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      <title>On-Ice Ultimi Report di On Ice</title>
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      <link>http://www.on-ice.it/onice_reports.php?type=0&amp;format=rss</link>
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         <title>19/04/2026 - Monte San Martino 1090 cresta del Geppo o bolli rossi [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7218</link>
         <description>Partiti per salire la Chiappa all'Antimedale, veniamo accolti da ripetute scariche di sassi ( temporale nella notte ), decidiamo che l'avvertimento va accolto anche se con un po di rammarico. Scatta il piano B e decidiamo di salire questo simpatico itinerario che si trova proprio li nelle vicinanze. Salita al confine tra l'escursionismo e la facile arrampicata, ma comunque divertente e da ricercare, una valida alternativa per salire sul San Martino, con bellissime vedute su Lecco la Brianza ed il lago, facendo un po di fiato. Bella escursione con Helene</description>
      </item>
      <item>
         <title>03/05/2026 - Fuorcla RADONT e ROTRHORN Furgga Fluelapass Bassa ENGADINA (VIDEO) [ MONTAGNAVERA ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26041</link>
         <description>Viste le velature in arrivo da Ovest scappiamo il più possibile ad est 
Bel Tour sulle Alpi Orientali che però  andava interpretato al contrario del nostro giro.

Nonostante gli sci pesanti muletto inizialmente miriamo ad una meta comunque molto ambita tanto che ci portiamo anche la bicicletta, ma la valle di avvicinamento è tutta innevata, così proviamo ad arrivarci dalla Fuorcla Radont, ma anche qui troppo lunga, così ritorniamo verso la Raduner Rothorn, che però per la poca neve sul lato sud non permette una comoda ascesa, così decidiamo di concentrarci sulla discesa e ci accontentiamo di una roccia sopra la Rothorn Furgga poco sopra i 2900mt. Così ritorniamo sulla Vedretta del Radont che grazie anche al frigorifero glaciale, ci regala anche bella neve a tratti farinosa. poi ritorniamo sulla via di salita sfruttando le esposizioni N NW che nonostante i 2200mt e le 2 del pomeriggio ci permettono una bellissima sciata fino alla strada. Tendenza ancora un paio di settimane ancora possibile

FOTO
) la bella caverna della Vedretta del Radont 
1) Fuorcla RADONT con vista sul Piz Sarsura
3) piantina in giallo la salita

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         <title>26/04/2026 - Tour del Rutor e Chateau Blanc, dal canale NE con discesa a Planaval [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26040</link>
         <description>Davvero un bel giro ad anello, la val grisanche non si smentisce mai.

Da Bonne si portano gli sci per circa 15 min fino a quota 2000m circa. 
Saliamo in cima dal canale che è molto tritato, essendo la cima parecchio frequentata.
Dalla cima ci abbassiamo leggermente sul ghiacciaio del rutor e in travarso ci portiamo sotto allo Chateau blanc.
Senza arrivare al col de Chateau blanc, raggiungiamo la cresta salendo un pendio ripido di neve e roccette sul suo fianco. Cresta facile ma stranamente non tracciata fino in cima.

Dalla cima ottima sciata su buon firn, soprattutto nei pochi punti ancora non rotti dai passaggi.
A differenza di quanto avevamo letto on rete.abbiamo sciato di piu, fino a quota 1650m sfruttando uno scolo di valanga che porta a 10 min di portage dalla strada .

Infine autostop fini a Bonne.

Con Davide e Elisa</description>
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         <title>03/05/2026 - Cima san giacomo, dai Forni [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26039</link>
         <description>Gita strappata al weekend lungo passato in famiglia. Il meteo un po ballerino limita le scelte possibili.

Allora pensiamo ai forni, a quei canali del san Giacomo che ho guardato diverse volte.

Le condizioni ai forni sono pessime, innevamento da fine primavera (mai visto cosi poca neve). Nemmeno una chiazza di neve fino all altezza del branca e innevamento non continuo ancora per un bel pezzo ! 

Nel nostro caso si spalla per circa 15/20 min, perche stando alti sui pendii a destra della diga si beccano delle lingue di neve . Saliamo dal vallone delle 100 curve per valutarne le condizioni, che non ci convincono.
Rigola e resti di valanga nella parte bassa buona la parte centrale e crosta nella parte alta.
Al colle tra cima Cerena e san Giacomo mettiamo gli sci in spalla e con picca e ramponi percorriamo la cresta, a tratti aerea.
Arrivati in cima valutiamo il da farsi e alla fine preferiamo scendere dalla normale (devo dire su ottimo firn).

Chiudo cosi la stagione, povera di neve e di gite di vero interesse.

Con Elisa </description>
      </item>
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         <title>02/05/2026 - Pizzo Suretta, dal passo dello Spluga, da O per il Surettajoch e la cresta NNE [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26038</link>
         <description>Ponte del 1° maggio a Campodolcino, approfitto per questa breve ma appagante gita al Suretta, salita nel 2018 con gli sci.
Oggi invece la percorro a piedi (ramponi), mentre i soci con gli sci.

Primi 180m di disl lungo il sentiero senza neve; poi nei pressi del lago inizia la neve, molto dura (rampanti e ramponi obbligatori). Tratti ripidi si alternano a brevissimi pianori, fino al Surettajoch (deposito sci). Sul versante opposto (est) la neve ha già mollato parecchio, ma la salita alla vetta è già tracciata. Con picca e ramponi, percorriamo il traverso e poi su dritti verso la cima dal ripido pendio, tutta per noi. Con un po' di attenzione per la neve molle, torniamo al passo. I miei soci si godono la bellissima neve che si è mantenuta perfetta grazie all'esposizione NW; e anche io scendo benissimo con i ramponi. Solo al lago inizio un po' a sfondare, ma ormai la neve è finita. Solo noi sul percorso e altri 2 scesi 1h prima; tante macchine invece parcheggiate per il Tambò.
Non credo valga più la pena salirla con gli sci, vista la mancanza di neve nei primi 200m, per fare 500m di discesa... Condizioni dei primi di giugno!
Partecipanti: Fedora, Fabio C. e Zamma.

FOTO 1: Al Surettajoch; ci spostiamo sul versante E.
FOTO 2: Il ripido tratto finale che porta direttamente in vetta.
FOTO 3: Neve rimasta perfetta in discesa.</description>
      </item>
      <item>
         <title>02/05/2026 - Cima di Castello 3378m , canale Sud [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8391</link>
         <description>Passare 2 giorni fotonici in totale solitudine, mentre la Val di Mello veniva presa d'assalto dall'overtourism non ha prezzo. Escursione in ambiente eccezionale circondati , anzi immersi nei giganti della val di Zocca, raggiunto il punto culminante del gruppo Masino Bregaglia. Condizioni dell'itinerario eccezionali, neve portante su tutto il percorso con un leggero remollo verso le 2 del pomeriggio. Canale di salita al Bocchetto Baroni, interamente nevoso, anche se in neve molto dura da punte dei ramponi, comunque piacevole e date le temperature molto basse senza pericoli oggettivi di rilievo. Lunga e a tratti ancora ripida la salita alla cima, anche qui neve molto compatta, indispensabili i ramponi. Arrivo in vetta accolti dalla madonnina e da un caldo sole ristoratore, senza una bava di vento. Panorama mozzafiato. Ora inizia la discesa la parte più delicata e difficile dell'intero giro. Si raggiunge senza grandi problemi il colle di quota 2973m ( come indicato nella foto ), da qui la musica cambia radicalmente, la discesa già esposta e su terreno infido in estate, si complica con la presenza di neve nei canalini e sulle cenge, richiedendo una progressione molto cauta ( usate 3 viti da ghiaccio e svariati friends per cercare una minima sicura ). Direi che il grado complessivo dell'intera gita è dato principalmente da questo tratto di discesa. Meritato riposo di un paio d'ore al rifugio, poi discesa infinita su San Martino, con cena ( meritatissima al Gatto Rosso ). Grande 2 giorni con una sempre più tosta Helene.</description>
      </item>
      <item>
         <title>03/05/2026 - VIDEO * Attacco Canale Lupo - Campelli [ Giulilov ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26037</link>
         <description>SALUTO ALLA NEVE DEI CAMPELLI
Quest'anno è veramente magra. Poca neve e pure ghiacciata. Bastano due curve per dare colore alla bella giornata e alla meraviglia dei Campelli. Un saluto a Silvio e a tutta la ciurma del Bagozza.
VIDEO
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      </item>
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         <title>02/05/2026 - Cima Piazzi [ fabio62 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26036</link>
         <description>Gli unici pirla checsono partiti da presedont siamo stati noi, tutti gli altri saliti a boron ma non so se hanko preso la multa.
Portage 350 m dislivello e 4 km.
Il canale della val lia tutto duro quindi rampanti molto utili o ppure a piedi che è  forse meglio.
Fuori dal canale traccia eccellente su neve morbida fino a 10m dalla croce.
In discesa si parte dalla cima in massima pendenza con neve farinosa da libidine, sotto firn da sballo fino alla fine della neve a quota 2100.
Che dire....gita strepitosa con pendenze importanti in alto e nel canale della val lia ma dell ambiente glaciale di 20 anni fa non è rimasto più nulla purtroppo quindi anche la difficoltà OSA è un poco esagerata, almeno con queste strepitose condizioni.
Oggi Io Anna Susanna e marito, Mario Angelo Bruno Stefano e Flavio oltre ad altri 20 che hanno goduto di una giornata fantastica!!!!!</description>
      </item>
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         <title>01/05/2026 - TRE DENTI CUMIANA - LA PRUA via FAR WEST EXPERIENCE [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7217</link>
         <description>Bella arrampicata su roccia ottima.
Protezioni perfette , non serve integrare. 
Anche se corta salita di soddisfazione con alcuni tratti non banali.
Avvicinamento che scalda il motore.
Con l'amico Max , super come sempre. 
Tornati dopo qualche anno in zona, posto bello come lo ricodavo. 
Relazione ottima su Gulliver. </description>
      </item>
      <item>
         <title>02/05/2026 - PIGNE D'AROLLA [ flavio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26035</link>
         <description>PIGNE D'AROLLA (3.798 slm, BSA)- Questa è stata davvero la più bella. Forse di un'intera &quot;carriera&quot; di skialper. Dormito venerdì sera ad Evolene, in CH, ieri mattina siamo partiti da Arolla (1.900 slm) alle 6 del mattino, dopo la solita sveglia alle 4,30. Saliti al Pas de Chevres (2880 slm) - sci dall'auto - ci siamo calati su scale e cavi d'acciaio per circa 150 metri fino al pianoro innevato che sta sotto la Cabane de Dix (2.928 slm), dove Fabrizio ed io già transitammo in gara durante la PDG del 2022. Da lì, direzione nord transitando sotto l'impressionante parete del Mont Blanc de Cheilon, poi il Mur de la Serpentine (35 gradi) su un ghiacciaio da mille e una notte, con dietro il Gran Combin, Velan e Bianco, a est Matterhorn, Dent d'Herens, Granpa, Rutor, Chaeteau Blanc, e chi più ne ha ne metta, davanti, Mont Collon, Dent Blanche, le cime del Rosa, lo Stralhorn, lil Rinpfishorn, l'Alphubel, dietro i 4.000 dell'Altesh, insomma il più bel belverede delle Alpi, con sotto l'infinito Ghiacciaio di Otemma dove stransita l'haute route più famosa del mondo. 
Pervenuti in vetta, con un cielo senza una nuvola, sciatona infinita in direzione est su firn transitando dove qualche anno fa si è consumata una delle tragedie più drammatiche ed assurde delle Alpi, a pochi metri da Cabanne des Vignettes, quando morirono in tanti colti dalla bufera. 
Poi ancora sciata fantasmagorica, orgasmica direi, su velluto bianco fino all'auto, per chiudere alle 14,30 un anellone  da quasi 20 km per 1900 metri di dislivello positivo, dopo un po' di ravanage per superare un torrente gonfio. 
Che dire? Che la stagione sta finendo, le condizioni delle Alpi sono da inizio giugno. Che era una gita che avevo nel mirino da oltre trent'anni, uno splendido fiore colto nel momento in cui era nel suo maggior splendore. E con una sorta di dream team composto da Fabrizio Cappa, Gianmaria Strinati, Davide Cigalini e  Kicco Fornara, fortissimo mountabiker e skialper che svolge la professione di ingegnere a Zermatt e che ci ha guidato.
Se fosse vero ciò che affermava Nietzche, &quot;Difronte alla bellezza il mondo commosso s'inchina&quot;, ieri, anziché con gli sci, avremmo dovuto compiere l'intero anello a gattoni.
#skitrabber #TutteLeSaliteDelMondoSole24Ore #kreuzspitze</description>
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         <title>01/05/2026 - Breithorn (del Sempione) [ mauroedani ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26034</link>
         <description>Scarso rigelo notturno alla partenza, più consistente in quota, infatti anche in discesa, verso le 12,  la neve si è mantenuta dura, granulosa, ben sciabile. In basso invece, dalla zona del traverso in giù molliccia ma con sci larghi (90) si scende bene ugualmente. Spalleggio di un 10' circa. Nessun problema in salita al famigerato traverso, la neve era piuttosto morbida.</description>
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         <title>01/05/2026 - Settore Trapezio / Via Pinamonti e Cappuccio del fungo [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7216</link>
         <description>Chiodatura sufficente, quialche cordone un poco usurato da integrare.
Se si sale tutta senza alternare i tiri prevedere almento 15 rinvii.
Prima arrampicata della stagione, via divertente con un tiro non banale.</description>
      </item>
      <item>
         <title>27/04/2026 - BREITHORN dal Sempione [ CLACRE ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26033</link>
         <description>Partiti dal passo alle h. 7:35 T. 5°C , risalito il primo pendio fino alla croce, poi il traverso risulta ben innevato ma molto indurito e quasi ghiacciato con tracce di difficile scorrevolezza ( anche con i rampanti la tenuta sul laterale risulta molto critica). Successivamente abbiamo seguito la traccia senza paerticolari difficoltà ma io mi sono fermato a 140 m dal colle, mentre il socio ha raggiunto la cima in 4h 45' . Discesa in ottime condizioni con un manto ben trasformato portante e poche incisioni dei passaggi precdenti. A 2200 m prima del traverso si  è costretti a seguire il canale sopra di esso con neve che il sole non ha smollato risutando molto dura e granulosa. Superato il traverso seguendo la traccia bassa abbiamo percorso l'ultimo pendio in vista dell'ospizio stando al centro con neve rammolita ma al punto giusto arrivando a 50 m dal parcheggio. Viste le temperature previste devo dire unaa bella sciata forse la migliore della stagione.</description>
      </item>
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         <title>26/04/2026 - GEMSSTOCK 2962 Andermatt Anello Sonnepiste Gletschrabfahrt (VIDEO)  [ MONTAGNAVERA ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26032</link>
         <description>Per il Ponte del 25 Aprile cercavamo una meta con buona neve ed ottime pendenze visto il grado debole, ma possibilmente senza gente come al precedente Monte di Foscagno. Così pensiamo all'anello del Pazolastock visto che aprono l'Oberalpass. La sera guardo la web cam notturna del Gutsch 2300mt, ma vedo che il Pazolastock e' povero di neve specie nella parte alta con passaggi dubbi su forti pendenze, ma l'occhio mi va sul vicino Gemsstock dove individuo anche la striscia di neve artificiale fino al parcheggio della funivia. Certo per le nostre abitudini ed attrezzature pesanti sono quasi 1600mt, ma i -3 mattutini di Andermatt ci fanno ben sperare. Partiamo senza rampa, ma dobbiamo presto montarli, ed i vari sforzi mi contribuiscono a farmi ritrovare a 1800mt con il puntale dell'attacco dissaldato ed attaccato per una minuscola vite. Tre giri di nastro americano e riparto ma per non compromettere del tutto l'attacco mi faccio oltre la metà con gli sci in mano specie nei traversi e nei punti più ripidi, per fortua la Sonnepiste è ancora perfettamente fresata e questo mi aiuta molto, salvo ritrovarmi a dover scendere per agirare il teli geotessili, Gli ultimi metri per la vetta li fa solo Claudio in quanto io avverto dei forti crampi agli aduttori che mi rendono impossibile proseguire sui ripidi teli.

Panorama comunque stratosferico a 360 praticamente su tutto l'Arco Alpino

Discesa tra le 13,00  e le 14,00 su neve nei primi 100mt un po' rovinata dal gatto delle nevi poi bellissima trasformata ovunque portante fino a valle  anche se il vero Firn non si è ancora formato, in basso dobbiamo stare attenti allo spostamento delle rane verso gli specchi d'acqua.
Parcheggio 10 Franchi con Easy Park, tendenza salvo qualche breve togli metti credo fattibile fino al ponte del Primo maggio

FOTO
1) ultimo strappo verso i 2900mt con Sustenhorn Fleckistock 
2) verso la vetta sotto i teli geotessili
3) Salendo all'Oberalp

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         <title>26/04/2026 - Petit Combin e Combin de Corbassiere [ luisab ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26031</link>
         <description>Ultima uscita del corso SA2 della Scuola Orobica E.Ronzoni. Partiti sci ai piedi da Fionnay, un paio di tratti a piedi, fino alla Cabane de Panossiere. Il secondo giorno ottimo rigelo, ghiacciaio in ottime condizioni,  salita non difficile al Col de Corbassiere, anche fattibile  con sci ai piedi, poi Perit Combin e Combin de Corbassiere, in ottime condizioni, ultimi 50 m con ramponi e picca per il Corbassiere. Discesa su ottimo firn, fin sotto al rifugio. Da lì,  seguito il fondovalle, sempre su ottimo fin e qualche toboga, fino a quota 1800,per poi risalire mezz'oretta su sentiero , circa 200 m. Scesi poi nel bosco fino a Fionnay. Gita spaziale, tutti gli allievi in vetta, in un ambiente  grandioso.</description>
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         <title>28/04/2026 - Sass del Mel [ oscarrampica ]</title>
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         <description>Luca mi contatta tramite wapp per via del Viaz dei Camorz e dei Camorzieri che gli piacerebbe fare. Facciamo un poco di amicizia telefonica, gli do la mia disponibilità e poi cominciamo a cercare d’incontrarci per un’uscita esplorativa. Lui può solo di sabato e allora passa un poco di tempo prima che ne abbia io uno libero. Lui mi parla del Sass de Mel e io gli parlo del Pulpito della Pala Bassa. Alla fine m’intriga il Sass de Mel così repulsivo, così poco frequentato, così fuori moda, così misterioso e poco relazionato e definito un poco per folli dalle poche relazioni trovate su pochi libri. Vietato sbagliare è la sintesi condivisa. E così terminata attorno alle 20 una consultazione familiare con P&amp;C, e cenato velocemente, saluto casa e amici e alle 21 m’infilo in macchina direzione Belluno, park di Case Bortot (q.700) dove arrivo poco dopo mezzanotte. Non ho voglia di cercare un posto nel bosco per così poche ore di sonno e mi stendo nel posteriore della Punto con sacco a pelo, cuscino e cell. puntato alle 5. Mi svegli poco prima del timer un’auto che parcheggia a fianco della mia. Mi alzo, arriva Luca mentre sto completando la preparazione che interrompo per la presentazione e alle 5.30 del 25 04 2026 muoviamo i primi passi alla luce delle frontali in direzione del Rif. VII° Alpini. Rischiara rapidamente e la prima immagine che il giorno ci regala, sono le Pale del balcon e lo schiara, che si tingon di rosa. Il dito della Gusela, come suo solito, indica il cielo. Passiamo da un rudere e poco dopo Luca mi propone il taglio nel bosco per evitare di passare dal rifugio e guadagnar tempo. Cambio di pendenza importante, un vero e proprio sentiero da trail che zigzaga ripido e rapido nel bosco. Mi accorgo allora della grande preparazione e forza di Luca che inizia inesorabilmente a staccarmi nonostante si sia accollato lui il peso della corda da 60 metri: ma si sapeva! Lui in piena forma, io solo in ripresa e con vent’anni di più! Salgo del mio passo vedendolo sempre avanti me fermo ad aspettarmi e poi ripartire. Alle 7 in una radura del bosco, vediamo appollaiata sotto un masso Casera Medassa,  fianchi in pietra e tetto in lamiera. Un cartello indica Forcella Pis Pilon e poco sopra da Est un raggio di luce si fa spazio fra le ombre che coprono ancora il Serva. Rientriamo in un bel bosco di larici per essere poi anche noi inondati a tratti di luce solare che ci dà il buongiorno filtrando a sprazzi fra i rami. Continuiamo a salire fra bei prati sotto belle formazioni rocciose che mi ricordano la vicina Torre di Pescors che sta dall’altra parte della Forcella Caneva fin quando appare la nostra montagna; severa, in ombra solo lambita nei suoi fianchi est da scie luminose. Alle nostre spalle invece il Terne e la sua cresta nord che mi piacerebbe percorrere al ritorno. Per bei prati dalle tinte ancora giallastre dell’autunno passiamo sotto una bella torre e continuiamo a traversare per begli avvallamenti in direzione del sass de Mel, ormai padrone completo e magnetico della scena. Passiamo sotto e facciamo due passi in più per affacciarci da F.lla Pis Pilon vs il VII°                 ( q.1730, h 7.50). Gusela di inaudita bellezza e sole che spunta oltre Cima Tanzon proprio a fianco del Sass ci regalano momenti di magia alpina. Riprendiamo a traversare e poi a salire in direzione di F.lla Caneva. Mentre stiamo attaversando una zona in ombra chiazzata di neve, siamo attirati da una fuga dirompente di camosci lungo una cengia erbosa del Sass de mel. E’ incredibile vedere la loro folle corsa orizzontale su pareti che sembrano quantomeno verticali: un branco enorme di almeno venti esemplari che si danno alla pazza fuga o gioia. Traversiamo in diagonale un tratto nevoso e duro e poi guadagniamo l’ultimo strappo in direzione dell’agognata forcella dove con curiosità attendiamo di scoprire cosa ci attende. La nostra montagna ha assunto l’aspetto sinistro e scuro di una prua e si staglia contro il cielo azzurroblu del mattino. Alle nostre spalle come fiamme al cielo le punte di Tiron Sabioi e Pinei, ricordano i fasti passati del Viaz e forse quelli a venire. Alle 8.30 raggiungiamo Forcella Caneva, q.ta 1850 e gettiamo lo sguardo oltre vs i monti del friuli con il Col Nudo a farla da padrone, ma si notano anche il celeberrimo Monte Toc e le cime di Vieres di Veraniana memoria. Mi siedo a riposare e cercare nel cibo un poco di ricarica mentre l’instancabile Luca muove passi vs la paretina di attacco. Lo vedo risalire lo zoccolo e poi iniziare a traversare l’esposta cengia con passo sicuro, rassicurandomi che c’è spazio. Si ferma solo sotto il muretto di attacco dicendomi che non gli sembra così ostico…poi ritorna alla base anche lui per rimpinzarsi di cioccolata. Alle 9 attacchiamo la paretina ormai ben studiata e mi trovo davanti. Non abbiamo calzato i ramponcini e neanche brandiamo le picche. Lo zoccolo è semplice: una decina di metri di prato che s’inclina per diventare di zolle e roccette e che portano alla decina di metri di cengia orizzontale dello stesso terreno, vale a dire un misto di zolle erbose e roccette. Il passo è sempre sicuro e riparato, solo che spostandosi verso destra ci si espone al salto di una decina di metri sottostante.                                                          Anche il muretto lo trovo più semplice di quanto temevo e in pochi passi decisi lo supero. Sono circa 5 metri, abbastanza appoggiati ma bisogna controllare bene la tenuta delle zolle o degli appoggi erbosi/terrosi o quello delle rocce su cui ci si traziona. Il punto è che volare qua non garantirebbe di riuscire ad evitare di precipitare nel baratro che si apre circa un paio di metri dietro. Insomma è abbastanza facile, mas si sale un poco con la strizza al culo. Psicologico, non tecnico. Comunque è fatta, siamo fuori entrambi e pochi metri dopo sulla paretina di destra noto un cordino con anello di calata. Inizia un canalone erboso ripido, delimitato da una costola rocciosa a destra e che comunque sale a gradoni erbosi. Metto il turbo per essere il più dinamico possibile e non perdere energia da un passo in spinta all’altro e mi fermo solo quasi al suo termine quando noto una grossa clessidra che decido di armare per la calata in doppia quando scenderemo. Scatto una bella foto a Luca che sale e sorride, visto che è la prima volta nella giornata in cui me lo trovo dietro. Ci fermiamo alla clessidra e dato che la corda sfrega, perdiamo un poco di tempo ma decidiamo di metterci cordino e moschettone e lasciarli per le future ripetizioni. Il canalone ora devia vs sx abbandonando la costola rocciosa e sale ancora per circa una decina di metri. Dal suo culmine alle 9.45 fotografo la corda rossa da 60 metri che scende e che ci servirà anche da riferimento. Ora un pendio erboso si apre davanti a noi e iniziamo a salirlo in diagonale vs sinistra, poi chiamo luca per sapere se ha idea di quale fra le due punte sia quella giusta e mi risponde che è quella di destra dopo aver consultato l’app. Spinge Luca e io lo seguo su questi prati ripidi che richiedono attenzione sulle parti erbose e passaggi di placca su quelli rocciosi. Ma sono difficoltà che sappiamo gestire bene e saliamo rapidi e decisi. Siamo in cima alle 10 (q.2075) e ci abbracciamo felici. Dopo la tensione del salire e le paure che le avevano precedute, ora ci rilassiamo in questo sereno angolo paradisiaco. Anche la cresta affilata, non è tale, permette invece agio e tranquillità anche se sul versante opposto a quello di salita, in effetti precipita verticale. Il mondo ruota attorno a noi ne siamo il centro immobile. Terne, le creste del Viaz e dietro Pizzocco, il lontano Pavione e poi la triade Sass de Mura, Piz de Mez e Sagron, per poi passare ai vicini Burel, Pale del Balcon, Schiara e Pelf che ci copre proprio le spalle con la sua mole immensa. Alla sua sinistra il gruppo del Bosconero, i vicini Zimon de Cajada e Cima dell’Albero che anticipano il gruppo del Duranno e il Col Nudo. E poi la Torre di percors cge svetta solitaria sotto di noi e il Serva dietro al quale si apre la Val Belluna. Chiacchieriamo e poi guardo e sogno di avere la forza di scendere e risalire fino a F.lla Mompiana per fare il Tiron e magari poi tornare a Case Bortot attraverso la cresta nord del Terne che abbiamo proprio davanti al naso. Vedremo poi. Alle 10.30 iniziamo a scendere e alle 11.15 dopo qualche incertezza di percorso (prestare attenzione perché non c’è nessun ometto o segno e dall’alto sembra tutto uguale) siamo alla clessidra attrezzata. Più esperto di manovre di corda, facciamo un veloce ripasso e dopo aver predisposto Luca per la calata in doppia, inizio a calarmi agevolmente e allegramente cercando di no pesare troppo sulla corda vista la clessidra dall’apparenza solida ma certo non indistruttibile. La corda finisce e non sono arrivato a fine canalone. Comunico a Luca di calarsi e poi vedremo il da farsi. Mi raggiunge e lo assicuro ad un cordino messo attorno ad uno spuntone e dal quale mi calo alla sosta che dovrebbe essere sotto di una decina di metri con l’intenzione poi una volta raggiuntala di recuperarlo con la corda. Mi calo ma quando arrivo sopra al saltino, non lo riconosco perché non vedo più la sosta e non capisco il perché. Mi distraggono le voci di alcuni alpinisti che arrivano dalla mia destra…come mai salgono di la? ..sto sbagliando io?...sono dietro una costola rocciosa e non riesco a parlarci. Non so cosa fare e decido di aspettare che arrivino. Sbucano alla mia altezza, il primo di loro mi dice che stanno salendo da relazione e che non devo scendere per dove sto andando io. Non capisco più niente e luca mi invita a scendere da dove son saliti loro (ma mi han detto che ci vorrebbe un cordone grande per attrezzare una doppia sopra uno spuntone!). Non mi va di lasciare la mia fettuccia e poi noi non siam saliti di la! Decido di traversare fino ad un alberello per fare una sosta come si deve e poi da la in tutta sicurezza provare a capire la situazione che trovo inspiegabile. Cioè sono certo di essere giusto..ma non capisco dove possa essere sparita la sosta che ho visto salendo. Mentre vado all’alberello, vedo la sosta, più laterale e piccola di come la ricordavo…e decido di raggiungerla. Col senno di poi avrei dovuto calarmi fino alla base del muretto e lì aspettare la discesa di Luca. Invece mi assicuro, recupero Luca e lo daccio scendere alla base del muretto e poi a mia volta mi calo in doppia da lui.   
Alla base del muretto c’è abbastanza spazio (anche se la vista dall’alto del vuoto alle spalle fa parecchia impressione…) e quindi ci sleghiamo, riponiamo la corda nello zaino di Luca e tranquilli e sicuri ripercorriamo l’esposta ma sufficientemente ampia cengia che conduce allo zoccolo e poi scivolo erboso che ci deposita al porto sicuro di F.lla Caneva (h 12.30). Fotografo dall’alto lo scivolo erboso, veramente felice di essere fra poco con i piedi su terreno orizzontale! Ci abbracciamo nuovamente, ora è veramente fatta. Abbiamo perso un po' di tempo ma l’importante è stato aver fatto tutto in sicurezza. Facciamo pranzo e studiamo la nostra e la via di salita dell’altro gruppo che sono saliti per una costola rocciosa più marcata a sinistra e poi hanno traversato per cengia più semplice fino a sopra il nostro muretto. Due linee simili credo come difficoltà. Forse più esposta la nostra e più tecnica la loro ma su roccia più solida. Alle 13 salutiamo il Sass che ora levigato di sole sembra più mansueto  e ci caliamo vs F.lla Pis Pilon dove decidiamo per cambiar giro di calarci nel versante del Rif. VII° Alpini, nonostante il canalone sia a nord. Ma vista l’ora tarda la neve ha smollato e con divertentui sciate, perdiamo rapidamente quota fino ad arrivare ad un bel sentierino aereo che a tornanti e con fantastiche visioni sui Pinei che ci stanno proprio di fronte, ci conduce al Rifugio (h 13.45, q. 1550). Fiori, gente stesa sui prati a prendere il sole…che contrasto rispetto alle durezze alpine e alla solitudine che abbiamo vissuto fino a pochi minuti fa. Poi entriamo nella valle dell’Ardo, raggiungendone il greto e le forre, in una sequenza bellissima e incredibile di polle smeraldine dalle tonalità più chiare a quelle più intense del verde. Che spettacolo…mi viene alla mente quando passando di qua da giovane sognai di scendere lungo il corso dell’acqua per visitare tutte le piscine naturali incontaminate. Poi inizia a farmi male lo scarpone destro, inizio ad aver caldo e sonno e a sentirmi uno straccio. Per questa è provvidenziale la sosta con bagno ai piedi e grandi bevute al Ponte Mariano ( h 14.30, q.ta 690). Ripartiamo come nuovi ma so che è uno specchietto per le allodole e cmq dico lo stesso a Luca di consutare l’app per vedere se troviamo il sentiero che risale a Casera dei Pez e poi al Col Foruncol e poi eventualmente decidere di proseguire per Forcella Mompiana. La deviazione (h 15.15) è evidente e parte un vero sentiero (forse ci siam passati al buio per non averlo visto stamattina…). Non faccio in tempo a pensare se ho voglia e forze per risalire ancora che Luca è già alto…e allora via dietro alla sua motoretta che imperterrita sale sgasando nonostante il peso della corda sulle spalle. Bel boschetto, salita leggera che riconcilia con il mondo della montagna, fino a quando lo strappetto finale fa urlare di protesta tutti i miei muscoli non ancora allenati a sufficienza dopo un inverno in letargo. Venti minuto dopo il bivio siamo nella bella radura verdeggiante dove è stata costruita con legno e pietre la bella casera e un quarto d’ora dopo premiati i nostri ultimi sforzi nel raggiungere l’ameno Col Forongol (q.1040). Qualche minuto prima si sarebbe potuto al bivio svoltare a destra vs la Forcella lui non aveva tempo e io le forze. Decidiamo allora di salire sul piccolo crinale e di fare una piccola pausa prima dell’ultimo tratto di discesa. L’idea è di Luca e lo prendo in giro perché mi ci vorra’ un quarto d’ora per fare quei 5 metri di dislivello: dall’altra parte si apre un inaspettato dirupo e la vista spazia libera su tutte le montagne di buona parte della nostra giornata: che regalo inaspettato e magnifico, che pulpito incredibilmente panoramico. E così mentre mangiamo e beviamo con gli occhi che si riempiono di Schaira Pelf e Sass de Mel passiamo un quarto d’ora di assoluto relax e benessere. Alle 16.30 siamo nuovamente al Park di Case Bortot, dove ci salutiamo. Sono cotto e dopo essermi cambiato, capisco che per riuscire a tornare a casa devo ricaricare le batterie e allora decido per un mega gelato e poi bottiglione di coca contro il sonno. Passo da Bolzano Bellunese e resisto alla tentazione di passare a salutare il Mot (il mio testimone di nozze) perché ci son appena passato 15 giorni fa. Scendo vs Belluno e alla prima gelateria mi fermo: incredibile, vedo Miriam su una panchina con il figlio a cui mi avvicino per chiedere i soldi per un gelato proprio mentre esce il Mot che mi apostrofa dicendomi: glielo do io il gelato. Ci facciamo quattro risate e poi passiamo un poco di tempo insieme a chiaccherare, prima di andare chissà perché alla sera che passai a casa sua con Nicola in procinto di partire per il Viaz.                La sera festeggiammo con Marta e un’altra ragazza di cui non ricordavo il nome e che mi dice essere morta per problemi con l’alcool, bruciandosi accidentalmente viva. Che storie, ciao Gigia..peccato!                                                 Foto1 in salita vs il Sass de Mel  Foto2  Luca sulla cengia dopo la calata                                                                                    Foto 3  la parete d’attacco con la nostra linea in rosso e in viola quella dell’altro gruppo
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      </item>
      <item>
         <title>28/04/2026 - breithorn +boshorn [ offtrack 65 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26030</link>
         <description>25/26 aprile al passo del Sempione week end fantastico salita al breithorn sabato  un buon rigelo salita super affollata  arrivato in vetta stupenda discesa verso est su Ottimo firn ripellata e giù fino al paravalanghe domenica boschorn partenza ai primi prati arriviamo al deposito sci  ma rinunciamo alla vetta per il troppo affollamento buona discesa leggermente marcia sul finale 2 giorni da incorniciare parte costa Niko gpaolo Andrea fabio mari e Giorgio </description>
      </item>
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         <title>26/04/2026 - VIDEO * Cantiere - PRESENA [ Giulilov ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26029</link>
         <description>BELLA SCIATA
Si portano gli sci fino alla fine della strada - Bisogna guadare il torrente (stare sulla sx) .. Da li in avanti neve stupenda. Salendo ghiacciata. Discesa verso le 11.30 su neve stupenda.
VIDEO
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         <title>27/04/2026 - Breithorn  [ Minali Pietro ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26028</link>
         <description>Partenza ore 10 dal colle del ventina sotto il rifugio delle guide. Ogni anno il colle perde metri di ghiaccio. Incredibile ma vero ! Risaliamo le piste e le abbandoniamo per il Ventina che porta  verso la gobba di Rollin senza raggiungerla ma abbandonandola a dx per scendere al colle che conduce al Breithorn. Crepaccia terminale sotto le roccie a 4000 m. ancora ben chiusa. Percorriamo il diagonale che porta sulla cresta ovest e risaliamo fino in vetta con la dovuta calma sci ai piedi. Discesa in neve traformata e sciabilissima, stupenda, poi raggiunte le piste giù fino a Cervinia (sci d'acqua che a velocità moderata risulta piacevolissimo). Sempre dura ma di grande soddisfazione panoramica. Grande il Franci che si appresta ai suoi 83 anni a brevissimo. F1 Francy in salita F2 Noi in vetta F3 Francy in discesa. Piacevolissima giornata (tempistiche di chi va piano NOI) 4,30 ore salita 30 minuti in vetta e 2 ore per rientro. Nota: la pista di Rollin è stata battuta dal gatto delle nevi con diverse corsie ed i muri sono a tratti anche più alti di 2 metri, CIAOOOo</description>
      </item>
      <item>
         <title>24/04/2026 - Forzo Ahperian via Allegro con brio [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7214</link>
         <description>Bellissima via su placche granitiche fessurate, qualche raro passo di aderenza e una bella lunghezza in diedro più verticale, il tutto ottimamente attrezzato a fix, soste con catena di calata per un veloce rientro in doppia. Il tutto inserito in un bucolico paesaggio alpestre, non ancora contaminato dal turismo di massa. Meteo fotonico per questa bellissima escursione con Roby.</description>
      </item>
      <item>
         <title>26/04/2026 - Traversata Monte Chierico- Corno Stella [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8390</link>
         <description>Partiti da Carona, seguendo prima il sentiero per la val Sambuzza, poi con un grande diagonale verso ovest raggiunta la base del crestone meridionale del Chierico. Abbandonato il segnavia 209 saliamo per traccia su terreno ripido ma prevalentemente erboso, l'intero crestone fino alla vetta. Da qui procediamo verso N seguendo integralmente il filo di cresta, si scavalcano in successione la Quota 2540 e la Quota 2560, per risalire poi con un'ultimo strappo la cresta S del Corno Stella. L'intero itinerario è ormai privo di neve se si esclude il tratto di discesa dal Chierico, alla prima e più profonda forcella, dove persistono tratti di neve gelata che ci hanno costretto a calzare i ramponi e resa più delicata la progressione, per il resto si seguono le tracce dei camosci, solo in ultimo, nel primo tratto della cresta S dello Stella una piccola porzione di roccia, per altro di buona qualità costringe ad una facile ginnastica. Gita con panorami fantastici su tutto l'arco alpino in una giornata del meteo fotonico.Il dislivello di 1700m complessivi si intende da Carona compreso dei saliscendi della cresta. Bellissima escursione con Helene, Marco e il baduffolo peloso Jackkone.</description>
      </item>
      <item>
         <title>24/04/2026 - LAGO SPALMO + PUNTA D'AVEDO [ flavio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26027</link>
         <description>Assuefarsi alla bellezza. E' un forte rischio che si corre in primavera in Val Viola, tra i crocus che bucano la neve ed i ghiacciai che ti chiamano per le ultime sciate, quelle più belle. E noi lo abbiamo corso ieri e ieri l'altro. Dopo aver rinunciato al progetto &quot;3 x 4.000&quot; in Vallese per ragioni legate ai rifugi ed al ghiaccio presente in alta quota, abbiamo deciso di spezzare il consueto giro di skialp di aprile in due. La prima parte si è svolta in Alta Valtellina, alloggiando nello splendido  Rifugio Federico in Dosdè, gestito dal mitico amico Adriano Greco e dalla sua fantastica famiglia. Il rigelo da primi di marzo ci ha così permesso ieri, partendo alle 6,30, di concatenare due cime esposte a nord: la prima, Punta di Avedo (3.150 slm - MSA), la seconda Lago Spalmo (3.300 slm - OS). Quel che ne è uscita è stata la sciata più bella della stagione, 1950 metri di dilivello positivo per lo più su velluto bianco, ancora perfetto alle 12,30 quando siamo ritornati al rifugio. Velluto bianco sul quale abbiamo ricamato l'effimero con i nostri stratosferici Skitrab che sentivano l'aria di casa, su una pala che raggiunge i 43 gradi di pendenza; una pala fatta apposta per lo sci, quello a 5 stelle, dove le curve riescono meglio, ma è buona cosa non sbagliare. Probabilmente, insieme alla vicina Piazzi ed alla Bondasca, la gita più bella mai fatta in ormai 40 anni di scialpinismo. 
Sul percorso solo noi, gli amici Fabrizio Righetti e l'affabile guida svizzera Saro Costa (forte sciatore di ripido) insieme ad una ragazza.
Con Gianmaria Strinati, Fabrizio Cappa, Andrea Skissa e Stefano Losi.
#TutteLeSaliteDelMondoSole24Ore
#skitrabber
#kreuzspitze</description>
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         <title>26/04/2026 - Rocca di san Bernolfo  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26026</link>
         <description>Secondo giorno a Bagni di Vinadio. Raggiunto il parcheggio inferiore di San Bernolfo, attraversiamo il Corborant e ci dirigiamo verso il rifugio Laus 
Appena prima svoltiamo a destra e per un rapido canale raggiungiamo  un colletto che ci permette di accedere al meraviglioso vallone della  Rocca. Al deposito sci , calzati i ramponi con l aiuto della piccozza, saliamo un canalino abbastanza ripido, poi per cresta in vetta. 
Discesa su moquette simil pista fino  a quota 1900.circa, poi un poco pesante, abbastanza marcetta da Laus in giù. 
Spallaggio di 20 minuti sia in salita che in discesa.
Probabilmente una delle più belle gite della zona. 
Vetta quota 2681. D+ 1200 per 18 km di sviluppo 
Oggi, 26 marzo 2026 con Massimo Terzi</description>
      </item>
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         <title>25/04/2026 - Cima di Collalunga  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26025</link>
         <description>Cima di Collalunga m.2.759 da San Bernolfo per il vallone della Seccia (CN) Parco national du Mercantour ( F) .
Avevo già salito il dirimpettaio Corborant nello stesso mese di aprile del 2017 con Beppe Stauder e  Lorenzo Gepri  https://www.facebook.com/share/p/1AyvCJXNfH/
Vallone veramente selvaggio con scorci di grande varietà e bellezza..
Discesa altrettanto bella su neve perfettamente trasformata. 
Dislivello m.1200 con sviluppo di km  12.
25 aprile 2026  con Massimo Terzi</description>
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         <title>25/04/2026 - Bivacco Cecchini  [ mauroedani ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26024</link>
         <description>Gita corta ma soddisfaciente, per quanto riguarda la qualità della sciata. La stagione avanza e quindi gli sci si calzano appena oltre il ponticello su traccia evidente. Scendendo verso le 11 abbiamo trovato neve &quot;cremosa&quot; ben sciabile senza sprofondamenti (con sci da 90). </description>
      </item>
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         <title>26/04/2026 - PIzzo Gradinaggia e dintorni [ corbe ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26023</link>
         <description>Parto ed Adalberto dall'Acqua alla volta del Gradinaggia.
Tratto iniziale al limite con qualche passaggio erboso, oltre neve trasformata con ottimo grip.
Ultimo tratto in prossimità della vetta abbastanza tecnico. Verso la cima incontro un solitario anche lui diretto alla Gradinaggia. Lascio gli sci poco sotto e mi inerpico sino alla meta. Scendo al deposito incalzo gli sci ed inizio la discesa. I primi 100 m. su crostina relativamente portante in seguito su neve tappeto ...stupenda, mi calo sino all'alpeggio. Breve sosta e inizio la risalita alla ricerca di Adalberto, anche lui in direzione della Gradinaggia. Lo raggiungo al pianoro sottostante la cima a ca. 2600 m. dove ha deciso di fermarsi.
Riprendo, con lui, la discesa a valle, la neve ha smollato quindi ulteriore divertente  sciata. Giornata spaziale.</description>
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         <title>26/04/2026 - Traversata Dome de Miages - Arete du Mettriet [ vale_cividini ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26022</link>
         <description>La neve inizia fra i 1700m e i 1800m. Neve vecchia molto ghiacciata al mattino dovuto a settimane di bel tempo senza precipitazione nel NW Alpi. Dopo aver scavallato l'altopiano du Truc scendiamo al Chalet Miages quindi finalmente si sale verso il ghiacciaio di Miages dopo una breve corda fissa si calzano gli sci e si sale su ripidi pendii di neve dura. In alto si sale un canale sulla sx ma a quota 2400-2500 bisogna nrare nel ghiacciaio alla base della nord passando da una morena franosa. La nord e l'arete du Mettriet seppur con poca neve sono in condizioni e ben tracciate. La discesa d'Amancette è tutt'altro che semplice e scontata, ripda e con neve gelata soprattutto il ripido pendio sotto la calotta sommitale. Poi più in basso si deve fare un traverso a dx illogico per infilarsi in una valle laterale sulla dx, non seguire tracce ingannevoli in discesa altrimenti si finisce sui salti di roccia.
altre foto al link sotto</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/04/2026 - MONTE DI FOSCAGNO SUD 2926mt Passo di Foscagno (VIDEO) [ MONTAGNAVERA ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26021</link>
         <description>Breve salita ma bella discesa in parte pendente.

Poco tempo a disposizione per lunghi avvicinamenti e per dislivelli, ma come quando andavo in pista, se c'è poco dislivello ci vuole almeno una bella pendenza. Ci siamo passati a febbraio per il Passo di Foscagno per fare la parte del Monte Rocca, che purtroppo adesso sul suo lato più interessante ovvero il ripido Ovest e praticamente tutto sgombro da neve. Così vediamo molto bianco il versante del Monte di Foscagno e così lo attacchiamo qualche centinaio di metri più a sud della Dogana, parcheggio libero. Poco dopo l'inizio della salita ci immettiamo erronamente in un canale stretto e ripido, così io decido di portarmi per un centinaio di metri gli sci, poi tutto ben salibile anche senza rampanti per ottimo grip. In cima bel Panorama ad equidistanza tra Gruppo del Bernina ed Orlles Cevedale.
Discesa portandoci un po' pià a sud, non vero firn, ma quasi tutto portante o anche morbido ma quasi mai affondante specie sulle ripide e divertentissime dorsali che nonostante l'esposizione a Sud Est permettono una bella sciata anche verso il mezzogiorno. 

Tendenza: salvo piogge credo almeno fino a fine aprile

foto 
1) Bella vista verso L'Ortles
2) ampi spazi pendenti
3) i bei laghi del passo

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      </item>
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         <title>19/04/2026 - Albaron di Savoia, da Balme per il rif. Gastaldi  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26020</link>
         <description>Uscita del corso Sa2 - Scuola Valledelladda 
Il primo giorno saliamo al rifugio Gastaldi pet il canale di Arnas, ancora pieno di grumi di valanga .
Attualmente si parte e si arriva sci ai piedi a 2 min dalla macchina. Infatti la strada è chiusa a Balme, ma dalla sbarra basta scendere al torrente, attraversarlo facilmente e prendere la lingua di neve rimasta sulla stradina .

L innevamento in generale è scarso, ricordo queste montagne molto piu bianche nonostante l'altra volta fosse gia maggio e la strada per il pian della mussa fosse gia aperta.

Il secondo giorno tentiamo la salita, ma purtroppo a causa del maltempo dobbiamo rinunciare alla cima. Una volta che tutto il gruppo ha raggiunto il colletto il cielo è gia chiuso e ci sono nuvole basse.
Dal rifugio ci si alza per circa 50m di dislivello e poi si compie un traverso un po esposto e ci si abbassa di 150/200m circa (meglio spellare).
Si va via ancora in traverso a sx viso a valle (tratto con erba, togliere gli sci) fino a raggiungere il vallone principale.

In discesa abbiamo evitato il canale delle capre per ragioni di sicurezza anche se, con il senno di poi sarebbe stato buono.
Siamo scesi per i pendii a destra del suddetto canale tenendoci a destra (viso a valle) della vecchia teleferica fino a incrociare il sentiero estivo. Lo si percorre brevemente a piedi per poi rimettere gli sci su lingue di neve fino al pian della mussa.

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      <item>
         <title>19/04/2026 - Biv. Cecchini  [ DANKO5432A ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26019</link>
         <description>Disgelo in stadio avanzato ma gita in buone condizioni probabilmente per l'ultima volta questa stagione. </description>
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      <item>
         <title>20/04/2026 - Zimon de Terne [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13712</link>
         <description>Già tornando dallla disavventura sulla cresta Nord del Terne ieri sera, avevo proposto a Gio di tornarci per salirlo dalla via normale, e con quest’idea, mi alzo il giorno dopo. Sistemeremo la casetta (lavo per la prima volta credo in vita mia il pavimento che era segnato da impronte fangose!!!), la saluteremo e scenderemo vs Belluno già pronti per il viaggio di ritorno. E così alle 9.30 dell’11 04 2026 lasciamo caprile e come ieri ci dirigiamo alle Case Bortot (q.700), dove parcheggiamo. Alle 11.15 partimo dal park dato che Gio ha confermato l’intenzione di accompagnarmi ma il suo passo è affaticato, e nonostante neppure io al terzo giorno d’impegno consecutivo mi senta molto brillante, tende a restare indietro. Lo aspetto ma mi chiede le chiavi della macchina per tornare e gliele consegno. Mi spiace, mi sarebbe piaciuto salire insieme…ma del resto non camminiamo che da un quarto d’ora. Resto solo a guardare la piana di Belluno estendersi sotto il mio sguardo. Appare poi alla fine del sentiero la Pala alta che sembra incorniciata fra i prati e alla svolta si apre un bellissimo prato (Casei q.ta 1000, h 11.50) con panche per picnic e grandiosa vista sulla conca Bellunese. Chiamo Gio per dirgli di salire almeno fin qua…ma è già alla macchina. Svolto ripido a sx come da cartelli e in contro il Casot de Gorio, a cui naturalmente spedisco la foto. Entro poi in un bellissimo e ombroso bosco di abeti con grandi fioriture di primule e ne esco poi su sentieri di terra battuta che si fanno largo fra arbusti ed erbe gialle in un ambiente insolitamente prealpino. Grandi pendii di erbe gialle sotto un cielo azzurro scuro rendono l’incedere si faticoso ma anche sublime con grandiose viste sulle Pale e sui bei ricordi che ad esse mi legano. Una bellissima grigia e lucente placca calcarea che si specchia nel cielo sempre più blu, anticipa l’uscita sul grande mare giallo dei prati sommitali. Davanti a me, suturata al cielo la cresta che dovrò raggiungere per piegare poi a sinistra verso il cocuzzolo sommitale. Un mondo gialloblu. Ora sento la fatica della terza uscita consecutiva ma la dolcezza del paesaggio canta nenie e culla i miei quadricipiti che smetton di protestare e s’addormentan docili. Raggiungo la cresta, lo sguardo plana verso le creste successive del Viaz mostrando la testina verde del Sabioi e le sagome seghettate dei Pinei che precipitano urlando su Forcella Oderz. Un fruscio mi distrae dai sogni e sopra di me vedo planare suadente un aliante che fruscia come un uccello nell’aria: che spettacolo! Come non invidiare la leggerezza con cui si muove. A confronto mi sento un dinosauro. Lo seguo volteggiare leggero. Ora ai miei piedi fioriscono crocus in questa giornata di fatica e poesia e perfino la Gusela decide di mostrarsi alzando il velo di nubi con cui fino a poco fa copriva le sue bellezze. Affronto l’ultimo cocuzzolo che apre alla crestina finale dove un palo simile ad una cassetta delle poste, attende la fine delle mie fatiche. Lo tocco (q. 1794) alle 13.30 stanco ma felice su questa cima ampiamente panoramica e su cui veglia severo il fianco dirupato del Tiron con la sua cicatrice da scazzotate frequenti (alla Franck Ribery per chi sa di calcio). Divide anche la cresta del Viaz con a sinistra le Pale e a destra Sabioi Pinei e Burel. Oltre le Pale i Monti del Sole con grandiosa vista su Mont Alt, Cima Coraie e il Bus del Diaol. Poi do uno sguardo alla cimetta rischiosa salita ieri (q.1686) con Gio. Scoprirò poi da una relazione del solito insuperabile Zio Mario che era proprio la via giusta (Cresta Nord) per arrivare dove mi trovo ora da F.lla Mompiana. E’ ancora ampiamente innevata. Il Serva anticipa i monti del Friuli e oltre lo Schiara il Pelf sovrasta ma non nasconde il piccolo e terribile Sass del Mel che fra qualche giorno proverò a scalare con Sebe. Vedremo. Mi scatto qualche foto, sonnecchio brevemente, mangio qualcosina e un’ora dopo il mio arrivo plano anch’io dolcemente sui declivi d’erbe dorate seguendo la traccia del sentiero che come una serpe si snoda sui prati. Veramente bello, stile “Migogn”. Mi volto a salutare la cima che gialloneggia nel blu. Che spettacolo la vita! Ranuncoli e pietre abbracciate fra le radici di un enorme abete divelto riscaldano ancora i miei pensieri e arrivo così sulle assolate panche dei Casei a gustarmi nel silenzio l’ozio della piana di Belluno da cui non sale neanche un afflato.                                         Tutto tace e il cuore batte con l’Universo. Non me ne andrei ma Giona mi aspetta e la vita su questo pianeta è dettata dal tempo. Mi alzo e scendo. Un insolito tulipano mi saluta fra le sterpaglie, fuggito anche lui come me dal giardino in cui era stato pensato. Alle 15.45 abbraccio Giona e poi andiamo a salutare Mot e Miriam che in questo paradiso ci vivono.                                                                                                                                          Foto1    Tiron e Terne   Foto 2   Gialloblu     Foto 3    pancima</description>
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      <item>
         <title>20/04/2026 - Attorno al terne (tentativo da Nord) [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13711</link>
         <description>L’impresa (perché inaspettata) di ieri sulla Spirlonga, mi ha lasciato i segni della stanchezza ma anche della soddisfazione e allora non ho obiettivi immediati per oggi. Poi però al risveglio la magnifica giornata di sole mi ricarica immediatamente le batterie e provo a convincere Gio a fare un’uscita non lunga. Alla fine delle consultazioni scartando l’ipotesi della ciaspolata su neve che sarebbe piaciuta al figlio ( si sarebbe dovuto salire molto in quota) gli propongo una facile cima a sud e per renderla un pochino più tosta, saliremo dal versante Nord ( relazione Sani-Bristot) e scenderemo dal semplice versante sud dove i grandi pendii prativi, sono solcati dalla via normale. Partiamo dunque alle 10 del 10 04 2026 da Caprile in direzione Belluno. Dopo l’immancabile foto ai Monti del sole, scattata dalla località Ronch de Buos dove si estendono a fisarmonica in tutto il loro splendore ed isolamento che tanto li rende belli e selvaggi, inizio un report fotografico sui monti del Bellunese perché il versante a sud della cresta del Viaz lo conosco meno e non so neanche quale sia la nostra montagna. Scopro così a destra del Peron, il panettone erboso della Talvena (o piccola Talvena per distinguerla dalla più grande che sta a nord) e poi il Tiron diviso dal terne dal vaico di F.lla Mompiana oltre il quale appare la cresta dello Schiara con l’inconfondibile ago della Gusela. Tisoi, Bolzano Bellunese, deviazione a dx vs il mitico Gioz ( ti ricordi Nico, quando fummo recuperati a notte fonda dopo l’avventurosa discesa della Val Medon?) e risalita su angusta stradina verso le Case di Bortot a q.ta 700 dove parcheggiamo. Alle 11.30 prendiamo l’Alta Via delle Dolomiti in direzione del Rif. Vii° Alpini salvo poi abbandonarla mezz’ora dopo scartando a sx in direzione della F.lla di Mompiana (508). La vista progressivamente si allarga vs il gruppo dello Schiara-Pelf e Giona mi chiede delle gallerie che incidono il fianco del serva, dove passai in una gite per forre del Bellunese ai tempi del Covid. Raggiungiamo il valico del Col Forongol (q.1040, h 12.15) da cui col senno di poi si vedono bene il Zimon del Terne, la quota successiva e la q.ta 1686 che poche ore dopo avremmo inconsapevolmente scalato. Ancora più a destra, anche la F.lla Mompiana e il Tiron. Una lezione di geografia. Svalichiamo ed entriamo in un bellissimo bosco di abeti dove i giochi di luce mi regalano suggestive inquadrature su Giona che sale di buon passo e sulla meraviglia nella quale siamo immersi. La pendenza è costante e ripida, senza mollare mai e i nostri passi si equivalgono fino a quando a pochi metri dal passo, il bosco cede il passo a declivi pratii dorai che annunciano l’imminente Forcella dove ci rilassiamo finalmente un poco e apriamo gli zaini per il nostro pranzetto (q. 1670, h 13.30). Scatto una bella foto a Giona che guarda dalla forcella e poi dopo mangiato ci appisoliamo brevemente al sole. Poco dopo le 14 partiamo cercando d’intuire il prcorso verso il Terne dalle poche righe della relazione. Evito il primo spuntone che sale ripido dalla forcella traversandolo da sotto e raggiungendo una selletta con strapiombo dall’altro lato. Qua si vede un camminamento e lo seguo tagliando vs sx e trovandomi sotto quella che potrebbe essere la descritta paretina mista erbe e rocce di primo grado: oltre un tronchetto tagliato emerge dalla neve un cavetto d’acciaio che disotterro e comincio a seguire. Le rocce sono innevate e bagnate e sui passaggi un poco placcosi, ringrazio la presenza del cavetto che altrimenti non ci sarei salito perché comunque l’esposizione è sufficiente a non lasciar scampo in caso di scivolata. Dico a Gio di attendermi all’inizio del cavo e continuo a salire anche dove il cavetto sparisce nella neve, finchè arrivo ad un alberello dove dovrebbe essere collegato. Mi fermo sullo spiazzetto ancorandomi con le gambe nella neve e chiedo a Giona se se la sente di salire perché dopo sembra meglio. Mi risponde che ci prova e con cautela, piano piano mi raggiunge, nonostante il cavo sia abbastanza lasso e difficile da stringere nel gelo e nel bagnato. Ci sistemiamo sul piccolo spiazzo e gli chiedo se se la sente di arrrivare nel canalino nevoso che sale un poco meno inclinato e che mi sembra fattibile. Sale un gradino erboso e poi si ferma all’inizio del canale. Lo raggiungo, gli lascio il piccozzino e risalgo aiutandomi con le mani fra neve e roccette fino ad arrivare ad un mugo cui mi aggrappo. Faccio salire Giona lungo le mie peste, e poi lo faccio assicurare afferrandosi ai rametti del mugo. Poi da sotto lo proteggo un po' per l’ultimo passo che ci consegna alla cresta liberatoria. Non vedendo oltre gli dico di fermarsi e superatolo vado oltre in cresta. Ma fatti pochi passi capisco che non siamo nel posto giusto, ma su una cima secondaria cui ne segue un’altra e il Terne enorme è ancora più in là. Il primo pensiero è di spavento per dove mi son cacciato con giona, il secondo è quello di sgomento per dover chiamare l’elicottero in un posto così assurdo. Poi ritorno da Giona e gli dico che dobbiamo scendere perché avanti non si può andare. Mi risponde tranquillo e allora riprendo coraggio e analizzo la discesa che non sarà semplice ed un poco rischiosa. Ridiscendo al mughetto e vi faccio attaccare Giona quando arriva, poi scendo con le mani nella neve il canalino nevoso e mi attacco all’alberello da cui parte il cavo. Gio scende col piccozzino e mi raggiunge. Riparto, libero tutto il cavetto dalla neve con esito non del tutto positivo perché diventa molto più lasco e avverto dell’inconveniente Giona. Poi scendo tenendolo in mano la paretina: le mani nude fanno poca presa sul cavetto sottile e scivoloso e scendo con un poco di tensione perché non son certo in caso di scivolata, di riuscire ad arrestare la caduta. Comunque arrivo alla base della paretina e mi pianto nella neve ad attendere Gio che scende con prudenza ma tranquillo, senza mai farsi prender dalla paura. Bravo! Gli faccio i complimenti e affrontiamo l’ultimo passo delicato prima di arrivare sul quasi piano nevoso, fuori dai pericoli. Sgarruppiamo su terreno scomodo ma senza più problemi fino a tornare sul bel prato di Forcella Mompiana( h 16). Pochi minuti distesi e poi consultata la carta propongo a Gio di scendere dala Val Medon per non rifare la stessa strada dell’andata e completare il giro ad anello della montagna. Accetta e iniziamo a scendere subito attratti dall’enorme antro nella bella parete rocciosa a sx dove ci sono i resti in muratura a secco di un ricovero. Una goccia cade dall’alto della volta e produce un particolarissimo suono rimbalzando su una lamiera a terra. Divalliamo rapidamente, ammirando le grandi pareti rocciose di questo versante e la selletta precipite da cui siamo poco fa passati. Scendendo si vede bene il Terne abbastanza spostato rispetto alla cimetta da noi salita. Il bosco di faggi ci porta in basso fino al greto del Medon secco (h 16.50) che seguiamo per una decina di minuti salvo poi rientrare nel bosco in sinistra orografica. Maestosi mazzi di primule richiamano la mia attenzione e più avanti colgo Gio intento a liberarsi da qualche zecca molesta. Un quarto d’ora dopo troviamo un cartello Case Bortot all’altezza delle Case Colò (Case Medon sulle carte) che seguiamo con risalita nel bel bosco di abeti. Continuiamo il nostro periplo per portarci sul versante della montagna da cui siamo partiti e arriviamo all’ultima fatica di giornata e cioè la risalita di un centinaio di metri di dislivello per guadagnare la sommità del Col de Fontana da cui planiamo al parcheggio che raggiungiamo stanchi alle h 18. Bravo Gio, buon passo!.                                                                               Foto1 Gio scende dal canalino nevoso  Foto2   Gio disarrampica la paretina con cavetto Foto3   la q.ta 1686</description>
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         <title>19/04/2026 - Col des Fontaines, Punta Falinere, Punta Fontana Fredda [ onepiece ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26018</link>
         <description>Sono salito prima al col des Fontaines, prima discesa verso Cheneil per circa 300 mt , ripello e salgo a Clavalitè. Tolgo gli sci e salgo a piedi sulla Falinere, senza problemi, avevo i ramponi ma non li ho usati. Ridisceso, ho dato un’ occhiata verso Chamois e le piste mi sono sembrate in buone condizioni! Quindi faccio una bella discesa fin dove c’è neve, quasi al lago di Lod. Ripello fino al Santuario e faccio un’ultima bellissima discesa a Cheneil. Giornata da incorniciare.
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      </item>
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         <title>18/04/2026 - Pizzo di Dosdé, dalla Val Viola (VIDEO) [ Domonice ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26017</link>
         <description>Bella gita come sempre succede in Val Viola. Il Dosdè era una classica della valle che mi mancava. Le condizioni di innevamento sono da fine stagione comunque si riesce a partire ed arrivare, con alcuni brevissimi tratti scoperti, al ponticello posto sotto il parcheggio P4. In queste condizioni, visto le molte rocce affioranti,  la salita e discesa della pala è meno semplice della valutazione MSA. Gita dallo sviluppo notevole, poco meno di 18 km a/r.  Con Mauro, Umberto, Juri, Pierluigi.

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         <title>17/04/2026 - Rif. Remondino - Cima Ghillè (2gg) [ panurge ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26016</link>
         <description>Due giorni nella meravigliosa cornice delle alpi marittime che quest'anno regalano tanta neve e tante alternative.
Saliamo venerdì al rif. Remondino dalle terme di valdieri (Lunga stradina per avvicinarsi alla vera e propria salita con parecchi togli/metti). 
Sabato partiamo in direzione della cima Ghillè, ottimo rigelo e condizioni della neve davvero belle. Cima panoramica che spazia a 360 gradi dal monviso a nizza, spettacolo. Gran bella discesa di 1500mt fino alla stradina poi altri 300 fino all'auto con un po' di &quot;spinte&quot; e soliti togli-metti. Ambiente superbo...
Rifugisti Remondino 5 stelle.
Foto 3: parte finale del vallone del Ghillè

Giorgio e Vale.</description>
      </item>
      <item>
         <title>18/04/2026 - Monte Vettore - Sibillini Appennino [ Minali Pietro ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26015</link>
         <description>Splendida salita nella Valle Santa sui Monti Sibillini. Vento forte neve portante anche in discesa dopo la conquista del Monte Vettore. Grazie suggerimenti ricevuti da Claudio del cai di Perugia.</description>
      </item>
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         <title>10/04/2026 - Cresta Croce (Cima Giovanni Paolo II) [ Zeno ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26014</link>
         <description>In occasione della storica visita dalla Bolivia di Asso e Techy decidiamo di celebrare con una scialpinistica sul S. Matteo che fu una delle nostre prime salite insieme. Alla sera scopriamo però che la strada per i Forni è temporaneamente chiusa a causa di un incendio e quindi optiamo per una gita in zona Adamello. 
Partiamo con gli impianti dal Tonale salendo fino a Passo Presena. Da lì su poca neve, irregolare e ghiacciata scendiamo fino al Lago Mandrone da cui iniziamo a risalire per il Pian di Neve. Asso e Techy si fermano a far pratica sciistica sul ghiacciaio (Techy sta imparando a sciare), mentre Daniele, Sofia, Gando ed io decidiamo di salire alla Cresta Croce (Cima Giovanni Paolo II). Con Gando lasciamo gli sci poco sotto la vetta mentre mia sorella e Daniele se li portano fino in cima. La prima parte di discesa non è ideale data la scarsa visibilità e la neve dura ed irregolare. Poi sul ghiacciaio “molliamo” gli sci con molto divertimento. La risalita al Passo Presena costa non poca fatica ma ci regala una bellissima discesa in pista fino al Tonale.

Mola mia, leù!</description>
      </item>
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         <title>06/04/2026 - Cima di Bani, Monte Zanetti, Monte Zulino [ Zeno ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13710</link>
         <description>È una riunione di amici ormai di vecchia data (i leù) quella che riusciamo a fare per il lunedì di Pasquetta. Decidiamo di camminare lungo la panoramicissima e selvaggia cresta che divide la Valcanale dalla Val Sanguigno. Io l’avevo frequentata più volte da entrambi i versanti ma non l’avevo mai percorsa in maniera continuativa.
Lasciamo l’auto lungo la strada della Valcanale al bivio per Bani e raggiungiamo a piedi l’ameno paesino. Da lì per bel sentiero arriviamo alla Cima di Bani dove mangiamo e ci concediamo un po’ di riposo. Mentre siamo sdraiati al sole come ruminanti arrivano Milva e suo marito che si sorprendono di vedere tanta gente così abbioccata sulla vetta. Facciamo amicizia e proseguiamo insieme per il resto del giro che passa per il Monte di Zanetti e il Monte Zulino. 
La vista è grandiosa, spiccano i monti Secco e Fop ancora innevati su cui rivediamo e ricordiamo le varie vie percorse negli anni. Dalla forcella di Zulino, ormai stanchi e contenti, scendiamo a Valcanale e quindi alle auto.

Buona Pasqua a tutti e… mòla mia, leù!</description>
      </item>
      <item>
         <title>11/04/2026 - Punta D'Arbola, normale scialpinistica da Valdo [ chesko ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26013</link>
         <description>Grande classica della Val Formazza che presenta un itinerario vario e diverse possibilità di giro ad anello.

Avvicinamento da Valdo [1280 mt] a Sagersboden [1790 mt] in seggiovia (12€). In primavera 3 rispettive corse solo nel weekend [h8.00, h9.00, h10.00], per info sull'apertura ho trovato risposte al numero 3470136704. Visto il fine settimana ci aspettavamo più frequentazione e invece alla partenza siamo (solo) in 5, di cui solo noi con obiettivo la cima. Complici il caldo, l’orario della prima corsa non di certo “mattutino” e la chiusura del rif. Margaroli (info sul sito): pare che quest’anno il percorso classico sia meno inflazionato del solito.

Attacchiamo la poderale verso il rif. Margaroli alle 8:25: prima sale costante (attualmente con un paio di togli-metti in discesa) fino all’entrata del suggestivo vallone in cui si costeggia il torrente sulla sx orografica e si apre una lunga piana che porta al rifugio. L’ambiente è molto remunerativo con belle falesie di granito tipico ossolano sulla destra e la cima che si intravede in lontananza. Dopo circa 5/6 km si sopraggiunge alla diga del Lago Vannino dove sorge il rif. Margaroli [2194]. Per pendii obliqui sulla dx si sale fino al lago Srurer [2320] e sempre sulla dx si compie un lungo semicerchio che conduce alla prima rampa sopra il lago. Superata la prima rampa e spianato il terreno, ne seguono altre 2 fino all’evidente passo del Vannino [2730]. In quest’ultima sezione va prestata attenzione ai ripidi pendii sulla dx che possono scaricare (alle condizioni attuali si costeggiano diverse valanghe di neve bagnata, di cui alcune di grandi dimensioni). 
Una volta giunti al passo si accede al ghiacciaio del Sabbione e il percorso diventa evidente. Noi preferiamo continuare a tenere la sx per poi congiungerci con la traccia che proviene da Riale/Rif. Claudia e Bruno ai 2950 ca. Da qui la pala finale via via si impenna su pendenze intorno ai 30°. Presente traccia autostradale che, vista l’orario, non ha necessitato di ramponi o coltelli. 
Qui incontriamo gli altri avventori di giornata, che provengono dal rif. Claudia e Bruno (aperto) e dall’invernale del Margaroli (chiuso).
70 mt sotto la cima è presente una strozzatura, nella quale si intravede la terminale ancora chiusa. Qui risulta opportuno togliere gli sci (ampio deposito sulla dx) e procedere a piedi. Il pendio finale è sciabile, salvo la strozzatura che richiede attenzione a seconda delle condizioni.
In vetta ci coglie una brezza leggera che ci fa rifiatare un po' dal gran caldo che in questi giorni ha colto tutto l’arco alpino.

Alle 12:40 affrontiamo la discesa, consapevoli che non c’è molto da temporeggiare viste le condizioni della neve. Nella piana era già cotta alle 9 di mattina, perciò già sappiamo che sarà un calvario. D’altra parte, complice il vento, la pala è ancora dura, perciò faremo le prime curve decenti solo dove le pendenze iniziano a diminuire…... Ripercorriamo quindi l’itinerario a ritroso fino alla rif. Margaroli dove, anche mollando gli sci al massimo, ci sarà da racchettare (e soffrire!!) parecchio. Ogni saliscendi è un pungo nello stomaco ma vi consiglio di affrontare questo pezzo con filosofia, soprattutto se come per noi la neve marcia vi resta letteralmente incollata agli sci!!!. Duole dirlo, ma le curve migliori le abbiamo affrontate sulla pista che, avendo mollato ma non troppo, ci consente di arrivare a destinazione con le ginocchia salve. Con qualche togli metti nel finale, si arriva a circa 100-150 mt sopra il paese.

L’itinerario è fattibile anche da Riale senza impianti. Calcolare una distanza maggiore e diversi sali scendi sia all’andata che al ritorno per costeggiare il Lago del Sabbione e il rispettivo ghiacciaio. In questo caso possibilità di spezzare la gita in 2 giorni con pernotto al rif. Claudia e Bruno gestito da OMG.

Foto 1: la valle del Vannino, in lontananza la cima
Foto 2: salendo verso il passo 
Foto 3: pala finale</description>
      </item>
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         <title>17/04/2026 - Pizzo Palu' [ fabio62 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26012</link>
         <description>La discesa sul ghiacciaio è su neve dura con passaggi obbligati ormai al limite e a rischio sassi.
Dal ghiacciaio condizioni eccellenti per tutta la salita con passaggi scenografici tra seracchi molto agevoli, tutto ok fino in cima perché anche la cresta finale è ottimamente tracciata (ramponi).
Discesa dapprima su neve farinosa fino alla base dell ultimo pendio, a seguire una crosta morbida ma fastidiosa fino alla base del ghiacciaio.
Da qui decidiamo di proseguire su neve marcia ma bella sul ghiacciaio che, più in basso, si rivelera' molto critico per alcuni sfondamenti che rivelano parecchi crepi pericoloso. 
Arrivati alla fine del gjiacciaio e fino al raggiungimento della stradina, un disastro....un po' con sci ma soprattutto a piedi neve sfondosa con sotto torrentelli e buchi vari...un calvario di quasi 2 ore.
Anche la stradina ha pochi tratti sciabili quindi discesa su morteratsh vivamente sconsigliata.
Io Grazia Anna Angelo e Raffaele oltre ad una ventina di altri ( 4 traversavano alla marco e rosa) .
Sotto il pendio finale elecottero e droni che rompevano le palle per almeno un ora.
Giornatona impegnativa quindi (alla stazione alle 18 e in cima alle 12,30) ma ambiente superlativo come pochi nelle alpi..sempre una bella soddisfazione vedere la valmalenco da così in alto.</description>
      </item>
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         <title>12/04/2026 - Via il pertugio - Cima Grostè [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8389</link>
         <description>Goulottina-canale con accesso facilitato dalla presenza degli impianti. Difficoltà abbordabili. Le condizioni per questa linea sono ormai agli sgoccioli. il primo tiro è molto secco e bisogna scalare su roccia di discreta qualità. In via sono presenti delle soste, un chiodo con cordino sul tiro di roccia e un cordone nel canale. Neve abbastanza portante al mattino e molto sfondosa al rientro.
Dall'arrivo della funivia andare a destra in direzione del Grostè. Abbandonare la traccia scialpinistica che sale a sinistra verso il canalone della via normale e abbassarsi a destra aggirando la parete. In breve si arriva alla rampa ascendente verso destra che da accesso alla goulotte.
Salire la rampa e poi proseguire sul nevaio fino all'ingresso della goulotte (150m, 60° max, un fix). Salire nelle goulotte fino ad una sosta a sinistra (65° max). Salire la goulottina e proseguire nel canale superando una sosta intermedia fino alla sosta sulla roccia a destra alla base del tiro di dry (50m, III+ in roccia o II+ in ghiaccio).
Salire la parete a sinistra seguendo un chiodo con cordino e sostare poco sopra (III+ roccia); oppure salire la colata di ghiaccio sottile più a sinistra e poi traversare a destra su roccia fino alla sosta (III ghiaccio)
Continuare nel canale fino all'uscita (60° max).
Da qui salire la crestina nevosa sulla destra e poi proseguire fino alla croce di vetta (30 min)
DISCESA: Ritornare indietro per qualche decina di metri e reperire  una sosta che scende in un ripido canale sulla destra e che riporta nel vallone della via scialpinitica. Con due calate da 30 metri si arriva alla base della parete. Da qui un breve traverso esposto su neve riporta nel vallone che in breve riporta alla funivia.

Foto 1: Il canale di accesso
Foto 2: il primo canale nevoso
Foto 3: la colata di ghiaccio</description>
      </item>
      <item>
         <title>15/04/2026 - La Spirlonga [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13709</link>
         <description>Salita al «gendarme del Monte Coro» che separa l’imbocco della Val Ru da Molin e della Val Vescovà, e la cui forma slanciata è ben visibile a chi percorre la Val Cordevole. Sani e Bristot, nel loro libro «SCHIARA TÀMER E SPIZ DI MEZZODÌ», iniziano la relazione sulla Spirlonga con «Cima indiavolata …» – non saprei definirla meglio. Per la prima volta da quando scrivo, uso la traccia scritta di che mi ha preceduto, il mitico Zio Mario (dopo avergli chiesto il permesso), e la integrerò con la mia esperienza personale.  Mi trovo in vacanza a Caprile per tre giorni e son salito alla casetta con Giona mio figlio del 2005. Oggi lui è rimasto a casa a studiare mentre io proverò a salire verso la Spirlonga per cominciare a familiarizzare con il percorso dal difficile orientamento in modo da non perdere tempo quando con un compagno effettuerò il tentativo decisivo. Non ho obiettivi particolari( non sono del resto neanche particolarmente allenato), non ho portato la corda e ho invece con me i ramponcini da neve e un picozzino che sono suggeriti dalle varie relazioni di chi mi ha preceduto.                                                                                                                                                         Da La Stanga all’attacco del canalone sud-est che scende dalla Forcella de la Spirlónga. Parcheggio qualche decina di metri prima del punto di partenza e con la coda dell’occhio alle mie spalle vedo già che Spirlonga e Coro, alti sopra di me, ni stanno osservando, mi stanno valutando. Si sono accorti prima loro della mia presenza con il loro istinto selvatico. Imbocco il sentiero CAI 502 che parte a fianco del Ristorante Bar alla Stanga (q.430), direttamente dalla SR203, alle 10.15 del 09 02 2026 e tramide ripido tratturo arrivo facilmente in una decina di minuti, sotto un’antenna telefonica, al bivio tra i sentieri per la Val de Piero e la Val Ru da Molin. Si va a sx per la Val Ru da Molin opportunamente segnalata da un vecchio cartello in latta rosso inchiodato ad un faggio. Si sale comodamente in direzione nord con l’esposizione che aumenta verso il fondo della Val Cordevole. C’è un breve tratto che si può definire di “vera cengia” su solido camminamento “strettino” e poi si svolta a destra per entrare in Val Ru da Molin. Sotto i piedi, un baratro impensabile fino a qualche minuto prima e fanno piacere gli alberelli che fanno quasi da guard-rail. Il sentiero continua strettino e oltrepassa il fianco con i “Cógoi de le Procuratíe” (Piero Rossi, parete di rocce rossastre) e supero anche la visibile deviazione a dx del sentierino che sale verso il Colon di costa bramosa salito l’ottobre scorso. Incomprensibili segni blu hanno macchiato le rocce di questo tratto e perfino imbrattato con spruzzate dello stesso colore le erbe. Boh?? E bah!! Poi dopo aver attraversato, s’inizia a scendere per arrivare all’attraversamento del torrente di fronte a un gran covolo con muretti a secco a destra e bellissime polle di acqua verde blu smeraldina a sx (anelli di calata da canyoning).      Dall’altro lato il sentiero prende un po’ quota con uno strappetto e poi traversa fino all’imbocco del canalone che scende dalla Forcella de la Spirlónga (q.700, h 11.15) All’imbocco del canalone c’è una scritta «SPIRLONGA» in vernice rossa con freccia che indica la direzione vs l’alto.                                                                                                                        Salita alla Forcella de la Spirlónga dalla Val Ru da Molín : Dopo i primissimi metri gli ometti fanno uscire dal fondo del canalone verso sinistra (ma si può proseguire benissimo anche lungo il canalone stesso!) per salire in bosco non troppo fitto dove si trovano anche rami tagliati. Di passaggio bellissime viste sul Burel che campeggia in fondo alla valle Ru da Molin che abbiamo abbandonato svoltando a sx nel canalone.                  Si rientra nel fondo del canalone per un buon tratto facile e divertente, fino a un gran roccione nerastro dove ho visto un bollo rosso con freccia che rimanda a sinistra ancora nel fianco boschivo (h 11.50).                                                       Dopo qualche facile svolta il sentierino entra nel ripido e affronta una ripida pala erbosa che arriva su una sella con dirupo dall’altro lato. Qui si svolta a destra con il camminamento che segue la schiena della sella in piano e poi va su in decisa salita. In alto già la Cima della Spirlonga e fra i rami il canalone che sale impercorribile fino alla Forcella della Spirlonga. La vista spazia ancora verso lo spigolo Sudovest del Burel anticipato dalla gobba erbosa del Colon del Forzelon dove son salito ad ottobre. Si arriva poi ad un punto chiave, per l’orientamento, soprattutto in discesa. Il sentierino svolta a destra passando sotto un larice abbattuto con tutti i rami tagliati (tagli veri di segnalazione), e prosegue un tratto con passaggi stretti ed esposti stile viàz. Poi svolta a sinistra per risalire un crinale quasi in campo aperto, e facendosi guidare dagli ometti si scende nuovamente al fondo del canalone principale ( h 12. 15).  In breve si arriva sotto un’alta fascia di rocce nere che anticipa la serie finale non superabile di salti di fondo del canalone. All’inizio delle rocce nerastre sulla destra c’è un ometto che indica la traccia di uscita, che sale decisa per un tratto (ho visto anche un paio di bolli rossi qui) e poi piega a destra per attraversare un canale-vallone boschivo secondario. Poi ometti e rami tagliati fanno salire nel bosco in diagonale fino ad un’evidente bancata, ma non bisogna prenderla e proseguire in piano (qua sono salito smarrendo la retta via).  Bisogna seguire le segnalazioni varie che ora, in leggera discesa, portano all’imbocco di una bella cornice di cengia anticipata da un passaggino un poco esposto valutato nelle varie guide di I°+ (roccia solida comunque, leggera aderenza). Dalla bella e facile cengia bellissima la vista sul dirimpetto valico del Forzelon che si apre fra i fianchi boscosi dei Colon del Forzelon e di quello di Costa Bramosa. Oltre Pala Bassa e Alta mi salutano come si conviene fra vecchi amici. Un albero sinuoso che ondeggia piegandosi sul terreno e una bella pala erbosa, mi introducono nel bosco dell’area della Fratta del Santo, con tracce multiple di animali che un po’ confondono ed è meglio stare concentrati sugli ometti e rami tagliati per non perdere tempo. Inizio ad utilizzare le mie striscette biancorosse da cantiere perché l’orientamento non è spesso immediato e temo soprattutto il ritorno. Bella vista verso ovest in direzione dei Monti del Sole e della triade Palazza, Mont Alt, Croda Bianca, fiancheggiate dalle Stornade. A un certo punto bisogna svoltare con tornantone verso sinistra e verso l’alto per imboccare la bancata finale in direzione della Forcella de la Spirlónga. Tutte le guide segnalano una freccia rossa alla svolta, ma la freccia (un po’ … strana come forma) non è molto visibile per chi sale perché sta all’interno del tornantone e dopo un paio di ometti che già hanno dato la direzione giusta. Si trova un pioccolo antro con la scritta in vernice rossa Ave. La bancata finale inizia con un facile «vero sentiero» in rada vegetazione varia, e poi rientra in bosco più coprente dove il camminamento a terra diventa a tratti labile, con le solite «false tracce» degli animali.  Gli ometti ci sono, e anche qui bisogna stare attenti per non perdere tempo. Si arriva così al finale più tecnico e delicato: la bancata si interrompe contro una fascia rocciosa che precipita in basso sormontata da una striscia di «erbe appese». “Siccome mi sono sembrate abbastanza continue e compatte (e molto appese) ho deciso di provarci calzando i ramponcini.” Mi fermo ad osservare ciò che vedo e a calzare, fidandomi di quanto detto nella relazione, i ramponcini e a impugnare il piccozzino. Sono le 14, sono un poco stanco ma tranquillo e parto sereno, deciso a questo punto ad arrivare almeno in Forcella. Gli alberelli presenti sono troppo distanziati per un’assicurazione continua, e bisogna fare qualche piccolo cambio di livello sulla traccia che, anche se non sembra all’inizio, è continua nella sua ristrettezza ed esposizione.  La valutazione di Sani e Bristot è un I° grado superiore equivalente. La traversata non mi impegna mentalmente, gli appoggi per i piedi sono sufficienti e il picccozzino che pianto nella terra , mi restituisce la sicurezza che comunque non mi viene mai a mancare. Arrivo accanto a un grosso faggio solitario dove ho trovato un cordino con moschettone: può sembrare un «rudimentale rinvio» e se si va in gruppo è meglio attrezzarselo da soli per bene.  Seguendo un ramo tagliato si risale una roccetta (discesa delicata qui al rientro) per entrare nel bosco «rassicurante» da cui si scende in breve alla Forcella de la Spirlónga (q. 1430, h14.30). L’arrivo è ostruito da un grosso faggio abbattuto, alla cui base non ho trovato il barattolo di vetro con piccolo quaderno delle firme di via di cui parla invece Mario nella sua relazione. Dice di aver guardato solo la prima pagina, con prima firma del 2013 e seconda del 2015: non una grande frequentazione tenendo conto che non è facile accorgersi del barattolo. Il vallo è largo pochi centimetri e lungo circa un metro: forcellino mi parrebbe termine più appropriato!                                                                                                                                                                                         Salita finale alla Spirlonga dalla Forcella de la Spirlónga : Zio Mario, ammonisce che bisogna andar piano e seguire i molti rami tagliati (ometti pochi): senza mai perderli&amp;#10071; Proverò a salire un poco e poi tornerò. Alle mie spalle visioni fantastiche sugli spalti del Coro con la vista che salendo si fa spazio a nord vs lo spuntone del Zest di Vescovà e i Tamer.Dalla forcella si sale diretti nel bosco coprente raggiungendo in breve un gran roccione-gendarme che si supera alla sua dx. Poi si entra nel «territorio dei mughi» e qui bisogna avere l’occhio per  “semplicemente” seguire i rami tagliati nella ripida e contorta traccia fino ad una roccia che si lascia a dx ed una successiva fascia rocciosa dove invece si piega a dx per una diagonale meno ripida e si arriva in una allungata schiarita prativa che io trovo innevata. Ho perso più volte la traccia nel tratto sotto e più volte mi son detto…ora torno ma poi vedevo il mugo tagliato occhieggiare ed invitarmi al proseguio. Anche qua, anche ora dopo aver risalito l’erta pratova ed innevata, non so più dove andare e lotto nell’intrigo dei mughi senza vedere i tagli. Basta mi dico. Poi invece ritrovo taglio e traccia a sx del culmine prativo. Rientro dunque a sx fra i mughi dove la traccia ridiventa più visibile fin sotto la fascia rocciosa dell’anticima. È un tratto lunghetto, assai contorto con passaggi tra i mughi a volte strettini, ma si passa sempre in mezzo ai rami senza salirci sopra: in vari punti ci si tira su anche di forza! Ho pensato più volte salendoad ogni incertezza di orientamento di fermarmi, poi di provare ad arrivare fino al tratto chiave essendomi tornate le energie e quindi di rimpiangere infine di non aver portato uno spezzone di corda, che mai avrei pensato di salire così tanto. Uso molto le fascette da cantiere che appendo un poco ovunque!              Al punto di arrivo sotto la fascia rocciosa dell’anticima ho trovato un ometto e un grosso ramo tagliato spostato alla sua dx. Sono andato a dx entrando in una bella e facile conca in bosco coprente. Risalendo la conca si passa appena sotto la forcella che divide il corpo roccioso dell’anticima dal corpo roccioso della cima. Non me ne sono neanche accorto preso dalla fretta e dall’ansia del ritardo e mi son trovato sull’anticima salvo poi accorgermi della cima oltre il forcellino alle mie spalle. Fantastico comunque punto di osservazione sul tratto finale. Ho scattato una foto molto istruttiva, le rocce appaiono piuttosto verticali e severe e sono poi sceso per farmi un’idea del passaggio finale. Arrivo così sotto il passaggio chiave di questa «via normale». Sani e Bristot scrivono «fessura di una decina di metri di III inf.»; Mason scrive «2 metri di III grado»; Piero Rossi scrive «strapiombetto di un paio di metri (IV)»; ecc.  Sono le 15.30 e il cuore mi batte forte in petto perché non mi sembra nulla di impossibile e mi viene la tentazione di salire fino in cima. Effettivamente, sono una decina di metri dove, si arriva al tratto chiave di 2-3 metri con i piedi su appoggi sporchi di terra. Fattibile se ben asciutto. Ho trovato un cordino agganciato al mugo che sta in testata dell’intaglio e sono salito di slancio, equilibrandomi con questo. Salgo deciso e senza timori però con un pensiero che mi rimbalza in testa: “ma da qui poi riesco a scendere?” Da sopra l’intaglio si sta appena a sx della crestina rocciosa con percorso obbligato che passa per una mini-cengetta solida ma molto stretta e molto esposta: c’è un ometto e Sani e Bristot qui valutano un II° grado (evidentemente orizzontale). Poi si attraversa un canalino con ingresso e uscita «storti», e dopo un paio di passi di I° grado si arriva in vetta senza difficoltà(q.1600, h 15.459. Apoteosi improvvisa perché salgo ansioso e veloce e quando tutto spiana, quando non ho più l’orizzonte chiuso dalle rocce davanti al mio naso, mi prende un’emozione intesa. NE E’ VALSA LA PENA! Il mondo si apre davanti ai miei occhi che recuperano lo spazio libero che gli era stato negato nelle ultime ore. Cielo e il Celo che cattura subito la mia attenzione. So di essere in ritardo ed inizio coi selfie e con la ripresa (anche video) dell’immenso panorama. Il solco della Val Cordevole si fa largo nel suo slancio verso la Val Belluna fra le creste del Viaz dei Camorz e dei  Camorzieri a sx e i monti del Sole a dx, e poi in senso orario, il gruppo dell’Agner, le Pale di San lucano e dietro il Celo, la marmolada e il Civetta fino ad arrivare ai Tamer, alla Talvena, al vicino Coro che chiude il cerchio ripassando dallo Schiara e dal Burel che si riunisce alle creste del Viaz tramite la Forcella Oderz. Immenso. Mi fermo proprio pochi minuti perché temo il ritorno e il buio visto che ho lasciato a casa la frontale. Molto utili gli ultimi rami tagliati per imboccare la corretta direzione al momento di scendere anche se mi calo con l’ansia di sbagliare direzione perché sono salito a rotta di collo.  Mi getto in discesa quasi fossi braccato e quando arrivo sul pulpito con cresta molto ripida ed esposta davanti a me e mi giro indietro in preda ai dubbi, vedo a sx la provvidenziale fettuccia da cui cala il cordino usato per la risalita. Lo afferro, mi calo, non ho equilibrio e un appiglio per la mano dx che cerca raspando fra le rocce. Mi riattacco un poco spaventato al cordino e provo a studiare il passaggio. Trovo un approdo sicuro per la mano dx, mollo la sicurezza e con un piccolo passo d’equilbrio, scendo sotto il tratto quasi verticale. Lo guardo e lo fotografo compiaciuto. E’ fatta, sono le 16…non mi resta che scendere il più velocemente possibile! Scendo veloce, ben guidato dai miei segnalini e alle 16.30 sono alla Forcella. Ora l’ultimo tratto delicato della traversata in placca e poi le difficoltà tecniche saranno finite. Faccio un poco di fatica in più a seguire il filo nel ritorno ma cmq un quarto d’ora dopo la guardo alle mie spalle ormai risuperata. Alle 17.30 ho riattraversato il boschetto inselvatichito della Fratta del santo e recuperato il fondo del canalone. Mezz’ora dopo sono alla selletta e mi butto in discesa lungo l’inclinata pala erbosa dove non ho lasciato segnalini. Nel tratto boschivo successivo, mi perdo e dopo vari tentativi decido di scendere ad occhio verso il canalone che è sotto di me. Mi sposto vs sx per evitare di andare sul versante della Val Ru da Molin a destra del bivio con il canale stesso. E’ la scelta giusta perché dopo un poco di apprensione, atterro un centinaio di metri sopra il bivio e scendo facilmente al masso con la scritta rossa Spirlonga (q.700, h 18.30). Sono salvo e non passerò la notte nel bosco (avevo mandato messaggio a Giona di non preoccuparsi di questa eventualità) anche perché non avevo calcolato visto il recente cambio dell’ora, di avere un’ora di luce in più). Riguado il Ru da Molin e alle 19.30 questa fantastica giornata mi fa dono della parete ovest della Pala Alta illuminata d’arancione dal sole che le dà il bacio della buonanotte. Mamma mia che giornatona, che sorpresa, non avrei mai pensato di potercela fare così, quasi per caso al primo colpo. Ora torno da Gio che prepara la pasta . Slurp!!                           Foto1 la palcca erbosa    foto2  la cima dall’anticima    foto 3   cresta finale dopo il passo chiave</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/04/2026 - Arcigno Macigno - Pizzo del becco [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8388</link>
         <description>Bella e impegnativa via di misto orobico.
Molto varia con due tiri impegnativi: il primo della goulotte e quello del masso incastrato a metà via. La goulotte era in ottime condizioni, mentre la neve era totalmente inconsistente, tanto da costringerci ad una gran ravanata nei canali di collegamento della via. In uscita per evitare la neve sfondosa abbiamo seguito le rocce che ci hanno depositato a pochi metri dalla vetta.
Avvicinamento e discesa molto faticosi.
In via pochissimo materiale (un paio di chiodi di passaggio e una paio di soste). La roccia però accogli abbastanza bene le protezioni veloci.
Si parcheggia in prossimità della centrale di Carona e da qui si può salire al lago di Sardegnana o percorrendo la scalinata che segue la condotta (attenzione al divieto) o seguendo il ripido sentiero che resta a sinistra della condotta e che si ricollega a questa poco prima della diga. Superato il lago si prosegue nella valle e quando si intravede la goulotte si risale il pendio di destra fino a raggiungere la base delle via (3h)
L1: Superare i primi facili saltini di misto e sostare a destra sotto la goulotte (30m, II+/M2)
L2: Salire la stretta goulottina (chiodo) e poi la successiva candelina breve ma verticale. Continuare nella goulotte e uscire su terreno più facile fino alla sosta (60m, IV)
L3: Risalire per 150 metri il nevaio, con qualche breve saltino roccioso fino a sostare sotto il grande macigno (150m, 60°/M2)
L4: Salire a destra del macigno con passi di dry abbastanza ingaggiosi (chiodo). Salire il bel caminetto uscendo a sinistra, e andando a sostare sulla parete di destra (50m, M5)
Proseguire dritto per nevaio e poi, senza percorso obbligato obliquando verso sinistra, arrivare fino alla crestina nevosa alla base delle ultime rocce che salgono alla croce. Salirle con un ultimo tiro (più facile sul versante laghi gemelli) e raggiungere la croce di vetta.

DISCESA: Seguire la cresta della via normale con qualche catena fino all'uscita della ferrata della via normale. Superarla e proseguire ancora lungo la crestina per qualche decina di metri fino a scendere sui nevai a sinistra. Qui con una ampia curva verso sinistra si scende fino a quasi in prossimità del passo di Sardegnana.
Da qui si ridiscende il vallone verso sinistra che porta di nuovo al lago e poi a Carona

L1: La parete con la linea di arcigno macigno
L2: La goulotte
L3: uscita sulla cresta
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      </item>
      <item>
         <title>12/04/2026 - Via il pertugio, cima Grostè  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8387</link>
         <description>È stato uno di quei weekend in cui si parte con grandi progetti per poi finire senza idee valide.
È cosi che inaspettatamente l'amico merenderos tira fuori questa soluzione...perche no, zona nuova, accesso facile, etc etc...

La vicinanza degli impianti non disturba troppo, forse anche perché alle 11 hanno iniziato a girare dei grossi nuvoloni che ci hanno fatto vedere un gran poco.

Onestamente Da questa via ci aspettavamo di piu, è un po corta e discontinua, con solo due brevi sezioni tecniche e il resto è canalino nevoso a 45/50°. L'abbiamo risolta con una prima sezione fatta slegati (canalino e cengia nevosa) e poi tre tiri lunghi. Soste buone su spit ogni 25/30m 
Le condizioni sono appena accettabili, scarso rigelo e parete secca. Per raggiungere la prima sosta abbiamo aggirato il canalino per gradoni. Primo saltino praticamente in dry. Secondo tiro invece bella colata di ghiaccio sulla sinistra permette di evitare la sezione dry (dove c e un chiodo).
Usciti dalla via saliamo fino alla croce di vetta e poi scendiamo per la via normale con due calate da 30m (soste in loco, oppure disarrampicare, ma esposto). 

La via si presta ad essere percorsa con gli sci in spalla. Quantomeno vale la pena portarsi gli sci e lasciarli nei pressi della funivia per godersi la discesa (e risparmiare 10 euro! ). Noi stipidamente non ci abbiamo pensato.

Con Mattia</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/03/2026 - cascata del Pisgana - val Narcanello [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8386</link>
         <description>Grande colata in ambiente molto selvaggio. Il ghiaccio è ancora abbondante con un po' di crosta da rigelo.
Probabilmente seguendo le balze più semplici non si va oltre il 3/3+, ma è possibile fare linee anche più verticali.
Presenti soste nuove perfette per calarsi, ma è possibile fare soste su ghiaccio un po' ovunque.
Avvicinamento su neve portante con buon rigelo notturno. Un po' più sfondosa al rientro.
Si parcheggia all'ingresso della Val Sozzine, dove la strada diventa una carrozzabile non percorribile. Si segue la strada che poi diviene sentiero. Si prosegue per circa due ore fino a che la valle non inizia a piegare verso destra. Solo all'ultimo si vede la grande colata sulla sinistra. Si risale la breve conoide fino all'attacco (2-2,30 h).

L1: Salire il primo saltino e poi immettersi nella goulottina. Rinviare uno spit vecchio sulla destra e poi proseguire fino alla sosta a spit sulla sinistra (60m, II+)
L2: Salire facilmente e poi attaccare il muretto. Usciti la sosta a spit è tutto a destra (50m, III+)
L3: Salire le facili balze e sostare sulle rocce a sinistra(II+)
L4: Possibile salire il muro a sinistra (IV) oppure seguire la rampa verso destra (III) dove dovrebbe esserci una sosta sulla destra al suo termine (45m)
L5: Salire il muro portandosi verso sinistra fino alla grotta circa 5 metri sotto il termine della cascata dove si trova l'ultima sosta (50m, III+)

DISCESA: in doppia lungo la via, sfruttando le soste presenti. Non avendo trovato S4 abbiamo usato l'abalakov

Foto1: la cascata
Foto2: L3
Foto3: L4 + L5

</description>
      </item>
      <item>
         <title>11/04/2026 - Passo della Rossola e dintorni ( VIDEO ) [ Domonice ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26011</link>
         <description>Il discreto è motivato dal lunghissimo portage di questo periodo. Si spalla fino al bivio della Val Dois per il passo della Rossola (circa 750 m), poi innevamento continuo ( esp Ovest ). Arrivati al passo abbiamo disceso il ripido canale che introduce nella vasta coca esposta a est. Discesa molto bella nel canale, poi un tratto di crosta cedevole, poi ancora bella sciata fin sotto lo sperone della Rossola di Predona. Risaliamo circa 400 m aggirando il canale a destra e ritorniamo al passo. Discesa quindi sul versante di salita fino al torrente, poi ancora lungo portage fino alle belle baite dove ci aspetta una meritata merenda. Con Lorenz, Giordo, Juri, Mauro

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      </item>
      <item>
         <title>12/04/2026 - MACHABY via FISELLA D'ARNA' [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7213</link>
         <description>Facile e divertente arrampicata quasi interamente su placca.
I tratti più impegnativi sono facilitati da staffe e corde fisse. ( chiaramente è possibile non usarle)
Protezioni buone ma non vicine quindi serve un minimo di esperienza.
Qualche tratto un poco terroso ma visto la morfologia del posto è inevitabile. 
Ottima per accompagnare chi inizia ad arrampicare.
A fine via saliti al Forte di Machaby e scesi per comoda strada. 
Con l'amico Teo. 
Varie relazioni in rete.</description>
      </item>
      <item>
         <title>14/04/2026 - Passo dei Campelli e di Valsellazzo [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13708</link>
         <description>Situazioni casalinghe e mancanza di imput e compagni mi portano ad un letargo invernale e finalmente decido di porre fine alla letargia con un’uscita un poco improvvisata. Sto sentendo Sebe in questi giorni e allora decido di mettere un po’ di allenamento nelle gambe. Giovedì 26 03 26 libero e rispolvero il progetto di salire sul Telenek un po’ perché possibile da sud, un po’ perché ci avevo già pensato altri inverni e un po’ perché è una zona sconosciuta. Ho fatto notte e il giorno dopo ho dormito poco e in più una riunione che si allunga mi porta ad andare a letto all’1.00. non punto nenche la sveglia perché sono stanchissimo ed è solo alle 8 che mi sveglio e decido di onorare la fatica fatta ieri nei preparativi. Dopo aver salutato Dani m’infilo in macchina alla volta del Passo del Vivione da cui intendo scendere per percorrere la Valle del Sellero. Le previsioni davano tempo discreto in miglioramento e vento forte. Coincide solo la seconda. Trovo per strada un cartello con l’indicazione Passo Vivione Chiuso ma sembra fisso e non lo considero. Attraverso Schilpario e inizio la stradina che sale verso il Passo ma è sbarrata già ai Fondi. Mi blocco, saltano i miei piani e guardo quanto ci vuole per salire al passo dall’altra parte ma dovrei guidare per un’ora e mezza e oltretutto Maps dice che è chiusa anche da la. Mi rassegno a salire verso il Passo dei Campelli e magari dirigermi verso la Cima dei Ladrinai che più volte avevamo pensato di fare con David quando per il 29 10 gli regalavo una gita per i monti.  Parto e la strada diventa subito coperta di ghiaccio..non mi aspettavo la neve così in basso..prospettiva errata dovuta al tempo primaverile in bassa padana e al fatto che questa stradina, non viene probabilmente mai pulita non essendo di viabilità importante. Parto che sono quasi le 13 e salgo lungo l’asfalto ricoperto di ghiaccio duro e scivoloso cercando nel bosco tutte le scorciatoie possibili. Il vento è forte e so che minerà il mio entusiasmo più in alto ma cerco di non pensarci e di considerare il mio incedere come un allenamento. Passo dal bel pianoro dove è eretta la Madonnina dei Campelli ( h14) e poco oltre inizia ad esserci neve in cui affondo. Sono investito da forti raffiche e mi vien voglia di mollare. Decido invece di proseguire e con le dita gelate dal vento che turbina mi infilo le ghette e calzo le ciaspe. A fatica ma ci riesco (quanto tempo che non le mettevo… un poco per lo scialpinismo, un poco per i canali e un poco perché cercavo itinerari privi di neve…) e riparto felice. Che bella sensazione quella di galleggiare sulla neve morbida. Mi alzo di quota e la bufera spazza ogni cosa buttandomi in viso e negli occhi cristalli di neve gelata. Ma che senso ha salire ancora mi chiedo? Ma mi sorprendo a resistere per avere almeno un punto raggiunto e allora dico che fino ai Campelli non mollerò. La strada sale docile e regolare e mi abituo al disagio del vento. Arrivo al Passo ( h 15, q.1900) per buttare un’occhio verso la scura piramide dell’Adamello e l’altro in direzione del lungo traverso tante volte percorso verso il Passo di Baione: visione sconsolante perché c’è tantissima neve e non troverei neppure la traccia da seguire. Faccio qualche passo e decido di tornare anche se mi spiace terminare così presto, però almeno 700 mt. di dislivello, li ho fatti.                                  Accontentiamoci come prima uscita stagionale. Scendo, mi fermo al riparo di un masso per togliere le ciaspe e mangiar cracker. Non ho nulla da bere ma neanche sete. Riprendo a scendere e trovo un cartello con scritto Fondi che punta il bosco. Ci vado per cambiare percorso anche se troverò più neve ma scendendo dovrebbe dimunuire. Arrivo poi al bivio verso il Passo del Valsellazzo e l’indicazione Bivacco DonGiulio Corini. Nuovo, qualche anno fa non c’era  e ricordo che un volta non avevo neppure trovato il sentiero per salire o scendere al passo mentre mettevo insieme i pezzi per la grande Transcalve.                         E’ tardi per salire, rischio di scendere col buio ma rimetto le ciaspe e nonostante l’immediata reazione di fatica  per l’inversione di marcia decido di procedere. Sono stanco, il passo alto e lontano oltre un ripido nevoso ma voglio almeno arrivarci sotto. Inizio il ripido e mi rendo conto che la roccia che vedevo al Passo, è in realta la lamiera del bivacco e la sua vista attira le mie energie. Salgo, fatico, la neve è alta ma le ciaspe tengono e inesorabilmente mi avvicino fino a decidere di resistere fino alla fine. Il pendio è sui 35/40° un po’ al limite per le cispe ma la neve non così dura da esser pericolosa. Sono ormai alto quando noto uno scarponcino nella neve e viro per raggiungerlo. In realta è una pedula North Face nuova di pacca e del n° 44. La raccolgo, me la lego a fatica allo zaino e riparto per le ultime decine di metri con la pendenza che si accentua e mi obbliga a puntare le mani nella neve per aiutare la risalita. Raggiungo il bivacco ( q. 2000, h 17.15) e raffiche violentissime mi spostano facendomi perdere l’equilibrio. Cerco vanamente riparo addosso alle pareti e un accesso che non trovo. Giro i 4 lati ma non capisco e mi trovo schiacciato nel sottotetto. Fatico a respirare liberamente e la neve sbattendomi violentemente contro, mi brucia il viso scoperto. Mi spavento un poco pensando se dovesse andare avanti così per molto. Mi butto a caso senza vederci dal pendio laterale ghiacciato di una parete e atterro alla sua fine. Devo scappare via e m’impongo di non farmi prendere dal panico: con gesti controllati tolgo i guanti trattenendoli per non farmeli portar via da Eolo infuriato e riuscire a levarmi le ciaspe. Noto sorpreso e a metà tra lo spaventato e il divertito che il vento solleva le ciaspe e me le butta contro la lamiera del bivacco: incredibile! Le ripongo nello zaino, rimetto i guanti e mi preparo a scendere: le neve non era dura e dovrei riuscire con gli scarponi senza problemi ad affondare per avere un poco di sicurezza visto la pendenza della discesa. Mi butto barcollante ma senza paura…mi vengono in mente tutti i racconti sugli Inuit che sto leggendo. Scendo veloce sperando che la bufera cessi d’intensità e passo 5 minuti brutti poi decido di fare qualche foto ma il vento non si fissa nelle immagini. In compenso il panorama davanti a me riflette una strana luce e scatto un paio di foto verso le montagne che sognavo di salire oggi e su cui tornerò quando la neve se ne sarà un poco andata: Venerocolo, Colombaro e Sellero mentre non si vede il Telenek. A destra sopra il passo Campelli i noti Campione  e Campioncino mentre all’estrema sinistra una cavalcata già fatta: Tre Confini, Gleno e Strinato. Ormai il peggio è passato anche se la macchinetta fotografica s’impiastra di ghiaccio immediatamente e faccio l’ultimo scatto verso il passo dove perfino ad occhio si vede che la tempesta impazza ancora. Mi butto verso valle più sereno e alle 18 sono al bivio da cui tornerò verso i Fondi. Mi faccio un autoscatto sorridendo come un sopravissuto e solo vedendomi a casa noto la neve ghiacciata sulla barba e sulle sopracciglia. Ora per placido sentiero caracollo dolcemente verso casa traversando qualche bella radura dove la neve prendendo il colore della sera riporta la pace e l’armonia nel mio cuore. Che bello! Transito da Malga Lifretto bassa, dalle belle casette in pietra dei Fondi che riposano disabitate alla luce arancione di un lampione che dona un tono suggestivo e alle 19 sono davanti alla mia auto.                                                                                                                                     Foto1  Panorama dal Cimon della Bagozza al Passo del Valsellazzo Foto2 al riparo della bufera                                          Foto 3 foto estiva: non trovavo la porta perché era sotto la neve!</description>
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         <title>11/04/2026 - MONTE FORCIAZ [ flavio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26010</link>
         <description>Che sciata a cinque stelle! Partiti da Piacenza nel cuore della notte, sci ai piedi alle 7. Neve dall'auto (seppure ancora per poco sulla stradina finale). Rigelo perfetto, con fondo che ha tenuto fino al primo pomeriggio. Pendenze spesso ideali per lo sci. Saliti senza rampant, con i ramponi la crestina finale. Sole, un leggero venticello che ha contrinuito a mantenere ottimo il manto nevoso. Sul Forciaz solo noi e l'amico valdostano Massimo J. Uno sparuto gruppo sulla vicina Rabuigne. 22 km di sviluppo.
Con Bicio C., Giamma S. e Davide C.</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/04/2026 - Arco, San Paolo vie Nereidi + Ammoniti [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7212</link>
         <description>Partiti verso le 12 per ripetere la via La Bellezza di Venere , dobbiamo desistere per via dell'Overtourism presente in parete. Ripieghiamo poco fiduciosi in direzione di San Paolo, ed inspiegabilmente qui pochissima gente. Saliamo in successione Nereidi e la via delle Ammoniti, due simpatiche e divertentissime viette, purtroppo rovinate dalla massiva frequentazione che ormai ha lasciato evidenti segni sulla roccia.
Bellissima giornata in compagnia di Helene.
Foto 1 Primo tiro di Nereidi
Foto 2 Terzo Tiro di Nereidi
Foto 3 secondo tiro di Amminiti</description>
      </item>
      <item>
         <title>11/04/2026 - Monte Baldo (Cima Valdritta ) da Avio [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13707</link>
         <description>Gita bellissima ma dallo sviluppo infinito, elementare sino alla cresta sommitale, traversi molto ripidi e delicati per raggiungere le cima , perlomeno nelle condizioni attuali ( neve poco portante ). Seguito integralmente il segnavia 652 che risale una profonda e suggestiva forra, per uscire poi in terreno più aperto con bellissime faggete e ridenti pascoli, intersecata la strada che sale da malga Novezza sale più ripido, quindi lo si abbandona al bivio ( con indicazioni per Cima Valdritta ) si inerpica poi per ripido costone sino alla cresta sommitale, da qui lungo e delicato traverso per raggiungere l'impennata che deposita sulla cima. Panorama assolutamente di primordine, con il lago di Garda 2000 sotto.
Bellissima escursione con Helene</description>
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         <title>12/04/2026 - Piz Tri [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13706</link>
         <description> Approfitto del we con famiglia in campeggio a Edolo per salire su questa cima che ancora mi mancava, ovviamente a piedi. Dal campeggio mi alzo 300m di quota in auto per 10min, fino a Presamasco. Poi proseguo su tratti di sentiero alternati a strade sterrate, lungo un piacevolissimo percorso incontrando baite, aree pic nic, sculture di legno, trincee, fino al laghetto del Piz Tri, ancora ghiacciato. Proseguo su bel sentiero fino al pendio finale sul versante sud. Fin qui incontro qualche tratto ancora con neve, fortunatamente le &quot;peste&quot; mi permettono di non sfondare. Il pendio finale invece è sgombro di neve. Nonostante il cielo velato il panorama dalla vetta è stupendo. Scendo i primi 250m lungo il percorso di salita; poi devio a dx scendendo dal versante sud lungo una comoda stradina prima erbosa poi sterrata. Infine alternando sentieri a stradine, arrivo al parcheggio più alto (area pic nic) e in 10minuti al Passo di Fletta, dove mio marito, in giro con la bici, mi ha portato l'auto! Un giro solitario molto bello, per me nuovo!
Il giro si può anche compiere in senso inverso al mio, ma a mio parere così è migliore e la discesa è quasi tutta su comoda stradina erbosa e/o sterrata.
Partecipanti: sola.

FOTO 1: Poco dopo aver superato il laghetto, il tratto di sentiero che porta sui pendii finali del Piz Tri.
FOTO 2: Ultimi metri prima della croce di vetta.
FOTO 3: La discesa dal versante sud.</description>
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         <title>11/04/2026 - Cevedale [ mauroedani ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26009</link>
         <description>Gli sci si spallano per circa 15-20 min. poi neve continua dura ben rigelata, a quanto pare una lieve spolverata durante la notte ha lisciato tutto, dai 2000 in su.
Classico percorso sino alla base del muretto finale dove preferiamo calzare i ramponi, come la maggioranza.
Discesa inizialmente su neve dura, non lisciata, poi neve bellissima morbida (della notte) su fondo compatto. Solo in vista del Pizzini inizia a remollare ma sempre ben sciabile (con i 90 mm). Arriviamo a circa mezz'oretta dal park dove togliamo gli sci.</description>
      </item>
      <item>
         <title>10/04/2026 - Schilthorn [ CLACRE ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26008</link>
         <description>Partiti da Engiloh alle 7:50, sul primo pendio prima della cascata neve trasformata ma ababstanza dura poi nel ripido succewssivo necessari i rampanti sia per la pendenza del pendio che per il manto quasi ghiacciato. Successivamente la neve risulta trasfirmata e scorrevole ma il vewnto ci incalza da nord, pertanti decidiamo di girare a sin verso lo Schilthorn dove troviamo il primo pendio molto ripido e ghiacciato ( rampanti obbligatori) , quindi superata la valletta esposta a NE affrontiamo il secondo pendio ancora ripido con neve marmorea fino al colletto da dove in izia la cresta sud che abbiamo fatto tutta con i ramponi ( breve tratto di 10 minuti), Come da gps tempo impiegato 3h 30 minuti .
Discesa prima parte con neve ancora marmorea poi sotto il primo pendio il sole ha provveduto a rendere il manto più sciabile e velocve fino alla strettoia della cascata . Qui la neve si è trasformata compmetamente e sotto i 2000 m rammollimento totale.
Cmq discesa da 4 stelle fino a 2000 m.</description>
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         <title>12/04/2026 - L' Eveque &amp; Pointe d'Oren est e centrale  [ vale_cividini ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26007</link>
         <description>Bellissimo giro faticoso fino all' imbocco della comba d'Oren per mancanza di neve. Salita dal Nacamuli per i colli Collon e Eveque discesa dal ghiacciaio d'Oren nord sotto la cima d'Oren centrale con una doppia da 15m. 
Da Chamein 3,5km in più...la mia app segnava 40km circa 3150m dislivello 
Foto e racconto al link sotto </description>
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         <title>11/04/2026 - Capanna Margherita  [ MAFE62 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26006</link>
         <description>Oggi penultimo giorno di apertura degli impianti che portano a indren e ce ne approfittiamo per una lunga discesa che dalla capanna Margherita ci porta a 1800 di Gressoney 
In salita da indren optiamo per il giro circolare che aggira il rifugio Mantova e Gniffetti per poi proseguire sul ghiacciaio fino alla vetta,,ultimo tratto assolutamente con ramponi 
In discesa prima parte su neve dura e ventata poi buona similpista fino ai rifugi e infine marcetta ma ottima per sciare fino a Gressoney sempre su neve continua 
I metri di neve che ti aspetteresti in queste zone purtroppo non ci sono neanche in quota  
Grande giornata  con Luca Andrea e Matteo 

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         <title>11/04/2026 - Cima di Pianasea  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26005</link>
         <description>Cima di Pianasea da Chianale (CN) Queyras (F) D +1365 per 13, 65 km di sviluppo .
L intenzione era di fare la Sella d Asti ma arrivati alla sbarra abbiamo notato il lungo spallaggio sulla provinciale, circa 2,5 km.
Poco prima avevamo notato alcune persone che si preparavano, quindi dopo aver assunto qualche informazione, ci siamo diretti verso questa bella cima. Giornata calda e solo noi in vetta , dove spirava una refrigerante brezza. 
Ottimo panorama e sciata molto divertente in alcuni punti, in alcune zone non si era ancora trasformata bene, comunque arrivati sci ai piedi all auto. 
Oggi 11 aprile 2026 con Marco Rubaltelli</description>
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         <title>10/04/2026 - Pussy Riot [ giasti03 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8385</link>
         <description>Torno su questa golulotte perchè i soci Gerry e Alb mi hanno tirato ubriaco.
La valuto come AD-. 
Neve quasi portante fino all'attacco, diventa buona al deposito zaini.
Primo tiro si fa slegati, ci si lega al primo saltino, abbastanza magro, da sotto sembrava non fattibile da tanto che è stretto, si protegge con una 13. Si fa il secondo tiro proteggendo con una 16, il secondo saltino si fa in puro traction, ce un salto di circa 60cm davanti alle ginocchia. Poi due tiri in conserva sprotetta su neve.
Discesa in 4 doppie.
Ancora una settimana e non penso riesca ancora a farla.
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         <title>11/04/2026 - Cima Val Loga centrale merdi. e val Curciusa [ corbe ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26004</link>
         <description>Buon rigelo a Montespluga, quindi decidiamo io e Dino di salire il val Loga e calarsi in val Curciusa.
Ottimo grip in salita, quindi di bona lena raggiungo la Cima di val Loga Centrale. Scendo e vado incontro a Dino. Insieme giungiamo al passo ed iniziamo la fantastica discesa in val Curciusa; 900 m. di dislivello tutto d'un fiato su neve trasformata e pendenze continue. Giunti a fondo valle a ca. 2100 m. Dopo aver sbocconcellato riprendiamo la salita; La neve non molla quindi anche qui troviamo ottimo grip. Giunto al passo tra la due cime, questa volta mi dirigo verso la vetta meridionale in attesa sopraggiunga Dino. Ridiscendo al passo ed insieme proseguiamo verso Montespluga. La neve si é trasformata ma nel complesso, a parte qualche cedimento, é ancora sciabile. Verso le 13.30 siamo al parcheggio per il rientro. Ci siamo riscattati, fortunatamente, dal lunedì precedente.
F. 1 Cima val Loga Merid.
F. 2 Val Curciusa
F. 3 Cima val Loga centr.</description>
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         <title>10/04/2026 - Scialpinismo in bulgaria [ fabio62 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26003</link>
         <description>Arriviamo a Sofia in un giorno alternante di scrosci e schiarite dopo due settimane continue di tempo pessimo.
Da domenica 5 aprile fino a venerdi 9 aprile meteo strepitosamente bella e stabile con 2 gg di vento forte che non ha disturbato più di tanto.
L ambiente  ricorda vagamente le orobie nella parte bassa, fuori dal bosco invece diventa  quanto di meglio possa desiderare uno scialpinista con cime che hanno sempre accessi raggiungibili sci ai piedi e pendii ampi a perdita d occhi.
Altra particolarità è che le gite che ci ha proposto la nostra ottima guida Plamen, erano sempre degli anelli e in discesa si è sempre evitato le ravanate orobiche nel bosco grazie alla presenza di piste o strade forestali
Le prime tre gite abbiamo trovato bella neve trasformata con strato di firn su fondo portante e più sotto neve marciotta.
Le ultime due invece neve dura con un dito di granita sopra, più sotto moquette a pelo raso fin quasi alla partenza.
Abbiamo salito nell ordine:
Monte Mussala 2930m  1050 D+ 15km a/r 1500m di discesa
Monte  Malovitza 2729m 1050D+ 20km a/r
Monte Vihren 2914m 1500D+ 27km a/r quasi 2000m di discesa!!!!
Pizzo Todorca 2746m 1400D+ 20km a/r 
Monte Bez Bog 2645m 1200D+ 17km a/r
La zona ha un clima freddo con neve abbondante in inverno e piste stupende di 1600m di dislivello.
Le gite non sono disturbate dalla presenza degli impianti, anzi la presenza di piste garantisce a volta rientri all auto senza ravanate.
due cittadine di partenza, Borovetz e Bansko sono molto turistiche ma, soprattutto l ultima, conservano ancora alcune realtà artistiche molto interessanti.
Direi che per Me e Grazia, con i nuovi amici Petra Luca Katia Marion Francesco, la bulgaria è stata una piacevolissima sorpresa.
Plamen, guida bulgaro valtellinese, oltre che essere di una professionalità eccellente, è anche una gran bella persona e la sua struttura gestita con la bravissima Sussanna ci ha accolti con una ospitalità deliziosa.
Ciliegina sulla torta, la meteo che da domani torna brutta per tutta la prossima settimana.....qualcuno lassù ci vuole bene.

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