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      <title>On-Ice Ultimi Report di On Ice</title>
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      <link>http://www.on-ice.it/onice_reports.php?type=0&amp;format=rss</link>
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         <title>03/11/2026 - Magnodeno 1241 + Resegone 1875 m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13774</link>
         <description>Partito dalla stazione Fs, salito a Germanedo, quindi segnavia 926, fino alla palina che indica il Magnodeno, poi segnavia 928 per la vetta. Discesa alla capanna Monzesi 1175 risalita per il segnavia 11 della Val Negra sino alla vetta del Resegone 1875. Discesa al passo del Giuff 1530 m per il segnavia 8 quindi Erna , rif. Stoppani e piazzale a valle della funivia. 1900 m D+ e 21 km di sviluppo.</description>
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         <title>04/11/2026 - mt. di nese, salmezza, costone, filaressa  [ DANKO5432A ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13773</link>
         <description>Replica del giro di settimana scorsa. Questa volta con Coco e in senso antiorario.  Sent 533, 531</description>
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         <title>01/11/2026 - Grignone 2409 m, Traversata Bassa, Coltignone 1475 , Lecco [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13772</link>
         <description>Partito dal Brioschi per tornare a Lecco a prendere la macchina. In successione Traversata Bassa , Piani Resinelli 1291, Coltignone 1475 e ducsesa su Lecco per il sentiero GER. 700 D+ e 22 km di sviluppo</description>
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         <title>02/11/2026 - Sasso Bianco (bike&amp;hike) [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=525</link>
         <description>Per questo terzo e ultimo giorno in Valmalenco scelgo questa bella gita in MTB con gli ultimi 350m a piedi.
Partenza da Torre S. Maria con un bel freddo (-1° alle 8,30), ma mi scaldo quasi subito in salita. Seguo la lunga e comoda strada per lo più asfaltata fino al bivio a dx per la località Piasci; poi diventa sterrata e arrivo all'Alpe Arcoglio inferiore (2h), con le sue bellissime baite. Da qui devio a dx (indicaz. per l'Alpe Arcoglio Superiore) e i primi 10' sono a spinta per il fondo molto sconnesso e la ripida pendenza. Poi in sella fino all'Alpe Arcoglio Superiore, tranne 3 o 4 brevi tratti molto ripidi (20 min.). Lascio la bici e m'incammino verso il Sasso Bianco, con qualche breve tratto innevato, superando lo stupendo lago d'Arcoglio che inizia a ghiacciare. 
Dopo circa 40' (3h e 15' totali) arrivo in vetta, con lo stupendo Disgrazia proprio di fronte. Tornata alla bici, scendo sempre in sella all'Alpe Inferiore, dove mi incontro con il resto della family per il pranzo. Ci godiamo il bel sole per un'oretta e poi giù a Torre S. Maria: a parte i primi 5 minuti ancora al sole, per il resto freddoooo!!! Giornata stupenda e bella gita bike&amp;hike!
Partecipanti: sola; pranzo e discesa dall'Alpe Arcoglio Inf. con la family.

FOTO 1: Gli ultimi metri verso l'omino di vetta, e dietro lo stupendo Disgrazia.
FOTO 2: Vista dalla vetta con a sx il gruppo del Bernina e, al cenetro, il Pizzo Scalino.
FOTO 3: Dopo pranzo iniziamo la discesa dall'Alpe Arcoglio Inferiore.</description>
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         <title>31/10/2026 - Lago e Rif. Palù (Valmalenco) [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=524</link>
         <description>Disl. 1260m – 32km A/R
We lungo con la family in Valmalenco. Sabato mattina partiamo dal campeggio di Lanzada e saliamo a San Giuseppe. Da qui a Barchi e poi inizia la sterrata quasi sempre molto ripida fino al Lago Palù. Che spettacolo con i colori autunnali e la giornata tersa… Stiamo a dx del lago e poi breve salita all’Alpe Palù. Tornati al lago, ne facciamo il giro su sentiero molto bello, con qualche brevissimo tratto innevato; poi saliamo gli ultimi metri fino al rif. Palù (chiuso), dove ci godiamo il nostro pranzo al sacco al caldo sole. Al ritorno ripassiamo nei pressi dell’Alpe Palù ma facendo un bel sentiero nel bosco; poi giù dalla stradina-pista fino a Barchi. Quindi ripercorriamo la strada asfaltata fino a San Giuseppe e giù fino a Lanzada. All’ombra freddo becco ma al sole era top!
Partecipanti: Fedora, Ivan e Davide.

FOTO 1: Al Lago Palù, lo costeggiamo e saliamo all'Alpe Palù.
FOTO 2: Giro del lago e poi breve risalita al rif. Palù.
FOTO 3: Al rif. Palù.</description>
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         <title>31/10/2026 - Resegnone 4513 m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13771</link>
         <description>Da tempo sentivo l'esigenza dell'aria sottile e preso il coraggio a piene mani mi lancio verso il mio primo 4000. Partenza da Lecco Maggianico 217m ore 4.00 , salita al Magnodeno 1241m per il segnavia 28, discesa al Rif. Alpinisti Monzesi 1170 m , risalita al Resegone 1875m per il canale di Val Negra, breve pausa all'Azzoni. Quindi si prosegue per la Forcella d'Olino 1156 m con una lunga discesa, per riprendere la salita al Monte Due Mani 1666 m, nuova picchiata su Ballabio 700, altra piccola sosta prima di affrontare il piatto forte della giornata. Salita per la Val Grande fino hai Resinelli 1291 m, ultimo ristoro al Forno delle Grigne, quindi vetta della Grignetta 2184 m per la classica Cermenati. Ormai siamo in vista del traguardo, Traversata Alta con i colori del tramonto non ha prezzo, arrivo al Grignone 2409 m dopo 13ore35 minuti complessivi, il tabellino segna 39,77 Km e 4513 m D+ percorsi . Ottima cena al Brioschi da chef Francesco poi a nanna per la discesa se ne parlerà domani, per oggi va bene così.</description>
      </item>
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         <title>29/10/2026 - Traversata Montagnino 1598 - Pizzo Formico 1628 da Gandino [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13770</link>
         <description>Bellissima e facile escursione nella zona di Gandino, che non conoscevo assolutamente, una piacevolissima sorpresa nel ennesima giornata dal meteo spettacolare. Panorama di primordine sulle Orobie. 1270 D+ Km 20,89 sviluppo.</description>
      </item>
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         <title>28/10/2026 - M. Linzone e Lago del Pertus (con Ebike) [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=523</link>
         <description>Giro pomeridiano da casa (Alzano L.). Salita alla Roncola, poi passo Valcava e sentiero per il M. Linzone. Nella prima parte, in diversi tratti (molto brevi) si scende e si spinge la bici. Seconda parte molto migliore invece. In vetta caldo e vista spettacolare.
Al ritorno, tornata ai ripetitori (Prato della Costa), scendo da una stradina asfaltata a sx che poco dopo mi porta sulla sterrata che sale dalle cave, e che avevo fatto qualche anno fa con la MTB quando feci il giro passando dal Colle d'Albenza e lungo la strada che passa proprio dalle cave fino al Passo di Valcava e al Linzone, con discesa diretta alla Roncola (troppi passaggi difficoltosi però con la ebike quella discesa!). 
Evito così un pezzettino nel quale avrei dovuto alzare la bici, arrivando molto più comodamente al passo. 
Scendo al bivio che sale al Pertus e in 10' arrivo al bel laghetto, spettacolare con questa luce. Al ritorno ripasso dalla Roncola e assisto a un tramonto stupendo... Poi giù e ritorno a casa.
Partecipanti: sola.

FOTO 1: Salendo al Linzone, a sx sullo sfondo. Superato il tratto più disagevole nei pressi dei ripetitori, da qui in poi migliora e si sta quasi sempre in sella.
FOTO 2: In vetta al Linzone.
FOTO 3: Laghetto del Pertus.</description>
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         <title>28/10/2026 - mt. filaressa, costone, salmezza [ DANKO5432A ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13769</link>
         <description>Bel giro classico molto panoramico vicino casa. Sent 331 e 333. Circa 8km.</description>
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      <item>
         <title>25/10/2026 - Traversata M. Calvera 2301 - Vigna Soliva 2356 - P.zo dei Corni 2348  [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13768</link>
         <description>Toccata la prima neve in questa domenica dal meteo non ottimale ma molto suggestivo, escursione molto bella su questo gruppo ben decentrato dell'alta val Seriana che offre un notevole colpo d'occhio su tutti i giganti delle Orobie. Utilizzati i ramponi più per l'erba infida e ripidissima dei pendii di discesa che per la reale presenza di neve. Quindi sosta al rif. Mirtillo per un meritato stinco e polenta . 1660 m D+ 22,75 Km di sviluppo . Bellissima escursione con l'amico di sempre Roby Bottarga . </description>
      </item>
      <item>
         <title>24/10/2026 - Cima di Zorzone (con E-bike) [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13767</link>
         <description>La partenza ufficiale della gita sarebbe da Zorzone, a q. 1000m.
Ma con la Ebike parto da casa, salita al Passo di Zambla, fredda discesa a Oltre il Colle e giù fino a q. 800m. Risalita a Zorzone e poi sulla bella forestale tra fantastici colori autunnali, che mi porta a 1500m di quota, fino alla Cascina Mattuida dove lego la bici. Prendo il ripido sentiero che mi porta al bivacco Maga, ex rif. Palazzi, dove pesto la prima neve di stagione! Da qui in breve fino alla croce della Cima di Zorzone, che raggiungo dopo 4h dalla partenza da casa. Nonostante il caldo sole, il venticello è bello freddo e scendo subito al Maga dove mi godo un’oretta di relax. Torno giù alla bici e poi mi godo la discesa fino a Zorzone. Ora l’ultima salita a Oltre il Colle e Passo di Zambla e poi ritorno ad Alzano. Giornata stupenda!
Partecipanti: sola.

FOTO 1: Alla cascina Mattuida lego la bici.
FOTO 2: L'inizio del sentiero che mi porta al bivacco Maga. Dopo circa 200m, si ricollega a quello che parte leggermente prima della cascina, più a dx.
FOTO 3: In vetta alla Cima di Zorzone, dopo 4h dalla partenza.</description>
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         <title>24/10/2026 - Monte San Martino, via Tutto di Traverso [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7316</link>
         <description>Dato il maltempo del giorno prima ed il repentino calo delle temperature decidiamo per una meta più solare.  Il Monte San Martino sovrasta direttamente la città di Lecco, per questo il colpo d'occhio risulta insolito, dove convivono le bellezze naturali  con le creazioni meno accattivanti della mano umana, un mix comunque particolare. La via tutto di traverso è una creazione originale che sfrutta la parte sommitale della parete, collegando con astuti traversi le parti più solide ed interessanti, ne risulta un percorso decisamente consigliabile per qualità della roccia e della chiodatura, molto ben curata oltre all'innegabile interesse tecnico.
Abbiamo concluso la giornata alle adiacenti e sempre divertenti Placchette del San Martino dove abbiamo percorso Spigolo Interno e via delle Clessidre entrambe su magnifica roccia. Poi ha prevalso il richiamo della birra. Bella escursione con Ivana.
</description>
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         <title>22/10/2026 - Pizzo la Scheggia 2466 m + periplo della Pioda di Crana [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13766</link>
         <description>
Torno in questa bellissima valle, dopo aver salito la Pioda di Crana a fine maggio, affascinato dall'ambiente, aspetto il tardo autunno, periodo a mio avviso propizio per fare una scorpacciata di colori, come solo questa stagione sa regalare. Una combinazione metereologica particolarmente fortunata mi permetterà godere di una giornata fuori dal comune, di quelle che ti rimangono impresse nel cuore. 2442m D+ e 27,5 km di sviluppo, mi dicono che il viaggio è stato ampiamente ammortizzato. Bellissima escursione solitaria.</description>
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         <title>23/10/2026 - in cresta dal Lastron alla Punta Piccola dei Tre Scarperi [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7315</link>
         <description>Dopo aver saltato per un infortunio di luca la data storica fissata per il 18 agosto e avendo percorso da solo il tragitto fino a Punta Lavina Bianca, ed essendomi fermato davanti ai rischi di avanzare in solitaria e senza corda, ritorniamo insieme per tentare di completare la traversata dalla Punta di Lavina Bianca fino alla forcella omonima e poi salire da lì alla Punta Piccola dei Tre Scarperi. Questa volta la data è fissata per il 03 10 2026 e due giorni prima Luca mi telefona per sapere se si possono aggiungere alla compagnia altri due suoi amici. La cosa non mi entusiasma ma alla fine lascio decidere a lui e alla fine porta solo il più preparato fra i due. Io ho stranamente per la fine del turno estivo tre giorni liberi consecutivi e così il primo di ottobre a metà mattina, saluto Dani e parto per Caprile. Ho lavorato molto a casa e fatto turni con poco riposo e mi sento stanco. Decido così di rinunciare all’ipotizzato giro sulle Vette Feltrine e concentrarmi sul provare a conoscere tre personaggi mitici dell’alpinismo esplorativo che negli anni ho incrociato sul web: Loris, il re dei viaz, Zio Mario mitico mentore di posti sconosciuti e da lui documentati in maniera impeccabile e Adriano Bee, fratello del compianto Riccardo e che ultimamente pubblica su facebook continui giri nelle zone bellunesi della Val del Piero e dintorni che tanto amo per il loro aspetto selvaggio, misterioso e così difficile da svelare. Loris mi aspetta, Zio Mario mi risponde dalla Campania mentre Adriano non dà segnali di vita. Arrivo dal primo verso le 13.30 e l’accoglienza è magnifica con la moglie Federica che mi prepara un’incredibile pasta al ragù mentre parliamo di montagne e della mia vita. Li saluto ringraziando e punto al Passo di Croce d’Aune passando per il bellissimo e piccolo paese di Salzen, un luogo idilliaco con le sue antiche casette incastonate in un poggio prativo circondato da boschi d’abete. Un posto dove mi piacerebbe abitare. Arrivo più avanti al Passo e parcheggiato con bellissima vista sulle pareti delle Vette Feltrine che terminano sui verdi prati sommitali mi incammino nel bosco salendo verso il Rif. Piaz giusto per fare due passi. Volendo è segnalato a 9 ore circa il Rif. Boz che ricordo raggiunsi ai tempi della quarantena da Covid. Mi supera correndo un runner e mi vien voglia di seguirlo. Saliamo insieme chiaccherando fino a quando ne ho abbastanza e termino il mio sforzo in un bellissimo campo di crocus. Mi chino a terra e scatto ai bellissimi e delicati steli bianchi e violetto quando un verso stridulo richiama all’alto la mia attenzione e posso ammiarare il volo planare di un’aquila che solca il cielo in ampi volteggi.  Mi fermo un poco a godermi il momento e poi scendo tranquillo, incontrando e chiaccherando con un anziano del posto. Poi arrivo a Caprile dove ceno e vado a letto abbastanza presto. Mi sveglio la mattina dopo in un fantastico sole che rende tutto meraviglioso correndo libero per il cielo blu senza una nuvola. Decido di andare a vedere al Sass de la Gusela dove ho appena letto che hanno intimato ad un istruttore di arrampicata disabile di rimuovere dei pali in legno che lui aveva posizionato alla base delle pareti per rendere l’accesso alle falesie più comodo per chi avesse problemi di deambulazione. Salendo in auto, mi devo fermare per troppa bellezza: i prati rasati con cura, la fascia verde più scura degli abeti, le rocce brune macchiate di giallo dai larici del Migogn, il cielo blu e le casette di Laste che sembrano dipinte sui prati. Anche Laste, è un posto dove mi piacerebbe vivere. La terra verde di prato e il cielo azzurro si abbracciano incantandomi il cuore. Civetta e Pelmo sonnecchiano nella luce chiara del mattino e io parcheggiato nella piazzetta di Ronch, mi avvio nel boschetto verso i Sassoni. Prima salgo in cima al Sass de Rocia per la sempre bellissima e aerea ferratina che di scaletta in scaletta e di ponticello in ponticello porta in cielo fino al Bivacco Pian delle Stelle, uno dei posti più belli della mia vita. Quanti ricordi, che ricordi! C’è una luce pazzesca e i larici brillano nel blu. Entro a ricordarmi delle infinite notti passate quassù. Laste sorride nel verde, sembra un quadro. Scendo da questo nido dove mi piacerebbe restare e circumnavigo le pareti dirigendomi verso la Gusela dove effettivamente tutto è stato rimosso e riportato quasi allo stato naturale. Che cosa brutta però in un luogo comunque turistico e in un Italia dove il rispetto per l’ambiente non è certo interesse primario. E’ un idilio il luogo e improvvisamente mi passa per la testa un pensiero : “Ecco cosa farò da grande. Contemplerò e m’immergerò nel flusso della natura.” Voglio appuntarmi la frase ma suona il telefono: incredibile, proprio ora mentre sono immerso nella poesia del bosco, mi chiama Adriano e gli rispondo entusiasta. Passiamo 40 minuti al telefono in cui gli chiedo della sua passione, mi spiega del suo rifiuto a scrivere dei suoi viaz principalmente perché per fare una guida, bisognerebbe ripercorrerli e ne lui (75 annio) ne Pietro Sommavilla e Bonetti che son più anziani ancora potrebbero rifarli. Ah potessi averne io il tempo….Infine si complimenta per la mia passione e mi dice che chi ha fatto il Viaz dei Camorz e dei Camorzieri, può fare qualsiasi cosa. M’invita poi ad andare a trovarlo la prossima volta che passerò da Belluno che ci beviamo insieme na grappa. Certo gli dico, e felicissimo, lo saluto. Le rocce dei sassi brillano di sole e sembra di essere in un giardino incantato mentre passo dalla luce estrema al profondo buio nell’ombra del bosco. Li ho visti tante volte questi monoliti ma oggi proprio m’incanta osservarne la scalata verticale ed ardita verso il cielo. Con il collo piegato all’indietro li ammiro e mi sogno, spalmato su quei muri verticali, di avere la forza e la tecnica necessaria per salirli. Finisce la roccia ed inizia il cielo anticipato dal verde cresciuto sulle loro sommità. Passo in mezzo, passo sotto, ne accarezzo le rocce ruvide e ne percorro i sentierini che si fanno strada fra il bosco e le loro basi così solidamente piantate nel terreno. Ne riesco sulla stradina asfaltata che risale al parcheggio e poco prima di arrivarci terrorizzato comincio ad armeggiare con il mio marsupio: non ci sono le chiavi dell’auto e quelle della casa. L’angoscia mi assale al pensiero di dove posso averle perso, ma pochi istanti dopo un terribile sospiro di sollievo mi rincuora: le vedo sorridermi allegre dalla tavolata dove le avevo poggiate. Sono rimaste da sole per due ore…e nessuno le ha toccate! Na bella botta di culo! Scendendo da laste mi fermo al bordo della strada dove un buco nella recinzione permette di accedere alle zone di lavoro ormai abbandonate da decenni che permettono di affacciarsi senza alcuna protezione sul salto di quasi un centinaio di metri che separa la sommità del bordo superiore della diga dal fondo della Val Cordevole: sempre uno spettacolo con il Civetta che compiaciuto osserva sempre tutto dall’alto. Mangio, dormo un poco, e mi preparo per il viaggio verso San Candido. Parto alle 17 e dopo un paio di minuti sono già fermo a fotografare il Civetta: c’è una luce pazzesca e i boschi sono in fiamme! Salgo per Selva e troneggia il Pelmo e salendo al Passo Giau altre mirabili viste sul Civetta prima che la scena se la rubi l’Averau, massiccio sui prati ocra. Scopro rossissimo un colle che manco conoscevo: dei Giatei, che anticipa il massiccio del Cernera. Poi al passo la sfilata della Ra Gusela e delle Tofane fino alla Croda Rossa mentre dall’altra parte l’orizzonte lo chiudono il Laston de Formin la Croda da Lago con la sua Cima Bassa che si sovrappone al Sorapiss e al Cristallo che domina la Conca Ampezzana. Fra i due colossi unangolo delle Dolomiti di Sesto verso le quali sono diretto: Cima Undici, la Croda dei Toni e Cima Bagni. Continuo a fermarmi a far foto visto la giornata stratosferica e la luce sempre più calda delle ore che precedono il tramonto. Scendo verso Cortina e immortalo le 5 Torri ed un incredibile Antelao. Oltre questo, lontano, perfino il Duranno. Poi salendo verso Passo CimaBanche mi attende la sorpresa di un’ampia cima tutta dorata di sole custodita da vassalli già in ombra. Scoprirò a casa che la montagna d’oro è il Vecio del Forame. Scendendo dopo il passo domina la Croda Rossa con le sue fantastiche cromature ferree e poi a Carbonin appaiono le mille punte dei Cadini di San lucano e di Misurina e la fantastica e articolata cresta del Cristallino di Misurina. Il Monte Rudo m’introduce verso Dobbiaco e quando svolto la sua cresta è sostituita da quella di Cima Nove, dei Monti di Ganda e dalla Rocca dei Baranci. Innichen, la Valle di Campo di Dentro e sulla stradina asfaltata che serpeggia fra maestosi abeti che mi ricordano Yosemite, improvvisi a competere contro il cielo le cime della Croda di Sesto, quelle del Campanile dei Sassi e lei, la Regina, la costellata Punta dei tre Scarperi con tutte le sue torrette oranti sotto le stelle che ormai hanno iniziato a danzare nella notte.                                                                                                       Parcheggio e penso a mangiarmi i pezzi di pizza che ho acquistato all’uopo stamane. Sono pesanti ma ho fame e li mangio tutti e quattro avanzando solo l’ultimo per non appesantirmi. Ma sono troppo pieno e mi viene in mente la recente disavventura a S. Moritz. Preparo la tendina in un praticello accanto all’auto e faccio due passi che ormai il buio è calato, così tanto per favorire un poco la digestione e poi m’infilo nel loculo. Mi sono riposato in questi giorni e il sonno non cala e oltretutto c’è un baccano incredibile con mezzi pesanti (dal rumore) che sferragliano sulla poco distante strada asfaltata che sale al Rif. Tre Scarperi. Non capisco se siano camion che lavorano o sia stata organizzata una festa, visto il continuo andirivieni. Poi sopraggiunge il silenzio, e solo le stelle parlano il loro silenzio nella notte scura. Mi sveglio attorno alle 2 con la tendina che fradicia si appoggia sul mio sacco, e ne percepisco il bagnato. Non voglio correre il rischio di inzupparmi o prender freddo e allora mi rifugio in auto per l’ultima manciata di sonno. L’appuntamento è per le 4 e puntuali appena dopo sento il rombo di un’auto squarciare il silenzio della notte. Scendono il buon Luca e Brenno, medico che non conosco. Assumo il mio beverone come colazione e alle 4.15, consegnate loro le due mezze corde da 30 mt, cominciamo a pedalare: il freddo stimola Brenno e luca ad accelerare il passo. Sono ancora fresco e il ritmo pur sostenuto lo tengo. Facciamo la scorciatoia per il rifugio che nell’altro buio nn avevo visto e imbuchiamo subito il sentiero che parte sulla destra evitando il greto che mi aveva depistato un mesetto fa. Traversiamo il torrente alle 5, riesco a scattare la prima foto della giornata  sul ponticello e quando la svolta a destra segna l’inizio della salita più accentuata mollo il treno espresso dei due giovani che mi precedono e mi rassegno a salire del mio passo. Fatico un poco mentalmente a sentire le loro chiacchere allontanarsi sempre più sopra di me, poi me li ritrovo davanti fermi ad attendermi. Sono gentili e tengo per me l’imbarazzo di non riuscire a reggere il loro ritmo. Un’ora dopo, riesco a scattare la seconda foto mentre traversiamo il ponticello sulla piccola fora poco prima di sbarcare sull’altipiano. Saliamo veloci e temo che siamo troppo in anticipo per il momento dell’alba che mi sarebbe piaciuto veder sorgere dalle parti della Forcella di San Candido come l’altra volta quando fui inondato dalla luce rossa del sole che tutto incendiò. Alle 6.25 una timida fascia di cielo si colora fra il Crodon di S. Candido e la Torre di toblin e squarcia un angolo di buio. Leggeri riflessi anche sul lato opposto, tra le Tre Cime di Lavaredo e il Paterno. Mezz’ora dopo è chiaro ma il sole non ha invaso l’altipiano, semplicemente, si è fatto chiaro e il Rif. Locatelli appare col suo tetto rosso davanti alle pareti più famose del Mondo. Contempliamo la bellezza del momento dalla Forcella di san Candido (q.2380, h 7) dove convinco i soci a tenere il sentiero basso memore dell’errore commesso l’altra volta. Veleggiamo così veloci in traverso verso la Selletta Bassa q. 2360 che raggiungiamo con breve risalita un quarto d’ora dopo e dove facciamo pausa. La prima luce tocca la sommità della Cima Piatta, un pugno dorato all’ombra del mattino. Loro si fermano un attimo ad attendere condizioni di luce favorevoli per le foto di Brenno che ha una macchina professionale ma l’alba è livida e senza l’impatto esplosivo che aveva avuto un mese fa. Che peccato! Ne approfitto per ripartire e guadagnare un poco di vantaggio. Scendo dall’altra parte nel vallone d’accesso al grandissimo Cadin di San Candido ma poco dopo mentre sono assorto a fotografare il sole carezzare i fianchi delle Tre Cime, me li vedo già alle calcagne. Siamo ancora al buio nel catino e i riflettori sono puntati sul mondo di cime davanti a noi che splendono di luce: Tre Cime, Cristallo,Torri di Toblin e degli Scarperi, Tofane e di sbieco perfino la parete Nordovest del mio Civetta. Che meraviglia! Mi raggiungono e li lascio passare, mostrando loro, per darmi un contegno, la grande Cengia della Caccia e poi viriamo verso destra al punto più basso del Cadin (h8) dove si è al centro dell’anfiteatro formato dal Crodon a destra, dalle Punte di Sassovecchio e dal nostro Lastron a sx. Ammicca la Forcella di Sassovecchio col suo triangolo blu poco più sopra. Super Sebenello propone di fare un salto al Crodon di San Candido ma noi umani decliniamo la proposta che già ci basta il programma stabilito. Riprendiamo quindi a seguire il pendio che ora prende a salire rapido a sx. Fatico. Siamo sopra l’attacco o l’arrivo della Cengia e fotografo il grande masso che ne segna il punto.  Ad un certo punto mi preoccupo perché devo scaricarmi..ma ho proprio dolori alla pancia ( il mio stomaco non sembra più essere invulnerabile come un tempo…) e chiedo a Brenno un paio di fazzolettini. Lo saluto e mi apparto. Eseguo con profitto ma i dolori mi accompagnano e devo riaccasciarmi. Riparto stanco e con una situazione non definitiva. Sono pensieroso mentre affronto il ripido canalino che ci porterà al panoramico forcellino prima di svoltare a sx per evitare la parete sommitale. Luca si è fermato ad aspettarmi e gli spiego la situazione ( veramente, non mi è mai capitata una situazione del genere). Al forcellino mi fermo estasiato per la conosciuta eppur sempre sorprendente incredibile vista della Punta Lavina Bianca e delle due sorelle Scarperi che pungono il cielo azzurro con tutte le loro innumerevoli torrette. Alle spalle oltre la punta del Crodon, emerge lìimmensa mole della Croda dei Toni. Siamo alti. Intanto Luca è già sparito oltre la svolta e mi lancio all’inseguimento ben sapendo che devo trovare l’energia perché è lo sforzo finale. Ricordo la felicità dell’altra volta quando entrai nel grande plateau finale, dalle cromatiche sfumature rossastre (un mix tra Marte e un campo da tennis…) e che contrasta con la fatica odierna…ma ormai la linea di cresta è vicina e scorgo la figura di Luca che ormai l’ha raggiunta. E’ fatta, alle 8.50 raggiungiamo Brenno intento a far foto in cima al Lastron dei Scarperi (q.2957). Mangio, bevo e mi sento meglio. La carica sta tornando. Mi sorprendo a guardare come fosse la prima volta l’intaglio tra la punta di lavina Bianca e la Punta Piccola dei Tre Scarperi: ghiaie bianche segnalano la probabile Forcella di Lavina Bianca!. Chiedo conferma a Luca e mi sembra inverosimile non essermene accorto un mese fa. Guardo innamorato quel pugnetto di ghiaie, piccola e sperduta oasi orizzontale fra tanta tensione verticale. Uno spuntone roccioso la domina e sorveglia. Chissà se ce la faremo a raggiungerla. Luca indica in versante Fiscalino il canale d’accesso ad una selletta dove ha visto i sorci verdi per salire per via del fondo duro e mi sblocca il ricordo di quando vi arrivai con Nico e poco dopo successe il fattaccio del masso che feci rotolare sulla sua coscia e che pose fine alla nostra avventura. Zoomo sulla Croda Rossa dirimpetto e non ne scatto altre memore delle dozzine scattate già la volta prima. Ci facciamo un selfie in cima. Riparto appena terminata la colazione e mi sento un altro mentre scendo la cresta panoramicissima verso la Forcella del Lastron vallo d’accesso al Cadin sottostante la cresta che corre ininterrotta verso la Punta di Lavina Bianca. Perdiamo quota leggermente e poi infiliamo sotto roccia il ripido e sfasciumato canale d’accesso alle punte sommitali. Sto meglio e l’umore, oltre le energie, è tornato a salire. Ora si entra nel vivo della giornata e sono contento di arrivarci in forma. Guadagniamo rapidamente l’angusta cima vincendo la breve paretina finale che oppone passi di II° grado ( q.2987, h 9.40)  e sono quasi sorpreso di vedere superman Luca concordare sul fatto che proseguire per la linea di cresta sospesa come un ponte sul vuoto da entrambe le parti, sia abbastanza pericoloso. Ci scambiamo le posizioni perché tutti insieme non ci si può stare e poi disarrampichiamo la paretina da cui siamo saliti. Guardo Luca che ancora mi sorprende scendendo faccia a valle. Mostro allora, ridiscesi, il passaggio segreto che può aprirci al proseguimento. A sinistra della torretta sommitale scendendo di un paio di metri, una vaga traccia conduce ad un ometto posto su un salto roccioso che sta qualche metro sopra il fondo ghiaioso. Già solo il fatto di essere qua in compagnia mi permette di analizzare con più serenità la situazione e oltre alla placchetta inclinata e carica di detriti sul quale avevo fatto già la volta scorsa il primo passo, non mi sembra impossibile neanche scendere direttamente. Luca infatti si muove prima in questa direzione e mi sorprende vederlo scendere faccia a valle e poi come un granchio ritornare sui suoi passi perché l’ultimo salto gli pare troppo rischioso. Traversa allora attento e preciso ma deciso la placchetta e raggiunge le ghiaie inclinate oltre l’ostacolo. Risale oltre il dosso per guardare più in là e ci dice che secondo lui si può avanzare, anche se l’ambiente è molto severo. Mi fa piacere vedere che si preoccupa, temevo fosse diventato troppo imprudente, viste le sue ultime imprese. Io sono molto tranquillo, e gli chiedo cosa vuole fare. Ora torno a recuperare lo zaino, mi dice…nn vuole che sia io a portarglielo. Luca torna (non vuole usare la corda) e poi con lo zaino ripete il passaggio sulla placchetta. Eviterei di usare la corda ma assecondo la volontà di Brenno che preferisce usarla, così come avevamo inizialmente stabilito.  Armiamo una sosta decente su un masso e alle 10.15 inizio la mia traversata che non oppone problemi (II° grado sdrucciolevole, 4/5 m su roccia) e arrivo dall’altra parte risalendo un tratto di ghiaie a gradoni e armando una simil-sosta dietro una costa. Chiedo a Brenno se lo posso assicurare a spalla e ottenuta risposta affermativa, inizio a recuperarlo e intanto scatto qualche foto. Venti minuti dopo, riposta la corda, siamo di nuovo riuniti: il primo ostacolo è stato superato. Luca dice che ha visto oltre e che secondo lui si può scendere. Camminiamo qualche minuto su ampia e abbastanza comoda crestina: siamo in cielo, dietro di noi il cupolone del Lastron da dove arriviamo e le ardite punte di Sassovecchio, della Croda dei Toni, di Cima Undici e poi Popera e Croda Rossa di Sesto. Ad un certo punto è evidente che bisogna abbandonare la linea di cresta che prosegue troppo alta e ardita in direzione della quota 3015 e scendere a sinistra per una paretina quasi verticale ma ben appigliata. Gli chiedo se lui non mette mai il casco e mi risponde quasi mai…ma che si questa volta ce l’ha nello zaino. Mettilo che è meglio allora, gli dico…certo non ce l’avevo più in mente, mi risponde.                           Poi inizia a scendere attento e io lo seguo su terreno impegnativo ma non difficile, si tratta solo di scegliere i passaggi migliori. Scendiamo cauti per una trentina di metri e intanto guardiamo giù e avanti provando ad intuire dove si cela il passaggio. Luca si sposta verso un canalino a sx che non mi piace e pare anche che scenda troppo. Gli propongo invece di andare a vedere, quasi più per escludere la possibilità che per reale convinzione una sorta di forcellino che ritorna in cresta a destra. Prima che risalga e mi raggiunga lo sento imprecare contro Brenno per dei sassi caduti ma non ci faccio molto caso perché era già successo altre volte nel corso della giornata, visto il terreno friabile e sconnesso sul quale ci muoviamo. In realtà (lo scoprirò solo più tardi) un grosso masso gli ha aperto il casco. Senza la protezione, sarebbe stata probabilmente la fine. Intanto io sono sceso e poi risalito al forcellino ed esulto perché pare si possa proseguire abbastanza facilmente. Seguo brevemente la cresta e mi trovo davanti un’interruzione, ma il salto è di soli tre metri e disarrampicando (III°) riesco a toccare terra. Arriva Luca che si complimenta e scende sempre faccia a valle da una fessura laterale. Faccio un sequel di immagini bellissime dei due soci alle prese con questo saltino, inquadrando le enormi torri che stanno sopra le loro teste. Ambiente selvaggio e superbo. Brenno arrampica lento ma molto preciso ed efficace. Ora la cresta prosegue ancora alzandosi mentre noi scostiamo ancora in discesa a sinistra e arriviamo davanti ad un canalone che molto ripido si abbassa decisamente svoltando prima a destra e poi a sinistra sparendo alla nostra vista e lasciandoci un poco di suspence. Dico che di canaloni non è mai morto nessuno e inizio a scenderlo annunciando poi che la prosecuzione oltre la svolta, è ripida ma possibile. Alle 11.20 sono in fondo al canalone e urlo agli amici di scendere pure. Un poco titubanti arrivano e completano anche loro l’opera di laboriosa discesa sul fondo ripido e duro di sabbia granulosa e compatta che si sfalda sotto la pressione dello scarpone.  Ammiro Luca che ha delle scarpe da trail. Nel frattempo io ho imboccato l’ampia e quasi piana cengia che diparte dalla fine del canalone perché troppo era la curiosità di scoprire dove portava. Alzo al cielo un urlo: E’ fattaaaaa! La forcella di Lavina Bianca attende indifesa un centinaio di metri avanti ai miei piedi, ormai priva di difese. Ce l’abbiamo fatta! Urla di giubilo si levano in risposta, guardo verso il basso ometti che indicano la direzione da seguire quando dovremo scendere verso il Cadin della Caccia che ci attende pacifico qualche centinaio di metri più in basso presidiato dalla piccola Torre della Caccia e dall’enorme Torre dei Viennesi. Alle 11.30 raggiungo emozionato l’ampia insellatura della Forcella di Lavina Bianca (q. 2900) e pochi attimi dopo attendo Luca e Brenno e ci abbracciamo tutti e tre entusiasti e festanti. C’è una bellissima emozione collettiva per la nostra piccola impresa che stempera finalmente in questo angolo di pace le tensioni accumulate nell’ultima oretta. Che felicità…(che è reale, solo se è condivisa…). E sperimentiamo quanto sia vero in questo momento per noi. Affondiamo nel panorama che viene proiettato per noi davanti ai nostri occhi trasognati: Civetta cristallo Tofane e Croda Rossa marcano l’orizzonte, mentre Torre dei Scarperi, Monte Mattina, Crode dei Rondoi, Cime di Bulla, Cima Piatta e Rocca dei Baranci sono in prima linea. Dall’altro lato scende un canalone a portare sul versante Fiscalino e la Croda dei Toni ci saluta da dietro le Punte di Sassovecchio. Guardiamo quasi increduli il canalone da cui siamo scesi che nella prospettiva frontale appare verticale e impercorribile. Ci rilassiamo un poco, io e Luca lasciamo gli zaini in forcella e a mezzogiorno riprendiamo a salire il grande ghiaione che come uno scivolo  sale verso le rocce basali della Punta Piccola. In salita perdo nuovamente terreno: Luca è il solito marziano ma sto bene e non resto indietro tantissimo. Un bellissimo scatto di luca ritrae Brenno e io più indietro sul ghiaione sotto la famigerata quota3015. Al termine del ghiaione laddove il sentiero contorna le rocce svoltando a sx me li trovo seduti in attesa e ripartiamo salendo un canalino via l’altro fra tutti i pinnacoli sommitali che stanno ora anche sotto di noi. Infine l’ultimo canale ripido e sfasciumato, in ombra a destra, ci porta sotto le due torrette più alte di cui la maggiore è quella di destra. Alzo gli occhi e vedo luca ormai sulla cresta finale e alle 12.30 (q. 3075) per esilissima crestina nel vuoto (tratto più impegnativo) lo raggiungo un metro prima del piccolo scranno di cima dove in due non si riesce a stare. Mi ci vado a sedere e ordino uno shooting fotografico che risulterà particolarmente riuscito: sembro proprio seduto in cielo, c’è solo aria intorno e…oltre solo cielo. Guglie e torri ovunque e tanto tanto vuoto. Tutto il mondo dolomitico è riunito per far festa con noi. Fotografo gli ultimi passi di Brenno che sorride entusiasta. Spiace solo non ci si possa abbracciare per mancanza di spazio ma le nostre facce raccontano tutto della nostra gioia. Seduto in vetta mi giro su tutti i lati: panorama infinito ovunque tranne che a nord dove è eretta la muraglia con tutte le torrette della Punta Tre Scarperi: che soggezione e che bello pensare di essere stato un giorno anche lassù. Scendiamo immediatamente perché si è scomodi e ci si toglie spazio a vicenda che comodo e allargato qua ci sta solo il vuoto. Mi volto a fotografare Luca che ha iniziato la discesa e Brenno che mi sorride ancora fermo in vetta e mi butto nella disarrampita dell’ultimo grande camino dopo di chè do il via libera agli amici. Fisso tutto il percorso che ho davanti con il riferimento dei nostri zaini in forcella che fanno da segnavia e ammiro l’intrigo di creste dove siamo passati per arrivarci. Che spettacolo! Ad un certo punto sono incerto sul percorso ma poi vedo lo scarto a sinistra che nn ricordavo e allora mi fermo una decina di minuti ad aspettare l’arrivo di Luca per segnalargli il punto che comunque segno con un ometto. Poi riprendo a scendere e mi calo direttamente sul ghiaione saltando l’aggiramento fatto salendo: quando vedo il ghiaione ai miei piedi mi prende l’impulso di correre felice a saltoni verso gli zaini e riatterro in forcella alle 13.30. Mi siedo al sole caldo ormai anche a 3000 metri ad aspettare gli amici che ancora non vedo e levandomi la maglietta che non c’è un filo d’aria. Quando arrivano ripartiamo quasi subito imboccando il sorprendentemente marcato e segnalato sentiero che scende verso il Cadin. La cosa mi rilassa e seguo luca che percorre l’evidente rampa che scende e ci porterà al punto chiave per affrontare l’ultimo salto roccioso scegliendo fra il canalone e una paretina da disarrampicare. Quando ci arriviamo, il canale è facilissimo e ci entriamo  dentro senza problemi incrociando poi più in basso la traccia che avevo percorso l’altra volta e che scende da Forcella del Lastron. Inizio a saltare nel ghiaione presto imitato dai compagni e rapidamente atterriamo nella magnifica conca del Cadin della Caccia (q. 2500, h 14.30) dove meravigliati ci fermiamo a riposare un poco. Sopra di noi spicca la Torre della Caccia e poi il balcone panoramicissimo sulle vallate davanti a noi con le Tre Cime, la Torre Gioppi che copre quasi del tutto quella di Toblin, quella degli Scarperi incastonata nel Cristallo e il Sorapiss. Ora da quaggiù, a differenza dell’altra volta riesco a capire nell’indistinta cresta, dove si trova l’agognata Forcella di Lavina Bianca e guardo in alto felice, non più confuso. Né Luca ne Brenno hanno voglia di cimentarsi nella Cengia della Caccia e nel suo lungo ritorno e allora ci alziamo puntando al passaggio della caccia ( pertugio fra la Torre della Caccia e quella dei Viennesi). Con emozione guardo dall’altra parte l’immensa lavina degli Scarperi che ora dovremo discendere fino al Rifugio. Alle 14.30 ci buttiamo sul bel ghiaione iniziando a sciare fra i sassi che scorrono a valle come un fiume accompagnando la nostra discesa. Brenno un poco impacciato anche per via dei timori al ginocchio, ha rapidamente imparato la tecnica e sembriamo quelli dell’Era Glaciale impegnati a scendere per linee autonome nel tentativo di superarci a vicenda. Che risate! Purtroppo la pacchia dura solo una ventina di minuti perché poi il vallone completamente dissestato da fiumane e acquazzoni ci costringe ( oltre ad una poco sagace deviazione a sx fuori dallla lavina) alti sul versante sinistro su fondo duro e sdrucciolevole molto fastidioso e instabile. Per mezz’ora sacramentiamo fino a raggiungere il fondo del vallone dove la situazione migliora ma non come speravamo. Ci trasciniamo a fatica ma comunque veloci verso la strada che sale al Rifugio. Furtive occhiate alle spalle per ammirare le meraviglie rocciose che si alzano in cielo sopra di noi: La Punta tre Scarperi, la Punta Piccola dove eravamo seduti qualche ora fa, la Torre dei Viennesi e quella della Caccia con lo spazio azzurro del Passaggio a dividerle. Poco prima delle 16 raggiungiamo la sterrata, il Monte Mattina ci accoglie e il Rifugio Tre Scarperi ci attende, ma le nostre speranze di birra naufragano contro le serrande chiuse e dobbiamo accontentarci di bere copiosamente alla fontana. Scendiamo per la strada e raggiungiamo alle 16.30 il park con il naso all’insù a guardare la grande macchia dell’enorme distacco sulla parete dei Tre Scarperi. Felici attendiamo il semaforo verde per poter tornare a valle e ci salutiamo col cuore entusiasta per la magnifica avventura trascorsa insieme.                      Grazie Luca per il tuo entusiasmo che ancora arde nonostante le grandi imprese della tua incredibile estate.                              Grazie Brenno per aver conosciuto un amico e un altro innamorato dell’avventura nelle Dolomiti. Con voi oggi son stato proprio bene. E un ultimo grazie per aver portato in su per tutto il giorno le due mezze corde…che almeno in discesa potevo ricordarmi di chiedervele! Un abbraccio.    Foto 1 noi tre in cima al Lastron                                                                                  Foto 2 io in cima alla punta Piccola degli Scarperi                                                  Foto 3  la parte tecnica del nostro percorso


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         <title>22/10/2026 - canto alto  [ DANKO5432A ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13765</link>
         <description>Bellissima giornata. Giro ad anello classico stavolta in senso antiorario. Con leia.</description>
      </item>
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         <title>13/09/2026 - Piz UMBRAIL 3033mt Terza Cantoniera Passo Stelvio (VIDEO) [ MONTAGNAVERA ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=522</link>
         <description>TOUR ADATTO A BIKER MOLTO ESPERTI,
 ho visto portarsi su anche delle EBIKE da 25kg. Dopo due tentativi interrotti sulla Punta Di Rims circa 9 anni fa e lo scorso anno per neve, questa volta ci siamo riusciti, ma abbiamo scelto il difficile e ripido versante svizzero . Partiamo dai circa 2300mt della Terza Cantoniera versante Bormio, facile pedalata fino al Pass Umbrail 2500mt, da li sentiero a sinistra in parte a spinta ed in parte con pedali fino ai 2800-2850mt circa. Poi 50 mt di Ripido esposto a tratti assistito da catene, poi di nuovo a tratti spinta ed in qualche punto pedali ed un'altra breve catena, e così arriviamo sulla stupenda vetta con veduta stupenda sul Passo e sul Gruppo Ortles Stelvio. Tanti ci raggiungono per proseguire la discesa nord verso il Lago di Rims,

Noi ritorniamo dalla direzione di salita. Ai 2800mt circa saliamo in sella ma aiuto l'esposizione non scherza perciò velocità ridotta che poi aumenta progressivamente. Arrivati verso i 2600mt ci accorgiamo di un cartello baipassato in salita che VIETA questa discesa ed in effetti pone molti rischi che ovviamente vanno presi con molta cautela , poi bellissimo single trek fino al passo. Potremmo ritornare sulla mulattiera, ma il tempo è tiranno perciò giù veloci per l'asfaltata

PERIODO MIGLIORE per poi scendere al Lago di Rims Luglio-Settembre


FOTO:
1) Verso l'ultimo tratto a circa 2950mt
2) Che veduta spettacolare
3) Swisstopo

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         <title>18/10/2026 - Accoppiata Pizzo dei Tre Signori 2554 m - Grignone 2409 m da Introbio [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13764</link>
         <description>Devo dire grazie a Morena, che durante una visita al Brioschi di fine luglio mi aveva messo la pulce nell'orecchio su questa disfida a suo dire classica ( ma non troppo ) presso i valsassinesi. Tutto nasce casualmente e sabato decido di provarci, anche se le gambe sembrano ancora risentire dell'uscita di mercoledì. Complice l'ennesima strepitosa ottobrata andrà tutto per il verso giusto con finale in crescendo. Partenza dalla Chiusa della Valsassina ( posteggio Rocca di Baiedo ) alle ore 5,03 arrivo in vetta la Tre Signori ore 9,06 ( sosta di una decina di min. ) discesa al Rif. Grassi dove consumo un breve spuntino ( 25 min di sosta ) rientro al posteggio alle ore 12,48. Riposino di un'ora nell'Ucamobile , quindi ripartenza alle 13,53 alla volta del Grignone. Arrivo in vetta alle 16,58 , mi concedo una bella cena al Brioschi, da chef Francesco ( sempre presente ) quindi veloce discesa verso valle dove giungo all'auto alle 20,15.  Le cifre per gli appassionati : 3900 mt D+, 47,5 Km di sviluppo in 15 ore e 12 min. totali.</description>
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         <title>17/10/2026 - Tour al Passo Berina [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=521</link>
         <description> Volendo fare un giro in bici tutti insieme e visto il meteo, combiniamo questa trasferta in Svizzera. Io parto dalla macchina un pochino prima di loro, avendo la MTB. Da Poschiavo risaliamo la bella forestale fino a Sfazù, per 600m di disl, evitando così la statale. Poi su strada fino al Passo del Bernina. Dopo il nostro pranzo al sacco su tavoli e panche proprio di fronte all'ospizio, ripartiamo. Pensavamo più veloce la discesa a Poschiavo, facendo il bel giro ad anello che scende all'Alpe Grum, Cavaglia e Poschiavo. Invece non sarà proprio così... Costeggiamo il Lago Bianco tra diversi brevi saliscendi, e ci godiamo pure il passaggio del trenino del Bernina! Poi inizia la discesa vera e propria, passando dall'Albergo Belvedere e in breve all'Alpe Grum, dove incontriamo ancora il trenino, stavolta in salita. Proseguiamo la discesa ma poco dopo, ad un bivio, anziché proseguire dritti scendiamo a dx seguendo una traccia trovata su un sito internet. All'inizio è molto bello fin quasi al lago Palù e all'Alpe Palù. Ma poi inizia una ripida discesa spesso a gradoni o cmq poco percorribile in sella. Dopo circa 200m di disl finalmente migliora e siamo alla piana di Cavaglia. Vista l'ora e visto che abbiamo tribulato abbastanza, decidiamo di percorrere la strada asfaltata a dx, fino a Poschiavo. Occorre però risalire quasi 100m in totale, prima che inizi la definitiva discesa finale, che velocissimamente ci porta a Poschiavo. Peccato per l'errore, ma un bellissimo giro!
Partecipanti: Fedora, Ivan e Davide.

FOTO 1: Costeggiando il Lago Bianco.
FOTO 2: In discesa verso l'Alpe Grum.
FOTO 3: Uno dei punti in cui si attraversano i binari.</description>
      </item>
      <item>
         <title>14/10/2026 - Zucco Sileggio 1373 - M. Pilastro 1823 - Grignone 2409 - Grignetta 2184 . [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13763</link>
         <description>Partito dalla stazione Fs di Mandello salita al Sileggio per il segnavia 17B , proseguito per la dorsale al Monte Pilastro 1823 m discesa alla Bocca di Prada 1600 m circa, cresta di Piancaformia + via della Ganda , Grignone 2409 m , traversata alta alla Grignetta 2184 m , indi discesa per la Cermenati ai Resinelli. 3050 m D+ Km ? tanti sicuramente. Queste sono le nude cifre, poi c'è l'aspetto emozionale nel vivere una giornata autunnale in completa solitudine sulle montagne che più amo ( insieme alle Crollomiti naturalmente ) immerso in una tavolozza di colori che solo questa stagione ci può regalare. Il paradiso è qui ed ora, sorprendersi sempre.</description>
      </item>
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         <title>15/10/2026 - Cima Piazzotti Orientale , Via W le mamme [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7314</link>
         <description>Andiamo a vedere com'è questa via di recente apertura del Cinghio e bisogna dire che è un itinerario di tutto rispetto.
Peccato che sia un po corta (6 tiri, dei quali non tutti dall'arrampicata soddisfacente) ma è un ottima soluzione per le mezze stagioni.

La spittatura è lunga ma non psyco, quindi friend utili per integrare, nel nostro caso sono stati particolarmente utili per proteggere due tratti che abbiamo trovato bagnati.

Unico vero neo è la presenza di molti detriti e prese instabili che richiederebbero pulizia, cosa non facile considerato che sotto passa il frequentatissimo sentiero per il Benigni. Detto ciò la roccia ha un grip eccezionale ed è molto lavorata.

La giornata doveva essere soleggiata, in realtà le nuvole hanno coperto il sole fin dal mattino, situazione in peggioramento nel pomeriggio. Quindi usciti dalla via ci siamo fatti un bel piattino di polenta al rif Benigni, appena ristrutturato.

Con il Pelo</description>
      </item>
      <item>
         <title>11/10/2026 - Ghiacciaio dello STELVIO Sci Scialpinismo situazione neve (VIDEO) [ MONTAGNAVERA ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26066</link>
         <description>PREMESSA Condizioni Pessime per lo Scialpinismo per i notevoli crepacci, Ottime in pista

Mi ricordo che circa 30 anni fa finivo lo scialpinismo a fine luglio, e tornato dalle vacanze alla prima neve settembrina su allo STELVIO a sciare. Ora sono diventato un ritardatario che porta la MTB fino a Natale. Ma il richiamo di mio figlio studente che ha tempo di guardare tutte le centraline , che ha annusato una situazione ottimale è stato troppo forte. E così dopo due giorni di neve e temperature tra i -4 ed i -9 sulla Spiriti mi hanno convinto alla levataccia, anzi fin troppo presto perchè ci siamo trovati gli agonisti e nazionali tutti in fila davanti.
Scesi dal Livrio per i circa 50mt di dislivello che ha perso il ghiacciaio negli anni , prendiamo il primo skilift Geister , poi sul secondo forte vento ma dagli spettacolari effetti , invece nella conca del Cristallo-Payer zero vento e condizioni delle piste eccezionali, con neve stupenda e ben trattata, a parte qualche piccolo buco in pista. Impressionanti gli effetti del caldo di quest'Estate, mai visti tutti questi crepacci in oltre 30 anni di Stelvio, specie per la salita alla Punta degli Spiriti che al momento è fattibile solo dal Lato Trentino.
Poi ultima discesa dalle Geister e di nuovo risalita a piedi e con tappetino al Livrio per riprendere la funivia. 
ED AL PARCHEGGIO IL GIPETO VIENE A TROVARCI finale del VIDEO

GIORNALIERO 52,00 anche se ufficialmente è 61,00 Euro

TENDENZA: Senza nevicate abbondanti, attenzione ai buchi anche verso il Madaccio, non è possibile se non in Pista

FOTO:
1) Situazione Tuckett-Madaccio
2) Situaazione salita alla Spiriti
3) Foto sulla Conca tra Spiriti e Cristallo

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      </item>
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         <title>11/10/2026 - Pizzo del Becco 2512 m, via Camilla [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7313</link>
         <description>Il Becco è una delle cime iconiche delle Orobie, questa bella via ne percorre il versante meridionale, quello sovrastante il bacino dei laghi Gemelli, tanto per intenderci. Quindi ambiente e paesaggio di primordine. L'itinerario si può dividere grossomodo in 2 parti, una prima parte supera lo zoccolo basale, molto fratturato ed erboso, con roccia che richiede cautela, quindi dopo un'ampia cengia erbosa la musica cambia radicalmente, la roccia diventa un bellissimo verrucano lombardo, molto lavorato, i tiri sono tutti belli ed interessanti e la via si riscatta ampiamente. Salita da affrontare con mentalità e preparazione alpinistica, data la necessità quasi costante di doversi proteggere ed  attrezzare le soste. Ce la siamo presa con comodo ed abbiamo pagato pegno nella lunga discesa verso Carona per buona parte percorsa al buio con una sola frontale, non proprio una passeggiata, giornata luuuunga. Bellissima escursione con Marco.</description>
      </item>
      <item>
         <title>10/10/2026 - Pizzo Poris  [ panurge ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13762</link>
         <description>Saliti per la cresta Sud-Ovest e scesi per la Est.
Giorgio e Vale.
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      </item>
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         <title>10/10/2026 - Corno Battaglia cresta SE [ CLACRE ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7312</link>
         <description>Itinerario di salita di cresta classica con max. IV .
Da Scalaro ( parcheggio area picnic) si segue il sentiero fino al bivio per Bec.Renon, poi sentiero che si perde nella vegetazione, risalire seguendo la cresta su ghiaione di almeno 200 m di dislivello, poi comincia la parte a parato e cespugli di rododendri.
la parte su roccia inizia a 1900 m con brevi risalti di 20/ 30 m.
Il camino con masso incastrato viene superato a sini stra su spit. Non ho riscontrato il passaggio di V ma probssbilmente ho attrevesato a dx.Tratto di finale su cresta ib esposizione ma divertente.
Discesa in doppia di 20 m sul colle verso la cima Battaglia poi lungo traverso con cavo verso la quota a 2200 m ( salita di 50 m.) , discesa e risalita al Bec. Renon( salita di almeno 80 m.) Discesa verso Scalaro su sentiero ben segnato ma infsetato da erba Olina
Nel complesso ad esclusione della parte alpinistica ben protetta,l'itinerario è sconsigliabile vista la scarsa frequentazione per l'avvicinamento scomodo e non segnato e la discesa disagevole. In totale 5h 15' per la salita , 3 h 30' per la discesa.</description>
      </item>
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         <title>07/10/2026 - Engadiner Sommerlauf [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13761</link>
         <description>All’inizio dell’estate 2026 come altre volte Cristiana una benestante signora milanese che da anni vive in Svizzera a S. Moritz, chiama Agnese la mamma di mia moglie per aiutarla per un mese e viene accompagnata anche dal marito Vincenzo. La loro amicizia è più che ventennale e ha trasformato in affetto quello che all’inizio era un rapporto puramente lavorativo. Io li accompagno con Dani e la sera passiamo a salutare Don Federico nella sua casa di Prata Camportaccio. Scherzo la sera con Jon ragazzo che fumava la colla nei tombini di Bucarest scoprendo poi che in Romania a Matasari ha conosciuto e, se lo ricorda bene, David uno dei miei figli. Un mese dopo io e Dani risaliamo a Saint Moritz per riprendere i suoi genitori e saliamo da Cristiana con cui facendo due chiacchere salta fuori della mia passione per la corsa oltre che per l’alpinismo (ogni volta che la vedo mi sgrida per quella volta che portai Armin che non aveva ancora 6 anni sul Piz Nair e lui tornò con le vesciche ai piedi). Gli dico che qua fanno una bella corsa d’estate ma che non son mai venuto a farla. Mi dice che la fanno settimana prossima le sembra e io le rispondo che secondo me l’han già fatta perché mi pare la facciano a luglio. Lei controlla sul suo telefonino e mi dice che è fra una decina di giorni, mi dice che le iscrizioni sono ancora aperte e mi invita a venire a correrla e passare poi a salutarla. Le dico che farò il possibile e che ne parlerò con i miei amici runner. Poi ci salutiamo e scendendo prendiamo in giro Agnese che ci paghi il pranzo con tutto quello che ha guadagnato. Finiamo così nel crotto Quartino a Piuro che sta chiudendo perché sono le 14 ma il gentile proprietario ci invita lo stesso a sederci dicendo che ci servirà e poi chiuderà il locale. Mangiamo bene e rimaniamo gli unici seduti ai bei tavoli in pietra ollare e ci viene servito il caffè con la moka. Escono i ragazzi che hanno terminato la loro giornata lavorativa, ed ecco l’incredibile sorpresa: appare Jon il ragazzo rumeno che avevo conosciuto un mese prima. Che festa e che risate per l’incredibile combinazione! E l’immancabile sigaretta fumata insieme. Tornati in Italia provo a convincere Billy perché invece giamba non puo’. Mi fa sapere che si va e allora proviamo ad organizzare la trasferta in 4 con Dani e Valentina. La corsa sarà il 9/08 pochi giorni dopo la nostra avventura sulla cresta nord del Coca già programmata da qualche tempo. Alla fine Dani non viene e partiamo in tre. Ho un poco nelle gambe le fatiche di due giorni prima e non ho un grande allenamento ma sono convinto che l’entusiasmo di correre in un posto così bello, mi darà le energie mentali che sopperiranno a quelle fisiche. Partiamo il giorno prima con un caldo pazzesco ed è solo salendo il Passo Maloja che la temperatura cala leggermente. Facciamo il nostro ingresso in terra elvetica nel solito tripudio di laghi circondati da picchi un poco brulli e che fino a qualche anno fa erano rinfrescati da qualche residuo nevoso dell’inverno precedente. Ora sono deserti di roccia dove anche l’erba fa fatica a crescere vista la quota. Passiamo il grande lago di Sils, quello di Silvaplana congiunto a quello di Champfer dalla strada che collega il borgo di Silvaplana a quello di Surley. Parcheggiamo negli appositi spazi e come avevamo fatto un mese fa conDani, facciamo il giro del laghetto di Champer sul grazioso sentierino della riva interna. Svoltato un angolo un poco al riparo dal vento col sole che finalmente scalda, cogliamo l’occasione per un tuffo rinfrescante nelle gelide acque. Ci crogiolamo un poco al sole e poi concludiamo l’anello passando sull’altra riva dove notiamo già la segnaletica per la gara dell’indomani. C’ è un bel sole in questa giornata che da noi sembrerebbe di fine estate e rientrati al ponte, decidiamo di andare sui prati davanti al bel Castello di Craap Sass e consumare la nostra cena che avevamo acquistato in un market durante il viaggio d’andata. C’ è un bellissimo sole radente che ci scalda e colora giocando a scendere lungo la linea di cresta del monte dietro cui proprio non vuol calare. Mangiamo fritti, focacce un poco stantite che la birra fresca aiuta nel difficile transito esofageo. Quando il sole sparisce dietro la cresta il venticello assume subito una temperatura fresca e fastidiosa e poco dopo decidiamo di spostarci un centinaio di metri dove la sua luce ancora arriva. Terminiamo la cena di nuovo nell’ombra e allora ci mettiamo sulla rivetta ghiaiosa a guardare le evoluzioni delle centinaia di vele e tavole che volteggiano nell’aria o nelle acque del lago di Silvaplana. Ci alziamo solo quando il lago torna piano piano deserto e le luci della giornata vanno smorzandosi. Ora fa proprio freschino ma è quasi bello percepire del freddo dopo un’estate di temperature incredibili. Sono ormai quasi le 21 e torniamo all’auto che io devo prepararmi per la notte. Rccolgo quanto mi serve, li saluto ( loro hanno optato per dormire in auto, anche se Billy pare certo che in Svizzera sia vietatissimo e i poliziotti non avendo meglio da fare, girano per i parcheggi multando salatamente i trasgressori. Cammino che prmai si fa buio sulle rive del lago e per prati raggiungo la mia penisoletta dove avevo addocchiato un piccolo spazio in un boschetto sopraelevato che diventa il luogo ideale per montare la mia tendina minimale. Mi accorgo che ho dimenticato il materassino e il cuscino gonfiabile e in previsione di un buon sonno ristoratore in vista della gara di domattina, decido di ritornare a riprendermeli. Mi rifaccio il pio di km per tornare all’auto ma non la vedo più. Saranno usciti a bere qualcosa, li aspetto fino alle 23 e se non tornano mi accontenterò del fondo del prato. Poco dopo invece li vedo arrivare e mi raccontano di aver trovato un’italiano che ha loro consigliato un parcheggio dove pagando 30 franchi, si può regolarizzare la posizione di dormienti in auto. In Svizzera, hanno una soluzione per tutto. Io recupero il mancante, rifiuto l’invito ad andare a bere qualcosa e di nuovo affronto il buoi e il silenzio verso la mia tana, già costruita. Sono ormai le 22 passate e m’infilo nel tendino per godermi un meritato riposo. Però non riesco ad addormentarmi e ho la sensazione di non aver digerito bene che diventa poi certezza e vaga nausea. Dopo un’ora di dormiveglia, mi sono stufato: esco la testa dal tendino e guardo il cielo carico di stelle oltre il vuoto delle punte più alte degli abeti. Eesco nel bosco per fare due passi. Non capisco se la nausea aumenti o meno, mi siedo sulla panchina a guardare le acque immote del lago baluginare di riflessi lunari. Ma non sto bene. Corro nel bosco per rimediare ad un attacco imprevisto di dissenteria e penso di aver risolto il problema e invece no. La nausea non mi abbandona e improvvisi arrivano anche i conati che ripetuti mi svuotano completamente. O domani non corro o sarò velocissimo visto come mi sono alleggerito. Entro nelle acque del lago per lavarmi e rinfrescarmi visto che gli ultimi contorcimenti, mi han quasi fatto sudare. Bevo poco e mi risciaquo molto. Esco dalle acque e improvvisamente il contatto delle piante dei piedi sull’erba umida, mi rivitalizza: percepisco la bellezza del luogo e del momento. Sto bene ora. Torno ad assaporare la bellezza dell’essere. Faccio due passi per avere la certezza di stare bene e a mezzanotte torno in tenda, e mi addormento come un sasso. Alle 7 la luce mi sveglia, immagino di trovare all’esterno della tendina decine di camionette della polizia svizzera, ma invece regna la calma. Solo lontane, sull’altra riva del lago, persone camminano alla ricerca del benessere. La luce filtra fra gli abeti e mi accarezza dopo la violenza della notte, il lago verde scuro riposa ancora e le montagne si colorano di un’alba timida, quasi cittadina. Ferma sta la panca che stanotte mi ha tenuto compagnia e sorretto mentre stavo male. Siva plana dorme, io no e mi avvio verso le sue case sonnolente. Due paperelle amoreggiano in acqua e il castello si sta specchiando nelle acque limpide e immobili. Il parcheggio è deserto ma c’è una sola auto dove una donna dorme evidentemente. La fotogarfo per documentare lo straordinario evento a Billy e poi raggiungo i miei amici al parcheggio di Surley. Mentre facciamo colazione, racconto loro della mia disavventura e cerchiamo di organizzare la giornata perché mentre noi correremo, Valentina farà una gita in montagna che pianifichiamo con le mie cartine della zona. Poi ci salutiamo e noi raggiungiamo Sils il luogo della partenza con i mezzi pubblici messi a disposizione. Facciamo conoscenza con un runner che conosce Billy e poi dopo un blando riscaldamento ci posizioniamo dietro il gonfiabile che segna il punto di partenza. Non ci sono griglie e ci troviamo praticamente dietro gli atleti di punta: i neri e qualche atleta locale che si nota per la magrezza e la muscolatura da professionista. Si notano anche un paio di ragazze, che scopriremo poi arrivare seconda e terza dietro un’etiope. Allo sparo via e dopo una bella accelerata iniziale dovuta più all’inerzia generale che all’esplosività dei miei quadricipiti, lascio andare sia Billy che il suo amico. Il mio ritmo scandito dal gps dell’orologio, cala continuamente e dai 4.30 scende fino ai 5.30 che provo a mantenere mentre attraversiamo i bellissimi prati che conducono verso il lago di Silvaplana. Del resto, lo slogan della manifestazione, “Im Flow mit dem Wasser” (“Nel flusso dell’acqua”), descrive perfettamente l’essenza della gara. 23 km e  400 metri di dislivello e poesia. E’ entusiasmante vedere il serpentone di corridori in un ambiente così spettacolare e un poco mi dispiace sentire che oggi le gambe girano così poco. Un buon runner, ha sempre delle buone scuse, e io oggi ho quella che non sono molto allenato…e che ieri sera sono stato veramente male. Due scuse, che son meglio di una. Mi concentro sulla bellezza del percorso sperando che magari poi le gambe un poco si riprendano. Passiamo il Ponte Surley e poi accanto a Silvaplana senza raggiungerla perché ci buttiamo sulla bella sterrata della riva sinistra del Lago di Champfer (quella percorsa ieri sera per andare a dormire…) e poi seguendo il corso del fiume Inn, ci lanciamo verso St. Moritz. Che sensazione fantastica, correre immerso in una natura incontaminata, con i laghi dell’Engadina a fare da cornice e le montagne a dominare l’orizzonte. La temperatura è ottimale e vorrei proprio divertirmi a correre come un matto ma le energie positive non raggiungono i miei arti inferiori che rifiutano categoricamente ogni aumento del ritmo che ormai si è vergognosamente assestato su un passo da 6 al km! Però almeno corro e magnifici boschi di larici mi tengono compagnia. Tocchiamo San Moritz Bad e passando sopra l’Ostello che ospitò la mia famiglia per qualche indimenticabile estate, faccio un salto nei ricordi. Ora si sale e inizio a tratti a camminare. Sulla destra il parco giochi dove portavo i bimbi a divertirsi. Si sale ancora per boschi raggiungendo il bellissimo laghetto dello Stazersee nell’omonima e verdeggiante foresta, dove centinaia di persone prendono il sole o grigliano distese come lucertole sotto il sole. Aggiriamo un ristorante tipicamente in legno ed iniziamo la gioiosa discesa finale. Ora le gambe vanno e per la prima volta nella giornata inizio a superare un poco di concorrenti, anche se è troppo tardi per recuperare sui primi. Che bello vedere dall’alto il lago sulle cui rive è stata costruita la capitale dell’Engadina. Scendo abbastanza veloce fino a raggiungerne le rive e le acque che rimangono alla mia destra. Fantastico questo tratto, la musica si alza di volume a segnalare che l’arrivo e il termine dei 23 km è ormai vicino. Che belli gli ultimi metri corsi sull’erba con Billy che mi aspetta appena oltre il traguardo. Iniziamo a bighellonare attorno ai punti di ristoro e mangiamo e beviamo come non ci fosse un domani. Poi rimpinzati che di più non si poteva, andiamo nella zona della festa sdraiandoci sul prato la sole, accanto alle placide rive del lago per aspettare Valentina che non si fa viva. Faccio due chiacchere con Billy sul loro futuro di coppia. Verso le 16 Billy si alza per andare a vedere se incontra Valentina alla macchina… e ci arrivano insieme. Mi raggiungono sul lago, facciamo ancora due chiacchere e poi vista l’ora ormai tarda, provo a chiamare Cristiana. Non c’è grande confidenza e mi sento un poco imbarazzato perché mi sembra quasi di autoinvitarmi, ma alla fine le chiedo se possiamo passare a salutarla che magari ci offre un tè visto che ormai sono le 17. Suoniamo e attendiamo, immagino allora che sia in casa da sola e in effetti è così. Ci accoglie gentilmente e usciamo dall’imbarazzo seguendo le sue indicazioni. Poco dopo siamo tutti seduti con tè e biscotti a chiaccherare allegramente. Passiamo una bellissima oretta a parlare di sport ed altre cose e alla fine ci invita a tornare per la sky marathon con gli sci da fondo dandoci le indicazioni per poter sopperire alla nostra inesperienza. Alla fine ci congediamo (dopo che billy le ha sistemato la stampante e le ha promesso assistenza a distanza per eventuali problemi al Pc) con l’indicazione di un agriturismo in Italia dove al contrario che in Svizzera si mangia bene e non si paga tanto. E così ci troviamo seduti all’Aqua Fracta di Piuro dove viviamo un incredibile esperienza culinaria. Vino patate e carne di qualità eccellenti..e poi la consegna di una ricetta segreta per fare il distillato di rododendri (dopo che avevo acquistato il miele dello stesso fiore). Torniamo felici delle bellezze vissute in questi due giorni. Cristiana, purtroppo invece, muore circa un mese dopo lasciandoci il ricordo e il dispiacere della sua voglia di vita e dell’amicizia che appena nata, resta un poco incompiuta.                                                                                                                                    Foto1 selfie noi tre      Foto2 il mio arrivo felice      Foto3 io e billy dopo la gara</description>
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      <item>
         <title>04/10/2026 - Nord Sud Ovest Est Pizzo Arera [ Brecchy ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13760</link>
         <description>L'ispirazione per questa &quot;sgambata&quot; l'ho avuta quest'estate durante una delle &quot;solite&quot; Arera dove con sorpresa, sulla via del ritorno, ho avuto la fortuna di ammirare un picchio muraiolo (da non confondere con il picchio muratore) che svolazzava tra i sassi alla ricerca di insetti; rimasi affascinato dal suo volo, capendo subito perché è chiamato &quot;la farfalla delle rocce&quot;. Scendendo ho avuto modo di riflettere che nonostante avessi salito questa cima decine e decine (e decine) di volte, in svariate condizioni e dalle varie opzioni di salita, ogni volta ha saputo regalarmi qualcosa di speciale; non sapevo cos'altro avrei potuto aspettarmi... Pensai così a questo &quot;concatenamento&quot; dei 4 versanti Nord Sud Ovest Est a formare quasi il simbolo dell'infinito visto dall'alto; del resto la giornata avrebbe avuto tutte le carte in regola per esserlo. Il senso di percorrenza volevo che rispettasse l'ordine come la mitica canzone degli 883, anche perché avrebbe avuto più senso e mi ero fatto un'idea sulle varie condizioni che avrei potuto trovare sulle vie di salita/discesa. Non dovevo dimostrare niente a nessuno, se non a me stesso e l'ammirazione che ho per questa cima che tra l'altro è la prima che ho salito in inverno con piccozza e ramponi con gli amici Marco e Bruno, la vigilia di Natale di 20 anni fa... Parto alla luce della frontale dal parcheggio basso all'altezza del campeggio e salendo nel bosco sono accompagnato solo dai canti dei vari rapaci notturni. Poco prima di Capanna2000 comincia ad albeggiare e scopro che il rifugio è chiuso; peccato avrei lasciato detto volentieri le mie intenzioni al rifugista visto anche che ero in giro da solo... Mi fermo a fare un paio di foto e spedito prendo il sentiero dei fiori in senso antiorario in direzione della forcola di Valmora. Giunto qui perdo quota scendendo dal tormentato sentiero sul versante nord e tra omini e bolli, seguito dal curioso sguardo di femmine di camoscio con i loro piccoli, mi dirigo verso il passo di Corna Piana. Poco prima di raggiungerlo seguo una leggera traccia che sale verso la parete NORD da dove si vede, piccola, la croce di vetta. Mi trovo così alla base del canalino dove ripongo le bacchette nello zaino e inizio la salita seguendo prima i bolli, poi la traccia nella ghiaia fino quando, nel cielo terso, vedo spuntare la croce... Sono a 1/4 del giro, nei tempi che mi ero prestabilito anche se mi sento più stanco del previsto forse perché tra la partenza col buio e l'attraversamento in ombra del versante nord, ho patito un po' il freddo mattutino... Mangio qualcosa ma non mi fermo molto per evitare di raffreddarmi ulteriormente; anche perché purtroppo il volo di un drone disturba i miei pensieri... Fino alla fine della discesa dalla normale non sono ancora certo di completare il giro che mi ero messo in testa, principalmente per le precarie condizioni della cresta della Luna che richiedono concentrazione e attenzione a non sbagliare il giusto passaggio. Scendo così dalla cresta SUD
&quot;dai galoppa più che puoi
corri vai non ti fermare
che di strada ce n'è ancora tanta sai&quot;
e mi volto per guardare la cresta che sale dal versante OVEST; è lunga e per niente invitante... Ma è presto, sono a 2/4, e il sole ha cominciato a scaldarmi, fuori e dentro... Prendo così ancora il sentiero dei fiori (questa volta in senso orario) e mi dirigo nuovamente verso il passo di Corna Piana dove poco prima abbandono il sentiero risalendo la dorsale erbosa che adduce alla vera cresta rocciosa. Un'imponente aquila mi vola qualche metro sopra la testa e plana silenziosa verso il Mandrone... Indosso il caschetto e comincio la risalita stando pressoché sul filo di cresta; alla mia sinistra c'è il baratro del versante nord e alla mia destra un canalone infinito di sassi taglienti che si muovono e si sfaldano solo a guardarli... Con calma giungo in cima all'anticima ovest (presenza di omino) dove scatto qualche foto e studio la parte di cresta che mi manca. Proseguo così ancora sul filo in direzione dei due torrioni caratteristici che obbligano in un camino piuttosto verticale nel loro mezzo per poi uscire a destra con passaggio atletico su cengia scomoda e sporca che rimette di nuovo sul filo di cresta. Visto i passaggi affrontati finora mi rendo conto che ormai un dietrofront sarebbe troppo azzardato. Mi trovo ora di fronte alla parete che sembra sbarrare l'uscita, la studio e scorgo il canalino che presenta il cavetto di acciaio e indica la giusta direzione da seguire; tiro un sospiro di sollievo... Al termine di esso qualche freccia sbiadita dipinta di nero sulla roccia, porta all'uscita nei pressi della stazione barometrica, ormai sulla via normale che seguo in cresta (normale invernale) fino a giungere per la seconda volta in vetta. Sono da solo, stanco ma contento, un po' emozionato; qui ho visto albe e tramonti, neve, ghiaccio, nebbia, vento, persino lo spettro di brocken, ma questa è forse l'Arera più bella di sempre, sicuramente la più sofferta... Vedo il bicchiere mezzo pieno, l'altro mezzo me lo sono bevuto; frugo nello zaino e mangio qualcosa, frutta secca e cioccolato... Vorrei essere l'aquila che ho visto poco prima per planare alla macchina, anzi al bar a bermi una birra... Mi prendo un attimo di tempo per ripercorrere il cammino che ho fatto per ritrovarmi ancora qui per la seconda volta, in questa domenica di ottobre. Sono a 3/4 del mio obbiettivo ma la discesa dalla cresta EST non è comunque una passeggiata e anch'essa richiede concentrazione e passo deciso; scendere ora dalla normale avrebbe vanificato ogni sforzo. Da sud risale qualche addensamento nuvoloso, così mi decido a partire. Transito quindi dall'antenna dove un piccolo stormo di corvi prende il volo indicandomi la direzione da seguire e scendo verso levante su sentiero per la prima parte prevalentemente roccioso (e di nuovo infido), poi successivamente più erboso. Verso metà evito la variante che taglia a destra e scende prima, perché nonostante la stanchezza, è ancora presto e non voglio lasciarmi tentare da scorciatoie; devo chiudere &quot;l'anello&quot;. Ritorno così ancora alla forcola di Valmora dove avviso un amico che avevo concluso il giro passando per tutti e 4/4 i versanti e non mi restava che scendere all'auto. Psicologicamente mi ero anche preparato a vedere il tramonto durante la discesa, ma fortunatamente è ancora troppo presto per aspettarlo...
&quot;Nord Sud Ovest Est
e forse quel che cerco neanche c'è
Nord Sud Ovest Est
starò cercando lei o forse me?!&quot;
A dire il vero non so cosa stavo cercando, ma qualcosa ho trovato anche stavolta, in questa insolita Arera...
Nota: non conosco km e dislivello perché questo viaggio doveva essere tutto, tranne che numeri; scherzo ma non ho niente che rilevi questi dati :-)
Foto: la croce di vetta al secondo giro, la croce di vetta in lontananza vista nei pressi del passo di Corna Piana, la cresta della Luna</description>
      </item>
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         <title>03/10/2026 - Punta Centa - Via Mariet [ Stefano81 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7311</link>
         <description>Bella via sportiva alla Punta Centa, sei lunghezze su ottima roccia e bella arrampicata.
Chiodatura ravvicinata e comodo rientro per la ferrata Gamma 1 fino all'attacco.
Gradi non certo severi ma forse nemmeno così scandalosi come li dipingono su Gulliver (a parte il tiro di 6c+, quello sì abbondantemente sovragradato anche secondo me). 
Insomma ci si diverte. Consigliata.</description>
      </item>
      <item>
         <title>26/09/2026 - Corna delle Capre - Via Incrociando il Passato [ Stefano81 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7310</link>
         <description>Che bella sorpresa!
Roccia incredibile, arrampicata verticale e continua, tiri che sembra di essere a Kalymnos. Insomma uno spettacolo.
I primi due tiri riprendono una vecchia via -Un Salto nel Passato- fino alla cengia. Poi sei tiri uno più bello dell'altro, in un tripudio di buchi da fare invidia alla Presolana.
Piccolo e unico neo il tratto di &quot;erba e miserie&quot; (cit.) sul penultimo tiro.
Complimenti agli apritori.
Consigliatissima.</description>
      </item>
      <item>
         <title>03/09/2026 - Cima Piazzotti orientale - Via Francesca [ Stefano81 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7309</link>
         <description>Dopo lungo rimandare, arriva infine il momento di far visita a una delle più note vie di arrampicata delle Orobie. 
Ora, dopo aver colmato questa lacuna, mi sento quasi in colpa a dirlo: non mi è piaciuta per niente.
La bellezza dell'ambiente non si discute, così come il grande rispetto per gli apritori. 
Però la via di fatto si riduce al famoso diedro, bello sì ma nei primi metri finché è abbastanza verticale, poi si abbatte molto e si perde un po' anche il piacere. Bello anche l'ultimo tiro.
Uscire a due passi dal rifugio Benigni è un grande valore aggiunto.
Segnalo (non avendo trovato notizie di recenti lavori di richiodatura) che le soste le abbiamo trovate tutte a due fix, mentre dei chiodi  originali citati nelle varie relazioni non abbiamo trovato traccia.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/07/2026 - Punta Osvaldo Esposito - Via Calegari-Farina [ Stefano81 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7308</link>
         <description>Probabilmente la via più remunerativa per salire alla Punta Osvaldo Esposito, questa classica dell'alpinismo orobico regala anche della piacevole arrampicata. 
L'avvicinamento è lunghetto ma abbastanza comodo, anche la ripida pietraia finale non crea disagi muovendosi con la dovuta attenzione.
Il percorso è vario e completo, tutti i tiri offrono passi di bella arrampicata, ovviamente sul grado proposto, e regalano scorci orobici di prim'ordine. 
Le protezioni presenti si possono integrare senza problemi con protezioni veloci e cordini.
Molto bella la vista dalla cima, estetica e godibile la cresta che conduce all'intaglio da cui ci si cala sul versante preferito (noi verso il lago Zelt). Quindi comodo rientro a Carona prima su pietraia, poi sentiero e mulattiera.
Bellissima alpinata.</description>
      </item>
      <item>
         <title>04/10/2026 - Monte Cordespino, Rosso Kora [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7307</link>
         <description>Oggi giornata plasir con il merenderos per impegni tardo pomeridiani a casa... La volontà c e stata, il risultato un po meno considerato che al termine della via ci siamo fatti tentare da qualche tiro in falesia. E poi non vuoi farti due birre da Gigia? E giustamente l' incidente in a4 da il colpo finale.

La via è carina ma sicuramente sovragtadata, per questo ho riproposto una descrizione dei tiri negli itinerari on ice i cui gradi rispecchiano le difficoltà reali (questa cosa che il 6b è per tutti la dobbiamo dimenticare...).

La parte alpinistica finale non è un gran che ma completa l itinerario. 
Rispetto alla mia relazione agli otinerari abbiamo seguito un percorso logico e non obbligato per uscire in cima alla struttura (difficoltà analoghe).

Da notare che alla base hanno scritto via schiodata. Be noi siamo andati a vedere e gli spit ci sono tutti (forse anche troppi).

Con Mattia</description>
      </item>
      <item>
         <title>03/10/2026 - Monte Marser [ Doc 1971 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13759</link>
         <description>Gita organizzata dalla sezione CAI di Desio
Giornata velata, e con cappello di nuvole in cima. Poco male, divertimento e avventura sono stati assicurati. Si parcheggia sopra Saviore, in via Pian della Regina, seguendo i tornanti fino a uno slargo, giusto prima di una staccionata; più avanti un cartello indica la località Plot Campana, con area attrezzata. Seguiamo quindi la larga strada acciottolata, superando un caratteristico menhir in granito, in pendenza ripida, che dopo un'oretta, seguendo i cartelli, porta al bivacco Baita Casentia, attrezzato di fontana. Più sopra parte il sentiero, su bosco fitto, che con pendenza inizialmente più lieve, poi più sostenuta porta a un piccolo pianoro. Da lì, superato uno sfasciume, inizia la vera salita. Senza praticamente mai dare respiro, alternando sfasciumi, roccia e lunghi tratti erbosi (questi ultimi più infidi, soprattutto in discesa), il sentiero sale lungo il costone Sud-Ovest del Marser, fino alla cresta Ovest finale; dalla quale è meglio seguire i bolli, scendere quindi di qualche metro e risalire decisamente, fino a che la cresta è percorribile per gli ultimi 20 metri fino alla cima. Oggi come sempre bravi tutti, e tutti in cima. 

Discesa ahimè snervante, e da stare molto all'occhio. Questo probabilmente spiega perché questa escursione non viene ripetuta spesso.

Foto 1: Bivacco Malga Casentia
Foto 2: ripidi tratti erbosi sul costone Sud
Foto 3: a pochi metri dalla cima</description>
      </item>
      <item>
         <title>27/09/2026 - Presolana Occidentale/Torrione scandella, via Vecchia quercia  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7306</link>
         <description>Abbiamo percorso questa via dopo un sorriso per Marilena.
Via in stile plasir con chiodatura buona anche se non da falesia, sicuramente un'altra fosa rispetto alla via percorsa prima.
Anche l'arrampicata è molto diversa: la roccia è migliore ma piu omogena offrendo un'arrampicata un po' ripetitiva.
Quelli che sono dati tiri di 5c ci sono sembrati morbidi, fatta eccezione per lo strapiombo iniziale che si merita tutto il 6a.

Abbiamo seguito la relazione dei sass baloss ed era ben dettagliata. 

Per la discesa ci siamo calati dalla via, non è necessraio prendere le calate della via vicina ( e ci si è pure incastrata una corda che inspiegabilmente ha deciso di attorcigliarsi su se stessa.

Con Saverio</description>
      </item>
      <item>
         <title>27/09/2026 - Presolana Occidentale/torrione Scandella, via Un sorriso per marilena  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7305</link>
         <description>Bella salita di stampo alpinistico, linea logica che offre un'arrampicata varia su roccia dal grip ottimo, anche se richiede un minimo di attenzione alle prese e ai blocchi mobili.

Lascio la descrizione dettagliata della via all itinerario associato.

La via è protetta dove strettamente necessario, ma resta ben proteggibile a friend .
Le soste sono abbastanza buone, ma visto le poche ripetizioni meglio portare il martello. Abbiamo rimosso qualche cordone marcio.

Discesa che richiede attenzione nel recupero delle doppie per la possibile caduta sassi.

Foto al link sotto

Con Saverio</description>
      </item>
      <item>
         <title>03/10/2026 - Cristallino di Misurina  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7304</link>
         <description>Crostallino di Misurina da Malga Misurina per la forcella Popena e la valle delle Barache. D+1200 sviluppo km 12.50.
Oggi, 3 ottobre 2026, completo, con questa cima, tutte le cime della conca Ampezzana. 
Dopo il piz Popena, salito in solitaria nel luglio del 2017, torno nella splendida valle omonima e , pure oggi in completa solitudine. 
Incontrato alcune persone in vetta salite da Misurina. 
Difficoltà direi F+ con alcuni tratti attrezzati con passaggi di I e II se non si utilizzano. 
Giornata stupenda e temperatura veramente gradevole.</description>
      </item>
      <item>
         <title>04/10/2026 - Speroni di Ponte Brolla, 650 m, via Quarzeder [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7303</link>
         <description>Vera via Plasir, avvicinamento breve, chiodatura ravvicinata, roccia a prova di bomba, unico neo il sovraffollamento. Itinerario molto vario , prima metà placcosissimo, qualcuno non ha gradito molto, ma gli è ampiamente servito per rivedere la tecnica di piedi, seconda parte ben più verticale con arrampicata più fisica, tutte le lunghezze interessanti, un vero gioiellino. Nello schizzo la via è la n° 11. Bellissima escursione con Ivana.</description>
      </item>
      <item>
         <title>03/10/2026 - Monte Palanzone 1436 m ,da Rezzago [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13758</link>
         <description>Partito da Rezzago, salito sentiero diretto alla vetta, discesa al Riella pranzo spacca stomaco, ma gustosissimo, risalita al Palanzone per digerire, quindi sentiero di cresta sino alla colma di Sormano. Meteo molto buono e temperature ancora calde. Bellissima escursione con Talì alla sua prima vetta.</description>
      </item>
      <item>
         <title>04/10/2026 - Tour del canto alto  [ DANKO5432A ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13757</link>
         <description>Solito giro ad anello bellissima giornata </description>
      </item>
      <item>
         <title>03/09/2026 - Torre di Babele, Via Goedeke-Rien [ Zeno ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7302</link>
         <description>Rachele ha avuto una bimba e così decido per un giretto verso il nord-est per visitare lei e mia sorella Sofia. Sono di ritorno da un viaggio ad Assisi insieme ai miei compagni di seminario e quindi mi faccio lasciare al casello di Verona Nord. Da lì raggiungo la stazione e parto in treno per Belluno dove, a sera inoltrata, mi recuperano Sofia e Daniele. Risaliamo il Canale d'Agordo e la val Corpassa fino al parcheggio della capanna Trieste dove troviamo anche Zanzi che dorme già nel suo furgone. Io mi sistemo sul prato e resto per un po' ad ammirare la volta celeste prima di addormentarmi. 
Alla mattina la via da fare non è ancora decisa: mia sorella propone la via Ophelia (Rabanser-Comploi, 2011) alla Torre di Babele ma a me sembra troppo dura. Arrivati alla base della parete, Daniele intercede per me e convince tutti a optare per la via Goedecke-Rien (1974) che sulla carta sembra un po' più semplice. Per evitare i traversi iniziali decidiamo di attaccare dalla variante Rabanser. Parte a scalare Zanzi, a cui mi lego io, e seguono Sofia e Daniele. I chiodi sono pochi, la roccia non sempre ottima. La relazione in nostro possesso è piuttosto confusionaria mentre la fotografia con il tracciato risulta ben chiara. Senza averlo deciso capitano a Zanzi i tiri più atletici ed a me quelli un po' più infidi per la qualità della roccia (ripartizione conforme alle nostre capacità). Spendiamo un po' di tempo nell'individuare l'itinerario corretto ma arrampichiamo comunque bene. Sofia non è entusiasta della via a causa della roccia discreta mentre io mi godo il sapore avventuroso ed esplorativo della scalata. In realtà nel camino-diedro sommitale anche io mi trovo in difficoltà per la roccia: gli ultimi metri sono di VI su appigli precari. Con un po' di apprensione passiamo tutti ed arriviamo alla fine della via giusto al calar del sole.
Ci caliamo con efficienza lungo la linea di doppie del versante sud-ovest arrivando a terra con l'ultima luce. Ormai nel buio raggiungiamo la base della parete e quindi i furgoni. Zanzi parte subito mentre con Sofia e Daniele ci fermiamo a dormire in riva al Cordevole nei pressi di Agordo. Loro devono lavorare il giorno successivo e quindi prima dell'alba ci salutiamo. Io mi rimetto a dormire attendendo il sole. 
In autostop raggiungo poi Rachele ad Alleghe e passiamo tutto il giorno insieme in compagnia della sua neonata bambina: uno spettacolo! Nel pomeriggio riparto in autostop per il lago del Mis perché a sera arriveranno lì altri amici da Bergamo per un escursione sui Monti del Sole nel giorno successivo. Spezzo il viaggio in due per partecipare alla messa che trovo nel paesino di Taibon. Il secondo passaggio me lo dà un ragazzo con cui scopriamo diverse affinità di vita. A notte mi raccolgono lungo la strada Bruno e Paolino che arrivano in furgone da Bergamo. Ci riuniamo anche con altri amici in riva al lago del Mis e ci mettiamo a dormire. Per me è la terza notte sotto le stelle e son proprio contento perché da un po' mi mancava questa vita vagabonda.
 Al mattino saluto tutti perché devo tornare a casa: mi incammino a piedi sperando in un passaggio verso una stazione. Quando ormai sto disperando di trovarlo, ecco che un auto si ferma: salgo e scopro che è Andrea di Gena che aveva dato anni fa un passaggio a me ed Oscar quando scendevamo dal Bus del Diaol. Gentilissimo, mi porta fino alla stazione di S. Giustina da cui in treno rientro a Bergamo. Sono proprio contento di questi giorni: scalare è sempre meraviglioso e belle sono anche tutte le persone incontrate: mia sorella, Daniele, Rachele, la piccola Emma, gli amici storici e le persone trovare per via.

Mola mia, leù!</description>
      </item>
      <item>
         <title>28/09/2026 - Monte Pelmo, Via normale, per la cengia di Ball [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7301</link>
         <description>Ne ho visti di splendidi ambienti dolomitici; ma questo è sicuramente tra i più strepitosi e mozzafiato da me percorsi. 
accolgo al volo l’invito dei fratelli Fabio e Federico e nel tardo pomeriggio di domenica partiamo per Zoppé di Cadore. Dopo 3h e 30’ di viaggio piazziamo la tendina vicino al parcheggio e alle 6,30 del mattino partiamo per la nostra avventura. In poco meno di 1h e 30’ siamo al rif. Venezia (da oggi chiuso). Breve sosta e poi seguiamo le indicazioni per il Pelmo. In 20’ siamo alle prime roccette; ci imbraghiamo, bastoncini nello zaino e poco dopo arriviamo all’attacco della cengia. Già da subito è impressionante guardare avanti e vedere da dove passa… Non utilizziamo mai la corda che cmq avevamo, ma per chi volesse lungo la cengia ci sono tanti chiodi dove poter fare sicura. Superiamo alcuni passaggi stando chini (per es. il “Passaggio dello Stemma”), altri arrampicando su roccette (max II°), altri in forte esposizione come il &quot;Passo del Gatto&quot; (presente una corda fissa): questo passaggio è molto esposto con roccia levigata. La corda per assicurarsi mentre lo si supera è quindi molto molto utile. 
Dopo circa 30-35’ siamo alla fine della cengia: ora inizia la salita vera e propria. Dobbiamo infatti risalire tutto il vallone (l’anfiteatro denominato “la carega de Dio”!) via via più faticoso e ghiaioso che porta al “Vant”: qui una volta c’era il ghiacciaio; in questo periodo è solo una grande distesa di sassi e roccette con qualche profondo crepaccio roccioso. Sembra di essere sulla luna... 
I tanti ometti aiutano a non uscire dal percorso e, superando qualche tratto di facili roccette, arriviamo all’ampia sella tra il Pelmo (a dx) e la sua Spalla Sud (a sx). Mancano solo gli ultimi 150m di cresta: impressionanti i vuoti e le pareti verticali a sx. Un ultimo saltino roccioso di 2m (II°) porta al breve e facile tratto finale fino in vetta. Il panorama è difficile da descrivere… Da qui si vedono tutte le Dolomiti, con i vicinissimi Civetta e Antelao.
Ci godiamo la cima per una bella mezz’ora, poi iniziamo la discesa. Richiederà fatica per il ripido ghiaione e massima attenzione lungo la cengia per via della stanchezza; ma in poco meno di 2h e 30’ siamo al rifugio. Sosta e poi torniamo alla macchina ammirando le pareti alla nostra dx, ancora increduli che siamo passati da lì…
Partecipanti: Fedora, Fabio e Federico. 

FOTO 1: Nel vallone del “Vant”, con cerchiata la croce di vetta. Da qui si sale verso sx alla sella a q. 3000m.
FOTO 2: Ultimi metri prima della vetta.
FOTO 3: Attraversamento del “Passo del Gatto” al ritorno lungo la cengia. Unico punto dove abbiamo trovato corda fissa.</description>
      </item>
      <item>
         <title>27/09/2026 - Funffingerstock 2971 m. via Bohrgeist [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7300</link>
         <description>Altra dose di fentanil, questa volta abbiamo rischiato l'overdose !!
Trasfertone al Susten, forse l'ultima del 2026 ( non si può mai dire, confidiamo nelle ottobrate ), anche oggi non rimarremo delusi, posto incantevole, meteo non da meno e via veramente divertente un vero plaisir come si sul dire oggi giorno. Bellissima escursione in ottima compagnia di Roby .</description>
      </item>
      <item>
         <title>26/09/2026 - Presolana Cent. 2512 m , via della Madonnina uscita diretta + traversata al Visolo [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7299</link>
         <description>Altra visita di cortesia alla &quot; Regina &quot; in una giornata dal meteo fotonico, decidiamo di andare a buttare un'occhio alla via della Madonnina, che inspiegabilmente finisce a due terzi di parete. L'idea è quella di capire se si riesce a proseguire con un percorso logico ed interessante. Missione compiuta, dall'ultima sosta proseguiamo per un breve tratto ( fessura ostica di VI+ ) sulla SA.VI.AN., quando questa piega decisamente a ds su muro compatto, noi traversiamo a sn su placca interrotta da cengette ( IV ), quindi direttamente su muro compatto con fessurina ( V+ ) ad una cengetta dove si sosta ( 40 mt. 2 friends + 1 ch. di sosta lasciato e cordino su spuntone ). Proseguire in verticale per muro compatto di ottima roccia ( IV+ 2 cl. ) , quindi per placche sempre di ottima roccia ( IV , 1 friends ) si entra in un canalino ghiaioso ( attenzione ) andando a sostare sulla parete di ds presso un evidente blocco staccato ( 35 mt. 1 ch. di sosta lasciato e un friends ). Traversare decisamente a sn il catino ghiaioso andando a sostare alla base di un camino diedro ( elementare ma delicato 20 mt , sosta su friends ) Superare il diedro camino di buona roccia ( III ) andando a sostare su spuntone in comune con la via Saglio ( 20 mt ). Da qui con 100 m lungo l'evidente canale camino ( II e III roccia ottima 2 cl. ) soprastante si esce sulla cresta sommitale a pochi metri dalla vetta. Bellissssima escursione con Ivana, degnamente conclusa con cenetta alla Latteria di Branzi a Ponte Nossa. Foto itinerario By Sass Baloss, in rosa la nostra variante.</description>
      </item>
      <item>
         <title>15/09/2026 - Cresta dei Listoni (del Coppo) [ Mirko96 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7298</link>
         <description>E' la cresta che parte quando si finiscono le scale del Miller sulla dx... una bella avventura esplorativa. Si può anche dormire allo Gnutti e raggiungere l'attacco che è una sella erbosa con un piccolo ghiaione (la seconda). Magari anche dalla prima si può partire. All'attacco abbiamo fatto un tiro di corda per salire un pilastrino rotto (III, da testare roccia) per poi giungere alla crestina un poco esposta. Qui si può andare in conserva e ad un piccolo gendarme lo abbiamo aggirato sulla sx per cenga erbosa... ad una certa si incontra una campana in cresta, wow! Poi con un poco di attenzione si arriva ad una piccola sella con presente una sosta a cordone (da valutare, è dove finisce il canale dei Listoni in inverno, usata per fare la doppia). Da qui si erge un crestone, lo attacchiamo con passo iniziale su crestina affilata (III) per poi salire una placca facile (II) e rimontare la cimetta. Da qui a breve ci si rocngiunge al sentiero che sale al Passo Valle di Macesso. Noi siamo rimasti fedeli alla cresta che diventa di calcare ahah! Arriviamo in cima al Campanone del Coppo. Da qui scendere per dosso erboso ripido e arrivare al Passo Valle di Macesso. Si scende e si ritorna.

Con la Sabri, allez!

foto 1 - all attacco
foto 2 - in cresta
foto 3 - alla sella </description>
      </item>
      <item>
         <title>26/09/2026 - Piccola Nizza de Trent  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7297</link>
         <description>8 tiri complessivo di cui salvo il quarto il quinto ed il sesto. Per il resto abbastanza sporchi e discontinui. </description>
      </item>
      <item>
         <title>23/09/2026 - Monte Legnone 2609 m per il sentiero Bergamin + Direttissima [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13756</link>
         <description>Sicuramente la via escursionistico/alpinistica più diretta per raggiungere il Legnone da Colico. Il sentiero Bergamin  percorre uno sperone boscoso molto ripido e a tratti esposto da evitare tassativamente dopo recenti piogge visto la traccia labile e sempre coperta di foglie secche, che la renderebbe estremamente scivolosa, più franco il percorso della Direttissima che presenta un'isolato passagino di terzo grado se non si usa la catena in posto per il resto radi passaggi di primo e secondo, per gran parte traccia di sentiero, ottimamente segnalato da bolli rossi. Percorso molto selvaggio con colpi d'occhio veramente notevoli su tutto l'arco alpino. Sceso per la via normale dei Roccolo poi per la traccia 1A sino a Colico. Bellissima escursione in solitaria.</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/07/2026 - CIMA DI SOLDA 3376 mt dai Forni Val Cedec (VIDEO) [ MONTAGNAVERA ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=520</link>
         <description>Sempre un giro spettacolare anche se non lungo come quello concatenato con Passo Zebrù Val Zebrù Valfurva, adatto anche ad esperti con EBIKE

Una due volte l'anno riesco a convincere mio figlio a seguirmi, qui non ancora 18enne , ovvio che sul piatto devo mettere una luogo straordinario come questo. Gran bella giornata di luglio 2026, e nonostante il gran caldo in Pianura, in vetta abbiamo dovuto coprirci
Gran Paesaggio al Cospetto dell'Ortes Gran Zebrù e Cevedale nonchè numerose cime in lontanaza.
Discesa praticamente tutta in sella salvo brevi passaggi su scalinate e catene,. Dopo Pausa al rifugio Pizzini abbiamo scelto il lato sinistro della valle direzione Branca, ma poi per evitare le risalite di nuovo in Val Cedec, ultima variante in discesa a sx della Valle verso Malga Forni dove termina il video e ritorno verso il Parcheggio, costo strada 10 Euro ma guadagni energie in salita a meno che provvisti di EBIKE

Periodo Migliore metà luglio fine settembre

FOTO 
1 Casati e Zufallspitze
2 Discesa dalla cima
3 Traccia da Kompass

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</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/09/2026 - Pizzo Diavolo di Malgina traversata E / O [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13755</link>
         <description>Le previsioni per questo sabato non sono esaltanti, decido di rimanere a poltrire un po' nel furgone, esito, poi mi accorgo che in realtà il cielo è spudoratamente sereno. In un batter d'occhi mi preparo e parto per questa lunga galoppata. In realtà il meteo sarà più che ottimo, regalandomi scorci veramente belli in questo angolo remoto delle Orobie. In giro poca gente se si escludono i dintorni del rif. Curò, salito per il lago della Malgina e sceso per la Val Morta ( ambiente lunare ) . Bellissima escursione in solitaria</description>
      </item>
      <item>
         <title>18/09/2026 - Traversata Cancervo 1835m - Venturosa 1999 m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13754</link>
         <description>Partito sotto il diluvio, fortunatamente da Pianica in poi ha smesso di piovere, anche se le nuvole hanno continuato a farla da padrone per l'intera giornata. Giro ad anello , salito per il segnavia 102 passando sotto la Corna Torcella 1560m ( Monumento al compianto Camos alias Bruno Tassi ), raggiunta la vetta del Cancervo ho traversato per cresta al Venturosa , discesa lungo il sentiero 136 su Foppello, poi infinito asfalto per tornare a Pianica e San Giovanni. Giro molto bello da Pianica in su , meno il tratto di strada , in realtà evitabile, ma avevo necessità di fare dislivello. Bellissima escursione con me stesso.</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/09/2026 - Anello dei Corni Bruciati (con laghi Cassandra) [ Doc 1971 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13753</link>
         <description>19-20 settembre 2026
Anello dei Corni Bruciati, stupenda due giorni con il Cai Desio

N.B.: il dislivello segnato si riferisce naturalmente alla somma del 1° (1.134 mt) e 2° giorno (1.019)

1° giorno: Dal parcheggio di Predarossa (24 euro per tutto il weekend), il gruppo, composto da una ventina persone, si incammina lungo il sentiero che porta al Rifugio Ponti. Il passaggio per la piana di Predarossa, inframmezzata da passarelle in legno, è sempre suggestivo, in una mattinata inizialmente umida e nuvolosa. Superato un bosco si arriva all'ampio anfiteatro roccioso dove si trova la Ponti (q. 2.559). È la prima volta che vedo questi posti, e la prima volta che sono così vicino al Disgrazia. A destra del Rifugio parte il sentiero che, passando per una evidente e bella morena, arriva alla pareti occidentali dei Corni Bruciati. Seguendo bolli e ometti, si sale, su pendii ripidi e sfasciumi, fino al Passo di Corna Rossa, dove si trova la Capanna Desio (2.850 MT, tra la cima di Corna Rossa e la più settentrionale delle cime dei Corni Bruciati). Il bivacco è attualmente chiuso e in attesa di restauro. Dal colle si può scendere direttamente fino al Rifugio Bosio-Galli, ma seguiamo il programma iniziale, per cui dopo una cinquantina di metri, seguiamo i segnavia a sinistra che, lungo un roccioso traverso e dopo qualche passaggio delicato e esposto, ci porta al lago di Cassandra, oggi con un incantevole colore azzurro. Il sentiero è sempre roccioso e a sfasciumi, e bisogna fare attenzione a non perdere quota e segnavia. Superato il lago più piccolo si aggira la montagnola giusto sotto il Cassandra, e andando verso Sud ci si collega al sentiero che scende verso la lunga piana erbosa dove si trova l'accogliente Rifugio Bosio. 

2° giorno: dal Rifugio Bosio, saliamo, in direzione Sud-Ovest, lungo il comodo e panoramico sentiero che, passando per l'Alpe delle Pecora, arriva al Passo Caldenno (2.517 MT). Davanti a noi guardiamo la prossima tappa, il passo di Scermendone; sembra lì, ma per arrivarci dobbiamo scendere per la piana e risalire il ripido pendio, finché arriviamo. Una pausa per mangiare, per poi prendere un sentiero sulla sinistra, e costeggiare il versante Ovest del Pizzo Bello. Una volta arrivati a un colle, saliamo l'aerea cresta occidentale del Pizzo, fino ad arrivare in cima, e goderci un panorama stupendo, che si allarga a tutta la Valtellina. Riscesi al colle, non scendiamo verso il lago Scermendone, ma ci manteniamo lungo il sentiero più alto, saliamo anche l'erbosa Cima Vignone, e scendiamo (stavolta definitivamente), lungo l'ampia cresta, godendo della spettacolare vista, a sinistra l'ampia voluta della Valtellina, a destra le ben note e severe cime del Gruppo Masino-Bregaglia. Ultima tappa è il bivacco Scermendone, dove ci riposiamo e ci concediamo un caffè dalla moka. Il lungo sentiero a nord ci riporta al parcheggio

Bravi tutti, e un grande Grazie agli organizzatori Anna e Davide. 

1° Foto: la morena alla destra del Rifugio Ponti
2° Foto: lago Cassandra
3° Foto: ampia e erbosa cresta in discesa, in affaccio alla Valtellina</description>
      </item>
      <item>
         <title>19/09/2026 - Passo Miller, dal rif. Prudenzini (EBIKE+HIKE) [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=519</link>
         <description>Giornata con Lidia in modalità bici+camminata, poi al rifugio Prudenzini ci incontreremo con Ivan e Davide partiti in ebike più tardi. Lasciata l'auto a Saviore, percorriamo la rilassante strada asfaltata fino a Malga Fabrezza. Da qui il primo tratto su stradina sterrata è molto impegnativo anche con la e-bike (credo quasi impossibili viersi tratti con la muscolare...), sia per i sassi bagnati che per il fondo molto sconnesso. I tornanti spesso sono cementati, per fortuna. Fuori dal bosco tutto cambia e diventa più regolare, con anche molti punti cementati. Dal rif. Adamello un buon tratto semipianeggiante, poi ancora qualche pezzo molto molto sassoso prima del rif. Prudenzini, dove leghiamo le bici e partiamo a piedi per i 650m da fare fino al passo Miller. I primi 300m sono ripidissimi; poi il sentiero inizia a spostarsi diagonalmente a sx, con anche qualche saliscendi, per salire nuovamente. Arriva un faticoso tratto di gande che fanno perdere molto tempo, senza quasi guadagnare dislivello. L'ultimo tratto è ancora ripido e arriva al Passo Miller. Ricordo di 3 anni fa, quando avevamo salito la cresta NE della Cima Prudenzini, scese dalla cima con doppie e ravanata per risalire al passo Miller, con ritorno al rif. Gnutti quando ormai erano le 18,30... che giornata che fu quella! Rientriamo al rif. Prudenzini dove ci incontriamo con Ivan e Davide saliti anche loro in ebike. Breve spuntino e poi scendiamo tutti insieme fino a Saviore: pensavamo peggio, invece è stata molto divertente e cmq nei tratti più sassosi non proprio banale. Per fortuna la parte finale era completamente asciugata!
Partecipanti: Fedora e Lidia; discesa anche con Ivan e Davide.

FOTO 1: Ultimo tratto verso il rif. Prudenzini.
FOTO 2: Il Corno di Macesso e sulla dx in fondo alla cresta, poco visibile, il Passo Miller.
FOTO 3: Discesa da poco sotto il rif. Adamello.</description>
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         <title>17/09/2026 - I Tre laghetti del Cardeto [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13752</link>
         <description>L'escursione ai Laghi di Cardeto è una splendida e tranquilla gita nelle Orobie Bergamasche, in Val Seriana.  Arriviamo al parcheggio sulla strada intorno alle 10 dopo essere passati da Stefano in pasticceria x la colazione. Siamo io, David, Giona, Mich, Giulia e Nana la bimbetta che non ha ancora due anni. Di venire quassù l’ha scelto e proposto Alessio impareggiabile conoscitore dei gioielli orobici a cui avevo chiesto consiglio dopo che Giulia mi aveva manifestato la voglia di fare un giro per monti non troppo impegnativo vista la presenza della piccola. Il sentiero parte dalla chiesetta di Ripa Bassa di Gromo (859 m), dove si può parcheggiare. In direzione nord, su strada forestale e mulattiera, si attraversa una zona ricca di baite e prati fino a quota 1200 m circa dove si entra nel fitto bosco. La salita inizia subito in modo brusco e non accenna a diminuire di pendenza tanto che sudiamo tutti copiosamente perché all’ombra del bosco non c’è fresco ma un’afa incredibile. Io salgo con sulle spalle 15 kg che sono il peso della bimba (dopo pochi passi in autonomia, ha preferito sedersi nello zainetto) e dello zaino da trasporto. Dopo 45 minuti di salita sbarello, mi gira la testa e ho bisogno di rinfrescarmi. Non voglio dir niente perché sono un poco il capogita e provvidenziale troviamo un ruscelletto dove bevo e mi bagno completamente. Dopo rimane la fatica ma almeno sto meglio e il peggio è passato. Ora il bosco è un poco più fresco e bagnato fradicio, sento l’aria rinfrescarmi. Poco più di un’ora dopo la partenza passiamo sotto una casa e nana comincia a dare segni di insofferenza e vuole scendere dallo zainetto per andare in braccio a mamma Giulia. Andiamo avanti un poco ma la salita è ancora troppo ripida e Giulia non ce la fa con in braccio super Nana. Prima di uscire completamente dal boschetto e di un tratto più pianeggiante decidiamo che Giulia e Nana si riposino un poco all’ombra in attesa di decidere se proseguire o meno. Sono le 11.30, gli lascio il poco cibo che ho e parto a razzo per raggiungere il resto della compagnia più avanti per rimandare indietro acqua e altro cibo. Raggiungo David e Mich e li rispedisco indietro per rifornire le donne nel bosco. Poco dopo traverso in piano verso una valle verdeggiante che si intuisce attendere oltre il piccolo promontorio che ne ostruisce la vista. Raggiungo anche Giona e continuando a traversare in un bellissimo falsopiano tra il verde che mi ricorda le Higland scozzesi, raggiungiamo un bivio (h 12.25) che indica le direzioni verso la Baita Rodigari ( o di Monte Cardeto Alta), Passo Portula e Grabiasca da una parte e per i nostri tre laghetti dall’altra. Raggiungiamo velocemente il bel Lago Basso (1708 m, h 12.30), dove facciamo immediatamente il bagno e attendendo l’arrivo di Alessio e i suoi amici, che avevamo appena superato. L’acqua nonostante la quota non è affatto fredda. Mentre mi rivesto, chiedo a Giona se vuole salire con me di a vedere gli altri due laghetti e saluto Alessio che farà il giro ad anello passando dalla baita Alta. Gio preferisce starsene a mollo e relazionarsi con i pesciolini che ci fanno fish pedicure. Non ho tempo per via deklla bimba e allora gli dico che faccio una corsetta fino all’ultimo laghetto e poi scenderò da Giulia. Questo primo laghetto è posto in una conca idilliaca che si apre a sinistra in una bellissima prateria di prati verdi nel cui mezzo è incastonata la Baita Bassa di Cardeto. Luogo bellissimo e assolutamente particolare per il verde rigoglioso che colora tutto. Venti minuti dopo sono al Lago di Mezzo (q.1800), incantevole con un emissario che esce sotto forma di ruscelletto e dona un tocco di poesia ulteriore a questo ambiente veramente ameno. Anche qua le tonalità del verde sono dominanti sul colle circostante, sulle rive e nell’acqua che ne riflette le tonalità. Forse questo è il lago più bello con i tappetini di erba che entrano direttamente in acqua e creano suggestive piccole penisole. Altro bagno con l’acqua ancora incredibilmente tiepida e poi fuori per correre verso l’ultimo e più alto dei tre laghetti. Saluto Alessio che nel frattempo sta arrivando e riparto. Cinque minuti dopo mi tuffo nel Lago Alto di Cardeto, il più piccolo e meno spettacolare perché immerso in un ambiente più pietroso e meno verde (q.1862 m, h 13.15). Alessio sta arrivando, lo aspetto e ci facciamo una foto insieme a ricordo della bella giornata. Lui prosegue per la Baita Alta e si ricongiungerà più in basso (al bivio) col sentiero che abbiamo fatto per salire. Io corro giù al laghetto Basso per poi proseguire verso Giulia e la bimba. Quando vi arrivo, trovo David e Mich stesi nell’erba e chiedo di Giulia e la bimba e mi dicono che le hanno lasciato cibo e acqua e poi sono saliti ma anche che hanno incontrato Gio che stava scendendo da loro. Allora mi stendo un poco al sole dopo l’ennesimo tuffo rinfrescante, perché le ultime corse in salita, mi hanno spompato ed è da stamattina che non mi fermo. Poco dopo sentiamo delle voci avvicinarsi e quando mi alzo quasi mi emoziono perché vedo Gio che si sta avvicinando con lo zaino e la bimba. Esplodo di gioia perché sono felicissimo di vederle qua e mi sarebbe spiaciuto non potessero vedere questo incanto di posto. E così festeggiamo mangiando insieme e poi trastullandoci tra la riva e l’acquetta dove Nana non apprezza il lavoro di “scrub” dei pesciolini. Ci e giochiamo un po' al sole che va e che viene fino a quando viene il momento di tornare. Nana inizia a stare nello zainetto con Gio e poi la prendo di nuovo io. Per ingannarla e non farla stufare giochiamo a scappare dalla mamma che poi ci raggiunge e ci da una nuova spinta…e ripartiamo velocissimi. Poi anche questo gioco non basta più e allora m’invento la storia del cane da raggiungere che è sempre dietro l’angolo…e che non vedendolo mai…diventa il cane che non c’è, leggenda che si tramanda fino ai giorni nostri. Arriviamo alle 16.15 con che Nana è cotta e vuole andare in braccio alla mamma. Ci ritroviamo con Alessio e terminiamo la giornata in birreria allegramente. Foto 1   il lago basso    Foto2  lago basso dall’alto  Foto 3  il lago di Mezzo

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      <item>
         <title>06/09/2026 - Pizzo dei Nibbi, via CAI vedrano e Mary [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7296</link>
         <description>Breve parete su cui corrono diverse vie dal carattere sportivo. La roccia è senpre eccezionale, calcare bianco dall' ottimo grip.
Purtroppo la via cai vedrano è stata sovra chiodata, forse peggio che in falesia. Mi chiedo quale sia il senso di avere spit a 1m e mezzo, pur su una via sportiva.
Bello il passaggio di 6a du questa via .

Piu interessante la via Mary, non solo per le difficoltà più continue ma anche per la spittatura piu ragionevole seppur plasir.</description>
      </item>
      <item>
         <title>13/09/2026 - Torri del Vajolet/Torre Stabler , Via diedro Fermhan [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7295</link>
         <description>Bella via dall'avvicinamento piuttosto lungo se fatta in giornata.
Noi abbiamo fatto solo questa via perche siamo arrivati tardi all attacco essendo partiti da casa, in più abbiamo trovato un po di traffico sia in strada che in via.

La roccia è generalmente buona.

Sapevamo anche che l indomani ci avrebbe atteso una giornata lunga, quindi fopo le calate siamo scesi al rifugio, abbiamo montato la nostra tendina e ci diamo goduti una birra prima di cena.</description>
      </item>
      <item>
         <title>15/09/2026 - Monte Due Mani [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13751</link>
         <description>L’1 di agosto del 2026, saliamo da Greg che si trova con i suoi genitori in vacanza nell’appartamento di maggio di Cremeno dove l’abbiamo incontrato altre volte. E’ sempre una gioia ed un emozione incredibile rincontrare questo bimbo con cui abbiamo condiviso tanto tempo. Progetto di farmi una scampagnata, se possibile, sul monte Due Mani che sta più o meno sopra al paese. Quando ne parlo con Davide, si dimostra entusiasta ed alla fine decide di accompagnarmi. Partiamo da casa (q. 800), in abbigliamento leggero da trail e grazie alle stradine che conosce, ci troviamo in una valletta seguendo il corso di un bel torrente che crea qualche pozza dove la gente si rinfresca dalla calura. Troviamo al guado verso sinistra, prima di entrare nel bosco cartelli che indicano il Monte Due mani a 2h 15. Saliamo con un gran passo e mi stupisco Davide sia così allenato anche se ha corso una mezza e mi dice di allenarsi 2/3 volte a settimana. Faccio fatica a stargli dietro e gli dico che se facessi io il passo non andrei di più. Un quarto d’ora e duecento metri di dislivello dopo, siamo alla Cascina Rizzolo a q.ta 1050 e abbiamo qualche dubbio sul percorso. Ad un certo punto capiamo di aver sbagliato e ritorniamo indietro alla cascina, dove avremmo dovuto virare a destra anziché proseguire oltre il casolare. Ricominciamo a pestare nel bosco e arriviamo nei pressi delle baite di Desio da dove vediamo a destra il profilo del Due Mani e poco oltre dei cartelli che indicano la Bocchetta di desio a 10 minuti. La raggiungiamo alle 17 (q.ta 1340) e Davide sente casa decidendo di tornare a dare una mano per la preparazione della festa di stasera e non ricevendo l’invito a proseguire pure l’escursione. Ci salutiamo con una foto ricordo e inizio a spingere forte per metterci il minor tempo possibile, ma non ho grandi margini e devo rallentare talvolta o fermarmi per riprendere fiato. Venti minuti dopo sono comunque sotto la cresta finale e dieci minuti dopo la croce spunta oltre la linea di cresta proprio con il sole che brilla dietro. Non salgo in cima direttamente ma vado a sx su un’elevazione laterale dove trovo un cartello con divieto d’accesso alla Ferrata Contessa. Salgo un breve ripido sentierino con vista verso il Resegone e una bella valletta verdeggiante sottostante che scende verso il Lago di lecco e sbuco sul piccolo pianoro sommitale dove un cumulo di sassi pitturati fa da ometto di vetta. Bella la vista verso la Cima del Due Mani con la grande croce di vetta, l’igloo del bivacco e le grigne sullo sfondo.                     Cinque minuti dopo alle 17.40 sono sulla più accogliente vetta del Due Mani (q.ta 1665) dove mi faccio scattare una foto davanti al bivacco Locatelli da tre ragazze che vi dormiranno per la notte. Entro e le invidio un poco perché l’interno è nuovo e accogliente con tante belle finestrelle che come oblò danno sul mare delle vallate e vette circostanti. Non ci sono i lettini e quindi bisogna portare il materassino da casa…forse viste le condizioni in cui versano tanti bivacchi old style può essere una scelta per il futuro…anche per scoraggiare utilizzi impropri. Come dire…chi vuole più comodità…se le porti da casa. Nubi nere non molto vicine minacciano il possibile temporale, auguro loro di passare una buona notte e mi lancio correndo sul filo di cresta che scende leggermente verso lo Zucco di Desio, una decina di metri più basso. Mi giro un attimo a riguardare il bel traverso erboso percorso e a salutare la vetta che sta proprio davanti al Resegone e poi riprendo a correre affrontando con il fiatone l’ultimo strappo prima del poggio di vetta che raggiungo dopo 10 minuti. Un ultimo sguardo al Due Mani che da qua copre quasi tutto il redsegone e mi butto in discesa nel bel bosco fermandomi solo per provare a fotografare dei camosci che spariscono prima di lasciarmene il tempo. Poi atterro su una bella radura erbosa dove un grosso branco di cavalli bradi sta tranquillamente brucando incurante del mio passaggio. Scatto belle foto ad alcuni esemplari possenti, a qualche puledrino e al branco in questo bucolico ambiente di media montagna. Sono le 18.20 e riprendo a correre vs il basso cercando di capire dove sarà il Monte Tabor. Un quarto d’ora dopo esco dal bosco, la vista si apre verso valle e trovo una bella casetta nel prato. Sono riarso dalla sete e la gentile famiglia mi fa entrare in cucina e riempio e svuoto in continuazione le mie borraccette da mezzo litro. Mi scuso per la sete che non si placa e loro ridendo mi chiedono da dove arrivo così trafelato. Ah..fanno quando glielo spiego. Ci salutiamo, e mi ributto a capofitto per la strada carrabile. Dieci minuti dopo sono in paese senza aver scoperto quando sono passato dal Monte Tabor visto che non ho trovato nessun cartello o punto particolarmente evidente: girandomi indietro vedo solo due vaghe prominenze che si elevano leggermente dal bosco. Il Monte Due Mani, è indicato a 2h.40 h: ero lassù 1 ora fa! In discesa sono ancora veloce…e sorrido della battuta. Il Tabor misterioso invece a mezz’ora. Per asfalto corro ormai abbastanza sfinito e con qualche saliscendi risalgo fino alla casa da dove son partito 3 ore fa e la raggiungo esattamente alle 19…giusto in tempo per la doccia e la sontuosa cena serale. Che bella giornata fra emozioni, corse e fraternità.                                                  Foto1 io e davide alla Bocchetta di Desio  Foto2 vista sul Monte due Mani  Foto 3  io al bivacco

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      </item>
      <item>
         <title>06/09/2026 - Via Cai Vedano + via Mary-Pizzo dei Nibbi (Grigna) [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7294</link>
         <description>Bella paretina di ottimo calcare, che ospita diverse vie divertenti. La via Cai vedano è ottimamente protetta a fix, mentre la Mary ha protezioni miste. Qualche friends può essere utile per integrare le protezioni. Soste ottime su entrambe le vie.
Da Cainallo si sale, e si seguono le indicazioni per il rifugio Bietti, fino al famoso arco della bocca di Prada. La si sorpassa, e poco dopo si arriva ad un selletta erbosa. La parete è sulla sinistra poco oltre la selletta (40 min)
Via CAI VEDANO
E' la prima a destra sulla parete con targhetta metallica.
L1: Salire le placchette erbose fino ad una fessura verticale. La si risale, e poi per placche inizialmente lisce, si arriva alla catena di sosta (30m, 5a)
L2: Lungo traverso verso destra in orizzontale, con passi delicati, fino alla sosta poco visibile, oltre lo spigolo (20m, 5c)
L3: Salire in verticale e con passo non facile si sale sul compatto pilastrino. Si supera poi un piccolo strapiombino, e poi placca a buchi via via più semplice verso sinistra fino alla sosta (30m, 6a)
L4:Salire in verticale seguendo un canalino fino alla sosta (20m, 4c)
L5: Superare un pilastrino, e poi proseguire sul filo fino ad uscire su una placca inclinata sul versante opposto che porta alla sosta.

DISCESA: Dalla sosta sulla placca inclinata fare una calata sul versante opposto che porta ai prati sottostanti. Da qui si scende fino a raggiungere il sentiero sottostante che riporta alla parete.
Possibile scendere in doppia anche lungo la parete usando le soste della via libertà. La prima sosta di calata è ben visibile sulla sinistra mentre si percorre la cresta finale dell'ultimo tiro della via

Via MARY:
la via attacca a sinistra della via Cai Vedano (targhetta) e della via libertà (fettuccia scolorita alla basea)
All'attacco si vede il primo spit abbastanza alto. Più sotto c' è un chiodo molto nascosto
L1:Salire le placche, andando verso destra nella parte alta fino alla sosta (40m, 6a se si sfruttano i buchi, più duro se si sta solo in placca
L2: Salire la placca nera (primo chiodo con anello fuoriesce a mano, necessario martello per ribatterlo. Possibilità di cordino su piccola clessidra più a sinistra). Superare il tettino fessurato sulla destra e poi placca a lame da testare, fino alla sosta verso destra (30m, 6a)
L3: Salire sulla placca lavorata fino al tetto con cordino. Con passo duro verso sinistra si supera, (più facile evitando il tettino sulla sinistra) e si prosegue per placche fino alla sosta su cengetta (40m, 6a)
L4: Superare lo strapiombino sulla sinistra e poi il successivo pilastrino fino alla sosta finale (25m, 5c)

DISCESA: in doppia lungo la via sfruttando le soste collegate con cordino e maglia rapida

Foto1: L2 cai vedano
Foto2: L2 Mary
Foto3: L3 Mary
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      </item>
      <item>
         <title>14/09/2026 - Catinaccio/parete sudest, Via Diretta Steger [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7293</link>
         <description>Via davvero eccezionale, soprattutto pensando al periodo storico in cui è stata aperta.

Noi abbiamo seguito la relazione di orme verticali, davvero ottima salvo che non abbiamo trovato una sosta, quindi propongo il percorso da noi seguito, nell' itinerario associato trovate la descrizione dettagliata dei tiri.

I gradi originali non riflettono le difficoltà effettive, il tiro chiave di VI- è piu vicino a un 6a+ (senza contare che se non si aggira la prima sezione si fanno almeno 6/7m sopra alla sosta semza proteggersi).

Non siamo stati velocissimi perche abbiamo avuto dubbi sul percorso un paio di volte, l'abbiamo portata a casa in 9 ore totali dall attacco alla cima.
Comunque gran soddisfazione!!!

Bravo Mirco che essendo piu in pompa si è fatto i passaggi piu duri.</description>
      </item>
      <item>
         <title>12/09/2026 - Tofana di Rozes, Sperone SO 2900 m, via Tridentina ( Bonatti ) [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7292</link>
         <description>Non so se è più la passione o la follia, che ci spinge a fare un'altra vasca in Dolomiti, l'unica cosa certa è che entrambe non ci fanno difetto, quindi via per un altro giro di giostra !
Sicuramente la meno percorsa delle classiche di questo immenso versante, se resisterete a i primi tre tiri, veramente bruttini, per la qualità della roccia, il seguito lo abbiamo trovato veramente meritevole, su roccia buona a tratti ottima, chiodatura non abbondante ma sicura comprese le soste (Protezioni mobili assolutamente indispensabili), sempre in grande esposizione, alcune lunghezze entusiasmanti, come in particolare il diedro finale, che abbiamo percorso in un'unica grande lunghezza ( 55m ) , soluzione sicuramente preferibile a quelle relazionate, che impongono una scomodissima sosta appesa. Molto bella anche la discesa che segue un' esposta cengia ad anello che percorre tutto il versante O e N della montagna,  non offre reali difficoltà tecniche, ma richiede sempre una certa concentrazione, con colpi d'occhio veramente ragguardevoli. Bellissima escursione con Ivana in un week end da incorniciare</description>
      </item>
      <item>
         <title>11/09/2026 - Traversata, Monte Rena 1141m, Monte Poieto 1360m, Cornagera 1312 m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13750</link>
         <description>Bella traversata nella bassa Val Seriana, un classico della zona, purtroppo oggi le nuvole basse non hanno permesso grandi visuali. Salito al Rena con il segnavia 520, poi Poieto per il 522, sceso per il sentiero 537 passando per la Cornagera. Bellissima escursione con ... me stesso !</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/09/2026 - TRAVERSATA DIAVOLINO- DIAVOLO [ CLACRE ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7291</link>
         <description>Premessa: Si tratta di gista sociale del G.A.M. Milano con n. 14 partecipanti + n.1 capogita ( lo scrivente).
Partiti da Carona e con l'ausilio dei fuoristrada abbiamo raggiunto la base della diga di Fragalbolgia e da li raggiunto il rifugio Calvi in 20 minuti.
Quindi seguendon il sentiero n.225 in 2h c.a. abbiamo raggiunto il colle Valsecca alla base della cresta SE del Diavolino.
Indossato il casco e imbragati abbiamo risalito prima la ripida dorsale erbosaa quindi abbiamo iniziato ad affrontare la parte alpinistica ( bel camino iniziale di 30 m. II ) e dopo alcuni passaggi interessanti con roccia ben appigliata abbiamo raggiunto la cima del Diavolino in 1h. dal colle.
Dalla cima del Diavolino la discesa è risultata per i primi 50 m abbastanza delicata per le cenge con qualche sasso sbriciolato poi dopo il tratto orizzaontale si deve disarrampicare una placca abbastanza liscia di c.a. 10 m dove un paio di partecipanti hanno mostrato una certa titubanza. Montata una corda fissa tramite moschettone e marchand sono prudentemente scesi fino alla forcella con il Diavolo.
La salita successiva è risultataa più agevole e alle h. 14:15 eravamo tutti in vetta. Dalla diga in totale 5h 15 '. Discesa lungo la via normale ( passaggi di I e II) fino alla bocchetta di Podavit e da li discesa tramite sentiero segnato al Calvi e al punto di ritrovo dove co aspettavano i fuoristrada.
In totale  lungo giro di 9 h.
Un grazie sentito per la collaborazione fornita da Mattia e da Piero.
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      </item>
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         <title>12/08/2026 - Ricci-Tagliabue [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7290</link>
         <description>Via dalle difficoltà e chiodatura classica. Ambiente solitario e selvaggio. Necessari dadi e friends ed eventualmente martello e chiodi. In via poche protezioni, ma la roccia è ben proteggibile (a parte la placca dell'ultimo tiro)
Da Pont del guat raggiungere il rifugio Miller. Proseguire lungo il sentiero oltre il rifugio e poco oltre il lago prendere il sentiero verso sinistra che attraversa la piana e porta a salire in direzione del ben visibile passo del Miller (1.45h). La cresta attacca a sinistra dal passo (viso a monte)
L1: Salire per facili roccette e poi superare una fessura verticale sulla sinistra che porta in cresta. Sostare sopra su spuntone (IV+)
L2: Traversare a sinistra e poi scendere la placca fessurato fino alla forcella dove si sosta(cordino per eventuale moulinette) (IV)
L3: Superare un muretto a scaglie e poi la successiva placchetta fino a sostare sulla sommità del gendarme (III+)
L4: Disarrampicare fino alla sottostante depressione (III)
L5: Traversare alcuni metri e salire il successivo salto (IV) fino alla sommità della cresta, traversare in Dülfer a destra e sempre in traverso su roccia rossastra a blocchi (III+) raggiungere la sommità del gendarme. La sosta si trova sul lato opposto del gendarme, per la calata successiva
L6: Calarsi una decina di metri fino alla forcella sottostante
L7: Salire sopra la sosta e poi obliquare leggermente verso destra per vincere la placca. Continuare su blaze più semplici fino ad un grosso tetto sulla sinistra della cresta dove si sosta comodamente su frinds (V-)
L8: Traversare a destra e poi salire stando almeno una decina di metri sotto il filo della cresta su balze un po' erbose ad un grosso canale. Scendere la placca fino ad arrivare dentro il canale, dove si trova una sosta su masso (che si utilizzerà per calarsi al rientro nel canale). Se si sta sul filo di cresta si arriva ad un cordino blu dal quale è possibile fare una calata ed arrivare alla sosta dentro al canale (IV)
L9: Salire la placca successiva (improteggibile se non con chiodi), fino al suo termine. Da qui a sinistra per erba si arriva ad una sosta su pilastrino che segna il termine della via (IV)

Da qui per cresta si può arrivare fino alla vetta della cima Prudenzini (soluzione non verificata)

DISCESA: dalla sosta calarsi nuovamente nel canale fino alla sosta su cordoni e maglia rapida. Da qui calarsi direttamente nel canale fino ai pendii erbosi della val Salarno (60m - possibile sosta intermedia)
Da qui in 10 minuti verso destra (faccia a valle) si risale al Passo Miller

Foto1: la cresta
Foto2: la calata di L6
Foto3: L7
 
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