi minuti dal parcheggio nel centro dell’abitato di Preabocco, si prende una stradina nel bosco che sale in direzione delle pareti e di li a poco, nei pressi di una cabina, la si lascia per traccia quasi impercettibile che supera le due reti paramassi. Arrivati alla base nei pressi di un ometto si sale per una cengia ascendente verso destra e si sale così sullo zoccolo, per traccia con percorso a S di nuovo verso la parete, chiodo rosso a circa 5 m. da terra.

Descrizione:
Il primo tiro di V+ sale verticale fin sotto ai tetti colorati, ben protetto a chiodi e fix, un poco sporco.  30m.

Il secondo tiro VI/VI+ si traversa sotto a  tetti lavorati a canne e buchi, da integrare ma presenti comunque spit di passaggio. Dopo la traversata non lasciarsi ingannare dalla sosta di calata a sinistra ma salire in verticale superando uno strapiombino fino alla sosta nei pressi di un alberello, questo tratto è un poco disturbato da arbusti e terriccio. 28m.

A questo punto si erge davanti a noi la stupenda placca gialla verticale del terzo tiro, da proteggere e con spit nei punti delicati. 
Segue un traverso piccante su placca verso sx servito da spit, si supera un pilastrino con difficoltà leggermente minori (pianta che ostacola il passaggio) fino a sotto la verticale del diedro, da qui risalire per 5-6 m fino alla sosta. VI+ e VII   32m.

Il quarto tiro risale il diedro strapiombante e fessurato (fessura da proteggere e 2 spit dove improteggibile), superato il tratto aggettante il diedro si abbatte leggermente ma la roccia si fa via via più delicata fino all’uscita nel bosco pensile, VI.  35m.

Storico
Gaspari e Vedovelli 2009

Giudizio Personale:
Arrampicata alpinistica di grande soddisfazione.
Purtroppo un poco sporca per le scarse ripetizioni.
Tiri continui sul grado indicato, dove serve sapersi proteggere in modo adeguato.
Roccia molto buona , prestare un poco di attenzione ultima parte di L4 roccia delicata.
Noi scesi a piedi salendo alla Scoglio dei Ciclopi e scendendo poi dal sentiero attrezzato con corde fisse; se avete corde da 60 meglio discesa con 2 doppie alla base.
Con il grande amico Max , che è veramente troppo forte.
La via merita più frequentazione.
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      </item>
      <item>
         <title>12/03/2026 - TORRIONI del BIOLLE' via DEL CAMINO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7208</link>
         <description>Note:
Ambiente bellissimo.
Siamo nella zona che vide nascere il Nuovo Mattino di Gian Piero Motti, nelle vicinanze il Bec di Mea (10 min), il Bec di Roci Ruta, il Roc du Crot, Pera Lungi e Reggia di Asgard.
Roccia: Gneiss granitoide molto rugoso.
Buona chiodatura a spit.

Avvicinamento:
Da Pialpetta imboccare a destra la strada che sale con rapida ascesa agli Alboni (1380 mt). Posteggiare l'auto e prendere il sentiero che nei pressi del lavatoio conduce all'alpe di Mea (25 min), di quì verso Est si vedono i torrioni; si prosegue sul sentiero in discesa, si attraversa un ponte di legno sul torrente che scende dai laghi di Unghiasse e ci si addentra in un bellissimo bosco dove in pochi minuti si giunge alla base della parete ovest, si prosegue e si giunge alla base dell'attacco delle vie dove si trova una bacheca in legno. (45 min. da Alboni).

Descrizione:
L1: Partenza in comune con la via dei diedri, si piega subito a sinistra e con un pò di prudenza si giunge al primo spit.
Proseguendo in traverso a sinistra lungo la fessura suborizzontale che taglia la parete si giunge alla cengia e alla sosta S1 in comune con “Arrivederci e grazie”.(4c).
L2: Salire dritti sopra la sosta (2 spit), poi proseguire in diagonale a sinistra lungo la fessura puntando alla cengia soprastante con bella arrampicata di placca. La sosta S2 è nella parte sinistra della cengia, a 3 metri dallo spigolo. (5b)
L3: Traversare a sinistra, girare lo spigolo e salire la bella placca soprastante fino alla sosta S3 (5a)
L4: Si continua su placca fino ad arrivare nel diedro che si inerpica sulla destra. Superare un passaggio abbastanza tecnico e raggiungere in breve la sosta S4 (5c)
L5: Due metri a destra della sosta si entra nel camino, inizialmente stretto e scomodo, e lo si supera in opposizione: il passaggio è veramente molto bello. A destra dello spit si può notare il vecchio chiodo ad anello utilizzato da G.P. Motti e compagni nella prima salita. Al termine si esce leggermente a sinistra e in pochi metri si perviene alla sosta S5 (5b+).

Se si vuole scendere a piedi:  si può attaccare un breve muretto con spit ben visibile, poi superare dei blocchi accatastati 4b (sosta su 1 spit). Continuare pochi metri camminando nel prato con arbusti e attaccare lo speroncino di placche successivo. superare una placca, 5a, poi una serie di fessure e gradini divertenti 4a fino alla sosta sotto la cima.

DISCESA:
In doppia lungo la via con corde da 60 metri si scende da S5 e da S3 oppure si procede per facili roccette (max II) fino in cima e da qui si imbocca il canale sulla sinistra seguendo rare tracce di sentiero in mezzo al bosco e in 5 min si arriva alla base della parete Ovest.

Storico:
La via è stata aperta nel lontano novembre 1969 da G.C.Grassi, G.P. Motti, V.Pasquali, E. Pilotti, S. Vittone.

GIUDIZIO PERSONALE:
Bella via classica su roccia ottima.
Arrampicata di soddisfazione, con bei passaggi di incastro e fessura.
Contesto bellissimo ed avvicinamento da Alboni con panorama superlativo sulla Val Grande.
Primo tiro un po’ sporco , gli altri in condizioni perfette.
Saliti fino in “cima” come da descrizione e scesi a piedi per canale a sx ,in pochi minuti si incrocia il sentiero di avvicinamento ai torrioni.
Prima volta per noi al Biollè , posto veramente suggestivo.
Consigliato.
Con il grande amico Max.

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      <item>
         <title>10/03/2026 - Via degli amici - bastionata del Lago [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7207</link>
         <description>Sono tornato con Simo dopo 3 anni a ripetere questa via che è stata appena ripulita e riattrezzata laddove necessario.
L'altra volta ci siamo calati mettendo un cordino nero su clessidra (che abbiamo ritrovato ancora al suo posto!) pochi metri dopo il 4° tiro perché non si intravedevano più i chiodi mangiati dalla vegetazione, invece oggi abbiamo proseguito fino al termine scalando anche il 7° tiro che sulla relazione redatta dal Panzeri su Larioclimb viene sconsigliato a ragione perché pur essendo stata rivista la chiodatura non è stato ripulito dalla polvere, alberi, rovi e terra; tra l'altro questo tiro è poco continuo rispetto ai precedenti per morfologia e grado (occhio al primo chiodo dopo la sosta da ribattere e ai cordini vecchi sui passi chiave).
Via consigliatissima a chi si vuol divertire sul sesto grado, resa ancora migliore dalle due varianti che faranno cadere in disuso i tratti originali sempre invasi dalla vegetazione.
Doppie in via ben filanti.
Un grosso ringraziamento agli scalatori che hanno fatto il restyling di questa piccola gemma!

Foto1 - 3° tiro
Foto2 - 5° tiro variante
Foto3 - 6° tiro variante</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/03/2026 - Vallone di Rospart via ATTENTI AL LUPO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7206</link>
         <description>Note:
La via percorre lo sperone SO di un evidente torrione roccioso q. 1425m posto in sx orografica del selvaggio vallone del Rospart, sulle pendici sud-occidentali del Monte Vandalino. Il profilo della via è già visibile dal fondovalle.
Sono 480m di sviluppo, di cui 210m di trasferimenti vari.
Materiale: corda da 30m, 6 rinvii, cordini per collegare alcune soste. La via è attrezzata con fix e cordoni su albero/clessidre per alcune soste. Non è necessario integrare. Considerato il carattere alpinistico della via, le difficoltà contenute e la presenza di trasferimenti su terreno erboso e arbustivo si consiglia di ripeterla in scarponi o scarpe da approach.
Avvicinamento:
Risalire la Val Pellice fino al benzinaio sulla sx della provinciale, poco prima di Villar Pellice, dove si parcheggia. Proseguire a piedi di fronte alla stazione fino alla vicina borgata Ciarmis (no posti auto). È anche possibile raggiungere Ciarmis dalla borgata Basana (deviazione sulla dx proseguendo ancora per 300m verso Villar P. dopo il benzinaio), trovando qualche posto auto a bordo strada fra Basana e Ciarmis (occhio a non intralciare). Da Ciarmis prendere la pista (divieto di transito) per l’Alpe Gardetta e dopo circa 1,5 km, poco prima di Ciarbounil, prendere a sx una pista, inizialmente in leggera discesa, e seguirla per circa 1km fino a terzo tornante, dopo i ruderi delle case di Preidam. Al tornante (il secondo verso destra) imboccare il sentiero (bolli rossi) che attraversa subito un rigagnolo (catena) e si inerpica nel vallone di Rospart. Attraversato un secondo rigagnolo, sulla sx affiora una rupe ricca di coppelle a sbalzo sulla valle. Da lì in breve si raggiunge l’attacco della via, sulla sx del sentiero (targhetta). 20min dal tornante, 1h30 da Ciarmis.

Descrizione:
L1: salire uno speroncino marcato da un breve diedro e una breve placca verticale (3c), quindi uscire a sx e sostare. 20m, fettuccia su betulla.
Trasferimento di 85m (bolli) su placche appoggiate (passi di II) in diagonale verso dx, fino alla base di uno speroncino appoggiato.
L2: risalire lo speroncino (3a), quindi uscire a sx (bolli) e doppiare lo spigolo. 20m, sosta su cordone appena doppiato lo spigolo
L3: un traverso facile ma un po’ esposto (fix e cordone su albero a metà) porta alla base di una bella placca. Salire dei gradini facili e quindi la placca verticale (4b). 30m, sosta con cordone su clessidra
Trasferimento lungo lo sperone su facili risalti (40m, bolli).
L4: salire lungo un bello spigolo affilato, sfruttando la sua faccia sx (4b/c), quindi più facilmente si raggiunge la sosta a cordone su clessidra. 15m
Trasferimento su terreno facile fino ad un breve traversino a sx (fix di protezione) fino a raggiungere un boschetto, da lì proseguire dritti (bolli) fino alla parete successiva (45m).
L5: salire con bella arrampicata la placca appoggiata (3c), sosta in una nicchia (fettuccia su massi). 20m
L6: superare un breve camino e quindi proseguire leggermente a sx del filo fin quasi in cima ad un torrione (3a). Sosta su 2 golfari. 30m
Spostarsi a dx lungo una cengia facile e raggiunto un colletto, proseguire lungo una evidente cengia alla base del salto terminale (45m).
L7: salire un breve muretto ripido (passo di 4b), quindi proseguire prima a dx e poi su uno speroncino poco definito, fin contro un muretto verticale (passo di 4b), delimitato a dx da un camino. Sosta su cordone su masso. 25m
L8: attraversare un canalino e proseguire con bella arrampicata sulla placca di fronte (4b), uscendo su un terrazzo. Proseguire più facilmente fino ad un muretto più ripido. 25m, sosta a golfari da collegare.
L9: proseguire leggermente verso sx, salendo un muretto più ripido (3b) e quindi una facile crestina, fino ad un terrazzino sul filo. 30m, sosta su golfari da collegare.
L10: salire facilmente lungo la cresta, senza un vero percorso obbligato, puntando in alto ad un breve muretto più ripido costituito da blocchi incastrati (3b). 30m, sosta su fix con cordone.
L11: salire il muretto ripido sulla sx (passo di 4b) e quindi su terreno via via più facile si raggiunge la cima del torrione e la fine della via. La sosta si trova dopo 25m, sulla sx si una paretina strapiombante (fettuccia su clessidra, ometto e diario di vetta poco oltre sulla sx presso il punto culminante).

Discesa: 
scendere brevemente al colletto a monte del torrione e seguire i bolli rossi che riportano sulla prosecuzione del sentiero percorso per l’avvicinamento: si attraversa inizialmente un bosco rado sotto della paretine fino a raggiungere una dorsale sotto un grande torrione biancastro. Si scende lungo la dorsale seguendo i bolli, nella parte bassa si costeggia una pietraia e quindi si attraversa una comba, sbucando nei pressi dell’attacco della via.
Storico:
Salita nel settembre e chiodata nell’ottobre 2025 da A. Corno e M. Giovo. 

GIUDIZIO PERSONALE:
Divertente salita alpinistica di bassa quota , con la sicurezza del fix dove serve.
Prima parte roccia più solida , seconda parte da maneggiare con cura.
Da percorrere in periodi asciutti.
Cosa dire degli scopritori ed apritori di questa linea?
Ragazzi avete fatto un lavoro ” pazzesco” !
Non ci si può perdere ne sbagliare linea, neanche se arrivasse la nebbia lombarda degli anni ’70 &amp;#129315;&amp;#129315;&amp;#129315;
Grazie di &amp;#128154; , divertimento assicurato.
Con gli amici Teo , Gigi , Fabry e Andrea.

</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/03/2026 - via Spirito Baldense  [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7204</link>
         <description>Il 3° e 4° tiro da soli valgono la salita..
Il 1° tiro e il 6° abbassano un po' il gradimento per l'arrampicata fra piante e toppe d'erba.
Avvicinamento 1h dal parcheggio sulla strada 
Via fatta in 2h,30
Discesa dal canale in 1h,20 (canale ripido da stare attenti)
Nel complesso una via corta ma piacevole sia per la scalata che per l'ambiente in cui si svolge.
Una volta vale sicuramente il giro di giostra

Fatta con il fidato Raffa che ha tirato la via</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/03/2026 - ROCCA DI LITIES via COSI' MI DISTRAGGO UN PO' [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7205</link>
         <description>La via è un po’ discontinua : sì
(ma non disturba più di tanto)
La via è un po’ sporca : sì
(pensavamo molto peggio……… siamo però di bocca buona)
In totale la via è risultata divertente , con un primo tiro che scalda bene ed un ultimo tiro bellissimo e tosto.
Gli altri tiri sul grado indicato, per nulla banali e con una arrampicata ” alpinistica ” di soddisfazione , il tutto con la sicurezza di una spittatura da falesia.
Seguire sempre fix color (ex rosso&amp;#128514;) ora arancio.
Chiaramente questa linea va affrontata in tardo autunno o fine inverno ed in periodi asciutti.
Con super Max , una garanzia.
Relazioni in rete.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>26/02/2026 - MONTE PLU CRESTA DELLA SCUOLA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7203</link>
         <description>Note:
La Cresta della Scuola è un crestone molto ben definito che staccandosi dalla cresta Est del Monte Plu termina nel vallone di Crosiasse, a poca distanza dai casolari Fugias 1131m. L'esplorazione alpinistica della cresta è dovuta essenzialmente agli istruttori della Scuola Gervasutti, che la scelsero come campo d'attività didattica; di quì appunto il nome &quot;Cresta della Scuola&quot;.
La cresta è attrezzata parzialmente con qualche chiodo e qualche fix nei punti più difficili, portare quindi friends e nuts.
In caso di nebbia può essere problematico il rientro, pertanto è consigliabile studiare bene sulla carta il percorso.

Giudizio personale:
Divertente ” alpinata ” per gli amanti del genere.
Cresta storica in un vallone bellissimo, ricorda molto il vallone degli Invincibili.
Lo sviluppo della cresta è di quasi 400 m. con una prima parte con percorso logico ed una seconda un poco più da ricercare.
Qualche fix e qualche chiodo d’epoca ma la via è quasi sempre da proteggere.
Astenersi climber duri e puri &amp;#129495;&amp;#8205;&amp;#9792;&amp;#65039;
Perfetta per MONTAGNARD che amano il classico.
Bella giornata con il grande amico Max.
Ottima relazione sul nuovo libro di
Blatto, Giustetto e Grassi ” ROSSO SERPENTINO “

</description>
      </item>
      <item>
         <title>21/12/2025 - SENTIERO ALPINISTICO MASSIMILIANO TORTI O DEI CONTRABBANDIERI [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7202</link>
         <description>Come si potrebbe definire questo “sentiero” ?
probabilmente è un mix di ferrata particolare, sgambata difficile, arrampicata orizzontale e percorso alpinistico facile.
Sicuramente è un itinerario di una bellezza esagerata, con panorami indimenticabili; un percorso da non perdere sospeso tra il blu del Lago di Garda e le verticali pareti del Ponale.
Le difficoltà tecniche risultano facili per chi arrampica ma potrebbero essere impegnative per l’escursionista/ferratista.
E’ comunque Indispensabile passo fermo e una certa abitudine all’esposizione ed anche una minima dimestichezza con le manovre base di corda e progressione in conserva.
Sono presenti tantissimi spit, vecchi chiodi in ferro e nei tratti più impegnativi, il cavo metallico.
TANTE RELAZIONI IN RETE.
NB
l’avvicinamento all’attacco da Pregasina ha un corto tratto sulla crestina che è franato, ma si passa bene per una traccia evidente a sx che lo baipassa.
UNA GITA CHE CONSIGLIO ASSOLUTAMENTE.
Con gli amici Teo, Stefano e Gigi.

</description>
      </item>
      <item>
         <title>14/12/2025 - Tessari Monte Cordespino.  Via pace senza confini.  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7201</link>
         <description>Primi tiri un poco sporchi. Poi migliora specialmente dal settimo al decimo. Alcuni spit in posizioni a volte non troppo comode.

Con Andrea Oleari</description>
      </item>
      <item>
         <title>27/11/2025 - Monte Cordespino-Spalti di Tessari VIA DEL CAPITANO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7200</link>
         <description>Note:
Arrampicata alpinistica , abbastanza continua sui gradi indicati.
Relazione degli apritori con gradi UIAA.
Protezioni miste fix / chiodi e qualche cordone - RS2.
&quot; amici &quot; medio-piccoli necessari.
Avvicinamento:
Dal parcheggio di Tessari, prendere il sentiero che scende dal Trapezio, una volta arrivati sopra ad esso si stacca una traccia con ometti (grande masso con bollo) che porta rapidamente alla base delle bastionate . L'attacco si trova a circa 30m. a destra della via Il Leone di Nemea. Nome alla partenza. (circa 20 min.)
Descrizione:
•	L1: 35m. IV
•	L2: 30m. VI+
•	L3: 30m. VI
•	L4: 30m. IV+
•	L5: 30m. VI+
•	L6: 25m. V+
•	L7: 25m. VII
15 m. trasferimento
•	L8: 25m. IV+
•	L9: 35m. V+
corto trasferimento
•	L10: 20m. VI
•	L11: 20m. VI+ (passo boulder)
Discesa:
Scendere per sentiero in direzione Forte S. Marco fino alla forcelletta tra la Bastionata del Talian e il Cordespino, qui per lieve traccia e ometti si scende evitando tutte le deviazioni che conducono verso destra (Falesia Talian) e verso sinistra (Falesia Lo Specchio). Rimanere sempre in centro canale fino ad una breve corda fissa, giunti all’ampio bosco scenderlo fino al ghiaione, scendere tutto il ghiaione nuovamente fino al bosco fino a incrociare il sentiero CAI n°71 che proviene dalla Roda del Canal e ricondurrà verso sinistra -nord al parcheggio. (40 min)
Storico:
Aperta primavera 2025 da : L. Gelmetti, G. Aversani e D. Righetti

GIUDIZIO PERSONALE:
Bella nuova intuizione che trova spazio fra le vie già esistenti sulla parete.
Arrampicata in alcuni tiri di grande soddisfazione.
Protezioni molto buone ma serve integrare.
Via ” alpinistica ” sia per arrampicata, sia per tratti con roccia da prestare la dovuta attenzione. (L5 ed L6)
A nostro giudizio , L2 – L3 – L7 – L10 sono veramente molto belli !
Bella giornata con meteo TOP.
Con l’amico Max sempre una certezza.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>20/11/2025 - ALBARD- MONTE COUDREY via MARGHERITA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7199</link>
         <description>Note:
Via su roccia molto buona, con passaggi tecnici di grande soddisfazione nella seconda parte.

Avvicinamento:
Dalla SS 26 a Donnas (Aosta) prendere la strada per Albard di Bard. Dal parcheggio di Albard seguire per 100 mt la strada sterrata, al bivio andare a sinistra, dopo un ponte il sentiero sale verso i settori alti.
Giunti ad un belvedere prendere a destra, oltrepassare una baita diruta e proseguire fino ad arrivare ai piedi del pilier del forte.
Proseguire e reperire il sentiero che sale in mezzo al bosco che con altri 10 minuti porta alla base della parete, seguirla per circa 30mt verso destra e si arriva alla partenza della via ( evidente castagno secolare ) targhetta con scritta.

Descrizione:
L1 : partire su blocchi e uscire su placca 20 m 5a.
L2 : salire su placca con roccia lavoratissima 25 m 4b.
L3 : salire il corto strapiombino con buone tacche 10 m sosta su albero 10 m 5b.
L4 : partenza di movimento verso destra per poi uscire su bellissima placca verticale ( delicata ) 20 m 5b/c.
L5 : salire la facile placca che porta alla grande cengia ( sosta su albero ) 20 m III.
Dalla cengia faccia a monte spostarsi verso destra per 40 m (scritta).
L6 : partenza su placca 25 m 4b.
L7 : qui la parete si fa più verticale, stupendo tiro su tacchette piccole ma nette, buon uso dei piedi con movimenti bellissimi! (chiodatura ottima e rassicurante) 20 m 6a+.
L8 : dalla sosta salire in direzione di un corto strapiombino verso destra (passaggio fisico e ben protetto) 20 m 6a/+.
L9 : entrare nel corto ma delicato diedrino (chiodatura rassicurante ) poi in verticale più facile 20 mt passo di 6a poi 5°.
L10 : salire diritti sulla placca verticale a tacche con bellissimi movimenti tecnici fino sotto ad un piccolo strapiombino che si supera più facilmente verso destra che pochi metri sopra porta sulla sommità del pilastro e che determina la fine della via 15 m 6a /+.

Discesa : dalla cima del pilastro con doppie si arriva alla cengia, da qui reperire il sentiero (dx viso a monte) che scende in mezzo al bosco (bolli gialli e ometti ) dopo 10 minuti si passa sotto la targhetta di partenza della via. Poi a ritroso si ripercorre il sentiero ripassando da prima sotto al Pilier del forte e poi fino al parcheggio.

Storico:
Aperta nel 2025, completamente dal basso da Amabile Ramella Cravaro,Fulvio Chilò e Fabrizio Bazzocchi.

GIUDIZIO PERSONALE:
Primi sei tiri per raggiungere la parte verticale finale, con solo la parte iniziale di L4 un po’ più interessante.
L7 bellissimo e roccia super.
L8 Fisico e un poco ricercato
L9 ed L10 belli e divertenti
Spittatura di questi 4 tiri …….no stress!
Avvicinamento dopo il Pilier del Forte con bolli, freccine e freccione ” giallo fluo” dove è veramente impossibile perdersi.
Discesa dopo le doppie seguendo vecchi bolli e ometti vari un poco più da ricercare, ma no problem.
Previsioni meteo buone ad Albard e così torno con l’amico Max in zona per vedere questa nuova via.
Un grazie agli apritori.


</description>
      </item>
      <item>
         <title>06/11/2025 - LE SCALANCIE via SU-PER SCALANCIA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7198</link>
         <description>Note:
Via in ambiente grandioso e solitario, che si sviluppa su cinque contrafforti e alterna tratti sportivi a tratti dal carattere alpinistico. Utili friend da micro a 2 BD e vari rinvii allungabili.

Avvicinamento:
Da Condove, superare Mocchie e proseguire lungo la strada per Frassinere; subito dopo il ponte sul rio Puta svoltare a destra e prendere la ripida strada comunale Colle dell'Alpe per il Colombardo. Superare la borgata Prato del Rio e al bivio per il Sacrario Vaccherezza restare sulla strada principale che sale verso destra. Seguire la sterrata (in condizioni discrete, al momento percorribile anche con un'auto bassa) sino alla curva dell'Alpe Gighé (m. 1670 s.l.m., cartello indicatore), dove si lascia l'auto. (dal 15 ottobre a tarda primavera, sterrata chiusa da sbarra, calcolare circa 15 minuti in più di avvicinamento).
Attraversare il torrente e salire la breve rampa che porta all'alpeggio. Superarlo, risalire il costone di alcuni metri, quindi seguire verso destra una traccia che transita sotto un casolare e continua a mezza costa per qualche centinaio di metri. Superare le cuspidi di due torrioni ben visibili sul margine destro del sentiero e dopo un ulteriore breve tratto in leggera salita affacciarsi nella bellissima conca delle Scalancie, caratterizzata da un susseguirsi di torrioni inframmezzati a terreni prativi, canali erbosi e pietraie. Seguire la traccia che attraversa la conca da ovest a est in lieve discesa, fino a raggiungere la base del primo torrione, da cui attacca la via (circa 20 minuti dall'auto; numerosi bolli rossi e qualche ometto lungo il percorso, 35/40 minuti se la sbarra è chiusa).
Descrizione
L1: salire il magnifico muro tecnico a microtacche fino a sostare subito dopo un tettino (15 m, 6a+).
L2: salire in senso ascendente verso destra la splendida placca lavorata, quindi risalire il muro verticale fessurato, superare un breve risalto e sostare all’apice del torrione (35 m, 6a+).Superare la selletta e scendere per una ventina di metri fino alla base di una breve placca (bolli rossi, cordino su clessidra alla base).
L3: risalire la bellissima placca lavorata, ribaltarsi su cengia erbosa e sostare contro il risalto prospiciente (20 m, 5a). Risalire verso sinistra per quasi sessanta metri il ripido prato (bolli rossi), fino a raggiungere la base del torrione sovrastante e reperire l’attacco all’altezza di una placca nerastra.
L4: salire il difficile muro solcato da fessure orizzontali, superare una breve rampa abbattuta e sostare alla base di uno strapiombo (20 m, 6b).
L5: traversare leggermente verso sinistra e vincere lo strapiombino con difficile passo di ristabilimento, quindi proseguire su bella placca lavorata, superare un tettino e una stretta cengia erbosa e sostare (25 m, 6a+).
L6: salire la bella placca fessurata, quindi superare un delicato ribaltamento e un breve muretto, attraversare la stretta cengia e sostare (25 m, 6a).
L7: alzarsi con passo sbilanciante sulla rampa, quindi superare bei risalti di roccia molto lavorata, traversare verso destra tenendosi bassi sulla placca abbattuta e sostare (20 m, 5c).
L8: proseguire verso destra e attaccare la bellissima placca fessurata fino a sosta in una nicchia (20 m, 5b).Scendere il canalino erboso per una ventina di metri fino al punto più basso del torrione (bolli rossi).
L9: risalire una serie di risalti di roccia molto lavorata, quindi traversare verso destra su tratto più facile con chiodatura distanziata, fino a sosta (30 m, 5c).
L10: alzarsi su facili risalti sprotetti, aggirare uno spigolo e salire la breve placca finale fino alla cresta (20 m, 5b; far saltare la corda prima della placca per evitare attriti).Seguire la crestina rocciosa per una decina di metri (spit), poi scendere nel canale erboso per una ventina di metri, fino a reperire l’attacco della via, alla base di un sistema di diedri (freccia e bolli rossi).
L11: alzarsi su un pilastrino e attaccare il primo diedro dopo difficile passo di ristabilimento; al termine del diedro traversare brevemente a sinistra, ribaltarsi su placca delicata e salire il successivo impegnativo diedro leggermente strapiombante, fino a uscirne sulla destra con passo delicato e raggiungere la sosta aerea (15 m, 6b continuo, tiro chiave della via).
L12: seguire l’esposto traverso verso destra restando bassi, quindi salire una serie di risalti verticali con passo molto delicato in placca, alzarsi su facile rampa lichenata e sostare alla base di una nicchia (25 m, 5c, un passo 6a+).
L13: portarsi sotto il punto debole dello strapiombo e superarlo con passo atletico, alzandosi su uno spuntone di roccia; seguire brevemente la bellissima lama e proseguire verso destra su due magnifici muri verticali lavorati a fessure orizzontali, fino a sosta (40 m, 6a+).
L14: superare dei facili risalti, poi salire un bel muro lavorato, uscirne proseguendo sul filo abbattuto della cresta, superare un primo risalto a grosse prese, quindi un secondo risalto con passo difficile di ristabilimento su placca, fino a sosta (40 m, 5c, un passo 6a)
L15: passare sotto il filo di cresta in costante esposizione, fino a sosta finale su spit singolo (30 m, II, bollo rosso alla sosta).

Per la discesa, il modo più veloce (in assenza di nebbia) è risalire il pendio prospiciente seguendo i bolli rossi fino ad arrivare all’altopiano; da lì seguire le cuspidi di uscita dei vari torrioni e scendere nel canale erboso che delimita l’ultima cuspide, fino a intercettare un sentiero ben tracciato che porta direttamente all’alpeggio Gighé. (che già si vede dall'ultima cuspide)

Storico
Via aperta dal basso da Mauro Pettigiani e Antonio Migheli fra giugno e luglio 2025. Relazione sopra fatta da loro.

GIUDIZIO PERSONALE:
Arrampicata che si svolge in un contesto veramente molto bello.
Avvicinamento e discesa ben segnati ,comodi e veloci
Roccia nei primi tiri bellissima, poi rimane sempre bella ma con tratti un poco sporchi e con lichene, ma si sale bene.
(visto l’ambiente , la tipologia del posto e la recente apertura non potrebbe essere diverso).
Salita di discreto impegno visto lo sviluppo e la continuità del grado indicato su quasi tutta la lunghezza dei tiri.
Alcuni tiri sono veramente super, c’è tutto il repertorio dell’arrampicata.
Spittatura buona ma ” devi scalare ” ingaggio assicurato.
Il grado indicato in alcuni tiri, per i NON Top Climber, è un filo stretto. (provare per credere &amp;#129397;)
I trasferimenti fanno parte del gioco……ci sono e si fanno.
Quindi astenersi climber schizzinosi.
Evitare la salita con forte umidità e peggio con bagnato.
Complimenti agli apritori per la scoperta del posto.
Grazie per la bella via.
Con il grande amico Max , troppo ma troppo forte.


</description>
      </item>
      <item>
         <title>31/10/2025 - ROCCA PAREY - VIA LE DITA DALLO SPIGOLO + LO SPIGOLO [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7197</link>
         <description>Avvicinamento:
Giunti a Giaveno seguire per Coazze al bivio svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per Aquila dove vi è una stazione sciistica. Si segue la strada,che sale ripida e con numerosi tornanti, per circa 8 km.; 400 m. prima dell'Alpe Colombino (piazzale degli impianti sciistici) in corrispondenza di uno stretto tornante verso destra e di un gruppo di villette si parcheggia l'auto. (cartello Rocca Parey del Cai di Giaveno in corrispondenza del tornante).

Seguire il sentiero che passa tra le villette e poi scende a destra per un ripido prato;in seguito diviene pianeggiante ed in breve si giunge alla &quot;Pietra Bucata&quot; il primo contrafforte del settore. Qui è stata allestita una piccola area attrezzata con panche e tavoli. Seguire in leggera salita la pietraia (bolli rossi) verso la base del Torrione Anna (il settore più alto ed imponente della parete) ben visibile già da subito. (circa 30 minuti) targhetta con nome alla base.

Raggiunto l’attacco salendo il Torrione Anna per i primi 2 tiri di Fedeli alla Linea ed il terzo tiro della variante dx della Bonino – Rolando.

DESCRIZIONE:
Torrione Anna via Fedeli alla Linea
L1 5c/6a
L2 6a 
L3 5c variante dx via Bonino Rolando
doppia 25m. 
Via le dita dal naso:
L1 5c/6a
L2 5c/6a
Via dello Spigolo:
L1 6a 
L2 6a 
L3 6b 

GIUDIZIO PERSONALE:
Bella combinazione e bella arrampicata con discreto sviluppo.
Con i 3 tiri sul Torrione Anna lo sviluppo supera i 200 m. 
Da non sottovalutare, gradi non regalati.
Trovato qualche tratto bagnato sul Torrione Anna, il resto ok.
Bella mattinata con il grande amico Max.
Consigliata.
Varie relazioni in rete, alcune sottogradate.



</description>
      </item>
      <item>
         <title>24/10/2025 - BRIC PIANARELLA via L’Impari Lotta del Conte di Montesordo e del Drago Sanguineo [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7196</link>
         <description>Arrampicata di soddisfazione su roccia strepitosa; la via segue i punti deboli della parte sx del paretone.
Uscita con ultimo tiro di Fivy, bellissimo.
I trasferimenti non disturbano più di tanto.
Bella mattinata con ” super ” Max.
Varie relazioni in rete . Ottima quella di www.vielunghefinale.com

</description>
      </item>
      <item>
         <title>21/10/2025 - TORRE del 50° VAL CAIRASCA  via ELVIO  [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7195</link>
         <description>Accesso stradale: occorre raggiungere il paese di San Domenico (1420m), in Val d’Ossola, conosciuto perché base di partenza per le escursioni all’Alpe Veglia e per gli impianti per lo sci invernale. Parcheggiare nel piccolo centro del paese, in prossimità di un parco giochi.

Avvicinamento: partendo dal paese di San Domenico (1420m), individuare una strada a lato del parco giochi, che sale verso l’Alpe Ciamporino (a destra, rispetto alla direzione di arrivo in auto). Seguire la strada, evitare una indicazione di sentiero per Alpe Ciamporino (possibile salire anche da qui, ma più scomodo e molto ripido), e continuare sulla strada, che diventa presto sterrata. Seguirla, evitando alcune svolte secondarie. La strada sale continua e abbastanza ripida, con molti tornanti, fino ad arrivare al piano dell’Alpe Ciamporino, dove arriva anche la nuova funivia (1935m).
Qui, passato un ponte, salire verso destra su sterrata, e poi andare a sinistra, per sentierino, in prossimità di un pilone della funivia. Si arriva nei pressi di una baita, e si traversa un piccolo torrente in corrispondenza di un ponticello in legno (ma percorso comunque non obbligato). La Torre del 50° è ben visibile, più in alto a sinistra. Salire puntando ad una traccia orizzontale che traversa un centinaio di metri sotto la Torre e permette di passare facilmente un canale dirupato che occorre superare. Arrivati sotto la direzione della torre, salire per pendio ripido di vegetazione bassa.
Quota alla base dello zoccolo della Torre circa 2077m.
Tempo: circa 2h.

Altra possibilità, più comoda, è quella di utilizzare la nuova funivia, arrivando direttamente all’Alpe Ciamporino. Verificare la data di apertura e chiusura degli impianti e se funzionanti al di fuori dei weekend. L’orario di servizio, a luglio 2025, è dalle 8,00 alle 17,00.
Dall’arrivo della funivia proseguire come al punto precedente.
Tempo: circa 30’.

Descrizione:
L1 di Penna Bianca (evitabile salendo la cengia erbosa): salire sullo spigolino di sinistra dello zoccolo e continuare per muretti di roccia compatta (1 chiodo), fino ad arrivare ad una zona erbosa ripida. Salire fino ad arrivare ad una buona cengia, dove si trova la sosta su fix + chiodo (35m, IV, II);
Via Elvio:
L1: salire nel diedro a sinistra della sosta, poi spostarsi su gradino a sinistra, evitando di continuare nel diedro (dove sale Penna Bianca). Salire un muretto con vegetazione, quindi su verso sinistra, alla base di una placconata, fino alla sosta su due fix (25m, V);
L2: salire sopra la sosta, spostarsi a destra e salire quindi un muretto, puntando ad arrivare alla base di una evidente lama. Salire la bella lama rugosa, e poi la successiva fessura. Al suo termine, traversare poco a sinistra, salire un breve tratto compatto e tornare a destra, alla sosta su due fix, che si trova a destra della direttiva della fessura successiva (20m, V+);
L3: salire la bellissima fessura. Quando si allarga e arriva ad una zona erbosa-strapiombante, traversare a sinistra e salire un tratto erboso verticale (chiodo alla base), per raggiungere una lama con fessura. Seguirla e in un tratto difficile stare alla sua destra, per poi tornare a sinistra. Si sale e dopo un tratto erboso si raggiunge un diedro (chiodo). Si sale per esso e si esce, prima del suo termine, a destra verso dei cespugli di ginepro (cordone).  Qui si trova la sosta su due fix (30m, VI, passo VI+);
L4: salire uno speroncino sopra la sosta. Poco dopo, sulla parete successiva, si trova un chiodo. Traversare a destra, per salire una placconata. Si raggiunge un vago diedro verticale a sinistra (poco più avanti si nota una paretina con 1 chiodo dalla via Penna Bianca). Salire il bellissimo diedro con passi di forza (1 chiodo). Seguendo i punti più logici, leggermente a destra, si sale fino alla piatta cima, sosta su albero (35m, VI, passi VI+).

Discesa:
si effettua sul lato opposto a quello di salita, per pendio vegetato ripido. (Indicazioni in direzione di marcia.)
Dalla cima della torre, spostarsi a sinistra verso un gruppo di alberi leggermente più in basso. Passarci in mezzo e continuare per breve crestina rocciosa piatta, per poi scendere a destra e raggiungere una debole traccia. Seguirla, scendendo in obliquo verso sinistra su pendio vegetato, contornando delle paretine. Si scende poi su un pendio ripido, puntando in diagonale verso sinistra. Senza via obbligata, scendere il pendio, e tenere poi la destra, per tornare alla base della torre (circa 15’). Se non si è lasciato materiale alla base, si può puntare direttamente ad arrivare alla traccia orizzontale che porta al punto debole del canale da superare, evitando di tornare all’attacco. Passare di nuovo il canale, e proseguire a ritroso lungo l’itinerario di avvicinamento.
Attenzione nel caso i pendii erbosi siano bagnati.

Storico:
Primi salitori: Max Garavaglia, Walter Polidori, Francesco Turri, il 06/08/25.
Via dedicata a Elvio Boreatti, uno dei fondatori della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo Guido della Torre del CAI, di cui è stato per molti anni Istruttore.

GIUDIZIO PERSONALE:
Arrampicata ALPINISTICA quasi tutta da proteggere.
Indispensabile il buon uso di friend, da non sottovalutare anche se breve.
Bellissima la lama di L2 , la fessura di L3 ed il diedro fisico di L4.
Via nuovissima e quindi ancora in qualche tratto un poco sporca, nonostante il grosso lavoro di pulizia fatto dagli apritori.
Sulla Torre ci sono altre 3 vie nuovissime,
relazioni e schemi sul sito www.scuolaguidodellatorre.it

Prima ripetizione della via fatta il 13-09-25
con il grande amico Max (uno degli apritori).

Complimenti ai ” CLIMBER ” della Scuola Guido della Torre per la scoperta e valorizzazione alpinistica di questo torrione sconosciuto.
Posto bellissimo.

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      </item>
      <item>
         <title>19/10/2025 - Arco via La ritrovata voglia ... [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7194</link>
         <description>5° volta che ripeto la via...
La prima volta nel 2012 inconsapevolmente ne facemmo la 1° ripetizione..
La via si deduce dal nome è davvero piacevole e a parte un paio di passaggi anche totalmente scalabile in libera..
Il 2° tiro presenta in uscita un passaggio strano di VI+ proteggibile a Friends
La logica del facile nel difficile porta nella parte centrale a serpeggiare su placche compatte ed alla fine si può uscire a sx su spit o a destra per uscita alpinistica con un passo in uscita da una fessura larga .
Nel complesso una bella via una delle più semplici di Grill al pian della paia.
Giornata super sia per compagnia (Raffa) che per meteo.
Adesso ad Arco ci sono le condizioni migliori per scalare!!
Avvicinamento in 30 Min dal parcheggio vicino al Crossdromo
Via fatta in 4 ore
Discesa 1 ora ben segnalata</description>
      </item>
      <item>
         <title>16/10/2025 - BRIC PIANARELLA via LUNGA con uscita a dx [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7193</link>
         <description>Via storica che cerca i punti deboli della parete con uno sviluppo di circa 330 m.
Varie varianti si sono susseguite negli anni.
Ambiente super.
Prima parte un filo sporca e poi un crescendo di roccia spettacolare con arrampicata, anche se non continua, di grande soddisfazione.
Varie relazioni in rete. Ottima quella di www.vielunghe.com
Con il grande amico Max.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/10/2025 - MONTE SAN MARTINO  TORRIONE dei NONNI [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7191</link>
         <description>Note:
Salita che percorre lo sperone sul lato destro orografico del canale dell'Antimedale, fino in cima al San Martino. 
Il toponimo non è sicuro, è anche conosciuta informalmente come &quot;via dei bolli rossi&quot;. 
Difficoltà (I-II con passaggi di III) ma nessuna protezione in loco (solo una vecchia fettuccia) 
Materiale: eventualmente un 20-30m di corda e protezioni veloci per fare sicurezza per i meno esperti.

Avvicinamento:
Da Rancio portarsi per sentiero a piacere fino al bosco alla base dell'Antimedale. Prima di uscire dal bosco verso l'attacco delle vie, si segue una traccia sulla sinistra , freccia rossa e scritta SM; che sarebbe il collegamento tra Antimedale e Placchette di destra del San Martino. Quando il sentiero , dopo circa 3 minuti, raggiunge un enorme roccione proprio a filo sentiero , prendere una leggera traccia che sale a dx e lo costeggia a sx, salire fino a vedere il primo segno rosso.

Descrizione:
Salire inizialmente senza percorso obbligato tra il bosco e le rocce. Tenendo poi il filo di cresta (o leggermente a sinistra) seguire sempre le tacche rosse.
La prima parte è più obbligata e alterna tratti di camminata a passaggi su roccia anche molto belli, compreso un paio di tratti sul III grado, in cima al secondo si trova anche una fettuccia logora dal tempo. Si esce sul sentiero che collega il Medale alla cappelletta del San Martino.
Salire sempre dritto per la seconda parte che è meno rocciosa e con roccia più delicata ma sempre divertente. Si sale progressivamente sempre seguendo le tacche rosse, fino all’uscita diretta nei pressi della balaustra sommitale e al Crocione.

GIUDIZIO PERSONALE:
Divertente percorso di facile alpinismo per raggiungere il San Martino.
Vari passaggi di I e II grado un paio sul III.
Nb. I segni rossi non sono vicinissimi occhio a non perderli, in alcuni tratti non sono di immediata visione.
Come da relazione, più da arrampicare la prima parte ma anche la seconda fa usare le mani in vari tratti.
Sceso per sentiero Silvia.
Bella scoperta, nonostante frequenti la zona da moltissimi anni, non conoscevo questo itinerario.
Mattinata grigia ed umida a discapito del panorama in vetta.

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      </item>
      <item>
         <title>11/10/2025 - New age - bastionata di Tessari [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7192</link>
         <description>Corta ma bella via sulla bastionata di Tessari. I tiri sono tutti molto belli e su roccia ottima. Via ben protetta a spit, che obbliga cmq a fare tutti i passi. Sosta ottime.
Dal parcheggio sterrato a sinistra dell abitato di Tessari, si sale a piedi seguendo la sterrata all ingresso del parcheggio. Dopo alcuni tornanti bisogna prendere una traccia che sale a sinistra ripida nel bosco, e che porta alla bastionata. Ci sono diverse tracce che arrivano alla parete della bastionata. Una volta arrivati alla parete, leggendo i nomi delle vie alla base, bisogna capire dove ci si trova di preciso, per capire se seguirla verso destra o verso sinistra. Il nome alla base c e ma è molto scolorito. Si vede comunque uno spit in alto dopo una piccola cengetta erbosa (20 min).

L1: Salire qualche metro, superare la piccola cengetta erbosa, e salire la successiva parete verticale. Superare sulla destra un piccolo tettino sporgente. Salire la successiva placchetta a tacche, e poi continuare fino alla parete rossa successiva dove si sosta (35m, 5c)
L2: salire vicino al diedro di sinistra (spit non visibili) su roccia aggettante ma ben appigliata. Superare la placchetta successiva verso destra, fino a sostare sullo spogolo (40m, 6a)
L3: Salire in verticale fino allo spit piu alto. Da qui traversare a sinistra facendo un passo in discesa. Continuare a traversare su bella placca a gocce, e poi salire 3 metri fino alla sosta (30m, 5c)
L4: Traversare a sinistra per 3 metri, e poi salire in verticale per placca fessurata. Arrivare ad un albero, e poi continiare su bel muretto tecnico. Ad un certo punto quando non si vedono piu spit bisogna traversare un paio di metri a destra, e poi salire in verticale fino alla sosta. Possibile anche continuare dritto ma senza spit per qualche metro fino alla sosta (40m, 6a+)
L5: salire nel diedro, e poi traversare qualche metro a destra per raggiungere la bella parete lavorata. Salire in verticale, e poi piu in alto spostarsi verso destra per raggiungere la sosta (30m, 5c).
Da qui con un ultimo lungo e facile tiro di II si arriva ad un grosso omino.
DISCESA: seguire la traccia verso sinistra fino ad arrivare ad un muro liscio e spittato. Salendo a destra di questo muro, c e un canalino erboso che va seguito in salita, e che porta a raggiungere il sentiero per il forte. Lo si segue nella direzione del forte (sinistra). Fino ad una grossa sella prima che il sentiero ritorni a salire. Qui se segue una traccia ripida verso sinistra con bolli rossi che riporta al sentiero fatto all'andata.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/10/2025 - ROCCHE ROSSE via TAJA CUN L'APIOT  [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7190</link>
         <description>Note:
Le Rocche Rosse (Roche Ruse) sono un piccolo complesso di torrioni di gneiss, molto panoramici, a Est del Colle della Vaccera (in val Chisone, vicino allo spartiacque con la val Pellice). 
Ottima da fare in autunno e in primavera.

Avvicinamento:
Accesso stradale
1- dalla val Chisone: da Pinerolo raggiungere S. Germano Chisone e proseguire per Pramollo. Oltrepassato l'abitato di Ruà prendere il ponte a sx per il Colle Vaccera (cartelli). La strada prosegue asfaltata (ripida ma ben tenuta) fino a poco prima di Sangle (fontana e punto panoramico), quindi prosegue sterrata ma con buon fondo e poco ripida. Seguire la sterrata ignorando due bivi a sx e tenere sempre la dx, raggiunta un'area pic-nic la strada diventa leggermente più ripida e con qualche canalina profonda. Proseguire fino al tornante verso dx a q. 1380m (circa 20km da Pinerolo, di cui 4.2km sterrati).

2 - dalla val Pellice: raggiungere Luserna S.G. e alla rotonda di Pralafera (prima di Torre) svoltare a dx per il Colle Vaccera (14.3km da Luserna, tutto asfalto). Dal Colle imboccare la strada sterrata che scende nel vallone di Pramollo e seguirla per circa 1km su sterrato fino al tornante q. 1380m (strada più lunga ma più corto il tratto sterrato).

Accesso a piedi:
dal tornante 1380m prendere la traccia (bollo e scritta TcA) in leggera in discesa che attraversa una zona di bosco fitto lungo una strada abbandonata, si raggiunge una traccia proveniente da sx (ometti) e si prosegue nel bosco di faggi (bolli) in leggera salita fino a raggiungere una radura. Prendere il sentiero in discesa a sx (freccia e scritta TcA) e proseguire fino a raggiungere il bellissimo balcone panoramico delle Rocche Rosse della Vaccera, dove termina la via (5 min dal tornante).
Per raggiungere l'attacco ci si cala lungo la via con 5 doppie (bolli di vernice e frecce danno la direzione e suggeriscono dove far passare la corda per evitare spigoli e attriti).

In alternativa, è possibile evitare la 1° e la 4° calata sfruttando una ripida traccia sulla dx: subito prima di raggiungere il punto panoramico (2 bolli su faggio) prendere a dx e scendere fino ad un altro faggio (scritta &quot;discesa a piedi&quot; e bolli). Si scende nel bosco e poi si traversa in orizzontale a sx (bolli) fino all'albero della 2° calata, si effettua sia questa che la 3° calata. Quindi si traversa di nuovo a dx (freccia) e si scende nel bosco passando alla base di L2. Reperita la sosta della 5° calata ci si doppia fino all'attacco della via. (targhetta)

Descrizione:
L1: bella placca compatta verso dx e quindi passo atletico per uscire a sx. 5a, 20m
L2: muro strapiombante a buone prese ma movimenti distanti ed atletici, prima da dx verso sx e quindi dritto (cordone per agevolare un passaggio), breve ripiano e ultimo muretto aggettante ma su ottime prese. 6b, 30m
L3: placchetta iniziale sulla sx e breve tettino facile (poco più di trasferimento). Passi di 4a, 20m
L4: salire facilmente sotto lo spigolo, quindi vincere un primo tetto a sx, traversare a dx e doppiare lo spigolo (sfalsare bene le corde e allungare i rinvii). Seguire un vago diedro più facile fino al tetto finale verso dx (cordone per agevolare il passaggio chiave). 5c e passo di 6b/+ o 5c/A0, 30m
L5: spostarsi a sx, salire un placca-diedro con movimento iniziale delicato, quindi salire in obliquo da dx a sx fino a raggiungere lo spigolo, risalirlo con arrampicata esposta, strapiombante ma su buone prese. 6b, 20m
L6: salire un gradino sopra la sosta da sx a dx per passare un tettino e quindi proseguire su facile placca fino alla panoramica terrazza di vetta. 4c, 15m (diario di “vetta” sulla dx sotto un tettuccio).
Ritorno all’auto in 5min lungo l’itinerario fatto all’andata: occhio all’ultimo bivio con ometti, ricordarsi di andare a sx (freccia).
Storico:
Chiodata dall'alto da A. Corno nel luglio 2025.
Prima salita A. Corno e D. Vianello, 29/07/2025

GIUDIZIO PERSONALE:
Alla scoperta di queste Rocche a noi nuove.
Alla base con opzione 2 : a piedi ed in doppia.
Arrampicata su buona roccia dove i 3 tiri duri , per i ” normali “, sono duri veri.
Sul tetto di L4, senza fettuccia, sarebbe dura anche da azzerare.&amp;#129397;
L5 non di facile lettura.
(sempre per arrampicatori &quot;normali &quot;&amp;#128517; )
Ambiente ameno, soprattutto con i primi colori autunnali.
Un grazie all'apritore per l'intuizione ed il gran lavoro svolto.
Bel posto , merita il giro.
Con super Max , troppo forte!


</description>
      </item>
      <item>
         <title>02/10/2025 - GRAN DUBBIONE GRAN TORRE via LA VOLPE di ESTHER [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7189</link>
         <description>Note:
Via con corto avvicinamento, attrezzata a fix artigianali che a volte si confondono con la roccia, soste collegate con cordoni. Attenzione a qualche scaglia su L2 e L6.
Sufficiente una mezza corda da 60m usata doppia, 10 rinvii, 
Avvicinamento:
Itinerario a 5 minuti dalla strada.
Da Pinasca salire verso il Gran Dubbione. Superare il colle di Serre Marchetto e proseguire in discesa. Superare il bivio sulla dx per Serdivola (cartello), e dopo circa 150m. parcheggiare al termine della discesa, nei pressi di un evidente canalone sovrastato da pareti rocciose (circa 1.7km dal Colle, coordinate 44°58'15.9&quot;N 7°14'54.7&quot;E). Risalire il canalone (grande X e scritta a pennarello nero su palo dove inizia la traccia). Arrivati alle prime rocce che fiancheggiano il canalone non andare a destra (dove c'è una via vecchia) ma continuare lungo il canalone (bollo rosso poco sopra) per una cinquantina di metri, fino a dove si stacca sulla destra un canale secondario. La via attacca sulle belle placche a sx di questo canale (freccia rossa, ometto e scritta alla base).
Descrizione:
L1: 5a con passo singolo di 6b+ o A0, 20m         L1bis: in alternativa è possibile, all’altezza del secondo fix, traversare a sx (fix arancione), seguire delle lame, scavalcare un gradino (fix) e quindi traversare di nuovo a dx a riprendere i fix (allungare le protezioni), 20m, 5a/b
L2: placca e tettino strapiombante, 6a+, 20m
L3: placca e muretto, 5b, 25m
L4: gradoni e placca, 5a, 20m
L5: gradoni e placca, 5a, 25m
L6: placca, tettino e crestina facile, 6a+, 25m

Discesa: in doppia (max 30m) oppure a piedi, in questo caso dalla sosta 6 (freccia blu e poi freccia rossa) tagliare a dx (salendo) su una cengia (bolli rossi) sino ad aggirare uno spigolo. Continuare a scendere verso sx tra due pareti. Quando il pendio diventa ripido attraversare orizzontalmente a dx (bolli e ometti) lungo un canale che porta alla base della via.
Storico
P. Maritano e W. Pons, settembre 2001
Ripulita e risistemata nell'estate 2024

GIUDIZIO PERSONALE:
Arrampicata bella e ben protetta a spit artigianali, ancora più che buoni.
Non sarà un capolavoro ma riempie con soddisfazione una mezza giornata.
Qualche tratto da prestare attenzione con lame che suonano ” vuoto” ma tengono bene e sinceramente abbiamo visto di molto peggio , basta avere mano e piedi leggeri.
Visto la poca frequentazione pensavamo di trovarla molto più sporca.
Roccia con ottimo grip, L2, L3 ed L6 veramente molto belli.
Discesa a piedi ben bollata di rosso, un poco vertical e da prestare attenzione , ma anche questo è il bello della montagna.
Bella mattina con l’amico Max.
Come si dice in questi casi ……peccato sia corta.


</description>
      </item>
      <item>
         <title>21/09/2025 - PRESOLANA ORIENTALE FERRATA DELLA PORTA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7186</link>
         <description>Bella salita lunga ed appagante; soprattutto, se come noi, la effettuate anche in discesa.
Più che una ferrata, è una salita di facile alpinismo facilitata da catene e cavi e nei posti più verticali da vecchie scale.
(ecco perchè l'ho inserita nella sezione roccia)
L’ambiente dolomitico della Presolana fa il resto. Fantastico.
Da non sottovalutare sia per lunghezza che tipo di terreno, anche per alcuni tratti facili ma non protetti da catena.
Bellissima giornata con gli amici Teo, Stefano, Gigi e Fabry.
Consigliata.
Varie relazioni in rete.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>21/09/2025 - Torre del Camp  via diedro Denardin  [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7184</link>
         <description>Ritorno a scrivere dopo un po' di tempo oggi in compagnia dell'ormai mitico Raffaele .. Via come direbbe Grill scorputosa dove in questa parola mix italiano tedesco viene raccontato bene l'andazzo della via..
Sempre abbastanza logica richiede impegno nel mettere le protezioni (5 chiodi in tutta la via) specialmente nei tiri considerati facili. I 2 tiri nel diedro sicuramente valgono la salita e la bella notizia è che hanno messo uno spit di sosta fra i 2 che altrimenti sarebbe su un chiodo e friend del 4.
Il penultimo tiro di VI+ ha un singolo passaggio bulderoso in partenza dalla cengia dove un provvidenziale chiodo in loco può agevolare l'azzeramento.
Via consigliata ad alpinisti navigati che non hanno difficoltà a dover mettere protezioni mobili sul VI grado...
Grazie al Raffa che si è fatto tutti i tiri complicati..
Via 3 stelle su cinque di gradimento 
Accesso fatto da malga Framont in 1h
Discesa segnata abbastanza bene con ometto e bolli rossi (attenzione in caso di nebbia) 1h,45 dalla vetta alla malga
Fatta con Raffa in 7 h ( via non banale)</description>
      </item>
      <item>
         <title>20/09/2025 - Cima di Valbona- Spigolo Gervasutti [ issà ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7188</link>
         <description>partiamo che è ancora buio, percorrendo il sentiero che porta al rifugio Camerini. A circa 2200 mt di altitudine lo abbandoniamo percorrendo il sentiero diretto che ti porta alla base dello spigolo (ometti lungo il tragitto) .
L’attacco avviene per un diedro/canale (II) facilmente individuabile lungo l’avvicinamento (tra i due che si vedono è il più vicino alla base dello spigolo);
il primo tiro sullo spigolo attacca con una paretina verticale di 6-7 mt. che si può risalire o nel diedro a sin. (chiodo in uscita) o lungo la fessura al centro (in entrambi V e buone possibilita’ di proteggersi con friends);

i tiri seguenti portano sulla sommita’ di un primo torrione che poi occorre ridiscendere, disarrampicando con molta attenzione per una decina di mt. (III) sino ad un intaglio, qui e’ possibile anche fare una doppia gia’ attrezzata con 2 chiodi vecchi uniti da cordino un po’nascosti sulla sinistra appena sotto la sommita’,

dall’ intaglio si ricomincia a salire, dapprima su delle placche piu’ facili sulla sin. dello spigolo per poi riportarci  sul filo.

Si prosegue per alcuni tiri divertenti mantenendosi sempre sul filo o appoggiando leggermente sul versante sud, sino alla sommita’ di un altro torrione, da cui bisogna scendere con la doppia nel vuoto.

A questo punto siamo circa a meta’ via e, dopo alcuni tiri piu’ semplici (III) si giunge a quello che e’ sicuramente il tratto piu’ difficile: un traverso di 4-5 mt. ad aggirare sulla sin. un torrione, su una placca liscia proteggibile all’inizio con una fettuccia e al termine con un friend in una fessura verticale, che occorre risalire  sino alla sommita’ (V+); in questo tratto deve fare molta attenzione anche il secondo!.

Dopo un altro tratto di trasferimento si giunge al penultimo tiro che inizia con passo atletico leggermente strapiombante, prosegue su alcune placche liscie ma piuttosto appoggiate e ben proteggibili con friends in fessura (un chiodo inizio placca), e termina con un diedro verticale (IV+ un cordino vecchissimo incastrato in un masso rinviabile nel diedro).

Un ultimo tiro su gradoni ci porta alla sommità dell'anticima meridionale.

Da qui quasi tutto in conserva  seguiamo prima il filo, dapprima dal versante nord poi anche con qualche sbaglio in uscita sullo spigolo che aumenta le difficoltà, su belle cenge su versante sud dello spigolo arrivando alla vera cima di Valbona.
Dopo il cambio di scarpe scendiamo il sentiero, attrezzato di catene nella prima parte, fino al passo di Vazzeda  per poi scendere lungo le facili placche fino al laghetto e da li prendere il sentiero diretto che ci riporta a Chiareggio

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         <title>20/09/2025 - Cima Viola, dalla cresta SW, per il Passo Dosdé [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7185</link>
         <description>Cima già salita con gli sci anni fa, ma questo è stato un viaggio, un'avventura solitaria con Lidia, stavolta col mix bike&amp;hike, anche se con parecchio peso sulla schiena. A q. 2400m leghiamo le bici, in ca. 1h arriviamo alla Capanna Dosdé e poi in mezz'ora all'attacco della cresta. La roccia è buona, addirittura ottima in tanti tratti della cresta. Prima parte facile e divertente, max III°, fino al caratteristico &quot;buco&quot;, dove togliamo la corda. Lo zaino con la picca e i bastoncini crea qualche disagio, ma passiamo bene. Questo e il passaggio che troveremo poco dopo (IV-) saranno i punti più impegnativi. Troviamo sempre i passaggi giusti, a dx... a sx... o sul filo della cresta, con percorso direi intuitivo anche se ovviamente sempre da cercare non essendoci NESSUN riferimento. Sul torrione dell'anticima, vediamo subito il cordino azzurro per la doppia, ma disarrampichiamo 5 m sulla sx e poi, leggermente a dx, troviamo la catena per la calata, più sicura. Alla selletta lasciamo tutto il materiale e in 20' arriviamo in cima, piene di gioia e soddisfazione! Tornate alla selletta, troviamo subito i cordini rosso e giallo per la calata sul ghiacciaio e calziamo i ramponi: i 30m di corda non sono sufficienti per mettere piede sulla neve, ne mancano ancora un paio, visto il periodo. Tribulo non poco, ma i 2m finali di canaletto un po' sfasciumoso appena a dx mi aiutano ad arrivare giù. Con la picca e faccia a monte, scendiamo dal ghiacciaio tenendo infine la dx, fin sulla pietraia. Poco dopo troviamo gli ometti, ma dopo un po' non sono così ben visibili... cercare bene! Finalmente siamo alla capanna; in mezz'ora arriviamo alle e-bike che in meno di 1h ci riportano alla macchina, dopo 10h di tour (chissà senza le bici...), stanchissime ma a dir poco felici!
Partecipanti: Fedora e Lidia.

FOTO 1: Poco dopo l'attacco della cresta.
FOTO 2: Il facile tratto finale, visto dalla selletta dopo la calata di 15m dall'anticima.
FOTO 3: Ultimi metri per Lidia, con in basso, a dx, l'anticima dalla quale siamo scese in doppia. Ben visibile il bel Lago Negro, alla sua sx, mentre, cerchiata in giallo, la Capanna Dosdé.</description>
      </item>
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         <title>20/09/2025 - Pizzo del Salto - Via del Gran diedro [ vale_cividini ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7183</link>
         <description>Un pochino bagnata in questi giorni di zero termico alto era l'ideale. Via che concentra le difficoltà nella parte bassa poi in alto molla un pò con arrampicata più divertente ma sempre Alpinistica.
Altre foto nel mio blog.</description>
      </item>
      <item>
         <title>20/09/2025 - Cima d'Asta Via Giorgio Asnicar  [ vale_cividini ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7182</link>
         <description>In una giornata gelida di Luglio salgo questa bellissima via di Granito rosso ben lavorato insieme a Marco. Spittata si può integrare.
Altre foto nel mio blog</description>
      </item>
      <item>
         <title>18/09/2025 - JODERHORN via ASPETTA.....ASPETTA [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7181</link>
         <description>Note:
La via è stata aperta nel 2024 da F. Iacchini e F. De Carlo.

Avvicinamento:
Tra sali e scendi e sali.....sono circa 200 m. dislivello (30/40 minuti)
Dall'arrivo della Funivia del Monte Moro , breve discesa verso rifugio Oberto e poi salire a dx in direzione dello skilift &quot;San Pietro&quot; , quindi scendere per tracce (ometti) la pietraia verso sx a costeggiare brevemente la parete sud.
(stesso itinerario per lo spigolo sud-est)
Risalire poi brevemente dopo aver superato una placconata con spit nuovi ed una grossa lama staccata, sino ad individuare un grosso ometto addossato alla parete da cui parte l'itinerario.

Descrizione:
L1: 5b+ placca di 30m. circa; salire la placca di alcuni metri (eventualmente integrabile) sino ad un chiodo poco visibile e uno spit subito dopo; di qui piegare a dx seguendo gli spit sino in sosta.
L2: 5b 25m. breve risalto a sx per poi piegare verso dx sino in sosta.
L3: 5b+ 30m. traverso a dx su breve tratto erboso (si individua spit con cordone bianco) di qui placche a dx (molto bello) per poi rientrare a sx sino in sosta.
L4 :6a+ 25m. diritti sino ad un tetto ben chiodato, da affrontare da sx a dx e quindi placca sino in sosta.
L5: 5a 30m. prima a dx e quindi aggirare verso sx sino ad un muretto vinto il quale si raggiunge dopo un breve tratto erboso la sosta.
L6:1-2 50m. per cengia erbosa verso dx (nessuna protezione intermedia).
L7: 5c 42m. salire a dx su placca sino a raggiungere una bellissima fessura che si impenna (spittata ma eventualmente integrabile).
L8:  2-3 50m. traverso facile verso dx con qualche “passetto”.
L9:  1-2 50m. come sopra un pò più facile.
L10:  5a 20m. collegamento allo spigolo e di qui con altri 30 mt più semplici sino in vetta.

Discesa dalla via normale dalla parte opposta per pietraia (ometti) e sentiero.

Giudizio Personale:
Bella salita su roccia super.
Arrampicata sempre divertente in un contesto panoramico con pochi eguali.
L4 sicuramente il più sostenuto ma per noi, la fessura di di L7, è arrampicata tecnica allo stato puro, Bellissima!
Relazione perfetta, abbiamo trovato un chiodo nuovo in L6.
nb.
Alla partenza di L7 , sulla dx circa 15 m. , si vedono su placca, un paio di spit nuovi che non so dire di che via siano.
Meteo top, giornatona col grande amico Max.

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         <title>14/09/2025 - Pizzo della Presolana Centrale, via Hemmental strasse  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7180</link>
         <description>Torniamo ancora in Presolana per ripetere una classica, Hemmental Strasse, che né io né Francesco abbiamo ancora fatto.
All' ultimo si aggiunge anche il Pelo che invece l' ha già fatta poi volte.
Di notte ha piovuto e abbiamo qualche dubbio che asciughi, ma le previsioni danno sereno, quindi vale la pena tentare. 
La roccia è asciutta e c è una sola nuvola in cielo che guarda caso staziona attorno alla Presolana ! Quindi giornata fredda tra le nuvole (chiaramente quando attrezziamo le calate il sole inizia a splendere !)

Anche se la via può sembrare disturbata dall'erba in realtà non lo è: si arrampica su bellissime placche a buchi e conchette fino alla sezione gialla strapiombante che viene aggirata su percorso logico a sinistra .
Nonostante sia una via breve l'arrampicata è fantastica soprattutto su L3 e L4.
L1 ha una partenza difficile; su questa lunghezza c e una sosta intermedia un po' appesa che, avendo abbastanza rinvii o avendo saltato qualche cordone (15 protezioni in totale), consiglio di saltare, fermandosi invece a ulla successiva comoda sosta su cengia .

L'attrezzatura a chiodi e cordoni su clessidre conferma la logicità della via che talvolta si perde nelle vie a spit.
In tutta la sua lunghezza abbiamo contato 4 spit concentrati sull'ultimo tiro, probabilmente a seguito di una riattrezzatura.

Al termine della via siamo saliti per la variante finale dello spigolo longo aggiungendo così una lunghezza: dalla sosta salire il pilastrino a sinistra, rinviare la sosta dello spigolo longo e salire il bellissimo strapiombino a buchi sopra di essa (V+). Poi obliquare a sinistra fino alla sosta a spit e prendere le calate dello spigolo. Da questa sosta noi siamo invece andati a destra per evitare l intasamento e abbiamo fatto una prima calata su clessidrone con cordoni e anello, sulla verticale della gianmauri. Con tre calate da 50 si arriva alla base , la seconda è appesa sul verticale .

Con Fra e Pelo</description>
      </item>
      <item>
         <title>14/09/2025 - Parete Zebrate via del 46 parallelo  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7178</link>
         <description>Via divertente ma un poco unta dai numerosi passaggi. Utili molte fettucce e cordini per collegare le soste. Personalmente usati anche un paio di friends in apposite fessure.
Uscita un poco laboriosa per evitare di scaricare pietre.</description>
      </item>
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         <title>13/09/2025 - Giorno2 dal Pizzo Biorco al Pizzo Porola lungo la grande cresta [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7177</link>
         <description>Sveglia al Rifugio Donati alle alle 6 del 29/08/2025: il letto di nuvole abbondanti è sotto di noi colorato dai riflessi arancioni dell’alba che pennella i batuffoli bianchi: temiamo possano alzarsi e immergerci visto che le previsioni lasciano spazio a questo dubbio. Gli occhi sono attratti dallo spettacolo a sinistra e dall’osservare l’inizio della via: il Biorco, la tonda anticima da raggiungere e il Pizzo degli Uomini che spunta dietro. Lago calmo, in pace con se stesso, e come noi del resto, in questo angolo di Paradiso dove la montagna ci custodisce col suo lato materno. Facciamo colazione, pulizia e bruciamo quattro rifiuti, poi alle 7 ci prepariamo a partire nella luce che scalda. Riscaldamento su pietrame, aggiriamo il lago e cominciamo a salire verso la tonda anticima lasciandoci discosto a destra il vicinissimo Biorco. Zeno mi chiede se ci andiamo ma io mi sento ormai lanciato sul binario che vira a sx ed evitiamo la veloce digressione. Ora si vedono le Punte Gemelle prime cime da affrontare nella nostra traversata mentre volgendoci salutiamo la conca dove oltre al laghetto di reguzzo, è adagiato il Rifugio col suo figlio bivacco, custoditi alle loro spalle dalle vedette Rodes e Santo Stefano. Alle 7.30 Zeno accanto al cumulo di sassi della tonda anticima decide d’imbragarsi mentre io preferisco attendere. Ora si vede bene la cresta di collegamento che segna l’inizio del selvaggio e delle difficoltà tecniche. Terre di nessuno, o meglio, di pochissimi. Sul lato destro salutano i due laghetti del Biorco ingentiliti nel pietrame da qualche residua macchia nevosa. Mi avvio sulla cresta che inizia ad essere irta ed esposta, sfasciumata come da Orobica genesi. La tensione inizia a salire. Da settentrione luce e nebbie in risalita rapida. Seguiamo il filo dove possibile oppure tagliamo appena sotto se è consentito. Non sono i gradi a spaventare ma l’esposizione e la friabilità di appoggi e appigli che vanno sempre testati e tastati. Con sollievo guadagniamo la prima Punta Gemella e la sua comoda sommità (q.2800, h 8). Nella nebbia che sta salendo il profilo a bomba della seconda punta. La solita esile crestina fa da unione e arrampichiamo su roccia migliore( II°) la paretina che raggiunge l’ometto di cima, un quarto d’ora dopo. Zeno mi fa notare il germoglio di lampone che cresce ad altezza insolita, certamente il seme l’ha portato quassù qualche volatile, dice. Penso a come le temperature si stiano alzando anche alle alte quote se un lampone può crescere a quasi tremila metri. Ormai siamo nella nebbia completa e non si vede quasi più nulla: Zeno è avanti 30 metro e scorgo appena la sua sagoma indistinta davanti a quella del pizzo degli Uomini verso il quale ci stiamo dirigendo. Nebbia negli occhi e nella testa. Dubbi. Ora siamo sotto la bellissima e articolata placconata che sale verso la cima…sembra fattibile ma mi sposto sullo spigolo a sinistra che sale elegante con passi continui di II° grado. Salgo sicuro perché il passaggio alla roccia dura e sicura fa ritrovare certezze alpinistiche. Zeno scatta foto bellissime al mio profilo che sale controcielo. Raggiungiamo velocemente la cresta superiore che non si vedeva e la percorriamo senza patemi fino all’ometto di cima dove curiosamente sono state lasciate statuette simil egiziane. Risate e selfie( Pizzo degli Uomini q. 2895, h 9). Da quanto tempo volevo salire quassù..ci avevo provato tanti anni fa anche col piccolo Armin ma un pomeriggio temporalesco aveva frenato i nostri ardori. Facciamo una piccola colazione, davanti a noi torri minacciose e dirupate emergono tenebrose dalle nebbie. Non ho voglia di trovarmi là. Confidiamo in una schiarita. Zeno come al solito imperturbabilmente Zereno. Venti minuti dopo ripartiamo, rocce marce esposte ma gradualmente pare che ci si abitui: i passi non sono mai tecnici ma sempre infidi e pericolosi perché scivolare o restare con an appiglio in mano o un appoggio che prende la via della valle, sono opzioni sconsigliabili. Entri in una bolla e guardi solo il metro che ti circonda per scegliere la strada migliore e meno pericolosa. Zeno raggiunge la prima gobba e poi per altre creste sfasciumate che poi si allargano un poco fino a lasciar intravedere una sorta di anticma.                             La raggiungo, bisogna scendere e traverso delicatamente un tratto marcescente, fotografo Zeno impegnato dopo di me apparire e scomparire nelle pieghe della montagna. Sempre nebbia. Arriviamo al colletto della Bocchetta di Scotes raggiunto dalle catene seminuove che attrezzano la salita da nord. Procura un insolito piacere trovare tracce umane in questo ambiente solitario e il colore delle bandierine che macchia il bianco avvolgente e minaccioso. Regna il silenzio e anche noi parliamo poco presi dalla concentrazione. Ora una bella placca solida sale e percorrendola mi giro a guardare la cresta che abbiamo appena traversato: da brividi! Zeno sale vs la cresta mentre io mi abbasso leggermente per traversare da sotto ma non taglio affatto finendo in una zona molto detritica. Risalgo detritici canaloni e alle 10.30 gli faccio compagnia di fianco alla piccola croce di slavato legno infilata in un cumulo di sassi (Pizzo Scotes, q. 2980). Anche questa cima era nell’elenco dei desiderata orobici e finalmente ci siamo. Fin qua a parte l’esposizione e i tratti marci non abbiamo avuto grossi problemi. Ora inizia il tratto forse più tecnico con la traversata della cresta Sudest dello Scotes e la risalita e calata della Torre omonima. Vedremo….speriamo perché le nuvole tendono a concedere rade e piccole aperture. Dalla nebbia emergono altre torri ma ormai siamo in modalità..via l’una l’altra. Il cielo si apre un poco e intravediamo tratti della cresta Corti e della sottostante e crepacciata Vedretta di Porola. Davanti a noi un dedalo di torri…quale sarà quella di Scotes? Facciamo tante foto di quel poco che si vede e che non regala mai una visione d’assieme. Ripartiamo venti minuti dopo, la cresta è molto sfasciumata ma larga, il Bivacco Corti appare giù in basso nell’orrido e attendo Zeno che completi la scalata dell’ennessima torretta. Scatto foto bellissime e altamente sceniche. Solo lui e il cielo. Gli urlo se ha voglia di ridiscendere e regalarle anche a me. Scendo dall’altra parte della torretta dove nel frattempo Zeno è già arrivato, conclusa la sessione fotografica. Ora si vede a dx quasi bene tutta l’immensa e affascinante Cresta Corti allo Scais che entranbi abbiamo percorso ( lui addirittura in invernale!) e più in basso il verdeggiante bacino di Scais col tetto rosso della Capanna Mambretti. Davanti a noi la placconata della Torre di Scotes e poi un intrigo di punte in successione Cime di Caronno, Lupo e Porola. Alè. Ora si vede e comprendiamo appieno la complessità orografica nella quale siamo immersi. A dx la vedretta del Lupo e il Passo di Coca. Traversiamo e siamo sotto la bella e abbastanza verticale placconata che Zeno affronta direttamente(II°+/III°) mentre io aggiro un poco (II°). Siamo in cima alla Torre di Scotes (q. 2900, h 12.30) felici e un poco intimoriti dalla visione dantesca dell’intrigo di creste, punte, torri e torrette che ci attendono. Foto istruttive del cuore roccioso orobico dove pungono il cielo le Due Cime di Caronno, quella del Lupo, di Porola e un poco distante a sx quella di Scais. Per contorno un’altra sequela infinita e innominata di spuntoni. Bello e incredibile essere qua, sembra di stare in volo su un drone. Iniziamo a scendere, raggiungiamo una zona sfasciumata che precede un salto che proviamo ad evitare vs dx. Zeno si ferma, dice che non è difficile ma molto esposto e friabile. Si in effetti ci sono un paio di metri piuttosto pericolosi e allora torniamo agli sfasciumi dove Zeno inizia a preparare la doppia di calata con le nostre cordine da 30 metri rimaste finora negli zaini. Appronta anche un sistema di sicurezza oltre al cordino attorno al masso e poi mi dà l’ok per calarmi. Quante ne sa, è proprio un alpinista completo. Mi raggiunge alla base del salto, recupera la corda che si è incastrata. Riponiamo le corde e alle 13.20 superato l’ostacolo più duro del nostro cammino, lasciamo la bocchetta alla base della Torre e prendiamo ad avanzare verso la Cima di Caronno dalla cui base ci divide una cresta irta di pinnacoli e di saliscendi fra le varie guglie. Scendiamo abbastanza verticalmente a raggiungerla e arriviamo al secondo dei tre intagli di questo tratto(il primo era quello alla base della Torre di Scotes), serviti sul lato nord da tre distinti e sfasciumati canaloni: il Passaggio di Caronno. Zeno fa una pausa su un lastrone perché è appena caduto pesantemente sulla gamba e ha dolore al muscolo, niente di grave ( Mola mia Leù). Ci confessiamo le reciproche stanchezze: sono 5/6 ore che viaggiamo tesi e sempre concentrati sul percorso che non concede pause riposanti dal punto di vista psicologico. Siamo stanchi di creste…ma ne abbiamo ancora tante davanti! Iniziamo a scalare e disarrampicare le varie torrette di roccia migliore rispetto alle aspettative con le Cime di Caronno che si avvicinano e scrutano curiose i movimenti delle due formichine alle loro pendici. Su e giù su e giù raggiungiamo infine anche l’intaglio più comodo da raggiungere partendo dal Corti, vale a dire la Bocchetta di Caronno (q. 2840, h 14.15). Ora si deve scendere vs sud per aggirare l’imponente parete della Cima Principale di Caronno su quasi traccia e sfasciumi. Zeno mi mostra entusiasta rocce sulle quali sono rimasti incise le ondulazioni sabbiose di antichi mari geologici e troviamo poi un lastrone di parecchi metri quadri. Zeno fa parlare le rocce, essendo geologo. Penso alla sua vocazione, a quando sarà chiamato a trasformare in bellezza i cuori di pietra delle persone che incontrerà. Ne sarà capace senza dubbi. Fotografo incredulo la cresta aerea che abbiamo appena percorso: è così intricata che sembra impossibile esserci passati. Molte volte le visioni piatte e frontali accentuano parecchio le difficoltà immaginabili. Ci godiamo questa traversata in falsopiano finalmente su terreno morbido e senza dover badare con apprensione a dove poggiamo il piede o mettiamo la mano guadagniamo il versante meridionale con le due cime bene in vista e il colletto che le divide. Davanti ai nostri occhi una grande pietraia da risalire per arrivarci. Ma lo spazio azzurro che divide i due blocchi rocciosi è un invito all’azione e riprendiamo la marcia. Il terreno è di grandi pietre e la risalita più agevole e veloce del previsto e diventa addirittura piacevole quando raggiungo una grande e solida placconata che con semplici passi di I° grado in aderenza ci porta quasi al colletto magico. Uno stambecchino dalla cresta ci dà il benvenuto. Lasciamo gli zaini che qui dovremo tornare e affrontiamo gli sfasciumi verso la cima secondaria di Caronno ( h 14.45) con sublime scorcio sullo scotes e la cresta percorsa. Maestosa vista sullo Scais e la Cresta Corti che domina la Vedretta di Porola. Un quarto d’ora dopo siamo nuovamente all’intaglio per attaccare la Cima Principale di Caronno che mostra i denti ela sua verticale ma per fortuna crepata parete d’accesso. Per belle placche fessurate( (II°/II°+) salgo deciso seguito da Zeno e alle 15.15 (q. 2945) ci sediamo a contemplare il panorama e la nostra gioia interiore. Siamo felici e seduti avvolti nel calore delle montagne che ci abbracciano, ci godiamo la pace e il silenzio del momento. Davanti a noi restano solo un anticima, la Cima del lupo e Porola: ce la faremo! Ridiscendiamo sul filo di cresta e un quarto d’ora dopo siamo sull’anticima. Ridiscendiamo di nuovo e davanti a noi si para una sottile cresta di collegamento che poi sale impennandosi verso la Cima del Lupo. Zeno parla di corda e mi fa salire l’ansia: non ho più voglia di difficoltà solo di sedermi a gioire della giornata trascorsa! Raggiungiamo la cresta, la roccia migliore della giornata. L’esposizione resta notevole ma la qualità della roccia è fantastica e le paure si vaporizzano. Momenti sublimi…vedremo poi quando la cresta si raddrizza. Step by step, del resto è tutto il giorno che viaggiamo accompagnati dal ripeterci..lenti ma sicuri. Zeno si mette in posa seduto sulla cresta solida ma affilata poco prima del tratto chiave. Il riposo del guerriero prima della battaglia decisiva. Sembra felice, stanco ma ciò che più conta felice. Alle sue spalle si alza la cresta che punta verso il cielo della Cima del lupo, l’ultimo ostacolo della nostra cavalcata. Ora siam sotto la prua, la Cima del Lupo a meridione sembra una grande vela e noi dovremo risalirne il bordo. A guardar da dove siam arrivati sembra peggio. La roccia, ma si vedeva, rimane fantastica e le placconate sono generose di soluzioni per cui le difficoltà non superano il II° grado. Sublime arrampicare, la tensione svanisce e diventa piacere. Alle 16 siamo in cima (q. 2930) alla cima che più di tutte ambivo, per il suo nome per il suo isolamento, per il suo essere fuori e antisocial, dimenticata. Sono felicissimo, vicino all’emozione …un sogno che diventa realtà aver inanellato insieme ad un ragazzo che adoro e in cui vedo la bellezza delle persone che non raccolgono un fiore per non turbare la bellezza dell’universo. Ci abbracciamo. La grande corsa è finita, ora dovremo solo scender da qua e raggiungere la fine della cresta ma per tracce già percorse e percorsi segnati perfino sulle carte. Scendiamo velocemente alla Bocchetta Settentrionale di Porola da cui la visione sull’arroccata Cima del lupo, è sublime. Siamo tornati sulla carta geografica dopo aver veleggiato tutto il giorno in acque sconosciute, una macchia bianca nel cuore delle Orobie. Piccole esplorazioni del millennio terzo. Nuova linfa nei quadricipiti e ad occhio risaliamo i lastroni verso la campana sommitale che raggiungiamo alle 16.30. Cima Porola q. 2980. Fine. Si sciolgono in silenzio le tensioni accumulate durante la giornata che scorre in un film raccontato non dalle immagini ma dalle emozioni. L’eco del tintinnio della campana risuona nel vuoto e riempie il nulla della nostra mente trasportandoci in dimensioni sconosciute. Ci guardiamo ma nessuno vuol sporcare di parole il momento. Lo sguardo velato plana sull’orizzonte infinito, magneticamente attratto dallo sperone dello Scais. Che potenza, che forza emana..ritorno primitivo si accende il fuoco dentro e senti la voce della Natura. Lo Scotes copre il resto della nostra cresta e solo il Rodes non è nascosto dalla sua mole. Gli occhi cercano nuovi futuri e cerco di vedere la linea per scendere direttamente sulla Vedretta di Porola e poi risalire allo Scais tramite la Cresta nord non ancora percorsa per la via dello spigolo. Vedremo…sembra fattibile…si arriva sopra un salto roccioso e poi tocca deviare a destra per scendere sulla neve…ci sono passato mesi fa ma ero attratto solo dalla Bocchetta meridionale di Porola. Esco dal futuro e ritorno in me..ringrazio Zeno che scrive e fotografiamo il nostro entusiasmo. Continuo ad ammirare la cresta Nord di scais che vorrei salire e a cercar di capire dove siam scesi con Robi al tempo della prima conquista dello Scais..gioventù che non ritorna..entusiasmo che rimane. Ringrazio. Mi confida che ad un certo punto gli si è rotto in mano un appiglio e prima di riequilibrarsi ha avuto paura di precipitare..io gli ricordo quando sotto i suoi occhi ho perso entrambi i piedi scivolati per il cedimento del terreno sul quale erano appoggiati e solo per il fatto di avere le mani ben salde non son svivolato nell’abisso con le pietre rotolanti. Rolling Stones.. e ridiamo. Sono ambienti decisamente pericolosi..non ne esci se non ci sai ridere sopra. Mezz’ora dopo abbandoniamo il nido d’aquila e contrariamente a quanto ci aspettassimo non riusciamo a decifrare la via normale di discesa…direi che anche questa montagna versa in stato di semiabbandono…ometti e tracce un po' ovunque…confusione. Zeno si affida al suo istinto e decide di tagliare direttamente verso il ghiacciaio sottostante. Come al solito anche se con qualche peripezia finale complicata dalle nuvole che son tornate a coprire tutto, atterriamo sulla vedretta alle 18.30. E’ molto sporca e coperta di detrito e abbiamo lasciato a casa apposta i ramponi. Con attenzione la percorriamo in traverso cercando di evitare zone ripide e più scoperte. Vedo Zeno ribaltarsi spesso..va veloce, è meno prudente di me. Forse sono solo più vecchio. Alle 19 arriviamo al Bivacco Corti (q. 2500) dopo che tuoni e qualche goccia d’acqua ci avevano convinto a desistere dal pensiero di scendere fino al Resnati. Decisione saggia e azzeccata perché pochi minuti dopo siamo al riparo sotto una pioggia torrenziale. Siamo stanchi, la temperatura è parecchio scesa e dico a Zeno “ pensa ad esser ora sotto l’acqua fradici” …brrrr al solo pensiero! Le nubi sono scese come una cappa e noi possiamo felicemente pensare a prepararci la cena calda visto che anche qua c’è il gas. Fuori piove forte, il ticchettio dolce e costante come un mantra sul tetto ci ricorda della fortuna che abbiamo nell’essere al riparo. Dopo cena e tisana ci infiliamo sotto il mucchio di coperte. Dopo i canti di Zeno cala il silenzio. Le palpebre cadono pesanti e Morfeo ci accoglie nelle sue braccia. 
Foto1 zeno s’imbraga sulla tonda anticima    Foto 2 torri e torrette dalle parti dello Scotes                                            Foto3 la parte finale della nostra cavalcata da una vecchia pagina del Vangelo di Zeno

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      </item>
      <item>
         <title>07/09/2025 - Cornone di Blumone/Pilastro del lago, Via Sogno di Elena [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=7179</link>
         <description>Itinerario che non impone difficoltà su roccia estreme ma  dal considerevole impegno complessivo.
La nostra è stata di sicuro la prima ripetizione della stagione o forse anche da diverse stagioni considerato che abbiamo dovuto ribattere parecchi chiodi e riattrezzare alcune soste (impressione confermata poi dal rifugista).
Possibile sfruttare alcune soste a fix della vicina via piovra.

Essendo una parete articolata l'esposizione è sempre contenuta. Abbiamo trovato asciutto nonostante le forti piogge dei giorni scorsi .

La via è poco protetta ma qualche chiodo c'è, sicuramente è necessario integrare e portare chiodi e martello vista la scarsa frequentazione.
Il tiro chiave, ossia la fessura alla L4, è il tiro meglio protetto della via e ulteriormente proteggibile.

Descrizione dettagliata dei tiri all'itinerario associato.

Foto al fotoreport.

Con Mirco
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