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      <title>On-Ice Ultimi Report di On Ice</title>
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      <link>http://www.on-ice.it/onice_reports.php?type=0&amp;format=rss</link>
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         <title>20/06/2026 - Vie Andreino+Raffaella, Grignetta/Pilone centrale  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7237</link>
         <description>Anche se la grigna è forse il posto che meno apprezzo in assoluto i forti temporali pomeridiani previsti un po ovunque nell arco alpino ci portano ancora qui .

Quando mi propongono questo concatenamento penso perché in fondo queste vie non le ho mai fatte...tiro dopo tiro in realta mi si schiarisce la memoria: ci ero gia stato!
Poco male perche la roccia su queste vie è molto bella per gli standard grigneschi.

Inutile dare una descrizione dettagliata dei tiri, sono gia ben relazionati ma soprattutto sono logici e spittati.

Con Mattia e Mirco </description>
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         <title>18/06/2026 - 3° Magnaghi - via L'etica del Birillo [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7236</link>
         <description>2 tiri su roccia ottima con protezioni su clessidre e volendo integrabile a friends. Una sosta su clessidra su cordone verde rinforzabile con altra clessidra vicina, la seconda sosta in cima al 3° Magnaghi. Per raggiungere l'attacco bisogna scendere dalla cima del 3° Magnaghi in direzione del Canalone Porta (sinistra faccia a valle), ben segnalato dalla striscia bianca-rossa, e portarsi brevemente alla base del pilastro. (3 minuti dalla cima). L'attacco è all'altezza di un cordone verde in clessidra, e la linea di salita è individuabile da un paio di cordoni più sopra.
Aperta nel 2019 in solitaria da Simone Bianchini.</description>
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         <title>17/06/2026 - Torrione Scandella, vie Vecchia Quercia + A sud di nessun nord [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7235</link>
         <description>Saliti in Presolana per percorrere questi due itinerari che mancavano all'appello. Abbiamo percorso come riscaldo la variante d'attacco di sn di Vecchia Quercia, ci siamo calati ed abbiamo ripreso l'itinerario originale, molto bello e godibile. Raggiunta la vetta siamo scesi nel canale retrostante con breve doppia al finale. Itinerario molto bello e godibile sulla solita e fantastica roccia, ben attrezzato. Abbiamo quindi percorso A sud di nessun nord, che dire ? primo tiro superbo, ma il secondo non qualificabile, scusate l'affermazione un poco blasfema, &quot;sembra dipinto dalla mano di Dio &quot;, terzo bello ma cortino. Discesa con sosta da Claudio per concludere degnamente questa bellissima giornata, con un bel piatto del rifugio ( Polenta taragna, salsiccia ai ferri e formaggio alla piastra, dolce torta pere e cioccolato , di livello sempre altissimo ). Bellissima escursione con il Fellone .
Foto 1 i tracciati a sn. Vecchia quercia, a ds. A sud di nessun nord
Foto 2 In alto mare 
Foto 3 Il Fellone su L2 di Vecchia quercia</description>
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         <title>14/06/2026 - CANALI del CHILCHHORN Nufenenpass (VIDEO)  [ MONTAGNAVERA ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26065</link>
         <description>giugno 2026 per ben due volte puntiamo Furka e San Gottardo dove troviamo gli stambecchi sulla sede stradale, ma le nuvole per ben due volte consecuteive ci fanno tornare nel cerchio azzurro che sosta verso il Nufenenpass che spesso risente dell'Anticiclone delle Alpi Occidentali mentre il vicino Gottardo viene in parte influenzato dalle correnti umide orientali . 
Zero voglia di portage , piattoni o lunghi dislivelli, perciò niente Corno Gries o Scaglia di Corno, e nemmeno pendenze o sbattimenti come per lo stupendo Piz Gallina . Partenza ancora ad inizio giugno dai 2250mt, più avanti dai 2400mt nella prima uscita facciamo anche un passaggio sulla parte Vallesana sulle pendici del Mittaghorn, ma la discesa dai bei pendii è in parte ostacolata da rigagnoli da pioggia gelati, mentre poi affrontiamo i bei canali della Cresta del Chilchhorn sul versante ticinese. Ma è tardi la neve è troppo morbida, così facciamo il canale più semplice 30-35 e meglio così perchè la neve scivola a valle. Ritentiamo di nuovo il San Gottardo ma le nubi ci fanno tornare al Nufenenpass. ultima neve per salire a quasi metà giugno, negli anni 96-97 ricordo di averlo fatto tutto bianco  a fine giugno.
Questa volta non perdiamo tempo sul versante Vallesano ma subito cresta del Chilchhorn, a piedi ed in parte esposta ma con buon passaggio. Giu' dal secondo canale Est su neve quasi perfetta , dopo poco meno di 200mt di dislivello di nuovo a ripetere il giro salendo senza pelli per fare il più bello ed impegnativo con partenza sui 40 gradi. Anche qui bellissimo e neve perfetta salvo io che provo una chiazza di neve recente che parte come niente, ma intanto liscia il pendio per un divertimento assicurato. Visto il divertimeno, prima di tornare a valle di nuovo su per le roccette per far giusto un altro 150mt D+ su bella pendenza e neve sciabilissima come anche sul rientro.

TENDENZA: alla prossima stagione

FOTO
1) Belle pendenze ma neve facile sul canale centrale 35*
2) Partenza Canale Principale 40*
3) Canali 130-180mt dislivello

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         <title>17/06/2026 - Punta degli spiriti-valle dei vitelli-M.te Scorluzzo [ Luca1967 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26064</link>
         <description>Stimolato dal report del Fabrizio Righetti&amp;#128591; decido di farmi un ultima pascolata al passo dello Stelvio&amp;#128536;..salgo alla Punta degli Spiriti &amp;#128536;....scendo lungo la valle dei vitelli su ottimo firn &amp;#128536;....risalgo alla punta degli Spiriti e poi giu non sulle piste ma dove i gatti non hanno lavorato ...firn col giusto remollo &amp;#128285;&amp;#128285;&amp;#127881;&amp;#127881;nonostante il caldo che inizia a farsi sentire salgo al Monte Scorluzzo &amp;#128536;...salita e discesa delicata su neve ormai marcia e sfondosa&amp;#128580;&amp;#129315;...sara' l'ultima &amp;#128580;...forse si&amp;#128521;&amp;#129315;&amp;#129315;&amp;#129315;</description>
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         <title>17/06/2026 - Le  Stornade (la traversata passando dalla cima) [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13719</link>
         <description>Come da accordi telefonici intercorsi nella settimana in corso sono d’accordo con Luca per scalare le Stornade dalla Val dei Zoldani dopo che ieri ci ho provato, riuscendovi parzialmente, dalla val Fagarè, con l’intento di conoscere a priori la via del ritorno e riuscire in una clamorosa traversata. Senz’altro, una delle vette escursionistiche meno frequentate dei Monti del Sole. Alla fine dopo varie chiamate, ci troveremo in cinque e quindi non sono sorpreso quando all’incontro delle 6 del mattino del 23 05 26 nel parcheggio di La Muda (m.450) dalla sua macchina, escono 4 giovanotti che hanno tutti almeno 20 anni di me. Presentazioni veloci e poi, traversato il bel ponte verso Agre, ci dirigiamo verso quella che viene considerata “la più normale” fra le vie di salita a questa sfuggente montagna che si difende molto bene dall’assalto dei bipedi. Montagna “difficile” più che per l’aspetto tecnico per la continua concentrazione che qui è indispensabile per rimanere “attaccati al percorso” sia all’andata che al ritorno. Dalla partenza si segue la Via degli Ospizi verso sud guadagnando quota un po’ alla volta fino al bivio di uscita poco sotto gli 800 metri.                             Fino al bivio è quasi un’oretta di camminata, e si sale leggermente nel sottobosco in riva idrografica destra del Cordevole. Il sentiero che va verso la Val dei Zoldani è inizialmente ben marcato e va con un unico lungo traverso fino al tornante destro di Col della Farina traversando la confluenza a valle della Val Pegolera prima, con il suo famoso gendarme in pietra che sembra messo lì con funzioni di sentinella, e della Val del Mus poi caratterizzata da salti e forre d’acqua che sarebbero belli da fotografare con calma e che invitano  all’esplorazione…ma qui c’è sempre più da vedere…che tempo per farlo! Ma il ritmo della camminata è alto, i compagni son giovani e forti e ho il mio daffare a tenere il ritmo. Coro e Spirlonga mi chiamano ai ricordi dall’altra parte della valle oltre il Cordevole e poco più di un’ora dopo dalla partenza, siamo proprio sotto il missile roccioso della Rochèta che si alza verso l’alto a bucare il magico cielo blu alpino delle giornate radiose, sostenuto da un tappeto verde boscoso steso ai suoi piedi. Dopo il tornante destro si arriva alla breve risalita di un valloncello a fondo per lo più erboso e poi, con altro traverso e qualche svolta, si arriva su un ripido che si risale fin sotto una fascia rocciosa e si arriva quasi subito al passaggio più caratteristico, un breve tratto di “vera cengia” che contorna due rientranze del pendio: il bellissimo passaggio in cengia della “Zinturela” (h 7.45) esposto ma non difficile e che porta a completare l’aggiramento della montagna verso il più abbordabile lato ovest. Su questo tratto tecnico riduco le distanze sul gruppo tirato dall’infaticabile Luca e ne approfitto per effettuare qualche sorpasso e guadagnare un po' di tempo. Appaiono lontane sulla destra le rocce delle Stornade, montagna veramente difficile da decifrare per via della sua complessa orografia e per il fatto che non se ne ha mai una visione completa ed aperta, essendo incastrata fra colli e pareti che pullulano fra i Monti del Sole. Poi superati alcuni canalini ed anfratti rocciosi nel bosco di faggi, si perviene alla radura erbosa, ora assalita dalla vegetazione, del Mandrìz della Rocchetta(q. 1300, h 8.10). Passiamo veloci in mezzo ai ruderi di antichi insediamenti umani, dove le presenze del passato ti guardano dalle fessure rimaste fra i blocchi ormai caduti di quelle che erano mura di edifici abitati dagli antichi pastori e cacciatori. Svoltiamo per erbe alte su labili tracce verso destra su terreno per me ora vergine proseguendo in direzione della Forzèla de la Rochéta (q.1438) che separa Le Stornade dal Col Zaresìn. Salendo la vista si allarga verso Talvena, Schiara e i monti del Viaz che brillano rendendo omaggio alla bellezza di questa giornata. Luca ci guida con maestria seguendo le indicazioni a terra e quelle dell’App Mapy sul quale abbiamo scaricato le tracce di Zio Mario. Saliamo fino a breve distanza dal valico fino ad intercettare una breve cengia sotto roccia segnalata con ometto ben in evidenza (h8.45). La cengetta termina nei pressi di un canalino di circa 70/80 m. di dislivello, a sx di una placca bagnata, e che bisogna risalire fino a una forcelletta. Alla forcelletta di arrivo che separa dall’alta Val del Mus c’è un “muretto di mughi” che impedisce la vista dall’altro lato. Si sale verso sx con un iniziale taglio tra i mughi MOLTO ripido. Infine, su corridoio prativo più largo e meno pendente, si arriva alla base della fascia rocciosa chiara che segna l’inizio nord della Cengia Alta, e che è riconoscibile per un grande diedro chiuso da un tetto. Sono le 9 e Luca si dirige a dx lungo la cengia (sbagliando) e io non controllo la relazione che spiega bene invece di dirigersi a sx. Arriviamo così ad un anfiteatro roccioso che riconosco come quello descritto da Mason nella sua relazione e che prevede passaggi fino al III°+ e l’uso della corda. Amche Luca riconsultqando l’app si accorge di aver sbagliato e torniamo sui nostri passi per dirigerci invece a sx dal punto di arrivo presso la Cengia Alta. La guida Celi Sommavilla, così descrive questo tratto: «… si prendono a sinistra le lunghe cenge che fasciano i versanti orientale e meridionale delle Stornàde. Per queste si procede a lungo (circa 500 m) senza difficoltà verso Sud, in direzione della Forzèla dei Vanùz. Prima di raggiungerla si incontra un evidente canalino, che sale a ovest verso un salto di roccia chiara, dal basso simile a una piccola torre …». Zio Mario dice che secondo il suo GPS i 500 metri sono da intendersi in “linea d’aria”, e dunque sono di più come metri lineari camminati tenendo conto di tutte le non poche rientranze e i su e giù. Preciso queste descrizioni metriche perché l’individuazione del canalino ci costerà tempo ed errori. Comunque sono le 9.30 ed iniziamo a marciare sulla larga bancata verso sx. Dico a Filippo di calcolare con l’orologio circa 500 m. per andare ad individuare con più precisione il canale giusto che ci permetterà l’accesso alla parte superiore della montagna. Dieci minuti dopo individuiamo davanti a noi una parete rocciosa preceduta e seguita da due simil-canali (il primo più un costone). Intanto mi diletto a far foto alla Rochèta che sta davanti a tutti i monti OltreCordevole che si vedono dallo Spiz di Moschesin, al Talvena e poi dal Coro fino alla Pala Alta, passando da Schiara e Burel. Zoomo sui Pinei che da questo punto mostrano ben evidenti entrambe le tre cime con l’ultima, la Nordest che incombe su Forcella Oderz. Venti minuti dopo siamo alla base del saltino che impedisce l’accesso diretto al canale e che io (essendo di difficoltà tra il I° eII° grado, battezzo come quello giusto. Non si vedon segni o tracce di passaggio e con Filippo proviamo comunque a salire un poco il macereto fino ad arrivare alla base di una fascia rocciosa dove la selva di mughi impedisce la continuazione. Non è qui. Bella la vista che si apre oltre il Col Much e il Zimon de la Pala del Fonch e che svela addirittura il Civetta oltre il Celo e poi i gruppi del Tamer e del Moschesin. Torniamo dagli altri, Daniele, il ragazzo rumeno si ferma alla base di questo falso canale, mentre in quattro proseguiamo ancora vs sx fino ad arrivare in vista di una torretta caratterizzata da un canalino sulla sua dx, che risaliamo fino a trovarci su un pendio che finisce su una cengia troppo esposta. Abbiamo sbagliato ancora e in tre siamo d’accordo che bisogna tornare per chè ci siamo spostati troppo a sx, mentre Luca sostiene che si debba scendere a sx della torretta e proseguire. A me Marco e Filippo sembra assurdo scendere e decidiamo di tornare ad esplorare fino in alto il canale precedentemente abbandonato.                       Scesi alla base della torretta (h11) Luca ci dice che vuole andare a vedere una cosa e che ci raggiungerà a breve. Noi proviamo vanamente un altro canale bagnato che ci fa capire subito di non essere quello giusto e venti minuti dopo siamo nuovamente alla base del canale già in parte risalito. Lo attacchiamo io Filippo e Marco dopo aver detto al ragazzo rumeno di aspettare lì il ritorno di Luca. Saliamo fino alla fascia di mughi che forziamo per andare poi ad imboccare un molto ripido canale erboso che termina nei pressi di una forcelletta che appare molto aerea e che ci darà indicazioni sul nostro futuro. Stiamo quasi per arrivarci quando Marco riceve una telefonata da Daniele che gli comunica che Luca è quasi in cima, e che è ancora lunga da dove ci ha lasciati, che ci vorranno ancora almeno un paio d’ore. Ci dice anche che ha trovato dei nastrini che probabilmente ho lasciato io ieri. Con Marco ci guardiamo negli occhi e senza dirci una parola capiamo di pensare la stessa cosa: arriviamo in forcelletta e se non si può proseguire, scendiamo e seguiamo le tracce di Luca. Vorrei abbracciarlo per questa sintonia d’intenti e ne ammiro la forza e la caparbietà, oltre alla voglia di sognare. Ho trovato un nuovo amico da montagna? Arrivati in forcella è evidente che il proseguio è troppo roccioso e ci vorrebbero le corde e allora mentre scendiamo cominciamo ad organizzare la nostra salita ed eventuale traversata visto che dovremmo anche scambiarci le auto, visto che noi arriverremmo una decina di km a valle (Candaten) rispetto a dove abbiamo le nostre auto (La Muda). Filippo non ne può più (anche perché ha una gara di trail per il giorno dopo!) e dice che ci seguirà solo fino a che incrociamo Luca e poi tornerà con lui (Daniele nel frattempo ci ha comunicato che scenderà a valle). Alle 12.30 aggiriamo in discesa la torretta sulle tracce di Luca e vediamo che la Cengia Alta prosegue lineare. La percorriamo baldanzosi e venti minuti dopo esplodo di soddisfazione quando siamo alla base del canale giusto da risalire e che presenta un tratto di rocce chiare in alto a sx e una torretta che lo sovrasta sulla dx. Ci siamo, forse stavolta ci siamo proprio! Tutto coincide! Non mi sembra vero dopo lo scoramento di ieri e quello di stamattina, avere ancora in extremis la chance di farcela ad arrivare in cima e forse anche quella di fare la traversata. Poi, vedremo a seconda dell’orario! Saliamo senza difficoltà con passi tra il I°/II° grado, poi poco dopo un altro saltino fino a a quando il canale si allarga decisamente. Ad un certo punto Marco che segue la traccia sull’app ci indica di svoltare verso una bancata a destra che io riconosco per averla già percorsa ieri (ero quindi arrivato fin quassù, passando a sx del canale!) e che mi aveva portato fuori rotta. Infatti anche Marco si corregge e continuiamo a salire verso la parete rocciosa un poco a semicerchio che chiude la salita vs l’alto. Alle 13.45 alla fine del canale dove bisogna prendere quasi sotto parete la destra, prima sentiamo la voce e poi finalmente incontriamo luca di ritorno dalla cima. Ci complimentiamo, ci dà delle indicazioni e Marco gli consegna le chiavi della sua auto (con cui torneranno a casa) e quelle della mia che ci lasceranno a Candaten per il nostro ritorno. Filippo scende con luca e io e marco iniziamo la nostra personale sfida con la montagna. Proseguiamo piegando leggermente sulla destra per andare a prendere più comodamente la traccia che sta alla base della fascia rocciosa. Da qui si entra nel primo dei due “van” o circhi che caratterizzano la parte alta del versante est delle Stornade. Ora si contorna questo primo e più piccolo “van” stando attenti alle linee tra i discontinui tagli di rami di mugo. All’ingresso la fascia rocciosa (che sta a sinistra in direzione salita) si alza con una discontinuità di linea, e per riportarsi vicino alla base c’è il tratto con i passaggi più stretti e peggio segnalati: è un tratto breve e anche “ravanando semplicemente tra i mughi” (se non ci si vuole fissare a trovare i corridoi quasi nulli) non si perdono più di 5 minuti. Non sappiamo se seguire o passaggi ad “occhio” o seguendo la traccia sul cell. e lascio la decisione a marco meno boomer di me. Quando ci troviamo incastrati nei mughi, temo che possa essere la fine e che non ci riusciremo mai. Se è così fino in cima non ce la faremo, penso, e mi prende lo scoramento ma che non comunico a Marco. Sembra più logico stare alti sotto roccia ma l’app dice di stare più bassi. Dopo qualche minuto di incertezza alle 14.10 dopo il doppiaggio di una costa, ci appare come un miraggio il Van Grant o Van de Le Stornade. Riprendiamo a segnalare i passaggi fra i mughi o le uscite dal labirinto verde con i nastrini biancorossi e finalmente i mughi si diradano e subito dopo ci troviamo alla base di una fascia rocciosa a salti, un poco bagnata e che luca ci aveva descritto come simile ad alcuni tratti sul Pelmo (concordo…grandeeee Luca!). La risalgo felice e pieno di nuove energie convinto che il peggio sia ormai passato tanto che ne esco prima di Marco. Dieci minuti dopo troviamo lo scheletro di un camoscio-segnavia mezzo alla base di un canale roccioso dalla quale forse lui è scivolato d’inverno e lo risaliamo senza problemi per approdare ai facili ma comunque ripidi pendii erbosi sommitali del Van Grant che dovremo risalire fino alla cresta. Ci siamoooooo! Troviamo sporadici piccoli bollini rossi, mettiamo qualche nastrino e costruiamo qualche ometto salendo a vista e stando più a sx rispetto alla grotta-covolo (q.1850) citata nelle relazioni, e da cui non passiamo. Superiamo un breve saltello roccioso che corre più o meno per tutto il Van e alle 14.53 spunto in cresta, felice come un bambino, proprio nei pressi di un ometto. Ormai è fatta, non ci ferma più nessuno. Mi abbandono alla contemplazione del panorama che si apre improvvisamente dopo l’ultima mezz’ora passata con l’erba ad un palmo dal naso. Sotto di me il mondo intricato dei monti del Sole settentrionale e verso nord Dolomiti in parata. Si vede tutto. Le vicine Antene e oltre Croda Granda, Agner, Pale di San Lucano, Marmolada, Civetta, Pelmo, Tamer, Moschesin, Antelao, Talvena, Schiara e lontana perfino la Croda Rossa. Ora guardo la cresta mugosa che termina in cima poco oltre e comincio a percorrerla seguendo un taglio tra i fitti mughi veramente molto opportuno. Arrivo nei pressi di un saltino, segnalato con ometto, dove si usano le mani con singolo passo di I° grado se si vuole rimontarlo o costeggiandolo sulla destra. Poi i mughi riprendono ma senza eccesso di disturbo e fotografo Marco che è già sulla prima cima. Felice lo saluto alzando le mani e lui mi ricambia la cortesia di immortalare il momento. Alle 15 lo raggiungo sulla prima cima e ci abbracciamo felici. Ora siamo proprio in faccia al cuore dei Mds con la parete enorme del Bus del Diaol proprio di fronte e con a destra la Cima del Camin e poi i Feruch. Mentre a sinistra domina la solita triade Palazza, Mont Alt, Croda Bianca. Che spettacolo, sembra di stare al centro del mondo. Marco intanto si è già avviato verso la Cima Ovest e dopo qualche foto mi avvio a seguirlo. Qua si è proprio face to face col Bus del Diaol e le Antene pungono il cielo sotto di noi. C’è tanta aria intorno. Ci facciamo un selfie entusiasti e marco comincia a mangiare: non abbiamo tanto tempo a disposizione per tentare la traversata, ma del resto dobbiamo anche rilassarci un poco prima di ripartire per la nuova avventura il cui cardine sarà riuscire dal canale che parte dalla Cengia Alta, a ricongiungerci alla Cengia Mediana dove ero ieri con sicurezza e nastrini, prima di naufragare alla ricerca della Cengia Alta e del canale d’attacco.                                                                                                                    Alle 15.45 inizio a scendere e infilo subito fra i mughi una direzione sbagliata ma il groviglio in cui finisco mi avvisa dell’errore! Cominciamo bene, penso, con tutto quello chi ci aspetta. Poi invece scendiamo veloci senza più errori, infiliamo subito stando più alti sotto roccia l’uscita dal Van Grant, transitando dal Van piccolo e infiliamo il canalone di discesa. Discuto con marco che mi sembra stanco e non si ricorda più che dobbiamo disarrampicare il canale d’accesso ma alle 17.30 siamo alla sua base. Ora lui prende il comando delle operazioni e seguendo la traccia sull’app della gita di ieri, cerchiamo il ricongiungimento sperato. Scendiamo per prati abbastanza ripidi fin quando riappare un mio nastrino e ci ritroviamo poco dopo sulla Cengia Mediana. Evviva il più è fatto! Alle 18 transitiamo da Forcella dei Vanuz dove Marco gira un video entusiasta verso la Val Coraie che precipita sotto di noi. Mezz’ora dopo scatto una bella foto alla Rocheta lambita dagli ultimi raggi di sole che le carezzano il capo donandole una cresta arancione stile punk e mezz’ora dopo nella pace serale contempliamo i monti del Viaz in un quadro dai mille tenui colori. Paradiso. Scendiamo stavolta senza problemi di orientamento il pendio che dà sulla Val Col dei Boi e poi alle 20 siamo già bassi quando l’Enrosadira colora completamente la parete delle Cima Est di Pala Alta. Poco dopo abbandoniamo la Fratta di Aleseppo e dalla val Fratta giriamo a dx al mio bivio ieri segnato che ci immette in Val Faghera e nel Sentiero dell’Acquedotto, con ancora luce a sufficienza per mostrarne a Marco, come speravo, le meraviglie di cui anche lui rimane incantato. Ultime foto al Burel serale e al diedro gigantesco della Val Faghera e alle 21 abbiamo i piedi in fresco nel Cordevole per andare a recuperare l’auto mia e le chiavi nascoste sotto un sacchetto poco a lato. Passiamo quasi un’ora nel parcheggio a liberarci da una quantità incredibile di zecche che soprattutto assaltano Marco risalendo dal terreno e alle 22.15 inizio il mio lungo viaggio di ritorno con tappa al casello di Vittorio Veneto Nord dove Marco recupera la sua auto con cui eran tornati gli altri. Siamo entrambi stanchissimi e chiacchieriamo per stare svegli. Del resto 20 km e 2000 metri di dislivello anche oggi! Da raccontare c’è ancora che mi fermo quasi ad ogni casello che trovo per piccole pause di sonno, che salto l’uscita di Bariano perché ci passo davanti senza rendermene conto, che sono a casa solo alle 4 del mattino e dopo aver fatto la doccia posso dormire solo fino alle 7.30 perché c’è in programma una bellissima giornata sul Garda (Parco Natura Viva) con Noemi e la sua famiglia.                     Foto1  appare il Van Grant  Foto2  io e Marco felici in cima  Foto3   ecco il giusto canale!!



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         <title>13/06/2026 - Punta degli Spiriti per la cresta S, Valle dei Vitelli (Video) [ Domonice ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26063</link>
         <description>Salita alla cima dapprima per la bella e facile cresta  sud, poi discesa su neve perfetta fin sotto l'a parete del Cristallo in Valle dei Vitelli. Qui lo scarso rigelo notturno era percepibile ed abbiamo ripellato fino in cima alla Geister raggiunta a piedi stavolta per il versante ovest . Ritorno al passo per la pista di destra ricoperta dall'ultima nevicata, senza un segno, che ci ha regalato una bellissima discesa. Si arriva ancora al parcheggio con gli sci ma non durerà molto con le temperature previste.

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         <title>15/06/2026 - Le Stornade per la Val Fagarè [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13718</link>
         <description>Settimana di ponte feriale al lavoro e riesco ad ottenere il permesso familiare per qualche giorno a Caprile e così dopo aver fatto la puntura al papà di Giulia parto in direzione dei monti e alle 20, all’uscita dal Casello di Dueville, mi fermo per una bellissima foto al tramonto che colora d’arancione lo sfondo delle Piccole Dolomiti che si presentano dalla Cima delle Ofre passando per il Baffelan, i Tre Apostoli e il Monte Cornetto. Arrivo a Caprile poco dopo le 22 e sistemate quattro cose vado subito a letto perché ho l’intenzione per domattina di alzarmi abbastanza presto..se ci riuscirò! Il programma prevede per sabato di trovarci con Luca per provare l’assalto alle Stornade mitica e complessa cima dei Monti del Sole per la via più semplice che è quella che sale per la Val dei Zoldani.Altro itinerario in questo complesso montuoso che ultimamente mi ha stregato per la sua bellezza selvaggia e le difficoltà di orientamento che lo rendono quasi inesplorato.  E io allora sentito Luca se è d’accordo proverò a salire dalla più complessa via della Val Fagarè con l’intento di segnare la via per un’eventuale discesa che ci permetterà di compiere un’epica traversata. Zio Mario sconsiglia infatti di scendere per dove io proverò a salire senza conoscenza preventiva del tracciato. Mi alzo alle 5 del 22 05 2026 e alle 6 sono sul greto del Cordevole (q.450) nei pressi di Candaten pronto per la rinfrescante traversata mattutina del fiume che mi permetterà di raggiungere dall’altra parte il sentiero della Via degli Ospizi. Spirlonga e Coro pisolano ancora nella luce tenue del mattino ma attraverso piano con delle scarpe di riserva (i mitici e ormai consunti scarponcini Satewa) per non svegliarle: l’acqua è fresca ma non gelida e calzo le scarpette Raptor una volta all’asciutto. Incrocio subito il sentiero che sale a sx in direzione Mont Alt e tre minuti dopo in egual direzione alle 6.15 l’inizio del sentiero dell’Acquedotto (scoprirò poi) che mi porta a salire in direzione del traliccio Enel di q.ta 580, celeberrimo punto di riferimento per una corretta partenza. La vista oltre il fiume dall’altra parte mostra i boschi del Colon di Costa Bramosa e del Forzelon nelle brume dell’alba, in un’immagine quasi Amazzonica, che anticipano il Burel. Supero il traliccio e poco dopo iniziano i parapetti metallici che proteggevano il percorso degli operai verso le prese di captazione idrica. Il vuoto diventa subito spettacolare con un salto di centinaia di metri che precipita sul fondo della Val Fagarè che ad un certo punto è protetto da un altissimo e regolare diedro formato da due pareti ad angolo retto: pozze di acqua verdi schiumate di bianco da cascatelle ingentliscono il paesaggio veramente severo. Appare ogni tanto il grande tubo in ferro che porta l’acqua a valle e che generalmente corro protetto sotto terra o roccia. Poi i parapetti finiscono in una zona meno precipite per riprendere solo in alcuni tratti e terminare definitivamente alcuni metri prima delle quinte rocciose che chiudono la valle e dove si trovano le prese per catturare l’oro bianco (h 7, q.600). Stona un poco il muro in cemento ma il luogo è veramente arcaico e tenebroso e le pozze d’acqua verde lo rendono incantevole. Traverso la poca acqua del greto e poi per sentierino ad una casetta in cemento poco distante dove per un attimo perdo la traccia che segnalo meglio con due ometti. Inizio così a girare sull’altro versante della forra e guardando oltre la cengia sulla quale camminavo poco prima. Poi svolta a sx oltre una costa rocciosa per correre sotto enormi pareti scure e fino ad incrociare nei prersi di una colata acquosa il sentiero che arriva dalla Val Fratta, 20 minuti dopo. Segnalo con dei bolli rossi questo bivio, quasi sepolto fra le erbacce ed inizio la risalita della Fratta di Aleseppo dal lato destro direzione salita e si passa a sinistra seguendo un paio di ometti e piccoli bolli rossi.. Ci si alza nel boschetto erboso alzandosi progressivamente sul fondo del canale seguendo traccia e qualche ometto. Con qualche tornantino, e seguendo ometti, bolli e rami tagliati dopo vari tornanti si arriva a un lungo traverso verso sinistra che porta sul filo della dorsale che divide la Val della Fratta con la Val Col dei Boi(q.880). Per entrare in Val Col dei Boi si scende qualche metro per la dorsale e si svolta a destra per un evidente sentiero dove continuano i rami tagliati e qualche piccolo bollo rosso (si può anche attraversare semplicemente la dorsale risparmiando qualche metro di percorrenza). Anche qui ci sono tratti di quasi-cengia con un breve passaggio di tre passi un poco esposti appena prima di un antro nero con stillicidio e base melmosa probabilmante usato come riparo dai camosci. Poco prima dal bosco entra il cielo azzurro brillante di sole e una vista spettacolare sulla soprastante e bifida da qua parete della Rocheta. Con tendenza leggera salita si arriva così all’impluvio della Val Col dei Boi a quota 935/940 circa (h9) che si raggiunge in leggera discesa vs sx. Qui le descrizioni mi confondono e dopo aver girovagato un poco e aver fatto colazione, decido per l’approccio diretto ad un piccolo saltello roccioso (breve passo ( I/II°) che consente senza dubbi l’ingresso nel greto asciutto e roccioso della Val Col Dei Boi. Cammino per circa un quarto d’ora fra i sassi del fondo fino a quando un piccolo ma verticale salto, oggi bagnato (q.1070), impedisce il proseguio e obbliga ad affrontare il ripido erboso che sale a sx, in cui avanzo dritto per dritto, non trovando indicazioni o segni per un centinaio di metro di dislivello. Traverso una placca rocciosa sotto un piccolo semi-antro scuro e poi scatto una bella foto al cocuzzolo della Rocheta che emerge fra le latifoglie. Alle 10.50 a sx, un poco sotto il promontorio che sto risalendo, riconosco la bellissima conca erbosa che Zio Mario nella sua relazione descrive come “ si arriva cosi’ all’attraversamento di un gran canale su un panoramico “piattone roccioso” con “super-covolo” appena sopra che incide la fascia rocciosa”. Metto anche qua qualche striscetta biancorossa da cantiere per facilitarmi lì’orientamento nel ritorno e poi raggiungo il grande terrazzamento erboso con incredibile vista sulle creste percorse dal Viaz dei Camorz e dei Camorzieri e che partendo dalla Pala Alta,raggiungono Pala Bassa, sabioi, Pinei Burel e d infine le Pale Magre. Scatto foto a quelle cime che mi hanno regalato un sogno e poi proseguo traversando in orizzontale fra i mughi fino ad entrare in un canalino pietroso per i primi metri (poi boschivo), che bisogna risalire per un 25 o 30 metri di dislivello prima di ritrovare i rami tagliati che fanno uscire per una traccia verso sinistra. Sempre con molta attenzione ai tagli si esce dalla vegetazione coprente, si svolta verso sud sul ripido e poi si “cavalca” un bel crinale in campo aperto verso ovest con  viste sempre più belle vs il gruppo dello Schiara, i più vicini Col Zaresin e Rocheta e la Spirlonga che si perde nell’abbraccio del Coro ce le sta proprio dietro. Ora, sopra di noi, si vede benissimo il versante est delle Stornade che è “tagliato” da tre cenge-bancate (Cengia Bassa, Mediana e Alta), sovrapposte distanziate di circa 70/100 metri di dislivello l’una dall’altra. Si arriva così alla base di una fascia rocciosa dove, verso destra, inizia la Cengia Bassa. Non la assecondiamo ma teniamo la sx dove in alto si intuisce benissimo la posizione della Forzèla dei Vanùz sopra una fascia boscosa e presidiata da una piccola torretta rocciosa assediata dalla vegetazione e denominata “Al Castelin”. Si attraversa una conca dove conviene perdere qualche metro di quota e passare sotto un covolo per poter usufruire di una base di camminamento più regolare e agevole. Dopo il covolo si entra nel bosco e si finisce nel canalino pietroso e oggi bagnato che scende dalla Forcella. Segnalo bene con nastrino e bollino questo passaggio che sarà molto difficile altrimenti da vedere in  discesa. Risalgo il fondo con qualche difficoltà fra le placche appoggiate ma scivolose e infine, con “ravanamento” finale e verticale fra erbe e arbusti, si arriva alla Forzèla dei Vanùz ( q.1440, h 12.10) proprio sotto una bellissima roccia dai colori bianco-giallastri e un ramo contorto piantato come un serpente nel terreno. In totale, sono circa 70 metri di dislivello da risalire nel canalino. Vista spettacolare verso la Val Coraie sottostante a sinistra dominata dalle moli della Palazza, del Mont Alt e della Croda Bianca le cui pareti precipitano verticali per quasi mille metri. Fotografo uno scorpione che corre su una roccia a cercare riparo dai miei scatti invadenti. Mi trovo al vertice sud della Cengia Mediana: bisogna percorrerla per un tratto prima di salire alla cengia superiore. Sono immensamente felice di essere qua e di essere ancora orientato in questa montagna abbandonata dagli uomini e quasi totalmente priva di segnalazioni. Si inizia in direzione nord-est (destra) per poco più di 200 metri in linea d’aria e con viste molto aperte vs i monti dell’OltreCordevole. Non è difficile, ampia e rassicurante, attraversa un piccolo franamento e conduce fino ad un un gendarme alto una decina di metri allo spigolo di svolta verso nord ( h 12.30). Segnalo l’ora perché da qui in poi, dopo la svolta non riesco più a ritrovarmi nella relazione di Zio Mario: non individuo con certezza il canale che dovrei attraversare per poi risalire il ripido pendio erboso che rompe la continuità della fascia rocciosa verticale e che dovrebbe portarmi circa 70 metri di dislivello più in alto alla Cengia Alta. Comincio a fare un poco di avanti e indietro fino a salire l’unico pendio erboso plausibile e che poi dal confronto con le foto di Zio mario, risulterà essere quello giusto! Alle 13.15 sono quasi sotto un pinnacolo roccioso alla mia sx alto una cinquantina di metri  che potrebbe fare da punto di riferimento. Consulto la traccia scaricata su Mapy.com ma la mia inesperienza non mi porta a saper interpretare le distorsioni di segnale dell’App che mi dice di essere una volta troppo a destra e appena dopo troppo a sx rispetto al punto giusto. Non ci son segni, nastrini od ometti e ne metto qualcuno io per non perdermi in questo labirinto verde di erbe, mughi e rocce varie. Capisco di essermi spostato troppo a destra e quindi ritorno vs sinistra. Alle 14 scatto una foto fra i mughi da cui individuo (dopo averlo percorso il giorno dopo!) di essere troppo a sx ma non molto lontano dal canale giusto che punta una piatta e verticale parete rocciosa che chiude la vista vs l’alto. Seguendo l’app mi sposto nuovamente troppo a destra verso un pendio puntellato di sassi biancastri che sembrano un gregge immobile sul pendio e quindi torno vs sx dove mezz’ora dopo scatto una foto in cui sono molto vicino al canale che parte dalla Cengia Alta e che rappresenta la chiave segreta d’accesso ai pendii superiori dei Van delle Stornade (ma che oggi non riconosco, percorrendolo solo l’indomani!). Alle 15.20 fotografo un curioso assembramento di piccoli faggi nei pressi di una paretina marcata da un antro curiosamente a forma di parallelepipedo. Continuo a rovistare fra i pendii delle Stornade avanti e indietro, in su e in giù fin quando vento minuti più tardi, fotografo un nastrino biancorosso che ho appeso ad un mugo in corrispondenza di una roccia marcata d’arancione che gli sta proprio dietro (e che ritroverò il giorno dopo mentre scendo dalla cima con Marco!). Non mi arrendo e continuo ad esplorare i dintorni scattando foto a punti che potrebbero aiutarmi nell’orientamento e provando poi, tornato sulla Cengia Mediana, a risalire un non facile canale/cascata (II/II+) che parte sopra un evidente mugo disseccato e segnalato da un’ometto che non ricordo se prima avevo visto                                      ( probabilmente il canale da non risalire, ma che indica di lasciare la cengia per risalire il pendio erboso seguente…come lascia intendere Zio Mario nella sua relazione parlando però di mughi tagliati...). Io lo scalo e lo disarrampico trovandovi difficoltà superiori a quelle menzionate (nell’ipotesi fosse il canale che parte dalla Cengia Alta). Mentre scrivo vedo una foto scattata che ho intitolato mugo e canale che lascia intravedere a destra (direzione di percorrenza della cengia) il pendio erboso da risalire. Sono le 16.30, è tardi anche pensando alla gita di domani e devo tornare, accettando la sconfitta. Mi abbandono a fotografare l’orizzonte amiico di cime conosciute che mi restituiscono un poco dell’orientamento geografico completamente smarrito negli ultimi minuti. La Rocheta si eleva svelta e imponente ad anticipare Moschesin, Talvena e Schiara. Ritorno sui miei passi lungo la Cengia Mediana un poco preoccupato per il ritorno che ho segnalato bene ma non so se a sufficienza. Uno sguardo lungo che si apre sulla lontana Val Cordevole, mi mette nostalgia di casa e di tranquillità. Alle 17 sono nuovamente alla forcella dei Vanuz dove con piacere vedo uno dei miei nastrini segnalare l’imbuto di discesa. Non lo percorro stavolta direttamente ma resto sul lato sx orografico come da relazione di Zio Mario cercando di non perdere il punto della svolta a sx cosa che puntualmente faccio salvo poi risalire i metri fatti in più fino al ben segnalato(ora) bivio che mi reintroduce nel boschetto. Trovo dassubito provvidenziali i nastrini senza i quali mi sentirei davvero perduto in questi boschi e radure mugose sempre uguali a se stesse. Ammiro nelle luci calde della sera Coro Rocheta e Col Zaresin che si vestono con i loro abiti migliori e mi ritrovo al piattone roccioso e panoramico: ora dopo leggera risalita dovrò scendere la pala erbosa non segnalata fino al greto secco del torrente della Val Col dei Boi. Dopo qualche nastrino, mi blocco non vedendone altri e solo grazie alla traccia precedente del Garmin, riesco ad apportare le piccole modifiche di direzione che mi permettono con gioia infinita dopo dieci minuti di passione, di ritrovare un nastrino salvavita. Poi scendo dritto per dritto il pendio erboso fino a ritrovarmi sul fondo della Val Coi dei Boi ( h 18.15).                                      Mezz’ora dopo, e disarrampicato il facile saltino, mi fermo nel prato dell’impluvio a fare una piccola pausa alimentare per e distendere un poco i nervi tesi da tanto tempo a cercare direzioni che si nascondono. Le ombre si allungano ma sono più tranquillo perché sono sceso abbastanza veloce e non dovrò affrontare al buio l’ultimo tratto di percorso, cosa che un poco mi preoccupava per via dell’orientamento sempre complesso. Sono soddisfatto della giornata, ma continuo a pensare al collegamento fra le due cenge e al canale d’attacco dalla cengia Alta cghe non son riuscito a trovare. Ritrovo il bivio che avevo ben segnalato tra la Val Fratta che abbandono e la val Fagarè in cui m’inoltro svoltando a destra. Ora mi sento definitivamente arrivato perché mi basterà seguire il Sentiero dell’Acquedotto ampio e protetto, snodarsi fra le forre e le pareti della montagna. Alle 20 mi fermo con le braccia poggiate al parapetto metallico ad ammirare il grande diedro che sovrasta con le sue pareti lineari e regolari la forra verdeggiante della Val Fagarè dove l’acqua verde congiunge con un filo i vari laghetti che ne costituiscono le perle. Pochi passi e mi saluta il Burel di rosso vestito: che spettacolo incredibile sono i tramonti nelle Dolomiti. Emozioni incredibili e la voglia di gridare la tua gioia che trattieni solo perché turberebbe il silenzio assoluto in cui si compie il prodigio. Un quarto d’ora dopo scendo sul Sentiero degli Ospizi, ritrovo i miei scarponcini fradici e alle 20.30 sono a mollo nelle acque serali del Cordevole.  Che giornata incredibile! Grazie!                                    Dislivello 1700m., 20 km. Tornato a Caprile, quando mi levo i calzoni a mezza gamba, resto impressionato dalla quantità inverosimile di zecche che ho sull’interno di entrambe le cosce e sulle gambe esternamente ( credo vicino al centinaio!!). Non trovo pinzette e per mezz’ora me le strappo con le mani. Domani mi riprometto che metterò i calzoni lunghi!    Foto1 la traccia del percorso                                                                                                                              Foto 2  inizio canale erboso di collegamento tra Cengia Mediana e Cangia Alta                                                                                                       Foto 3 tratto alto del canale erboso di collegamento tra la Cengia Bassa e la Cengia Alta
                                                                                                                                                                                                       
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      </item>
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         <title>14/06/2026 - L'Eveque 3716m via normale ( tentativo cresta SO ) [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8396</link>
         <description>Affascinato dalla forma slanciata dell'Eveque, decido di tornare per tentare la bella cresta SO, complice un forte e freddo vento da NO non previsto da meteosvizzera, all'attacco della cresta siamo costretti nostro malgrado a ripiegare sulla normale da N. Niente male sarà un buon motivo per tornare in queste bellissime lande. Dopo aver superato il gendarme quotato 3458 ed essere scesi alla sella a 3400 alla base della cresta SO, divalliamo per ripido pendio in direzione N sino a raggiungere il pianoro del ghiacciaio del Mont Collon a 3150m , qui pieghiamo a SE ci innestiamo nella normale proveniente dalla svizzera e risaliamo il pendio N rinserrato tra Mont Collon e L'Eveque. Raggiunto il colle tra la Mitre e L'Eveque si supera la terminale ed un ripido pendio nevoso ( ghiaccio ) sino a raggiungere le rocce sotto la verticale della sella che separa l'Anticima N dalla vetta. Si risalgono con cautela le rocce molto rotte e raggiunta la cresta N sempre rocciosa si raggiunge in breve la vetta. Il ritorno avviene per la medesima via sino al pianoro quotato 3150m ( breve doppia di 25mt dalla cresta N per raggiungere il ghiacciaio ). Da qui si effettua un largo giro in senso antiorario per evitare le zone più crepacciate del ghiacciaio del Mont Collon sino ( tracciato verde nella foto ) a riguadagnare il colle del L'Eveque a 3371m , quindi a ritroso fino al rifugio. Il dislivello complessivo tiene conto dei due gg e dei vari saliscendi più importanti.
Bellissima escursione con Anna.
Foto 1 la parte finale della via 
Foto 2 Piccolo scorcio di vetta
Foto 3 Andata in rosso e ritorno in verde
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         <title>13/06/2026 - Cima Costabella (M. Baldo) - Con ebike [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=509</link>
         <description>We al lago di Garda, ne approfitto per questo splendido giro da sola con e-bike sulla Cima Costabella al M. Baldo, partendo direttamente dal camping Spiaggia d'Oro a Torri del Benaco (ma volendo si può partire anche da San Zeno, 600m). 
Fino a Prada la strada è tutta asfaltata, così come fin dopo il bivio a dx (cartello dei rifugi) fino al grande parcheggio in loc. Due Pozze (1200m), da dove si vede già il sentiero che taglia a sx la montagna poco sotto le creste di Naole (che farò in discesa) fino al Rifugio Chierego.
Seguendo sempre l’ottima strada sterrata (qualche breve tratto più sassoso), con pendenze regolari raggiungo il rif. Fiori del Baldo, dove arriva la seggiovia. Da qui proseguo a sx e in breve arrivo al rif. Chierego, su pendenze un po’ più sostenute. Lasciata la bici, salgo a piedi verso la Cima Costabella (100m di disl). Il panorama è a dir poco strepitoso, con il cielo limpido e quasi tutto il Lago di Garda sotto. Tornata alla bici, per la discesa faccio uno stupendo e lungo giro ad anello che sbuca proprio poco prima di San Zeno.
Scendo al rif. Fiori del Baldo e passo alla sua dx, prendendo l’evidente sentiero prevalentemente erboso che mi porta sulle Creste di Naole. Tengo poi il sentiero al centro, più bello, e quando questo risale sto leggermente a sx scendendo al centro del vallone, fino alle bocchette di Naole dove c’è l’omonimo ex forte. Passando a sx di una pozza continuo dritta sul sentiero 662, molto bello, che alterna tratti erbosi ad altri più tecnici e con qualche sasso. Sto sempre in sella, tranne brevi tratti di pochissimi metri troppo sassosi, fino ad arrivare su una strada bianca, vicino a una fontana. In alto a sx si vede una casa. Scendo a dx sempre lungo la bella strada fino alla Malga Zocchi. Non salgo il ripido tratto cementato ma punto alla baita, la supero e dopo un breve tratto su prato (qui sentiero poco evidente), scendo a sx e quasi subito il sentiero torna più evidente. La discesa su questo sentiero è veramente divertente, non difficile ma sempre abbastanza impegnativa e lunga! Arrivo a Malga Zilone, poi verso dx (indicaz. per Corrubio). La sterrata ora presenta un fondo più irregolare, con pietrame smosso, probabilmente dovuto a intensi temporali, fino a sbucare sull’asfalto a Corrubio. Ora braccia e gambe si possono rilassare! In breve arrivo a San Zeno, poi continuo la veloce discesa fino a Torri del Benaco. 
Ovviamente la discesa più comoda e veloce è dalla via di salita; ma questo percorso è stato veramente entusiasmante e mi ha richiesto 1h e 50' di ritorno fino a Torri del Benaco, con ben 1200m di discesa su sentiero e sterrate.
Partecipanti: sola.
FOTO 1: La bella sterrata che sale ai rifugi e il breve tratto di cresta finale che porta in vetta.
FOTO 2: Il rif. Chierego scendendo dalla cima e, poco sotto, il rif. Fiori del Baldo. Si vede benissimo la strada fatta in salita; in discesa, invece, dal secondo rifugio prendo il sentiero erboso che passa poco sotto le Creste di Naole. Poi la discesa si svolge sul vallone opposto, a sx.
FOTO 3: Lungo le Creste di Naole.</description>
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         <title>13/06/2026 - Aiguilles Marbrèe [ giasti03 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8395</link>
         <description>Classico giro zona Dente, avvicinamento super comodo, roccia buona, costo elevato causa skyway, purtroppo!!
Oggi fatta integralmente, dall'inizio alla fine, belli i due risalti sul 3 che si incontrano dopo l'intaglio della prima calata di uscita, purtroppo gli ultimi 50m di discesa sono una merda sfasciumosa, ma il posto ti fà dimenticare di questo pegno da pagare.
con Teo e Alb, in corda con Dome al suo primo giro con noi
foto1 soci in cresta
foto2 idem
foto3 idem</description>
      </item>
      <item>
         <title>13/06/2026 - Vallone - p.so sardegnana - p.so aviasco [ panurge ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13717</link>
         <description>Ambiente super e temperature gradevoli. Saliti fino alla testata del vallone e preso l'ultimo canale che, sulla destra, porta in cresta tra torretta e corni. Raggiunto il p.so di sardegnana e poi quello di aviasco, rientro per la valle di frati.
 Utile uno spezzone da 25mt per farsi sicura su un passaggio non difficile ma molto esposto.
Vale e Giorgio.
p.s.: un saluto a Stefano che ha condiviso il tratto tecnico...

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      </item>
      <item>
         <title>10/06/2026 - Bec Raty, via Ex art. 18 + Bacon Damon 2790m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7234</link>
         <description>Su proposta di Roby andiamo a ficcare il naso in questo angolo solitario ,ma splendido della valle d'Aosta. La via è godibile , tiri tutti interessanti, la chiodatura ottima a fix comprese le soste, sulle difficoltà oltre il 5c la chiodatura è da artificiale, cosa che riduce notevolmente l'ingaggio. Comunque un bell'itinerario. Arrivati in cima al Bec Raty 2386 m , visto che ci era rimasta un po' di gamba siamo saliti al Bacon Damon 2790 , scelta rivelatasi assolutamente azzeccata, panorama di primordine su Rosa e Cervino. Bellissima escursione con Roby Solidissimo.
Foto 1 Ex art. 18
Foto 2 Roby su L7
Foto 3 Panorama dalla cima del Bacon Damon </description>
      </item>
      <item>
         <title>08/06/2026 - Protektorfjellet, per il Protektorbreen  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26062</link>
         <description>Dopo quasi due giorni di navigazione verso sud entriamo in Isfjorden. Purtroppo il cattivo tempo non ci ha consentito di infilare nessuna gita con gli sci, ma in serata schiarisce e quindi approfittiamo di nuovo del sole di mezzanotte per un'ultima pellata.
Ancoriamo nel Trygghamna fjorden e scendiamo in spiaggia verso le 21.30
Si procede per una piana morenica cercando la via piu logica tra cumuli di detriti e torrenti. Noi abbiamo trovato un accesso alla lingua del ghiacciaio stando a destra con un rocambolesco guado di un torrente, avremmo poi scoperto una piu agevole possibilità a sinistra del fronte.

Si risale il piatto ghiacciao Protecktorbreen puntando a un evidente sella al suo termine .
Guardandomi attorno si notano molte possibilità di salita/discesa.
Dalla sella risaliamo la spalla a sinistra su pendenza sostenuta arrivando a un ampio pianoro dal quale si innalza la piramide della vetta. Risaliamo il ripido pendio (35°) fino a circa 100 m dalla cima dove mettiamo gli sci nello zaino e procediamo a piedi (qui piu ripido, tra i 35 e i 40°).
Raggiunta l'anticima sciistica una breve cresta nevosa conduce alla cima principale.

Di nuovo vista a 360 sui fiordi circostanti e coronati da montagne innevate e ghiacciai.

Iniziamo la discesa all'1 di notte sotto un sole splendente.
Seguiamo la traccia di salita fino al ghiacciaio, dove piuttosto che stare a sinistra abbiamo piegato decisamente a destra.
Nel farlo abbiamo attraversato dei torrenti che scorrono sopra al ghiacciaio, finendo con gli scarponi inzuppati.
In questo modo siamo piu agevolmente arrivati alla piana morenica, da cui per chiazze di neve si arriva a 5 min dalla spiaggia.

Tornati alla barca non ci resta che concludere la nottata con un'abbondante merenda, in fondo è gia l'ultimo giorno e la birra rimasta qualcuno la doveva finire !

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      </item>
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         <title>06/06/2026 - Slattofjellet, per il midtre Lovenbreen  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26061</link>
         <description>È previsto l'arrivo di una tempesta da W con vento forte, precipitazioni e rialzo delle temperature, quindi dobbiamo sfruttare quella che potrebbe essere la nostra ultima occasione.

La salita inizia sulla spiaggia a SE di Ny-Alesund di fronte al ghiacciaio Midtre Lovenbreen, caratterizzato da due grandi crepacci paralleli ai suoi lati che lo solcano per tutta la sua lunghezza; stranamente al centro è molto compatto, senza crepi trasversali.
Si sale un lungo falsopiano morenico facendo lo slamom tra grandi e piccoli rigagnoli su lingue di neve fino al punto in cui il suddetto ghiacciaio poggia dolcemente sulla roccia.
Lo si risale direttamente stando al centro per un centinaio di metri e poi si piega verso destra superando il grande crepo laterale su un ponte di neve.
Ci si addentra ora nella valletta sulla sinistra che da accesso a un pendio con expo SW. Lo si risale interamente su pendenze fino 30° raggiungendo la cresta. Per la cima si presegue verso sinistra.

Discesa per l itinerario di salita prima su ottima neve trasformata, e poi su tratti di ghiaccio azzurro e bagnato incredibilmente divertente.
Infine ci attende un ritorno alla spiaggia reso piu laborioso dai torrenti ingrossati dal sole .</description>
      </item>
      <item>
         <title>07/06/2026 - Mont Brulè 3576 m cresta O [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8394</link>
         <description>Salito in giornata da Place Moulin , ascensione solitaria , incontrato un'altro solitario che si è fermato a 3400 all'inizio della cresta vera e propria, quindi da li tracciata integralmente. Percorso ancora totalmente innevato dal rifugio ( 2800 ). Neve portante , la cresta non presenta vere difficoltà , ma richiede prudenza per la presenza di grandi cornici ed alcuni tratti esposti. Valle molto solitaria, ora che il rifugio è ancora chiuso , dalla vetta panorama mozzafiato su tutte le alpi Pennine. Dislivello complessivo tiene conto dei vari saliscendi, piuttosto importanti.
Bellissima escursione in compagnia di .... !!
Foto 1 Il tratto finale della cresta dalla vetta
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      </item>
      <item>
         <title>05/06/2026 - Stendfjellet, traversata da Engelsbukta fjord a Ny alesund [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26060</link>
         <description>Fare il bagno nell'acqua gelida dell'oceano artico di fronte a un muro di ghiaccio alto decine di metri non ha prezzo!
È con questa carica che inizia la giornata: sono le 8am e da Hornbaebukta in circa 3 ore di navigazione raggiungiamo la bellissima baia di Engelsbukta, dove i ghiacciai Comfortlessbreen e Uversbreen sono contornati da montagne rocciose e dolcemente arrivano al mare .

Scendiamo a terra sul lato nord della baia e procediamo su un pianoro detritico per una mezz'oretta puntando a un avvallamento alla base del quale scorre un torrente.
Saliamo la valletta stando sulla destra fino a circa quota 400m.
Da qui saliamo direttamente il secondo canalone che sta alle destra del passo skeret.
Pendenza sostenuta sempre costante sui 30° fino alla cima. Da qui si ha uno scorcio mozzafiato sul Kongsfjorden e sulle Tre Kroner, delle piramidi innevate di roccia sedimentaria davvero davvero simili alle Dolomiti! (E il nome nen è dato a caso )

Dalla cima scendiamo accedendo al canale parallelo a quello di salita sulla destra che ha pendenze nell intorno dei 35°. Neve primaverile fotonica! (una specie di corn snow) 
Al termine del canale pieghiamo a destra fino al passo skeret e da qui scendiamo sul versante nord accedendo al ghiacciaio Austre broggerbreen.
Bellissima discesa su pendenze piu dolci fino alla lunga steppa morenica.
Qui ripelliamo e inizia lo zig zag tra cumuli di roccia, rivoli dallo scioglimento del ghiacciao e fango che ci porta dopo piu di un ora fino al villaggio di Ny Alesund, il centro abitato esistente pii vicino al polo.
Concludiamo cosi la traversata della penisola di brogger halvoya.</description>
      </item>
      <item>
         <title>04/06/2026 - Hildtoppen, per l'Aavatsmarkbreen [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26059</link>
         <description>Usciamo dal Sankt Jonsfjorden facendo lo slalom tra una scia di piccolo iceberg e proseguiamo la navigazione verso NW e, dopo aver passato il ghiacciaio Dahlbreen, entriamo nella baia Hornbaebukta, nella quale si tuffa il ghiacciaio Aavatsmarkbreen.

Alle 21.30 scendiamo in spiaggia sul lato destro della baia e dopo pochi metri di fango e limo accediamo al ghiacciaio.
Ne percorriamo il fianco docile e ben compatto superando qualche torrente e laghetto fino a reperire un canale che solca il pendio morenico sulla destra.
Risalendolo accediamo a una valletta caratterzzata da un sinuoso ma ripido canale (max 30°) che porta ai pendii superiori. Ancora su pendenze sostenute (max30°) risaliamo l'ampio pendio sbucando in cresta.
In breve si arriva in cima sci ai piedi.

Diacesa sotto il sole di mezzanotte per l'itinerario di salita su neve dura nella parte alta, trasformata nella patte mediana, marciotta alla fine.
Infine, rientro alla barca.

Vista spettacolare con il il ghiacciaio che entra nel mare da un lato e dall'altro l enorme distesa di neve e ghiaccio che ricopre questa parte dell isola
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      </item>
      <item>
         <title>04/06/2026 - Vegardfjella, dal Sankt Jonsfjorden  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26058</link>
         <description>Ieri giornata di navigazione a vela per circa 50miglia con un bel vento teso sui 15/20 kn, ma tempo nuvoloso e umido, con fredde precipitazioni.
Ci addentriamo nel Sankt Jonsfjorden, dove diversi sono i ghiacciai che si tuffano nell'oceano.
Oggi verso le 9am scendiamo a terra e per lingue di neve bagnata (ha piovigginato r fa piuttosto caldo, 4°) saliamo la spiaggia morenica e accediamo a una valletta che sale con esposizione NW tra il Charlesbreen ed il Vegardbreen. 
Dopo circa 250 m+ si raggiunge una cresta e da essa ci si abbassa una 50ina di metri accedendo a una propaggine del ghiacciao principale.
Si riprende a salire per ampio canalone e poi per cresta, larga ma un filo esposta, si raggiunge la cima.
La vista, nonostante il cielo sia coperto, è spettacolare: il fiordo da un lato e immensi ghiacciai tutto intorno.

Essendoci state nuvole basse per tutta la notte, scendiamo su neve da umida a marcia, eccetto i primi 150 m circa, in cui troviamo un po' di neve riportata molto divertente.
Per questa ragione decidiamo di non fare un'altra ripellata e di tornare alla spiaggia e poi alla barca.</description>
      </item>
      <item>
         <title>04/06/2026 - TORRE DI AIMONIN via PESCE D'APRILE  [ garaca ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7233</link>
         <description>Una via che non ha bisogno di presentazioni. 
L' inizio del Nuovo Mattino. 
Arrampicata spettacolare su roccia bellissima, tutta da proteggere. 
Salita in una mattina rubata a questo inizio di giugno con meteo altalenante. 
Ad ogni tiro , la mente correva al lontano 1973 .......
dove un fuoriclasse Scozzese ha rivoluzionato l'arrampicata in Valle e non solo. Grazie Mike!
Con l'amico Max , sempre super. 
</description>
      </item>
      <item>
         <title>02/06/2026 - Sten de gerrfjellet, Borebukta fjord [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26057</link>
         <description>Solo poche settimane fa si chiudeva un annata magra di neve e ricca di inconvenienti...quadi mi ero scordato di cosi mi avrebbe atteso di li a poco.
È con poca voglia di rimettere gli sci (non i miei, avendone perso uno) che mi imbarco per questa avventura artica, ma lo stato d'animo cambia non appena atterro nel fiordo di Longyearbyen.
Dopo solo una mezza giornata di navigazione sulla Valiente, ancoriamo nel fiordo Borebukta.

Alla mattina (inutile la levataccia considerando che c'è luce h24) sembra surreale approdare con il tender su una riva ghiacciata, scendere nell acqua gelida e torare giu gli sci. Si mettono gli scarponi e si parte , su chiazze di neve bagnate da una leggera pioggia mista a neve.
Si accede alle propaggini di un gran ghiacciaio che si tuffa nel mare, e lonsi abbandona dopo poco per prendere una valletta eulla sinistra.
Il tempo è variabile, la visibilità scarsa, quindi ne approfittiamo per fare un paio di prove artva e soccorso con il gruppo .

Non appena schiarisce riprendiamo a salire, ma purtroppo il chiaro dura poco e riusciamo a raggiungere solo la sella antistante alla cima.

In alto la neve è bella, umida ma stranamente fredda e scorrevole.
Sicuramente i dislivelli sono diversi da quelli a cui siamo abituati nelle alpi ma il paesaggio e il contesto sono magnifici, nonostante il meteo, tanto che dei brevi 450m di disl sono stati appaganti.

</description>
      </item>
      <item>
         <title>01/06/2026 - Bric Pianarella , via Lunga uscita di sinistra [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7232</link>
         <description>Oggi si cambia radicalmente assetto, dalle alpi al mare in un batter d'occhio . Sinceramente vista la verdura presente in parete non mi aspettavo una via cosi divertente, roccia sempre di qualità finalese chiodatura ottima, passaggi interessanti in ogni tiro, poi il gran finale con le ultime due lunghezze della variante di sinistra, che dire , superlative. Noi abbiamo seguito tutte le varianti di ds nella parte bassa della via, compresa quella d'attacco, che sulle guide viene da 6a+ , ma a nostro avviso 5c max ottimamente chiodata e anche questa molto bella.
Bellissima escursione in compagnia di Matilde, Arianna, Francesca e Marco.
Foto 1 il percorso
Foto 2 il bel diedro di L7 
Foto 3 Matilde sulla fotonica ultima lunghezza</description>
      </item>
      <item>
         <title>31/05/2026 - Pioda di Crana 2430 m da Arvogno [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13716</link>
         <description>Questa montagna l'avevo nel mirino fin da ragazzino, vuoi perchè è uno dei simboli della bellissima val Vigezzo, e perchè era raggiungibile anche in treno da Milano. Poi il sogno è rimasto nel cassetto per anni. Il giorno precedente scendendo soddisfatto dal Cervandone, pensavo tra me e me perchè tornare a casa questa sera dopo aver fatto tanti Km per una sola uscita, a questa punto è riemersa dal fondo della memoria la Pioda. Salito a dormire ad Arvogno, sono partito prestissimo ( 5,30 ) l'indomani per godere della frescura mattutina, vista l'esposizione meridionale dell'itinerario alle 10 ero di ritorno. Montagna morfologicamente molto particolare, per quella immensa pioda poco inclinata che riveste il suo versante orientale è inoltre un balcone panoramico di assoluta bellezza, data la sua posizione isolata e decentrata rispetto alla cresta principale delle alpi. L'itinerario si svolge prima per bellissima faggeta attraversando numerosi alpeggi, poi per la panoramica cresta a tratti alquanto esposta. Poco sotto la vetta vi è un passaggio caratteristico che sormonta la parte finale della pioda sul suo espostissimo filo di cresta ( presente un cavo metallico per chi si sente meno sicuro ). Bellissima escursione in compagnia di ... me stesso.
Foto 1 L'itinerario
Foto 2 la cresta con la pioda che la fiancheggia
Foto 3 Il panorama ( parte ) dalla vetta</description>
      </item>
      <item>
         <title>30/05/2026 - Monte Cervandone 3211 m canalino Ferrari [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8393</link>
         <description>Puntata zona alpe Devero, gran bei posti e questo Cervandone la montagna più alta della zona, una vera chicca, nessuno in giro, quindi tutta per me , una vera libidine. Le condizioni dell'itinerario sono praticamente ottimali, copertura nevosa presente e portante dove serve, dai 2500 mt in su, sia in salita che in discesa, solo nel canale era sfondosa a tratti ma nulla di drammatico, un piccolo passo in roccia per uscire alla sella 3022m. In vetta , senza una bava di vento , sono rimasto un'ora a godermi il panorama, spettacolare sul gruppo dell'Oberland Bernase. Discesa per la cresta N ( cresta Larden ) abbastanza lunga con diversi saliscendi importanti , fino al colle Marani 3051m , poi lunghe scivolate verso i piani della Rossa. Il dislivello complessivo è compreso di tali saliscendi.
Splendida escursione in compagnia di ... me stesso.
Foto 1 Il canalino Ferrari
Foto 2 Panorama verso il Vallese
Foto 3 La discesa vista dalla Punta Gerla 3087m </description>
      </item>
      <item>
         <title>31/05/2026 - Via del buco al piccolo Lagazuoi  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7231</link>
         <description>Via del buco al Lagazuoi. D IV+ con partenza dal passo del Falzarego.  Avevamo la spada di Damocle concernente le avverse previsioni meteo per il primo pomeriggio. Inoltre avevamo davanti una altra cordata. Li abbiamo raggiunti quasi subito, ma visto che non si conosceva bene la via e la lentezza della progressione, alla sosta del secondo tiro abbiamo pensato di  calare le doppie  e scendere.
Poi ci siamo diretti verso ip Trapezio per fare la Giordani..che, mea culpa avevo erroneamente ricordato come via del buco. 
Alla fine, la scelta di  ritirarsi, si è rivelata corretta..la cordata davanti a noi era ancora impegnata in parete e si stava scaricando il temporale..
Oggi 31 maggio 2026. Con Andrea Oleari</description>
      </item>
      <item>
         <title>30/05/2026 - Piramide Col De Bos / spigolo alpini  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7230</link>
         <description>Terza volta su questa bella cima. Terzo e nono tiro su roccia ottima. Con Andrea Oleari </description>
      </item>
      <item>
         <title>28/05/2026 - Punta San Matteo [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26056</link>
         <description>Dopo solo una settimana dall'apertura del Gavia, la neve in pochissimi giorni è incredibilmente diminuita... 10' di spallaggio, poi diversi brevi tratti senza neve fino alla discesina (qualche metro a piedi) che porta all'attraversamento del torrente. Qui si tolgono ancora gli sci, poi innevamento continuo. Rigelo da circa 3000m, ma la neve è una crosta portante, non è quella bella neve trasformata che con le giuste temperature notturne si trova spesso in questo periodo. Lasciati gli sci al colle, con picca e ramponi risaliamo il ripido canalino che porta in cresta, ben tracciata, fino in vetta. Iniziamo la discesa alle 11: prima parte su neve che ha tenuto bene; poi cerchiamo di stare dove ha preso più sole perché più trasformata e più &quot;neve estiva&quot;, altrimenti la crosta portante della salita non lo era più. Dopo la seraccata, sul breve ripido pendio che scende a dx neve molto brutta, rovinata e sfondosa. Poi molto meglio e di nuovo portante nel dolce pendio che passa sopra la cascata e porta a dove si ripella per il Passo Sforzellina. Si tolgono gli sci per qualche minuto e si cammina sulle pietre, prima di poter rimettere le pelli. La discesa finale verso il Passo Gavia sarà migliore del previsto, grazie ai vecchi passaggi e alla neve assestata e portante fino a tre quarti di discesa. Poi un po' di sopravvivenza fino alla fine, 10' a piedi e torniamo alla macchina. Inutile dire che ci sono condizioni di fine giugno... Mai vista una situazione così a fine maggio in tanti anni... Consigliabile ancora per pochissimi giorni... notti serene permettendo.
Partecipanti: Fedora, Lidia e Fabio C.

FOTO 1: Cresta finale.
FOTO 2-3: Discesa parte alta.</description>
      </item>
      <item>
         <title>27/05/2026 - Presolana Occ. via Per Diego+ Ballico/Botta [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7229</link>
         <description>Bellissima combinazione che permette di raggiungere la vetta della &quot; Regina &quot; con difficoltà contenute, ma su bellissima roccia e percorso logico. Sulla via Per Piero, non abbiamo trovato la prima sosta con 2 chiodi, quindi l'abbiamo concatenata con L2, bella lunghezza da 60 m. L2 (L3) bel passaggio iniziale poi crestina facile ma con roccia delicata e zolle erbose, tiro poco significativo, ma lungo 60m. L'ultimo tiro, per noi, parte con una placca di 30 m di roccia lunare a buchi, poi purtroppo altri 30 metri di crestina esposta e sfasciumosa ( attrito inenarrabile ). Noi non abbiamo trovato la sosta a chiodi descritta nella relazione dopo la placca, in compenso è presente un fix con anello sulla cengia della normale che si raggiunge con questo tiro. La via è protetta esclusivamente con clessidre cordonate, molto vetuste e penso poco affidabili. Comunque si tratta di una validissima alternativa per raggiungere l'attacco della Ballico. Spostarsi sulla cengia verso sn e dopo una trentina di metri si trova l'attacco della Ballico/Botta. Via su roccia molto bella , logica ed interessante nei passaggi, soste con 2 fix.
Bellissima escursione infrasettimanale con la &quot;Regina &quot; tutta per noi in compagnia di Roby Valsecchi</description>
      </item>
      <item>
         <title>24/05/2026 - STELVIO PAYERSPITZE +  PUNTA DEL CRISTALLO 3450 (VIDEO) [ MONTAGNAVERA ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26055</link>
         <description>Temperature in rialzo, conviene partire alti, inizialmente pensavamo a Cervinia,  mio figlio con impianti e noi Breithorn, ma il troppo caldo già arrivato ad Ovest ci fa propendere per l'EST nel primo weekend di apertura del Passo. Cerchiamo un parcheggio fuori dagli impianti anche se sono ancora chiusi lo troviamo poco sotto a circa 2700mt. Per mio figlio prime pelli della vita, e partiamo subito con un bel pendio sui 25 gradi così impara subito ad usare i rampanti, io purtroppo non li ho di scorta così salgo veloce per avere più aderenza. Comunque salita tutta fuori da piste ed impianti fino ai 3050mt del Tricerone, poi salita agevole su pista battuta tenendo direzione del Monte Cristallo. Arriviamo alla base delle Punta degli Spiriti sul lato Ovest con un bel 30-35° che ovviamte io con gli sci muletto senza rampanti affronto con sci in mano. poi di nuovo agevole e poi ultima rampetta per me ancora a piedi, arriviamo alla base della Cresta della Punta degli Spiriti, ma non ho più voglia di staccare così loro si dirigono sulla Punta del Cristallo sci ai piedi fino in vetta 3450MT.  Io per non ripetere mi dirigo verso la Payerspitze direzione Gran Zebrù. Sempre panorama bellissimo anche se non si vedono tutte le 13 Cime dei Forni come dalla Punta del Cristallo che raggiungo.
Discesa 3450-3250 bella neve tra il morbido ed il trasfornato, poi tutta marcetta ma ancora abbastanza veloce e ben ricamabile. Verso il passo risaliamo un po' verso la Strada di servizio e così ci facciamo il bel pendio finale

Tendenza, con questo caldo dal Passo credo non si vada oltre i primi 15 giorni di giugno

FOTO
1) Se il Buongiorno si vede dal mattino, è un pistaiolo, vedremo
2) da destra Punta degli Spiriti, del Cristallo, la Payer non ho capito se è quella da cui scatto la foto o quella rotoda poco più avanti

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      </item>
      <item>
         <title>02/05/2026 - Castel Presina Parete Rossa - Via Senza Chiedere il Permesso [ Stefano81 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7228</link>
         <description>Andiamo a vedere questa recente via sulla bellissima Parete Rossa.
L'attacco è all'estrema destra, si percorre praticamente tutta la cengia.
La roccia è quella tipica delle vie verticali della parete, bella ma non solidissima.
I tiri sono tutti belli, peccato siano pochi.
La chiodatura è artigianale ma abbondante tranne, chissà perché, all'inizio della via: primo spit a dieci metri da terra.
All'uscita ci si trova alla base della falesia, vale la pena fare qualche tiro per riempire la giornata.</description>
      </item>
      <item>
         <title>23/05/2026 - Monte Charvatton - Via Tommy [ Stefano81 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7227</link>
         <description>Bella via di placca in un luogo abbastanza isolato e tranquillo. 
Roccia da buona a ottima, scalata piacevole (soprattutto per amanti del genere) e difficoltà omogenee per tutta la via. 
Si arrampica su placche appoggiate con occasionali passi tecnici, anche se quasi mai in pura aderenza.
Il 6C è concentrato in tre metri del terzo tiro ma non è 6C, un minimo di convinzione comunque serve. Per il resto si viaggia intorno al 6A+ come difficoltà massime. 
La spittatura è da falesia, in alcuni passaggi ascellare. Si allunga invece di diversi metri dove è molto facile.
Di fatto sono tredici tiri, gli ultimi tre sono placche spianate per uscire sul sentiero. Sentiero tra l'altro molto bello fino a Courtil, dove volendo c'è un bar. Rientro all'auto lunghetto se non trovate un passaggio.</description>
      </item>
      <item>
         <title>23/05/2026 - Monte Vioz, dai Forni (VIDEO) [ Domonice ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26054</link>
         <description>Non avrei mai pensato di poter annoverare il Vioz tra le cime &quot;neglette&quot;. Specie in una stagione ovunque avara di neve quando qui si possono calzare gli sci già al laghetto del Branca. Oggi nessuno ai Forni, fatta eccezione per due alpinisti che abbiamo visto salire verso il San Matteo e altri due verso il Palon, visti mentre scendevamo (...). La neve nei canali posti oltre la morena è decisamente poca ( io e il Fabri abbiamo preferito portare gli sci nel sacco fin sopra questi, a circa 3000m ) per la stagione. Poi l'innevamento, effetto illusorio dell'ultima recente nevicata, è perfetto fino in cima. Pochi ed evidenti crepacci parzialmente visibili nel gran plateau inclinato di questa porzione del Ghiacciaio dei Forni. Sciata da lacrime di commozione. Sembrava di sciare su un lago, mai capitata una cosa simile in 30 anni di scialpinismo. Dopo la grande cengia risaliamo brevemente verso il Palon per godere ancora un po' di questi pendii. La discesa del canale che adduce alla grande morena è su neve cotta al sole e ghiacciata all'ombra, Un breve tratto senza sci e poi innevamento continuo fino al laghetto a 2400m dove cambiamo assetto e riprendiamo le scarpe da trail. Consueta gran merenda accanto al fiume nella più incredibile solitudine. Con Fabri, Ermes, Lorenz, Juri e un ben ritrovato Luca Bono.

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      </item>
      <item>
         <title>24/05/2026 - Traversata Pes Gerna - Monte Masoni- Venina [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13715</link>
         <description>Classico giro ad anello da Carona, di indubbio impegno per dislivello complessivo e sviluppo, ma di grande soddisfazione. Le poche difficoltà tecniche si concentrano nel tratto tra Pes Gerna e Monte Masoni, più che altro l'esposizione di certi passaggi. Per chi non conosce la zona ( come il sottoscritto ) risulta di difficile individuazione il bivio da dove si stacca la traccia per il Pes Gerna dal sentiero principale della valSambuzza, vi sono due grossi ometti sul pianoro paludoso sulla destra ( salendo ) poco prima della baita a quota 1960m. La poca neve presente, che comunque dava un tocco più avventuroso era assolutamente portante anche fuori traccia, malgrado la caldazza. Gita assolutamente splendida per l'ampiezza dei panorami, un vero balcone sulle Retiche. Bellissima escursione in compagnia di me stesso.
Foto 1 Il tratto Gerna Masoni
Foto 2 Masoni- Venina 
Foto 3 Gruppo del Bernina</description>
      </item>
      <item>
         <title>23/05/2026 - Presolana Centrale 2512m cresta Saglio + traversata Orientale - Visolo [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7226</link>
         <description>La valutazione sull'itinerario si riferisce all'intero percorso compreso della traversata per cresta, per quanto riguarda la sola cresta Saglio la definirei scherzosamente &quot; bellissima salita su zolle erbose, con qualche raro passaggio roccioso &quot; , va considerato che è un'itinerario esplorativo aperto negli anni trenta, ma tecnicamente non mi ha soddisfatto, mi aspettavo di meglio. La via è chiodata alle soste con fix ed anelli di calata, lungo l'itinerario rari chiodi e clessidre cordonate, che impongono di mantenere la concentrazione anche perchè in più punti la roccia non è eccelsa. In compenso la traversata sulla cresta di rientro si svolge in ambiente superlativo. La Regina in fin dei conti non delude mai e regala sempre grandi emozioni. Bellissima escursione con Bob &quot; Fido &quot; Bottarga. 
P.s. Ho indicato il dislivello complessivo dell'intera giornata
Foto 1 sulle prime lunghezze 
Foto 2 Il passaggio chiave
Foto 3 &quot;Pericoloso sporgersi&quot; uno sguardo a tuffo sulla Nord</description>
      </item>
      <item>
         <title>24/05/2026 - Fibbia [ ghnomor ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26053</link>
         <description>Chiusura di stagione (salvo colpi di testa) col Fario al Gottardo con caldo africano e cielo blu.
Alle h 7,30 il termometro al passo era già abbondantemente sopra lo zero e parecchia gente - quasi tutti elvezi direi - stava salendo, più verso la Fibbia che verso il Lucendro. Neve piuttosto molle, ma accettabile, specie nella parte alta. Ci siamo persi il canalino, che sembrava divertente, finendo nella conchetta accanto. 
Al passo, al laghetto, gente in braghe corte e maglietta. Un saluto ai simpatici scialpinisti di  Schwyz con cui abbiamo attaccato bottone. </description>
      </item>
      <item>
         <title>24/05/2026 - Monte Bianco dal Tunnel [ vale_cividini ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26052</link>
         <description>Partenza ore 1:30 dal parcheggio. Si spalla sino a 2050m poi si seguono le tracce, breve tratto a piedi nella junction meglio coi ramponi ai piedi, alcuni ponticelli con piccolo allungo. Nel proseguo neve parecchio mossa dalle sciate di quando era fresca. Si può salire o a sx dalla spalla verso la Midi oppure dal Dome noi siamo saliti in mezzo poi alla Vallot. Discesa ottima fino al pianoro sotto la nord poi neve difficoltosa.
Foto e breve racconto al link sotto</description>
      </item>
      <item>
         <title>23/05/2026 - Tessari Via Giocando fra i diedri e Via Cip di Sinistra [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7225</link>
         <description>Molto bella la prima via, specialmente i due diedri.
Cip di sinistra abbastanza ricca di vegetazione con ottima ultima lunghezza.
Con Andrea</description>
      </item>
      <item>
         <title>22/05/2026 - Piz Lagrev (vetta)+disc. Lej da la Tscheppa [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26051</link>
         <description>Nonostante il caldo di oggi, il rigelo notturno è stato perfetto e ci ha permesso una splendida sciata, anche sul versante SE verso il Lej da la Tscheppa. Dalla macchina attraversiamo (con attenzione!) il torrente e dopo 10' calziamo gli sci. Puntiamo subito al colletto q. 2800m lungo la Crasta da la Tscheppa, saliamo verso dx fino a q. 2900m e poi scendiamo su firn perfetto fino al Lej da la Tscheppa. Ripelliamo di nuovo alla q. 2800m e poi prendiamo la traccia che sale all'anticima del Piz Lagrev. Proseguiamo ancora per un bel tratto sci ai piedi, con qualche breve saliscendi; poi lasciamo gli sci e ci avviamo a percorrere la lunga cresta facendo traccia ma senza nemmeno sfondare troppo. Una bella soddisfazione raggiungere la cima, che spesso non si fa. Rimessi gli sci, senza togliere le pelli torniamo all'anticima. Discesa per i primi ripidi 50m su neve un po' pesante; poi bellissima per tutto il vallone, ha tenuto veramente bene. Negli ultimi metri prima della macchina, invece, neve un po' sfondosa e un po' di attenzione ai sassi nascosti. Ma giornata e sciata top!
Partecipanti: Fedora, Fabio C. e Fabio V.

FOTO 1: Puntiamo subito alla q. 2800m lungo la Crasta da la Tscheppa. A dx, i pendii che saliremo dopo verso il Piz Lagrev.
FOTO 2: La bellissima neve in discesa sul versante SE verso il Lej da la Tscheppa.
FOTO 3: Lungo la cresta che porta sulla cima del Piz Lagrev.</description>
      </item>
      <item>
         <title>16/05/2026 - Cima del Carro, da Chiapili (VIDEO) [ Domonice ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26050</link>
         <description>Inserisco in ritardo il report, lecondizioni nel frattempo saranno migliorate :-). Si portano gli sci fino a poco meno di 2000 metri su terreno comodo (scarpe da trail) quindi su neve molto dura con spolverata sabato scorso) superficiale. Man mano che si guadagna quota la neve fresca aumenta e Fabrizio fa un bel lavoro di tracciatura. Purtroppo il forte vento ridistribuisce la neve in modo irregolare penalizzando un po ( non troppo) la sciata. In cima neve e vento. Neanche questo inverno... 

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      </item>
      <item>
         <title>21/05/2026 - Corno Regismondo 1295 m da Lecco [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13714</link>
         <description>Partito dalla stazione FS alle 17.01, salita per il sentiero della Vergella, fino alla cappella, poi sentiero Silvia alla croce del San Martino 1090 , ore 18.13 poi salita al Regismondo 1295 m arrivo alle 18.36. Discesa su Lecco per il medesimo percorso evitando la Vergella, arrivo in stazione alle 19.45, giusto in tempo per il treno delle 20.01 per Milano Centrale.
Bella galoppata in compagnia di me stesso.</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/05/2026 - Monte Muggio 1799m da Bellano [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13713</link>
         <description>Grande galoppata partendo dalla stazione FS di Bellano, tanto dislivello ma anche tanto sviluppo. Segnaletica sentieri assai approssimativa, quindi tanta improvvisazione. Balcone imperdibile su tutto l'alto Lario e i suoi monti. Bella escursione con Bob &quot; Fido &quot; Bottarga</description>
      </item>
      <item>
         <title>16/05/2026 - Monte San Martino, via GGG + Attraverso il passato [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7224</link>
         <description>Concatenamento pomeridiano di queste due belle viette, sulla solita roccia super di queste parti. Un plauso particolare alla seconda lunghezza di GGG, veramente superba, per il minerale e per la logicità del tracciato.
Bella escursione con Helene

Foto 1 Helene su L 2 di GGG
Foto 2 L1 di AP
Foto 3 L2 di AP</description>
      </item>
      <item>
         <title>18/05/2026 - FIBBIA Patagonico 2739mt SAN GOTTARDO SUD (VIDEO) [ MONTAGNAVERA ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26049</link>
         <description>Dovevamo rientrare per mezzogiorno, perciò con circa 8 ore a disposizione viaggio compreso, era una delle poche scelte ma anche una grande sorpresa di condizioni. Al Gottardo -7 , pieno di gente che sale per la classica Valletta Lucendro, mi ricordavo di questo pendio sostenuto specie in salita, ma la polvere aiuta anche senza rampanti poi salita e discesa senza gente appaga sempre-. in Cima nonostante l'Altezza modesta bel 360 gradi disturbato in parte da vento freddo che poi è quello che ci regalerà una stupenda discesa, mentre Claudio si gode i bei pendii intonsi io vado a cercarmi difficoltà non sempre facili da sciare su una bellissima dorsale che però rende la spettacolarità del pendio. gli ultimi 200mt con meno polvere sono sempre più duri alle ore 10,00 ma sempre ottimamente sciabili.
Tendenza , di sicuro il prossimo fine settimana ci saranno condizioni estive, meglio girare più a Nord

FOTO
1) in vetta
2) verso la Val Bedretto
3) Swissmap

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      </item>
      <item>
         <title>20/05/2026 - Caramantran  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26048</link>
         <description>La sbarra è alla grange del Bersagliere.
Buona la discesa su neve duretta ma ben sciabile fino ad incontrare la traccia per il Caramantran. Ascesa senza l’uso dei coltelli. Ottimo grip.
Discesa verso le 12.00 su pendio ottimale per lo sci. Salvo un piccolo tratto, possiamo dire di avere fatto una bella sciata. Manto perfettamente trasformato. Ripellato per il colle dell’Agnello, fortunatamente con una bella arietta.
Ritorno alla auto sfruttando lingue di neve. La stella in meno è per il lungo spallaggio. Solo noi in tutto il vallone.</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/05/2026 - Punta Barmaverain, dal Ghiacciaio di Giasson e la cresta W [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26047</link>
         <description>NB: visto valanghe di grosse dimensioni, condizioni delicate e di difficile valutazione su pendii ripidi. In quota ci sono circa 40cm di neve fresca che poggia su uno strato ghiacciato.


Avevo gia messo via gli sci, ma alla proposta di un 4000 non si dice do no. Siamo carichi e convinti, ma quando Salta fuori che si spalla ben oltre il rifugio rinunciamo, Alphubel alla prossima.
Pensiamo alla valgrisanche, dormendo all'invernale del bezzi.
Alle 18.30 al parcheggio di Useliers, però ci sono ben 9 macchine e l invernale ha solo 6 posti.
Di nuovo, dobbiamo cambiare programma: dormiamo in paese con l idea di salire alla Barmaverein.

Grazie a una dritta e in barba al divieto saliamo in macchina lungo la strada che prosegue oltre all'abitato di arolla, fino a quota 2100m circa, a 5 minuti a piedi dalla neve .
Al colle di giasson saliamo la cresta battendo traccia, le varie relazioni dicono di lasciare gli sci al termine della parte nevosa e poo scendere dalla spalla per immettersi nel canale. Possibile portare gli sci fino sotto alla cima e scendere per il versante opposto prendendo il bel canale proprio all' inizio.
Per salire in cima al gendarme caratteristico della vetta ci sono due passi di arrampicata facile ma esposta (utile spezzone di corda e un paio di cordini per far sosta su masso).

Discesa bellissima su farina in alto e firn in basso .

Con carlo e elisa</description>
      </item>
      <item>
         <title>18/05/2026 - pizzo lucendro+ fibbia  [ offtrack 65 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26046</link>
         <description>wek End  invernale al passo gottardo.sabato dopo una notte di vento e bufera nella tarda mattinata il vento si attenua risaliamo il fibbia   su ottima neve fresca una finestra di sole ci permette una buona sciata tra polvere e accumuli di neve ventata.domenica Mattina bil cielo è blu paesaggio natalizio risaliamo fino al passo della valletta per poi scendere e risalire al pizzo lucendro percorso super affollato da ski alp tanto che rinunciamo alla vetta super affollata. decidiamo di fare una variante intonsa in discesa spettacolare evitando la classica tutta tritata risaliamo al fibbia e seguiamo dei local che ci regalano una stupenda sciata fino al passo.part. costa Niko </description>
      </item>
      <item>
         <title>17/05/2026 - Cima Presena [ panurge ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26045</link>
         <description>Neve già dal parcheggio, si calzano subito gli sci in salita ma in discesa è meglio levarli un po' prima se si tiene alle solette.
Bella farina nella parte alta mentre la pista è tritatissima, soprattutto sotto la baita presena.
Salito in cima con gli sci ma poi li metto nel sacco fino alla cabinovia per via dei sassi nascosti sotto la neve frsca.
Ambiente super, bella giornata con venticello freddino. Parecchia gente.
Giorgio e Vale.</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/05/2026 - Tessari. Vie Bella Gioia e Roccolo in fiore [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7223</link>
         <description>Bella gioia, a mio parere, migliore si aper qualità della roccia e senso estetico.
Boccolo in fiore, primo tiro veramente sporco con vegetazione, poi migliora salendo. Traverso molto esposto ma ben appoggiato. Gli ultimi tre tiri sono i migliori, specie il diedro.</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/05/2026 - Piz Murtel [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26044</link>
         <description>Dopo 3 mesi di stop, torno a calzare gli sci e non poteva andare meglio per me, ovviamente guai a cadere sulla spalla... Dopo varie perplessità, decidiamo di tentare il Piz Murtel dalle piste del Corvatsch, sperando che ieri la neve non abbia scaldato troppo né subito l'azione del vento. E fortunamente così sarà! Grazie alla recente nevicata (anche se poca alla partenza), calziamo subito gli sci a 2 minuti dal park. Poi neve che man mano aumenta: saranno almeno 50cm in cima. Seguiamo il classico itinerario che segue le piste fino all'arrivo dell'ultima funivia, da dove mancano solo 150m alla cima del Piz Murtel. Nella conca finale incontriamo gli unici 2 skialp oltre a noi qui, e sono proprio 2 bergamaschi, Valentino Cividini e socio che ringraziamo per i tratti dove hanno tracciato! Nel frattempo il cielo si fa sempre più blu e così possiamo goderci la bellissima farina per 700m di discesa, con una visibilità perfetta! Poi man mano che scendiamo, la neve è un po' più scaldata, ma sempre sciabilissima. Solo gli ultimi 150m prima del park sono più bruttini, ma dopo 1500m di bella discesa ci sta! E tra l'altro praticamente solo noi sul percorso! Il mio insperato rientro sugli sci per questo finale di stagione non poteva andare meglio! A parte i primi 150-200m, itinerario fattibile ancora per un po'.
Partecipanti: Fedora, Lidia, Fabio V., Riccardino e Zamma.

FOTO 1: Scendendo con lo spettacolare gruppo del Bernina sullo sfondo.
FOTO 2: Ottima farina fino a circa q. 2700m.
FOTO 3: Sotto i 2500m neve scaldata ma ottimamente sciabile.</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/05/2026 - Breithorn  [ mauroedani ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26043</link>
         <description>Grazie alla neve nuova dei giorni scorsi alle temperature simil invernali, e al contributo dei gattisti (hanno batttuto la pista chiusa e spostato un po di neve per agevolare l'arrivo) si arriva sci ai piedi al parcheggio, ovviamente con qualche breve togli metti. Cmq da cime bianche neve invernale e traccia sia pedonale sia skialper, sino in cima sci ai piedi. In discesa la pista del ventina è ufficialmente aperta sino a cime bianche, poi cmq si scende bene, come dicevo hanno battuto ugualmente, però a tratti la pista è a larghezza ridotta. </description>
      </item>
      <item>
         <title>17/05/2026 - Piz Lagrev [ luisab ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26042</link>
         <description>Sorpresa di metà maggio...neve nuova. Si portano gli sci 5 minuti, in piano, dalla strada al pendio di salita, con particolare attenzione all'attraversamento del torrente. Neve ottima, pochi sassi affioranti nella primissima parte della salita, poi neve in pochi tratti ventata, soprattutto farinosa fino in vetta. Non sicura, quindi evitata, la cresta fino alla vetta vera e propria, per la presenza di cornici e, soprattutto, per l'apporto di circa 40-50 cm di neve nuova.
Discesa ottima su farina ancora fredda (ore 10.20), fino a quota 2600, poi un breve tratto con crosta, poi dalla cascata fino in fondo neve dura e trasformata. Assenza di vento e temperature fresche. Con Manuele, Paolo, Michele, Francesco, Andrea</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/05/2026 - Pizzo Pradella 2620m , canale N [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8392</link>
         <description>Canale in ottime condizioni, ma dopo le nevicate di domenica e lunedì, completamente da ritracciare, fortunatamente si è accollato questo onere la cordata di bergamaschi che ci precedeva ( e che ringraziamo ). Tutto in neve senza tratti di misto se non sulla cresta per raggiungere la vetta. Tratti delicati nella prima parte della discesa per via della neve sfondosa. Vento patagonico per tutta la giornata, tranne nel momento in cui abbiamo raggiunto la vetta e percorso la cresta sommitale ( qualcuno lassù ci assiste, come sempre ). Bellissima escursione con Bob fido Bottarga ( il miglior amico dell'alpinista ).
P.s. La valutazione di difficoltà proposta si riferisce alle condizioni attuali.
Foto 1 il canale da sotto
Foto 2 Bob nella strettoia finale
Foto 3 Panorama dalla vetta sui giganti delle Orobie</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/05/2026 - Vai Dino Sottovia - Cima alle Coste [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7222</link>
         <description>Via molto ingaggiosa per via della chiodatura distanziata, della delicatezza della roccia e dell'erba che disturba parecchio la progressione, non solo nei tratti appoggiati, ma anche nel tiro chiave.
Le soste sono su chiodi, ma sono più che buone. Lungo i tiri pochi chiodi, e comunque l'obbligato rimane il sesto (severo).
Si parcheggia al campo sportivo di Dro, e si prende la sterrata verso destra in direzione di pietramurata. Si sale fino ad un piccolo colletto con grossi massi. Appena la carreggiata inizia a scendere, prendere il sentiero a sinistra che sale nel bosco, in direzione delle placche (ometto)
Arrivati in prossimità di alcune placche sulla destra, prendere la traccia in leggero obliquo verso sinistra, che supera una paretina con una corda fissa. Andare poi verso destra fino ad arrivare alla famosa prua indicata in alcune relazioni (due tettini consecutivi che vanno da sinistra verso destra). La sosta di L1 si trova proprio sopra questi tetti (40 min)

L1: Salire in verticale su roccia friabile, stando a destra di un alberello. Appena oltre a questo, piegare decisamente a sinistra seguendo una facile rampa che permette poi, ritornando a destra di arrivare sopra i tetti della prua (60m, III).
L2: Salire il delicato muretto verticale sopra alla sosta (primo chiodo molto alto). Oltre il chiodo uscire verso destra su erba, e poi riportarsi verso sinistra salendo su una placchetta. Proseguire fino ad un albero con vecchi cordoni dove si sosta (30m, V+, 4 ch)
L3: Traversare per una trentina di metri verso destra su roccia ed erba, saltando una sosta intermedia (30m, III+, 3 ch)
L4: Tornare indietro per 5 metri fino ad un vecchio chiodo. Sopra di esso si vede una bella placca incisa da una fessura erbosa. Salire in verticale e seguire la fessura, obliqua verso sinistra, con passi obbligati difficili e scivolosi. Arrivare così ad una sosta. Saltarla, e proseguire sulla liscia placca (passi in A0). Con un ultimo passo di decisione si esce sulla cengetta dove si trova la sosta (40m, VI+ e AO, 8 ch)
L5: Salire il diedro a sinistra della sosta. Uscire su una cengetta e traversare una decina di metri verso destra su erba, fino a sostare su una piccola ma solida pianta (35m, V, 1 ch)
L6: traversare nell'erba qualche metro verso destra, e poi salire in una vago diedro con roccia poco invitante. Lo si sale lungamente su roccia più solida di quello che sembra, per una ventina di metri fino alla sosta (poche possibilità di proteggersi) (35m, IV+, 1 ch)
L7: Salire sopra la sosta per placca delicata (chiodo un paio di metri a destra) e improteggibile per diversi metri fino ad una fessura dove si trova un altro chiodo. Con passo difficile si supera la fessura e si continua stando a sinistra dell'evidente tetto. Poco prima del tetto si affronta un altro passo difficile su placca. Usciti da questo si sale verso verso destra, e si sosta sopra al tetto (40m, VI+, 4 ch)
L8:Superare verso destra il naso roccioso, sfruttando la fessura sotto di esso. Salire poi il successivo diedro-rampa, fino alla sosta (30m, V+, 3 ch)
L9: Salire nel diedro erboso per qualche metro, e poi salire sulla placchetta di sinistra. Continuare in verticale su roccia friabile fino alla sosta (40m, V-, 2 ch)
L10: Salire in verticale su balze con roccia delicata fino al bosco sommitale. Sostare su piccola pianta (60m, II-III)
L11: traversare verso destra su erba fino a raggiungere il bosco (60m, I-II)

DISCESA: traversare lungamente nel bosco verso destra su esile traccia. S'incontra una sosta con cordone e moschettone su albero. Da qui si prosegue ancora per una trentina di metri fino ad una sosta a spit. Da qui ci si cala lungo la parete seguendo la via a spit sottostante fino alla base della parete (soste a spit collegate da cordoni neri). Arrivati alla base si segue la traccia che scende obliquando verso destra (faccia a valle), e che attraversa delle lisce placche. Con un ultimo cavo metallico si scende dalle placche, e si riprende il sentiero nel bosco fatto all'andata.

Foto1: L4
Foto2: L7
Foto3: L8


</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/05/2026 - Placchette del San Martino [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7221</link>
         <description>Sono molto legato a questo luogo avendolo frequentato parecchio in gioventù, e gli aggettivi utilizzati sono forse influenzati dei sentimenti più che dalla realtà. Ogni tanto ci torno ed ogni volta è un gran piacere, sarà per la roccia di qualità commovente, per il luogo assolutamente bucolico anche se alle porte di una città, il panorama che si gode dalla cima della falesia, è sempre comunque amore e godimento, anche nella sua semplicità. Abbiamo percorso :
Vai col liscio 35m max 4+
Via delle clessidre max 5 35m
Evidenza solare max 6- 35m
Rampa + Soigolo interno max 4
Cuore di Pietra max 5+ 35m 
In Totale 175m con annesse esercitazioni di calata in corda doppia, direi non male per un pomeriggio. 
Partiti in treno da Milano Centrale alle 12,35 ritornati in Centrale alle 21,40 , a dimostrazione che spesso con un po' di buona volontà ci si può muovere in maniera meno impattante. Tra le altre cose alle 14,00 la falesia va in ombra regalando un clima superlativo, il tutto circondati da camosci che scorrazzavano indisturbati nelle vicinanze. Se non volete salire a piedi direttamente dalla stazione di Lecco, risparmiando circa 20 min potete prendere il bus n°8 che passa proprio fuori dal piazzale della stazione e raggiunge la chiesa di Rancio, con una frequenza di 20 min al sabato. Bellissima escursione in compagnia di Helene e Marco.</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/05/2026 - Bastionata di Tessari, via Il leone di Nemea [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7220</link>
         <description>Torniamo a Tessari ad un'anno di distanza per proseguire la collezione di vie su questa bella e comoda bastionata. La via in questione se devo essere sincero non mi ha entusiasmato particolarmente, molto discontinua, con una sola lunghezza veramente entusiasmante, quella del diedro. Per il resto passaggi molto brevi seguiti da sezioni banali e spesso con roccia da verificare. Questo per quanto riguarda il mio personale giudizio estetico, poi un plauso agli apritori per il gran lavoro svolto, che ci hanno comunque regalato un percorso piacevole. Un altro appunto lo devo fare sulla valutazione dei gradi presente sulla guida Adige plasir, a mio avviso assolutamente sopravalutati, ed incoerenti con quelli del tiro chiave, che mi pare l'unico corretto. Bellissima escursione con il Feletti</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/05/2026 - Tessari Via Ali di Farfalla e Pinamonti [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7219</link>
         <description>Via ali di Farfalla :Primo tiro un poco sporco, poi dal secondo, la qualità migliora nettamente.
Serie di muretti con roccia molto ruvida e lavorata.
Molto divertente.
Via Pinamonti:
Primo tiro abbastanza ingaggioso con strapiombo da superare in velocità.
Terzo e quarto tiro da integrare i pochi spits con friends medi/piccoli.
Abbiamo seguito la variante, che si chiama Davide Pinamonti e corre parallela fino ad intersecarsi all'ultimo tiro.
Leggermente più ingaggiosa della Pinamonti originale.</description>
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         <title>19/04/2026 - Monte San Martino 1090 cresta del Geppo o bolli rossi [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7218</link>
         <description>Partiti per salire la Chiappa all'Antimedale, veniamo accolti da ripetute scariche di sassi ( temporale nella notte ), decidiamo che l'avvertimento va accolto anche se con un po di rammarico. Scatta il piano B e decidiamo di salire questo simpatico itinerario che si trova proprio li nelle vicinanze. Salita al confine tra l'escursionismo e la facile arrampicata, ma comunque divertente e da ricercare, una valida alternativa per salire sul San Martino, con bellissime vedute su Lecco la Brianza ed il lago, facendo un po di fiato. Bella escursione con Helene</description>
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         <title>03/05/2026 - Fuorcla RADONT e ROTRHORN Furgga Fluelapass Bassa ENGADINA (VIDEO) [ MONTAGNAVERA ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26041</link>
         <description>Viste le velature in arrivo da Ovest scappiamo il più possibile ad est 
Bel Tour sulle Alpi Orientali che però  andava interpretato al contrario del nostro giro.

Nonostante gli sci pesanti muletto inizialmente miriamo ad una meta comunque molto ambita tanto che ci portiamo anche la bicicletta, ma la valle di avvicinamento è tutta innevata, così proviamo ad arrivarci dalla Fuorcla Radont, ma anche qui troppo lunga, così ritorniamo verso la Raduner Rothorn, che però per la poca neve sul lato sud non permette una comoda ascesa, così decidiamo di concentrarci sulla discesa e ci accontentiamo di una roccia sopra la Rothorn Furgga poco sopra i 2900mt. Così ritorniamo sulla Vedretta del Radont che grazie anche al frigorifero glaciale, ci regala anche bella neve a tratti farinosa. poi ritorniamo sulla via di salita sfruttando le esposizioni N NW che nonostante i 2200mt e le 2 del pomeriggio ci permettono una bellissima sciata fino alla strada. Tendenza ancora un paio di settimane ancora possibile

FOTO
) la bella caverna della Vedretta del Radont 
1) Fuorcla RADONT con vista sul Piz Sarsura
3) piantina in giallo la salita

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         <title>26/04/2026 - Tour del Rutor e Chateau Blanc, dal canale NE con discesa a Planaval [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26040</link>
         <description>Davvero un bel giro ad anello, la val grisanche non si smentisce mai.

Da Bonne si portano gli sci per circa 15 min fino a quota 2000m circa. 
Saliamo in cima dal canale che è molto tritato, essendo la cima parecchio frequentata.
Dalla cima ci abbassiamo leggermente sul ghiacciaio del rutor e in travarso ci portiamo sotto allo Chateau blanc.
Senza arrivare al col de Chateau blanc, raggiungiamo la cresta salendo un pendio ripido di neve e roccette sul suo fianco. Cresta facile ma stranamente non tracciata fino in cima.

Dalla cima ottima sciata su buon firn, soprattutto nei pochi punti ancora non rotti dai passaggi.
A differenza di quanto avevamo letto on rete.abbiamo sciato di piu, fino a quota 1650m sfruttando uno scolo di valanga che porta a 10 min di portage dalla strada .

Infine autostop fini a Bonne.

Con Davide e Elisa</description>
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         <title>03/05/2026 - Cima san giacomo, dai Forni [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26039</link>
         <description>Gita strappata al weekend lungo passato in famiglia. Il meteo un po ballerino limita le scelte possibili.

Allora pensiamo ai forni, a quei canali del san Giacomo che ho guardato diverse volte.

Le condizioni ai forni sono pessime, innevamento da fine primavera (mai visto cosi poca neve). Nemmeno una chiazza di neve fino all altezza del branca e innevamento non continuo ancora per un bel pezzo ! 

Nel nostro caso si spalla per circa 15/20 min, perche stando alti sui pendii a destra della diga si beccano delle lingue di neve . Saliamo dal vallone delle 100 curve per valutarne le condizioni, che non ci convincono.
Rigola e resti di valanga nella parte bassa buona la parte centrale e crosta nella parte alta.
Al colle tra cima Cerena e san Giacomo mettiamo gli sci in spalla e con picca e ramponi percorriamo la cresta, a tratti aerea.
Arrivati in cima valutiamo il da farsi e alla fine preferiamo scendere dalla normale (devo dire su ottimo firn).

Chiudo cosi la stagione, povera di neve e di gite di vero interesse.

Con Elisa </description>
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