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      <title>On-Ice Ultimi Report di On Ice</title>
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      <link>http://www.on-ice.it/onice_reports.php?type=0&amp;format=rss</link>
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         <title>05/08/2026 - resegup 2026 [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13736</link>
         <description>Il percorso della ResegUp 06 06 2026, è il classico e iconico tracciato ad anello che unisce il centro cittadino di Lecco alla vetta del Monte Resegone. L'itinerario prevede una distanza totale di 24 chilometri con un dislivello positivo e negativo di circa 1.800 metri. E’ Giamba a lanciare l’imput questa volta e io e billy ci accodiamo volentieri. Da parte mia nessuna preparazione specifica ma solo il tentativo di correre ogni tanto, anche se in questo periodo, sono stato spesso in montagna, per i miei parametri. Partiamo da Crema e ritirati i pettorali mangiamo qualche pezzo di pizza su una panchina in attesa del via fissato alle 14.30.                 Poi ci portiamo nella zona di partenza e facciamo qualche allunghetto sul lungo lago e faccio unj siparietto con la ragazza e poi il ragazzo che mi intervistano a proposito di auto di cui dovranno fare pubblicità. Consegno loro la mitica frase di Freak Antoni quando mi chiedono se sono pronto alle novità. Guardate che io sono così avanti…che non riesco a raggiungermi. Ci intruffoliamo poi nella calca degli atleti divisi in fasce a seconda dei tempi realizzati. Lo sparo delle 14.30 dalla centralissima Piazza Garibaldi a Lecco, a pochissima distanza dalle sponde del lago, fra urla e musica sparata a palla è sempre una scossa di adrenalina che toglie ogni stanchezza dalle gambe e dal fisico. Ma la testa spesso inganna. Comunque il serpentone si snoda fra le vie del centro per poi raggiungere il Lungolago. Zigzago fra la folla di gambe cercando di stare per un poco insieme a Billy che è partito come al solito abbastanza a manetta e Giamba che cerca di stargli dietro. Quando la strada inizia a salire, mollo l’inseguimento ed inizio a salire del mio passo. Mi incolonno a quelli che salgono al passo e transitiamo per la grande scalinata dove è posta una colonnina alla Madonna di lourdes dopo di chè usciamo dalla citta e transitiamo dal bellissimo villaggio di Costa (Q.750) di cui traversino le viuzze strette chiuse nell’abbraccio delle pareti in pietra. Nei prati successivi, ci aspetta invece quello più caloroso della gente che affolla i bordi del sentiero col suo vociare variopinto. Mamma mia che tifo: pare di essere al Tour de France! Bellissimo e quasi emozionante. Quindi ci si lancia sul sentiero che sale sui fianchi del Resegone fra nebbie che vanno e vengono e creano un paesaggio misterioso e affascinante. La fatica inizia a farsi sentire ma è anche vero che si sale velocemente e la cima non sarà poi lontanissima. Mi fermo a bere ad un ruscelletto che crea una bellissima cascatella e supero diverse persone nei tratti u poco rocciosi dove salgo a lato del sentiero. Ora siamo in montagna e il terreno è diventato decisamente più tecnico. Per un lungo traverso il sentiero scorre verso l’alto e verso destra poi gira a sinistra per affrontare il ripido finale verso il cielo. Attraversiamo anche una bella cengia in pietra attrezzata con catena e strisce di sicurezza sui lati e poi entriamo nel tratto più bello del percorso con il sentiero che fra crestine e pinnacoli rocciosi corre nel verde e fra le rocce in un susseguirsi entusiasmante di cvolte verso l’alto. Coi crampi ai quadricipiti arrivo ai gradini in cemento che portano alla Capanna Azzoni (q. 1875, posta appena sotto la vetta del Monte Resegone) in poco più di 2 ore. Anche qua è un tripudio di folla che ti stringe ti incita e ti da il cinque lungo la rampa finale a scalini. Sei quasi trascinato alla fine della salita, un poco di piano e poi per incanto ti trovi davanti la strada che scende e alle tue gambe non sembra vero di procedere quasi per inezia. Ma il terreno è tecnico e bisognerebbe essere molto più elastici ed abituati a correre su pendenze simili, per potersela godere appieno. Ma comunque via, che è sempre meglio che in salita! Il t6erreno è roccioso e molto tecnico per cui dopo i veloci primi passi devo continuamente frenare perché non ho più la dimestichezza con la velocità e temo seriamente di potermi fare male..mi superano in tanti nonostante mi impegni ad essere dinamico. Si scende sul versante che si affaccia verso il comune di Morterone e poi attraverso un traverso nel sottobosco si risale leggermente verso il Pass del Giuf. Il terreno è bagnato e vedo molta gente capicollare e scivolare e non voglio certo fare la loro fine mettendo a rischio la mia salita alle stornade del weekend prossimo. Una bella strada dove si può lasciarsi andare liberamente porta al ristoro nella bella conca dei Piani d’Erna presidiato da tanti tifosi urlanti. Dai Piani d'Erna inizia l'ultima picchiata tecnica in un bosco fangoso e col sentiero spesso veramente molto bagnato. Mi nuovo più veloce che posso ma sempre prudente: molta gente scivola e si ferma dolorante. Transitiamo nuovamente nei pressi del Rifugio Stoppani e quindi passiamo nuovamente da Costa per poi fiondarci nei quartieri alti di Lecco dove il terreno torna confortevole ma le gambe tendono a non rispondere più e rimbalzano rigide e poco elastiche alle dure sollecitazioni del fondo pietroso o asfaltato. L’ultima decina di km, la corro con una ragazza in blu con cui ci superiamo più volte fino a fare coppia fissa: lei davanti nei tratti tecnici e io in quelli stradali dato che dopo un poco mi ritornano le energie e faccio il finale in crescendo. Facciamo gli ultimi km insieme e arriviamo così anche al traguardo finale posizionato ancora in Piazza Garibaldi, dove ci complimentiamo a vicenda. Sono abbastanza fresco perché non ho voluto spremermi inutilmente, non avendo ambizioni particolari vista la scarsa preparazione. E dopo poco mi chiamano Billy e Giamba che mi indicano dove fare la doccia. Per la cronaca, la gara la vince Del Pero in 2h.15 min, dando 5 minuti al secondo e terzo classificato. Manuel arriva 32° in 2.46, Billy 230 in 3.27, Giamba 350 in 3.41, io 850 in 4.40. La sera la passiamo all’oratorio dove mangiamo la pasta in un ambiente un poco mesto ben lontano dal tripudio della Wine Trail.                                                                                                        Foto1 il mio pettorale   Foto2 altimetria percorso      Foto 3 noi tre prima della gara

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         <title>01/08/2026 - Giro Torre Fungo Lancia [ giasti03 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7261</link>
         <description>lascio la descrizione nel dettaglio alle varie relazioni molto fedeli che si trovano in rete.
ieri torno su questa classica dopo più di sette anni, roccia sempre buonissima, scalata divertente e meno caldo di quello che mi aspettavo.
Per Gerry prima volta su questo giro, mentre per il Dome è una abitudine come per me la cresta del soldato.
bella giornatina di spensieratezza.
foto 1 Dome sul secondo della Corti
foto 2 doppie dal fungo
foto 3 alla fine</description>
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         <title>31/07/2026 - Tiarfin Ovest ed est [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7260</link>
         <description> Difficoltà F+ con prevalenza di passaggi di I ed uno di II sullo Ovest. Difficoltà contenute, ma occorre, come la cima di ieri d altronde, sapersi muovere in ambiente molto selvaggio e quasi sempre in totale isolamento. Ambiente molto sfasciumoso , occorre saggiare appigli ed appoggi ad ogni passaggio.</description>
      </item>
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         <title>30/07/2026 - Terza grande [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7259</link>
         <description> Dopo aver dormito in auto appena sotto Casera Razzo, sono sceso in val Pesarina, Park sul tornante q. 1465 poi per forestale, indi attraversamento di due passi con affaccio sulla val Frison. Sentiero ripido e faticoso poi roccette con passaggi di II ed uno di II +.
Scarsa documentazione fotografica causa poca batteria nel telefono
Non incontrato un anima in tutta la ascensione..volendo si può evitare l overtourism.
Panorama stupendo sul tutta la Carnia ed il Cadore

Caldo torrido..mette veramente a dura prova.</description>
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         <title>30/07/2026 - Monviso 3841 m , cresta E integrale [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7258</link>
         <description>Quarto abbraccio del Rè di Pietra, salito per la bellissima e divertentissima cresta E nella sua versione integrale che comprende il superamento diretto del Torrione di Saint Robert. Mi aspettavo roccia marcia, invece è per gran parte da buona ad ottima, ripulita dagli innumerevoli passaggi. Fatta slegati sino alla base del Torrione, poi in conserva lunga con qualche breve lunghezza. Salita e discesa totalmente prive di neve se si esclude il brevissimo  (15 m ) nevaio da attraversare prima dell'attacco. Salita effettuata in scarpe da trekking basse. Sempre un'emozione raggiungere la vetta di questo gigante, oggi buona visibilità, ma inferiore a 2 anni fa quando si vide il mare e la costa ligure. Il dislivello indicato si riferisce all'intera 2 gg, la sola cresta è di 1100 m di dislivello.
Bellissima escursione con Greta
Foto 2 Poco sotto la vetta del Saint Robert
Foto 3 il tiro di 4 sopra il passaggio detto della lepre</description>
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         <title>29/07/2026 - Cima di Cornalta da Vilmaggiore [ pangma ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13735</link>
         <description>Partenza alle 8:00. Da Vilmaggiore imbocco la ripidissima ed impervia valle del Tino (URGE RINFRESCARE LA SEGNALETICA CAI !!), in direzione della Baita del Varro (prima) e del Lago di Cornalta poi.
Arrivato all'inizio del lago, volgendo lo sguardo a sx la mole dell'omonima cima, cerco di capire dove salire e mi dirigo verso un canalino erboso che sembra condurre a 3/4 di cresta, vicino alla cima.
Inizio a salire su ripide balze erbose e terreno franoso, arrivando a 3/4 del canale letteralmente a gattoni, aggrappandomi all'erba isiga per issarmi...e poi faccio dietrofront: la pendenza (+/- 50°) mi fa prendere un po' di strizza, mi rendo conto che una scivolata da lì si interromperebbe dentro il lago (sull'erba umida non ci si ferma di sicuro).
Mi giro con prudenza (tanta) ed appoggiando il sedere al pendio inizio a scivolare aggrappandomi all'erba e puntando al meglio i talloni. Perdo circa 30/40 mt e mi trovo in una situazione meno pericolosa, dove mi rimetto in piedi per scendere ma, guardando a sx (faccia a valle) mi rendo conto che il pendio è più dolce e le balze erbose più affidabili per ritentare la salita.
Così faccio ed in 5 min raggiungo la cresta e da lì, in altri 5, raggiungo la cima.
Poche foto e si copre tutto, manco si riesce ad intravedere il lago sottostante.
Inizio comunque a scendere più o meno da dove sono salito, per raggiungere infine nuovamente il lago e fare ritorno a casa.
Tempistiche: da Vilmaggiore alla baita del Varro 1 h e 15 min, altrettanti per arrivare sulla cima di Cornalta.
1 h e 45 per il ritorno a Vilmaggiore su sentiero tritagambe.
Foto 1: cima e via di salita sicura (giallo) e quella da non fare (rosso)
Foto 2: lago di Cornalta
Foto 3: Baita del Varro</description>
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         <title>29/07/2026 - Da Caprile ai Piani di Pezzè per la tappa del Giro [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13734</link>
         <description>Ad Armin, il mio figlio maggiore, è esplosa da qualche anno la passione per il ciclismo. Merito di Pogacache lo ha letteralmente conquistato. Con me, ha sfondato una porta aperta, essendo da sempre il mio sport preferito, quello che mi emoziona a livelli indescrivibili. Piangevo dalla commozione quando vedevo il Pirata alzarsi sui pedali e seminare gli avversari. Poi non l’ho perdonato, ma questa è un’altra storia che non cancella la precedente. Lui l’ha già visto sulle strade del Lombardia e insieme abbiamo passato una giornata fantastica alle Strade Bianche sulle colline toscane. Saputo dell’arrivo di tappa ai Piani di Pezzè, ci siamo subito detti che è un’occasione inperdibile e anche se Pogi non ci sarà, …ci accontenteremo di Vingeegard. Abbiamo la fortuna di avere la casetta della nonna, di là originaria, a pochi km in linea d’aria dall’arrivo e messa in moto la macchina organizzativa, decidiamo di farcela a piedi da casa all’arrivo. Il nonno andrà in macchina fino ad Alleghe dove parcheggierà e poi salirà in seggiovia. E così alle 11 del 29 06 2026 io, Armin e Giona ci fotografiamo sul ballatoio di casa in procinto di partire per la nostra piccola avventura. Poco prima Gio, sceso sul Cordevole a ripercorrere abitudini d’infanzia, ci avevo mostrato un singolare accoppiamento anfibio. Traversiamo il paese in una giornata tersa e luminosissima, di quelle pensate per farti innamorare della vita. Da anni il ponte sulla Fiorentina giace solo nei ricordi e allora superiamo il torrente sulla Statale 203 e poi scartiamo a sinistra dalla strada che sale A Selva, verso il bosco, verso Lagusel. La conca dov’è adagiato caprile brilla e in fila sopra di essa stanno il Migogn, i Sassoni di laste e il Col Mitraglia, il col del a Foia e il monito alla guerra del Col di Lana. Il meraviglioso Civetta occhieggia dietro le fronde mentre ci alziamo sul solco della Val Cordevole e poi c’immergiamo nella quiete eterna del bosco folto. Che fresco, che respiro di natura e mezz’oretta dopo la partenza ci accolgono i prati verde chiaro e ben rasati di lagusel, il paese più bello del mondo con le sue casette ristrutturate che stanno come funghi sopra i prati e sotto gli abeti, al cospetto della montagna più bella del mondo, il civetta che domina l’orizzonte con la sua immensa parete Nordovest. Che meraviglia! Attraversiamo estasiati i prati del paese e ci fermiamo, come fosse un doveroso omaggio alla fontana/lavatoio a bere, a respirare l’acqua che beviamo e a sognare una vita diversa. Oltre i boschi, irritati perché mon prestiam loro attenzione, il Fop, le cime di Ombretta e la Marmolada, abituata ad essere al centro dell’attenzione. Usciamo dall’incanto e percorriamo la stradina asfaltata che collega a Pian dove l’enorme quercia trasformata con poco rispetto in albero segnavia, indica varie direzioni, fra cui la nostra. Poco dopo un bel cartello in legno ti da il benvenuto: Pian di Allegne m. 1269 e suulo sfondo ti abbracciano il Civetta in alto e lo specchio verde scuro del Lago di Alleghe in basso. Il Paradiso. Lo lasciamo e dopo una bell’aiuola fiorita, prendiamo il sentiero che per prati e poi boschi traverserà in quota verso la nostra meta. Incontriamo una bella radura erbosa che custodisce un tronco scavato diventato fontana e al quale esauriamo la nostra sete. L’acqua che esce da un tronco, al fresco delle fronde degli abeti, disseta in eterno come l’acqua di cui si narra nei vangeli. Riprendiamo a salire nel bosco, passando da Loc. Costerla (h. 12.20) e poi seguendo i cartelli Coi Fernazza approdiamo ad un poggio belvedere alto sulla valle, sul lago e con la parete del Civetta che così larga, pare volerti abbracciare. La parete stessa, custodita fra il Monte Coldai a sinistra e il Col Rean a destra.                                Un luogo etereo, eterno, da fermarsi a meditare e contemplare e di cui affidiamo la memoria alle nostre macchine fotografiche. Superiamo un antichissimo tabiè con annesso lavatoio e fontana tutto in legno e poi raggiungiamo i prati assolati di Coi (h 13). Iniziamo a scendere passando davanti al cartello che indica le celeberrime iscrizioni romane e poi ad una grande casa in pietra ormai diventata rudere e su grandi prati sottostanti dominati dalla vista del Civetta, decidiamo di fermarci all’ombra di un albero per fare il nostro piccolo pranzo che tanto ormai siamo arrivati. E anche per goderci gli ultimi attimi di quiete e pace che già la musica diffusa dalla festa ai Piani echeggia lontana ma non troppo. Guardo in alto. Le poche case in pietra bianca di coi si mescolano alle piante, al prato verde, al cielo azzurro, dipinto di nubi bianche.                     Un paesaggio commovente e di una bellezza struggente. Ognuno si trova il proprio spazio nell’erba e mangiamo i nostri panini alla pancetta, felici per questo insolito stare insieme che questa occasione ci ha regalato. Sono veramente felice. Armin telefona, Giona gioca con le mucche sdraiate al sole a ruminare e io osservo la loro vita spandersi nell’aria fresca e pulita delle Dolomiti. Che gioia. Ci facciamo una bella foto ricordo e poi scendiamo verso la bolgia che ci attende. Non mi piace immergermi nel frastuono dopo tanta pace e bellezza ma tantè. Ad un certo punto, mi sento chiamare ed è Piera che abbraccio con gioia.                            C’è anche Giulio Soia grande ex giocatore di Hockey dell’Alleghe che si ricorda benissimo di me e di quella volta al matrimonio di Lorenzo in cui continuavamo a parlare con Vince Rocco, simpaticissimo campione italo-canadese. Che bello fare una foto tutti insieme! Raggiungiamo poi  il nonno che sta attendendo il suo lauto pranzo alla Baita Scoiattolo e poi terminato il desinare usciamo nel sole a cercare il posto migliore per attendere l’arrivo dei ciclisti previsto attorno alle 17. Non sono ancora le 15 e la gente comincia ad affollare il bordo strada dove il nonno sceglie il suo posto. Io invece mi arrampico su per i dirupati bordi e quasi al riparo dei pini mi creo con delle pietre una piazzola per il sedere dove attendere un po' più comodo. Passerà per primo Kuus e poi Vingo in maglia rosa. L’elicottero della Rai volteggia sopra di noi e sopra la parete del Civetta: che spettacolo! Poi passano quasi tutti e la sede stradale torna a tratti accessibile. Comincio a scendere lungo i bordi e nei tratti di strada che sono liberi dal passaggio perché ho deciso di scendere a corse e andare a recuperare la macchina parcheggiata fuori Alleghe. Corro in discesa sull’asfalto e poi prendo una scorciatoia fra bosco e prati che riesco a malapena a seguire ma che poi fortunatamente mi fa raggiungere la statale 203 proprio fuori Alleghe. Da lì corro sotto il sole cocente fino al Ponte di S. Maria delle Grazie dove è parcheggiata l’auto. Poi guido fino a Caprile, faccio una doccetta veloce, sistemo casa e riparto per Alleghe per recuperare gli altri. Cì è un po' di traffico ma siamo riusciti ad anticipare il grosso. Vincenzo propone di fermarci a cena al Ristoro S. Martin a la Muda dove in una sera mite e splendida passiamo un momento indimenticabile, anche per la bontà di quanto ci viene servito. Tra una cosa e l’altra, facciamo tardi e saremo a casa solo per le 2…con la mia sveglia che suona lle 5.30 per il turno del mattino! Ma ne valeva la pena. Grazie nonno e grazie Gio e Armin. E’ stata una giornata perfetta.                           Foto1 io Gio e Armin in partenza dalla casetta    Foto2  arrivo a Lagusel    Foto 3   Civetta ed elicottero Rai

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         <title>28/07/2026 - Monte Due Mani 1666 m, da Ballabio [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13733</link>
         <description>Veloce salita mattutina sfruttando le basse temperature di inizio giornata e l'ombra presente fino al rientro. Salito dal sentiero 31 , più diretto alla cima e sceso per il 34 che percorre le creste, anello molto bello e panoramico. Bellissima escursione in solitaria</description>
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         <title>27/07/2026 - Rocciamelone, da Malciaussia, con giro ad anello per il Colle Croce di Ferro [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13732</link>
         <description>scludendo quelle in ambiente glaciale, sicuramente una tra le più belle gite con giro ad anello che ho fatto. Lunga, faticosa… ma con salita al montagnone simbolo della Val di Susa e con ambiente e panorami veramente fantastici, grazie anche alla giornata tersa. Non partiamo da La Riposa (itinerario classico della Val di Susa) ma dal lago di Malciaussia, a nostro parere molto più meritevole anche se con più disl. In 2h siamo al rifugio Tazzetti (gestore gentilissimo) e poi ripartiamo per la cima, su sentiero che sale bello deciso fino a quello che rimane del povero ghiacciaio (non abbiamo usato nemmeno i ramponcini). Dopo qualche saliscendi e tratti pianeggianti arriviamo al colletto che precede il ripido crestone finale fino in vetta: panorama strepitoso. Veloce spuntino fuori dal meraviglioso bivacco-santuario riparati dal venticello che comunque è calato (alla partenza bello forte). Per la discesa optiamo per il giro ad anello, anche se non pensavamo così lungo! Scendiamo quindi dal versante S verso il rif. Ca d’Asti, che raggiungiamo in circa 1h. Dopo un piattone di pasta, breve tratto di sentiero verso La Riposa e poi iniziamo l’eterna traversata a mezzacosta, con infiniti saliscendi, che ci porta al Passo della Capra, poi alla capanna sociale Ravetto e al colle della Croce di Ferro, dopo quasi 2h dal rifugio. Finalmente ora è tutta discesa, anche se sono ancora 700m di disl per raggiungere Malciaussia, su comodissima mulattiera. Arriviamo alla macchina dopo 7h e 30’ di tour, soste escluse (quasi 10h totali). Giornata e compagnia top!
Partecipanti: Fedora e i fratelli Fabio e Federico V.

FOTO 1: Arrivo al rif. Tazzetti e, a sx, il Rocciamelone.
FOTO 2: In vetta al Rocciamelone.
FOTO 3: Durante la traversata, sguardo all'indietro sul percorso fatto, con vista sulla cima e sul rif. Ca' d'Asti. E qui si è circa a metà del lungo traverso poco prima del Passo della Capra, per poi arrivare al Colle della Croce di Ferro.</description>
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         <title>15/02/2026 - Moregallo 1275 m , Cresta OSA  [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7257</link>
         <description>Percorrere questa divertentissima cresta, mi procura sempre un piacere assoluto. Bellissima giornata di metà Febbraio e ottima compagnia fanno il resto. Bellissima escursione con Helene </description>
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         <title>25/07/2026 - via Pisco Souer  - Pizzo del Becco Spalla NE [ mirco89 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7256</link>
         <description>via spettacolare, aperta 26 anni fa da Ruffinoni e Carletti, pochissime relazioni in rete il che la rende particolarmente immune all'affollamento.
roccia entusiasmante e arrampicata prevalentemente su placca con passaggi di equilibrio delicati. 
spit presenti per proteggere i passaggi chiave ma non per azzerare.
avvicinamento: 
da carona percorrere il sentiero per il lago Sardegnana e costeggiarlo sulla sinistra. successivamente salire verso la parete nord del becco tramite traccia con bolli. una volta giunti all'avancorpo traversare verso est seguendo una vaga traccia tra le pietraie e scendere alla valle Sardegnana per poi risalire seguendo gli ometti verso il passo. 
poco prima di esso virare decisamente verso l'evidente parete e risalire per pratoni fino alla cengia erbosa nei pressi dell'attacco. 
l'attacco si trova sul lato destro della parete piu larga circa 30 metri a sinistra del canale. spit visibile in alto in placca.

1 tiro 50m 6b+
risalire le balze fino alla placca con spit, affrontare il passaggio delicato sfruttando le sottili fessure di destra per poi risalire a buone prese in alto. proseguire per placche entusiasmanti di equilibrio fino alla sosta. 

2 tiro 50m 6a 
seguire la linea di spit anche se poco visibili e lontani, ma tenere conto che la via sale molto dritta, sfruttare le fessure per integrare fino alla sosta su placca appoggiata.

3 tiro 30m 6a
salire per placca appoggiata fino a una larga spaccatura, rimontare la placca con passo faticoso e proseguire per placche fino alla sosta.

4 tiro 30m 6b+
placca bellissima per 15 metri fino a sotto il tetto, tramite lame rimontare il tetto e traversare a sinistra, proseguire per fessure e lame su roccia un pochino muschiata e scivolosa fino alla sosta.

5 tiro 15m 6b
tiro molto scivoloso per la presenza di muschio e licheni, salire sopra la sosta con passo delicato traversare a destra tramite piccole fessure per le mani, e superare lo strapiombo con lama bomba. proseguire per balze fino alla sosta sommitale.

Discesa in doppia dalla via.
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         <title>25/07/2026 - Monte Valrossa ( Cabianca ), Via Valrossa Dream [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7255</link>
         <description>Piacevole itinerario su difficoltà classiche, in ambiente aperto e solare. Roccia ottima ( verrucano ) e molto rugosa, chiodatura ben curata, soste a fix con anello, mentre lungo i tiri è essenziale a chiodi normali e richiede assolutamente l'integrazione con protezioni veloci, direi un valore aggiunto. Gli unici difetti, sono un avvicinamento lungo ( 3h ), che può trasformarsi in un pregio lasciando lontane le folle e la discontinuità dell'itinerario, su 7 lunghezze 4 sono molto belle, 1 è di raccordo dove si cammina e le ultime 2 poco significative su roccia che richiede maggiore attenzione. Bellissima escursione con Marco</description>
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         <title>22/07/2026 - Adula o Rheinwaldhorn 3402m Traversata [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8406</link>
         <description>Bellissima salita, sul tetto del Canton Ticino al confine fra l'escursionismo e l'alpinismo facile. La cresta Malvaglia è attrezzata nei punti piu scabrosi ( un caminetto di 2° grado ) e altri tratti con catene , la discesa richiede, in queste condizioni l'utilizzo dei ramponi sul ghiacciaio . Salita in giornata da Cusiè per la via detta Malvaglia e sceso per la normale ticinese dal Vadrecc di Brasciana sulla capanna Adula. Risalito al Passo del Laghetto 2648 m e ritornato a Cusiè transitando dalla capanna Quarnei 2109m ( ottima accoglienza ). Il dislivello si riferisce al complessivo dell'intera escursione. Bellissima escursione in solitaria</description>
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         <title>19/07/2026 - Dent d'Herens, dalla cresta Tiefenmatten - Fotoreport [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8405</link>
         <description>Salita molto lunga e completa, con parte di ghiaccio, progressione su ghiacciaio e cresta di roccia.

Descrizione dettagliata all'itinerario di onice.

Davvero consigliato percorrere il primo tratto di avvicinamento in bici, si arriva a circa 1 km oltre al rif. Prarayer risparmiando 1h/1h e mezza.

Al momento la gita risulta problematica per via del collo di bottiglia che si forma alle catene. 
Si tratta di 3 brevi tiri da 30m completamente attrezzati con catene.
Il primo tiro è facile, il secondo molto fisico e strapiombante, soprattutto se si tirano le catene invece che usare un po di tecnica di scalata in artificiale. Il terzo tiro è banale. Complessivamente contare in media 20/30 min A PERSONA.
Quindi chi prima arriva meglio alloggia, se, come noi, davanti hai 8 persone aspetti 3 ore ! 
Nonostante il ritardo accumulato alla base della paretina, decidiamo di proseguire e tentare la cima, in fondo la giornata è fresca.
Nella prima sezione di cresta l arrampicata è facile (solo un breve passaggio di III, ben chiodato) ma esposta e su roccia a tratti friabile, quindi procediamo in conserva protetta (2h).
Arrivati al ghiacciaio sommitale, calziamo i ramponi e saliamo il pendio ghiacciato (non c e già piu neve) con pendenze fino a 40° , aggiriamo diversi crepi sempre stando sul bordo destro, dove poi riprende la cresta di roccia (45min).
Altro cambio di assetto, di nuovo arrampicata facile ora su roccia piu solida (max III un passo nella parte finale), questa sezione è stata attrezzata recentemente con fittoni a distanza di circa 30/35m . Infine si percorre l'affilata cresta finale fino alla cima  (1ora).
Alle 13.30 siamo in cima... è gia chiaro che arriveremo col buio ...

Scendiamo per l itinerario di salita fino alla breccia che separa la prima sezione rocciosa dalla parete ghiacciata. Qui sono state attrezzate 7 calate tutte da 30m (necessarie corde da 60m !) tranne la seconda da 15m che depositano sul ghiacciaio.

Dal rifugio, stanchi e stufi, in parte al buio,  torniamo alla macchina per questa valle infinita .

Con Simone Corsi, Mattia, Frenk, Fracosta e il leggendario Sultano</description>
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         <title>23/07/2026 - le banche le cime e la traversata del Sass de Mura [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7254</link>
         <description>Un giorno di Marzo del 2025 ero con i piedi gelati nell’acqua del Cordevole e maledicevo l’idea che avevo appena avuto di traversarlo. Il mio supplizio stava ormai finendo, il greto sassoso a pochi passi. Sento voci nel sentiero al riparo del boschetto che passa poco sopra. DEVO vedere chi è: gente che passa da queste parti a quest’ora del mattino, bisogna conoscerla. Salto fuori dal fiume, m’infilo gli scarponcini e comincio a correre all’impazzata per raggiungere gli ignoti. Ho intuito che avessero un gran passo e quindi non smetto di correre finchè li raggiungo alla svolta verso l’alto del sentiero. Che culo ( a tal proposito, mi spiegheranno che s’erano fermati per un bisogno…). Di quella giornata passata insieme a tratti, ci scambiamo le foto, poi qualche telefonata e qualche progetto. Non facciamo insieme ma ognuno per conto proprio la Spirlonga e poi dopo la mia avventura sulle Stornade, decidiamo di fare qualcosa insieme sui Monti del Sole, nostro comune amore. Un giorno invece ritrovo i miei appunti sul Sass de Mura e Thomas raccoglie entusiasta l’invito. Thomas ha tempo, io ce l ho sempre un poco contato e gli dico che la prossima occasione che può coincidere con un weekwnd è quella del 12 luglio. Qualche giorno prima, mi dice che vorrebbe venire anche Gabriele. Saremo un poco più lenti ad arrampicare, ma così potremo dividere meglio i pesi, gli rispondo. Il meteo promette un brutto sabato ma bella la domenica e così diamo il via ai preparativi. Una collega mi chiede un cambio, mi libero della notte del Venerdì e il tempo guadagnato mi spinge a Caprile in anticipo. Non so bene cosa fare e quando il meteo sembra migliorare per il sabato, rompo gli indugi e decido di salire al Ciadin di Neve a dormire con la tendina e aspettare in quel luogo che sembra essere meraviglioso, l’arrivo dei due compagni. Così il sabato mattina preparo l’attrezzatura e mi avvio in discesa verso Cesiomaggiore e la Val Canzoi dove parcheggierò l’auto nei pressi del Lago della Stua. La strada finisce poco prima nei pressi dell’Albergo Boz (q.650m.) e il simpatico e gentile gestore mi dice che posso lasciare il mio enorme Scudo parcheggiato nel praticello anche se lo lascio fino a domani, e mi dice dov’è il bagno per riempire il bag dell’acqua. Estraggo dallo zaino i miei due panini alla pancetta acquistati in valle poco prima e mi metto a mangiarli su una panca al riparo delle fronde di un alberello. Che bello e che pace. Alle 13.15 rimetto in spalla il mio pesante zaino della Decathlon appena acquistato e a cui c’è appeso di tutto. Dieci minuti dopo sono al Lago della Stua dove chiacchero con dei ragazzi che hanno dormito al Bivacco Feltre. Punta del Comedon e Sass de Mura sono avvolti nelle nubi e io prendo il largo sentiero verso il Rif. Boz che è indicato a 3h e 40m!. C’è un calore e un afa incredibile e quasi spero che piova. Passo alla Casa Faibon dove un numeroso gruppo di festanti, si gode la vita all’ombra di un pergolato, mentre  io grondo fatica e sudore. Mi infilo nel bosco e salgo tranquillo per il comodo sentiero ricoperto di foglie. Appare la frastagliata cresta del Tre Pietre, l’occhio verde e allungato del lago ormai in basso e poi avvolto in mantelli di nebbia Lui, il Sass de Mura, sovrano incontrastato del Gruppo del Cimonega e delle Vette Feltrine. E’ bagnato fradicio e non è di buon umore. Poi alle 15 la pioggia che era iniziata lieve da qualche minuto cresce d’intensità mi costringe a fermarni sotto grosse piante che mi forniscono riparo. Dura poco e qualche passo più avanti trovo un piccolo sasso sotto al quale mi acquatto proteggendomi per metà. Mi raffreddo e dopo un’oretta mi sposto più avanti sotto un sasso sporgente che mi ripara del tutto, ma non ho spazio per muovermi e vado avanti ancora finchè trovo un grande masso che strapiomba e sotto il quale posso sedermi o camminare perfettamente al riparo. Sono le 16.16 e fino alle 18 non mi sposterò più essendo investito da poderosi rovesci che mi divertirò anche a filmare per il gran frastuono che provocano. E’ un incanto ma non ho sonno e vago con la mente cullato dalla melodia delle gocce con variazioni dalla classica al metallo pesante.  Mi fisso come tempo massimo per partire le 18.30 ma mezz’ora prima la pioggia cala e allora esco dal buco e riprendo a salire. Saluto con affetto il mio bivacco.Ho mangiato, bevuto, digerito il peso dei due panini alla pancetta e mi sento in ottima forma: Passo Alvis, sarai mio. Monti nuovi si affacciano al mio orizzonte e che riconoscerò poi a casa nelle Pale del Ciso, Pizzocco e Colsent. Un quarto d’ora dopo, sbuco nell’incantevole radura erbosa che ospita la bellissima ed elegante costruzione in pietra di Malga Alvis(q.1570), circondata da erbe e prati in fiore che attraverso toccandoli con le mani allargate come ho visto fare a ragazze felici in qualche film. La Madonnina nella sua teca sorride al mio passaggio e contraccambio la gentilezza. Una fontana offre il suo nettare guardando la bellezza delle pareti gocciolanti del Sass de Mura. Poi sono di nuovo inghiottito nel folto del bosco dove la latifoglia comincia a cedere il passo alla conifera. Tutto risplende e luccica in questo nuovo mondo dorato creato dalla tempesta e i riflessi portano luce ovunque fino al cuore nascosto che ne beve il nettare di gioia. Sono felice e danzo fra le erbe bagnandomi completamente i pantaloni che bevono avidamente dagli steli fradici. Mi giro di tanto in tanto a riguardare la radura appena traversata che diventa più bella man mano che si allontana col suo aspetto di mare verde e pacifico nella foresta tumultuosa di abeti che ancora ondeggiano spinti dalle folate di Eolo. Sorveglia austero, il Colle del Demonio. Un richiamo d’irresistibile bellezza. Salgo ora più rapido per i ripidi tornanti erbosi che solcano la parete verso il suo culmine. Bei margheritoni attirano le mie attenzioni fotografiche e l’acuto promontorio del Colsent mi accompagna verso il valico. Poco prima una lunaca mi strappa una risata pensando ad una barzelletta e mi fermo a fissare il panorama che spazia su cime per me inedite e che vanno dal Tre Pietre, alla Pala del Ciso, passando per Pizzocco, Colsent, Cirmia, Col Dorin, Brandol e la Punta del Comedon che emerge rocciosa dal verde che ne ricopre l’intera vista. Arrivo così al al buchetto nella cresta che segna il passaggio dall’altro versante della cresta, presidiato da un paletto e una caverna poco discosta. Passo Alvis, q.ta 1880, h 19. Scendo oltre e prati verdissimi fanno da base alla catena del Sass de Mura che si svela in tutta la sua lunghezza e bellezza: si vede la Finestra, il Birillo, le Cime Est ed Ovest, la Costa Divisoria e la catena delle Torri e Cima di Neva che custodiscono come in un abbraccio il Cadin che vorrei raggiungere. A sinistra fra dolci e sinuose colline le costruzioni del Rif. Boz e appena oltre quelle della Malga Neva di Mezzo. Una vera meraviglia, custodita in alto dalla bella catena montuosa in cui spicca il Sasso di Scarnia e che prosegue poi col Monte Ramezza, la Cima del Diavolo e infine la Cima Dodici e il Pavione. Scendo velocemente fra le erbe apprezzando l’ambiente bucolico e rilassandomi dopo tanto spingere sui quadricipiti, raggiungendo in 10 min. il Rif. Boz dove entro per chiedere info sulla malga e sul Cadin alla simpatica e bella gestrice del rifugio e scusandomi per il disturbo all’ora di cena. Seguo le istruzioni, risalgo e supero il Bivacco invernale e poi scendo dall’altra parte sempre per prati fino a guadare un piccolo torrentello e risalire il colle oltre. Incontro una tomba in mezzo al prato e poi una striscia di sole colora un lembo della collina verso la quale sto salendo. Che bello penso quando sarò salutato anche io da quell’onda di colore e calore arancione. Vedo prima la grande stalla con il sole che fa appena capolino oltre il colmo del lungo tetto e poi arrivo nel grande prato che sta davanti alla Malga e al grande abbeveratoio.              E’ un posto fantastico e mi chiedo chi me lo faccia fare di salire ancora: sono nel posto più bello del mondo e decido senza ripensamenti di fermarmi. Oltretutto dovesse far brutto, potrò anche ripararmi. Fotografo nella luce radente e calante questo luogo da favola, dove però purtroppo il telefono non ha campo. Provo allora a salire il piccolo colletto prospiciente e come mi diceva la rifugista, il telefono torna ad avere segnale. Avverto quindi subito Thomas che dormirò qua e attenderò il loro arrivo l’indomani. Salgo fino in cima al colletto dove c’è una bellissima roccia piantata a ricordo di un altro giovane e più avanti una grossa croce lignea ma senza riferimenti. Il sole sta andando a nascondersi dietro profili rotondi: c’è una luce e una pace commoventi. Felicità allo stato puro. Guardo dall’alto il piccolo paradiso che accoglierà il mio sonno e poi con dispiacere scendo perché devo ancora preparare la tenda e cenare. Il sole scompare, arriva la sera col suo manto e l’ultima scintilla di luce abbandona anche la Cima Ovest del Sass de Mura. Sono ormai quasi le 20.30 ed è meglio che mi affretti, prima di dover fare le cose al buio. Spacchetto la mia tendina e dopo affannose ricerche e controlli, mi devo arrendere alla certezza che nella sacca c’è solo l’involucro e non i paletti necessari a darle una forma. Non mi arrendo e penso ad una soluzione mettendomi a cercare in giro: trovo delle canne dell’acqua che provo in vari tentativi ad infilare nelle guide passanti della tendina che poi tendo verso l’alto con dei cordini che lego alla staccionata. Fa un po’ schifo la tendina che perde molto del suo esiguo spazio, ma mi accontenterò. Gonfio materassino e cuscino, li infilo nella tenda eci srotolo sopra il sacco a pelo. Poi mi siedo sulle scale che salgono al piano superiore (chiuso) della Malga Neva di Mezzo. Io ero convinto fosse Malga Prima che in realtà sta più in basso ed è presidiata da pastori, gregge e cani maremmani. Ceno al riparo ( sacchetto di farro già precotto) con vista magnifica sulla sera che scende e sul sasso di Scarnia. Invio uno stato con la mia vecchia frase coniata decenni fa e che stasera torna clamorosamente di moda: per letto i fiori di un prato, per letto il cielo stellato. Alle 21.45 è buio e fotografo il mio riparo nel quale devo contorcermi per riuscire ad entrare. Una volta steso sto sufficientemente comodo e cerco di addormentarmi anche se devo aprire un poco la cerniera perché mi sembri manchi l’aria. Quando guardo fuori il cielo nero brilla di stelle e mi spiace dover richiudere la cerniera per cercare riposo nel sonno invece che nella contemplazione. Mi addormento anche se talvolta sento la pioggerellina picchiettare ma poi mi sembra smetta. Attorno all’1 invece il ticchettio si fa più intenso e il telo che non ben sorretto si appoggia al mio sacco a pelo, fa sentire il suo essere bagnato. Per un poco mi chiedo cosa fare, poi realizzo che mi alzerò domattina completamente fradicio e per evitare l’inconveniente, decido di alzarmi. Prendo materassino e sacco e mi metto nel ripiano fra le due rampe di scale della malga e ricreata la zona notte, mi addormento sereno cullato dl lontano belare, dai latrati dei cani e dal rumore dell’acqua che cade nella fontana. Mancano solo le stelle! Ma ormai le vedo stampate indelebilmente sulle mie palpebre tenermi compagnia negli ultimi pensieri del giorno. Dormo bene l’aria fresca che entra dall’esterno e vedo il sole dell’alba ma poi mi riaddormento e riapro gli occhi che son quasi le 7. Ho paura di far tardi rispetto all’appuntamento che abbiamo previsto verso le 8 perché io nel frattempo vorrei scendere al rifugio per lasciarvi ciò che non mi servirà per la scalata. Esco. La luce s’impossessa di me, l’erba brilla bevendola come fosse acqua e se ne ammanta vestendosi di splendore. Tutto luccica e rifulge di bellezza. Ma come si fa a non amare follemente la vita in mattine come questa? Felicità diventa semplicemente esistere e condividere con l’Universo il momento. Impacchetto tenda, materassino e sacco a pelo e poi salgo al colle per il contatto del mattino. Dall’alto rimiro il luogo paradisiaco dove ho dormito e vorrei restarmene in contemplazione ma l’alpinista ha sempre una meta che gli sfugge e non può indulgere su quella appena raggiunta e allora scendo a preparare il mio addio a questo posto magico. Raccolgo in un sacco tutto quello che non mi servirà e vado incontro agli amici, che trovo alle 8 poco prima di infilarmi nel rifugio per chiedere dove posso lasciare il mio materiale. Li saluto e dopo esser uscito dal rifugio li guido verso la malga e poi dopo aver fatto scorte d’acqua seguiamo l’ampio sentiero prativo indicato dal cartello Cadin di Neva. Saliamo nel bosco fino alla località Acquedotto Neva (q.1825, h 8.30) dove deviamo a sx e 10 min. dopo siamo sotto le dorate Torri di Neva ai cui piedi sta la bellissima cascata che rifornisce d’acqua le prese che abbiamo appena oltrepassato. Salito il gradino roccioso alle 9 facciamo il nostro ingresso trionfale nel verde e a tratti ghiaioso bacino del Cadin di Neva, un luogo veramente bellissimo e che emana pace. Certo anche qua non sarebbe stato male passare la notte, penso, mentre traversiamo un praticello dall’erba che sembra manotenuta tanto è bella. C’è perfino una sorta di menhir fatto da due grandi massi appoggiati l’uno sull’altro che crea un ottimo riparo in caso di mal tempo, abbellito da un larice cresciuto proprio in cima. Il catino è chiuso da forcella Neva e dalla parete nord del sass de Mura che sale verso la Cima Ovest ed è traversata dalla Banca Posterna che fra poco percorreremo. Raggiungiamo la forcella( q. 2150) mezz’ora dopo e la vista si apre sulla sfilata delle Pale di san Martino che ammiriamo stupiti, dal missile del Sass Maor alla Fradusta. Riprendiamo a salire vs la Banca, dietro di noi si alza il primo dei Torrioni di Neva mentre a sinistra fa capolino la piramide conica del Piz de Mez. Superiamo un intaglio con passo di II° e cordini e ci alziamo verso le pareti finali del Sass con bellissima vista sul sottostante e ormai lontano Ciadin, macchia di verde in questo altipiano per lo più pietroso. Raggiungiamo e traversiamo sulla Banca Posterna per circa una ventina di minuti arrivando poco prima delle 10 ad un colletto (Costa Divisoria) che difatto sancisce la fine della Banca Nord e l’inizio di quella Est. Seguiamo il bellissimo sentiero di  cresta in direzione della montagna che si eleva come la prua di una nave e quando l’abbiamo raggiunta non sappiamo se andare sulla traccia di destra o quella di sinistra. Thomas va a sinistra e trovo la freccia sbiadita che segnala una via di salita, io vado a sinistra ma non è la direzione giusta. Consulto l’altimetro e quando vedo la quota…2400, mi viene qualche dubbio, essendo l’intaglio della Finestra, che dobbiamo raggiungere, a quota 2350. In una schiarita delle nubi che si stanno accumulando alla base della montagna, vedo in lontananza il foro che stiamo cercando e anche il curioso pinnacolo del Birillo dal quale dobbiamo passare. Dico allora che dobbiamo scendere dall’altro lato del colletto e infatti ritrovo subito la via maestra che ci conduce a traversare prima e scendere poi in un colatoio ghiaioso dove la traccia è inghiottita dal terreno instabile. Ma la direzione è obbligata e non ci si può perdere e poco dopo siamo nuovamente sulla banca a procedere orizzontalmente verso la Finestra che appare e scompare come un faro nella notte inghiottita non dalle tenebre ma dalle nebbie. La banca procede larga e innocua con viste sulla Finestra sempre più belle perché ora appare incastonata sopra a giallo grigie ed enormi pareti precipite. La prospettiva fa sembrare arduo il raggiungerla, ma sappiamo che così non sarà. Bellissimo questo tratto in cui la banca si restringe un poco a guisa di cengia e corre su lati opposti della montagna traversandola in modo aereo. Ci ritroviamo sotto grandiose pareti a precipizio giallo e nere che fotografo da sotto e poi la Finestra appare moto vicina tanto che alle 10.30 le siamo proprio sotto. Provo qualche passo per salire ma faccio fatica e Thomas che si è portato sull’altro lato mi dice che è meglio. Cambio versante e un solo passo un poco complesso mi permette di salire ed esser pronto per lo shooting fotografico. Foto veramente spettacolari, iconiche. Poi scendo con fatica e i miei compagni desistono dal tentativo di imitarmi. Ora dobbiamo salire sopra l’arco che per fortuna è abbastanza largo da non creare problemi nel suo attraversamento e prima di arrivare a ridosso della parete decidiamo di imbragarci, essendo comoda la posizione. Sembra a logica di dover salire lo spigolo articolato che si alza davanti a noi, ma in realtà dovremo traversare per cengia a destra. Scesi da un masso ci troviamo di fronte alla partenza, molto esposta, e che non appare neanche banale perché un poco aggettante. Sono le 11.30, le foto alla Finestra, ci hanno portato via un poco di tempo ma ora siamo pronti ad attaccare.A Thomas e Gabriele non convince, io trovo solo strano che non sia segnalato un passaggio che sembra essere abbastanza tecnico. Non mi convince l’idea di Thomas di salire e dopo esserci legati, parto stando basso dove una cengetta per i piedi permette di superare agevolmente i primi metri molto esposti e delicati. Thomas ha messo delle scarpette morbide e abbiamo deciso di legarci in tre alla corda che poi recupererò una volta arrivato in sosta. Dopo i primi passi, mi alzo sulla cengia vera e propria e passato un rinvio in una clessidra armo la sosta. Sono sparito dietro l’angolo e fatico a sentire le loro voci che invito a partire. Torno allora indietro con un poco di apprensione e chiedo come mai non partano. Thomas mi dice che non aveva corda sufficiente per legare anche Gabri e allora rifaccio la sosta un poco prima e gli dico di tirare la corda che è elastica. Finalmente partono e li vedo arrivare, Gabri è poco convinto e patisce l’esposizione del luogo. Ora davanti a noi il Camino cesaletti, il punto chiave della via dato dalle relazioni tra il III+ e il IV° grado. Non è un vero camino, o meglio ci assomiglia. La partenza è in camino ma bisogna spostarsi subito a sinistra su una placca i cui appigli buoni sono un poco alti. Tengo gli scarponi, Thomas mi fa sicura, sono ben protetto dal rinvio messo in vita nel cordone lasciato alla clessidra sulla destra…ma non riesco ad alzarmi perché tendo ad andare a d incastrarmi a destra quando invece dovrei spostarmi a sinistra, ma non ci riesco. Thomas mi dice di sfruttare una nicchietta a destra e puntandoci lo scarpone mi alzo quel tanto da mettere un friend un poco più in alto. Mi ci appendo, vedo che tiene ma non riesco ad alzarmi ulteriormente per spostarmi poi a sinistra ed uscire dal passaggio. Devo riprendere fiato, è troppo che non arrampico su passaggi leggermente strapiombanti e chiedo a Thomas se vuole provarci. Lo aiuto da dietro, piazza un friend ancora più in alto e insisto perché si sposti a sinistra che ormai è fuori. Fa fatica, io penso che poi ci riproverò con le scarpette ma alla fine trova il coraggio per spostarsi ed uscire dalla chiusura del camino e facilmente approdare al piccolo ballatoio superiore. Gli chiedo com’è sopra e se se la sente di andare fino all’uscita. Fatta la sosta ci chiama e parto: ho ancora gli scarponi, fatico come prima perché non riesco ad usare il piede sinistro sulla placca avara di appoggi e poi devo ritardare l’uscita verso sinistra per andare a togliere il secondo friend. Alla fine ansimante arrivo al ballatoio (una volta alzati, gli appigli diventano veramente buoni) e faccio fatica anche a raggiungere Thomas in sosta su buoni passaggi di III° grado. Lo raggiungo, mi complimento e in men che non si dica vedo arrivare Gabriele che teso, preoccupato, incline a tornare, in realtà è stato velocissimo ad arrampicare. Lo vedo felice, perché ora la montagna è più accogliente e meno esposta: ci ha accolto nel suo grembo. Questi due tiri ci hanno richiesto più tempo del previsto e sono già le 13.15 ma abbiamo ormai alle spalle il passaggio più duro. Gabri chiede se ci saranno ancora passaggi esposti e non riesco a nascondergli che la traversata probabilmente lo sarà. Saliamo per roccette e un quarto d’ora dopo ritraggo i miei soci nei pressi del Caratteristico masso appoggiato, chiamato il Birillo: bello! Ancora su per terreno più facile con qualche saltino o paretina con passi di II° fino a quando non notando un ometto alla base di una paretina, io e Thomas ci spostiamo troppo a sinistra. Quando torniamo sulla retta via Gabri, sentendo del nostro errore è già alto sulla paretina con passi di III° che ci porta alti verso la cresta d’uscita. Gli faccio i complimenti per come ha arrampicato e mi risponde che è il vuoto non l’arrampicare a creargli problemi. E’ tornato di buon umore e ci regala la battuta sugli occhiali in modalità ometto perché lui l’ha visto e noi no. Ora rocce articolate ci conducono facilmente verso il cielo e gabri ci precede ormai in versione Turbo. Thomas mi regala un sequel fotografico..che non ne ho mai!...e sbuchiamo all’ometto di cima dove ci congratuliamo per avercela fatta. Le nubi avvolgono tutto e non si vede nulla. Pochi attimi dopo un parziale sollevamento ci permette di vedere la cima vera e la cresta di collegamento che la raggiunge. Ci eravamo dimenticati dell’anticima! Rimettiamo gli zaini in spalla e brevemente raggiungiamo la Cima Est del Sass de Mura, la principale (q. 2547, h14). Ora possiamo festeggiare e fare le foto di vetta accanto all’ometto con targa. Non si vede proprio nulla e fatichiamo ad orientarci tanto che non sappiamo proprio dove dirigerci per iniziare la nostra traversata verso l’altra cima. Mangiucchiamo qualcosa e un quarto d’ora dopo rompo gli indugi scendendoo in direzione dubbia per sincerarmi che in effetti la cresta scende troppo e allora optiamo per l’altra direzione trovando ben presto qualche ometto che ci conforta nella decisione presa. Camminiamo con visibilità pressochè nulla ma una dissolvenza momentanea ci permette di scorgere l’apparentemente non lontana Cima Ovest proprio davanti a noi. Bene, almeno siam giusti! Raggiungo un pulpito che dà sul vuoto e scorgo la traccia parecchio più sotto su un’esile cengetta. Esito un poco, studio il passaggio dall’alto: bisogna disarrampicare un esposto caminetto/canale con passi di II°. Sono già sceso quando mi arrivano le proteste di Thomas che preferirebbe usare la corda. Gli rispondo che si può ma siamo più veloci se riusciamo a farne a meno, e che comunque ci sono buoni appoggi. Alla fine di buon grado, si accoda a Gabri e mi raggiungono nei pressi di una cengia che va restringendosi fino ad uno spigolo nel vuoto dove un ometto segna la via. Sono i passaggi che i miei due compagni soffrono di più e m’invitano ad andare a dare un’occhiata. Esposto ma non difficile aggiro lo spigolo restando in piedi e li informo che poi migliora decisamente. Li aspetto oltre la volta e sorrido quando vedo arrivare Gabri carponi e poco dopo Thomas che addirittura come un marines, arriva strisciando. Che tipi questi fortissimi atleti che si sono convertiti all’alpinismo, nonostante soffrano molto il vuoto. Da ammirare. Ci ricompattiamo, la cengia prosegue un poco più ampia e faccio un incredibile foto dopo essere passati che mette in risalto la notevole esposizione. Arriviamo così all’ultimo ostacolo della traversata: una torretta da risalire su un lato (II°+) oltre un masso incastrato e disarrampicare dall’altro (II°). Mi porto sulla facile rampa del proseguio e li fotografo nelle nebbie mentre completano il passaggio. Pochi passi e raggiungiamo il grande masso di vetta con targa e l’ometto sopra costruito. Cima Est, q. 2522, h 15). Altre foto e congratulazioni e velocemente ci lanciamo verso la discesa. Troviamo subito un muretto con cengetta esposta e camino da disarrampicare(II/II+) che rinfocola le proteste inascoltate di Thomas che anche questa volta rassegnato si accoda al buon Gabriele che ormai non batte più ciglio. E subito dopo nei pressi di un salto, mi sporgo e capisco che stavolta è il momento di usare la corda per davvero. Sono dieci metri e con un passaggio in camino alto ed esposto che sarebbe un poco da provare. I soci guardano e sono d’accordo per cui passiamo la nostra corda da 30 metri nell’ottima sosta su due chiodi e cordone verde e scendiamo in doppia senza prusik. Alle 15.30 siamo tutti alla base del risalto e subito dopo c’è l’altra calata simile come lunghezza e che scende una placca più appoggiata e lavorata. Usiamo ancora la corda e alla sua base un quarto d’ora dopo riponiamo la corda nello zaino e iniziamo a scendere comodamente lungo la traccia che serpeggia verso l’ormai visibile Ciadin della Neva. Un’ora dopo mi volto a salutare questo luogo di una bellezza struggente e malinconica avvolto come in un abbraccio che lo custodisce dalle fiancate del Sass de Mura e dalle Torri di Neva. Continuiamo a scendere verso le più dolci amenità dei pascoli del Boz e di Passo Alvis, passando ancora dalla bellissima cascata, dall’idilio di Malga Neva dove ci fermiamo brevemente a rinfrescarci e dissetarci al grande abbeveratoio ( h17 ). Poi venti minuti dopo recupero al Rif. Boz il mio saccone del bivacco notturno che gentilmente i miei soci si offrono di aiutarmi a trasportare. Grande ritmo in discesa e alle 18. 10 passiamo da Malga Alvis e alle 19.30 dopo aver salutato gli amici che hanno fretta e non hanno tempo per bersi una birra in compagnia, mi fotografo stravolto sulla panca sotto l’albero dell’Albergo Boz. Grazie Thomas, grazie Gabri per questa prima gita condivisa e benedetto sia il giorno in cui sul bordo del Cordevole, corsi per incontrarvi. E’ stata una giornata fantastica in ottima compagnia…speriamo possano essercene altre. Un abbraccio infinito.                                                                               Foto1 le cime del Sass de Mura dal Passo Alvis Foto 2  il passo duro del camino Cesaletti  Foto 3 trio di vetta</description>
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         <title>12/07/2026 - Poncione di Cassina Baggio , Via Tanti auguri - Fotoreport  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7253</link>
         <description>Anni fa avevo ripetuto Piccadilly e nonostante la spittatura la via mi era piaciuta. Quindi decido di tornare su questa parete e provare un altro itinerario.

La roccia si conferma ottima e l arrampicata divertente anche se
La parete sembra essere discontinua in quanto la parte bassa è composta da un insieme di gradoni e rocce articolate. Maggiore verticalita nella seconda metà.
Non è una via di falesia, bisogna padroneggiare bene almeno un 5b su placca perche non tutti i passi sono azzerabili o integrabili con friend.

Anche questa volta sono sceso a piedi ed è una soluzione da consigliare: una cordata stava iniziando le calate quando a noi mancava ancora un tiro piu la cresta finale, ma siamo arrivati alla macchina 5 min prima di loro.

Al link sotto foto, descrizione dettagliata dei tiri all' itinerario on ice.
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         <title>18/07/2026 - Monte Sodadura [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=513</link>
         <description>Bel giretto ad anello in zona rif. Gherardi, breve ma abbastanza impegnativo fisicamente sia per il tratto di strada cementata fino al rifugio (ripido), poi diversi tratti a spinta fino alla bocchetta di Regadur e la primissima parte di discesa dal passo Sodadura su vaga traccia di sentiero fino a prendere quello decisamente migliore proveniente dai Piani di Artavaggio, fino al rif. Battisti e Gherardi.
3 di noi con la ebike salgono da Pizzino ai Piani di Artavaggio; io con la MTB parcheggio a Quindicina e risalgo la ripida cementata fino al rif. Gherardi. Proseguo al rif. Battisti e poi verso la bocchetta di Regadur, ma poco dopo il rifugio spingo la bici per quasi tutto il tratto, salvo brevi pezzi in sella. Dalla bocchetta a sx verso il Passo di Sodadura, dove mi incontro con il resto del gruppo. Lasciate le bici, con 10' a piedi siamo in vetta. Rimontati in sella, anziché tornare alla bocchetta Regadur scendiamo diretti per una traccia di sentiero che poi sparisce. Un po' in sella e un po' a spinta nell'erba, poco dopo arriviamo sul bel sentiero che proviene dai Piani di Artavaggio e in diagonale ci porta al rif. Battisti, con due ultime ripide rampe ma cementate. In breve siamo al rif. Gherardi per il pranzo e poi giù dalla strada fino alla macchina.
Partecipanti: Fedora, Ivan, Davide e Fabio C.; e con Cristina a piedi.

FOTO 1: Spingendo la bici alla Bocchetta di Regadur.
FOTO 2: Verso il Passo di Sodadura con l'omonima cima di fronte che saliremo a piedi.
FOTO 3: Il bel sentiero che ci riporta al rif. Battisti. </description>
      </item>
      <item>
         <title>18/07/2026 - Cresta del soldato - Punta Giordani [ giasti03 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8404</link>
         <description>Come ogni anno torno a farmi la mia crestina del soldato, attualmente l'avvicinamento fino alla vecchia funi è senza neve, con questo caldo è come essere a metà settembre ma ci torno dopo,sulla discesa.
L'avvicinamento sul ghiacciaio di Bors è come nel 22 con Beppe, tutto ghiaccio vivo, e crepi.
Arriviamo sulla cresta e via tutti e 4 senza legarci, Teo e Gerry si scelgono la loro via, io la mia, idem Dome, così fino alla placchetta di IV (mi piace sempre fare questo giro).
Io e Dome non possiamo saltarla, Teo e Gerry voglio fare prima e aggirano a sx. Risaliamo gli ultimo 30m e siamo in vetta. Pochissimo sole e abbastanza vento, ha fatto freddino.
Iniziamo la discesa con una cordata di due amiche e un'altra di due ragazzi, la neve cè per un 100m poi diventa ghiaccio e questo ci porta a sbagliare, seguiamo una traccia che và sotto il canalino della Vincent, ma quando vediamo di essere troppo bassi, giriamo e risaliamo andando a trovare la discesa della normale in mezzo ai crepi, ma che con calma ci porta giù.
Condizioni veramente pietose, mai visto la normale alla Giordani messa così male.
Oggi con Teo, Gerry e Dome in cordata con me.
Voglio salutare quel signore che abbiamo incontrato all'attacco dei Camosci ai Campelli a gennaio, che mi ha detto &quot;tu sei quello che fà sempre il soldato&quot;, bhe grazie, hai ragione, ci rivediamo in montagna!
ps valuto AD x la discesa rognosa fra i crepi.
foto1 e foto2 da qualche parte prima della placca
foto3 sotto la placchetta</description>
      </item>
      <item>
         <title>18/07/2026 - Piramide Casati 1940m, via Franco Dolzini + Grignetta 2177m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7252</link>
         <description>Angolo abbastanza remoto della Grignetta, accesso per il sentiero della Direttissima, lungo con molti saliscendi importanti, ma spettacolare ( il mondo ce lo può invidiare un posto così ). Via nel mirino da anni, vuoi per le valutazioni non eccezionali delle guide ( cartacee ), vuoi per i casi della vita , rimasta nel cassetto. Oggi giornata con poco tempo a disposizione , decidiamo per questa via il cui solo difetto è la brevità. A mio giudizio salita bellissima e sottostimata nei giudizi, roccia impeccabile come la chiodatura ( non banalizzata ) tiri tutti interessanti tecnicamente e panorama garantito. Per fare dislivello corsa in Grignetta dal colle Valsecchi, via Scarrettone , Giardinetta e Federazione.
Bellissima escursione con Marck White
N.B. Come al solito nel dislivello via ho inserito quello complessivo dell'intera giornata , il reale via è di 140 m.</description>
      </item>
      <item>
         <title>16/07/2026 - Periplo dell'Arera 2512m con vetta + pomeriggio falesia Calusco [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13731</link>
         <description>Partito da Valcanale alle 5,40, poco sopra Malga Vaghetto smarrisco il sentiero proseguo imprecando tra mughi e ripidi ghiaioni e ad un certo punto il miracolo, incontro ravvicinato con il Lupo, 2 esemplari, il primo si dilegua immediatamente il secondo mi regala un incontro di una decina di secondi a non più di 20 m. Giro bellissimo intorno a questa montagna simbolo delle Orobie, giornata spettacolare e tantissima gente per sentieri. Salito alla vetta per la cresta E ( Forcella Valmora ) sceso per la O su Capanna 2000, poi traversato al Passo di Corna Piana quindi sceso su Valcanale con il segnavia 218. Il dislivello indicato si riferisce a quello complessivo dell'intera giornata, con la falesiata a Calusco. </description>
      </item>
      <item>
         <title>12/07/2026 - Cima della Croce, Alben 1978m , via Gigante buono [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7251</link>
         <description>Alla ricerca del fresco, incappiamo in questa inaspettata sorpresa, la parete da sotto non dice gran che, ma la via smentisce ampiamente la prima impressione. Roccia ottima e molto lavorata su tutto il percorso, chiodatura ottima ma non banalizzata, tutti i tiri divertenti ed interessanti tecnicamente, con menzione particolare per i 2 chiave, il primo e il sesto.  Bellissima escursione con Marck White
Foto 2 L1 
Foto 3 L6 </description>
      </item>
      <item>
         <title>13/07/2026 - Cervino, cresta del leone [ fabio62 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8403</link>
         <description>Condizioni ottime sul percorso con solo un po di ghiaccio/neve di sabato sul versante ovest e sotto la scala jordan.
Non utilizzato ne picca ne rampa.
Senza andare nella descrizione tecnica,  non è la cosa più impegnativa che ho fatto ma, soprattutto la discesa, non è assolutemente da sottovalutare e obbliga assoluta fiducia verso il compagno.
Molti tratti non accettano il minimo errore, bisogna sapersi muovere agevolmente su percorsi non estremi ma molto pericolosi, a volte poco proteggibili, non per nulla molti amici che fanno cose ben più impegnative, quando glielo proponevo, storcevano il naso, personalmente l'ho acciuffato a 64 anni.
La carrel nuova, (vicino a quella storica gestita dalle guide del cervino, dove abbiamo dormito), non è ancora operativa, penso per la burocrazia.
Io e Teto gli unici peones, le altre 6 guida e cliente.
Penso che con questa i miei sogni alpinistici, per il mio scarso livello, sono esauriti&amp;#128512;</description>
      </item>
      <item>
         <title>13/07/2026 - Pizzo Pianezza [ pangma ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13729</link>
         <description>Partiti, mio nipote ed io, da Pianezza alle 8:30, con passo deciso ci dirigiamo alla bellissima (...solo fuori però) Baita Napoleù (1680 mt). Il sentiero che diparte da Pianezza, in direzione baita, non è segnalato adeguatamente (bolli sbiaditi) ed è bello ripido, ma nulla in confronto a quello che si stacca dalla baita (dietro di essa) e ti porta in cima al pizzo: definirlo ripidissimo è quasi un eufemismo, ma se non altro è ben segnato da numerosi bolli: impossibile sbagliare.
Il ragazzo va come un missile ed in 1 h e 35 min siamo in cima a questa modesta elevazione, ma dal panorama incredibile, che spazia a 360° dal passo dei Campelli sino alla cima del Gleno (con vista sulla sottostante diga del Gleno).
Ringraziamo il Padrone di casa, che ci regala un paesaggio del genere liberandoci momentaneamente dalle nebbie che imperversano sulla valle, e scendiamo velocemente alla baita dove ci fermiamo per una pausa ristoratrice, dapprima all'interno della baita stessa e poi fuori (è meglio): un vero peccato che un gioiellino del genere sia lasciato così al degrado, al suo interno intendo (una sorta di piccola discarica di stoviglie arrugginite e di generi alimentari scaduti da anni). Boh...
Non troviamo nessuno sul sentiero, sia all'andata che al ritorno, segno che trattasi di un itinerario davvero poco frequentato, ma che merita nonostante non sia dei più agevoli.
Grande soddisfazione di mio nipote per le gambe che girano bene, grandissima soddisfazione mia nel constatare la sua passione per la montagna e la volontà di &quot;soffrire&quot; per godere di sprazzi di paradiso.
BRAVO LUDO !!!!!
foto 1: cima dall'anticima
foto 2: alpinista in erba
foto 3: la parte alta della valle del Gleno



</description>
      </item>
      <item>
         <title>11/07/2026 - Moregallo 1276m da Nord + Traversata Corno Centrale - Corno Occ. di Canzo 1386m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13728</link>
         <description>Va assolutamente premesso che questa è la stagione meno indicata per percorrere detto itinerario , vuoi per le temperature , ma sopratutto per la presenza fastidiosa di troppa vegetazione. Percorso il sentiero 50° OSA, prima parte in pieno sole , poi fortunatamente quando gira a N tutto in ombra sotto belle faggete, percorso per EE , molto ripido e faticoso , che si svolge in ambiente selvaggio , solitario e con notevoli vedute sul versante N del Moregallo e su tutto il Lago. Dalla vetta classica traversata dei Corni , transitando dal rifugio SEV di Pianezzo. Il dislivello indicato è quello effettivo del percorso. Gran finale con bagno ristoratore nel lago.
Bellissima escursione solitaria
Foto 1 Parete N del Moregallo
Foto 2 Dalla vetta del Centrale sguardo verso l'Occidentale 
Foto 3 La parte di traversata</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/07/2026 - Furka, Hannibalturn 2886, via Conquest of paradise + Kammeljoch 2900 [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7250</link>
         <description>Saliti al Furka con ben altre ambizioni, vuoi per via del caldo e dell'ora un po' tarda , scatta il piano B . Percorriamo questa splendida via che ha un solo aspetto negativo, la brevità. Itinerario veramente godurioso, ben chiodato a fix ma non banalizzato, granito super e panorama circostante altrettanto. Sviluppo della via 170m . Sono poi salito al Kammeljoch 2900 dal rifugio per visionare la parete che era in programma oggi con il piano A. Il dislivello inserito si riferisce a quello dell'intera giornata.
Bellissima escursione con Katia
Foto 2 Katia su L 3
Foto 3 Katia all'ultima sosta, burloni questi svizzeri.</description>
      </item>
      <item>
         <title>08/07/2026 - Piramide Casati 1940, via Solaris + vetta Grignatta 2178  [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7249</link>
         <description>Bel giro Grignesco, percorsa questa recente creazione, forse la via singola più lunga come sviluppo ( 10 tiri per circa 320 m ) della Grignetta ? Molto ben curata nella chiodatura , tutta a chiodi normali con 2 fix alle soste, è stato compiuto un evidente gran lavoro di disgaggio, ma malgrado ciò alcune lunghezze richiedono grande cautela, in particolare su L8 , dove a noi è partito un bel pilastrello da sotto i piedi. Da considerare assolutamente come via di carattere alpinistico, molto belle le lunghezze 2 e 6 , la prima su roccia magnifica la seconda un bel diedro dolomitico, per il resto una scalata su roccia da discreta a buona piacevole. Non paghi abbiamo raggiunto la vetta percorrendo il sentiero della Val Scarrettone e il Canalini Federazione. Poi ottima cena ai Resinello da 2177. Bellissima giornata ed escursione in compagnia di Katia &quot; Picci &quot;
Foto 1 e 2 Katia sul bel diedro di L 6
Foto Katia su L8 quella del disgaggio, la roccia sembra all'apparenza sana .... !!!</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/07/2026 - Triangolo di venere , Via Paspartout  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7248</link>
         <description>Descrizione dettagliata dei tiri all'itinerario onice.

Aggiungo solo che la via si è rivelata largamente al di sotto delle aspettative rispetto a quanto riportato in rete.
Infatti i gradi che ho riportato sull itinerario sono piu bassi rispetto ai gradi originali.
La roccia è buona e brevi passaggi impegnativi sono divertenti, ma la via nel suo complesso mi è sembrata un po banale (per i meno critici, sicuramente la definirei plasir).

I friend non sono necessari se si padroneggia il V perche la chiudatura è sempre buona (che non significa da falesia). Utile averne un paio piccoli/medi in caso di necessità.

Con Francesco</description>
      </item>
      <item>
         <title>28/06/2026 - Polluce, via Normale - Fotoreport [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8402</link>
         <description>Uscita finale del corso A1 scuola valledelladda.

Giorno 1
Siamo saliti fino al piano superiore di Verra con il servizio jeep-navetta evitando cosi circa un ora e mezza di camminata lungo la mulattiera che dal paese si addentra nella valle.
Da qui in circa 3 ore di cammino si arriva al rifugio guide d'Ayas passando per il rifugio mezzalama posto circa a metà del percorso.

Giorno 2
Le condizioni del ghiacciao sono ancora buone, ci sono dei crepi aperti ma si passa su buoni ponti di neve.
Si mettono I ramponi  gia dal rifugio e si accede al ghiacciao dopo un breve attraversamento di sfasciumi.
Si risale il ghiacciaio fino a quota 3700 circa dove si piega a sinistra puntando alla base della cresta del polluce.
Si passa la terminale ancora agevolmente e si tolgono i ramponi poco dopo sui detriti.
Si sale la cresta su percorso facile (II) e non obbligato senza allontanarsi troppo dal filo di cresta.
Infine si sale il tratto attrezzato con catene (30m, III+) fino alla calotta sommitale dove è posta una madonnina.
Qui si rimettono o ramponi e si oercorre la breve cresta finale fino alla vetta.

Discesa per l'itinerario di salita.
Il tempo si guasta e becchiamo un sacco d acqua e grandine, arrivando al pian di verra tutti fradici.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>09/07/2026 - ESCURSIONISTI ONESTI [ ROBERTO13 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13727</link>
         <description>Un mese fa ho sepolto sotto la roccia alla Bocchetta dell'Inferno i miei ramponi Black Diamond, al ritorno non li abbiamo più trovati.
A distanza di 40 gg oggi li ho ritrovati: erano ben visibili.
Gli escursionisti sono rispettosi e  onesti. Pochi episodi di vandalismo e furti nei bivacchi, non ci sporcano.
Un grazie  a tutti </description>
      </item>
      <item>
         <title>07/07/2026 - Sponda Vaga+Val Sedornia (con E-bike) [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=512</link>
         <description>Giro pomeridiano con la ebike. Partenza da Gromo, seguiamo la bellissima ciclabile che con infiniti saliscendi ci porta a Valbondione. Saliamo a Lizzola e da qui per la pista al rif. Campel. Da qui la salita si fa molto faticosa, la stradina è troppo sassosa e spesso ripida ma per fortuna ai lati si riesce a salire su tratti erbosi, quasi sempre fino agli ultimi 2 tornanti che portano al rif. Mirtillo. Da qui saliamo anche allo Sponda Vaga, sempre in sella. Discesa di nuovo al rifugio, poi per la stradina che porta alla pista del sole, che seguiamo fino alla partenza della seggiovia, sempre su terreno per lo più prativo. Poi giù dritti in Val Sedornia, prima su bel sentiero erboso poi via via più impegnativo e tecnico. Ma quasi sempre in sella o con l'aiuto dei piedi. Arrivati sulla strada sterrata la seguiamo fino all'area pic nic &quot;Spiaz de l'acqua&quot;. Continuiamo fino a poco prima degli Spiazzi di Boario; ad un bivio proseguiamo la discesa a dx su sterrata fino ad arrivare quasi a metà della strada asfaltata che scende a Gromo. Ma anziché seguirla, scendiamo dalla ripida mulattiera che a volte taglia la strada e che ci porta praticamente al parcheggio a Gromo. Gran bel giro con lunga discesa di 1400m su sentiero o sterrata!
Partecipanti: Fedora e Fabio C.

FOTO 1: Parte finale della salita dalle piste verso il rif. Mirtillo. Da qui in poi le pendenze calano un pochino ma il fondo è sempre molto sassoso.
FOTO 2: Discesa dallo Sponda Vaga. 
FOTO 3: La lunga discesa in Val Sedornia.</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/07/2026 - Cima Bassa d'Ambiez, per la vedretta d'Agola e la cresta SW [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7247</link>
         <description>La valutazione sulle condizioni e sull'itinerario è solamente per il fatto che la vedretta ormai è in rapido ritiro e che per almeno 300m il terreno è insidioso e detritico, che richiede costantemente massima attenzione. Fortunatamente da poco sotto la bocchetta e fino in cima ci sono degli ometti ometti, attenzione a non perderli! L'ambiente è a dir poco superlativo!
Pensavamo una gita facile infatti, con solo roccette di II-, trovando al massimo il ghiacciaio messo un po’ male… Volevamo addirittura salire 2 cime... Invece ne è uscita una gita molto molto faticosa e delicata, ma non sul ghiacciaio (anche a detta del rifugista doveva essere l’unico punto critico), bensì nel tratto finale per raggiungere la bocca d’Agola e soprattutto nei 150m successivi per raggiungere la cima. Arriviamo in auto a Malga Movlina (pedaggio di 7 euro, macchinetta all’albergo Brenta). Dalla piana di Nardis risaliamo poi la Scala Santa. Dopo un caffè al rifugio XII Apostoli, risaliamo la vedretta d’Agola stando a dx, traversando poi verso sx su un breve tratto di neve. Poi su roccette e pendii detritici, con non poca fatica arriviamo alla bocchetta (col senno di poi era meglio salirla a sx e traversare a dx su neve poco sotto la bocchetta, in discesa infatti faremo così). Da qui in poi che tutto si fa più impegnativo per via, appunto, del tipo di terreno molto impegnativo, con qualche tratto di roccette “buone”, ma soprattutto con tantissimi punti detritici e franosi, con sassi mobili che, soprattutto in discesa, hanno richiesto massima attenzione. Viene data come difficoltà I°, ma a nostro parere almeno due punti sono di II-° e cmq l’impegno generale per via del tipo di terreno è sicuramente superiore. In un punto abbiamo effettuato una doppia di 7-8 metri (cordino in loco). Non era certo un I° da disarrampicare...! Itinerario sicuramente più consigliabile a inizio stagione con più neve sulla vedretta; ma poi la salita alla cima rimane comunque su un terreno molto insidioso. Gita che sicuramente non dimenticheremo, contentissimi!!
Partecipanti: Fedora, Fabio V., Federico e Dario.

FOTO 1: In rosso la nostra salita, in giallo la discesa, che sicuramente sarebbe stata migliore anche come salita. Al centro della foto, la bocca d'Agola.
FOTO 2: Il breve tratto di II-, dove in discesa faremo una breve calata.
FOTO 3: Insidiosi traversini poco sotto la cresta.</description>
      </item>
      <item>
         <title>04/07/2026 - Traversata d'antan dei Pizzi Palù 3900 m [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8401</link>
         <description>Traversata O-E dei Pizzi Palù, il senso meno consueto, ma quello che veniva praticato in passato prima della costruzione della funivia del Diavolezza. E' anche il senso migliore perchè si percorrono i tratti rocciosi in salita, sicuramente più divertente. Itinerario molto lungo con importanti saliscendi, all'inizio e alla fine, ma in ambiente superbo, molto vario ed interessante tecnicamente. Partiti venerdì pomeriggio dal Morterasch ed arrivati sabato tardo pomeriggio a Bernina Diavolezza, da dove con il trenino abbiamo recuperato la macchina, il tutto con le nostre gambe senza utilizzo di mezzi di risalita o funivie. Unica nota dolente l'accoglienza alla Capanna Boval, servizio ristorazione decisamente scadente e lo dice uno che si accontenta oltre ogni limite.
Bellissima escursione con Anna</description>
      </item>
      <item>
         <title>05/07/2026 - Cresta da la spraunza - Piz Morteratsch [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8400</link>
         <description>Cresta molto selvaggia e poco frequentata, ben visibile dalla chamma da Boval. Arrampicata divertente e mai difficile su ottimi blocchi granitici. Utile qualche friends per proteggere la conserva e per il primo tiro del secondo risalto. Tempo 5/6 ore dalla Boval.
Discesa alla Boval, più breve rispetto alla Tschierva, ma molto più complicata per via dei numerosi salti di roccia da scendere.
Per l'attacco alla cresta si prende il sentiero che si inoltra nella valletta in direzione della cresta. Arrivati al torrente più distante dal rifugio, lo si risale, fino a quando sulla sinistra si vede una morena terrosa molto ripida (ben visibile dal rifugio). La si risale fino a quando sulla destra inizia un ghiaione roccioso. Lo si risale fino a trovarsi sotto al ghiacciaio pensile. Qui si sale verso sinistra,su ripidi pendii nevosi che portano ad un'evidente selletta. Da qui si inizia a seguire la cresta senza percorso troppo obbligato (possibile attaccare la cresta anche più in basso ma su roccia non molto bella).
Salire il primo risalto (II-III) terminato il quale si attraversa un piccolo nevaio e si arriva al secondo risalto. Con un tiro di corda, salire la fessura di sinistra, oppure lo spigolo più a destra (III+) e raggiungere la sosta attrezzata su masso. Continuare poi in conserva fino ad un intaglio dove si trova una sosta attrezzata per calata. Disarrampicare (o doppia) nel canalino sfasciumoso verso sinistra per una quindicina di metri, e poi ritornare in cresta, Seguirla tutta con bella arrampicata superando così il terzo risalto, fino al nevaio sommitale. Da qui in 10 minuti si arriva in vetta.</description>
      </item>
      <item>
         <title>28/06/2026 - Polluce  [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8399</link>
         <description>Buone condizioni sull'itinerario. Ghiacciaio con qualche buco ma dal rifugio si arriva velocemente e senza troppi problemi fino alla cresta.
Superata la terminale si sale per ripido sentiero sfasciumoso che in breve porta in cresta. Si segue la cresta verso sinistra senza percorso obbligato, seguendo le ramponate, fino alle catene, al termine delle quali si esce alla madonnina. In breve su bella cresta si arriva in vetta (3h dal rifugio)</description>
      </item>
      <item>
         <title>04/07/2026 - Monte e Lago Grual [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=511</link>
         <description>Itinerario molto bello e panoramico, e con salita tutta su strada, prima asfaltata e poi sterrata, ma con variante di discesa per circa 500m su bellissimo sentiero. Partiamo direttamente dal camping Parco Adamello di Pinzolo, poi saliamo a sx (Via Alpe di Grual). La strada è asfaltata e abbastanza ripida nella prima parte. Dopo circa 8km arriviamo a Pra Rodont (700m di disl). Poi la strada diventa sterrata e quasi pianeggiante, fino a poco prima di Malga Cioca, dove poi ricomincia a salire, su fondo a volte un po’ sconnesso. Proseguiamo fino a un ripidissimo tratto cementato, al limite della pedalabilità con la MTB. Ma resisto! Arriviamo così in vista del Lago Grual, posto poco sopra un dosso con recinto in legno. Seguiamo la sterrata abbastanza ripida a sx che in breve ci porta sul Monte Grual, dove arriva un impianto. Da qui il panorama è spettacolare! Torniamo al lago dove ci godiamo il pranzo al sacco e un po’ di riposo. In discesa seguiamo lo stesso percorso fino alla Malga Cioca; dopo 2 tornanti, prendiamo a dx un bellissimo sentiero, inizialmente facile poi un po’ più tecnico, per circa 450m di dislivello, davvero stupendo per la bici. Tornati sulla strada, la seguiamo fino in fondo. 
FOTO 1: Nei pressi della Malga Cioca.
FOTO 2: Al Lago Grual.
FOTO 3: Primo tratto del bel sentiero che faremo come variante di discesa per circa 500m.</description>
      </item>
      <item>
         <title>02/07/2026 - Denti della Vecchia 2125 m, via delle Guide + traversata integrale del Filun [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7246</link>
         <description>Trasferta in val Gerola per scoprire questi tanto decantati Denti della Vecchia. Devo dire che mi hanno sorpreso oltre ogni aspettativa. Roccia superba, verrucano estremamente lavorato, chiodatura ottima a resinati sulla via , molto interessante con alcuni tiri superbi. Ma la traversata dei Filun rende il tutto veramente indimenticabile, qui la solfa cambia, sono presenti solo le soste a fix con anello, per il resto ci si deve arrangiare, ma la roccia rimane di ottima qualità ed il percorso estremamente divertente e didattico con numerose doppie mozzafiato, per esposizione. In poche parole un piccolo capolavoro, il tutto condito con un colpo d'occhio ineguagliabile sulle Retiche. 
Bellissima escursione con Bob &quot; Fido &quot; Bottarga
Foto 1 il tracciato
Foto 2 Bob in calata dal 4° dente
Foto 3 Bob nel diedro del 5° Dente con dietro il 4°</description>
      </item>
      <item>
         <title>03/07/2026 - Grignetta torrione del Cinquantenario via UNICEF [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7245</link>
         <description>Seguire le indicazioni presenti sulla relazione di Scuola Guido Della Torre, secondo me le più vicine alla realtà. Attenzione alle protezioni perchè è necessario integrare se si vuole evitare di rischiare di fare voli con conseguenze importanti...il secondo tiro è sicuramente il più duro, con 2 strapiombini non banali (VI+) anche azzerando (chi fa sicura non vede il primo di cordata). Bisogna fare attenzione a non sbagliare via perchè è facile finire su Gufo Triste al terzo tiro; per non sbagliare bisogna tenere sempre la destra una volta saliti dritti dalla seconda sosta (su fittoni resinati), anche se non si vedono (non ci sono) protezioni (integrare). Si sosta a questo punto su 2 spit. Si prosegue sul quarto e ultimo tiro invece ben protetto (protezioni miste) nell'uscita di VI sbucando in vetta. </description>
      </item>
      <item>
         <title>28/06/2026 - Piz La Muongia [ CLACRE ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8398</link>
         <description>Partiti dalla Coaz h. 5.00 dopo aver risalito la morena si mette piede sul ghiacciaioa quota 2800, si traversa tutto a sin (EST) aggirando la frontale ormai in parte scoperta. La neve non ha rigelato, ed è stata tutta tracciata con vari sfondamenti . I crepacci risultano cmq vibili e i ponti per ora tengono. Risalita la paarte mediana del ghiacciaio di Roseg si deve lasciare a sin lo spigolo nord del Gluschaint puntando verso dx ( direzione SW) fino alla base della crestina SE della cima. Roccia ottima , un paio di passaggi di II. Tempo impiegato 3h 30 minuti.
Discesa per lo stesso itinerario di salita; cmq scelta azzecchata che ci ha permesso di rientrare al rifugio alle 11.30. Nel pomeriggio durante il rientro alla funivia ( percorso molto lungo con sviluppo di 8,7 km) abbiamo preso tre temmporali.
P.S.: Nessuno per ora ha salito il Gluschaint viste le critiche condizioni del ghiacciaio perchè nella parte alta la neve è ancora consistente ma sfondosa. </description>
      </item>
      <item>
         <title>01/07/2026 - tre cenge e due Viaz attorno al Bosconero [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13726</link>
         <description>Dormiamo abbastanza bene nel dormitorio del Rif. Bosconero da soli e al mattino la luce mi sveglia anche se non presto visto che sono al terzo giorno di montagna. Poco prima delle 7 sveglio Marco e dopo l’igiene quotidiana, salutiamo Denise e Raffaella e ci avviamo nuovamente a ripercorrere il canalone che sale a F.lla dei Matt. Lasciamo la radura poco dopo le 7.30 del 13 06 2026 e ben presto sopra le nostre teste Bosconero e Rocchetta Alta salutano sbucando oltre gli abeti. Anche i gendarmi spuntano là in alto e mi fanno notare fra i sassi bianchi un fantastico piccolo esemplare di larice che si fa largo con la forza dell’amore. E’ commovente il contrasto fra i suoi bagliori d’oro e le pallide rocce che l’accolgono con tenerezza. Salgo troppo verso il canalone di Toanella non vedendo la deviazione a sx e devo traversare un poco per tracce disturbando il pascolo di un camoscio che fugge a gambe levate. Ben presto Bosconero e le due Rocchette sono alle spalle e recuperata la retta via ( sottoroccia passa l’Alta Via n° 3!) imbuchiamo l’accidentato drupo che sale verso il nostro obiettivo. Lasciamo al suo processo di scioglimento un residuo di nevaio alla nostra dx e con sudore e fatica, guadagniamo il vallo dove ci accoglie il primo sole di giornata. Forcella dei Matt              (q. 2060, h 9). La bella torretta a sx e il Duranno a dx stanno sempre là; ritrovare un panorama in montagna è come ritrovare un amico, non è cambioato nulla dall’ultima volta che l’hai visto! Marco mangiucchia qualcosa seduto sul prato del sonno di giamba e sotto un sole ancora non fastidioso. Scendo il versante opposto e pochi metri dopo una piccola freccia rossa a terra fa scartare a dx: è l’inizio del Viaz de l’Ors. Bastano pochi attimi e la traccia che corre parallela sotto la fascia rocciosa fa entrare in un altro mondo: solitudine, bellezza, mistero la fanno da padroni. E si punta alla quinta rocciosa da dove spuntando l’anno scorso con Giamba in senso inverso, ci si svelò finalmente dopo tante ricerche, Forcella dei Matt. Ora invece avanzo verso il tappeto verde che ci farà lasciare alle spalle il vallone per consegnarci ai versanti orientali del Bosconero. Arrivo sull’erba tenera e non posso fare a meno di pensare a quanto sarebbe bello passare una notte sdraiato qua: lo farò appena possibile, penso. Mi volto per vedere se Marco arriva e la bellezza pietrificata dello Sfornioi Sud e delle sue torri riempie il cielo blu. Passiamo il grande masso con le indicazioni per scendere a Casera Valbona e alle 9.30 esco dal Viaz per una cengetta a dx che porta verso una grande banca a dx che mi sembra possa essere quella che sto cercando e che circumnaviga il Bosconero per portare in cima (via aperta nel 1882!). Attraversiamo un macereto di enormi massi che sta sotto un grande canalone e che francamente non ricordo. Fra i massi fotografo un’arvicola delle nevi con una brutta ferita che ne ha causato il decesso e poi la banca riprende larga ed erbosa per poi dopo una svolta diventare rocciosa e più stretta rialimentando le mie speranza che possa essere quella giusta.  Poi però arriviamo ad un passaggio un poco scomodo sotto una specie di tetto e mentre analizzo come passare, mi convinco definitivamente che di qui non son passato l’anno scorso. Torno allora da Marco che attendeva l’esito della mia esplorazione e gli dico che dobbiamo tornare. Un’ora dopo ritorniamo al percorso originale del Viaz, affrontiamo un facile traversino e poi un canalino con qualche bollino rosso sbiadito che sale decisamente verso l’alto. Alle 10.50 si apre a destra una nuova grande barca erbosa e cominciamo a percorrerla: è molto erbosa ed ampia e continuo a fare foto vs il retro per memorizzare il punto dove abbiamo lasciato il viaz. Saliamo e anche qua ad un certo punto traversiamo un ampio canalone che scende dall’alto e che non ricordo, come la successiva traversata sotto una specie di tettoia rocciosa. Poi la cengia diventa più stretta, rocciosa e simile ai miei ricordi per cui procediamo nell’esplorazione. Vedo un ammasso pietroso davanti allo Sfornioi Sud dove ricordavo di aver scattato una foto e arriviamo ad una sorta di pulpito che mi sembra di ricordare. La cengia continua imperterrita oltre una svolta che non vediamo e allora scendo un poco per vedere il punto cieco. Ma dall’altra parte non riesco ad arrivare perché ad una svolta la cengia si restringe e aggettante finisce sul vuoto prima di arrivare alla fine della gola da dove ricomincia irriverente. Di qui non si passa proprio e mesto me ne ritorno da Marco per annunciargli il secondo fallimento. Dal pulpito che precipita nel vuoto osservo lungamente la parete alla ricerca della gola dove dovrebbe finire la cengia che ho percorso l’anno scorso ma non capisco. Una grande gola corre per quasi tutta la parete..ma da qui non si pùò raggiungere. Facciamo qualche foto dall’aereo pulpito e torniamo nuovamente verso il Viaz che raggiungiamo alle 12.30. Questi due errori ci sono costati più di due ore! Sfornioi Sud, Antelao e Sassolungo di Cibiana sembrano ridere di noi e ci osservano incuranti. Un bel passaggio bollato su larga ed esposta cengia ci porta mezz’ora dopo alla grande pietra magica (bollata) e che ricordavo perfettamente dall’anno scorso. Ora siamo giusti, son sicuro Marco…hai voglia di provarci ancora? Andiamo, mi dice e iniziamo per la terza volta a dirigerci verso destra, attraversando prima un macereto di sassi e poi una parte erbosa che alla prima svolta diventa l’agognata cengia rocciosa che da stamattina stiamo rincorrendo. Fotografo da lontano la pietra bollata della svolta (dove l’anno scorso non scendemmo ma proseguimmo verso la banca che invece ora percorriamo intenzionalmente) che è la pietra miliare del percorso. Il percorso diventa entusiasmante con la cengia che prosegue larga a sufficienza ad ogni svolta in un ambiente assolutamente fantastico. Arriviamo al castello di sassi (“sassi in tutte le salse” per citare Marco) davanti allo Sfornioi che avevo fotografato anche l’anno passato e afrontiamo un tratto di cengia un filo più stretta dove Marco ha qualche problema con l’esposizione e poi un altro bellissimo tratto aereo con vista Civetta. Un lungo ed entusiasmante susseguirsi di svolte con la cengia che come un filo d’Arianna percorre il fianco della montagna. Cinque primule ammiccano da una piccola insenatura terrosa fra le rocce restituendo un poco di femminilità ad un ambiente severo. Che non finisce mai e continua a stupire per questa bellezza aerea ed eterea. La cengia non si restringe particolarmente ma diventa più netta ed incisa, accentuando la sensazione del vuoto che le foto che scatto a Marco accentuano in maniera evidente. Sensazioni fantastiche. Un nuovo tratto che sembra stretto, permette comunque il passaggio e improvvisamente grido a Marco che si è fermato ad un anfratto la gioia per aver trovato un ometto. Forse siamo al momento chiave! Forse troviamo la gola citata che è la via d’accesso verso la cima. Pochi passi oltre l’ometto la cengia muore nel vuoto e mi sporgo con prudenza per fotografare il Sasso di Toanella e la Rocchetta Alta che maestosi alzano le loro rocce nel mezzo di tanto vuoto. Vertigine. Mi ritraggo e mi risporgo per una nuova foto…credo di essere in un posto dove non son state tante persone. Scatto foto alla cengia che muore a Marco che mi attende nell’anfratto e all’espostissima cengia che lo sorregge e lo fa apparire come un piccolo uomo circondato da un vuoto immenso. Ambiente impressionante. E all’orologio che segnala q.ta 1320 alle h 13.45. Poi ai due vecchissimi e arrugginiti Chiodi Cassin impiantati in due fessure (uno a lama dritta e uno angolare) e che segnalano la partenza di una via dura e che non può essere quella che cerchiamo noi. Prendo un moschettino da rinvio più recente e che qualcuno ha dimenticato lì. Tutto bello ma sono molto deluso perché qua muore il sogno di trovare la nostra via. Torno da Marco e gli dico: niente da fare!. Riguardo la gola che diparte dall’anfratto dove mi attendeva ed è impraticabile. Poi lui mi dice: ma scusa da qui non si può salire? Guardo la paretina sopra di me e che non avevo degnato di uno sguardo perché cercavo la gola che la relazione citava. Mi si illuminano gli occhi e non credo a quello che vedo: DA QUI SI SALE! La paretina è appoggiata ed appigliata e corrisponde alla gradazione attorno al II° grado e soprattutto sembra proseguire altrettanto tranquillamente verso l’alto. Cosa facciamo chiedo a Marco? Non mi sembra convintissimo e allora lascio lo zaino per provare a salire un poco e vedere. Non ci son problemi: si tratta solo di scegliere il percorso più semplice edopo una trentina di metri mi blocco per decidere cosa fare. Son sicuro che da qui arriviamo in cima, mi resta solo qualche dubbio sul tratto finale che da qua non si legge bene. Ma non voglio insistere con Marco che è stato finora bravissimo e mi ha seguito entusiasta. E’ un poco provato dall’esposizione continua e non me la sento di cacciarlo in un guaio ulteriore anche visto l’orario ormai un poco tardo e che siamo in giro ormai da otto ore e ancora molto lontani dalla fine della nostra traversata. Potrebbe anche andare bene, ma non ne ho la certezza e allora scendo da lui per tornare. Sarà per la prossima volta. Perché qua io ci ritorno! Alle 14.10 iniziamo la discesa della cengia magica, felici e sereni per la decisione presa. Marco è un po' provato a livello psicologico ma fisicamente è formidabile. Venti minuti dopo siamo nuovamente sul Viaz de l’Ors sopra la pietra magica pronti per affrontare il passaggino di II° tecnicamente più impegnativo di questo fantastico tragitto. Lo superiamo senza problemi come la successiva cengetta rocciosa e il canalino verso l’alto. Ora puntiamo al passo del gatto che si annuncia quando la banca erbosa lascia nuovamente il posto alla roccia ed è visibile per la traccia scura con cui segna la roccia chiara che va ad incidere. Lo passo all’esterno salvo poi rientrare all’ultimo e sedendomi perchè l’esposizione porta troppo all’esterno. Marco fa uguale ma rientra subito sotto la roccia e ne esce strisciando. Lo prendo in giro perché da passo del gatto lo trasforma in quello del a leopardo e infine della biscia. Ma l’importante è passare. Oltre, una bella bancata, e poi improvvisa la magnifica visione di una torre che mi era sfuggita l’anno scorso ma  che poi una volta aggirata dall’altro lato assume la doppia fisionomia dell’Om e de la Dona che l’anno scorso avevamo ammirato arrivando in senso inverso. Formazioni veramente spettacolari. E alla successiva svolta entriamo nel primo dei due incredibili canyon che il Viaz supera passando su entrambi i lati per cengia appesa ma mai difficile. Sono le 15 e mi sembra di ricordare che ormai dovremmo esserci quasi a F.lla Toanella. Due camosci dall’altra parte della cengia fuggono verso il canalone centrale che raccorda le due parti. Il primo s’invola su per il dirupo mentre la seconda, una camoscina, si ferma indecisa ritenendo di non fare in tempo prima del mio arrivo. Si ferma, mi fissa dolce e poi fa retromarcia scappando per dove noi passeremo dopo. Poi torna sui suoi passi, ma ormai la via di fuga è chiusa dalla mia presenza: mi fissa nuovamente, zoomo e fotografo, poi ritorna sui suoi passi e sparisce oltre la svolta della cengia. Alla svolta zoomo sull’Om e la Dona che campeggiano elegantissimi e ammiro la torretta con la base più stretta del suo corpo. La vista si apre sull’inedita triade composta da Vant, Cima de la Serra e Cima Alta di Nisia. Dietro campeggiano Pelf e Schiara e a sinistra il Friuli rappresentato da Duranno e i monti di Mauro: Palazza, Borgà, e dietro il Col Nudo. Lontano il pugno d’acqua del Lago di Santa Croce con alla sua destra la misconosciuta per me, Cima dell’Albero e il Serva. Sempre in cengia passiamo a fianco di due ricoveri con resti di bivacco e poi arriviamo al secondo canyion che ci fa nuovamente entrare nelle viscere della montagna per poi uscirne con eleganza dall’altra parte, stavolta in vista delle torrette che rallegrano la cresta che scende dall’imperioso Sasso di Toanella. Solchiamo orizzontalmente l’immane ghiaione che scende dalle altezze del Bosconero e alle 15.30 raggiungiamo l’ombra della Forcella omonima (q.2150) riparata dal sole dalle verticali ed immense pareti che s’alzano in cielo sopra di noi come missili puntati verso l’infinito. Quattro genzianelle bellissime mi ricordano i miei figli e faccio qualche foto in giro mentre Marco al sole si rifocilla. Guardo la relazione per il Viaz de le Ponte che rappresenta la nostra via di fuga per il ritorno a valle e alle nostre auto. Lunghina, ci vorranno ancora 6 ore! Alle 16 prendiamo a seguire i bolli arancioni che scendono nel vallo sotostante: torri di fronte a noi e sopra mentre la cresta allungata del Bosconero campeggia dietro come una corona sull’immenso ghiaione. Poi risaliamo a raggiungere la fascia rocciosa dove inizia ufficialmente il Viaz de le Ponte. Andiamo a sud verso La Cima Alta di Nisia che alza ai cieli le sue creste articolate, fra erbe e mughi, lasciandoci dietro Rocchetta Alta e Sasso di Toanella. Siamo comunque sull’Alta Via n° 3 e oltre il lontano ed agognato fondovalle si elevano i Noni di Megma, la Talvena, il gruppo del Pramper e quello degli Spiz. Mezz’ora dopo siamo alla Forcella Viaz de le Ponte (q.1880) che precipita per un centinaio di metri di dislivello verso ovest in un bruttissimo e franoso canalone servito da corde metalliche. Al termine si svolta sotto roccia a sx e si percorre lungamente la base del gruppo delle Rocchette, passando sotto Pònte, pareti e canali vari. Il sole picchia come un martello, si suda e la fatica di questo tour de Force che dura da tre giorni, comincia a farsi sentire. Passiamo un tratto attrezzato e alle 17.15 siamo sotto la verticale della Cima Alta di Nisia ma siamo troppo stanchi per prendere in considerazione l’ipotesi di provare a salire come avremmo in origine voluto fare. Poi domani pomeriggio io devo tornare a lavorare e devo anche tornare a casa per il lungo viaggio autostradale. Traversiamo un canalino che forse è la via d’accesso verso l’alto e poi appare La Cima de la Serra e il grande catino dove corrono per mano tutte le varie punte delle Rocchette. Alle 17.45 arriviamo ad un bivio e ci fermiamo sotto il sole per decidere se proseguire lungo il Viaz per valicare la catena delle Rocchette e poi tornare a valle dopo esser transitato dal Bivacco Toanella, oppure scendere direttamente a valle. Io non ho dubbi, mi gira quasi la testa per il calore. A Marco piacerebbe proseguire per poi fermarsi a dormire al bivacco, ma purtroppo non è un’opzione che posso considerare visto che domani devo essere al lavoro. Scendiamo, che comunque sarà ancora lunga visto il dislivello negativo che ancora ci attende (oltre 1000 mt!). infiliamo il bel sentiero ben segnato che si fa largo fra prati e mughi con belle viste su Rocchetta Alta, Sasso di Toanella e Cima Alta di Nisia che piangono la nostra discesa verso il basso. Siamo proprio ora sotto Cima Serra, traversiamo un bucolico praticello fiorito, mazzi di Camedri Alpini e un rimasuglio di neve conservatosi chissà come e nel quale mi piace affondare gli scarponi per immaginare di trarvi un poco di refrigerio. Cominciamo un altro estenuante traverso orizzontale, passando un ponticello sospeso, senza mai perdere di quota. Lontana come un miraggio che svapora, la diga di Pontesiei. Chiedo a Marco di verificare sull’App: siamo giusti…s’inizierà a scendere più avanti! Finalmente alle 18.30 iniziamo a scendere entrando in un ombroso bosco di faggi e picchiamo verso valle. L’orientamento è difficoltoso per l’enorme quantità di foglie che copre la traccia a terra ma i segni sugli alberi e soprattutto la maestria di Marco nel seguire le indicazioni dell’App, non ci fan smarrire la via. La temperatura sale, traversiamo una radura prativa con casera e mezz’ora dopo alle 19.30 arriviamo alla Statale nei pressi del cartello Ospitale, ma soprattutto di una fontana dalla quale sgorga un acqua miracolosamente fresca e benedetta aggiungo io perché ci disseta, rinfresca e lava via il sudore e le scorie di una giornata assolatissima. Che gioia, che bello bere senza posa, e recuperare energie che pareva non ci fossero più. Marco si offre di fare autostop per andare a recuperare la sua auto che è a valle 3/4 km oltre e io ne approfitto per mangiare e continuare a rinfrescarmi. Mi stendo nell’erba ma Marco arriva subito dopo raccontandomi di esser stato raccolto da una francese che ha fatto la Dolomiti Extreme Trail. Carichiamo l’auto e facciamo rotta verso la mia dove ci salutiamo esausti ma felici dopo due meravigliosi giorni alpini. Tornando verso Caprile, il Pelmo infuocato mi regala immagini di struggente poesia. Grazie Montagna.                     Alle 21.30 rientro in casa a Caprile…ma avevo già avvisato Dani che sarei tornato l’indomani. Troppo stanco. Dati: 18km, 1700m disl., 12h                                                                                                                                                           Foto1 la Magic Line   Foto 2 Marco attende all’anfratto   Foto 3   ecco la via vs la cima

</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/06/2026 - Torrione Marcella via la bella epoque [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7244</link>
         <description>Via discontinua su roccia da buona a ottima
Itinerario sportivo spittato in alcuni tiri S2/S3
Aperto dal Moro Dibona fino al traverso la via è omogenea nelle difficoltà poi gli ultimi 2 tiri sono molto più duri rispetto al grado riportato sulle relazioni e a mio avviso anche un po' forzati.
Il grado massimo e obbligatorio che ho dato sono una mia gradazione personale sarei curioso di sentire diversi pareri.
Il Moro da 6b+ al penultimo e noi mettiamo 7a
E l'ultimo dà 6a+ e noi 6c
Ripeto negli ultimi 2 tiri arrampicata fisica e non banale per divertirsi bisogna arrampicare tranquilli sul 6c onsight
Non è una via che ripeterei
Fatta con matteo in 4h
Avvicinamento in 1h,20
Discesa 1h,30
Ambiente molto bello 
In internet si trovano relazioni più dettagliate 
</description>
      </item>
      <item>
         <title>17/06/2026 - Torrione Marcella via la bella epoque [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7243</link>
         <description>Via discontinua su roccia da buona a ottima
Itinerario sportivo spittato in alcuni tiri S2/S3
Aperto dal Moro Dibona fino al traverso la via è omogenea nelle difficoltà poi gli ultimi 2 tiri sono molto più duri rispetto al grado riportato sulle relazioni e a mio avviso anche un po' forzati.
Il grado massimo e obbligatorio che ho dato sono una mia gradazione personale sarei curioso di sentire diversi pareri.
Il Moro da 6b+ al penultimo e noi mettiamo 7a
E l'ultimo dà 6a+ e noi 6c
Non è una via che ripeterei
Fatta con matteo in 4h
Avvicinamento in 1h,20
Discesa 1h,30
Ambiente molto bello 
In internet si trovano relazioni più dettagliate 
</description>
      </item>
      <item>
         <title>16/06/2026 - Casone Formin via Alvera' [ vice72 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7242</link>
         <description>Relazioni dei sassi baloss noi abbiamo  utilizzato anche lo schizzo sulla guida di Bernardi molto precisa.
Via molto bella e continua su difficoltà intorno al V/V+
Roccia sempre ottima con poche protezioni in loco ma ben proteggibile con protezioni veloci.
Noi siamo arrivati in vetta e abbiamo fatto una doppia di 25 m per scendere
Ambiente spettacolare uno dei più belli in dolomiti.
Unico neo il canale di discesa dove bisogna prestare attenzione per terreno instabile.
Via fatta con Matteo in 5h,30
Avvicinamento in 1h,30
Discesa in 1h,30</description>
      </item>
      <item>
         <title>20/06/2026 - Via Andreino + via Raffaella - Pilone centrale Grignetta [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7241</link>
         <description>Concatenamento di due belle vie in grignetta.
Vie protette a resinati distanziati. Soste ottime. Utile una serie di friends per ridurre i run-out.
Per la via Andreino visitare il link
http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=3&amp;id=6262
Dall' ultima sosta salire fino alla cresta. Seguirla per qualche metro fino a vedere sulla sinistra un profondo canale poco invitante. Sulla destra, un po' esposta si trova la prima sosta di calata. Calarsi nel canale. Arrivati alla prima cengia proseguire con la calata nell'infido canale sfasciumoso. Poco oltre sulla destra (faccia a monte) c'è una cengetta erbosa dove si trova la seconda sosta di calata (40m).
Con una seconda calata più breve si arriva ad una grande cengia dietritica dove si trova l'attacco della via con la scritta 'Raffaella'

L1: Superare il muretto fessurato non facile,tornando poi a sinistra verso la fine del camino. Continuare per placchetta puntando ad un diedrino fessurato al termine del quale si sosta sulla destra (2 fittoni) (40m, V+, 4 fittoni, 2 chiodi)
L2: Alzarsi circa 5-6 Mt. ed obliquare a destra sotto al verticale di uno strapiombino. Raggiungerlo aiutandosi con delle lamette e superarlo sulla destra. Portarsi sotto lo srapiombino successivo, superarlo direttamente e poi obliquare leggermente a sinistra fino alla sosta in una nicchia appena accennata (2 fittoni) (30m, VI, 2 fittoni, 2 ch)
L3: Uscire a destra e salire abbastanza in verticale su parete molto ripida (attenzione ad alcuni massi instabili). Un breve canalino permette di guadagnare la cresta dove si sosta (2 fittoni) (20m, V+, 2 fittoni, 1 chiodo)

Da qui seguire l'aerea cresta fino a raggiungere la cresta segantini superando con un balzo un profondo intaglio.
</description>
      </item>
      <item>
         <title>14/06/2026 - Spigolo Maffei - Cornone di Blumone [ merenderos ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7240</link>
         <description>Via alpinistica su difficoltà contenute, in ambiente selvaggio.
La via segue lo spigolo destro del canale Maffei. In via si trova qualche spit e qualche chiodo. Utile avere qualche friend.
Si parcheggia a malga Cadino, e si segue il lungo sentiero che porta fino al rifugio Tita Secchi. Da qui si sale fino all'evidente spigolo su ripido ghiaione (2 h). L'attacco originale è proprio sullo spigolo, da cui parte una sorta di diedro erboso obliquo verso sinistra. Possibilità di attaccare anche sulla parete a sinistra dello spigolo risalendo il canale Maffei  per una trentina di metri fino alla scritta SM.

L1: Salire il diedro canale erboso e poi salire sullo spigolo a destra. Superare una placchetta e proseguire sullo spigolo fino alla sosta su  bel terrazzo (40m, III+).
L2: Continuare sul facile spigolo con qualche passo più verticale e sostare su singolo spit (40m, III)
L3: Tenersi inizialmente a sinistra e poi tornare a destra sullo spigolo fino allo spit di sosta (55m, III+)
L4: Salire lo spigolo e poi seguire la crestina erbosa che rimane a sinistra di un grosso torrione. Superare un primo spit e poi portarsi sotto la parete successiva dove si trova uno spit per sostare (80m, II)
L5: Traversare a destra verso lo spigolo e poi salire in verticale in una sorta di diedro; continuare sullo spigolo fino ad un terrazzino dove si sosta (30m, IV)
L6: Salire in verticale sullo spigolo a destra con bei passi d'arrampicata fino alla sosta sullo spigolo in massima esposizione (40m, IV+)
L7: Spostarsi qualche metro a sinistra e poi salire in verticale. Continuare poi verso lo spigolo e risalirlo fino ad una sosta su due chiodi (45m, IV)
L8: Traversare a sinistra dello spigolo (spit) e poi salire fino a ritornare sulla cresta. scendere a sinistra in un intaglio e poi per cengia erbosa arrivare alla parete successiva. Seguirla fino al chiodo di sosta (45m, III)
L9: Salire in verticale con passo iniziale atletico e poi continuare in verticale fino alla sosta con cordone sullo spigolo a destra (25m, IV)
L10: Salire leggermente a sinistra delle sosta: Continuare su terreno via via più semplice fino alla cresta sommitale.

Da qui anche slegati si segue la facile cresta verso sinistra puntando all'evidente selletta. Poco prima di questa, traversare a sinistra seguendo gli ometti, fino a raggiungere una cima. Da qui si segue il sentiero bollato della normale che con ampio giro riporta al Tita Secchi.


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      </item>
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         <title>28/06/2026 - Monte Aga 2720 m da Carona [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13725</link>
         <description>Seconda uscita con la Compagnia dell'Anello, sempre molto compatta e motivata. Meteo ballerino , non ci ha comunque impedito di raggiungere la cima. Saliti dal passo della Selletta 2369m e scesi dal passo della Cigola. Evitato per un soffio il diluvio del tardo pomeriggio. Ottima sosta rifocillatrice al rif. Longo.
Bellissima escursione in ottima compagnia.</description>
      </item>
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         <title>27/06/2026 - Pizzo Alto 2511m da Premana [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13724</link>
         <description>Decido all'ultimo momento di visitare questa valle, spinto dal gran caldo.
Salito per l'alpe di Deleguaccio e gli omonimi laghi, purtroppo panorama praticamente assente per le nebbie di calore salite già dal primo mattino. Sceso passando da Premaniga, decisamente spacca ginocchia. Bello il tratto conclusivo che da Premaniga porta a Premana, dove si attraversano diversi nuclei di baite molto ben tenute. Bellissima escursione in solitaria, per far salire di giri il motore, 2ore 35 min Premana - Vetta.</description>
      </item>
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         <title>28/06/2026 - Lagazuoi piccolo. Via Giordano  [ manty57 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7239</link>
         <description>Terza volta su questa bella via. Temporale alla fine del 
ultimo tiro. 
Con Andrea </description>
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         <title>26/06/2026 - Rif. Vodala-Vaccarizza-M. Avert (con ebike) [ Fedora ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=510</link>
         <description>Parto da casa (Alzano L.) per questo lungo giro agli Spiazzi, sempre fatto come scialpinistica ma mai con la bici. Dagli Spiazzi risalgo la pista sempre in sella, anche se per un breve ripido tratto è al limite. Poi salgo al M. Cugno, appena sopra il Colle Vaccarizza. Ritorno al Vodala e poi a dx per il sentiero delle Malghe (bello anche se piuttosto &quot;impalciato&quot;) fino alla baita, dove lascio la bici. Salgo a piedi i 400m fino in vetta al M. Avert. Tornata alla bici discesa agli spiazzi sempre seguendo il sentiero che ora diventa stradina; primo tratto piuttosto sassoso, meglio nel finale. Veloce discesa a Gromo e poi il lungo ritorno a casa.
Partecipanti: sola.

FOTO 1: Sul M. Cugno, appena sopra il Colle Vaccarizza, con vista sul Timogno.
FOTO 2: Sul sentiero delle Malghe, molto bello ma anche molto bagnato.
FOTO 3: Sul M. Avert.</description>
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         <title>25/06/2026 - Canto Alto 1146m da Zogno [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13723</link>
         <description>Escursione su questa montagna iconica per i bergamaschi. Scelgo di salire da Zogno ( versante nord ) nel tentativo di mitigare la calura di questi giorni, scelta sicuramente azzeccata. Dal Canto Alto seguendo la cresta sono sceso al Canto Basso 900 m, poi piegando a ds per il segnavia 533 ( bellissimo sentiero ombreggiato ) ho raggiunto la Forcella del Sorriso 762m Sono poi risalito in vetta seguendo il sentiero 302. Bella escursione in solitaria per festeggiare degnamente il mio compleanno. </description>
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         <title>25/06/2026 -  Sfornioi Sud [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7238</link>
         <description>Ieri sera di ritorno dalla mia triade in val Prampèr, ho avuto una violenta discussione con mio padre che mi aspettava al varco con un assurdo foglietto su cui si era appuntato tutte le cose che non andavano nella casa o che a suo dire mancavano. Elenco che definirei abbastanza farneticante per usare un eufemismo. So solo che ad un certo punto non ho retto e gliene ho dette di tutti i colori. Lui se n’è andato a letto e io ho cervato di recuperare fra le poche energie mentali che mi erano rimaste dopo la lunga giornata di 12 ore e 2500 m. di dislivello. Non ne avevo perché le avevo bruciate col nervosismo e allora ho lasciato lì di concentrarmi sul cosa fare l’indomani con Marco, rimandando la decisione all’indomani. Quando ci sentiamo alle 7 del mattino del 12 06 2026, è in ritardo e allora cerco di riprendere a dormire aspettando la sua chiamata in cui mi annuncerà che è partito dandomi il via. Son quasi le 9 quando improvvisamente mi viene in mente che mio padre, solitamente mattutino, non si è ancora svegliato. Mi preoccupo e mi alzo temendo che possa essergli successo qualcosa dopo la rabbia di ieri sera. Mi sente entrare nella sua stanza, è sereno e mi dice che ha dormito bene e come un sasso ( ieri sera mi aveva accusato che quando c’ero io lui non riusciva a riposare…). E’ la sua maniera di chiedere scusa e allora lo abbraccio e gli dico scusa. Bene! Mi son tolto un peso e ora pianifico velocemente l’escursione decidendo di andare sullo Sfornioi Sud, l’unico dei tre che mi manca. Marco mi telefona e ci diamo appuntamento a Pontesiei, dove parte il sentiero che sale al Rif. Bosconero. Lasciamo la sua auto dove arriva il sentiero che scende dal Viaz de le Ponte, da cui vorremmo tornare (loc. I Casoni) e con la mia andiamo in Loc. Pontesiei (q. 825, h 11.45). Sopra di noi sfilano il gruppo del Bosconero e le Rocchette della Serra con la Cima Alta di Nisia e il Van che la fanno da padroni. Poco dopo passiamo dai cartelli del Pian del Mugon (q. 1000) e ad una deviazione assecondo l’intenzione di marco di deviare verso una fonte d’acqua (Aiva del Roka) dove incredibilmente troviamo una targhetta metallica che la segnala come Fonte dell’Eterna Giovinezza. Beviamo e facciamo scorta…che non si sa mai che sia vero. Passiamo poi da bellissime fioriture di maggiociondolo e poco dopo al Fos de Bosc Negre, bellissimo laghetto dalle acque verdi in cui non ci gettiamo immediatamente solo perché abbondantemente in ritardo sulla tabella di marcia. Dal Bosco sopra di noi, emergono la cuspide del Bosconero e la massiccia Rocchetta Alta, guadiamo un torrentello e passiamo dalla bella Casera Zot, sorta di ricovero nel bosco. Marco mi alleggerisce lo zaino dai pesi del materiale di arrampicata visto che il suo passo è decisamente più brillante del mio che sudo copiosamente, anche credo, per lo sforzo di ieri. Entriamo in un grande bosco di faggi, mi discosto un attimo per fare una foto ad una bella cascata e poi lungamente continuiamo a salire nel bosco che diventa di conifere fino a sbucare alle 13.15 nella bellissima radura che ospita l’ex casera ora Rif. Bosconero a q.ta 1450. Saluto cordialmente Riccardo con cui avevo fatto amicizia l’annoscorso quando qua mi ero fermato con giamba e poi comincia una lunga trattativa per sapere cosa fare perché le nostre intenzioni erano di dormire nel dormitorio pensando che il Rifugio fosse chiuso, mentre in realtà apriva proprio oggi. Anche loro non sanno cosa dirci, intanto lasciamo in deposito tutto il materiale da bivacco e alleggeriamo lo zaino lasciando solo l’indispensabile per la scalata allo Sfornioi. Poi avviene il fattaccio. Un signore dice di essere sceso da Forcella dei Matt e dall’interno una voce femminile chiede com’è il sentiero. Mi intrometto e dico (avendolo percorso lo scorso anno) ” Signora…quello non è un sentiero”  con l’intenzione di sottolinearne l’imposssibilità ad essere mantenuto visto il terreno franoso su cui si snoda. Apriti cielo: esce la gestrice del rifugio che mi apostrofa per il mio intervento e molto arrabbiata non vuole accettare le mie scuse, dicendomi anche che secondo me sarebbe meglio se se ne restasse in cucina. E’ molto arrabbiata e non vuol sentir ragioni. Alla fine neanche Riccardo riporta la pace e concordiamo che stasera pagheremo il pernotto nel dormitorio. Alle 14 abbandoniamo la magica radura e la sua quiete (screzio con raffaella a parte..) e iniziamo a salire vs Forcella de i Matt. Passiamo sotto l’incredibile e triangolare parete della Rocchetta Alta alle cui spalle cerca di farsi largo il Sasso di Toanella. Superiamo il canalone che sale a Forcella Toanella e traversando verso sx andiamo a prendere il nostro. Con il Bosconero che ora sta alla nostra sinistra. Salendo Rocchetta Alta, sasso di Toanella e Rocchetta Bassa si delineano meglio e sembrano Tre Re Magi. Sculture spettacolari. Il canale franoso sale fra le pareti e lambiamo un residuo nevoso, passiamo vicino ad una roccia che getta acqua da cui mi abbevero e finalmente dopo l’erta finale scabrosa alle 15.15 approdiamo in forcella (q.ta 2065). Mi viene subito in mente quando l’anno scorso con Giamba ci approdammo dall’altro versante provenienti dal Viaz del Fonch e lui si stese a dormire sul praticello dove ora Marco si è seduto a mangiucchiare.  Guardo dall’altra parte vs il friuli e il duranno, notando una bella torretta che non ricordavo dall’anno scorso e poi non del tutto sicuro guardo vs la salita che inizia con un traverso che non son sicuro passi alla base o sopra il fianco roccioso. Opto, giustamente per fiancheggiare il costone e mezzora dopo riprendiamo a salire. Nascondo subito il mio zaino col materiale che nn ci serve e mettiamo tutto il necessario in quello di Marco. Dopo il traverso si sale un fianco ghiaioso per accedere poi a dei praticelli di cresta, e deviare a destra per poi andare a raggiungere il basamento che sorregge il castello sommitale( h 16). Ricordo bene l’incertezza che mi prese l’anno scorso quando arrivato sotto il muro roccioso di 20 metri non riuscivo a raccapezzarmi con la relazione che parlava di percorso alternativo in cengia e con il fatto che non scorgevo nessun segno. Non mi sembrava impossibile forzare il passaggio ma non ero sicuro di essere nel posto giusto e alla fine aveva prevalso la prudenza ed ero tornato da giamba che aspettava giù in forcella. Ora invece c’è un ometto a certificare l’attacco e noto allora anche uno sbiadito bollino rosso. Marco è convinto di poterci provare e allora parto con lo zaino e la corda dentro. E’ il primo passo il più difficile e poi si arriva su una cengetta dove esulto perché vedo un cordino nuovo con chiodo parimenti. Bene se hanno messo un chiodo qua non ci ferma nessuno. Do indicazioni a Marco che mi raggiunge e poi affronto la rampa che ci porta fuori dall tratto di arrampicata che definirei con iniziale breve passo di III° e poi II+/II. Esulto felice, abbiamo superato l’ostacolo e ora davanti a noi un facile e largo pendio di massi disordinati che però pare terminare verso un ulteriore castello sommitale. Saliamo, dobbiamo scartare a sx, vivere un piccolo dubbio perché la prospettiva ci inganna e non cogliamo subito il traversino di collegamento in discesa che va a prendere con continuità la rampa successiva con cui ci riportiamo nuovamente sottoroccia. Continuiamo a piegare vs sx, superando un breve passaggino in camino (II°) con seguente cordone appeso ad uno spuntone e poi arriviamo sui precipizi del lato nord.              Qui si scarta a Nord risalendo una facile ma aerea crestina che porta al passaggio finale costituito da un camino con masso incastrato dal quale penzola un cordino che vieto a Marco di utilizzare (ma non prima di essermi fermato un poco sospeso a fotografare sei primuline cresciute in un anfratto). Marco sale brillantemente e in pochi passi ci appare l’ometto di vetta. Cima di Sfornioi Sud, q.ta 2410, h 17. L’immagine principale è subito quella degli altri due Sfornioi:                  il Nord e il Mezzo che felici salutano. E alle nostre spalle i fantastici quattro in parata: dal Bosconero che sembra una vela spiegata dal vento, alla Rocchetta Alta e al Sasso di Toanella che sembrano due gemelli siamesi, e infine la Rocchetta Bassa che sta un poco in disparte perché timida e non all’altezza. Ruotiamo su noi stessi rivedendo insieme le montagne di questi giorni. Di nuovo spicca la cuspide vicina e possente del Sassolungo di Cibiana e soprattutto la grande vista che ricostruisco in seguito con Peakfinder di tutti quei monti dell’OltrePiave con cui grazie ai racconti di Luca e Diego sto cominciando a familiarizzare e che stanno entrando nei miei desiderata. Brillano di un sole pallido e lontano il Crissin, il Peralba, Pupera, Brentoni e Terza Grande. Poi più a destra le forme ardite del cridola, del Crodon di Giaf e del Monfalcon di Montanaia. Per ora solo nomi, conoscenze di vista. E poi oltre la spalla dello Sfornioi di Mezzo, le Marmarole: Pala di Meduce, cima di Vallonga, il Cimon del Froppa unito alla Croda Bianca dalla Cresta degli Invalidi, e dietro illuminata dal sole basso della sera, la Cima d’Ambata. E dietro il Cimon, in lontananza e diafana luce, Cima Undici e la Croda dei Toni. Indugio su queste cime nuove che aprono inediti orizzonti futuri. Nuovi cammini, nuovi sogni. Zoomo infine sul Bosconero e la sua parte sommitale alla ricerca vana di tracce della mitica cengia che vorrei percorrere domani. Poi ci facciamo un paio di selfie felici e come sempre viene il momento di scendere dalle spalle del sogno.                      Venti minuti dopo torniamo sui nostri passi, disarrampicando il caminetto finale e la crestina esposta e poi traversiamo fino al piccolo caminetto, al dorso del monte dove Marco ritrova la bandana che aveva smarrito e alle 18.10 ci fermiamo davanti allo spuntone dove è fissato un fettuccione con anello per calarsi alla base della montagna oltre il passo chiave. Si può scendere senza corda anche pervia della piazzola che divide il passaggio, ma preferisco usare la corda per dare un senso alla sua presenza e per evitare che possa succedere qualcosa proprio ora. E poi è un po’ un ripasso per me che ultimamente non arrampico molto e per Marco che ne ha fatte pochissime. Ci imbraghiamo allora; mostro a Marco come fare e mezz’ora dopo sono alla base della montagna a fare una foto del tratto chiave che corre a destra della corda ancora tesa. Intanto che Marco scende con tecnica un poco arrugginita, faccio delle foto al passo chiave e alla rampa d’accesso. Il Bosconero ci osserva silente nella quiete della sera con la sua grande vela al vento. Scendiamo a recuperare zaino e banca d’accesso e alle 19.15 siamo nuovamente in forcella. Verso oriente, Cima Laste dei preti e il Duranno, brillano del sole pallido serale e quest’ultimo frena un banco di nuvole che si spingono contro la sua parete senza avere la forza di superarla. Scena curiosa che mi ricorda quella volta all’Eiger e di cui racconto al mio compagno. Iniziamo a scendere il sentiero della discordia con le pareti del Bosconero a picco sopra di noi e poi all’uscita del canalone ci attende lo spettacolo della Rocchetta Alta che gonfia la sua parete di arancione mentre il Sasso di Toanella e la Rocchetta Bassa la guardano un poco invidiose, ormai condannate all’ombra serale. Un meraviglioso ed enorme triangolo d’oro sopra il quale non può non venire la tentazione di mettere le mani. Sarà per un’altravita…                      Esattamente un’ora dopo atterriamo nella radura assolata del Rifugio ed entro per cercare Riccardo che ci aveva dato info sulla salta. Trovo Raffaella tornata sorridente e scherziamo un poco. Quando poi arriva Marco, gli dico di non preoccuparsi che ormai siamo amici. Affamato Marco le chiede se si può mangiare una pastasciutta..e lei risponde “certo te la preparo”. Scherzando sul fatto che possa essere ancora arrabbiata con me le dico “hai usato il singolare tela preparo e non il plurale ve la preparo…perché chiaramente la fai solo per lui no? Dalla risata franca capisco che la diatriba della mattina è ormai acqua passata e poco dopo davanti ad una birra media e alla pastasciutta più buona che io abbia mai mangiato, siamo gli uomini più felici del mondo. Ci facciamo portare altro pane per non lasciare tracce di sugo sul piatto e poi prendiamo, belli sazi, la via del dormitorio. Ah che piacere stendersi e lasciarsi inebriare dalle lenzuola profumate. Fa molto caldo e sotto il piumino nn si riesce a stare. Mando una foto a casa a Dani e poi scivolo in un sonno a tratti interrotto fino alla luce del mattino. Anche oggi 1700m di dislivello, 15 km e 10 ore!                                                               Foto1  il muro   Foto2  all’attacco della crestina e camino finale  Foto3   calata al passo chiave</description>
      </item>
      <item>
         <title>24/06/2026 - Prampèr, pramperèt, Spiz di Moschesin [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13722</link>
         <description>Settimana di ferie estive e per via della situazione del papà di Giulia, non abbiamo programmato niente come famiglia e allora ne approfitto per qualche giorno in montagna a Caprile. Sentiti i nuovi amici Luca, Marco e Thomas e il vecchio Marco Fassa, non trovo disponibilità se nonquella di Marco Stornade che mi raggiungerà, forse, se riesce a portarsi avanti con i lavori a casa. Parto nel pomeriggio da casa e a sera raggiungo mio papà che stà già dormendo nella casetta di Caprile e lo saluto appena. Mangio qualcosa velocemente e vado a dormire perché nell’incertezza dei programmi per i giorni a seguire, ho deciso di darci dentro domani. Andrò a fare il Prampèr e il vicino pramperèt e poi se ci sarà tempo e gambe anche lo Spiz di Moschesin, l’ unica montagna del gruppo che ha un acceso diverso dalle altre e che ho intenzione di concatenare un’altra volta. Mi sveglio alle 5 e dopo una frugale colazione mi lancio vs l’ormai abituale parcheggio di Pian de la Fopa. Sul Passo Staulanza, collegamento con la Val di Zoldo, il termometro segna 2°, freddo per questa stagione. Scendendo il Civetta appare imbiancato dalle rapide nevicate di questi giorni seguenti ads un brusco calo delle temperature. Mi fermo poi per strada a ritrarre in grandiosa parata tutte le vette che vanno dagli Spiz, al Venier, al Coro passando per Spigolo del Palon e poi il prampèr che ingloba il Pramperèt e infine Cime di Zita, Talvena, Forzelete, Gardesana, Tamer e S. Sebastiano. Dopo aver parcheggiato alle 6.30 sono pronto a partire (q.1250) dopo aver letto nelle legende che la Val Prampèr è la Valle del supereroe delle piante, il Larice, in grado di vivere 2000 anni e resistere per secoli sott’acqua o a temperature fino a -50°C. Sono fiero di averne piantato uno nel mio giardino di casa. Saluto gli Spiz un poco imbronciati e compagni di giornate indimenticabili e mi avvio lungo la valle come tante volte in questi anni: un albero caduto in mezzo alla strada mi ricorda del maltempo dei giorni scorsi e comincio ad alzare il capo vs le mete di giornata che salendo definiscono meglio le loro forme. Arrivo al bivio col sentiero che sale per il bosco, passo dal solito larice gigante affettato e che segnala nei cerchi della sua età le varie epoche che ha passato. Risalgo dal bosco verso la strada che passa poco più in alto perché è tutto fradicio ma nei grandi prati del piano degli Aoniz è peggio e le mie Raptor, s’imbevono completamente. E vabbè si asciugheranno…e alla peggio mi vellà il laffleddole! Essendoci salito pochi mesi fa, riesco a riconoscere la torretta sommitale per accedere alla vetta dello Spigolo del Palon e poi arrivo a Malga Prampèr (q.1540, h 7.30). Carico l’acqua alla fontana e riparto nel bosco. Ad un certo punto noto una torre rocciosa sbucare oltre un colle in direzione del Sorapiss e scoprirò, poi a casa, essere il Piz Popena. Arrivo così ai grandi prati verdeggianti che introducono la vista del Rif. Pramperèt che è asserragliato dagli operai che lo stanno ristrutturando( q.1860, h 8.30). Saluto e vado oltre con uno sguardo alle Cime di Zita e alle Balanzole dall’altra parte della valle. Ora punto Forcella Piccola assecondando il sentiero che scende di un centinaio di metri di dislivello e che dopo avermi regalato l’idilio della vecchia Casera di Pramperèt immersa nel verde ( e non nel bianco come la prima volta…). va ad affacciarsi sui dirupi verdi della Val Costa de I Nass che mi ricordan tanto quelli della Val Grande. Intanto si passa sotto ai pinnacoli multicolori che scendono dalle altezze del Pramperèt come avanguardie del mondo roccioso che mi attende più in alto. Poi inizio a risalire verso Forcella Piccola, q.1950 dove arrivo alle 9. Palon e coro mi salutano ancor prima di arrivarci sbucando felici dal culmine e poi affacciare lo sguardo sulla conca di Cornia è come bere ad una fontana fresca in una giornata afosa. Distese di abeti larici e mughi che colonizzaqno in modo selvaggio e incontrollato le rampe d’accesso ai monti di rocce colorate che provano a fare da argine al muro verde in espansione continua.                                                                           Le mie mete Prampèr e Pramperèt emergono dalla cresta a sx e io mi avvio sul sentierino parimenti diretto abbandonando il tracciato principale dove scorrerà domani la Dolomiti Extreme Trail dei cui plastichini di segnalazione era pieno il cammino finora e che ho fotografato per l’amico Luca che la correrà. Punto vs il Palon mentre ad Est il panorama si apre verso la sfilata dei tre Sfornioi, del Bosconero che appare come un tuttuno e la cui cresta come la coda di un vestito da sposa scende a comporre le cime delle Rocchette fra cui spiccano l’Alta di Nisia e il Van de la Serra. Dietro spadroneggia la Triade Furlana composta dai soliti Cima Laste, Preti e Re Duranno. Zoomo sui Gendarmi dello Sfornioi Nord, tanto cari e belli, passo sotto la verticale di Forcelletta Alta di Pramperèt, che risalirò più tardi e continuo a traversare quasi in orizzontale la grande conca ghiaiosa che mi sembra di trovare più segnalata da ometti. Passo sotto la Cima del Prampèr, lascio lo zaino nei pressi di un masso chiaro e mi avvio vs F. del Palon (q. 2190, h 10.15) che m’attende in alto col suo invitante spicchio di cielo blu insinuato fra le bianche cornici rocciose. Ero già stato qui ma la salita mi era stata preclusa dalle nuvole che si erano abbassate fino a diventare nebbia e dalla pioggia che era diventata presto battente. Ora invece, la vista si allarga serena verso Civetta Pelmo e Forzelete e mansueta ma dirupata, mi attende a sx la cresta di salita. Mi avvio fotografando il panorama sempre da estasi fino ad arrivare nei pressi della cima, protetta da ammassi di sassi enormi e da una curiosa paretina verticale che fa da anticima e che va lasciata permalosa a sx. Fra torrette e labirinti di pietra, mi affaccio sul punto più alto segnalato da una piccola croce lignea realizzata con rami secchi (q. 2410). Il panorama infinito si allarga oltre il Pelmo fino al Sass de Putia, alle Tofane, ai cari Pore, Cernera e Sass de Stria con Lagazuoi e Counturines. E tra Pelmo e Antelao, salutano Croda Rossa, Cristallo, Sorapiss e Bel Prà. Cridola e Monfalcon di Montanaia spuntano dal lontano Friuli e vs il Bellunese invece3 la Talvena anticipa i possenti Pelf e Schiara. Si vede anche la minuta Gusela e poi Pizzocco e Sass de Mura/Sagron. Tutta la cresta del Moschesin, giace ai miei piedi terminando con le punte indomite dello Spiz, su cui mi piacerebbe poi salire. Dietro il gruppo dell’Agner e della Croda Granda. E gli Spiz vicini collegati alla mia posizione da vette ormai tutte raggiunte. Guadagno la seconda cimetta che precipita vs il prossimo obiettivo, il Pramperet a cui la cima principale è unita tramite una quota secondaria . Alle 11, inizio a scendere verso la forcella macchiata di verde, unica oasi di pace in questa foresta di pietre sovrapposte ed incastrate dal tempo. Seguendo la traccia precedente e recuperato lo zaino, alle 11. 45 lo lascio nuovamente ai piedi di un larice che supera l’altezza media dei mughi e mi avvio verso il buco blu di Forcelletta Alta di Pramperet seguendo i pendii erbosi che si sono fatti strada fra le colate ghiaiose. Si sale bene su terreno morbido e assestato. Fotografo un bellissimo e gigantesco esemplare solitario di Genzianella ed entro nel canale che sbuca più su nel blu (q.2250, h 12.30). dall’altra parte la forcelletta precipita in Val prampèr e io scarto a sx le torri del Pramperèt. Fra le pietre la dolcezza viola di una primula solitaria e mi avvicino al muro che so di dover affrontare. Non vedo segni od ometti e con un poco di incertezza affronto l’esile e friabile crestina che con passi facili ma un poco esposti s’incolla alle rocce successive (10m, I°, I°+). Oltre ritrovo gli ometti e la certezza del percorso. Aggiro a sx la torre tozza e sommitale e pochi minuti prima delle 13 sono sulla prima della bifida cima (q. 2337). Solito grandioso panorama in questa giornata senza veli e bellissima la vista sull’imponente Cima del Prampèr, che ci sovrasta da buon fratello maggiore. Un larice sta miracolosamente crescendo proprio fra le pietre di cima: è alto si e no venti cm ma i suoi rametti gialli e verdi esprimono già la sua incredibile caparbietà. Poco distante un gruppetto di primule pare dire: guarda che ci siamo anche noi, il gentil sesso, non è da meno! Laggiù, nel verde, il Rif. Pramperèt: potrei arrivarci direttamente con un tuffo…ma rinuncio all’idea! Scendo per la via solita, mi fermo fra i mughi a fare pranzo, accanto ad un bellissimo ed enorme ranuncolo e riguadagno Forcella Piccola prima e il Rif. Pramperèt, poi. Sono le 15 quando cammino nella soffice erba verde dei prati oltre il rifugio, con lo sguardo ammaliato dalle creste del Moschesin e dalle meravigliose e apparentemente irraggiungibili punte dello Spiz che mi attendono al suo termine sinistro. Visione d’incanto. Luogo da non perdere soprattutto nel silenzio e nella solitudine della bassa stagione quando il rifugio è chiuso. Che bello quando la dolcezza e l’orizzontalità del verde si unisce alla verticalità e ai colori delle rocce che salgono verso il cielo blu. Contemplo, emozionato da troppa bellezza. Vado in piano vs F.lla Moschesin per un tratto di raccordo che non ho mai percorso. Un bel sentiero che fra mughi e boschetti serpeggia tranquillo fra scorci fantastici. L’arancio delle rocce, il verde dei prati e degli abeti, il blu del cielo, il bianco delle nuvole: mi batte il cuore tachicardico e felice! La cresta del Moschesin con il suo fantastico castello mi seduce…e sogno già do percorrerla per intero. Quanto è bella. La Val Prampèr stende il suo lenzuolo verde di larici ed abeti che vanno a nord vs pelmo e Antelao: un mare verde increspato e meraviglioso. Traverso un pianoro erboso sotto le Balanzole, alle mie spalle Prampèr e Pramperèt si abbracciano in uno struggente saluto di addio e l’enorme vallo di Forcella Moschesin, si mostra finalmente ai miei occhi: pensavo fosse più vicina e comincio a dubitare di avere il tempo per farcela e non  tornare tardissimo da papà. Supero e segnalo con un ometto il bivio per scendere stasera vs Malga Prampèr e inizio la breve risalita sotto gli occhi scrutanti e un poco minacciosi dello Spiz che si deforma ma restando sempre verticale e osserva e scruta ogni mia mossa. Alle 15.45 sono finalmente al Forte in forcella (q.1940) con bellissima vista sulla Cima delle Balanzole, sulle tre allineate Cime di Zita e la Talvena. Mi giro e gurdo il poco invitante ghiione pietroso che scende come una colata franosa, invasa dai mughi, dal bordo delle rocce che devo raggiungere. Non sarà semplice, penso e il sentiero si vede già poco all’inizio. Salendo invece si delinea un poco meglio e anche abbastanza segnalato da ometti. I mughi non danno eccessivo fastidio e un quarto d’ora dopo sono già sottoroccia e sotto gli obelischi di pietra che s’alzano verticali sopra la mia destra. Il sentierino, bellissimo come un viaz, s’infila a sx fra roccia e mughi ed inizia a circumnavigare la montagna. Bellissimo ambiente. Fra sottopassaggi e placchette raggiungo un canale franoso che adduce dopo breve discesa ad un canalino delimitato a sinistra da una torretta e che permette di raggiungere un piccolo forcellino mugoso (h 16.20). Grande la sorpresa quando dal basso risale una piccola traccia che s’infila fra i mughi ed è segnalata da bollini rossi vecchi, discreti ma ancora ben evidenti. La seguo con entusiasmo perché pensavo di dover ravanare ( e magari manco trovare) alla ricerca del percorso e invece è probabile che ce la farò e anche più velocemente del previsto. Il sentiero è entusiasmante fra mughi tagliati, passaggi rocciosi semplici alla ricerca del tragitto migliore e sempre in ambiente eccezionale. La vista si apre verso la valle Agordina a mostrare Cima Pape, Lastia di Framont, Cima Uomo, la Marmolada, Moiazze, Civetta, Tamer(ben visibili finalmente tutte e tre le punte) in rapido avvicinamento. Anche i Monti del Sole mi ossrvano un poco infastiditi dal tradimento verso questa Meta dirimpettaia. Dieci minuti dopo un angolo dipinto in rosso su un masso segnala che la traversata è finita e che ora si può prendere a salire. Canalino erboso, svolta poco sea sx e nuovo canale sassoso mi portano in alto su belle placche calcaree con vista sublime sul Castello di Moschesin. Poi per erbe e rocce seguendo i bollini rossi e poi l’enorme struttura del ricevitore che certo anche se dipinto di verde non sta un gran bene in un contesto così selvatico e naturale. Lo raggiungo alle 16.45 e velocemente me lo lascio alle spalle puntando alla bella piramide conica della cima un poco discosta sulla sx. Pendio erboso, poi ghiaioso con svolta a sx e ni ritrovo su un terrazzinio affacciato su centinaia di metri di vuoto. Alla mia sx aguzza la punta più bassa delle due corna dello spiz e a dx quella sommitala che lascia intravedere su questo versante il suo punto debole. Un canalino finale sfasciumato e con passi che non raggiungono il II° mi butta improvvisamente nel vuoto della cima ( Spiz di Moschesin, q. 2317, h 17). Lo certifica una bandierina italica scolorita in ferro, infilzata in un cumulo di pietra. Il resto è vuoto. Il panorama, da le vertigini. Soprattutto mi attrae davanti a me la cresta che partendo dalla Cima Nord della cresta dei Camini, prosegue passando dal Castelletto fino al castello di Moschesin e poi oltre coperta dalla sua mole, fino a Cima di Forcella Stretta e poi alle Forzelete e Gardesana. Verrà il giorno. Le Dolomiti cantano in coro attorno a me e io ne sono il Direttore. Veramente incredibile l’ampiezza del panorama a 360° e con vista speciale sul solco verde della Valle di san Lucano che s’insinua fra le rocce verticali delle Pale omonime da una parte e dell’Agner dall’altra. Si vede il mondo e l’ombra delle due punte dello Spiz disegnarsi sulla distesa di abeti sottostante. Che spettacolo! Mi soffermo ad esplorare le valli recondite ai piedi dei Monti del sole e poi m’incanta un piccolo larice, meraviglioso nelle sue fattezze e che proprio come quello incontrato sul Prampèr, si sta facendo strada fra le pietre della cima. Lo fotografo emozionato, da tutte le parti. E’ bellissimo. C’è poco spazio quassù e tutto questo vuoto mette vertigine per cui 10 minuti di foto dopo disarrampico il canale finale d’accesso alla cima e inizio il mio rientro a valle dopo 2500 m di dislivello. Senza problemi scendo e contorno al contrario la montagna finchè sopra al ghiaione finale, vedo gente al Forte e mi vien voglia di far due chiacchere dopo tanto silenzio e solitudine.           Ci arrivo alle 18.30 e trovo due ragazzi belgi poco convinti di ripetere le gesta che gli racconto. Ci salutiamo e corricchiando prendo la via di discesa vs Pian de la Fopa. Alle 19 passo da Malga Prampèr sempre correndo un poco. Incrocio sulla strada asfaltata una chiocciola che disegna la sua scia sul caldo catrame e alle 19.45 dopo una bella foto al Pelmo serale, sono di nuovo all’auto dove constato con piacere di non aver preso la multa, non avendo pagato il ticket x il parcheggio. Dati: 27km, 2500 m disl. 13 h.
Foto1 Prampèr e Pramperèt  Foto2 lo Spiz di Moschesin  Foto3 ombre sul precipizio da cima Spiz

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         <title>21/06/2026 - Periplo della Presolana con vetta [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13721</link>
         <description>Giro ad anello di rara bellezza, che può competere con le più famose dolomitiche. Partito dal P.so della Presolana 1297m , salita al Visolo 2369m percorso il bellissimo sentiero della Porta sino al rifugio Albani 1939 m, p.so dello Scagnello 2120m discesa nell'incantevole Valzurio sino a 1500 m risalita al p.so di Pozzera 2129m, transitando per il rifugio Olmo 1819m. Quindi grotta Pagani 2224 m e vetta della Presolana occ. 2521m per la normale. Discesa al P.so della Presolana , transitando per il rifugio Cassinelli, con meritata sosta enogastronomica. Ho calcolato compreso le risalite circa 2450 m di dislivello positivo, lo sviluppo dovrebbe aggirarsi intorno ai 25 km in 10 ore 15 min tot. con circa 1ora e 30 di soste.</description>
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         <title>20/06/2026 - Monte Ferrante 2427m e Ferrantino [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13720</link>
         <description>Bella prima esperienza con la simpatica Compagnia dell'Anello, ci ha portato sul Monte Ferrante, balcone di primordine sulla Nord della Regina delle Orobie. Gruppo ben affiatato e simpatici, esperienza sicuramente da ripetere.</description>
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         <title>21/06/2026 - Albaron di Sea [ Federico ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=8397</link>
         <description>Descrizione 
Da Pian della Mussa si sale dal sentiero che passa accanto al rifugio Ciriè in direzione Nord raggiungendo Pian Ciamarella (2114 m). Si attraversa il piano per poi piegare a sinistra in direzione del colle che porta alla Rocca Ciarva. Un centinaio di metri prima del colle lasciare il sentiero che volge a sinistra e puntare al ripido canalone erboso delimitato sul lato occidentale da un salto roccioso. Da questo punto si perde completamente il sentiero. Si risale il canale fino a quota 2400m circa dove e’ ostruito da placche di cattiva roccia. Spostarsi quindi sulla destra per una comoda cengia erbosa che permette di guadagnare il costone erboso a lato del canale e al di sopra di un salto roccioso. Seguire fedelmente il ripidissimo crinale erboso, a tratti su facili placche, superando un paio di risalti, fino ad guadagnare quota 2750 circa dove si apre una vasta conca morenica: si poggia quindi sulla destra verso una bastionata rocciosa che si costeggia fino al termine in modo da sbucare nella conca morenica nevosa sovrastante. Si attraversa quest’ultima verso destra raggiungendo la crestina morenica che scende dalla cresta est della Ciamarella. Si segue la stessa fedelmente fino ad arrivare alla base del salto roccioso a sx del colle delle Rocce d’Albaron. Si attacca una rampa inclinata poco a sx del filo (non abbiam o trovato il cordone indicato in relazione ed al ritorno ne abbiamo lasciato uno per fare in doppia questo tratto – 15 m) quindi si traversa a sx fino ad una forcella. Da questa ci si sposta ancora orizzontalmente a sx di qualche metro per risalire una camino con fessura alto una dozzina di metri (III). Alla forcella si trova un cordino (nuovo) con moschettone per eventualmente calarsi sul lato opposto verso il ghiacciaio (utile con poca neve).
Si scende in direzione del Colle delle rocce dell’Albaron perdendo una 50ina di metri di dislivello. A questo punto si mette finalmente piede sul ghiacciaio dell’Albaron, lo si attraversa per pochi metri, fino a raggiungere il pendio detritico che dall’Albaron di Sea scende al ghiacciaio omonimo. Il pendio può essere superato con spostamento diagonale da sx a dx, senza necessariamente raggiungere la cresta, cercando i passaggi più stabili. Da lì si raggiunge così la vetta dell’Albaron di Sea contrassegnata da un grande ometto di rocce accatastate.
Dalla vetta spettacolare vista sulle montagne più alte delle Valli di Lanzo, ed in particolare della Cresta Est della Ciamarella.
La discesa si effettua sullo stesso itinerario di salita. La sosta su cordone utilizzata per calata in doppia sopra il passaggio chiave viene utilizzata nuovamente per scendere lato opposto. 
Sviluppo 10 Km
Partecipanti: Seba ed io
Foto 1: l'itinerario da Google Eatrh
Foto 2: il tratto in roccia con i due passaggi
Foto 3: la aprte terminale della salita </description>
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         <title>20/06/2026 - Vie Andreino+Raffaella, Grignetta/Pilone centrale  [ Orobicando ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7237</link>
         <description>Anche se la grigna è forse il posto che meno apprezzo in assoluto i forti temporali pomeridiani previsti un po ovunque nell arco alpino ci portano ancora qui .

Quando mi propongono questo concatenamento penso perché in fondo queste vie non le ho mai fatte...tiro dopo tiro in realta mi si schiarisce la memoria: ci ero gia stato!
Poco male perche la roccia su queste vie è molto bella per gli standard grigneschi.

Inutile dare una descrizione dettagliata dei tiri, sono gia ben relazionati ma soprattutto sono logici e spittati.

Con Mattia e Mirco </description>
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         <title>18/06/2026 - 3° Magnaghi - via L'etica del Birillo [ Drago di lago ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7236</link>
         <description>2 tiri su roccia ottima con protezioni su clessidre e volendo integrabile a friends. Una sosta su clessidra su cordone verde rinforzabile con altra clessidra vicina, la seconda sosta in cima al 3° Magnaghi. Per raggiungere l'attacco bisogna scendere dalla cima del 3° Magnaghi in direzione del Canalone Porta (sinistra faccia a valle), ben segnalato dalla striscia bianca-rossa, e portarsi brevemente alla base del pilastro. (3 minuti dalla cima). L'attacco è all'altezza di un cordone verde in clessidra, e la linea di salita è individuabile da un paio di cordoni più sopra.
Aperta nel 2019 in solitaria da Simone Bianchini.</description>
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         <title>17/06/2026 - Torrione Scandella, vie Vecchia Quercia + A sud di nessun nord [ ucamosciomoscio ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=7235</link>
         <description>Saliti in Presolana per percorrere questi due itinerari che mancavano all'appello. Abbiamo percorso come riscaldo la variante d'attacco di sn di Vecchia Quercia, ci siamo calati ed abbiamo ripreso l'itinerario originale, molto bello e godibile. Raggiunta la vetta siamo scesi nel canale retrostante con breve doppia al finale. Itinerario molto bello e godibile sulla solita e fantastica roccia, ben attrezzato. Abbiamo quindi percorso A sud di nessun nord, che dire ? primo tiro superbo, ma il secondo non qualificabile, scusate l'affermazione un poco blasfema, &quot;sembra dipinto dalla mano di Dio &quot;, terzo bello ma cortino. Discesa con sosta da Claudio per concludere degnamente questa bellissima giornata, con un bel piatto del rifugio ( Polenta taragna, salsiccia ai ferri e formaggio alla piastra, dolce torta pere e cioccolato , di livello sempre altissimo ). Bellissima escursione con il Fellone .
Foto 1 i tracciati a sn. Vecchia quercia, a ds. A sud di nessun nord
Foto 2 In alto mare 
Foto 3 Il Fellone su L2 di Vecchia quercia</description>
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         <title>14/06/2026 - CANALI del CHILCHHORN Nufenenpass (VIDEO)  [ MONTAGNAVERA ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26065</link>
         <description>giugno 2026 per ben due volte puntiamo Furka e San Gottardo dove troviamo gli stambecchi sulla sede stradale, ma le nuvole per ben due volte consecuteive ci fanno tornare nel cerchio azzurro che sosta verso il Nufenenpass che spesso risente dell'Anticiclone delle Alpi Occidentali mentre il vicino Gottardo viene in parte influenzato dalle correnti umide orientali . 
Zero voglia di portage , piattoni o lunghi dislivelli, perciò niente Corno Gries o Scaglia di Corno, e nemmeno pendenze o sbattimenti come per lo stupendo Piz Gallina . Partenza ancora ad inizio giugno dai 2250mt, più avanti dai 2400mt nella prima uscita facciamo anche un passaggio sulla parte Vallesana sulle pendici del Mittaghorn, ma la discesa dai bei pendii è in parte ostacolata da rigagnoli da pioggia gelati, mentre poi affrontiamo i bei canali della Cresta del Chilchhorn sul versante ticinese. Ma è tardi la neve è troppo morbida, così facciamo il canale più semplice 30-35 e meglio così perchè la neve scivola a valle. Ritentiamo di nuovo il San Gottardo ma le nubi ci fanno tornare al Nufenenpass. ultima neve per salire a quasi metà giugno, negli anni 96-97 ricordo di averlo fatto tutto bianco  a fine giugno.
Questa volta non perdiamo tempo sul versante Vallesano ma subito cresta del Chilchhorn, a piedi ed in parte esposta ma con buon passaggio. Giu' dal secondo canale Est su neve quasi perfetta , dopo poco meno di 200mt di dislivello di nuovo a ripetere il giro salendo senza pelli per fare il più bello ed impegnativo con partenza sui 40 gradi. Anche qui bellissimo e neve perfetta salvo io che provo una chiazza di neve recente che parte come niente, ma intanto liscia il pendio per un divertimento assicurato. Visto il divertimeno, prima di tornare a valle di nuovo su per le roccette per far giusto un altro 150mt D+ su bella pendenza e neve sciabilissima come anche sul rientro.

TENDENZA: alla prossima stagione

FOTO
1) Belle pendenze ma neve facile sul canale centrale 35*
2) Partenza Canale Principale 40*
3) Canali 130-180mt dislivello

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         <title>17/06/2026 - Punta degli spiriti-valle dei vitelli-M.te Scorluzzo [ Luca1967 ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=26064</link>
         <description>Stimolato dal report del Fabrizio Righetti&amp;#128591; decido di farmi un ultima pascolata al passo dello Stelvio&amp;#128536;..salgo alla Punta degli Spiriti &amp;#128536;....scendo lungo la valle dei vitelli su ottimo firn &amp;#128536;....risalgo alla punta degli Spiriti e poi giu non sulle piste ma dove i gatti non hanno lavorato ...firn col giusto remollo &amp;#128285;&amp;#128285;&amp;#127881;&amp;#127881;nonostante il caldo che inizia a farsi sentire salgo al Monte Scorluzzo &amp;#128536;...salita e discesa delicata su neve ormai marcia e sfondosa&amp;#128580;&amp;#129315;...sara' l'ultima &amp;#128580;...forse si&amp;#128521;&amp;#129315;&amp;#129315;&amp;#129315;</description>
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         <title>17/06/2026 - Le  Stornade (la traversata passando dalla cima) [ oscarrampica ]</title>
         <link>http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=0&amp;id=13719</link>
         <description>Come da accordi telefonici intercorsi nella settimana in corso sono d’accordo con Luca per scalare le Stornade dalla Val dei Zoldani dopo che ieri ci ho provato, riuscendovi parzialmente, dalla val Fagarè, con l’intento di conoscere a priori la via del ritorno e riuscire in una clamorosa traversata. Senz’altro, una delle vette escursionistiche meno frequentate dei Monti del Sole. Alla fine dopo varie chiamate, ci troveremo in cinque e quindi non sono sorpreso quando all’incontro delle 6 del mattino del 23 05 26 nel parcheggio di La Muda (m.450) dalla sua macchina, escono 4 giovanotti che hanno tutti almeno 20 anni di me. Presentazioni veloci e poi, traversato il bel ponte verso Agre, ci dirigiamo verso quella che viene considerata “la più normale” fra le vie di salita a questa sfuggente montagna che si difende molto bene dall’assalto dei bipedi. Montagna “difficile” più che per l’aspetto tecnico per la continua concentrazione che qui è indispensabile per rimanere “attaccati al percorso” sia all’andata che al ritorno. Dalla partenza si segue la Via degli Ospizi verso sud guadagnando quota un po’ alla volta fino al bivio di uscita poco sotto gli 800 metri.                             Fino al bivio è quasi un’oretta di camminata, e si sale leggermente nel sottobosco in riva idrografica destra del Cordevole. Il sentiero che va verso la Val dei Zoldani è inizialmente ben marcato e va con un unico lungo traverso fino al tornante destro di Col della Farina traversando la confluenza a valle della Val Pegolera prima, con il suo famoso gendarme in pietra che sembra messo lì con funzioni di sentinella, e della Val del Mus poi caratterizzata da salti e forre d’acqua che sarebbero belli da fotografare con calma e che invitano  all’esplorazione…ma qui c’è sempre più da vedere…che tempo per farlo! Ma il ritmo della camminata è alto, i compagni son giovani e forti e ho il mio daffare a tenere il ritmo. Coro e Spirlonga mi chiamano ai ricordi dall’altra parte della valle oltre il Cordevole e poco più di un’ora dopo dalla partenza, siamo proprio sotto il missile roccioso della Rochèta che si alza verso l’alto a bucare il magico cielo blu alpino delle giornate radiose, sostenuto da un tappeto verde boscoso steso ai suoi piedi. Dopo il tornante destro si arriva alla breve risalita di un valloncello a fondo per lo più erboso e poi, con altro traverso e qualche svolta, si arriva su un ripido che si risale fin sotto una fascia rocciosa e si arriva quasi subito al passaggio più caratteristico, un breve tratto di “vera cengia” che contorna due rientranze del pendio: il bellissimo passaggio in cengia della “Zinturela” (h 7.45) esposto ma non difficile e che porta a completare l’aggiramento della montagna verso il più abbordabile lato ovest. Su questo tratto tecnico riduco le distanze sul gruppo tirato dall’infaticabile Luca e ne approfitto per effettuare qualche sorpasso e guadagnare un po' di tempo. Appaiono lontane sulla destra le rocce delle Stornade, montagna veramente difficile da decifrare per via della sua complessa orografia e per il fatto che non se ne ha mai una visione completa ed aperta, essendo incastrata fra colli e pareti che pullulano fra i Monti del Sole. Poi superati alcuni canalini ed anfratti rocciosi nel bosco di faggi, si perviene alla radura erbosa, ora assalita dalla vegetazione, del Mandrìz della Rocchetta(q. 1300, h 8.10). Passiamo veloci in mezzo ai ruderi di antichi insediamenti umani, dove le presenze del passato ti guardano dalle fessure rimaste fra i blocchi ormai caduti di quelle che erano mura di edifici abitati dagli antichi pastori e cacciatori. Svoltiamo per erbe alte su labili tracce verso destra su terreno per me ora vergine proseguendo in direzione della Forzèla de la Rochéta (q.1438) che separa Le Stornade dal Col Zaresìn. Salendo la vista si allarga verso Talvena, Schiara e i monti del Viaz che brillano rendendo omaggio alla bellezza di questa giornata. Luca ci guida con maestria seguendo le indicazioni a terra e quelle dell’App Mapy sul quale abbiamo scaricato le tracce di Zio Mario. Saliamo fino a breve distanza dal valico fino ad intercettare una breve cengia sotto roccia segnalata con ometto ben in evidenza (h8.45). La cengetta termina nei pressi di un canalino di circa 70/80 m. di dislivello, a sx di una placca bagnata, e che bisogna risalire fino a una forcelletta. Alla forcelletta di arrivo che separa dall’alta Val del Mus c’è un “muretto di mughi” che impedisce la vista dall’altro lato. Si sale verso sx con un iniziale taglio tra i mughi MOLTO ripido. Infine, su corridoio prativo più largo e meno pendente, si arriva alla base della fascia rocciosa chiara che segna l’inizio nord della Cengia Alta, e che è riconoscibile per un grande diedro chiuso da un tetto. Sono le 9 e Luca si dirige a dx lungo la cengia (sbagliando) e io non controllo la relazione che spiega bene invece di dirigersi a sx. Arriviamo così ad un anfiteatro roccioso che riconosco come quello descritto da Mason nella sua relazione e che prevede passaggi fino al III°+ e l’uso della corda. Amche Luca riconsultqando l’app si accorge di aver sbagliato e torniamo sui nostri passi per dirigerci invece a sx dal punto di arrivo presso la Cengia Alta. La guida Celi Sommavilla, così descrive questo tratto: «… si prendono a sinistra le lunghe cenge che fasciano i versanti orientale e meridionale delle Stornàde. Per queste si procede a lungo (circa 500 m) senza difficoltà verso Sud, in direzione della Forzèla dei Vanùz. Prima di raggiungerla si incontra un evidente canalino, che sale a ovest verso un salto di roccia chiara, dal basso simile a una piccola torre …». Zio Mario dice che secondo il suo GPS i 500 metri sono da intendersi in “linea d’aria”, e dunque sono di più come metri lineari camminati tenendo conto di tutte le non poche rientranze e i su e giù. Preciso queste descrizioni metriche perché l’individuazione del canalino ci costerà tempo ed errori. Comunque sono le 9.30 ed iniziamo a marciare sulla larga bancata verso sx. Dico a Filippo di calcolare con l’orologio circa 500 m. per andare ad individuare con più precisione il canale giusto che ci permetterà l’accesso alla parte superiore della montagna. Dieci minuti dopo individuiamo davanti a noi una parete rocciosa preceduta e seguita da due simil-canali (il primo più un costone). Intanto mi diletto a far foto alla Rochèta che sta davanti a tutti i monti OltreCordevole che si vedono dallo Spiz di Moschesin, al Talvena e poi dal Coro fino alla Pala Alta, passando da Schiara e Burel. Zoomo sui Pinei che da questo punto mostrano ben evidenti entrambe le tre cime con l’ultima, la Nordest che incombe su Forcella Oderz. Venti minuti dopo siamo alla base del saltino che impedisce l’accesso diretto al canale e che io (essendo di difficoltà tra il I° eII° grado, battezzo come quello giusto. Non si vedon segni o tracce di passaggio e con Filippo proviamo comunque a salire un poco il macereto fino ad arrivare alla base di una fascia rocciosa dove la selva di mughi impedisce la continuazione. Non è qui. Bella la vista che si apre oltre il Col Much e il Zimon de la Pala del Fonch e che svela addirittura il Civetta oltre il Celo e poi i gruppi del Tamer e del Moschesin. Torniamo dagli altri, Daniele, il ragazzo rumeno si ferma alla base di questo falso canale, mentre in quattro proseguiamo ancora vs sx fino ad arrivare in vista di una torretta caratterizzata da un canalino sulla sua dx, che risaliamo fino a trovarci su un pendio che finisce su una cengia troppo esposta. Abbiamo sbagliato ancora e in tre siamo d’accordo che bisogna tornare per chè ci siamo spostati troppo a sx, mentre Luca sostiene che si debba scendere a sx della torretta e proseguire. A me Marco e Filippo sembra assurdo scendere e decidiamo di tornare ad esplorare fino in alto il canale precedentemente abbandonato.                       Scesi alla base della torretta (h11) Luca ci dice che vuole andare a vedere una cosa e che ci raggiungerà a breve. Noi proviamo vanamente un altro canale bagnato che ci fa capire subito di non essere quello giusto e venti minuti dopo siamo nuovamente alla base del canale già in parte risalito. Lo attacchiamo io Filippo e Marco dopo aver detto al ragazzo rumeno di aspettare lì il ritorno di Luca. Saliamo fino alla fascia di mughi che forziamo per andare poi ad imboccare un molto ripido canale erboso che termina nei pressi di una forcelletta che appare molto aerea e che ci darà indicazioni sul nostro futuro. Stiamo quasi per arrivarci quando Marco riceve una telefonata da Daniele che gli comunica che Luca è quasi in cima, e che è ancora lunga da dove ci ha lasciati, che ci vorranno ancora almeno un paio d’ore. Ci dice anche che ha trovato dei nastrini che probabilmente ho lasciato io ieri. Con Marco ci guardiamo negli occhi e senza dirci una parola capiamo di pensare la stessa cosa: arriviamo in forcelletta e se non si può proseguire, scendiamo e seguiamo le tracce di Luca. Vorrei abbracciarlo per questa sintonia d’intenti e ne ammiro la forza e la caparbietà, oltre alla voglia di sognare. Ho trovato un nuovo amico da montagna? Arrivati in forcella è evidente che il proseguio è troppo roccioso e ci vorrebbero le corde e allora mentre scendiamo cominciamo ad organizzare la nostra salita ed eventuale traversata visto che dovremmo anche scambiarci le auto, visto che noi arriverremmo una decina di km a valle (Candaten) rispetto a dove abbiamo le nostre auto (La Muda). Filippo non ne può più (anche perché ha una gara di trail per il giorno dopo!) e dice che ci seguirà solo fino a che incrociamo Luca e poi tornerà con lui (Daniele nel frattempo ci ha comunicato che scenderà a valle). Alle 12.30 aggiriamo in discesa la torretta sulle tracce di Luca e vediamo che la Cengia Alta prosegue lineare. La percorriamo baldanzosi e venti minuti dopo esplodo di soddisfazione quando siamo alla base del canale giusto da risalire e che presenta un tratto di rocce chiare in alto a sx e una torretta che lo sovrasta sulla dx. Ci siamo, forse stavolta ci siamo proprio! Tutto coincide! Non mi sembra vero dopo lo scoramento di ieri e quello di stamattina, avere ancora in extremis la chance di farcela ad arrivare in cima e forse anche quella di fare la traversata. Poi, vedremo a seconda dell’orario! Saliamo senza difficoltà con passi tra il I°/II° grado, poi poco dopo un altro saltino fino a a quando il canale si allarga decisamente. Ad un certo punto Marco che segue la traccia sull’app ci indica di svoltare verso una bancata a destra che io riconosco per averla già percorsa ieri (ero quindi arrivato fin quassù, passando a sx del canale!) e che mi aveva portato fuori rotta. Infatti anche Marco si corregge e continuiamo a salire verso la parete rocciosa un poco a semicerchio che chiude la salita vs l’alto. Alle 13.45 alla fine del canale dove bisogna prendere quasi sotto parete la destra, prima sentiamo la voce e poi finalmente incontriamo luca di ritorno dalla cima. Ci complimentiamo, ci dà delle indicazioni e Marco gli consegna le chiavi della sua auto (con cui torneranno a casa) e quelle della mia che ci lasceranno a Candaten per il nostro ritorno. Filippo scende con luca e io e marco iniziamo la nostra personale sfida con la montagna. Proseguiamo piegando leggermente sulla destra per andare a prendere più comodamente la traccia che sta alla base della fascia rocciosa. Da qui si entra nel primo dei due “van” o circhi che caratterizzano la parte alta del versante est delle Stornade. Ora si contorna questo primo e più piccolo “van” stando attenti alle linee tra i discontinui tagli di rami di mugo. All’ingresso la fascia rocciosa (che sta a sinistra in direzione salita) si alza con una discontinuità di linea, e per riportarsi vicino alla base c’è il tratto con i passaggi più stretti e peggio segnalati: è un tratto breve e anche “ravanando semplicemente tra i mughi” (se non ci si vuole fissare a trovare i corridoi quasi nulli) non si perdono più di 5 minuti. Non sappiamo se seguire o passaggi ad “occhio” o seguendo la traccia sul cell. e lascio la decisione a marco meno boomer di me. Quando ci troviamo incastrati nei mughi, temo che possa essere la fine e che non ci riusciremo mai. Se è così fino in cima non ce la faremo, penso, e mi prende lo scoramento ma che non comunico a Marco. Sembra più logico stare alti sotto roccia ma l’app dice di stare più bassi. Dopo qualche minuto di incertezza alle 14.10 dopo il doppiaggio di una costa, ci appare come un miraggio il Van Grant o Van de Le Stornade. Riprendiamo a segnalare i passaggi fra i mughi o le uscite dal labirinto verde con i nastrini biancorossi e finalmente i mughi si diradano e subito dopo ci troviamo alla base di una fascia rocciosa a salti, un poco bagnata e che luca ci aveva descritto come simile ad alcuni tratti sul Pelmo (concordo…grandeeee Luca!). La risalgo felice e pieno di nuove energie convinto che il peggio sia ormai passato tanto che ne esco prima di Marco. Dieci minuti dopo troviamo lo scheletro di un camoscio-segnavia mezzo alla base di un canale roccioso dalla quale forse lui è scivolato d’inverno e lo risaliamo senza problemi per approdare ai facili ma comunque ripidi pendii erbosi sommitali del Van Grant che dovremo risalire fino alla cresta. Ci siamoooooo! Troviamo sporadici piccoli bollini rossi, mettiamo qualche nastrino e costruiamo qualche ometto salendo a vista e stando più a sx rispetto alla grotta-covolo (q.1850) citata nelle relazioni, e da cui non passiamo. Superiamo un breve saltello roccioso che corre più o meno per tutto il Van e alle 14.53 spunto in cresta, felice come un bambino, proprio nei pressi di un ometto. Ormai è fatta, non ci ferma più nessuno. Mi abbandono alla contemplazione del panorama che si apre improvvisamente dopo l’ultima mezz’ora passata con l’erba ad un palmo dal naso. Sotto di me il mondo intricato dei monti del Sole settentrionale e verso nord Dolomiti in parata. Si vede tutto. Le vicine Antene e oltre Croda Granda, Agner, Pale di San Lucano, Marmolada, Civetta, Pelmo, Tamer, Moschesin, Antelao, Talvena, Schiara e lontana perfino la Croda Rossa. Ora guardo la cresta mugosa che termina in cima poco oltre e comincio a percorrerla seguendo un taglio tra i fitti mughi veramente molto opportuno. Arrivo nei pressi di un saltino, segnalato con ometto, dove si usano le mani con singolo passo di I° grado se si vuole rimontarlo o costeggiandolo sulla destra. Poi i mughi riprendono ma senza eccesso di disturbo e fotografo Marco che è già sulla prima cima. Felice lo saluto alzando le mani e lui mi ricambia la cortesia di immortalare il momento. Alle 15 lo raggiungo sulla prima cima e ci abbracciamo felici. Ora siamo proprio in faccia al cuore dei Mds con la parete enorme del Bus del Diaol proprio di fronte e con a destra la Cima del Camin e poi i Feruch. Mentre a sinistra domina la solita triade Palazza, Mont Alt, Croda Bianca. Che spettacolo, sembra di stare al centro del mondo. Marco intanto si è già avviato verso la Cima Ovest e dopo qualche foto mi avvio a seguirlo. Qua si è proprio face to face col Bus del Diaol e le Antene pungono il cielo sotto di noi. C’è tanta aria intorno. Ci facciamo un selfie entusiasti e marco comincia a mangiare: non abbiamo tanto tempo a disposizione per tentare la traversata, ma del resto dobbiamo anche rilassarci un poco prima di ripartire per la nuova avventura il cui cardine sarà riuscire dal canale che parte dalla Cengia Alta, a ricongiungerci alla Cengia Mediana dove ero ieri con sicurezza e nastrini, prima di naufragare alla ricerca della Cengia Alta e del canale d’attacco.                                                                                                                    Alle 15.45 inizio a scendere e infilo subito fra i mughi una direzione sbagliata ma il groviglio in cui finisco mi avvisa dell’errore! Cominciamo bene, penso, con tutto quello chi ci aspetta. Poi invece scendiamo veloci senza più errori, infiliamo subito stando più alti sotto roccia l’uscita dal Van Grant, transitando dal Van piccolo e infiliamo il canalone di discesa. Discuto con marco che mi sembra stanco e non si ricorda più che dobbiamo disarrampicare il canale d’accesso ma alle 17.30 siamo alla sua base. Ora lui prende il comando delle operazioni e seguendo la traccia sull’app della gita di ieri, cerchiamo il ricongiungimento sperato. Scendiamo per prati abbastanza ripidi fin quando riappare un mio nastrino e ci ritroviamo poco dopo sulla Cengia Mediana. Evviva il più è fatto! Alle 18 transitiamo da Forcella dei Vanuz dove Marco gira un video entusiasta verso la Val Coraie che precipita sotto di noi. Mezz’ora dopo scatto una bella foto alla Rocheta lambita dagli ultimi raggi di sole che le carezzano il capo donandole una cresta arancione stile punk e mezz’ora dopo nella pace serale contempliamo i monti del Viaz in un quadro dai mille tenui colori. Paradiso. Scendiamo stavolta senza problemi di orientamento il pendio che dà sulla Val Col dei Boi e poi alle 20 siamo già bassi quando l’Enrosadira colora completamente la parete delle Cima Est di Pala Alta. Poco dopo abbandoniamo la Fratta di Aleseppo e dalla val Fratta giriamo a dx al mio bivio ieri segnato che ci immette in Val Faghera e nel Sentiero dell’Acquedotto, con ancora luce a sufficienza per mostrarne a Marco, come speravo, le meraviglie di cui anche lui rimane incantato. Ultime foto al Burel serale e al diedro gigantesco della Val Faghera e alle 21 abbiamo i piedi in fresco nel Cordevole per andare a recuperare l’auto mia e le chiavi nascoste sotto un sacchetto poco a lato. Passiamo quasi un’ora nel parcheggio a liberarci da una quantità incredibile di zecche che soprattutto assaltano Marco risalendo dal terreno e alle 22.15 inizio il mio lungo viaggio di ritorno con tappa al casello di Vittorio Veneto Nord dove Marco recupera la sua auto con cui eran tornati gli altri. Siamo entrambi stanchissimi e chiacchieriamo per stare svegli. Del resto 20 km e 2000 metri di dislivello anche oggi! Da raccontare c’è ancora che mi fermo quasi ad ogni casello che trovo per piccole pause di sonno, che salto l’uscita di Bariano perché ci passo davanti senza rendermene conto, che sono a casa solo alle 4 del mattino e dopo aver fatto la doccia posso dormire solo fino alle 7.30 perché c’è in programma una bellissima giornata sul Garda (Parco Natura Viva) con Noemi e la sua famiglia.                     Foto1  appare il Van Grant  Foto2  io e Marco felici in cima  Foto3   ecco il giusto canale!!



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